Nel libro intitolato *Il papa di Hitler*, l’autore John Cornwell inizia la vicenda del futuro papa che regnò quando Hitler governava la Germania, con suo nonno e con papa Pio IX, i quali furono cacciati dalla Città di Roma. Quando Pio IX fuggì dalla città di Roma, travestito da suora, l’unico uomo che portò con sé fu il nonno del futuro papa. Cornwell tratta dello stretto rapporto tra i due uomini e, in seguito, mostra come anche il padre del futuro papa fosse collegato al centro di potere della Chiesa cattolica. Così facendo, egli delinea l’ambiente sociale, politico e religioso della storia dal tempo di Pio IX fino alla Seconda guerra mondiale. Questa panoramica storica è straordinariamente istruttiva.
«Un ulteriore passo nell’assunzione papale fu compiuto quando, nell’undicesimo secolo, papa Gregorio VII proclamò la perfezione della Chiesa romana. Tra le proposizioni da lui avanzate ve n’era una che dichiarava che la chiesa non aveva mai errato, né mai avrebbe errato, secondo le Scritture. Ma le prove scritturistiche non accompagnavano tale affermazione. Il superbo pontefice rivendicò altresì il potere di deporre gli imperatori e dichiarò che nessuna sentenza da lui pronunciata poteva essere revocata da alcuno, mentre era sua prerogativa revocare le decisioni di tutti gli altri.»
«Una sorprendente illustrazione del carattere tirannico di questo sostenitore dell’infallibilità fu data nel modo in cui egli trattò l’imperatore tedesco, Enrico IV. Per aver osato trascurare l’autorità del papa, questo monarca fu dichiarato scomunicato e deposto. Atterrito dall’abbandono e dalle minacce dei suoi stessi principi, che erano incoraggiati alla ribellione contro di lui dal mandato papale, Enrico avvertì la necessità di riconciliarsi con Roma. In compagnia di sua moglie e di un fedele servitore attraversò le Alpi nel mezzo dell’inverno, per umiliarsi davanti al papa. Giunto al castello nel quale Gregorio si era ritirato, fu condotto, senza le sue guardie, in un cortile esterno, e lì, nel rigore del freddo invernale, a capo scoperto e a piedi nudi, e in misera veste, attese il permesso del papa di essere ammesso alla sua presenza. Solo dopo aver perseverato per tre giorni nel digiuno e nella confessione, il pontefice si degnò di concedergli il perdono. E anche allora ciò avvenne soltanto a condizione che l’imperatore attendesse la sanzione del papa prima di riprendere le insegne o di esercitare il potere regale. E Gregorio, esultante per il suo trionfo, si vantava che fosse suo dovere abbattere l’orgoglio dei re». The Great Controversy, 57.
Gregorio VII fu un «sostenitore dell’infallibilità», ma questa pretesa ridicola non fu elevata a dottrina ufficiale (dogma) fino a Pio IX, che fece di quella pretesa insensata una dottrina stabilita al primo Concilio Vaticano. La dottrina fu approvata il 18 luglio 1870, centocinquant’anni esatti prima della prima delusione dei centoquarantaquattromila.
Ciò che è istruttivo nella storia è che, quando Pio IX convocò il primo Concilio Vaticano e attuò la sua dottrina dell’infallibilità, la sua motivazione fu determinata dal suo odio per ciò che veniva chiamato «modernismo». Essa non era radicata nell’idea che un papa non potesse commettere errori nel definire le dottrine bibliche; era una difesa dell’opposizione papale all’influenza prodotta dalla Rivoluzione francese. Era diretta contro ciò che alla fine sarebbe stato conosciuto come Comunismo.
La Rivoluzione francese provocò uno sconvolgimento nella struttura di governo delle nazioni europee, con un odio particolare verso la monarchia che è il papato. Fu una rivolta repubblicana italiana che aveva temporaneamente cacciato da Roma Pio IX e il suo braccio destro. Il «modernismo», rappresentato dalle varie filosofie prodotte dalla Rivoluzione francese, era il nemico giurato di Pio IX, e la sua dottrina dell’infallibilità fu concepita per sostenere ogni pretesa avanzata dal papa contro le idee moderniste prodotte dalla Rivoluzione francese.
