Il versetto dieci del capitolo undici di Daniele riunisce il messaggio interno ed esterno mediante la parola «fortezza». Il collegamento che esso stabilisce con la profezia di sessantacinque anni di Isaia identifica la «fortezza» della profezia esterna come la Russia, e la «fortezza» interna del tempio che Cristo innalza durante la medesima storia. La fortezza esterna, che si trova nel versetto trentuno ed è identificata come il «santuario della forza», rappresenta un re o un regno terreno. La fortezza interna, ovvero il santuario interno della forza, è il tempio che il Messaggero del Patto innalza in quarantasei anni.
Nel Luogo Santissimo di quel tempio (la cittadella), Dio è assiso nei luoghi celesti.
Nel libro di Daniele, due parole ebraiche sono entrambe tradotte con “santuario”. Una è “miqdash”, e l’altra è “qodesh”. “Miqdash” può rappresentare un santuario pagano, oppure il santuario di Dio, o perfino una fortezza. “Qodesh” è usato nella Bibbia unicamente per rappresentare il santuario di Dio. Il “santuario” (miqdash) della forza (fortezza), nel versetto trentuno del capitolo undicesimo di Daniele, è tradotto come il “santuario della forza”, e la parola ebraica lì tradotta come santuario è “miqdash”, che rappresenta la Città di Roma, la quale è il simbolo della forza romana nella storia sia della Roma pagana sia di quella papale. Daniele impiegò le due parole ebraiche in maniera molto accurata. Nei versetti che costituiscono il pilastro centrale dell’Avventismo, troviamo la parola “santuario”.
Poi udii un santo che parlava, e un altro santo disse a quel tale santo che parlava: «Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano e della trasgressione della desolazione, per abbandonare il santuario e l’esercito a essere calpestati?». Ed egli mi disse: «Fino a duemilatrecento giorni; poi il santuario sarà purificato». Daniele 8:13, 14.
La parola ebraica tradotta come «il santuario» in entrambi i versetti è «qodesh» ed è usata unicamente per rappresentare il santuario di Dio. Nel versetto undici, che identifica la Roma pagana, e specificamente il tempio del Pantheon nella Città di Roma, troviamo la parola «santuario», ma in quel versetto essa è il termine ebraico «miqdash».
Sì, esso si innalzò fino al principe dell’esercito, e per opera sua il sacrificio quotidiano fu tolto, e il luogo del suo santuario fu abbattuto. Daniele 8:11.
Il «santuario della forza» nel versetto trentuno di Daniele undici è la parola ebraica «miqdash», e compare in connessione con la parola ebraica che è tradotta come «fortezza» nei versetti sette e dieci del capitolo undici. Nel versetto sette il re del sud si spinse proprio dentro la città di Roma e prese prigioniero il re del nord, poiché entrò nella sua fortezza; ma nel versetto dieci il re del nord sale soltanto «fino a» la «fortezza», poiché si fermò al confine del suo regno e dell’Egitto. È al confine di Rafia che il versetto successivo doveva rivolgersi. Il «santuario della forza» nel versetto trentuno è il «miqdash» della «fortezza».
La battaglia del confine a Rafia prefigura la battaglia del confine in Ucraina. Quella storia profetica si riconosce comprendendo che la “testa” è il regno o il re; essa è la fortezza della sua forza, ma la profezia si rivolge a una verità interna e a una verità esterna. Il “santuario della forza” per la linea esterna è rappresentato dal santuario “miqdash”, e il santuario della forza per la linea interna è rappresentato dal santuario “qodesh”.
Il periodo dal 1844 al 1863 rappresenta una linea di storia profetica che illustra il suggellamento dei centoquarantaquattromila. I duemilacinquecentoventi anni di dispersione contro il regno del nord terminarono nel 1798, e la medesima linea di duemilacinquecentoventi anni contro il regno del sud terminò nel 1844. Queste due linee rappresentano la natura inferiore dell’umanità e la natura superiore dell’umanità. La natura inferiore, rappresentata dal regno del nord, è il corpo, e la natura superiore è il capo. Il capo è la capitale del regno, ed è il re. Per questa illustrazione Cristo scelse Giuda, il regno del sud, per porvi il Suo nome, e la città capitale è Gerusalemme. Gerusalemme è il luogo in cui si trova il vero santuario della forza, e in quel santuario vi è una sala del trono per il re, che è il capo.
