Abbiamo considerato la storia rappresentata nel versetto quaranta del capitolo undicesimo di Daniele. Stiamo ora esaminando la linea storica interna al versetto, la quale rappresenta la storia del corno protestante della bestia della terra. Stiamo impiegando l’unione dei due bastoni di Ezechiele nel capitolo trentasette come punto di riferimento per identificare il mistero di Dio, mediante Cristo, nell’unire la Sua divinità con l’umanità quando giunge il terzo angelo. Linea su linea, il messaggio del mistero di Dio che Giovanni identificò come giunto al suo compimento durante il suono della settima tromba, fu specificamente inviato a Laodicea dall’apostolo Paolo. La testimonianza di Ezechiele, di Giovanni e di Paolo concorda con il medesimo mistero di Dio che fu rappresentato nel messaggio di Jones e Waggoner nel 1888, il quale era il messaggio a Laodicea.
Poiché vorrei che sapeste quale grande lotta io sostengo per voi, per quelli di Laodicea e per tutti coloro che non hanno visto la mia faccia nella carne; affinché i loro cuori siano consolati, essendo uniti insieme nell’amore, e giungano a tutte le ricchezze della piena certezza dell’intelligenza, per il riconoscimento del mistero di Dio, e del Padre, e di Cristo; nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. Colossesi 2:1–3.
L’opera dell’espiazione, del congiungimento dei due bastoni della divinità e dell’umanità, ebbe inizio quando giunse il terzo angelo; ma Paolo si rivolge all’adempimento finale e perfetto del congiungimento dei due bastoni, che è il mistero di Dio. Egli identifica pertanto il messaggio come il messaggio a Laodicea, che giunse per la prima volta nel 1856, poi fu ripetuto nel 1888, e infine trovò il suo perfetto adempimento l’11 settembre 2001. Paolo identifica il tempio in una duplice natura, quando presentò il mistero di Dio, che doveva compiersi al suono della settima tromba. Egli divide quel mistero in un capo e in un corpo.
Ed egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque che in lui abitasse tutta la pienezza; e, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce, per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra quanto quelle che sono nei cieli. E voi, che un tempo eravate estranei e nemici nella mente per le opere malvagie, ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, per mezzo della morte, per farvi comparire santi, irreprensibili e incensurabili davanti a sé, se pure perseverate nella fede, fondati e saldi, e senza lasciarvi smuovere dalla speranza dell'evangelo che avete udito, il quale è stato predicato a ogni creatura sotto il cielo; del quale io, Paolo, sono stato fatto ministro; e ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo, per il suo corpo, che è la chiesa; della quale sono stato fatto ministro, secondo la dispensazione di Dio che mi è stata data per voi, per adempiere la parola di Dio. Colossesi 1:18–25.
Cristo è il capo, il quale deve avere il primato in ogni cosa, e la Sua chiesa è il corpo. Insieme, il capo e il corpo rappresentano l’unione della divinità con l’umanità, e viene altresì identificato un altro fatto importante. La relazione tra il capo e il corpo è tale che il capo deve avere il primato sul corpo. Nell’uomo, che fu creato a immagine di Dio, le facoltà superiori (il capo) devono esercitare il dominio sulle facoltà inferiori (il corpo). Insieme essi formano un solo essere, oppure, secondo la terminologia del tempio che Giovanni doveva misurare, rappresentano il luogo santo (l’umanità, il corpo) e il Luogo Santissimo (la divinità, il capo). Il modo in cui questi due sono uniti insieme in “un solo bastone”, o in un solo corpo, è opera dell’“at-One-ment”. Paolo prosegue:
Di cui sono stato fatto ministro, secondo la dispensazione di Dio che mi è stata data per voi, per adempiere la parola di Dio; il mistero che è stato nascosto da secoli e da generazioni, ma ora è stato manifestato ai suoi santi: ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i Gentili; che è Cristo in voi, speranza della gloria: Lui noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e insegnando ogni uomo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; a questo pure io mi affatico, lottando secondo la sua efficacia, che opera in me potentemente. Colossesi 1:25–29.