Daniele, capitolo undici, versetto quaranta, identifica che nel 1798 il re del sud (la Francia atea) inflisse la ferita mortale al re del nord (il papato).
La dottrina dell’infallibilità di Pio IX era collegata alla guerra rappresentata dal versetto quaranta di Daniele undici, e dall’ultima parte del 1869 fino all’anno seguente Pio IX convocò il primo Concilio Vaticano, noto come Vaticano I, allo scopo di confermare che il papa era il capo del cattolicesimo, e che il cattolicesimo era il capo di tutte le chiese, come era stato proclamato dal decreto di Giustiniano nell’anno 533.
Il Concilio Vaticano Secondo, noto anche come Vaticano II, si svolse dal 1962 al 1965. Fu un evento di portata storica nella storia della Chiesa cattolica, e uno dei concili ecumenici più significativi dei tempi moderni. Il concilio fu convocato sotto la guida di Papa Giovanni XXIII e proseguì durante il pontificato di Papa Paolo VI dopo la morte di Giovanni XXIII nel 1963. È importante riconoscere la distinta differenza tra questi due concili.
Il primo concilio aveva lo scopo di stabilire ciò che viene chiamato il «primato» del papa, vale a dire che il papa è il supremo governante, maestro e pastore della Chiesa, responsabile della conservazione e dell’interpretazione delle dottrine della fede. La sua autorità consisteva nel definire i dogmi, emanare decreti dottrinali e pronunciarsi con autorità in materia di fede e di morale, ciò che è noto come infallibilità papale. Essa comprende l’autorità giurisdizionale del papa sulla Chiesa universale, incluso il potere di nominare i vescovi, regolare i sacramenti e governare l’amministrazione della Chiesa.
Il secondo concilio doveva reindirizzare la chiesa verso un’entità ecumenica. I concili costituivano proposizioni direttamente opposte. Il conservatore primo concilio fu contraddetto dal liberale secondo concilio. Quelle due fazioni erano diverse come la notte e il giorno, e la profezia attribuita ai tre segreti di Fatima identifica una guerra interna adeguatamente rappresentata da questi due concili.
La profezia identifica una classe che sostiene il primato rappresentato da Pio IX come raffigurata da colui che viene chiamato il «papa bianco», il «papa buono» o il «vescovo buono»; e l’altra classe, associata al Vaticano II, è raffigurata dal «papa nero», o dal «papa cattivo», o dal «vescovo cattivo». La controversia dei due concetti politici è rappresentata quando si visita il santuario del miracolo di Fatima, a Fatima, in Portogallo. Entrando, il percorso è disposto tra una statua di un papa nero da un lato e una di un papa bianco dall’altro.
Perciò essa diviene parte dell’eredità dell’uomo che alla fine sarebbe divenuto ciò che il libro identifica come il papa di Hitler, sicché le sue radici sono intrecciate nella lotta tra il modernismo (il re del sud) e il primato papale (il re del nord).
Si deve comprendere che l’autore del libro che stiamo considerando era un cattolico in buona e regolare posizione, e che il suo dichiarato proposito nello scrivere il libro era far luce sull’accusa secondo cui il papa che regnava durante la Seconda guerra mondiale avrebbe sostenuto Hitler, i nazisti, o avrebbe avuto qualche responsabilità nell’olocausto contro gli ebrei e altri. Quando Cornwell tratta del nonno di Pio XII, che fu il braccio destro che dispose il Concilio Vaticano I, la storia della lotta fra i re del sud e del nord si sta svolgendo in quella stessa vicenda. Quando la rivoluzione del “repubblicanesimo” raggiunse l’Italia, per circa un anno gli italiani cacciarono Pio IX dalla città di Roma, e da allora in poi, anche dopo il suo ritorno, tutto ciò che il papato abbia mai posseduto sono stati i cento dieci acri, noti come Città del Vaticano.