I «sette tempi» di Levitico ventisei furono la verità conclusiva di suggellamento nel 1856, destinata a conferire potenza a un vessillo affinché portasse a termine l’opera. Dal 1844 al 1863, Cristo intendeva unire la Sua Divinità con l’umanità per l’eternità, ma l’umanità si ribellò.
Egli non poté trasformare, in quel tempo, la natura inferiore dell’uomo, poiché ciò avviene alla Sua seconda venuta. Allora trasformerà la natura superiore dell’uomo a Sua immagine, unendo il capo dell’umanità con il capo della Divinità. Il capo era la capitale del regno. Il capo era il re, e quando Cristo compie la trasformazione della Divinità che si unisce con l’umanità, Egli unisce il capo tanto dell’umanità quanto della Divinità nel santuario a Gerusalemme, nel Luogo Santissimo, dove Cristo siede con Suo Padre.
A colui che vince io concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Apocalisse 3:21, 22.
Cristo promette che coloro (i Laodicesi) che vincono come Egli ha vinto (e diventano Filadelfiani) saranno fatti sedere con Lui nei luoghi celesti.
Che egli ha operato in Cristo, risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti, … e con lui ci ha risuscitati e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù. Efesini 1:20; 2:6.
L’unione dei due bastoni di Ezechiele (l’umanità con la Divinità) si compie nel santuario della forza di Dio (qodesh), proprio nel momento in cui la fortezza della forza (miqdash) è identificata come la chiave profetica che collega sia le linee interne sia quelle esterne della profezia che Gabriele venne a far comprendere a Daniele riguardo a ciò che sarebbe accaduto al popolo di Dio durante il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Cristo desiderò compiere quest’opera nella storia millerita, ma l’opera fu ostacolata dalla ribellione del 1863; tuttavia, la storia dal 1844 al 1863 rimane ancora come una linea che illustra quell’opera tentata.
Il versetto dieci del capitolo undicesimo di Daniele contiene la chiave per comprendere il messaggio interno ed esterno dei versetti da undici a quindici, che sono entrati nella nostra storia profetica nel 2014. Il versetto dieci identifica il 1989, che è il tempo della fine nel movimento di riforma dei centoquarantaquattromila, ma contiene anche la chiave che permette di riconoscere il 2014 come una pietra miliare nella storia del suggellamento.
Il 22 ottobre 1844, il Messaggero del Patto venne improvvisamente al tempio che Egli aveva eretto. Quel waymark prefigura l’11 settembre 2001, quando il terzo angelo giunse di nuovo e la settima tromba riprese a suonare. Allora anche la storia dal 1840 al 1844 doveva essere ripetuta, perché l’angelo che discese l’11 agosto 1840 non era altri che Gesù Cristo, e la Sua opera era quella di illuminare la terra con la Sua gloria.
Il periodo dal 1840 al 1844 rappresenta anche il periodo dall’11 settembre 2001 alla legge domenicale di prossima imposizione, così come il periodo dal 1844 al 1863 rappresenta l’11 settembre 2001 fino alla legge domenicale di prossima imposizione. La sorella White allinea la storia del 1844 con la storia della croce, e la croce rappresenta una divisione di due storie di tre anni e mezzo, le quali si allineano entrambe l’una con l’altra. La croce stabilisce che la storia precedente, che inizia nel 1840 e termina nel 1844, e la storia successiva fino al 1863 sono due storie parallele, che entrambe rappresentano il periodo del suggellamento.
La prima linea dal 1840 al 1844 rappresenta la vittoria degli Avventisti filadelfiani; l’altra linea dal 1844 al 1863 rappresenta il fallimento degli Avventisti laodicesi. Entrambe le classi sono rappresentate nel capitolo dieci di Daniele, poiché Daniele, che rappresenta le vergini sagge vittoriose durante il tempo della suggellatura dei centoquarantaquattromila, vide la visione, ma coloro che erano con lui fuggirono davanti alla visione.
E il ventiquattresimo giorno del primo mese, mentre mi trovavo sulla riva del gran fiume, che è Hiddekel, alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, i cui fianchi erano cinti d’oro fino di Ufaz. Il suo corpo era come il berillo, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come lampade di fuoco, le sue braccia e i suoi piedi somigliavano, nel colore, al bronzo terso, e la voce delle sue parole era come la voce di una moltitudine. E io, Daniele, vidi io solo la visione; gli uomini che erano con me non videro la visione; ma un gran tremore cadde su di loro, cosicché fuggirono a nascondersi. Daniele 10:4–7.
