Dopo che Ezechiele descrive il processo mediante il quale le due nazioni divengono una sola, egli poi afferma che la nazione sarà governata dal re Davide, e che Egli entrerà in patto con loro e che il Suo tabernacolo sarà in mezzo a loro.

Non si contamineranno più con i loro idoli, né con le loro cose abominevoli, né con alcuna delle loro trasgressioni; ma io li salverò da tutte le loro dimore nelle quali hanno peccato, e li purificherò; così essi saranno il mio popolo, e io sarò il loro Dio. E Davide, mio servo, sarà re sopra di loro; e tutti avranno un solo pastore; cammineranno pure secondo i miei giudizi, osserveranno i miei statuti, e li metteranno in pratica. E abiteranno nel paese che io ho dato a Giacobbe, mio servo, nel quale hanno abitato i vostri padri; vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; e Davide, mio servo, sarà loro principe per sempre. Farò inoltre con loro un patto di pace; sarà con loro un patto eterno; io li stabilirò, li moltiplicherò, e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. Anche il mio tabernacolo sarà con loro; sì, io sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. E le nazioni conosceranno che io, il Signore, santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre. Ezechiele 37:23–28.

Ezechiele, capitolo trentasette, presenta in modo assai dettagliato il suggellamento dei centoquarantaquattromila. I due bastoni che devono diventare un’unica nazione quando la divinità si unisce all’umanità, ed essi avranno un re sopra di loro. L’unica nazione è la chiesa di Dio degli ultimi giorni, che sono i centoquarantaquattromila. I due bastoni sono i due periodi di dispersione dei regni settentrionale e meridionale d’Israele. Quei due bastoni sono coloro che Paolo identifica come il “corpo”, quando identifica anche Cristo come il “capo” di quel corpo. Ezechiele identifica il “capo” di Paolo come il “re Davide”, e il “corpo” come “un’unica nazione”.

Nel messaggio che fu dato all’Avventismo nel 1856, come rappresentato dalla serie incompiuta sui «sette tempi» di Hiram Edson nel 1856, Edson si riferisce alla profezia dei sessantacinque anni di Isaia, capitolo sette, come al punto di riferimento biblico per i punti iniziali di entrambi i periodi di sette tempi. La profezia cronologica dei sessantacinque anni è collocata in un contesto enigmatico, simile ai passi del libro dell’Apocalisse che dichiarano: «chi ha orecchi, ascolti». Se avete occhi per vedere e orecchi per intendere, vi è in quel passo qualcosa di veramente meraviglioso.

Poiché il capo della Siria è Damasco, e il capo di Damasco è Rezin; e entro sessantacinque anni Efraim sarà infranto, sì da non essere più un popolo. E il capo di Efraim è Samaria, e il capo di Samaria è il figlio di Remalia. Se non crederete, certo non sarete resi saldi. Isaia 7:8, 9.

La profezia dei sessantacinque anni ebbe inizio nel 742 a.C., e entro quei sessantacinque anni, diciannove anni più tardi, nel 723 a.C., il regno settentrionale d’Israele fu condotto in schiavitù dall’Assiria; e quando quegli anni terminarono, nel 677 a.C., Manasse fu portato in cattività a Babilonia. Quei sessantacinque anni furono altresì rappresentati negli adempimenti della fine delle dispersioni delle due nazioni, che dovevano diventare un solo bastone nella narrazione di Ezechiele. Essi segnarono, rispettivamente, il 1798, il 1844 e il 1863. Nei versetti che identificano il messaggio che fu rigettato nel 1863 vi è una speciale rivelazione profetica nella quale la profezia è racchiusa.

È la rivelazione che il «capo» di una nazione è la sua città capitale, e che il «capo» della città capitale è il re. Essa fornisce due testimoni a questa rivelazione, e poi conduce l’intera profezia e rivelazione a una conclusione con l’enigma che: «Se voi non crederete, certo non sarete stabiliti». Se non credete che il re è il capo, e che il capo è la città capitale, allora non sarete stabiliti.