La perfezione dei centoquarantaquattromila, che presenta «ogni uomo perfetto in Cristo», è il «mistero di Dio», che è la combinazione della divinità con l’umanità, o, come lo esprime Paolo, è «Cristo in» l’umanità, «speranza di gloria». Nei giorni del suono della Settima Tromba quel mistero si compie. Quando Ezechiele identifica tale congiungimento, impiega due bastoni, uno per il regno settentrionale e uno per il regno meridionale, per identificare il legame simbolico, che rappresenta il tempio mediante il numero «quarantasei». Il bastone del legame simbolico di «quarantasei» deve essere congiunto con il legame simbolico di «duecentoventi».
Duecentoventi è il simbolo della divinità unita all’umanità. Dalla pubblicazione della Bibbia di Re Giacomo nel 1611 fino alla prima presentazione del messaggio di Miller nel 1831 e, successivamente, alla pubblicazione del messaggio nel 1833 nel Vermont Telegraph, trascorrono duecentoventi anni. Il messaggio di Miller fu la formalizzazione dell’aumento della conoscenza che era derivato dalla Bibbia, quando il libro di Daniele fu dissigillato nel 1798. Alla data iniziale del 1611 fu pubblicato un documento divino e alla data finale del 1831 vi fu una pubblicazione umana basata sulla verità divina che era stata dissigillata nel 1798.
Quelle tre date rappresentano non solo duecentoventi anni, ma anche la struttura della parola ebraica «Verità», formata combinando la prima, la tredicesima e l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico per costituire la parola «Verità». Una pubblicazione divina al principio e una pubblicazione umana alla fine, e il 1798 rappresenta un aumento di conoscenza che avrebbe manifestato una classe di persone empie che respinsero quella conoscenza, rappresentando così la tredicesima lettera, simbolo di ribellione. Quel legame di duecentoventi anni fu stabilito nel movimento del primo angelo, e il movimento del terzo angelo fornisce una seconda testimonianza.
Nel 1776 fu pubblicato il documento divino, la Dichiarazione d’Indipendenza, e duecentovent’anni più tardi, nel 1996, fu pubblicato un documento umano, la rivista The Time of the End. Il documento umano derivò dall’aumento di conoscenza che fu prodotto al tempo della fine nel 1989, il quale, come nel 1798, produsse una ribellione contro il messaggio divino rappresentato dalla Dichiarazione d’Indipendenza. L’aumento di conoscenza del 1996 identificò il futuro dell’America mentre perde la libertà e l’indipendenza che aveva proclamato nel 1776, alla legge domenicale di prossima imposizione. Ciò fornisce una seconda testimonianza che il numero duecentoventi rappresenta la combinazione della divinità con l’umanità, e tale seconda testimonianza fu presentata con la firma di “Truth” ed era rappresentata da una prima testimonianza nella storia del primo angelo (il primo), e dalla seconda testimonianza nella storia del terzo angelo (l’ultimo).
Il 1776 segnò anche l’inizio di un periodo che precedette l’effettivo sorgere della bestia della terra quale sesto regno della profezia biblica. In quel periodo di preparazione, la firma della verità fu ancora una volta identificata dal 1776, che segnò l’inizio degli Stati Uniti, e dal 1798, che segnò l’inizio degli Stati Uniti quale sesto regno della profezia biblica. Nel mezzo di quella storia di inizio e di fine, il 1789 segnò la lettera centrale, quando le tredici colonie ratificarono la Costituzione. Ciascuna delle tre date rappresenta il “parlare” degli Stati Uniti: con la Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776, la Costituzione nel 1789 e gli Alien and Sedition Acts nel 1798. Quella storia rappresenta ventidue anni, che sono una decima o un decimo di duecentoventi, e pertanto rappresenta anche un simbolo della combinazione della Divinità con l’umanità.
La sua rappresentazione riguarda la storia della bestia della terra, raffigurata come avente inizio come un agnello (divinità) e fine come un dragone (umanità). Il 1776 ha inizio con la Dichiarazione d’Indipendenza, che segna la divinità, e gli Alien and Sedition Acts rappresentano l’umanità; e in quei ventidue anni che precedettero l’inizio del regno della bestia della terra quale sesto regno della profezia biblica, è prefigurata la transizione dall’agnello al dragone.
