I versetti tredici e quattordici identificano una storia nella quale Seleuco e Filippo di Macedonia stavano formando un’alleanza, ed essi prefigurano gli Stati Uniti, che sono il primo esercito per procura di Roma, e la Macedonia (Grecia) è un simbolo delle Nazioni Unite. In quella storia antica, un’alleanza del re del nord (Seleuco) e di Filippo (Grecia) rappresenta la storia che conduce alla battaglia di Panium, la quale, due secoli più tardi, vide il nome della città mutato da Panium in Cesarea di Filippo. Il duplice nome della città non commemorava l’alleanza di Seleuco e di Filippo di Macedonia.
Il nome «Cesarea di Filippo» deriva dalla trasformazione storica dell’antica città conosciuta come Paneas o Panium. La città fu originariamente chiamata Paneas a motivo della sua vicinanza a una sorgente importante dedicata al dio greco Pan. La sorgente, che nell’antichità costituiva un significativo sito religioso, alimentava il fiume Giordano.
Durante il regno del re Erode il Grande, intorno al I secolo a.C., la città fu oggetto di importanti lavori di ristrutturazione e venne ampliata e abbellita. Cesarea di Filippo fu così chiamata da Erode Filippo, figlio di Erode il Grande. Egli diede alla città il nome di Cesarea in onore dell’imperatore romano Cesare Augusto, e quello di Filippo da se stesso, dunque Cesarea di Filippo. Pertanto, «Cesarea di Filippo» è una combinazione di «Cesarea», che riflette l’omaggio di Erode a Cesare Augusto, e «Filippo», in onore di Erode Filippo.
Profeticamente, Panium è associato a una confederazione tra Seleuco e Filippo di Macedonia, e anche all’alleanza tra Cesare ed Erode Filippo. Queste due alleanze riguardano l’alleanza tra gli Stati Uniti e le Nazioni Unite che segue il crollo della Russia di Putin, rappresentata da Seleuco e Filippo. Esse rappresentano anche l’alleanza tra il Papato, che è la madre, e gli Stati Uniti, che sono la figlia, come rappresentato da Cesare e Filippo, che erano entrambi rappresentanti di Roma. Insieme identificano gli Stati Uniti che si protendono “al di là del golfo per afferrare la mano del potere romano”, e che si spingono “oltre l’abisso per stringere le mani allo Spiritismo”. Prima della legge domenicale del versetto sedici, l’unione triplice è già stabilita.
Panium rappresenta il centro del culto greco del dio Pan. La sorgente che era dedicata al dio greco Pan era anche conosciuta a quel tempo come le «porte dell’inferno», e quando Gesù vi si recò, la Sua dichiarazione riguardo alle «porte dell’inferno» identifica una lotta tra gli attributi politici e religiosi della Grecia (globalismo) e il protestantesimo apostata che ha luogo negli ultimi giorni. È la battaglia che fu dapprima iniziata dal Presidente ricco che suscitò il regno di Grecia nel versetto due. È una battaglia esterna di portata mondiale ed anche una battaglia interna agli Stati Uniti.
La religione del globalismo è la religione del dragone, che nel nostro contesto moderno è la religione del woke-ismo. Nel 2020, la bestia che sale dall’abisso, identificata in Apocalisse capitolo undici, manifestò il suo potere politico e religioso e uccise entrambe le corna della bestia della terra. Quell’abisso, tra le altre cose, è rappresentato dalla «Sorgente di Pan», che alimentava il fiume Giordano.
Nella mitologia greca, Pan era associato alla natura, alle regioni selvagge e alla musica rustica; inoltre, la presenza di una sorgente a lui dedicata rivestiva importanza religiosa per i suoi adoratori. Il dio Pan è spesso raffigurato con le gambe, le corna e le orecchie di capra. Pan era considerato il dio dei pastori e delle greggi, ed era spesso rappresentato come una divinità giocosa e maliziosa che si aggirava festosamente nelle foreste e sui monti. L’immagine di Pan quale divinità con gambe di capra concorda con Daniele capitolo otto, dove la Grecia è rappresentata da un capro. Le capre sono un comune animale domestico nell’antica Grecia e si trovavano spesso nelle regioni montuose nelle quali si riteneva che Pan si aggirasse. Questa raffigurazione divenne un tratto eminente dell’iconografia di Pan e perdurò nell’arte e nella letteratura greca che rappresentavano il dio, compresa la valuta nazionale.