L’unico modo in cui egli poté persino ritornare in Vaticano fu con l’aiuto delle truppe francesi e grazie a un prestito dei Rothschild, gli infami banchieri ebrei. Per comprendere con intelligenza la complicità papale nell’olocausto durante la Seconda guerra mondiale, è necessario possedere una conoscenza di base dell’atteggiamento dell’Europa verso gli ebrei fin dalla crocifissione di Cristo. Il libro suggerisce che l’antisemitismo e il razzismo siano due atteggiamenti differenti, sostenendo che l’odio di Hitler verso gli ebrei fosse di natura razzista, poiché Hitler considerava gli ebrei una categoria inferiore di esseri umani, mentre l’antisemitismo sarebbe stato l’odio verso gli ebrei perché avevano ucciso Dio. Che siano una sola e medesima cosa, oppure che vi sia realmente una distinzione tra i due, la realtà della sorte degli ebrei merita di essere compresa.
Per esempio, nell’America di oggi, se si usa la parola «ghetto», la maggior parte delle persone pensa che essa indichi il quartiere povero e degradato della città. Ma il termine «ghetto» si riferiva originariamente a una sezione di una città, specialmente a Venezia, in Italia, dove gli ebrei erano costretti a vivere durante il Medioevo. Il primo ghetto fu istituito a Venezia nel 1516, quando la Repubblica di Venezia confinò gli ebrei in una zona designata della città conosciuta come il «geto nuovo» (nuova fonderia), che col tempo divenne nota come il ghetto.
Nell’Europa del Medioevo, agli ebrei furono imposte restrizioni riguardo ai luoghi in cui potevano abitare, così come alle professioni che era loro consentito esercitare. Tali restrizioni si fondavano sulla vecchia definizione di antisemitismo, secondo la quale gli ebrei avevano ucciso Dio e tutti i loro problemi successivi erano stati causati dalle loro stesse azioni.
Nel Medioevo, era una tradizione consolidata che i cristiani non potessero prestare denaro né percepire interessi su un prestito. Gli ebrei erano esentati da tale restrizione, e il prestito di denaro divenne una delle professioni che agli ebrei era consentito esercitare. I banchieri ebrei, come la famiglia Rothschild, furono i cambiavalute in risposta alle restrizioni legali riguardanti le professioni che era loro permesso svolgere. Quando Pio IX ebbe bisogno di fondi per ritornare in Vaticano, la frustrazione di non governare più la città di Roma fu accresciuta dalla necessità di rivolgersi agli ebrei per ottenere denaro.
Prima di essere scacciato da Roma, Pio IX sembrava appartenere a uno dei due schieramenti riguardo agli Ebrei e al rapporto della Chiesa con gli Ebrei. I due schieramenti erano costituiti, da un lato, da coloro che ritenevano che gli Ebrei, qualunque cosa accadesse loro, non facessero altro che ricevere ciò che meritavano, e, dall’altro, da coloro che tendevano a mostrare un po’ di misericordia verso gli Ebrei. Quando Pio IX fece ritorno in Vaticano, dopo essere stato scacciato, la misericordia che talvolta aveva manifestato prima del suo esilio non si manifestò mai più. Prima del suo esilio aveva soppresso il ghetto nella città di Roma, e dopo il suo ritorno ristabilì il ghetto e iniziò a imporre una tassazione agli Ebrei per recuperare le sue perdite finanziarie.
Il braccio destro di papa Pio IX era Marcantonio Pacelli, il nonno del papa di Hitler. Era un avvocato appartenente a una speciale classe di giuristi che sostenevano il papato. Suo figlio entrò a far parte della medesima classe d’élite di giuristi, come pure suo nipote, che sarebbe infine divenuto il papa di Hitler. Dopo aver ripercorso la storia del nonno di Eugenio Pacelli, di suo padre, della sua giovinezza e della sua formazione, il libro tratta dell’incarico che Pacelli assunse quando iniziò la sua opera al servizio del papato. In quanto giurista, discendente dell’élite degli avvocati pontifici, fu scelto per dirigere un dipartimento specializzato nei contratti, chiamati concordati. Nel 1901 Pacelli fu chiamato nell’ufficio della Segreteria di Stato pontificia.
