Ci troviamo ora su terreno sacro, per quanto riguarda il libro di Daniele, poiché siamo giunti ai versetti che rappresentano il Grido di Mezzanotte per i centoquarantaquattromila. I versetti identificano altresì il suggellamento dell’insegna che sono innalzati. Questi sono i versetti che costituiscono la porzione del libro di Daniele relativa agli ultimi giorni che viene dissigillata, e rappresentano l’espressione, da parte di Daniele, della Rivelazione di Gesù Cristo che viene dissigillata quando “il tempo è vicino”, poco prima che il tempo di grazia si chiuda nel versetto sedici.

È Roma che stabilisce la visione, come rappresentato nel versetto quattordici del capitolo undici, ed è pertanto importante considerare attentamente Roma mentre percorriamo i versetti dall’undici al quindici, poiché dove non c’è «visione», il popolo perisce, e se non crederete a Isaia capitolo sette, versetti otto e nove, «certamente non sarete stabiliti».

Uriah Smith fa riferimento a una regola profetica almeno quattro volte nel suo libro, Daniel and the Revelation. Tale regola stabilisce che una potenza profetica non viene identificata nella profezia finché non diventa «connessa» con il popolo di Dio. La prima volta che vi fa riferimento è in relazione all’introduzione di Babilonia nella testimonianza profetica.

«È una regola manifesta d’interpretazione che possiamo attenderci che le nazioni siano menzionate nella profezia quando vengono a essere così strettamente collegate con il popolo di Dio che il loro riferimento diventa necessario per rendere completi i resoconti della storia sacra». Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 46.

Almeno altre tre volte, Smith tratta della regola, e in ciascuna delle tre indica la «lega» dei Giudei; tuttavia, in un riferimento egli identifica l’adempimento della lega nel 162 a.C., mentre gli altri due riferimenti concordano con gli storici moderni, i quali collocano l’adempimento della «lega» dei Giudei e di Roma nel 161 a.C.

«È superfluo ricordare al lettore che i governi terreni non sono introdotti nella profezia finché non giungano in qualche modo a essere collegati con il popolo di Dio. Roma venne collegata con i Giudei, il popolo di Dio di quel tempo, mediante la celebre Lega giudaica, nel 161 a.C. 1 Maccabei 8; Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, libro 12, capitolo 10, sezione 6; Prideaux, Vol. II, pagina 166. Ma sette anni prima di ciò, vale a dire nel 168 a.C., Roma aveva conquistato la Macedonia e aveva fatto di quel paese una parte del suo impero. Roma è dunque introdotta nella profezia proprio mentre, dal corno macedone del capro, ormai conquistato, procede verso nuove conquiste in altre direzioni. Essa pertanto apparve al profeta, o può propriamente essere descritta in questa profezia, come proveniente da uno dei corni del capro». Uriah Smith, Daniele e l’Apocalisse, 175.

Ma Smith afferma anche che era il 162 a.C.

«La stessa potenza doveva anche stabilirsi nella Terra Santa e consumarla. Roma venne in rapporto con il popolo di Dio, i Giudei, mediante alleanza, nel 162 a.C., data dalla quale occupa un posto di rilievo nel calendario profetico. Non acquisì, tuttavia, giurisdizione sulla Giudea mediante effettiva conquista fino al 63 a.C.; e allora nel modo seguente». Uriah Smith, Daniele e l’Apocalisse, 259.

E poi, la terza volta che fa riferimento all’evento, dice di nuovo 161 a.C.

«Avendoci condotti, attraverso gli eventi secolari dell’impero, fino alla fine delle settanta settimane, il profeta, nel versetto 23, ci riporta al tempo in cui i Romani entrarono in rapporto diretto con il popolo di Dio mediante la lega giudaica, nel 161 a.C.; da quel punto, siamo poi condotti, in una linea diretta di eventi, fino al trionfo finale della chiesa e all’instaurazione del regno eterno di Dio. I Giudei, essendo gravemente oppressi dai re di Siria, inviarono un’ambasceria a Roma per sollecitare l’aiuto dei Romani e unirsi a loro in “una lega di amicizia e di confederazione”. 1 Maccabei 8; Prideaux, II, 234; Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, libro 12, capitolo 10, sezione 6. I Romani accolsero la richiesta dei Giudei e concessero loro un decreto, formulato in questi termini:—»