La nazione di Ezechiele, prodotta dall’unione dei due legni dei regni del nord e del sud, doveva avere un re, il quale è un capo, il quale è la città capitale della nazione. L’intero passo di Ezechiele parla delle caratteristiche profetiche del suggellamento dei centoquarantaquattromila, che rappresenta l’unione della Divinità con l’umanità durante il periodo del suono della settima tromba dell’Islam del terzo guaio.

I giorni del suono della Settima Tromba, in Apocalisse capitolo dieci, ebbero inizio quando non vi sarebbe stato più «tempo», il che avvenne il 22 ottobre 1844, quando giunse il terzo angelo. A quel punto Giovanni sperimentò l’amarezza di quella data, e allora gli fu detto di misurare il tempio, ma di tralasciare la storia dei milleduecentosessant’anni del calpestamento del santuario e dell’esercito, poiché quel periodo fu dato ai Gentili.

E l’angelo che vidi stare sul mare e sulla terra alzò la sua mano al cielo, e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato il cielo e le cose che sono in esso, e la terra e le cose che sono in essa, e il mare e le cose che sono in esso, che non vi sarebbe più indugio; ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando egli comincerà a suonare, il mistero di Dio sarà compiuto, secondo quanto egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti. E la voce che avevo udita dal cielo mi parlò di nuovo e disse: Va’, prendi il libretto aperto dalla mano dell’angelo che sta sul mare e sulla terra.

E andai dall’angelo e gli dissi: Dammi il piccolo libro. Ed egli mi disse: Prendilo e divoralo; esso ti renderà amaro il ventre, ma nella tua bocca sarà dolce come miele. E presi il piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; e nella mia bocca era dolce come miele; ma, appena l’ebbi mangiato, il mio ventre divenne amaro. Ed egli mi disse: Tu devi profetizzare di nuovo davanti a molti popoli, nazioni, lingue e re. E mi fu data una canna simile a una verga; e l’angelo stava là, dicendo: Àlzati, e misura il tempio di Dio, e l’altare, e quelli che vi adorano. Ma il cortile che è fuori del tempio lascialo da parte, e non misurarlo, perché è dato ai Gentili; ed essi calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Apocalisse 10:5–11:2.

Il tempio che Giovanni doveva misurare il 22 ottobre 1844 era il tempio nel quale vi erano adoratori. Il cortile doveva essere lasciato fuori. Il tempio che ha un altare, e nel quale vi sono anche adoratori, è il luogo santo del santuario celeste. Vi era un altare nel cortile, ma quello doveva essere lasciato fuori; perciò l’unico altro altare nel santuario di Dio è l’altare dell’incenso che si trova nel Luogo Santo. All’arrivo del terzo angelo nel 1844, che prefigurava l’arrivo del terzo angelo all’inizio del tempo del suggellamento l’11 settembre 2001, il tempio consisteva di soli due appartamenti.

Il Luogo Santo era un simbolo della Chiesa, che Paolo identifica come il corpo, e il Luogo Santissimo era un simbolo del capo del corpo. Il Luogo Santo è un simbolo dell’umanità, e il Luogo Santissimo è il simbolo della divinità. L’altare, e il fumo che saliva dall’altare, che si innalzava ed entrava nel Luogo Santissimo, rappresenta il punto in cui l’umanità si collegava con la divinità. Il genere umano può entrare nel Luogo Santissimo soltanto per fede, ma l’esperienza dei fedeli è collocata nel Luogo Santo.

Lì essi devono mangiare la Parola di Dio, come è rappresentata dai pani sulla tavola dei pani della presentazione. Lì essi devono lasciare risplendere la loro luce davanti agli uomini e glorificare il loro Padre celeste, come è rappresentato dal candelabro a sette bracci, che ci viene detto rappresentare la Chiesa. Lì essi devono unirsi alla divinità mentre le loro preghiere salgono, con i meriti di Cristo, fino alla stessa presenza del Divino.

Dal 1798 al 1844, l’Architetto del Tempio suscitò un tempio di umanità che Egli intendeva unire al Suo tempio di divinità, ma l’umanità si ribellò. A partire dal 2001, Egli sta ancora una volta suscitando il tempio di umanità, rappresentato come i centoquarantaquattromila. Secondo Ezechiele, il «re Davide» deve regnare sulla nazione, la quale viene trasformata da una valle di ossa laodiceane morte e aride nel potente esercito che viene innalzato come vessillo alla legge domenicale di prossima imposizione.

