Nel capitolo dieci di Daniele, Gabriele sta compiendo l’opera di presentare al popolo di Dio degli ultimi giorni l’interpretazione completa del libro di Daniele. Daniele rappresenta il popolo di Dio degli ultimi giorni, che, nel libro dell’Apocalisse, è costituito dai centoquarantaquattromila. In quanto tali, i centoquarantaquattromila si risvegliano al riconoscimento di essere stati dispersi, come è rappresentato da Daniele nel capitolo nove. Essi giungono anche alla comprensione che la grande prova mediante la quale viene decisa la loro destinazione eterna è la prova dell’immagine della bestia, la quale ha luogo prima che essi siano suggellati, e prima che il tempo di grazia si chiuda alla legge domenicale negli Stati Uniti. Essi piangono il disappunto che li colpì il 18 luglio 2020, e in tale condizione viene loro concessa una visione di Cristo nel Luogo Santissimo, come è rappresentato da Isaia nel capitolo sei.
Quella visione, così come è presentata sia da Daniele sia da Isaia, permette loro di vedere la propria condizione corrotta dinanzi al Signore della gloria, ed entrambi sono umiliati fino alla polvere. Isaia ode quindi la domanda su chi Dio manderebbe al Suo popolo, e Isaia si offre volontario, ma prima viene purificato.
Allora io dissi: «Guai a me! perché sono perduto; poiché io sono un uomo dalle labbra impure, e dimoro in mezzo a un popolo dalle labbra impure; perché i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me, avendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall’altare; e lo pose sulla mia bocca, e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra; la tua iniquità è tolta via e il tuo peccato è espiato». Udii pure la voce del Signore, che diceva: «Chi manderò, e chi andrà per noi?». Allora io dissi: «Eccomi, manda me». Isaia 6:5–8.
Isaia fu purificato con un carbone preso dall’altare, e Daniele fu purificato mediante la contemplazione della visione causativa dello specchio, che fa sì che colui che guarda sia trasformato nell’immagine che contempla. A Isaia viene detto di portare il messaggio a un popolo che, udendo, non ode, e vedendo, non vede.
Ed egli disse: Va’, e di’ a questo popolo: “Ascoltate pure, ma non comprendete; guardate pure, ma non percepite”. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, appesantisci i suoi orecchi e chiudi i suoi occhi, affinché non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi, non comprenda con il suo cuore, non si converta e non sia guarito. Isaia 6:9, 10.
Isaia desidera sapere per quanto tempo debba avere a che fare con il popolo che non comprende né percepisce, perciò pone la domanda: «Fino a quando?»
Allora io dissi: «Signore, fino a quando?» Ed egli rispose: «Finché le città siano devastate e senza abitanti, le case siano senza uomini, e il paese sia interamente desolato; finché il Signore abbia allontanato gli uomini in luoghi remoti, e vi sia un grande abbandono in mezzo al paese». Isaia 6:11, 12.
Il paese che costituisce l’argomento della profezia biblica negli ultimi giorni sono gli Stati Uniti, i quali sono «interamente desolati», quando la rovina nazionale è provocata dall’apostasia nazionale della legge domenicale. Il versetto quarantuno di Daniele undici è stato tipificato dal versetto sedici dello stesso capitolo. Nel versetto quarantuno il «grande abbandono in mezzo al paese» è identificato come il fatto che «molti» vengono abbattuti. Il messaggio di Isaia, al quale Gesù fece riferimento quando si rivolse ai Giudei cavillosi nel corso della Sua storia fra gli uomini, identifica che, quando un precedente popolo del patto viene oltrepassato, allora essi hanno orecchi e occhi che non comprendono né percepiscono. Il messaggio di Isaia rappresenta l’ultimo appello all’Avventismo laodiceo, che termina alla legge domenicale, dove l’Avventismo laodiceo è vomitato dalla bocca del Signore.
Entrerà pure nel glorioso paese, e molti paesi saranno rovesciati; ma questi sfuggiranno alla sua mano: Edom, Moab e il fiore dei figli di Ammon. Daniele 11:41.
A Isaia e a Daniele è affidata la responsabilità di presentare l’ultimo appello a Laodicea, e al terzo tocco di Daniele nel capitolo dieci egli è fortificato per il compito.