“‘Il decreto del senato riguardante una lega di assistenza e di amicizia con la nazione dei Giudei. Non sarà lecito ad alcuno che sia soggetto ai Romani fare guerra alla nazione dei Giudei, né prestare aiuto a coloro che lo facciano, sia inviando loro grano, o navi, o denaro; e se sarà mosso qualche attacco contro i Giudei, i Romani li assisteranno per quanto sarà loro possibile; e parimenti, se sarà mosso qualche attacco contro i Romani, i Giudei li assisteranno. E se i Giudei desiderano aggiungere qualcosa a questa lega di assistenza, o togliere qualcosa da essa, ciò sarà fatto con il comune consenso dei Romani. E qualunque aggiunta sarà così fatta, avrà forza di legge.’ ‘Questo decreto,’ dice Giuseppe Flavio, ‘fu scritto da Eupolemo, figlio di Giovanni, e da Giasone, figlio di Eleazaro, quando Giuda era sommo sacerdote della nazione, e Simone, suo fratello, era generale dell’esercito. E questa fu la prima lega che i Romani stipularono con i Giudei, ed essa fu conclusa in questa maniera.’” Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 271.

Non è mio compito spiegare perché Smith abbia citato il 162 a.C., se non in base alla mia supposizione che si sia trattato di un refuso. Il mio punto consiste nel richiamare l’attenzione sull’enfasi che egli pone su ciò che identifica come «una manifesta regola d’interpretazione secondo cui possiamo aspettarci che le nazioni siano menzionate nella profezia quando giungono a essere così strettamente collegate con il popolo di Dio che il riferimento ad esse diventa necessario per rendere completi i resoconti della storia sacra». Quando Smith sottolinea tale regola, egli identifica che Roma divenne collegata con il popolo di Dio alla «lega» del versetto ventitré nel 161 a.C., ma Smith afferma che Roma viene introdotta per la prima volta nel racconto profetico nel 200 a.C., trentanove anni prima del 161 a.C.

«Ora viene introdotta una nuova potenza,—“i predoni del tuo popolo”; letteralmente, dice il Vescovo Newton, “i violatori del tuo popolo”. Lontano, sulle rive del Tevere, un regno andava alimentandosi di progetti ambiziosi e di oscuri disegni. Piccolo e debole dapprima, crebbe con meravigliosa rapidità in forza e vigore, protendendosi cautamente qua e là per mettere alla prova la propria potenza e saggiare il vigore del suo braccio guerriero, finché, consapevole della propria forza, levò arditamente il capo tra le nazioni della terra, e con mano invincibile s’impadronì del timone dei loro destini. D’ora innanzi il nome di Roma compare sulla pagina della storia, destinato per lunghi secoli a governare le vicende del mondo e a esercitare una potente influenza fra le nazioni sino alla fine dei tempi.

«Roma parlò; e la Siria e la Macedonia ben presto si avvidero che un mutamento stava sopravvenendo all’aspetto del loro sogno. I Romani intervennero in favore del giovane re d’Egitto, determinati a proteggerlo dalla rovina escogitata da Antioco e Filippo. Questo avvenne nel 200 a.C., e fu una delle prime importanti interferenze dei Romani negli affari della Siria e dell’Egitto». Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 256.

Roma viene introdotta per la prima volta nella narrazione profetica nell’anno 200 a.C., e tale introduzione, al versetto quattordici, costituisce il riferimento più significativo a Roma in tutto il libro di Daniele, poiché è precisamente il versetto che definisce Roma quale simbolo che stabilisce la visione. Per quale motivo Smith potesse sottolineare una tale regola della profezia, e poi citare il 161 a.C., pur identificando al tempo stesso l’anno 200 a.C. come il punto in cui la potenza di Roma fu «introdotta», non è una questione che desidero risolvere. Se vi è una questione che ha bisogno di essere risolta, sarebbe se la regola così come definita da Smith sia valida oppure no. Se è valida, allora sosterrei che il versetto quattordici debba avere una connessione con i Giudei, avvenuta prima della lega del 161 a.C.

