Considereremo ora la storia che ebbe luogo all’indomani della morte improvvisa di Alessandro Magno, la quale rappresenta il periodo dall’anno 538 fino al tempo della fine nel 1798.
E quando si sarà innalzato, il suo regno sarà infranto e sarà diviso verso i quattro venti del cielo; e non andrà alla sua posterità, né secondo il dominio che egli esercitava; poiché il suo regno sarà divelto e passerà ad altri, oltre quelli. E il re del mezzogiorno diventerà forte, come pure uno dei suoi principi; ma questi sarà più forte di lui e avrà dominio; il suo dominio sarà un grande dominio. E alla fine di anni essi si uniranno; infatti la figlia del re del mezzogiorno verrà al re del settentrione per fare un accordo; ma ella non conserverà la forza del suo braccio; ed egli non resisterà, né il suo braccio; ma ella sarà abbandonata, insieme con quelli che l’avevano condotta, con colui che l’aveva generata e con colui che l’aveva sostenuta in quei tempi. Ma da un ramo delle sue radici sorgerà uno al suo posto, il quale verrà con un esercito, entrerà nella fortezza del re del settentrione, agirà contro di loro e prevarrà. E condurrà anche in cattività in Egitto i loro dèi, con i loro principi, e con i loro preziosi vasi d’argento e d’oro; ed egli durerà più anni del re del settentrione. Così il re del mezzogiorno entrerà nel suo regno, e poi ritornerà nel suo paese. Daniele 11:4–9.
Alla fine, dopo che il regno di Alessandro Magno fu spezzato, coloro che si contendevano il controllo dell’antico regno si ridussero a due regni principali. L’uno controllava il sud dell’antico impero di Alessandro e l’altro controllava il nord. Da quel momento in poi, nella narrazione profetica, essi sono identificati semplicemente come il re del sud e il re del nord. Una volta che la lotta per il dominio mondiale giunge al punto in cui è rappresentata soltanto tra il re del nord e il re del sud, i simboli di questi due regni proseguono per l’intero capitolo.
Nel versetto cinque, il re del sud si afferma, ed egli è forte, ma anche il re del nord è forte e il suo regno è più vasto. Poi, nel versetto sei, il re del sud propone un’alleanza con il regno del nord. Il trattato di pace viene garantito dal fatto che il re del sud dà sua figlia al re del nord, affinché il re del nord possa sposarla e ratificare la loro alleanza mediante un vincolo familiare. Il re del nord acconsentì, ripudiò sua moglie, sposò la principessa del sud e l’alleanza fu avviata.
Alla fine la principessa del sud partorisce un figlio maschio, ma infine il re del nord si stancò della sua nuova moglie e la ripudiò, come aveva fatto con la sua prima moglie, e riprese con sé la sua prima moglie; ma non appena la moglie originaria fu ristabilita e ne ebbe l’opportunità, ella uccise il re del nord, la sua sposa meridionale, il loro figlio e tutto il suo seguito egiziano. L’atto della moglie originaria, che assassinò la principessa del sud e il suo figlio, fece infuriare la famiglia della principessa del sud, e uno dei suoi fratelli levò un esercito e attaccò il regno del nord.
L’esercito del sud prevale sul re del nord, e la prima moglie che aveva assassinato il re del nord, insieme alla sua sposa meridionale e al figlio, viene quindi messa a morte. Il figlio della moglie originaria, che alla morte di suo padre era stato insediato come re regnante del nord, viene catturato e ricondotto in Egitto dal re del sud, insieme ad alcuni manufatti egiziani e idoli che il regno del nord aveva sottratto al regno del sud in battaglie precedenti. Una volta in Egitto, il re del nord catturato cade da cavallo e muore. Uriah Smith identifica la vicenda storica come segue.
«“VERSO 6. E alla fine di alcuni anni essi si uniranno insieme; poiché la figlia del re del sud verrà al re del nord per fare un accordo; ma ella non conserverà la forza del braccio; né egli resisterà, né il suo braccio; ma ella sarà abbandonata, e quelli che l’avranno condotta, e colui che l’ha generata, e colui che l’ha sostenuta in quei tempi.”»
