Quando il Signore ricondusse il Suo popolo degli ultimi giorni agli «antichi sentieri» di Geremia l’11 settembre 2001, Egli aveva già identificato la regola della triplice applicazione della profezia.

Così dice il Signore: «Fermatevi sulle vie, e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona via, e camminate per essa, e voi troverete riposo per le anime vostre». Ma essi dissero: «Noi non cammineremo per essa». «Io ho anche posto su di voi delle sentinelle, dicendo: “Ascoltate il suono della tromba”». Ma essi dissero: «Noi non ascolteremo». Geremia 6:16, 17.

Quando il Signore ricondusse il Suo popolo agli antichi sentieri, essi avrebbero trovato riposo (la pioggia dell’ultima stagione), e allora alle sentinelle fu affidato un messaggio di tromba. Tutti i profeti identificano con la massima precisione la conclusione degli ultimi giorni; perciò il messaggio di tromba degli ultimi giorni sarebbe stato la tromba finale, cioè la settima tromba, che è il terzo guaio.

Quando il Suo popolo degli ultimi giorni cominciò a camminare nei sentieri antichi, si riconobbe che le caratteristiche del primo guaio identificavano uno specifico capo storico simbolico (Maometto) e che il secondo guaio faceva la medesima cosa (Osman). Si constatò che anche ciascuna delle prime quattro trombe aveva specifici capi simbolici atti a identificare la tromba, e allora si riconobbe che Osama bin Laden era il capo simbolico del terzo guaio.

Maometto era associato all’Arabia, e Osman era il simbolo dell’Impero ottomano in Turchia, e Osama bin Laden rappresentava il terrore islamico mondiale, sebbene egli, come Maometto, fosse arabo.

Si riconobbe anche che il primo guaio ferì gli eserciti di Roma e che il secondo guaio uccise gli eserciti di Roma. L’11 settembre 2001 fu allora riconosciuto come il momento in cui l’Islam del terzo guaio ferì l’esercito di Roma (gli Stati Uniti), ma che, alla legge domenicale, esso ucciderà l’esercito di Roma, mentre gli Stati Uniti giungono alla loro conclusione quale sesto regno della profezia biblica e cedono la loro sovranità nazionale alla triplice unione del dragone, della bestia e del falso profeta.

Si riconobbe che gli Stati Uniti erano la bestia della terra con due corna di potere. Una caratteristica profetica primaria della bestia della terra è che cambia da agnello a drago. Profeticamente, le corna rappresentano la forza, e la forza della bestia della terra era il Repubblicanesimo e il Protestantesimo, rappresentati come le due corna della bestia della terra. Ma ora, negli ultimi giorni, le due forze della bestia della terra sono cambiate in potere militare ed economico. L’11 settembre 2001 l’Islam del terzo guaio colpì la terra, simbolo della bestia della terra, il Pentagono, simbolo della sua potenza militare, e le Torri Gemelle di New York City, simbolo della sua forza economica.

Quando si riconobbe altresì che la storia iniziale del primo guaio e la storia finale del secondo guaio presentavano entrambe un’illustrazione del suggellamento dei centoquarantaquattromila, si riconobbe che, all’arrivo del terzo guaio, quando i grandi edifici di New York furono abbattuti, si identificò che il processo di suggellamento dei centoquarantaquattromila era iniziato.

«Ora viene fatta circolare la voce che io abbia dichiarato che New York debba essere spazzata via da un maremoto? Questo non l’ho mai detto. Ho detto, mentre guardavo i grandi edifici che vi si innalzavano, piano su piano: “Quali scene terribili avranno luogo quando il Signore si leverà per scuotere potentemente la terra! Allora si adempiranno le parole di Apocalisse 18:1–3”. L’intero capitolo diciottesimo dell’Apocalisse è un avvertimento di ciò che sta per abbattersi sulla terra. Ma non ho ricevuto luce particolare riguardo a ciò che verrà su New York, se non che so che un giorno i grandi edifici di quella città saranno abbattuti dal volgersi e rivolgersi della potenza di Dio. Dalla luce che mi è stata data, so che la distruzione è nel mondo. Una parola del Signore, un tocco della sua potente forza, e queste imponenti strutture cadranno. Avranno luogo scene la cui spaventosa gravità non possiamo immaginare». Review and Herald, 5 luglio 1906.