Il regno meridionale di Giuda è il luogo in cui si trovava la città capitale di Gerusalemme, e la nazione, il re e la capitale rappresentano il «capo». Se crederete, certamente sarete resi saldi. Nel rapporto tra i regni del nord e del sud, Giuda era il «capo»: era lì che si trovava la capitale, ed è la città che il Signore scelse per porvi il Suo nome. Il regno settentrionale era il «corpo». A causa dell’apostasia di Salomone, il Signore suscitò degli avversari contro Salomone. Uno di quegli avversari era Geroboamo, che divenne il primo re del regno settentrionale diviso d’Israele.

E Geroboamo, figlio di Nebat, Efratita di Zereda, servo di Salomone, la cui madre si chiamava Zerua, donna vedova, anch’egli alzò la mano contro il re. E questa fu la causa per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruì il Millo e riparò le brecce della città di Davide suo padre. Or quell’uomo Geroboamo era un prode valoroso; e Salomone, vedendo che il giovane era industrioso, lo costituì sovrintendente a tutti i lavori della casa di Giuseppe. E avvenne in quel tempo, quando Geroboamo uscì da Gerusalemme, che il profeta Ahia di Scilo lo trovò sulla via; ed egli si era rivestito d’un mantello nuovo; e loro due erano soli nella campagna. E Ahia afferrò il mantello nuovo che egli aveva indosso e lo stracciò in dodici pezzi; e disse a Geroboamo: «Prenditene dieci pezzi; poiché così dice il Signore, il Dio d’Israele: “Ecco, io strapperò il regno dalla mano di Salomone e darò a te dieci tribù; (ma egli avrà una tribù per amore del mio servo Davide e per amore di Gerusalemme, la città che io ho scelta fra tutte le tribù d’Israele:)”

Poiché mi hanno abbandonato e hanno adorato Astarte, dea dei Sidoni, Chemosh, dio dei Moabiti, e Milcom, dio dei figli di Ammon, e non hanno camminato nelle mie vie, facendo ciò che è retto ai miei occhi e osservando i miei statuti e i miei giudizi, come fece Davide suo padre. Tuttavia non toglierò dalle sue mani tutto il regno; ma lo costituirò principe per tutti i giorni della sua vita, per amore di Davide, mio servo, che io ho scelto, perché osservò i miei comandamenti e i miei statuti. Ma toglierò il regno dalla mano di suo figlio e lo darò a te, cioè dieci tribù. E a suo figlio darò una tribù, affinché Davide, mio servo, abbia sempre una lampada davanti a me in Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. 1 Re 11:26–36.

La nazione che fu creata quando Ezechiele unì i due bastoni doveva avere “Davide” come re, e Davide regnò da Gerusalemme, che è la città capitale dove Dio scelse di porre il Suo nome. Le dieci tribù del nord erano un simbolo del corpo, e Gerusalemme era il simbolo del capo. A causa dei peccati di Manasse, Giuda fu condotto a Babilonia in cattività nel 677 a.C., dando così inizio alla dispersione dei “sette tempi” contro il regno del sud. In quel tempo il Signore rigettò Gerusalemme.

Nondimeno il Signore non si distolse dall’ardore della sua grande ira, con la quale la sua collera si era accesa contro Giuda, a motivo di tutte le provocazioni con cui Manasse lo aveva provocato. E il Signore disse: «Rimuoverò anche Giuda dalla mia presenza, come ho rimosso Israele, e rigetterò questa città, Gerusalemme, che avevo scelta, e la casa della quale avevo detto: Là sarà il mio nome». 2 Re 23:26, 27.

Fu nella «casa» a Gerusalemme, dove Egli scelse di porre il Suo nome, che la città e la casa furono rigettate; ma per mezzo di Zaccaria fu fatta una promessa: che il Signore avrebbe nuovamente scelto Gerusalemme.