Nel capitolo sette di Daniele, dopo che Daniele ebbe visto la visione delle bestie feroci, Gabriele venne a spiegare la visione.
Io, Daniele, fui angustiato nello spirito in mezzo al mio corpo, e le visioni del mio capo mi turbavano. Mi avvicinai a uno di coloro che stavano là, e gli chiesi la verità intorno a tutto questo. Così egli me lo disse e mi fece conoscere l’interpretazione delle cose. Daniele 7:15, 16.
Nel capitolo ottavo di Daniele, dopo che Daniele ebbe visto la visione delle bestie del santuario, Gabriele venne a spiegare la visione.
E avvenne che, mentre io, proprio io Daniele, avevo avuto la visione e cercavo di comprenderne il significato, ecco, mi stette davanti uno dall’aspetto d’uomo. E udii una voce d’uomo fra le rive dell’Ulai, la quale chiamò e disse: Gabriele, fa’ comprendere a quest’uomo la visione. Daniele 8:15, 16.
Nel capitolo nove di Daniele, dopo che Daniele ebbe compreso il numero degli anni indicato da Geremia e presentato negli scritti di Mosè sia come una maledizione sia come il giuramento di Dio, Gabriele venne per spiegare la visione.
Mentre io parlavo, pregavo e confessavo il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica davanti al Signore, il mio Dio, per il santo monte del mio Dio, sì, mentre stavo ancora parlando in preghiera, l’uomo Gabriele, che avevo visto nella visione al principio, mandato con rapido volo, mi toccò verso il tempo dell’oblazione della sera. Egli mi istruì, parlò con me e disse: «O Daniele, io sono ora venuto per darti abilità e intendimento». Daniele 9:20–22.
Perciò, sulla base di tre testimoni, tutti tratti dal libro di Daniele, quando Gabriele dice a Daniele nel capitolo dieci di essere venuto per far comprendere a Daniele ciò che accadrà al popolo di Dio negli ultimi giorni, Gabriele sta interpretando la visione causativa femminile “marah” che Daniele vide e dalla quale l’altra classe fuggì.
Ora sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni, poiché la visione riguarda ancora molti giorni. Daniele 10:14.
La visione che Daniele aveva veduto e che produsse una separazione dei credenti, era la visione dell’apparizione di Cristo, la visione dei duemilatrecento anni, ma ne costituiva l’espressione femminile. Fu la comprensione della visione dell’improvvisa apparizione di Cristo quale Messaggero del Patto che trasformò Daniele (e coloro che sono rappresentati da Daniele) nell’immagine di Cristo. Ciò che «avviene al popolo di Dio negli ultimi giorni» è rappresentato dalla storia dei Milleriti dal 1840 al 1844, e anche dai Milleriti dal 1844 al 1863. Una classe fugge dalla visione in ribellione, e l’altra classe segue Cristo per fede nel Luogo Santissimo, per essere fatta sedere con Lui nei luoghi celesti.
Tuttavia, quando Gabriele interpreta la visione nella quale il popolo di Dio degli ultimi giorni viene trasformato a immagine di Cristo, egli espone la storia esterna del mondo. La visione di Cristo data a Daniele fu interpretata da Gabriele come la storia esterna del tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Quando, nell’interpretazione di Gabriele, si giunge alla storia dell’11 settembre 2001, la storia che viene messa in rilievo come precedente alla legge domenicale del versetto sedici viene riconosciuta soltanto con la chiave di comprensione rappresentata come la “fortezza” nel versetto dieci. L’11 settembre 2001 l’effetto di ogni visione cominciò a dispiegarsi come ruote dentro altre ruote.
E la parola del Signore mi fu rivolta, dicendo: «Figlio d’uomo, che cos’è questo proverbio che avete nel paese d’Israele e che dice: “I giorni si prolungano e ogni visione svanisce”? Perciò di’ loro: Così dice il Signore, Dio: Io farò cessare questo proverbio, e non se ne serviranno più come di un proverbio in Israele; ma di’ loro: “I giorni sono vicini, e così pure il compimento di ogni visione”. Poiché non vi sarà più alcuna visione vana né divinazione lusinghiera in mezzo alla casa d’Israele. Poiché io sono il Signore: io parlerò, e la parola che dirò si compirà; non sarà più differita; poiché nei vostri giorni, o casa ribelle, io pronunzierò la parola e la eseguirò, dice il Signore, Dio». E la parola del Signore mi fu nuovamente rivolta, dicendo: «Figlio d’uomo, ecco, quelli della casa d’Israele dicono: “La visione che egli vede è per molti giorni avvenire, ed egli profetizza per tempi lontani”. Perciò di’ loro: Così dice il Signore, Dio: Nessuna delle mie parole sarà più differita; ma la parola che avrò pronunciata sarà eseguita, dice il Signore, Dio». Ezechiele 12:21–28.