Quando Gesù visitò Cesarea di Filippo, dichiarò che le «porte dell’inferno» non avrebbero prevalso contro la chiesa. Ciò che Pietro aveva affermato in risposta alla domanda di Gesù è riconosciuto nella storia e nella tradizione cristiana come la «Confessione cristiana».
Ora, essendo Gesù giunto nei confini di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?». Ed essi risposero: «Alcuni dicono che tu sei Giovanni il Battista; altri, Elia; altri ancora, Geremia, o uno dei profeti». Egli disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù, rispondendo, gli disse: «Beato sei tu, Simone Bariona, perché né carne né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non la potranno vincere. E io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli; e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù il Cristo. Matteo 16:13–20.
Questo passo è significativo perché rappresenta un momento cruciale nel ministero di Gesù e nello sviluppo della teologia cristiana. La confessione di Pietro di Gesù come il Messia, il Figlio del Dio vivente, è considerata il fondamento della fede cristiana e la pietra angolare sulla quale è edificata la Chiesa. L’espressione «su questa pietra edificherò la mia Chiesa» è interpretata nella tradizione cattolica come un riferimento a Pietro stesso, che Gesù identifica come la «pietra» sulla quale sarà edificata la Chiesa. Questa interpretazione costituisce il fondamento del primato e dell’autorità papale nella teologia cattolica.
Nella teologia protestante, la «roccia» non è intesa come riferita a Pietro personalmente, ma alla confessione di fede di Pietro in Gesù quale Messia e Figlio di Dio. Secondo questa prospettiva, il fondamento della chiesa non è Pietro, bensì la confessione che Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio. Indipendentemente dall’interpretazione teologica, la Confessione di Pietro in Matteo 16:13–20 è considerata un passo centrale e fondamentale della fede cristiana, in quanto sottolinea l’identità di Gesù quale Messia e Figlio di Dio e conferma la missione e lo scopo della chiesa.
Nell’articolo precedente abbiamo presentato un passo tratto da The Desire of Ages, nel quale Sorella White individua alcune delle questioni associate alla visita di Cristo a Cesarea di Filippo. Uno dei punti che ella rileva è che Cristo aveva condotto i discepoli lontano dall’influenza dei Giudei allo scopo di esporre gli insegnamenti di Cesarea di Filippo.
«Gesù e i Suoi discepoli erano ora giunti in una delle città nei pressi di Cesarea di Filippo. Si trovavano oltre i confini della Galilea, in una regione dove prevaleva l’idolatria. Qui i discepoli erano sottratti all’influenza dominante del giudaismo e posti in più stretto contatto con il culto pagano. Attorno a loro erano rappresentate forme di superstizione che esistevano in ogni parte del mondo. Gesù desiderava che la vista di queste cose li portasse a sentire la loro responsabilità verso i pagani. Durante il Suo soggiorno in questa regione, Egli cercò di astenersi dall’insegnare alle folle e di dedicarsi più pienamente ai Suoi discepoli». The Desire of Ages, 411.
Il 18 luglio 2020, Cristo sottrasse i discepoli dell’11 settembre 2001 all’influenza dell’Avventismo laodicense. La prima delusione nella parabola delle dieci vergini produsse una separazione del movimento dall’assemblea degli schernitori che stava per essere oltrepassata. Questa verità si adempì nella storia millerita il 19 aprile 1844, e di nuovo il 18 luglio 2020. Allora ebbe inizio la storia del tempo di indugio, ed essa reca la firma della «Verità» tanto nel movimento del primo quanto in quello del terzo angelo.