Comprendo che la storia dei versetti dal tredici al quindici identifica una vicenda degli ultimi giorni in cui la Roma papale s’introduce nella storia profetica, e lo fa in relazione con gli Stati Uniti, che in quella storia sono il popolo di Dio. Poiché Gesù illustra sempre la fine mediante il principio, l’anno 200 a.C., quando la Roma pagana entrò nella storia, deve avere un collegamento con il popolo di Dio in quella vicenda. Pertanto, concordo con la regola di Smith, anche se egli non trovò alcun collegamento diretto tra Roma e i Giudei nell’anno 200 a.C.

I versetti undici e dodici identificano la vittoria e le conseguenze della Battaglia di Rafia, che ebbe luogo nel 217 a.C., tra l’Impero seleucide, guidato da Antioco III Magno, o “il Grande”, e il Regno tolemaico d’Egitto, guidato dal re Tolomeo IV Filopatore. Questa battaglia ebbe luogo durante la lotta per il controllo della Celesiria (Siria meridionale) e della Palestina meridionale, territori contesi tra i regni tolemaico e seleucide. La vittoria di Tolomeo IV Filopatore a Rafia gli permise di mantenere per un certo tempo il controllo della Celesiria e della Palestina meridionale.

La battaglia di Panium, che ebbe luogo diciassette anni più tardi, nel 200 a.C., nota anche come battaglia del monte Panium o battaglia di Paneas, si combatté tra l’Impero seleucide, guidato dal re Antioco III, e il regno tolemaico d’Egitto, guidato dal re Tolomeo V.

Trentun anni dopo, nel 167 a.C., ebbe inizio nella città di Modiin la rivolta dei Maccabei, un’insurrezione giudaica contro i tentativi dell’Impero seleucide di reprimere le pratiche religiose ebraiche e di imporre la cultura ellenistica; Modiin era una piccola città situata nella regione della Giudea, nell’odierno Israele.

L’evento in questione riguardava il famigerato sovrano greco seleucide, Antioco IV Epifane, il quale aveva imposto rigide pratiche ellenistiche alla popolazione ebraica, compreso il divieto delle osservanze religiose giudaiche e la profanazione del Tempio di Gerusalemme. Nel tentativo di far rispettare i suoi decreti, Antioco inviò rappresentanti in varie città e villaggi per costringere gli abitanti ebrei a conformarsi ai suoi ordini.

A Modin, uno dei funzionari seleucidi giunse per far applicare il decreto del re, ordinando agli abitanti giudei di partecipare a rituali pagani e di offrire sacrifici agli dèi greci. Un anziano sacerdote giudeo di nome Mattatia si rifiutò di obbedire all’ordine e uccise sia un Giudeo che si era fatto avanti per offrire il sacrificio sia il funzionario seleucide. Questo atto di sfida da parte di Mattatia e della sua famiglia segnò l’inizio della rivolta dei Maccabei contro il dominio seleucide.

Mattatia e i suoi cinque figli, incluso Giuda Maccabeo, fuggirono sui monti e iniziarono una guerra di guerriglia contro le forze seleucidi. La rivolta alla fine crebbe in forza e in consenso, conducendo a una serie di vittorie militari contro i Seleucidi.

Gli eventi di Modein nel 167 a.C. furono un momento cruciale nella storia ebraica, segnando l’inizio della rivolta dei Maccabei e della lotta per la libertà religiosa e l’indipendenza contro il dominio straniero. La riconsacrazione del secondo tempio a Gerusalemme, che segna l’evento storico celebrato durante Hanukkah, ebbe luogo nel 164 a.C., tre anni prima della «lega» del versetto ventitré.