Poi tornò a toccarmi uno simile nell’aspetto a un uomo, e mi fortificò, e disse: O uomo grandemente amato, non temere; pace a te, sii forte, sì, sii forte. E mentre mi parlava, fui fortificato, e dissi: Parli il mio signore, poiché tu mi hai fortificato. Daniele 10:18, 19.
Daniele fu rafforzato per trasmettere il messaggio che giunse a comprendere quando Michele discese nel capitolo dieci. A Isaia fu fatto sapere che avrebbe dovuto proclamare il messaggio fino alla legge domenicale. Alla legge domenicale sarebbe stato stabilito un rimanente.
Allora io dissi: «Signore, fino a quando?». Ed egli rispose: «Finché le città siano desolate, senza abitanti, e le case senza uomo, e il paese sia del tutto desolato, e il Signore abbia allontanato gli uomini, e vi sia un grande abbandono in mezzo al paese. Tuttavia in esso vi sarà ancora una decima parte, ed essa tornerà e sarà divorata; ma, come il terebinto e come la quercia, il cui ceppo rimane in essi quando perdono le foglie, così il santo seme sarà il suo ceppo». Isaia 6:11–13.
Quando vi sarebbe stato «un grande abbandono in mezzo al paese» (al tempo della legge domenicale), si sarebbe manifestato «un decimo», la cui «sostanza» è «il seme santo». La radice della parola ebraica tradotta con «decimo» è «decima». Il Signore avrà una «decima» che sarà «ritornata» al tempo della legge domenicale.
E tutta la decima del paese, sia della semenza del paese sia del frutto degli alberi, è del Signore; è cosa consacrata al Signore. E se uno vuole in qualche modo riscattare alcunché della sua decima, vi aggiungerà un quinto. E quanto alla decima della mandria o del gregge, di tutto ciò che passa sotto la verga, il decimo sarà consacrato al Signore. Levitico 27:30–32.
Il «decimo» che «ritorna» è santo al Signore, ed è la porzione del Signore.
Poiché la porzione del Signore è il suo popolo; Giacobbe è la parte della sua eredità. Deuteronomio 32:9.
Coloro che sono ritornati prima della legge domenicale sono quelli rappresentati da Geremia che hanno sofferto la prima delusione, ai quali il Signore aveva promesso che, se fossero ritornati, sarebbero stati la bocca del Signore, ossia i Suoi portavoce.
Le tue parole sono state trovate, e io le ho mangiate; e la tua parola è stata per me la gioia e l’allegrezza del mio cuore; poiché io sono chiamato con il tuo nome, o Signore, Dio degli eserciti. Io non mi sono seduto nell’assemblea dei beffardi, né mi sono rallegrato; me ne sono stato seduto da solo a motivo della tua mano, poiché tu mi hai riempito d’indignazione. Perché il mio dolore è perpetuo, e la mia piaga incurabile, che rifiuta d’essere guarita? Sarai tu per me del tutto come un ruscello ingannatore, come acque che vengono meno? Perciò così dice il Signore: Se tu ritorni, io ti ricondurrò, e tu starai davanti a me; e se separi ciò che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca; essi ritorneranno a te, ma tu non ritornare a loro. E io ti renderò per questo popolo come un muro di bronzo fortificato; essi combatteranno contro di te, ma non prevarranno contro di te; perché io sono con te per salvarti e per liberarti, dice il Signore. E io ti libererò dalla mano dei malvagi, e ti riscatterò dalla mano dei terribili. Geremia 15:16–21.
Il residuo o decima che ritorna nella testimonianza di Isaia doveva essere mangiato, poiché ad essi era stato affidato il messaggio di Dio, e la Sua Parola doveva essere mangiata. Erano coloro che sarebbero stati la bocca di Dio, e così facendo avrebbero presentato la Parola di Dio che doveva essere mangiata da quanti cercavano la salvezza. Geremia non sedeva nell’«assemblea degli schernitori», poiché, come nel caso di Daniele, quando vide la visione l’«assemblea degli schernitori» fuggì. Geremia aveva pensato che Dio gli avesse mentito, poiché la mano di Dio aveva permesso la prima delusione del 19 aprile 1844 nella storia millerita, e del 18 luglio 2020 negli ultimi giorni. La promessa per Geremia era che, se egli fosse «ritornato», e nel passo di Isaia, la «decima» «ritorna».