L’inizio dei duemilacinquecentoventi anni di giudizio contro il regno meridionale di Giuda è collegato con l’inizio dei duemilatrecento anni di Daniele capitolo otto, versetto quattordici. Il calpestamento del santuario e dell’esercito in Giuda ebbe inizio nel 677 a.C., e la profezia dei duemilatrecento anni ebbe inizio duecentovent’anni più tardi, nel 457 a.C. Il bastone del regno meridionale di Giuda è collegato, mediante il simbolo del quarantasei, al regno settentrionale, ed è altresì collegato ai duemilatrecento anni mediante il legame di duecentoventi.
Paolo affermò di essere il ministro della dispensazione di Dio, e poi definì la dispensazione di cui era ministro come il mistero di Dio, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria. Egli tratta ulteriormente questa verità quando scrive a Timoteo.
E senza controversia, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato nella carne, giustificato nello Spirito, visto dagli angeli, predicato ai Gentili, creduto nel mondo, ricevuto in gloria. 1 Timoteo 3:16.
Paolo qui dice che il mistero della pietà è Dio manifestato nella carne. Dio è il Capo, e la carne è il corpo. Il mistero della pietà è Cristo nel credente; è l’unione della divinità con l’umanità. Anche Paolo usa la metafora del matrimonio, come fece Osea.
Poiché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. Questo mistero è grande; ma io parlo riguardo a Cristo e alla chiesa. Efesini 5:30–32.
Nel capitolo trentasettesimo, quando Ezechiele identifica il patto degli ultimi giorni, che è il patto rinnovato con coloro che sono identificati come i centoquarantaquattromila, egli fornisce un’illustrazione dell’unione di due bastoni. Quei due bastoni, riga dopo riga, includono la metafora matrimoniale di Osea e di Paolo. Quando furono uniti insieme, non dovevano più essere due nazioni, ma una sola nazione, per sempre.
E io farò di loro una sola nazione nel paese, sui monti d’Israele; e un solo re regnerà su tutti loro; ed essi non saranno più due nazioni e non saranno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro idoli, né con le loro cose abominevoli, né con alcuna delle loro trasgressioni; ma io li salverò da tutti i luoghi in cui hanno abitato e nei quali hanno peccato, e li purificherò; così essi saranno il mio popolo, e io sarò il loro Dio. Ezechiele 37:22, 23.
L’unione descritta da Ezechiele indica il momento in cui essi non sono più divisi, né peccano oltre, quando vengono purificati, e quando Dio è il loro unico Dio, ed essi hanno un solo re. Il 22 ottobre, il Messaggero del Patto venne improvvisamente al tempio per “purificare” il Suo popolo. Egli venne per ricevere un regno, il cui popolo, secondo Pietro, doveva allora essere un regno di sacerdoti e di re. In quella data lo sposo venne anche alle nozze, che sono il mistero identificato da Paolo e da Osea, il quale rappresenta l’unione della divinità con l’umanità. Giovanni identifica che il mistero, che Paolo definisce “Cristo in voi, speranza della gloria”, sarebbe stato compiuto nei giorni in cui il settimo angelo avrebbe fatto udire il suo suono.
Ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando egli comincerà a suonare la tromba, il mistero di Dio sarà compiuto, come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti. Apocalisse 10:7.
Il settimo angelo è il terzo guaio, che giunse l’11 settembre 2001. Il settimo angelo cominciò a suonare quando il terzo angelo giunse nella storia del 1844, e da allora in poi, ma la ribellione del 1863 impedì che l’opera fosse portata a compimento. Il terzo angelo giunse e la settima tromba cominciò di nuovo a suonare l’11 settembre 2001, e questa volta il “mistero di Dio” deve essere “compiuto”. Quel “mistero” è la combinazione della divinità con l’umanità, che produce i centoquarantaquattromila, i quali poi diventano l’insegna e l’esercito di Dio. Per questa ragione, il capitolo trentasette di Ezechiele comincia con Ezechiele che viene condotto in una valle di ossa secche e morte. Quelle ossa rappresentano l’Avventismo laodiceo l’11 settembre 2001, e per questa ragione Paolo indirizza il suo vangelo del mistero di Dio ai Laodicesi.
