La chiave per identificare la Russia come la potenza che diede inizio alla guerra ucraina nel 2014 è la «fortezza», che è il capo, ossia la capitale del regno. Il tempio umano consiste del capo e del corpo. Il capo è la natura superiore, e il corpo è la natura inferiore. I «sette tempi», che terminarono nel 1844, dovevano quindi essere congiunti con Gerusalemme, che era il capo di Giuda. Nel tempio di Gerusalemme era situato il trono del re, che è il capo di Gerusalemme, la quale era il capo di Giuda. La combinazione della Divinità con l’umanità, che rappresenta il suggellamento dei centoquarantaquattromila, è rappresentata come il ricevere la «mente di Cristo». La mente è la natura superiore, ed è pertanto il «capo».
Quando coloro che sono rappresentati da Daniele vedono la visione causativa femminile che li induce a trasformarsi nell’immagine di Cristo, hanno ricevuto la mente di Cristo, il quale è il secondo Adamo ed è spirituale. A quel punto, la loro mente carnale letterale, che hanno ereditato dal primo Adamo dopo che egli cadde e invertì l’ordine della sua creazione, è crocifissa. La mente carnale che guerreggia contro la legge di Dio, che essi hanno ricevuto senza alcuna scelta da parte loro alla nascita, è sostituita con la mente di Cristo, che essi ricevono per propria scelta, e che è perfettamente ubbidiente alla legge di Dio. La loro nuova mente e la mente di Cristo sono allora un’unica mente, ed entrambe risiedono insieme sul trono nei luoghi celesti. Vi è un luogo all’interno del tempio dove si trova il trono di Dio, e gli esseri umani, che furono creati a immagine di Dio, hanno un posto specifico all’interno del tempio, predisposto per la presenza di Dio.
Quel luogo non è nella loro natura inferiore, rappresentata dal regno del nord. È nel luogo rappresentato dal regno del sud, che è dove Dio scelse di porre il Suo nome, che è il Suo carattere. Il luogo è a Gerusalemme, ma, quale capitale di Giuda, Gerusalemme è il capo; tuttavia il capo della capitale è il re. E Gerusalemme fu scelta per essere la capitale, ma parimenti fu scelta come il luogo in cui Dio avrebbe posto il Suo tempio. Poi, nel Suo tempio, Egli pose il Suo trono. Il regno del sud rappresenta la natura superiore dell’uomo, ma ha anche una speciale sala del trono per il re. Sorella White chiama quel luogo la «cittadella» dell’anima. Una cittadella, per definizione, è una fortezza.
«L’intero cuore deve essere dato a Dio, altrimenti la verità di Dio non riuscirà ad avere un effetto santificante sulla vita e sul carattere. Ma è un fatto triste che molti che professano il nome di Cristo non gli abbiano mai dato il loro cuore con semplicità. Non hanno mai sperimentato la contrizione di una resa completa alle esigenze del cristianesimo, e la conseguenza è che il potere trasformatore della verità non è presente nella loro vita; la profonda, addolcente influenza dell’amore di Cristo non si manifesta nella vita e nel carattere. Ma quale opera di nutrire il gregge di Dio potrebbe essere compiuta se i sotto-pastori fossero crocifissi con Cristo e vivessero per Dio, cooperando con il Supremo Pastore del gregge! Cristo chiama gli uomini a operare come operò lui. Vi è bisogno di una testimonianza più profonda, più forte, più costringente della potenza della verità, quale si vede nella pietà pratica di coloro che professano di crederla. L’amore del Salvatore nell’anima condurrà a un deciso cambiamento nel modo in cui gli operai lavorano per le anime di coloro che periscono. Quando la verità occupa la cittadella dell’anima, Cristo è intronizzato nel cuore, e allora l’agente umano può dire: “Sono stato crocifisso con Cristo; e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me; e la vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”». Review and Herald, 9 ottobre 1894.
La «cittadella dell’anima» è il luogo in cui «Cristo è assiso in trono». L’intronizzazione di Cristo si compie quando la carne è crocifissa, e la carne, secondo la definizione di Paolo, è la natura inferiore, ed è il regno del nord. Per questo la profezia del regno del nord giunse soltanto fino al 1798. La natura inferiore non può essere unita alla Divinità; essa deve essere mutata in un batter d’occhio alla seconda venuta. Il regno del sud, che conteneva il «capo» che era Gerusalemme, e il «capo» che era il santuario, giunse fino al 1844, poiché rappresentava la natura superiore che poteva scegliere di crocifiggere la carne e, per fede, entrare nella cittadella del Luogo Santissimo, ed essere assisa sul trono con Cristo. Il luogo in cui tale unione, e tale intronizzazione, hanno luogo è nella cittadella del tempio umano. Il versetto dieci del capitolo undicesimo definisce il capo come la fortezza, ma tale verità si stabilisce soltanto con la testimonianza di Isaia, la quale esige che la verità concernente la fortezza (cittadella) sia compresa nelle sue applicazioni esterna e interna.