Se Geremia «ritorna», egli fa parte del «decimo» di Isaia, che è santo, ed è la porzione del Signore, la cui «sostanza» è in loro. La parola ebraica «sostanza» significa un pilastro, e l’essere reso un «pilastro» è la promessa data ai Filadelfi.
Chi vince, io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo, da presso il mio Dio; e scriverò su di lui il mio nuovo nome. Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Apocalisse 3:12, 13.
Il «pilastro», cioè la loro «sostanza», rappresenta la combinazione della Divinità e dell’umanità, poiché Cristo è il «pilastro» che sostiene il tempio.
«Mentre mi trovavo in questo stato di abbattimento, feci un sogno che lasciò una profonda impressione nella mia mente. Sognai di vedere un tempio, verso il quale accorrevano molte persone. Soltanto coloro che si rifugiavano in quel tempio sarebbero stati salvati quando il tempo fosse giunto alla sua fine. Tutti coloro che rimanevano fuori sarebbero stati perduti per sempre. Le moltitudini che erano fuori, intente alle loro varie occupazioni, deridevano e schernivano coloro che entravano nel tempio, dicendo loro che questo piano di salvezza era un astuto inganno, e che in realtà non vi era alcun pericolo da evitare. Giunsero perfino ad afferrare alcuni per impedire loro di affrettarsi entro le mura. »
«Temendo di essere deriso, ritenni meglio aspettare finché la moltitudine si fosse dispersa, oppure finché potessi entrare senza essere notato da loro. Ma il loro numero aumentava invece di diminuire e, temendo di giungere troppo tardi, lasciai in fretta la mia casa e mi feci strada attraverso la folla. Nella mia ansia di raggiungere il tempio non mi accorsi, né mi curai, della calca che mi circondava. Entrando nell’edificio, vidi che il vasto tempio era sostenuto da un’unica, immensa colonna, e a questa era legato un agnello tutto lacerato e sanguinante. Noi che eravamo presenti sembravamo sapere che questo agnello era stato straziato e percosso a motivo nostro. Tutti coloro che entravano nel tempio dovevano passare davanti ad esso e confessare i propri peccati.
«Proprio davanti all’agnello vi erano seggi elevati, sui quali sedeva una schiera dall’aspetto assai felice. La luce del cielo sembrava risplendere sui loro volti, ed essi lodavano Dio e cantavano inni di lieto ringraziamento che parevano simili alla musica degli angeli. Questi erano coloro che erano venuti prima dell’agnello, avevano confessato i loro peccati, avevano ricevuto il perdono, e ora attendevano con gioiosa aspettazione qualche lieto evento. »
«Anche dopo che fui entrata nell’edificio, fui presa da paura, e da un senso di vergogna al pensiero di dovermi umiliare davanti a quella gente. Ma sembravo costretta ad andare avanti, e lentamente mi stavo facendo strada attorno al pilastro per trovarmi di fronte all’agnello, quando una tromba risuonò, il tempio tremò, grida di trionfo si levarono dai santi radunati, uno splendore terribile illuminò l’edificio, poi tutto divenne un’intensa oscurità. Tutte quelle persone felici erano scomparse con lo splendore, e io ero rimasta sola nel silenzioso orrore della notte. Mi svegliai in un’agonia dell’animo e riuscivo a stento a convincermi che avevo sognato. Mi sembrava che la mia sorte fosse fissata, che lo Spirito del Signore mi avesse lasciata, per non ritornare mai più». Testimonies, volume 1, 27.
La «sostanza», cioè ciò che si trova entro il decimo che ritorna, è la «colonna» che sostiene il tempio. Daniele vide la visione causativa dell’Agnello che era stato appeso alla colonna, e l’Agnello era la «colonna». Quando Daniele vide quella grande visione, egli fu trasformato nell’immagine della colonna, e il decimo di Isaia, parimenti, ha dentro di sé la «sostanza» (la colonna), e quella sostanza deve essere «mangiata» da tutti coloro che vogliono entrare nel tempio. Coloro che entrano nel tempio e mangiano la sostanza sono l’altro gregge di Dio, che risponde al messaggio dell’insegna innalzata al tempo della legge domenicale, quando vi è un grande abbandono nel paese. Il «seme santo», che è la sostanza di Isaia, è l’Agnello che è stato immolato fin dalla fondazione del mondo.