La prima delusione è il primo di tre waymarks, e la storia si conclude con la Grande Delusione del 22 ottobre 1844, che tipifica il «gran terremoto» di Apocalisse capitolo undici. Il principio, la prima lettera dell’alfabeto ebraico, rappresenta una delusione, e la fine, la ventiduesima lettera dell’alfabeto ebraico, rappresenta anch’essa una delusione. La tredicesima lettera, che rappresenta la ribellione, identifica la delusione delle vergini stolte, le quali manifestano la loro condizione perduta quando il grido di Mezzanotte identifica chi si è preparato e chi non si è preparato per la crisi. Le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico rappresentano il simbolo della combinazione della Divinità con l’umanità che si compie in quella storia, sebbene la storia millerita rappresenti il primo Kadesh, e la nostra storia oggi rappresenti l’ultimo Kadesh.
Le due linee sono parallele, ma una rappresenta il fallimento del popolo di Dio e l’altra la vittoria del popolo di Dio. Poco prima della croce, Gesù condusse i Suoi discepoli a Panium, proprio come ha condotto i Suoi discepoli degli ultimi giorni a Panium, e così facendo permise che una delusione allontanasse i Suoi discepoli degli ultimi giorni dall’«influenza dominante» dell’Avventismo laodiceo, rappresentato dal «Giudaismo» nella storia di Matteo capitolo sedici. Così facendo, Egli portò anche simultaneamente i Suoi discepoli in un contatto più stretto con il paganesimo, rappresentando in tal modo l’ambiente operativo dei Suoi discepoli degli ultimi giorni, che ora vivono nella piena manifestazione della potenza satanica rappresentata dai moderni sistemi di comunicazione che vengono impiegati per condurre il mondo intero a ricevere il marchio della bestia.
La storia di Cesarea di Filippo si armonizza con la storia della Battaglia di Panio, e con i versetti da tredici a quindici. Cristo e i Suoi discepoli si trovavano all’ombra della croce, prefigurando i Suoi discepoli degli ultimi giorni che stanno all’ombra della legge domenicale. Lì, nei versetti da tredici a quindici, che corrispondevano a Cesarea di Filippo, e anche alla Battaglia di Panio, che è il punto in cui oggi ci troviamo, Cristo cominciò a insegnare ai Suoi discepoli ciò che stava per accadere nel versetto sedici.
«Stava per parlare loro della sofferenza che Lo attendeva. Ma prima si ritirò in disparte e pregò affinché i loro cuori fossero preparati a ricevere le Sue parole». The Desire of Ages, 411.
Prima che Cristo parlasse ai Suoi discepoli della croce, Egli dapprima se ne andò, ovvero indugiò, segnando così il tempo dell’indugio nella parabola e nella storia dal 18 luglio 2020 al luglio 2023.
«Unendosi a loro, Egli non comunicò subito ciò che desiderava impartire. Prima di far questo, diede loro l’opportunità di confessare la loro fede in Lui, affinché fossero fortificati per la prova imminente». The Desire of Ages, 411.
Nel luglio del 2023, il Signore cominciò a dare opportunità a coloro che erano coinvolti nella delusione di esprimere la loro fede. Lo fece aprendo il messaggio di Ezechiele trentasette, il quale costituiva una conferma del messaggio dell’11 settembre 2001. Esso era il filo che univa il tempo del suggellamento dall’11 settembre 2001 alla legge domenicale di prossima venuta. Lo fece collocando la delusione del 18 luglio 2020 nella struttura della verità, poiché coloro che erano disposti a vedere potevano riconoscere che ogni movimento di riforma ha un tema che attraversa la sua peculiare storia sacra.
Negli ultimi giorni, il messaggio del terzo guaio giunse l’11 settembre 2001; poi fu proclamato un falso messaggio del terzo guaio che produsse una delusione; ma il messaggio che li riportò in vita dopo tre giorni e mezzo di ossa morte, aride e disperse fu il messaggio dei quattro venti, che è anch’esso il terzo guaio.