Dopo aver riconquistato Gerusalemme e il Tempio, i Maccabei purificarono il Tempio dalle contaminazioni pagane e lo restaurarono al suo appropriato uso religioso. Secondo la tradizione, vi trovarono soltanto una singola ampolla di olio consacrato, sufficiente ad accendere la menorah per un solo giorno. In realtà, non esiste alcuna testimonianza storica contemporanea di quell’evento, e solo nel VI secolo la favola giudaica compare nella letteratura. Sorella White paragona la chiesa giudaica apostata alla chiesa cattolica, sottolineando in particolare che entrambe le chiese fondano la religione su usanze e tradizioni umane. Come per i molti vari miracoli inventati nella storia della Chiesa papale, la favola dell’olio di un giorno che durò otto giorni non ha alcuna testimonianza storica.

Il versetto dieci del capitolo undicesimo di Daniele identifica la prima battaglia delle tre battaglie del versetto quaranta, che in precedenza ho individuato come tre battaglie di una guerra fredda, nonché come tre guerre per procura. Una sorella ha messo in discussione il fatto che io definisca la guerra in Ucraina, che è la seconda di queste tre guerre, come una guerra fredda, poiché, come ha giustamente fatto notare, vi sono state morte e distruzione in abbondanza. Ciò che nei precedenti articoli ho definito come le tre battaglie della “guerra fredda” è stato espresso in questi termini per tracciare una distinzione tra queste tre battaglie e le tre guerre mondiali che si verificano nel corso della storia della bestia della terra di Apocalisse tredici. Queste tre guerre sono guerre per procura e sono state definite anche in questo modo.

D’ora in avanti, in questi articoli, intendo identificare quelle tre battaglie come «le tre battaglie del versetto quaranta» oppure guerre per procura, al fine di eliminare la discrepanza insita nell’identificare una guerra calda come una guerra fredda. Secondo la mia definizione, le tre battaglie del versetto quaranta non includono la battaglia del 1798, che fa parte del versetto quaranta, ma soltanto le tre battaglie dal tempo della fine, nel 1989, fino alla legge domenicale del versetto quarantuno. Le tre battaglie sono più correttamente identificate come guerre per procura, compiute nel contesto del conflitto tra il re del nord e il re del sud, che, nella storia del versetto quaranta, rappresentano il conflitto tra il Cattolicesimo (il re del nord) e il Comunismo (il re del sud).

La prima di quelle tre battaglie identifica la vittoria del cattolicesimo sul comunismo nel 1989, quando il papato si unì al suo esercito per procura, rappresentato dagli Stati Uniti, nello spazzare via l’Unione Sovietica nel 1989, sebbene la Russia, il capo (o «fortezza»), fosse lasciata in piedi. L’attuale guerra ucraina è ancora una volta una battaglia tra cattolicesimo e comunismo, con il papato che impiega il governo ucraino come suo intermediario contro la Russia, insieme al sostegno del precedente potere per procura del papato, gli Stati Uniti, compreso il resto del mondo occidentale globalista. Quella guerra è rappresentata nei versetti undici e dodici, e identifica che il comunismo (la Russia) prevarrà sul cattolicesimo.

La terza di quelle tre guerre per procura è rappresentata nel versetto quindici come la Battaglia di Panium. La battaglia si svolse tra il regno tolemaico (il re del sud) e il regno seleucide (il re del nord). In quella battaglia, l’esercito per procura del cattolicesimo è ancora una volta gli Stati Uniti.

Nella prima battaglia, nel 1989, l’esercito per procura del corno repubblicano degli Stati Uniti fu impiegato dal papato per abbattere la struttura politica dell’Unione Sovietica, lasciando intatta, tuttavia, la sua testa (la Russia). Nella seconda battaglia, che è la guerra ucraina, l’esercito per procura dei nazisti viene sconfitto dalla Russia. Nella terza battaglia, gli Stati Uniti, l’esercito per procura del papato, sconfiggono di nuovo il re del sud.

Le tre battaglie recano la firma della «Verità», con la prima e l’ultima battaglia condotte dall’esercito vittorioso per procura degli Stati Uniti. Nella prima battaglia, la testa del re del sud fu lasciata intatta, e nella terza battaglia l’esercito per procura degli Stati Uniti diviene la testa del re del sud. Anche il secondo esercito per procura fu l’esercito per procura del papato nella Seconda guerra mondiale. In entrambe le circostanze, l’esercito per procura del nazismo fu e sarà sconfitto. Il papato sottomette pienamente tutti i suoi nemici prima del versetto sedici, quando si compie l’unione triplice.