Pacelli divenne l’inviato presso le nazioni. Profeticamente, Pacelli divenne il punto di contatto giuridico che consumò la fornicazione dei re della terra con il papato. Nel 1903, Pio X fu incoronato papa. Immediatamente cominciò ad attaccare il “veleno intellettuale” che produceva “relativismo e scetticismo”. L’uomo che dirigeva lo sforzo di Pio X per sradicare il “modernismo” era Umberto Benigni, che lavorava nello stesso ufficio di Pacelli. Benigni affermò una volta, a proposito di un gruppo di storici di livello mondiale, che erano uomini per i quali “la storia non è altro che un continuo disperato tentativo di vomitare. Per questo genere di esseri umani esiste un solo rimedio: l’inquisizione!” Per Benigni, uno storico che esprimesse una qualsiasi simpatia per le idee provenienti dalla Rivoluzione francese doveva essere messo a morte.
Ufficialmente, Benigni dirigeva il ministero della propaganda del papato, ma ufficiosamente dirigeva anche una rete clandestina di spionaggio, ideata per individuare qualunque cattolico nutrisse una qualche simpatia per il «modernismo», che aveva avuto origine con il re del sud. Infine, nel 1910, il suo operato produsse una direttiva che obbligava i dipendenti del papato a prestare un giuramento, chiamato Giuramento antimodernista. Esso è tuttora in vigore. Per essere impiegati dal Vaticano, bisogna giurare odio verso le idee moderniste, che oggi definiremmo idee comunistiche.
Nel riassunto del libro di Cronwell, sul risguardo si legge: «Nel primo decennio del secolo, come brillante giovane avvocato vaticano, Pacelli contribuì a plasmare un’ideologia di potere papale senza precedenti; durante gli anni Venti impiegò astuzia e ricatto per imporre il potere in Germania. Nel 1933, Hitler divenne il suo perfetto partner negoziale e fu stabilito un concordato che concesse vantaggi religiosi ed educativi alla Chiesa cattolica in cambio del ritiro dei cattolici dall’azione sociale e politica. Questa abdicazione “volontaria” del cattolicesimo politico, imposta da Roma, facilitò l’ascesa del nazismo. »
In una riunione di gabinetto del 14 luglio 1933, Adolph Hitler espresse la sua opinione che, proprio in quel mese, il concordato stipulato da Pacelli con i nazisti avesse procurato alla Germania «un’area di fiducia…. Nella lotta in via di sviluppo contro l’ebraismo internazionale».
Il libro di Cornwell non fu ben accolto dai cattolici che rifiutavano di accettare le prove secondo cui Pacelli fosse la ragione principale per cui Hitler poté ascendere al potere, poiché la Germania era a maggioranza cattolica. Pacelli aveva stipulato un accordo che impediva alla casa editrice cattolica, alle agenzie di stampa cattoliche e alle scuole cattoliche di dire alcunché circa l’orientamento di Hitler a partire dal 1933. Il libro ripercorre l’evidente inclinazione antisemita di Pacelli, che in seguito divenne papa durante la Seconda guerra mondiale. Dal libro si possono stabilire almeno tre elementi sulla base di fonti storiche assai attendibili.
La prima è la guerra del re del nord e del re del sud, come rappresentata in Daniele capitolo undici. In tale guerra i nemici sono il cattolicesimo contro l’ateismo, il papa contro il comunismo. L’altro punto è che il papa impiegò il nazismo come suo esercito per procura contro l’ateismo durante la Seconda guerra mondiale, proprio come il papa impiegò il protestantesimo apostata nel 1989 come suo esercito per procura contro l’ateismo dell’URSS. Il libro identifica anche la struttura profetica interna ed esterna rappresentata dai messaggi satanici scaturiti dal miracolo di Fatima.
La guerra di confine di Rafia, rappresentata nei versetti undici e dodici di Daniele undici, rappresenta la guerra di confine attualmente in corso in Ucraina. L’antica guerra fu una guerra calda; la seconda è la seconda guerra per procura, con gli eserciti per procura coinvolti in un confronto mortale. Rafia identifica la guerra di confine come intercorrente fra il re del nord e il re del sud, ma la profezia insegna che fino all’imminente legge domenicale, la prostituta di Tiro è dimenticata, Jezebel è in Samaria, ed Erodiade saltò la festa di compleanno di Erode. Queste tre testimoni del ruolo del re del nord in questa storia attuale sono che ella sta dietro le quinte a tirare i fili. Le guerre calde, le guerre per procura e le guerre fredde che si verificano mentre ella è dimenticata sono compiute dai suoi eserciti per procura.