«Vi furono frequenti guerre tra i re d’Egitto e di Siria. Ciò avvenne in modo particolare sotto Tolomeo Filadelfo, il secondo re d’Egitto, e Antioco Teo, il terzo re di Siria. Essi infine convennero di fare pace, a condizione che Antioco Teo ripudiasse la sua precedente moglie, Laodice, e i suoi due figli, e sposasse Berenice, figlia di Tolomeo Filadelfo. Di conseguenza, Tolomeo condusse sua figlia ad Antioco, conferendole con lei un’immensa dote.»
«“Ma ella non conserverà la forza del braccio”; cioè il suo favore e la sua influenza presso Antioco. E così avvenne; poiché, poco tempo dopo, in un impeto d’amore, Antioco ricondusse di nuovo a corte la sua prima moglie, Laodice, insieme ai suoi figli. Poi la profezia dice: “Né egli [Antioco] rimarrà saldo, né il suo braccio”, o seme. Laodice, essendo stata ristabilita nel favore e nel potere, temeva che, per la volubilità del suo carattere, Antioco dovesse nuovamente disonorarla e richiamare Berenice; e, ritenendo che nulla meno della sua morte potesse costituire una salvaguardia efficace contro una tale eventualità, fece sì che poco dopo fosse avvelenato. Né la sua discendenza avuta da Berenice gli succedette nel regno; poiché Laodice manovrò gli eventi in modo da assicurare il trono al suo figlio maggiore, Seleuco Callinico.»
«Ma una tale empietà non poteva rimanere a lungo impunita, come la profezia predice ulteriormente e come la storia successiva dimostra.»
«“VERSO 7. Ma dal germoglio delle sue radici uno sorgerà al suo posto; verrà con un esercito, entrerà nella fortezza del re del settentrione, agirà contro di loro e prevarrà. 8. Porterà anche in Egitto come prigionieri i loro dèi, con i loro principi e con i loro preziosi vasi d’argento e d’oro; ed egli durerà più anni del re del settentrione. 9. Così il re del mezzogiorno entrerà nel suo regno e tornerà nel suo paese.”»
«Questo ramo, uscito dalla medesima radice di Berenice, era suo fratello, Tolomeo Evergete. Non appena era succeduto a suo padre, Tolomeo Filadelfo, nel regno d’Egitto, che, ardendo dal desiderio di vendicare la morte di sua sorella Berenice, radunò un immenso esercito e invase il territorio del re del nord, cioè di Seleuco Callinico, il quale, insieme con sua madre Laodice, regnava in Siria. Ed egli prevalse contro di loro, fino alla conquista della Siria, della Cilicia, delle regioni superiori oltre l’Eufrate e di quasi tutta l’Asia. Ma, avendo udito che in Egitto si era sollevata una sedizione che richiedeva il suo ritorno in patria, saccheggiò il regno di Seleuco, prese quarantamila talenti d’argento e vasi preziosi, e duemilacinquecento immagini degli dèi. Fra queste vi erano le immagini che Cambise aveva un tempo preso dall’Egitto e portato in Persia. Gli Egiziani, essendo interamente dediti all’idolatria, conferirono a Tolomeo il titolo di Evergete, ossia il Benefattore, come omaggio per aver così, dopo molti anni, restituito i loro dèi prigionieri.»
«Questo, secondo il vescovo Newton, è il racconto di Girolamo, ricavato da antichi storici; ma vi sono ancora, egli dice, autori a noi pervenuti che confermano parecchi degli stessi particolari. Appiano ci informa che Laodice, dopo aver ucciso Antioco, e dopo di lui sia Berenice sia il suo figlio, Tolomeo, figlio di Filadelfo, per vendicare quegli omicidi, invase la Siria, uccise Laodice e si spinse fino a Babilonia. Da Polibio apprendiamo che Tolomeo, soprannominato Evergete, grandemente adirato per il crudele trattamento riservato a sua sorella Berenice, marciò con un esercito in Siria e prese la città di Seleucia, che fu poi tenuta per alcuni anni dalle guarnigioni dei re d’Egitto. Così egli entrò nella fortezza del re del nord. Polieno afferma che Tolomeo si rese padrone di tutto il paese dal monte Tauro fino all’India, senza guerra né battaglia; ma lo attribuisce per errore al padre invece che al figlio. Giustino sostiene che, se Tolomeo non fosse stato richiamato in Egitto da una sedizione interna, avrebbe posseduto l’intero regno di Seleuco. Così il re del sud giunse nel dominio del re del nord e ritornò nel proprio paese, come il profeta aveva predetto. Ed egli inoltre continuò a vivere più anni del re del nord; poiché Seleuco Callinico morì in esilio, in seguito a una caduta da cavallo; e Tolomeo Evergete gli sopravvisse di quattro o cinque anni». Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 250–252.