Allora l’angelo del Signore prese a dire: «O Signore degli eserciti, fino a quando non avrai misericordia di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei stato indignato in questi settant’anni?». E il Signore rispose all’angelo che parlava con me con parole buone e parole consolanti. Così l’angelo che comunicava con me mi disse: «Proclama, dicendo: Così parla il Signore degli eserciti: Io sono grandemente geloso per Gerusalemme e per Sion. E sono gravemente adirato contro le nazioni che se ne stanno tranquille; perché io ero solo un poco adirato, ma esse hanno aggravato l’afflizione. Perciò così parla il Signore: Io sono tornato a Gerusalemme con misericordie; la mia casa sarà ricostruita in essa, dice il Signore degli eserciti, e la corda da misurare sarà stesa su Gerusalemme».

Grida ancora, dicendo: Così parla il Signore degli eserciti: Le mie città saranno ancora traboccanti di prosperità; il Signore consolerà ancora Sion e sceglierà ancora Gerusalemme. Poi alzai gli occhi, guardai, ed ecco quattro corna. E dissi all’angelo che parlava con me: Che cosa sono queste? Ed egli mi rispose: Queste sono le corna che hanno disperso Giuda, Israele e Gerusalemme. E il Signore mi mostrò quattro fabbri. Allora io dissi: Che cosa vengono a fare costoro? Ed egli parlò, dicendo: Queste sono le corna che hanno disperso Giuda, sì che nessuno alzava più il capo; ma questi sono venuti per atterrirle, per abbattere le corna delle nazioni che hanno alzato il loro corno contro il paese di Giuda per disperderlo.

Alzai di nuovo gli occhi, guardai, ed ecco un uomo con in mano una corda per misurare. Allora io dissi: «Dove vai?». Ed egli mi disse: «A misurare Gerusalemme, per vedere quale ne sia la larghezza e quale la lunghezza». Ed ecco, l’angelo che parlava con me si mosse, e un altro angelo uscì per andargli incontro, e gli disse: «Corri, parla a questo giovane, dicendo: Gerusalemme sarà abitata come città senza mura, a motivo della moltitudine di uomini e di bestiame che vi sarà dentro. Poiché io, dice il Signore, sarò per lei un muro di fuoco tutt’intorno, e sarò la gloria in mezzo a lei. O! O! Fuggite dal paese del settentrione, dice il Signore; poiché io vi ho dispersi come i quattro venti del cielo, dice il Signore. Salvati, o Sion, tu che abiti con la figlia di Babilonia. Poiché così dice il Signore degli eserciti: Dopo la gloria egli mi ha mandato alle nazioni che vi hanno spogliati; poiché chi tocca voi tocca la pupilla del suo occhio.

Poiché, ecco, io agiterò la mia mano contro di loro, ed essi diverranno preda dei loro servi; e voi conoscerete che il Signore degli eserciti mi ha mandato. Canta e rallegrati, o figlia di Sion; poiché, ecco, io vengo e dimorerò in mezzo a te, dice il Signore. E in quel giorno molte nazioni si uniranno al Signore e saranno mio popolo; e io dimorerò in mezzo a te, e tu conoscerai che il Signore degli eserciti mi ha mandato a te. E il Signore prenderà possesso di Giuda come sua parte nella terra santa, e sceglierà di nuovo Gerusalemme. Faccia silenzio ogni carne davanti al Signore, poiché egli si leva dalla sua santa dimora. Zaccaria 1:12–2:13.

Le promesse del Signore di scegliere di nuovo Gerusalemme si adempirono quando l’antico Israele ricostruì Gerusalemme dopo la propria cattività in Babilonia, ma i profeti parlano più degli ultimi giorni che dei giorni nei quali vissero. Il Signore fu «suscitato fuori del suo santo tempio» il 22 ottobre 1844, quando si levò e si trasferì dal Luogo Santo al Luogo Santissimo; allora «ogni carne» doveva «fare silenzio» davanti al Signore, poiché era giunto il Giorno dell’Espiazione antitipico, in armonia con Habakkuk TWO-TWENTY.

Ma il Signore è nel suo santo tempio: tutta la terra faccia silenzio davanti a lui. Habakkuk 2:20.