Di tutte le ruote profetiche che girano dentro altre ruote profetiche in quella storia, vi è una ruota della quale l’ispirazione ha informato gli studenti della profezia degli ultimi giorni essere la ruota mediante la quale sarà deciso il loro destino eterno. Precetto su precetto, quella ruota deve essere anche la visione che Daniele vide e che lo trasformò nell’immagine di Cristo, poiché quella è la visione che identifica ciò che accade al popolo di Dio negli ultimi giorni.
«Il Signore mi ha mostrato chiaramente che l’immagine della bestia sarà formata prima che il tempo di grazia si chiuda; poiché essa sarà la grande prova per il popolo di Dio, mediante la quale sarà deciso il loro destino eterno. La vostra posizione è un tale insieme di incoerenze che ben pochi ne saranno ingannati. »
«In Apocalisse 13 questo soggetto è presentato chiaramente; [Apocalisse 13:11–17, citato].»
«Questa è la prova che il popolo di Dio deve sostenere prima di essere suggellato. Tutti coloro che hanno dimostrato la loro lealtà a Dio osservando la Sua legge e rifiutando di accettare un sabato spurio, si schiereranno sotto il vessillo del Signore Dio Geova e riceveranno il suggello del Dio vivente. Coloro che rinunciano alla verità di origine celeste e accettano il sabato domenicale, riceveranno il marchio della bestia». Manuscript Releases, volume 15, 15.
La prova che viene identificata come la prova dell’immagine della bestia è duplice. È la prova che richiede che lo studente della profezia riconosca lo sviluppo dell’immagine della bestia, che è la combinazione di chiesa e stato negli Stati Uniti prima della legge domenicale. È anche la prova che produce o l’immagine della bestia o l’immagine di Cristo in coloro che sono rappresentati da Daniele o da quelli che fuggirono. La separazione si basa sul fatto che quelle vergini “vedano questa grande visione”, come fece Daniele, oppure che fuggano dalla visione. La chiave per vedere la grande visione è rappresentata dalla parola “fortezza”.
Proseguiremo questo studio nel prossimo articolo.
«Il possente angelo che istruì Giovanni non era altri che Gesù Cristo. Il fatto che ponga il Suo piede destro sul mare e il Suo sinistro sulla terra asciutta mostra la parte che Egli svolge nelle scene conclusive del grande conflitto con Satana. Questa posizione denota il Suo supremo potere e la Sua autorità su tutta la terra. Il conflitto si era fatto, di età in età, più forte e più deciso, e continuerà a esserlo fino alle scene finali, quando l’opera magistrale delle potenze delle tenebre raggiungerà il suo culmine. Satana, unito a uomini malvagi, ingannerà il mondo intero e le chiese che non ricevono l’amore della verità. Ma il possente angelo esige attenzione. Grida a gran voce. Egli deve mostrare la potenza e l’autorità della Sua voce a coloro che si sono uniti a Satana per opporsi alla verità. »
«Dopo che questi sette tuoni ebbero fatto udire le loro voci, a Giovanni viene rivolto l’ordine, come a Daniele riguardo al piccolo libro: “Sigilla le cose che i sette tuoni hanno pronunciato”. Queste si riferiscono a eventi futuri che saranno rivelati nel loro ordine. Daniele starà nella sua sorte alla fine dei giorni. Giovanni vede il piccolo libro aperto. Allora le profezie di Daniele trovano il loro giusto posto nei messaggi del primo, del secondo e del terzo angelo da proclamare al mondo. L’apertura del piccolo libro fu il messaggio in relazione al tempo.»
«I libri di Daniele e dell’Apocalisse sono uno. L’uno è una profezia, l’altro una rivelazione; l’uno un libro sigillato, l’altro un libro aperto. Giovanni udì i misteri che i tuoni proferirono, ma gli fu comandato di non scriverli.
«La luce speciale data a Giovanni, che fu espressa nei sette tuoni, era una delineazione degli eventi che sarebbero avvenuti sotto i messaggi del primo e del secondo angelo». The Seventh-day Adventist Bible Commentary, volume 7, 971.