Una caratteristica profetica di Roma, e quindi del re del nord, è che, per essere stabilito sul trono, devono essere conquistati tre ostacoli geografici. Il primo re del nord, all’indomani del regno infranto di Alessandro, fu stabilito da Seleuco Nicatore, che aveva servito per breve tempo come generale di Tolomeo (il re del sud) tra il 316 e il 312 a.C. Il versetto cinque tratta questo fatto quando afferma: «E il re del mezzogiorno sarà forte, e uno dei suoi prìncipi; ed egli sarà più forte di lui». Tolomeo era il re del sud, e aveva un generale (uno dei suoi prìncipi) che era destinato a diventare più forte di Tolomeo; e la frase finale del versetto cinque dice: «e avrà dominio; il suo dominio sarà un grande dominio». Il generale di Tolomeo, Seleuco, sarebbe divenuto il primo re del nord. Ma perché Seleuco potesse diventare il re del nord, avrebbe dovuto separarsi dal re del sud e, in seguito, conquistare tre aree geografiche.
La prima area conquistata da Seleuco fu l’Oriente nel 301 a.C. Egli poi conquistò l’Occidente (che era stato detenuto dal successore di Cassandro) nel 286 a.C., e quindi prese il suo terzo territorio nel Settentrione quando sconfisse Lisimaco nel 281 a.C. Il re del nord fu stabilito sul trono nel 281 a.C.
Il trattato di pace che fu in seguito stipulato con il re del sud ebbe luogo nel 252 a.C. Sei anni più tardi, nel 246 a.C., Berenice (la principessa del sud), suo figlio e tutto il suo seguito furono messi a morte. In seguito, il re del sud catturò il figlio di Laodice, Seleuco Callinico, e lo condusse con sé in Egitto, dove morì cadendo da cavallo. Il regno del primo re del nord si estese dal 281 a.C. fino al 246 a.C., il che equivale a trentacinque anni.
Il primo re del nord del capitolo undici conquistò tre ostacoli geografici per essere stabilito sul trono. Anche la Roma pagana conquistò tre ostacoli geografici per essere stabilita sul trono [vedi Daniele 8:9], e la Roma papale conquistò tre ostacoli geografici per essere stabilita sul trono [vedi Daniele 7:20]. Anche la Roma moderna conquista tre ostacoli geografici per essere stabilita sul trono [vedi Daniele 11:40–43].
Una volta insediato sul trono, il primo re del nord regnò per trentacinque anni. Una volta insediata sul trono, la Roma pagana regnò per un «tempo» (trecentosessanta anni). Una volta insediata sul trono, la Roma papale regnò per «un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo» (milleduecentosessanta anni). Una volta insediata sul trono, la Roma moderna regnerà per quarantadue mesi simbolici (indicati anche come «un’ora»).
La sorella White ci informa che «gran parte della storia registrata in Daniele capitolo undicesimo deve ripetersi». Ella poi cita i versetti dal trentuno al trentasei e afferma: «si verificheranno scene simili a quelle descritte in queste parole». In quei versetti la Roma papale (l’abominazione che causa desolazione) viene «collocata» sul trono nel 538, e poi perseguita il popolo di Dio per «molti giorni» (milleduecentosessant’anni), finché la prima «indignazione sia compiuta» nel 1798. La storia dei versetti dal trentuno al trentasei si ripete negli ultimi sei versetti del capitolo undicesimo, ma quella storia fu anche perfettamente prefigurata nei versetti dal cinque al nove.
L’instaurazione di Seleuco quale re del nord nel 281 a.C. corrisponde all’anno 538. Entrambi rappresentano l’intronizzazione del re del nord alla conclusione della conquista di tre ostacoli geografici. Il periodo del dominio papale è espresso in vari modi: milleduecentosessanta giorni, quarantadue mesi, un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo, uno spazio, e tre anni e mezzo. Il dominio di Seleuco durò trentacinque anni, e un decimo, o una decima, di trentacinque è tre e mezzo. Un decimo di trentacinque anni è anche espresso come «tre virgola cinque» (3,5) anni. «Tre anni e mezzo» è un simbolo del periodo del dominio papale.