In quel tempo, a Giovanni, nel capitolo undicesimo dell’Apocalisse, fu detto di misurare il tempio, ciò di cui Zaccaria fu testimone quando «alzò di nuovo» i suoi «occhi, guardò, ed ecco un uomo che aveva in mano una corda da misurare». Allora Zaccaria disse: «Dove vai?» E Giovanni disse a Zaccaria: «A misurare Gerusalemme, per vedere quale ne sia la larghezza e quale ne sia la lunghezza». La storia della ricostruzione di Gerusalemme dopo i settant’anni di cattività, e la storia che ebbe inizio nel 1798 ma terminò in ribellione quando il terzo angelo giunse nel 1844, identificano entrambe l’opera che ebbe inizio l’11 settembre 2001.

Il regno meridionale, la città di Gerusalemme e il re Davide costituiscono tutti il «capo» nel quale il carattere di Dio deve essere manifestato. Il regno settentrionale rappresenta il «corpo», e quando il Signore determinò di nuovo di «aver misericordia di Gerusalemme», di «confortarla» e di «sceglierla» ancora una volta, Egli sta identificando il suggellamento dei centoquarantaquattromila, che include il ricongiungimento delle aride ossa morte di Laodicea e, in seguito, la rianimazione di quelle ossa in un potente esercito.

Quell’opera è rappresentata in Ezechiele capitolo trentasette, ed è rappresentata dai regni del nord e del sud, i quali forniscono una similitudine dell’opera di adempimento della promessa del patto di scrivere la Sua legge sui cuori e nelle menti dei centoquarantaquattromila. Dei due bastoni, uno e uno soltanto è identificato come il capo, e se credi, se i tuoi occhi possono discernere e i tuoi orecchi possono comprendere, ciò identifica l’altro bastone come il corpo.

Continueremo questo studio nel prossimo articolo.

«Sulle fondamenta che Cristo stesso aveva posto, gli apostoli edificarono la chiesa di Dio. Nelle Scritture la figura dell’erezione di un tempio è frequentemente usata per illustrare l’edificazione della chiesa. Zaccaria si riferisce a Cristo come al Germoglio che avrebbe edificato il tempio del Signore. Egli parla dei Gentili come di coloro che avrebbero contribuito all’opera: “Quelli che sono lontani verranno e costruiranno nel tempio del Signore”; e Isaia dichiara: “I figli dello straniero ricostruiranno le tue mura”. Zaccaria 6:12, 15; Isaia 60:10.»

“Scrivendo della costruzione di questo tempio, Pietro dice: ‘Accostandovi a lui, pietra vivente, rigettata sì dagli uomini, ma eletta da Dio e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.’ 1 Pietro 2:4, 5.

«Nella cava del mondo giudaico e di quello gentile gli apostoli lavorarono, traendone pietre da porre sul fondamento. Nella sua lettera ai credenti di Efeso, Paolo disse: “Voi dunque non siete più né stranieri né forestieri, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio; essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare principale; nel quale tutto l’edificio, ben collegato insieme, cresce per essere un tempio santo nel Signore: nel quale anche voi siete insieme edificati per essere una dimora di Dio nello Spirito”. Efesini 2:19–22.»

«E ai Corinzi scrisse: “Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto, io ho posto il fondamento, e un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra. Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Gesù Cristo. Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, l’opera di ciascuno sarà manifestata; perché il giorno la farà conoscere, poiché sarà rivelata nel fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno.” 1 Corinzi 3:10–13.»

«Gli apostoli edificarono sopra un fondamento sicuro, proprio la Rocca dei secoli. A questo fondamento portarono le pietre che estraevano dal mondo. Non senza impedimenti i costruttori lavorarono. La loro opera fu resa straordinariamente difficile dall’opposizione dei nemici di Cristo. Essi dovettero lottare contro il bigottismo, il pregiudizio e l’odio di coloro che edificavano sopra un falso fondamento. Molti di quelli che operavano come costruttori della chiesa potevano essere paragonati ai costruttori delle mura ai giorni di Neemia, dei quali sta scritto: “Quelli che edificavano le mura, e quelli che portavano i carichi, con quelli che li caricavano, ciascuno con una delle mani lavorava all’opera, e con l’altra teneva un’arma”. Neemia 4:17.» Acts of the Apostles, 595–597.