I discepoli degli ultimi giorni possono vedere, se scelgono di vedere, che i tre punti di riferimento della suggellatura dei centoquarantaquattromila sono il medesimo tema a ogni passaggio, e che al secondo passaggio la ribellione rappresentata dalla tredicesima lettera dell’alfabeto ebraico confermò il messaggio come «Verità». Una seconda testimonianza che il Signore fornì risiedeva nel fatto che la prima delusione dei precedenti movimenti di riforma era fondata sulla ribellione contro la volontà rivelata di Dio, che si trattasse di Mosè che non circoncise suo figlio, o di Uzzah che toccò l’arca, o di Marta e Maria che dubitavano della parola di Gesù riguardo alla morte di Lazzaro. L’unica linea di riforma che non sostenne il fatto che la prima delusione fosse fondata sulla disubbidienza fu il movimento di riforma dei Milleriti, ma anche in quel tempo fu mostrato che la storia dei Milleriti possedeva punti di riferimento interni fondati sulla verità dell’ottavo, che è dei sette.
Il fatto che l’ottavo sia dei sette è un elemento fondamentale della Rivelazione di Gesù Cristo che ora viene dissigillata, e la transizione del movimento millerita filadelfiano alla chiesa di Laodicea fu un waymark che identificò il momento in cui il movimento laodicense del terzo angelo sarebbe passato al movimento filadelfiano dei centoquarantaquattromila. Così, il fatto che la prima delusione millerita si compì senza che il loro movimento manifestasse disubbidienza fornì il contrasto per il medesimo waymark negli ultimi giorni, quando il movimento laodicense del terzo angelo avrebbe disubbidito e prodotto una delusione, e così facendo si sarebbe allineato con il waymark millerita e avrebbe prodotto la logica per vedere che il movimento dei centoquarantaquattromila è l’ottavo, che è dei sette.
Nel luglio 2023, il Signore suscitò una «voce nel deserto» per preparare il Suo popolo degli ultimi giorni alla crisi della legge domenicale e, una volta ritornato dall’indugiare in preghiera presso i discepoli, diede loro l’opportunità di esprimere la loro fede. Ai giorni di Cristo il messaggio era il Suo battesimo, il punto in cui Gesù divenne Gesù Cristo. Quel waymark si allinea con l’11 settembre 2001, e ai Suoi discepoli fu chiesto che cosa pensassero gli uomini, e poi fu chiesto che cosa i discepoli stessi pensassero riguardo a Cristo.
«Unendosi a loro, Egli non comunicò subito ciò che desiderava trasmettere. Prima di farlo, diede loro l’opportunità di confessare la loro fede in Lui, affinché fossero fortificati per la prova imminente. Domandò: “Chi dice la gente che io, il Figlio dell’uomo, sia?”»
“Purtroppo i discepoli furono costretti a riconoscere che Israele aveva mancato di riconoscere il proprio Messia. Alcuni, invero, quando videro i Suoi miracoli, Lo avevano dichiarato Figlio di Davide. Le moltitudini che erano state nutrite a Betsaida avevano desiderato proclamarLo re d’Israele. Molti erano pronti ad accettarLo come profeta; ma non credevano che Egli fosse il Messia.” The Desire of Ages, 411.
La maggioranza dell’Avventismo non credette al terzo guaio dell’11 settembre 2001. Credette ad alcuni dei miracoli della Parola profetica che erano stati presentati nel movimento, e alcuni compresero che il messaggio dell’11 settembre 2001 conteneva elementi di verità, ma non credettero realmente alle affermazioni dell’11 settembre 2001.
La rivendicazione dell’11 settembre 2001 era stata tipificata dalla rivendicazione dell’11 agosto 1840, e tale rivendicazione fu espressa da Sister White nel commentare l’adempimento dell’11 agosto 1840. Ella dichiarò:
«Proprio nel tempo specificato, la Turchia, per mezzo dei suoi ambasciatori, accettò la protezione delle potenze alleate d’Europa, e così si pose sotto il controllo delle nazioni cristiane. L’evento adempì esattamente la predizione. Quando ciò divenne noto, moltitudini si convinsero della correttezza dei princìpi d’interpretazione profetica adottati da Miller e dai suoi collaboratori, e un impulso meraviglioso fu dato al movimento avventista. Uomini di cultura e di posizione si unirono a Miller, sia nel predicare sia nel pubblicare le sue vedute, e dal 1840 al 1844 l’opera si estese rapidamente». The Great Controversy, 334, 335.