Il decimo che ritorna sarà liberato dalla mano degli empi, quando, alla legge domenicale, la separazione tra Filadelfia e Laodicea sarà fissata per l’eternità, e allora molti saranno abbattuti. Coloro che saranno abbattuti sono identificati come gli empi che non comprendono. Essi saranno altresì liberati dalla mano del terribile, poiché non riceveranno il marchio della bestia.
Così parla il Signore, Dio: Io pure farò cessare la moltitudine dell’Egitto per mano di Nebucadrezzar, re di Babilonia. Egli e il suo popolo con lui, i più terribili fra le nazioni, saranno condotti a distruggere il paese; sguaineranno le loro spade contro l’Egitto e riempiranno il paese di uccisi. Io prosciugherò i fiumi e darò il paese in mano ai malvagi; renderò desolata la terra e tutto ciò che è in essa, per mano di stranieri: Io, il Signore, ho parlato. Isaia 30:10–12.
Il “terribile delle nazioni” è l’esercito per procura del re del nord. Il vessillo che viene innalzato alla legge domenicale è liberato dalla mano delle vergini stolte, o malvagie, ed è altresì liberato dalla mano del terribile delle nazioni. La questione che qui stiamo affrontando è che Isaia, e Daniele, e Geremia, e Ezechiele, e Giovanni sono tutti impiegati per rappresentare la risurrezione e il conferimento di potenza ai centoquarantaquattromila che ritornano dalla delusione del 18 luglio 2020. Nell’ultima visione di Daniele, la visione data presso il fiume Hiddekel, Daniele viene messo in grado di comprendere sia le visioni interne sia quelle esterne della Parola profetica di Dio, ed egli viene fortificato per presentare quel messaggio.
Il messaggio dell’interno e dell’esterno viene riunito con la definizione profetica della testa, o «fortezza», nel versetto dieci, che identifica la guerra in Ucraina attualmente condotta da Putin. Quella chiave per identificare la testa ha un’applicazione interna ed esterna, e l’inizio di quella guerra segna il periodo in cui entrambe le teste diventano un soggetto di profezia. La fortezza o testa, in quanto Russia, identifica la seconda guerra per procura, che conduce alla terza guerra per procura, la quale segna l’inizio della Terza Guerra Mondiale, come prefigurato dalla battaglia di Panium nel versetto quindici.
Il versetto sedici è la legge domenicale, e pertanto dal 2014, quando ebbe inizio la guerra ucraina, come rappresentato nei versetti undici e dodici, fino alla legge domenicale si compie l’opera finale connessa al suggellamento del popolo di Dio. L’interpretazione di Gabriele in Daniele capitolo undici rappresenta il messaggio che santifica, o suggella, il popolo di Dio. Non cogliere questo fatto significa mancare tutto. La profezia che viene dissigillata, la quale nel libro dell’Apocalisse è chiamata la Rivelazione di Gesù Cristo, e che il libro dell’Apocalisse identifica come dissigillata appena prima della chiusura del tempo di grazia, è un passo specifico del libro di Daniele.
Ed egli mi disse: Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino. Chi è ingiusto continui a essere ingiusto; chi è impuro continui a essere impuro; chi è giusto continui a praticare la giustizia; e chi è santo continui a santificarsi. Apocalisse 22:10, 11.
Negli ultimi giorni vi è un tempo specifico in cui la profezia finale viene dissigillata, poiché il versetto dice: «il tempo è vicino». Quella medesima espressione, collocata nel capitolo finale dell’Apocalisse, si trova anche nel primo capitolo.
La Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve; ed egli la fece conoscere, mandandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale ha reso testimonianza alla parola di Dio, alla testimonianza di Gesù Cristo e a tutte le cose che ha vedute. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e osservano le cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino. Apocalisse 1:1–3.
Duecentoventi, e pertanto ventidue, sono simboli della combinazione della Divinità con l’umanità, e l’opera finale del terzo angelo, che è il suggellamento dei centoquarantaquattromila, si compie nel contesto profetico della parabola delle dieci vergini. Le vergini sagge degli ultimi giorni subirono la loro prima delusione il 18 luglio 2020, e furono disperse come ossa morte nella strada di Apocalisse capitolo undici, fino al luglio del 2023, ventidue anni dopo l’inizio del processo di suggellamento nel 2001. Il «tempo era allora vicino», e il Signore suscitò allora una «voce nel deserto» che aveva ricevuto il messaggio da Gabriele, il quale lo aveva ricevuto da Cristo, il quale lo aveva ricevuto dal Padre.