“La parola di Dio deve essere il nostro nutrimento spirituale. «Io sono il pane della vita», disse Cristo; «chi viene a me non avrà mai fame, e chi crede in me non avrà mai sete». Il mondo perisce per mancanza della verità pura, non adulterata. Cristo è la verità. Le sue parole sono verità, e hanno un significato più profondo di quanto appaia in superficie, e un valore che va oltre il loro aspetto privo di pretese. Le menti vivificate dallo Spirito Santo discerneranno il valore di queste parole. Quando i nostri occhi saranno unti con il santo collirio, saremo in grado di scorgere le preziose gemme della verità, anche se possono essere sepolte sotto la superficie.”
“La verità è delicata, raffinata, elevata. Quando modella il carattere, l’anima cresce sotto la sua divina influenza. Ogni giorno la verità deve essere accolta nel cuore. Così noi mangiamo le parole di Cristo, che egli dichiara essere spirito e vita. L’accettazione della verità farà di chiunque la riceva un figlio di Dio, un erede del cielo. La verità che è custodita nel cuore non è una lettera fredda e morta, ma una potenza vivente.
“La verità è sacra, divina. Essa è più forte e più potente di qualunque altra cosa nella formazione di un carattere a somiglianza di Cristo. In essa vi è pienezza di gioia. Quando è custodita nel cuore, l’amore di Cristo è preferito all’amore di qualsiasi essere umano. Questo è il cristianesimo. Questo è l’amore di Dio nell’anima. Così la verità pura, non adulterata, occupa la cittadella dell’essere. Si adempiono le parole: ‘Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo’. Vi è una nobiltà nella vita di colui che vive e opera sotto l’influsso vivificante della verità.” Review and Herald, 14 febbraio 1899.
Quella visione della storia profetica in Daniele capitolo undici comincia quando il versetto due, e il sesto e più ricco presidente, si allineano con la testa, che è la Russia nei versetti undici fino al quindici. In quella storia il sesto presidente diverrà l’ottavo che è dei sette, ed egli regnerà quando la chiesa e lo Stato negli Stati Uniti si uniranno e consumeranno la loro empia fornicazione nel versetto sedici, alla legge domenicale che presto verrà.
Lo stendardo che allora dovrà essere innalzato sarà deluso e morirà per un periodo di tre giorni e mezzo, che, in Daniele 10, corrisponde a ventuno giorni. Alla conclusione dei ventuno giorni di lutto di Daniele, che è la conclusione dei tre giorni e mezzo di morte sulla piazza per i due testimoni, i quali sono coloro che si trovano nella valle di Ezechiele, i quali sono ossa secche e morte, vi è un messaggio profetico che riporta i morti in vita. Quel processo, in Daniele capitolo 10, è rappresentato da tre fasi.
E il ventiquattresimo giorno del primo mese, mentre mi trovavo sulla riva del gran fiume, cioè l'Hiddekel, alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, i cui lombi erano cinti d'oro fino di Ufaz. Il suo corpo era simile al crisolito, il suo volto aveva l'aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiaccole di fuoco, le sue braccia e i suoi piedi splendevano come bronzo terso, e il suono delle sue parole era come il fragore d'una moltitudine. E io, Daniele, vidi io solo la visione; gli uomini che erano con me non la videro, ma furono presi da un gran tremore, tanto che fuggirono a nascondersi. Così rimasi io solo a contemplare questa grande visione; e non rimase in me alcuna forza: il mio vigore si mutò in me in corruzione, e non conservai alcuna forza. Tuttavia udii il suono delle sue parole; e nell'udire il suono delle sue parole caddi in un profondo sonno con la faccia a terra. Ed ecco, una mano mi toccò e mi fece stare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. Poi egli mi disse: «Daniele, uomo grandemente amato, intendi le parole che ti rivolgo e stai ritto in piedi, poiché ora sono mandato a te». Quando mi ebbe rivolto questa parola, mi alzai, tremando. Allora egli mi disse: «Non temere, Daniele, poiché dal primo giorno in cui ti mettesti in cuore di comprendere e di umiliarti davanti al tuo Dio, le tue parole furono udite, e io sono venuto a motivo delle tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi ha resistito per ventun giorni; però ecco, Michele, uno dei principali prìncipi, è venuto in mio aiuto, e io sono rimasto là presso i re di Persia. Ora sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni; poiché la visione riguarda giorni ancora lontani». Daniele 10:4–14.