Il papato ricevette la sua ferita mortale nel 1798, quando il re del sud, Napoleone Bonaparte (che significa il «figlio fortunato»), inviò il suo generale a prendere prigioniero il papa. Un anno dopo, nel 1799, il papa morì in esilio, proprio come il primo re del nord, che era stato anch’egli condotto in cattività dal re del sud. Seleuco Callinico morì cadendo da cavallo mentre era prigioniero in Egitto. Il papa è colui che cavalcava la bestia. La bestia rappresentava il sistema politico che il papa impiegava per compiere le sue opere sataniche. Quella bestia fu uccisa nel 1798, e il papa che l’aveva cavalcata e aveva regnato su di essa morì un anno dopo. Seleuco Callinico morì cadendo da un cavallo (la bestia che cavalcava). La cattività del papato nel 1798 e nel 1799 fu perfettamente prefigurata dalla cattività del primo re del nord.
Ciò che attirò l’ira del re del sud contro il re del nord fu un trattato di pace infranto, rappresentato dal ripudio di Berenice (la sposa del sud) e dalla sua successiva morte per mano di Laodice. Napoleone era entrato in un trattato di pace tra la Francia rivoluzionaria e gli Stati pontifici nel 1797. Il trattato prese il nome dalla città di Tolentino, nelle Marche, in Italia, dove era stato firmato. Esso ebbe ufficialmente termine nel febbraio 1798, quando la Francia fece prigioniero il papa. La ragione per cui il trattato fu annullato fu lo sforzo della Francia di diffondere la propria Rivoluzione.
Il generale Duphot di Napoleone si trovava a Roma nel 1797 come parte del corpo di spedizione francese inviato dal Direttorio, il governo che allora reggeva la Francia. Lo scopo della spedizione francese in Italia, che comprendeva anche la presenza del generale Duphot a Roma, era sostenere la Repubblica Romana, uno Stato cliente di breve durata istituito dalle forze rivoluzionarie francesi nella Penisola italiana. In quel periodo i Francesi erano attivamente impegnati nel sostenere i movimenti rivoluzionari e nel diffondere gli ideali rivoluzionari in tutta Europa. In Italia essi cercavano di rovesciare le monarchie e di istituire repubbliche modellate sulla Repubblica Francese.
La presenza e le azioni di Duphot a Roma suscitarono l’opposizione di fazioni conservatrici, compresi i sostenitori dello Stato Pontificio e gli aristocratici locali. Nel dicembre del 1797, durante uno scontro tra le truppe francesi e i sostenitori dello Stato Pontificio, il generale Duphot fu assassinato, e così venne stabilito il pretesto perché Napoleone inviasse il generale Berthier a prendere prigioniero il papa l’anno seguente. Un trattato di pace infranto tra i re del sud e del nord fornì la motivazione, in entrambe le storie, perché il re del nord fosse fatto prigioniero dal re del sud.
Il versetto otto dice: «porterà pure in Egitto, come prigionieri, i loro dèi, con i loro principi, e con i loro preziosi vasi d’argento e d’oro». Quando Tolomeo ritornò in Egitto in adempimento di questo versetto, gli Egiziani gli conferirono il titolo di «Euergetes» (il Benefattore), come omaggio per l’opera da lui compiuta nel restituire i loro idoli e manufatti che in precedenza erano stati loro sottratti dal re del nord. Nel 1798 ebbe luogo il saccheggio di Roma da parte dei Francesi. In un solo giorno, gli storici riferiscono che cinquecento veicoli trainati da cavalli, sotto una forte scorta militare, furono visti lasciare la città.