Poiché vorrei che sapeste quale grande lotta io sostengo per voi, per quelli di Laodicea e per tutti coloro che non hanno visto la mia faccia nella carne; affinché i loro cuori siano consolati, essendo uniti insieme nell’amore, e giungano a tutte le ricchezze della piena certezza dell’intelligenza, per il riconoscimento del mistero di Dio, e del Padre, e di Cristo; nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. Colossesi 2:1–3.
Questa è anche la descrizione che la Sorella White associa alle ossa secche e aride di Ezechiele.
«Ma questa similitudine delle ossa secche non si applica soltanto al mondo, bensì anche a coloro che sono stati benedetti con grande luce; poiché anch’essi sono come gli scheletri della valle. Hanno la forma di uomini, l’ossatura del corpo; ma non hanno vita spirituale. Ma la parabola non lascia le ossa secche semplicemente congiunte insieme nelle forme di uomini; poiché non basta che vi sia simmetria di membra e di lineamenti. Il soffio della vita deve vivificare i corpi, affinché possano stare in piedi e slanciarsi nell’attività. Queste ossa rappresentano la casa d’Israele, la chiesa di Dio, e la speranza della chiesa è l’influsso vivificante dello Spirito Santo. Il Signore deve soffiare sulle ossa secche, affinché vivano.
«Lo Spirito di Dio, con la sua potenza vivificante, deve essere in ogni strumento umano, affinché ogni muscolo e ogni fibra spirituale siano in esercizio. Senza lo Spirito Santo, senza il soffio di Dio, vi è torpore della coscienza, perdita della vita spirituale. Molti che sono privi di vita spirituale hanno i loro nomi nei registri della chiesa, ma non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. Possono essere uniti alla chiesa, ma non sono uniti al Signore. Possono essere diligenti nell’adempimento di una certa serie di doveri, e possono essere considerati uomini viventi; ma molti sono fra quelli che hanno “nome di vivere, e sono morti”.»
«A meno che non vi sia una genuina conversione dell’anima a Dio; a meno che il soffio vitale di Dio non vivifichi l’anima alla vita spirituale; a meno che coloro che professano la verità non siano mossi da un principio nato dal cielo, essi non sono nati dal seme incorruttibile che vive e dimora in eterno. A meno che non confidino nella giustizia di Cristo come nella loro unica sicurezza; a meno che non ne riproducano il carattere, operando nel Suo spirito, essi sono nudi, non indossano la veste della Sua giustizia. Spesso i morti vengono fatti passare per vivi; poiché coloro che compiono ciò che chiamano salvezza secondo le proprie idee, non hanno Dio che opera in loro il volere e l’agire secondo il Suo beneplacito.»
«Questa classe è ben rappresentata dalla valle delle ossa aride che Ezechiele vide in visione». Review and Herald, 17 gennaio 1893.
Il messaggio di Laodicea fu presentato per la prima volta all’Avventismo nel 1856, proprio nell’anno in cui il Signore dischiuse la luce progressiva dei «sette tempi» di Levitico capitolo ventisei. Il messaggio del 1856, composto da un messaggio interno che chiamava al ravvedimento, e da un messaggio esterno di profezia, fu respinto nel 1863. Il messaggio laodiceano del mistero di «Cristo in voi, speranza della gloria», fu ripetuto nel 1888 dagli Anziani Jones e Waggoner, e anche quel messaggio fu identificato dalla Sorella White come il messaggio a Laodicea.
Riga dopo riga, il capitolo trentasettesimo di Ezechiele inizia con Ezechiele che viene trasportato spiritualmente all’11 settembre 2001, dove gli viene data una visione dell’Avventismo laodiceo, morto nei peccati e nelle trasgressioni. Gli viene detto di proclamare due distinti messaggi profetici. Il primo produce un ricongiungimento, ma i corpi sono ancora morti. La seconda profezia invoca il messaggio dei «quattro venti» affinché soffi vita nelle ossa. Il messaggio dei quattro venti è il messaggio del suggellamento dei centoquarantaquattromila, che identifica quattro angeli intenti a trattenere i quattro venti. La Sorella White identifica quei quattro venti come un «cavallo adirato», che cerca di liberarsi, poiché viene trattenuto. Il cavallo adirato dell’Islam cerca di liberarsi e di portare morte e distruzione sul suo cammino, come fece l’11 settembre 2001, e sarà nuovamente sciolto all’imminente legge domenicale.