Daniele è al termine dei ventuno giorni di cordoglio quando vede la visione di Cristo e ode le parole di Cristo. La visione della Parola di Dio visibile e pronunciata produce una separazione di due classi, e Daniele giaceva morto nella strada, poiché era «in un sonno profondo».
Dette queste cose, poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme, guarirà». Or Gesù aveva parlato della sua morte; ma essi pensavano che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto». Giovanni 11:11–14.
Allora Daniele fu toccato da Gabriele per la prima volta, il quale lo informa della lotta politica che era avvenuta mentre Daniele era morto (addormentato), e che ora gli avrebbe fornito l’interpretazione della visione che aveva appena trasformato Daniele nell’immagine di Cristo. Egli sarebbe poi stato toccato una seconda volta, da Cristo stesso.
E quando mi ebbe rivolto tali parole, volsi la faccia a terra e rimasi muto. Ed ecco, uno, simile ai figli degli uomini, mi toccò le labbra; allora aprii la bocca, parlai e dissi a colui che mi stava davanti: O mio signore, a causa della visione i miei dolori si sono riversati su di me, e non mi è rimasta alcuna forza. Poiché come può il servo di questo mio signore parlare con questo mio signore? Quanto a me, subito non rimase più forza in me, e non mi rimase più alcun respiro. Daniele 10:15–17.
Ciò è parallelo alla prima profezia di Ezechiele nel capitolo trentasette, poiché nelle due profezie che a Ezechiele viene detto di presentare alle ossa morte nella valle, la prima forma i corpi, ma essi allora non hanno il soffio, né hanno la forza di un potente esercito. È nella seconda profezia di Ezechiele che i corpi ricevono il soffio dai quattro venti e si levano in piedi come un potente esercito, e al secondo tocco di Daniele, «non rimase in me alcuna forza, né mi rimase più respiro». Quindi Daniele viene di nuovo toccato per la terza volta in totale, e per la seconda volta da Gabriele.
Poi tornò e mi toccò uno che aveva l’aspetto di un uomo, e mi fortificò, e disse: «O uomo grandemente amato, non temere: pace a te; sii forte, sì, sii forte». E quando mi ebbe parlato, fui fortificato, e dissi: «Parli il mio signore, poiché tu mi hai fortificato». Daniele 10:18, 19.
Il terzo tocco di Daniele è la seconda profezia di Ezechiele, la quale porta i corpi in piedi come un esercito potente. La sua profezia è rivolta a un popolo che riconosce di essere morto, poiché era in lutto, come Daniele.
Allora egli mi disse: «Profetizza al vento, profetizza, figlio d’uomo, e di’ al vento: Così parla il Signore, Dio: Vieni dai quattro venti, o soffio, e soffia su questi uccisi, affinché vivano». Così io profetizzai, come egli mi aveva comandato; e il soffio entrò in essi, ed essi tornarono in vita e si alzarono in piedi: un esercito immenso. Poi egli mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele; ecco, essi dicono: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è perduta; noi siamo recisi per quanto ci riguarda». Ezechiele 37:9–11.
Il Signore comanda a Ezechiele di profetizzare, ed egli dice loro che la testimonianza della casa d’Israele è che essi sono morti, senza speranza e recisi. Essi sono in lutto, come lo era Daniele, perché sono delusi dalla previsione fallita del 18 luglio 2020, e in quella condizione a Ezechiele viene detto di profetizzare.
Perciò profetizza e di’ loro: Così parla il Signore, Dio: Ecco, o popolo mio, io aprirò le vostre tombe, vi farò uscire dalle vostre tombe e vi ricondurrò nel paese d’Israele. E voi conoscerete che io sono il Signore, quando avrò aperto le vostre tombe, o popolo mio, e vi avrò fatti uscire dalle vostre tombe. E metterò il mio Spirito in voi, e voi vivrete, e vi porrò nel vostro proprio paese; allora conoscerete che io, il Signore, ho parlato e ho compiuto questo, dice il Signore. Ezechiele 37:12–14.
Il Signore, che è Michele l’arcangelo, apre le loro tombe e i due testimoni di Apocalisse undici, i quali poi vengono risuscitati e ricevono lo Spirito Santo e si levano in piedi, proprio come lo Spirito Santo fu dato a coloro che si levarono in piedi quando furono tratti fuori dalle loro tombe nella seconda profezia di Ezechiele.
E dopo tre giorni e mezzo lo Spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si levarono in piedi; e un gran timore cadde su quelli che li videro. Apocalisse 11:11.
Quei due testimoni sono rappresentati come Mosè ed Elia, e anche Mosè fu risuscitato dalla voce dell’arcangelo.