«Tolomeo [Putin] mancò della prudenza necessaria per fare buon uso della sua vittoria. Se avesse dato seguito al suo successo, sarebbe probabilmente divenuto padrone dell’intero regno di Antioco; ma, pago di proferire soltanto poche ingiurie e poche minacce, fece pace per potersi abbandonare all’indulgenza ininterrotta e senza freno delle sue passioni brutali. Così, dopo aver vinto i suoi nemici, fu vinto dai suoi vizi e, dimentico del grande nome che avrebbe potuto stabilire, trascorse il suo tempo tra banchetti e dissolutezze.»

«Il suo cuore si elevò per il suo successo, ma era ben lungi dall’esserne rafforzato; poiché l’uso ignobile che ne fece indusse i suoi stessi sudditi a ribellarsi contro di lui.» Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 254.

Una seconda testimonianza che la vittoria di Putin segna la sua fine si trova nel re Uzzia del regno meridionale di Giuda, il cui cuore si innalzò anch’esso a motivo delle sue vittorie militari e che, in seguito, come Tolomeo, cercò di compiere l’opera dei sacerdoti nel santuario, e fu colpito dalla lebbra e immediatamente rimosso dal potere. La vittoria di Putin nella guerra ucraina segna l’inizio della sua fine come re del sud (il re dell’ateismo). La sua fine fu prefigurata con l’inizio del re del sud profetico del versetto quaranta (la Francia), che identificava una rivoluzione che rovesciò la leadership, come avvenne con Tolomeo. La fine di Putin fu anche rappresentata con la fine dell’Unione Sovietica, quando il leader (Gorbaciov) dissolse l’Unione Sovietica e immediatamente assunse un incarico presso le Nazioni Unite, il simbolo globalista degli ultimi giorni dell’ateismo, il re del sud. Dopo la vittoria di Putin in Ucraina, egli è anche prefigurato da Napoleone a Waterloo, e dall’esilio che ne seguì; e anche dal re Uzzia, con la sua lebbra, e dall’esilio che ne seguì, così come dalla fine di Tolomeo in stato di ubriachezza e dalla fine dell’Unione Sovietica nel 1989.

La battaglia di Panio ebbe luogo nel 200 a.C., e proprio in quell’anno Roma interviene apertamente nella storia. Il suo inserimento nel racconto profetico precede la conquista di Gerusalemme rappresentata nel versetto sedici, e compiutasi nel 63 a.C., nel tempo in cui essa proclamò di essere la difensora del re fanciullo in Egitto. Nella terza battaglia del versetto quaranta, che coinvolge i re del nord e del sud, il papato si inserirà nuovamente nella storia, fingendo di essere il protettore della Russia. In quello stesso tempo, Seleuco, nel tipo, sconfisse Tolomeo nella battaglia di Panio, identificando così il fatto che gli Stati Uniti, l’esercito per procura del papato nella prima e nell’ultima battaglia del versetto quaranta, sconfiggono l’“Egitto” (il re del sud).

Nell’anno 200 a.C., troviamo simbolicamente il papato, mentre la prostituta di Tiro comincia a cantare i suoi canti di fornicazione in anticipo rispetto all’unione triplice al decreto domenicale del versetto sedici. Nello stesso tempo, gli Stati Uniti prevalgono sulle Nazioni Unite, assicurandosi così la loro posizione quale re principale dei dieci re. Tutte le dinamiche dell’unione triplice che si compiono al decreto domenicale sono già definite prima del versetto sedici.

La struttura politica del potere del dragone, come rappresentata dalle Nazioni Unite, nel versetto sedici acconsente a dare la propria struttura politica alla bestia, ma prima di farlo il papato conquista la religione del dragone. Il paganesimo deve ancora una volta essere rimosso. Il protestantesimo fu rimosso negli anni di Reagan, nella prima battaglia del versetto quaranta, e al tempo dell’ultimo presidente repubblicano anche la religione del dragone sarà posta in soggezione alla religione del cattolicesimo, come avvenne nell’anno 508. Il processo di rimozione di ogni resistenza religiosa al collocamento del papato sul trono ebbe inizio negli anni di Reagan, e si conclude negli anni di Trump. La resistenza del protestantesimo apostata contro il cattolicesimo fu rimossa nella prima battaglia del versetto quaranta, e la resistenza dello spiritualismo sarà rimossa nell’ultima battaglia del versetto quaranta.