Quel messaggio conduce i corpi morti a costituire un esercito unificato, che sta in piedi. Quell’esercito unificato è fatto alzare in piedi in risposta al messaggio del settimo angelo, poiché nei giorni del suono del settimo angelo sarà compiuto il mistero del matrimonio dei centoquarantaquattromila con Cristo.
Poi a Ezechiele viene mostrata l’unione di due legni che diventano una sola nazione. Quei due legni sono il regno settentrionale d’Israele e il regno meridionale di Giuda, che vengono uniti insieme come un’unica nazione alla conclusione dei loro reciproci periodi di dispersione di duemilacinquecentoventi anni. La loro reciproca conclusione produce un tempio spirituale, rappresentato dai quarantasei anni all’inizio e alla fine dei tempi reciproci della dispersione.
Continueremo questo studio nel prossimo articolo.
«Si alzarono la mattina presto e uscirono verso il deserto di Tekoa; e mentre uscivano, Giosafat si levò in piedi e disse: Ascoltatemi, o Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme; credete nel Signore vostro Dio, e sarete saldi; credete ai suoi profeti, e prospererete. 2 Cronache 20:20.»
«Credete nel Signore, il vostro Dio, e sarete saldi; credete ai suoi profeti, e prospererete».
«Isaia 8:20. “Alla legge e alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora.”»
«Qui vengono posti dinanzi al popolo di Dio due testi: due condizioni per il successo. La legge pronunciata da Geova stesso e lo spirito di profezia sono le due fonti di sapienza per guidare il Suo popolo in ogni esperienza. Deuteronomio 4:6. “Questa sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali diranno: Certo, questa grande nazione è un popolo saggio e intelligente.”»
«La legge di Dio e lo Spirito di Profezia procedono di pari passo per guidare e consigliare la chiesa, e ogniqualvolta la chiesa ha riconosciuto questo mediante l’ubbidienza alla Sua legge, lo spirito di profezia è stato inviato a guidarla nella via della verità. »
“Apocalisse 12:17. «E il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra al rimanente della sua progenie, che osserva i comandamenti di Dio e ha la testimonianza di Gesù Cristo». Questa profezia indica chiaramente che la chiesa del rimanente riconoscerà Dio nella Sua legge e avrà il dono profetico. L’ubbidienza alla legge di Dio e lo spirito di profezia hanno sempre contraddistinto il vero popolo di Dio, e la prova viene di solito data sulle manifestazioni presenti.
«Ai giorni di Geremia, il popolo non aveva alcun dubbio riguardo al messaggio di Mosè, di Elia o di Eliseo; ma mise in dubbio e accantonò il messaggio inviato da Dio a Geremia, finché la sua forza e la sua potenza furono vanificate e non vi fu altro rimedio se non che Dio li portasse via in cattività.
“Allo stesso modo, ai giorni di Cristo il popolo aveva imparato che il messaggio di Geremia era vero, e si persuase a credere che, se avessero vissuto ai giorni dei loro padri, ne avrebbero accettato il messaggio; ma nello stesso tempo respingevano il messaggio di Cristo, del quale tutti i profeti avevano scritto.
«Quando nel mondo sorse il messaggio del terzo angelo, che deve rivelare alla chiesa la legge di Dio nella sua pienezza e potenza, anche il dono profetico fu immediatamente restaurato. Questo dono ha svolto una parte assai rilevante nello sviluppo e nell’avanzamento di questo messaggio. »
«Poiché sono sorte differenze di opinione riguardo alle interpretazioni delle Scritture e ai metodi di lavoro, tali da scuotere la fede dei credenti nel messaggio e da condurre alla disunione nell’opera, lo spirito di profezia ha sempre gettato luce sulla situazione. Esso ha sempre recato unità di pensiero e armonia d’azione al corpo dei credenti. In ogni crisi sorta nello sviluppo del messaggio e nella crescita dell’opera, coloro che sono rimasti fermamente dalla parte della legge di Dio e della luce dello Spirito di profezia hanno trionfato, e l’opera è prosperata nelle loro mani.» Loma Linda Messages, 34.