Ciò che fu confermato l’11 agosto 1840 fu che le vedute profetiche di Miller erano corrette, e l’affermazione dell’11 settembre 2001 è la conferma che le vedute profetiche di Future for America sono corrette. La moltitudine impenitente nel luglio del 2023 non poteva e non voleva accettare la premessa che la metodologia ideata da Cristo e affidata a Future for America sia in realtà la metodologia della pioggia dell’ultima stagione. Ma allora Cristo chiese ai Suoi discepoli che cosa essi, e non la moltitudine, pensassero.
Gesù pose ora una seconda domanda, riferita ai discepoli stessi: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
«Fin dal principio, Pietro aveva creduto che Gesù fosse il Messia. Molti altri che, convinti dalla predicazione di Giovanni il Battista e avendo accettato Cristo, avevano cominciato a nutrire dubbi riguardo alla missione di Giovanni quando egli fu imprigionato e messo a morte, ora dubitavano anche che Gesù fosse il Messia, che avevano atteso così a lungo. Molti dei discepoli che avevano ardentemente sperato che Gesù prendesse posto sul trono di Davide Lo abbandonarono quando compresero che Egli non aveva tale intenzione. Ma Pietro e i suoi compagni non vennero meno alla loro fedeltà. La condotta vacillante di coloro che ieri lodavano e oggi condannavano non distrusse la fede del vero seguace del Salvatore. Pietro dichiarò: “Tu sei il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente”. Egli non attese che onori regali coronassero il suo Signore, ma Lo accettò nella Sua umiliazione.»
«Pietro aveva espresso la fede dei Dodici. Eppure i discepoli erano ancora ben lontani dal comprendere la missione di Cristo. L’opposizione e la falsa rappresentazione dei sacerdoti e dei capi, benché non potessero allontanarli da Cristo, causavano loro ancora grande perplessità. Non vedevano chiaramente la loro via. L’influenza della loro prima formazione, l’insegnamento dei rabbini, il potere della tradizione, continuavano a frapporsi alla loro visione della verità. Di tanto in tanto preziosi raggi di luce provenienti da Gesù risplendevano su di loro, eppure spesso erano come uomini che brancolano fra le ombre. Ma in quel giorno, prima di essere posti faccia a faccia con la grande prova della loro fede, lo Spirito Santo si posò su di loro con potenza. Per breve tempo i loro occhi furono distolti dalle “cose che si vedono”, per contemplare “le cose che non si vedono”. 2 Corinzi 4:18. Sotto il velo dell’umanità essi discernero la gloria del Figlio di Dio.»
«Gesù rispose a Pietro, dicendo: “Beato sei tu, Simone Barjona; perché né carne né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”». The Desire of Ages, 412.
La confessione di Pietro, nell’identificare Cristo come il Figlio di Dio, rispondeva direttamente alla questione di prova di quella storia. Era giunto il tempo che il Messia apparisse, come stabilito dalla Parola profetica di Dio, e soltanto coloro che accettavano quella verità sarebbero stati inclusi con quelli rappresentati dalla dichiarazione di Pietro. Pietro rappresenta coloro che accettano il messaggio stabilito l’11 settembre 2001 e che confessano che Gesù è il Figlio di Dio. «Pietro aveva espresso la fede dei dodici», e i dodici che egli rappresentava erano i centoquarantaquattromila. Per questa ragione, Cristo cambiò il nome di Pietro da Simone Bar-jona a Pietro nel passo.
«Simon» significa «colui che ascolta», e «bar» significa «figlio di», e Giona significa «colomba». Simon rappresentava coloro che ascoltavano il messaggio della colomba, la quale rappresentava le verità associate al battesimo di Gesù, quando Egli divenne il Cristo, unto di potenza, come fu simbolicamente rappresentato dalla discesa dello Spirito Santo in forma di colomba.
Le linee di riforma sono parallele tra loro, e Giovanni rappresenta i Milleriti, i quali, l’11 agosto 1840, mangiarono il piccolo libro. Geremia è in rapporto con quell’evento e, quando mangiò il piccolo libro, fu allora chiamato con il nome di Dio.
Le tue parole sono state trovate, e io le ho mangiate; e la tua parola è stata per me la gioia e l’esultanza del mio cuore; poiché io sono chiamato con il tuo nome, o Signore, Dio degli eserciti. Geremia 15:16.