Nel medesimo complicato intreccio degli eventi umani, il protestantesimo apostata deve affermarsi quale autorità religiosa e politica sui dieci re di Apocalisse capitolo diciassette. Così, la Battaglia di Panium identifica il momento in cui gli Stati Uniti prevalgono sulle Nazioni Unite, immediatamente prima della legge domenicale del versetto sedici.

È una regola stabilita della profezia che il dragone, la bestia e il falso profeta abbiano ciascuno le proprie peculiari caratteristiche profetiche. Una di tali caratteristiche profetiche è che la bestia (il cattolicesimo) è sempre profeticamente situata nella città di Roma. Il Falso Profeta è sempre profeticamente situato negli Stati Uniti. Ma, per quanto riguarda il dragone, la caratteristica del luogo in cui esso è profeticamente situato è che si sposta sempre. Il dragone ebbe inizio in cielo, poi venne nel Giardino dell’Eden e, infine, il dragone è situato in Egitto.

Parla e di’: Così dice il Signore, Dio: Ecco, io sono contro di te, Faraone, re d’Egitto, gran dragone che giace in mezzo ai suoi fiumi, che ha detto: Il mio fiume è mio, e io me lo sono fatto. Ezechiele 29:3.

La collocazione profetica del dragone si sposta. Al tempo di Giovanni, la sede del dragone, che rappresenta il suo trono, fu identificata come situata a Pergamo.

E all’angelo della chiesa in Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli: Io conosco le tue opere e il luogo dove abiti, là dove è il trono di Satana; e tu ritieni fermamente il mio nome e non hai rinnegato la mia fede, neppure nei giorni in cui Antipa, il mio fedele martire, fu ucciso fra voi, dove Satana abita. Apocalisse 2:12, 13.

La pratica della Roma pagana consisteva nel ricondurre alla città di Roma tutte le divinità pagane con le quali veniva in relazione, e nel rappresentarle nel tempio del Pantheon. Per questo Daniele afferma che «il luogo del suo santuario fu abbattuto». Il luogo del santuario della Roma pagana era la città di Roma, che fu abbattuta da Costantino nell’anno 330, ma il santuario che era «in» Roma era il tempio del Pantheon, Pan-Theon significando «il tempio di tutti gli dèi». I Romani trasferirono la sede di Satana da Pergamo al tempio del Pantheon. Sorella White ci informa che la Roma pagana è il dragone.

«Così, mentre il dragone rappresenta, in primo luogo, Satana, esso è, in senso secondario, un simbolo della Roma pagana». The Great Controversy, 439.

La Roma pagana si divise in dieci nazioni, e la Francia divenne il re del sud quando introdusse l’ateismo dell’Egitto durante la Rivoluzione francese. Entro il 1917, il dragone si era spostato dalla Francia alla Russia. Il versetto dieci rappresenta il 1989, e i versetti undici e dodici rappresentano le battaglie della «linea di confine» (Rafia e Ucraina), e la battaglia di Panio rappresenta il terzo passo che il papato compie mentre assicura la triplice unione nel versetto sedici. Essa rappresenta la storia nascosta del versetto quaranta.

Continueremo questo studio nel prossimo articolo.

Quando Gesù giunse nei confini di Cesarea di Filippo [Panium], domandò ai suoi discepoli: «Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?». Ed essi dissero: «Alcuni dicono che tu sei Giovanni Battista; altri, Elia; altri ancora, Geremia o uno dei profeti». Egli disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù, rispondendo, gli disse: «Beato te, Simone Bariona, perché né carne né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io pure ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. E io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù il Cristo. Da quel tempo Gesù cominciò a mostrare ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme, soffrire molte cose dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno. Matteo 16:13–21.