La processione comprendeva un numero immenso di sculture antiche e di dipinti rinascimentali che la Francia si stava appropriando in conformità al violato trattato di pace di Tolentino. Tra tali opere d’arte figuravano il gruppo del Laocoonte, l’Apollo del Belvedere, il Galata morente, Amore e Psiche, Arianna a Nasso, la Venere de’ Medici e le colossali figure del Tevere e del Nilo; arazzi e dipinti di Raffaello, compresa la Trasfigurazione, la Madonna di Foligno, la Madonna della Sedia, la Santa Conversazione di Tiziano; e molte altre opere. Solo alcuni anni dopo, questi tesori trafugati furono esposti nel Museo Napoleonico del Louvre, aperto nel 1807. Come Tolomeo fu celebrato per aver restituito agli Egiziani i loro tesori, così i tesori portati via da Roma furono collocati nella sezione del museo intitolata a Napoleone.
I versetti da cinque a nove costituiscono un perfetto parallelo con la storia che inizia nell’anno 538 e termina nel 1798 e nel 1799. Essi corrispondono ai versetti da trentuno a trentasei, il che è rappresentato negli ultimi sei versetti del capitolo, i quali descrivono il definitivo conferimento di potere alla Roma moderna mentre essa conquista tre ostacoli e, infine, giunge alla sua fine senza che alcuno la aiuti. Il versetto dieci affronta poi la storia del 1989.
Ma i suoi figli si metteranno in guerra e raduneranno una moltitudine di grandi forze; e uno di essi verrà certamente, inonderà il paese e passerà oltre; poi tornerà e riprenderà la guerra fino alla sua fortezza. Daniele 11:10.
L’adempimento storico del versetto dieci prefigura il 1989, quando il papato, in alleanza segreta con Ronald Reagan, “straripò” e “passò attraverso” l’Unione Sovietica, lasciando soltanto la sua fortezza (la Russia), mentre l’Unione Sovietica (URSS) si dissolveva sulla scia della Perestrojka.
E al tempo della fine il re del mezzogiorno si scaglierà contro di lui; e il re del settentrione verrà contro di lui come un turbine, con carri, con cavalieri e con molte navi; ed egli entrerà nei paesi, e strariperà e passerà oltre. Daniele 11:40.
La storia del versetto dieci rappresenta una ritorsione contro la conquista del re del settentrione da parte del re del mezzogiorno nel 246 a.C., e prefigura una ritorsione contro la conquista del re del settentrione da parte del re del mezzogiorno nel 1798. Il versetto quaranta ebbe inizio con il tempo della fine nel 1798, quando il re del mezzogiorno (la Francia atea) inflisse la ferita mortale al re del settentrione (il potere papale), e si adempì con il crollo dell’Unione Sovietica al tempo della fine nel 1989. Il tempo della fine nel 1798 è rappresentato nel versetto quaranta dalla frase: «E al tempo della fine il re del mezzogiorno verrà a cozzare con lui». I «due punti» (:) che separano l’ultima parte del versetto segnano il successivo «tempo della fine» nel 1989. «E il re del settentrione gli verrà contro come una tempesta, con carri, con cavalieri e con molte navi; entrerà nei paesi, inonderà e passerà oltre».
Proseguiremo questo studio nel prossimo articolo.
«A ogni nazione che è apparsa sulla scena dell’azione è stato permesso di occupare il proprio posto sulla terra, affinché si vedesse se avrebbe adempiuto il proposito del “Vigilante e del Santo”. La profezia ha tracciato l’ascesa e la caduta dei grandi imperi del mondo — Babilonia, Medo-Persia, Grecia e Roma. Con ciascuno di questi, come con le nazioni di minore potenza, la storia si è ripetuta. Ognuno ebbe il suo periodo di prova, ognuno fallì, la sua gloria svanì, la sua potenza venne meno e il suo posto fu occupato da un altro....»
“Dall’ascesa e dalla caduta delle nazioni, quali sono chiaramente esposte nelle pagine della Sacra Scrittura, essi devono imparare quanto sia priva di valore la mera gloria esteriore e mondana. Babilonia, con tutta la sua potenza e il suo splendore, quali il nostro mondo non ha più contemplato da allora, — potenza e splendore che alla gente di quel tempo sembravano così stabili e durevoli, — quanto completamente è svanita! Come «il fiore dell’erba» è perita. Così perisce tutto ciò che non ha Dio per fondamento. Soltanto ciò che è legato al Suo proposito ed esprime il Suo carattere può durare. I Suoi princìpi sono le uniche cose stabili che il nostro mondo conosca”. Education, 177, 184.