Quando il Signore entrò in patto con Abram, cambiò il suo nome in Abraham, come fece con Sarai e Jacob. Il cambiamento di un nome rappresenta una relazione di patto, e al waymark in cui il simbolo Divino discende il popolo di Dio deve mangiare il messaggio, entrare in patto, e allora il suo nome viene cambiato. Come rappresentante dei discepoli del tempo di Cristo, Simon Bar-jona rappresentava coloro che “udirono” il messaggio della “colomba”.
Quando rese testimonianza di riconoscere che a quel waymark Gesù divenne il Cristo, e che Egli era il Figlio di Dio, e tutto ciò che questo comporta, Cristo allora gli cambiò il nome in Pietro. Egli aveva espresso il messaggio che il popolo del patto di Cristo in quella storia accettò, e così facendo prefigurò anche i centoquarantaquattromila degli ultimi giorni.
La lettera «P» è la sedicesima lettera dell’alfabeto inglese, e la lettera «E» è la quinta lettera dell’alfabeto, e la lettera «T» è la ventesima lettera, la lettera «E» si ripete, e il nome termina con la lettera «R», che è la diciottesima lettera. Sedici «volte» cinque, «volte» venti, «volte» cinque, «volte» diciotto fa centoquarantaquattromila. Il Meraviglioso Linguista parlò a Pietro in ebraico, e il Nuovo Testamento fu scritto in greco, e i traduttori della King James Version produssero il Nuovo Testamento in inglese.
Nonostante i tre passaggi di lingue differenti, Cristo, che è il Figlio di Dio, il Meraviglioso Linguista e il Meraviglioso Numeratore, collocò un’illustrazione del suggellamento dei centoquarantaquattromila in Matteo capitolo sedici, che si accorda con la Battaglia di Panium e con la Sua visita a Cesarea di Filippo. Egli lo fece impiegando il Suo controllo del linguaggio e dei numeri, poiché Egli è sia Palmoni (il Meraviglioso Numeratore), sia la Parola (il Meraviglioso Linguista).
Continueremo questo studio nel prossimo articolo.
«Quasi duemila anni fa, una voce di misteriosa portata fu udita in cielo, dal trono di Dio: “Ecco, io vengo”. “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo…. Ecco, io vengo (nel volume del Libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà”. Ebrei 10:5–7. In queste parole è annunciato l’adempimento del proposito che era stato nascosto dai secoli eterni. Cristo stava per visitare il nostro mondo e per incarnarsi. Egli dice: “Mi hai preparato un corpo”. Se fosse apparso con la gloria che aveva presso il Padre prima che il mondo fosse, noi non avremmo potuto sopportare la luce della Sua presenza. Affinché potessimo contemplarla senza essere distrutti, la manifestazione della Sua gloria fu velata. La Sua divinità fu rivestita di umanità,—la gloria invisibile nella forma umana visibile.»
«Questo grande proposito era stato prefigurato mediante tipi e simboli. Il roveto ardente, nel quale Cristo apparve a Mosè, rivelava Dio. Il simbolo scelto per rappresentare la Deità era un umile arbusto, apparentemente privo di attrattive. Esso racchiudeva l’Infinito. Il Dio infinitamente misericordioso velò la Sua gloria in un simbolo sommamente umile, affinché Mosè potesse contemplarlo e vivere. Così, nella colonna di nuvola di giorno e nella colonna di fuoco di notte, Dio comunicava con Israele, rivelando agli uomini la Sua volontà e impartendo loro la Sua grazia. La gloria di Dio era attenuata e la Sua maestà velata, affinché la debole vista degli uomini finiti potesse sostenerla. Così Cristo doveva venire nel “corpo della nostra umiliazione” (Filippesi 3:21), “in somiglianza degli uomini”. Agli occhi del mondo Egli non possedeva alcuna bellezza da renderlo desiderabile; eppure era il Dio incarnato, la luce del cielo e della terra. La Sua gloria era velata, la Sua grandezza e la Sua maestà erano nascoste, affinché potesse avvicinarsi agli uomini afflitti e tentati.»