Or Michele l’arcangelo, quando, contendendo con il diavolo, disputava circa il corpo di Mosè, non osò proferire contro di lui un’accusa ingiuriosa, ma disse: Ti sgridi il Signore. Giuda 1:9.
Michele, il Principe e l’Arcangelo, è Colui che venne in aiuto di Gabriele nel capitolo dieci di Daniele, ed è la Sua voce che chiama uomini e donne alla vita.
Poiché il Signore stesso discenderà dal cielo con un potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio; e i morti in Cristo risusciteranno per primi. 1 Tessalonicesi 4:16.
I tre tocchi di Daniele rappresentano la transizione del movimento laodiceano del terzo angelo al movimento filadelfiano del terzo angelo, e in Daniele dieci, la visione che compie la transizione dall’immagine di Laodicea all’immagine di Filadelfia è rappresentata dalla storia profetica esposta nel capitolo undici. Tale visione è rappresentata da Ezechiele come la visione dell’Islam del terzo guaio. Nel 2014, la Russia diede inizio alla seconda guerra per procura. Nel 2015, il presidente più ricco iniziò i suoi sforzi per diventare il sesto presidente.
Nel 2020, quel presidente, che rappresentava il corno repubblicano, fu ucciso dalla bestia atea “woke” proveniente dall’abisso, e nello stesso anno fu ucciso anche il corno protestante laodiceo. Nel 2023, entrambi i corni tornarono in vita, iniziando entrambi la loro transizione verso l’ottavo che proviene dai sette. L’uno si sta trasformando nell’immagine politica della bestia, mentre negli Stati Uniti Chiesa e Stato vengono uniti; e l’altro corno si sta trasformando dall’immagine di Laodicea all’immagine di Cristo. Entrambi saranno innalzati alla legge domenicale di prossima imposizione. L’uno diventerà “Alessandro Magno”, il re principale dei dieci re che danno il loro settimo regno alla meretrice di Roma, e l’altro sarà innalzato come un vessillo.
La visione che produce entrambe queste transizioni è la storia che si dispiega tra l’11 settembre 2001 e la legge domenicale. Il versetto undici, di Daniele capitolo undici, è specificamente identificato nel contesto del principio secondo cui, se non crederete, non sarete resi saldi.
Proseguiremo questo studio nel prossimo articolo.
«Le regole della Bibbia devono essere la guida della vita quotidiana. La croce di Cristo deve costituire il tema che rivela le lezioni che dobbiamo apprendere e mettere in pratica. Cristo deve essere introdotto in tutti gli studi, affinché gli studenti possano assimilare la conoscenza di Dio e rappresentarLo nel carattere. La Sua eccellenza deve essere il nostro studio nel tempo come pure nell’eternità. La parola di Dio, pronunciata da Cristo nell’Antico e nel Nuovo Testamento, è il pane dal cielo; ma molto di ciò che è chiamato scienza è come vivande di invenzione umana, cibo adulterato; non è la vera manna.»
«Nella parola di Dio si trova una sapienza incontestabile, inesauribile — una sapienza che ebbe origine non nella mente finita, ma in quella infinita. Ma gran parte di ciò che Dio ha rivelato nella Sua parola è oscuro agli uomini, perché i gioielli della verità sono sepolti sotto le macerie della sapienza e della tradizione umane. Per molti i tesori della parola rimangono nascosti, perché non sono stati ricercati con perseveranza sincera finché i precetti aurei non siano stati compresi. La parola dev’essere investigata per purificare e preparare coloro che la ricevono a divenire membri della famiglia reale, figli del Re celeste. »
Lo studio della parola di Dio dovrebbe prendere il posto dello studio di quei libri che hanno condotto le menti nel misticismo e lontano dalla verità. I suoi princìpi viventi, intrecciati nella nostra vita, saranno la nostra salvaguardia nelle prove e nelle tentazioni; la sua istruzione divina è l’unica via al successo. Quando la prova verrà su ogni anima, vi saranno apostasie. Alcuni si riveleranno traditori, avventati, pieni di sé e autosufficienti, e si allontaneranno dalla verità, facendo naufragio quanto alla fede. Perché? Perché non vissero «di ogni parola che procede dalla bocca di Dio». Non scavarono in profondità e non resero sicuro il loro fondamento.
«Quando le parole del Signore, per mezzo dei Suoi messaggeri scelti, sono loro rivolte, mormorano e pensano che la via sia resa troppo angusta. Nel sesto capitolo di Giovanni leggiamo di alcuni che erano ritenuti discepoli di Cristo, ma che, quando fu loro presentata la verità schietta, ne furono scontenti e non andarono più con Lui. Allo stesso modo, anche questi studenti superficiali si allontaneranno da Cristo». Testimonianze, volume 6, 132.