La «distruzione che è nel mondo» è il carattere dell’Islam, poiché il suo carattere è rappresentato come Apollyon e Abaddon nel capitolo nove, versetto undici dell’Apocalisse.

E avevano sopra di loro un re, che è l’angelo dell’abisso, il cui nome in ebraico è Abaddon, ma in greco ha nome Apollyon. Apocalisse 9:11 (NOVE UNDICI).

Il significato del nome, o carattere, del re che governa l’Islam, tanto in ebraico quanto in greco, come rappresentato dai due nomi, è “morte” e “distruzione”, che giunsero l’11 settembre 2001, quando i grandi edifici di New York furono abbattuti. A quel punto, Apocalisse, capitolo diciotto, versetti da uno a tre, cominciò ad adempiersi.

Si riconobbe che la prima menzione dell’uomo selvaggio dell’Islam nel libro della Genesi impiegava la parola ebraica per il «selvatico asino arabo», che nel versetto fu tradotta come «uomo selvaggio». Il simbolo dell’Islam è la famiglia del cavallo e, nel capitolo nove dell’Apocalisse, esso fu parimenti rappresentato come un cavallo da guerra. Sui sacri grafici di Habacuc, dei quali il popolo di Dio era stato informato che «non dovevano essere alterati», l’Islam era pure rappresentato dai cavalli da guerra.

E l’angelo del Signore le disse: «Ecco, tu sei incinta e partorirai un figlio, e gli porrai nome Ismaele; perché il Signore ha udito la tua afflizione. Ed egli sarà come un uomo selvaggio; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; ed egli abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli». Genesi 16:11, 12.

La prima menzione della nascita di Ismaele era associata a una «costrizione», che divenne un simbolo primario associato all’Islam.

Or Sarai, moglie di Abramo, non gli aveva dato figli; ed ella aveva una serva egiziana, di nome Agar. E Sarai disse ad Abramo: «Ecco ora, il Signore mi ha impedito di partorire; ti prego, entra dalla mia serva; forse per mezzo di lei potrò avere figli». E Abramo diede ascolto alla voce di Sarai. Genesi 16:1, 2.

Proprio nella medesima prima menzione dell’Islam, come rappresentato dalla nascita di Ismaele, viene posto l’accento sulla sottomissione. Il concetto di sottomissione è fondamentale per la religione dell’Islam. La parola «Islam» deriva da due parole arabe, «salaam», che significa «pace», e «aslama», che significa «sottomettersi» o «arrendersi». L’Islam insegna che i credenti devono sottomettere la propria volontà alla volontà di Allah (Dio) in tutti gli aspetti della vita. Quando Sara si rese conto di aver preso una cattiva decisione incoraggiando Abramo a prendere Agar e a generare Ismaele, ottenne da Abramo il permesso di trattare duramente Agar, inducendola a fuggire dalla casa di Abramo. Là ella ricevette un messaggio dall’angelo.

Ma Abram disse a Sarai: «Ecco, la tua serva è in tua mano; falle ciò che ti piacerà». E quando Sarai la trattò duramente, ella fuggì dalla sua presenza. E l’angelo del Signore la trovò presso una fonte d’acqua nel deserto, presso la fonte che è sulla via di Shur. E le disse: «Agar, serva di Sarai, da dove vieni e dove vai?». Ed ella rispose: «Fuggo dalla presenza della mia padrona Sarai». E l’angelo del Signore le disse: «Torna dalla tua padrona e sottomettiti nelle sue mani». E l’angelo del Signore le disse: «Io moltiplicherò grandemente la tua discendenza, tanto che non la si potrà contare per la moltitudine». E l’angelo del Signore le disse ancora: «Ecco, tu sei incinta e partorirai un figlio, e gli porrai nome Ismaele, perché il Signore ha udito la tua afflizione. Egli sarà un uomo indomito; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; e dimorerà in presenza di tutti i suoi fratelli». Genesi 16:6–12.

La costrizione dell’Islam, la «sottomissione» che rappresenta il carattere della religione dell’Islam, e il ruolo dell’Islam sono tutti presenti nella prima menzione di Ismaele e rappresentano il DNA profetico dell’Islam raffigurato dai tre guai dell’Apocalisse. Una volta che il Signore ebbe ricondotto il Suo popolo agli antichi sentieri di Geremia, essi riconobbero anche che i «quattro venti» trattenuti dai quattro angeli del capitolo sette dell’Apocalisse sono specificamente i quattro venti dell’Islam.