La Voce cominciò allora a inviare il messaggio alle chiese, ed esso è stato trasmesso in forma elettronica, così che possa essere letto e/o ascoltato, attualmente in oltre sessanta lingue. La parte della profezia che fu dissigillata, cioè quel messaggio, si trova nel libro di Daniele.
«Il libro che fu sigillato non è l’Apocalisse, ma quella parte della profezia di Daniele che si riferisce agli ultimi giorni. L’angelo comandò: “Ma tu, Daniele, tieni nascoste queste parole e sigilla il libro, sino al tempo della fine”. Daniele 12:4». Gli Atti degli Apostoli, 585.
La «parte della profezia di Daniele relativa agli ultimi giorni» è il versetto quaranta. Non si tratta semplicemente del versetto quaranta; si tratta della porzione del versetto quaranta che è rappresentata dopo il tempo della fine nel 1989, e prima della legge domenicale del versetto quarantuno. La storia del versetto quaranta che non ha alcuna menzione nel versetto stesso è la parte della profezia relativa agli ultimi giorni che fu sigillata, e che, dal luglio 2023, viene dissigillata per coloro che scelgono di vedere e di udire.
Il versetto quaranta non registra nulla della storia che segue al crollo dell’Unione Sovietica nel 1989, fino alla legge domenicale del versetto quarantuno; esso fornisce però la piattaforma profetica sulla quale devono essere collocate altre linee di profezia. Coloro che non sono disposti a vedere e a udire che la metodologia di linea su linea è la metodologia della pioggia dell’ultima stagione non hanno la capacità di vedere la storia nascosta del versetto quaranta, e questa è la storia che è la Rivelazione di Gesù Cristo, che Gabriele venne a interpretare per Giovanni e Daniele.
Continueremo questo studio nel prossimo articolo.
«A Berea Paolo riprese la sua opera entrando nella sinagoga dei Giudei per predicare il vangelo di Cristo. Egli dice di loro: “Or costoro furono più nobili di quelli di Tessalonica, poiché ricevettero la parola con ogni prontezza d’animo, ed esaminavano ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così. Perciò molti di loro credettero; e anche non poche donne onorevoli che erano Greche, e uomini, non pochi.”»
“Nella presentazione della verità, coloro che desiderano sinceramente essere nel giusto saranno indotti a un diligente esame delle Scritture. Ciò produrrà risultati simili a quelli che accompagnarono l’opera degli apostoli a Berea. Ma coloro che in questi giorni predicano la verità si trovano di fronte a molti che sono l’opposto dei Bereani. Non possono confutare la dottrina loro presentata, tuttavia manifestano la massima riluttanza a investigare le prove addotte in suo favore, e presumono che, anche se fosse la verità, sia cosa di poca importanza accettarla o no come tale. Essi pensano che la loro antica fede e le loro consuetudini siano per loro più che sufficienti. Ma il Signore, che ha mandato i suoi ambasciatori con un messaggio per il mondo, riterrà il popolo responsabile del modo in cui tratta le parole dei suoi servi. Dio giudicherà tutti secondo la luce che è stata loro presentata, sia che essa appaia loro chiara oppure no. È loro dovere investigare come fecero i Bereani. Il Signore dice per mezzo del profeta Osea: ‘Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza; poiché tu hai rigettato la conoscenza, anch’io rigetterò te.’”
“Le menti dei Bereani non erano ristrette dal pregiudizio, ed essi erano disposti a investigare e ad accogliere le verità predicate dagli apostoli. Se il popolo del nostro tempo seguisse l’esempio dei nobili Bereani, scrutando ogni giorno le Scritture e confrontando i messaggi loro recati con ciò che vi è registrato, vi sarebbero migliaia di persone fedeli alla legge di Dio dove oggi ve n’è una sola. Ma molti che professano di amare Dio non desiderano passare dall’errore alla verità, e si attengono alle piacevoli favole degli ultimi giorni. L’errore acceca la mente e allontana da Dio; ma la verità illumina la mente e dà vita all’anima.” Sketches from the Life of Paul, 87, 88.