La Russia è il re del sud, ed è ora coinvolta in una guerra di confine che viene finanziata dai globalisti del mondo occidentale, principalmente dai Democratici progressisti e dai Repubblicani RINO (Republican In Name Only) negli Stati Uniti. Quando gli Stati Uniti sono rappresentati, nel versetto quaranta di Daniele undici, come l’esercito per procura del re del nord, le sue due caratteristiche profetiche sono la potenza militare e il potere finanziario. Gli Stati Uniti stanno compiendo in Ucraina la stessa opera che compirono nel 1989, aiutando il Papa contro la Russia, e l’esercito per procura sul campo, che difende l’Ucraina, è così pieno di sostenitori nazisti che perfino i media mainstream non possono negarlo. Roma sta ora usando gli stessi eserciti per procura che usò nella guerra aperta che fu la Seconda guerra mondiale, e nel 1989, per fare guerra contro la Russia. Leggete il libro: Hitler’s Pope, the Secret History of Pius XII.
Continueremo questo studio nel prossimo articolo.
Allo stesso modo, quando Dio stava per aprire al diletto Giovanni la storia della chiesa per le età future, gli diede un’assicurazione dell’interesse e della cura del Salvatore per il Suo popolo, rivelandogli «Uno simile al Figlio dell’uomo», che camminava in mezzo ai candelabri, i quali simboleggiavano le sette chiese. Mentre a Giovanni venivano mostrati gli ultimi grandi conflitti della chiesa con le potenze terrene, gli fu anche concesso di contemplare la vittoria finale e la liberazione dei fedeli. Egli vide la chiesa condotta in un conflitto mortale con la bestia e la sua immagine, e l’adorazione di quella bestia imposta sotto pena di morte. Ma, guardando al di là del fumo e del fragore della battaglia, vide una schiera sul monte Sion con l’Agnello, recante, invece del marchio della bestia, «il nome del Padre scritto sulle loro fronti». E ancora vide «quelli che avevano ottenuto la vittoria sulla bestia, e sulla sua immagine, e sul suo marchio, e sul numero del suo nome, stare sul mare di vetro, avendo le arpe di Dio» e cantare il cantico di Mosè e dell’Agnello.
«Queste lezioni sono per il nostro beneficio. Abbiamo bisogno di fondare la nostra fede su Dio, poiché proprio davanti a noi vi è un tempo che metterà alla prova l’anima degli uomini. Cristo, sul Monte degli Ulivi, rievocò i terribili giudizi che avrebbero preceduto il Suo secondo avvento: “Udrete parlare di guerre e di rumori di guerre”. “Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi. Ma tutte queste cose non saranno che principio di dolori.” Sebbene queste profezie abbiano avuto un adempimento parziale nella distruzione di Gerusalemme, esse si applicano in modo più diretto agli ultimi giorni.»
«Ci troviamo sulla soglia di eventi grandi e solenni. La profezia si sta rapidamente adempiendo. Il Signore è alla porta. Sta per aprirsi dinanzi a noi un periodo di interesse travolgente per tutti i viventi. Le controversie del passato saranno ravvivate; sorgeranno nuove controversie. Le scene che si devono svolgere nel nostro mondo non sono ancora nemmeno immaginate. Satana è all’opera per mezzo di strumenti umani. Coloro che si sforzano di cambiare la Costituzione e di ottenere una legge che imponga l’osservanza della domenica poco si rendono conto di quale sarà il risultato. Una crisi è proprio su di noi.»
«Ma i servi di Dio non devono confidare in se stessi in questa grande emergenza. Nelle visioni date a Isaia, a Ezechiele e a Giovanni, vediamo quanto strettamente il cielo sia collegato con gli eventi che hanno luogo sulla terra e quanto grande sia la cura di Dio per coloro che Gli sono fedeli. Il mondo non è privo di un sovrano. Il corso degli eventi futuri è nelle mani del Signore. La Maestà del cielo ha sotto la propria custodia il destino delle nazioni, come pure le sorti della Sua chiesa.» Testimonies, volume 5, 752, 753.