«Gli angeli trattengono i quattro venti, rappresentati come un cavallo infuriato che cerca di liberarsi e di precipitarsi sulla faccia di tutta la terra, portando distruzione e morte sul suo cammino». Manuscript Releases, volume 20, 217.

Il “cavallo adirato” dell’Islam, che è anche i “quattro venti” che sono “trattenuti” mentre si compie il suggellamento dei centoquarantaquattromila, recano “morte e distruzione” (Abaddon e Apollyon) sul loro “cammino”. Proprio come il freno posto su Agar introdusse quell’attributo profetico nel simbolo dell’Islam, così i quattro venti e il cavallo adirato sono entrambi trattenuti; e, posto questo fatto, si riconobbe che l’inizio del primo guaio identifica una restrizione imposta all’Islam, come rappresentata dallo storico comando di Abubakar.

E fu loro comandato di non danneggiare l’erba della terra, né alcuna cosa verde, né alcun albero, ma soltanto gli uomini che non hanno il sigillo di Dio sulla fronte. Apocalisse 9:4.

Precetto dopo precetto, l’inizio del secondo guaio, che nella triplice applicazione dei tre guai è posto sopra l’inizio del primo guaio, identifica una liberazione dei quattro angeli, che nel versetto rappresenta lo scatenamento del secondo grande jihad dell’Islam.

dicendo al sesto angelo che aveva la tromba: «Sciogli i quattro angeli che sono legati presso il gran fiume Eufrate». Apocalisse 9:14.

Si comprese pertanto che, all’inizio del terzo guaio, l’Islam sarebbe stato al tempo stesso liberato e trattenuto, il che costituisce precisamente la testimonianza di Sister White.

“In quel tempo, mentre l’opera della salvezza si avvia alla conclusione, la tribolazione sopraggiungerà sulla terra, e le nazioni si adireranno, ma saranno trattenute affinché non impediscano l’opera del terzo angelo. In quel tempo verrà la «pioggia dell’ultima stagione», o refrigerio dalla presenza del Signore, per dare potenza alla gran voce del terzo angelo e preparare i santi a rimanere saldi nel periodo in cui saranno versate le sette ultime piaghe.” Early Writings, 85.

Quando fu esaminata la documentazione storica dell’Islam, si constatò che la guerra e le imprese dell’Islam arabo del primo guaio sono intese dall’Islam come «la prima grande jihad», e che la guerra dell’Impero Ottomano, iniziata quando i quattro angeli furono sciolti, è intesa dall’Islam come «la seconda grande jihad». In accordo con la triplice applicazione, l’Islam ritiene che la terza e ultima grande jihad sia iniziata l’11 settembre 2001. Come scrisse un tempo William Miller: «La storia e la profezia concordano».

L’applicazione «linea su linea» di una liberazione e di un simultaneo contenimento, come rappresentata dal sovrapporre l’iniziale linea profetica del primo e del secondo guaio, fu perfettamente confermata dallo Spirito di Profezia, e subito dopo che l’Islam colpì l’11 settembre 2001 il presidente George W. Bush impose un contenimento mondiale all’Islam avviando la sua guerra al terrorismo. La simultanea liberazione e il simultaneo contenimento del «cavallo adirato» dell’Islam furono confermati dalla Bibbia, dallo Spirito di Profezia e anche dalla storia.

Coloro che «seguono l’Agnello» ritornando agli antichi sentieri milleriti trovano il «riposo», che è la pioggia dell’ultima stagione, la quale, come Sister White identifica, inizia quando le nazioni si adirano, e tuttavia sono trattenute, come avvenne l’11 settembre 2001.

“In quel tempo, mentre l’opera della salvezza si avvia alla conclusione, la tribolazione sopraggiungerà sulla terra, e le nazioni si adireranno, ma saranno trattenute affinché non impediscano l’opera del terzo angelo. In quel tempo verrà la «pioggia dell’ultima stagione», o refrigerio dalla presenza del Signore, per dare potenza alla gran voce del terzo angelo e preparare i santi a rimanere saldi nel periodo in cui saranno versate le sette ultime piaghe.” Early Writings, 85.