«Dio comandò a Mosè per Israele: “Mi facciano un santuario, perché io abiti in mezzo a loro” (Esodo 25:8), ed Egli dimorò nel santuario, in mezzo al Suo popolo. Durante tutto il loro faticoso peregrinare nel deserto, il simbolo della Sua presenza fu con loro. Così Cristo stabilì il Suo tabernacolo in mezzo al nostro accampamento umano. Egli piantò la Sua tenda accanto alle tende degli uomini, per poter dimorare fra noi e renderci familiari il Suo carattere e la Sua vita divini. “La Parola è diventata carne e ha tabernacolato fra noi (e noi abbiamo contemplato la Sua gloria, gloria come dell’Unigenito dal Padre), piena di grazia e di verità.” Giovanni 1:14, R. V., margine.»
«Poiché Gesù è venuto a dimorare con noi, sappiamo che Dio conosce le nostre prove e partecipa ai nostri dolori. Ogni figlio e ogni figlia di Adamo possono comprendere che il nostro Creatore è l’amico dei peccatori. Poiché in ogni dottrina della grazia, in ogni promessa di gioia, in ogni atto d’amore, in ogni richiamo divino presentato nella vita terrena del Salvatore, vediamo “Dio con noi”.»
«Satana rappresenta la legge d’amore di Dio come una legge di egoismo. Egli dichiara che per noi è impossibile ubbidire ai suoi precetti. La caduta dei nostri primi genitori, con tutto il dolore che ne è derivato, egli la imputa al Creatore, inducendo gli uomini a considerare Dio come l’autore del peccato, della sofferenza e della morte. Gesù doveva smascherare questo inganno. Come uno di noi, doveva dare un esempio di ubbidienza. A questo scopo assunse la nostra natura e passò attraverso le nostre esperienze. “Perciò egli doveva essere in ogni cosa reso simile ai fratelli.” Ebrei 2:17. Se dovessimo sopportare qualcosa che Gesù non abbia sofferto, allora su questo punto Satana rappresenterebbe la potenza di Dio come insufficiente per noi. Perciò Gesù fu “tentato in ogni cosa come noi”. Ebrei 4:15. Egli sopportò ogni prova alla quale siamo soggetti. E non esercitò a proprio vantaggio alcuna potenza che non sia liberamente offerta anche a noi. Come uomo, affrontò la tentazione e vinse mediante la forza che gli veniva da Dio. Egli dice: “Io prendo piacere nel fare la tua volontà, o mio Dio; sì, la tua legge è dentro il mio cuore.” Salmo 40:8. Mentre andava attorno facendo del bene e guarendo tutti coloro che erano afflitti da Satana, rese chiaro agli uomini il carattere della legge di Dio e la natura del suo servizio. La sua vita attesta che è possibile anche per noi ubbidire alla legge di Dio.»
«Per mezzo della Sua umanità, Cristo toccò l’umanità; per mezzo della Sua divinità, Egli si afferra al trono di Dio. Come Figlio dell’uomo, ci diede un esempio di ubbidienza; come Figlio di Dio, ci dà il potere di ubbidire. Fu Cristo che, dal pruno sul monte Horeb, parlò a Mosè dicendo: “IO SONO COLUI CHE SONO…. Dirai così ai figli d’Israele: L’IO SONO mi ha mandato da voi”. Esodo 3:14. Questo era il pegno della liberazione d’Israele. Così, quando Egli venne “in forma d’uomo”, dichiarò Se stesso l’IO SONO. Il Bambino di Betlemme, il Salvatore mansueto e umile, è Dio “manifestato in carne”. 1 Timoteo 3:16. E a noi Egli dice: “IO SONO il buon Pastore”. “IO SONO il pane vivente”. “IO SONO la via, la verità e la vita”. “Ogni potere Mi è stato dato in cielo e sulla terra”. Giovanni 10:11; 6:51; 14:6; Matteo 28:18. IO SONO la garanzia di ogni promessa. IO SONO; non temete. “Dio con noi” è la certezza della nostra liberazione dal peccato, l’assicurazione del nostro potere di ubbidire alla legge del cielo». The Desire of Ages, 23, 24.