Coloro che «seguono l’Agnello» tornando agli antichi sentieri milleriti trovano il «riposo», che è la pioggia dell’ultima stagione, la quale Sorella White identifica come avente inizio quando il potente angelo di Apocalisse diciotto discese l’11 settembre 2001.

«La pioggia della stagione tarda deve cadere sul popolo di Dio. Un potente angelo deve scendere dal cielo, e tutta la terra deve essere illuminata dalla sua gloria». Review and Herald, 21 aprile 1891.

Quel potente angelo discese quando gli edifici di New York furono abbattuti; ebbero allora inizio il suggellamento dei centoquarantaquattromila e i primi spruzzi della pioggia dell’ultima stagione. Coloro che furono ricondotti agli antichi sentieri di Geremia e trovarono il «riposo», che è la pioggia dell’ultima stagione, allora riconobbero che il «riposo e ristoro» di Isaia era anch’esso la pioggia dell’ultima stagione; ma esso era anche un’identificazione della prova che l’11 settembre 2001 si presentò dinanzi al popolo di Dio, e specialmente agli «uomini beffardi» che «governavano Gerusalemme». Essi giunsero a comprendere che la prova era duplice, poiché rappresentava il messaggio dell’Islam del terzo guaio e, altrettanto importantemente, rappresentava la metodologia biblica che stabiliva il messaggio della pioggia dell’ultima stagione.

Ai quali egli disse: Questo è il riposo con cui potrete far riposare lo stanco; e questo è il refrigerio; ma essi non vollero ascoltare. Perciò la parola del Signore fu per loro precetto su precetto, precetto su precetto; linea su linea, linea su linea; un poco qui, un poco là; affinché andassero, e cadessero all’indietro, e fossero infranti, e presi nel laccio, e catturati. Perciò ascoltate la parola del Signore, uomini schernitori, che governate questo popolo che è in Gerusalemme. Isaia 28:12–14.

Camminare negli antichi sentieri permise al popolo di Dio degli ultimi giorni di vedere allora che la parabola delle dieci vergini, la quale «illustra l’esperienza del popolo avventista», doveva ripetersi «alla lettera», durante il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. La testimonianza della storia in cui la parabola si adempì per la prima volta identificò che il capitolo due di Habacuc era direttamente connesso con la parabola e ne faceva parte. Perciò il «dibattito» di Habacuc due rappresentava la prova del riposo e del refrigerio che gli uomini schernitori rifiutarono di ascoltare. Mentre i fedeli studiosi della Bibbia continuavano a investigare gli antichi sentieri, si resero conto che non soltanto la parabola delle dieci vergini e Habacuc due erano la stessa profezia, ma che lo era anche il capitolo dodici di Ezechiele.

Anche una parte della profezia di Ezechiele fu fonte di forza e di conforto per i credenti: «La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: “Figlio d’uomo, che proverbio è mai questo che voi ripetete nel paese d’Israele, dicendo: I giorni si prolungano e ogni visione svanisce? Perciò di’ loro: Così parla il Signore, Dio.... I giorni sono vicini, e così il compimento di ogni visione.... Io parlerò, e la parola che pronuncerò si compirà; non sarà più differita”. “Quelli della casa d’Israele dicono: La visione che egli vede riguarda giorni lontani, ed egli profetizza per tempi remoti. Perciò di’ loro: Così parla il Signore, Dio; nessuna delle Mie parole sarà più differita, ma la parola che ho pronunciata si compirà”». Ezechiele 12:21–25, 27, 28». The Great Controversy, 393.

Il periodo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, come rappresentato dal movimento avventista dal 1840 al 1844, rappresenta il periodo di tempo negli ultimi giorni, quando “l’effetto di ogni visione” “si compirà”. La storia profetica del primo guaio, sovrapposta alla storia profetica del secondo guaio, identifica la storia profetica del terzo guaio, che è la storia profetica del suggellamento dei centoquarantaquattromila. È anche la storia dal 1840 al 1844. È anche la storia in cui si compie l’opera del messaggero che prepara la via per il Messaggero del Patto. È la storia in cui le due corna della bestia della terra attraversano una transizione dal sesto fino all’“ottavo” che “è dei sette”. È la storia in cui i due profeti sono uccisi sulla piazza, nel capitolo undici dell’Apocalisse.

Non meno significativo, però, è il fatto che, poiché la parola di Dio non viene mai meno, unitamente al principio che tutti i profeti parlano degli ultimi giorni più che di qualsiasi altro periodo, l’11 settembre 2001 i «giorni profetici sono vicini», nei quali «le parole» che Dio ha pronunciato «si compiranno» e «non saranno più protratti».

La ribellione del 1863 assegnò l’Avventismo laodiceano a vagare nel deserto finché non fossero tutti morti. Il Signore ritornò a quella storia l’11 settembre 2001, come aveva fatto con l’antico Israele a Kadesh.

La prima visita a Kadesh produsse la ribellione delle dieci spie e diede inizio al tempo del peregrinare nel deserto. Alla fine dei quarant’anni, essi tornarono a Kadesh, ed è là che Mosè colpì la Roccia una seconda volta e gli fu impedito di entrare nella Terra Promessa, ma essi vi entrarono con Giosuè. L’11 settembre 2001 identifica l’ultima generazione, e Dio non prolungherà più la Sua Parola.

Affronteremo questo fatto nel prossimo articolo.

«La storia della vita d’Israele nel deserto fu tramandata a beneficio dell’Israele di Dio sino alla fine dei tempi. Il modo in cui Dio trattò con i peregrinanti del deserto in tutti i loro andirivieni, nella loro esposizione alla fame, alla sete e alla stanchezza, e nelle straordinarie manifestazioni della sua potenza in loro soccorso, costituisce una parabola divina, carica di ammonimento e d’istruzione per il suo popolo in tutte le epoche. La varia esperienza degli Ebrei fu una scuola di preparazione per la loro patria promessa in Canaan. Dio vorrebbe che il suo popolo, in questi ultimi giorni, ripercorresse con cuori umili e spiriti docili le prove ardenti attraverso le quali passò l’antico Israele, affinché sia istruito nella sua preparazione per la Canaan celeste.»

«La roccia che, percossa per comando di Dio, fece scaturire le sue acque viventi, era un simbolo di Cristo, percosso e fiaccato affinché mediante il suo sangue potesse essere preparata una fonte per la salvezza dell’uomo che perisce. Come la roccia era stata percossa una volta sola, così Cristo doveva essere “offerto una volta sola, per portare i peccati di molti”. Ma quando Mosè, avventatamente, percosse la roccia a Kadesh, il bellissimo simbolo di Cristo fu deturpato. Il nostro Salvatore non doveva essere sacrificato una seconda volta. Poiché il grande sacrificio fu offerto una volta sola, è necessario soltanto che coloro i quali cercano le benedizioni della sua grazia chiedano nel nome di Gesù, — effondendo i desideri del cuore in preghiera penitente. Una tale preghiera recherà dinanzi al Signore degli eserciti le ferite di Gesù, e allora tornerà a fluire il sangue vivificante, simboleggiato dallo scorrere dell’acqua viva per Israele assetato. »

«Solo mediante una fede vivente in Dio e un’umile obbedienza ai suoi comandamenti l’uomo può sperare di ottenere l’approvazione divina. In occasione di quel potente miracolo a Kadesh, Mosè, stanco del continuo mormorio e della ribellione del popolo, perse di vista il suo Onnipotente Aiutante; non diede ascolto al comando: “Parlate alla roccia, ed essa darà la sua acqua”; e, privo della forza divina, fu lasciato macchiare il suo curriculum con una manifestazione di passione e di debolezza umana. L’uomo che avrebbe dovuto, e avrebbe potuto, rimanere puro, saldo e disinteressato fino al termine della sua opera, fu infine vinto. Dio fu disonorato davanti alla congregazione d’Israele, quando avrebbe potuto essere onorato e il suo nome glorificato.»

«Il giudizio immediatamente pronunciato contro Mosè fu sommamente doloroso e umiliante: che egli, insieme con l’Israele ribelle, dovesse morire prima di attraversare il Giordano. Ma oserà forse l’uomo affermare che il Signore trattò severamente il suo servo per quell’unica offesa? Dio aveva onorato Mosè come non aveva onorato nessun altro uomo allora vivente. Egli aveva rivendicato la sua causa più e più volte. Aveva ascoltato le sue preghiere e gli aveva parlato faccia a faccia, come un uomo parla con il proprio amico. Proprio in proporzione alla luce e alla conoscenza di cui Mosè aveva goduto, la sua colpevolezza risultò accresciuta». Signs of the Times, 7 ottobre 1880.