La paura di Belshatsar dinanzi alla misteriosa scrittura riguarda non soltanto la sua morte e la fine del sesto regno della profezia biblica, ma anche il punto della storia profetica in cui la paura si impadronisce dei re della terra. La loro paura è prodotta dal «vento orientale» dell’Islam. La loro paura è come quella di una donna nelle doglie del parto, identificando così un dolore progressivamente crescente, che sopraggiunge con rapidità sempre maggiore. La paura ha inizio all’«ora» del banchetto di Belshatsar, sebbene sia inizialmente giunta l’11 settembre 2001. Da quel momento in poi i venti cominciano a sfuggire dalle mani dei quattro angeli che li trattengono durante il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Il lamento su Tiro che Ezechiele identifica definisce Tiro ponendo la domanda profetica: «Quale città è simile a Tiro, simile a colei che è stata distrutta in mezzo al mare?»
Le navi di Tarsis cantavano di te nel tuo mercato; e tu eri ricolma e resa gloriosissima in mezzo ai mari. I tuoi rematori ti hanno condotta in grandi acque; il vento orientale ti ha infranta in mezzo ai mari. Le tue ricchezze, e le tue fiere, la tua mercanzia, i tuoi marinai e i tuoi piloti, i tuoi calafati, e coloro che trafficano nella tua mercanzia, e tutti i tuoi uomini di guerra che sono in te, e tutta la tua compagnia che è in mezzo a te, cadranno in mezzo ai mari nel giorno della tua rovina. Le campagne tremeranno al suono del grido dei tuoi piloti. E tutti quelli che maneggiano il remo, i marinai e tutti i piloti del mare, scenderanno dalle loro navi, staranno sulla terra; e faranno udire la loro voce contro di te, e grideranno amaramente, e si getteranno polvere sul capo, si rotoleranno nella cenere; e si renderanno del tutto calvi per te, e si cingeranno di sacco, e piangeranno per te con amarezza di cuore e con amaro lamento. E nel loro lamento leveranno per te una lamentazione, e si lamenteranno su di te, dicendo: Quale città era simile a Tiro, simile a quella distrutta in mezzo al mare? Quando le tue merci uscivano dai mari, tu saziavi molti popoli; arricchivi i re della terra con la moltitudine delle tue ricchezze e della tua mercanzia. Nel tempo in cui sarai infranta dai mari nelle profondità delle acque, la tua mercanzia e tutta la tua compagnia che è in mezzo a te cadranno. Tutti gli abitanti delle isole saranno attoniti per te, e i loro re saranno presi da grande spavento, il loro volto sarà sconvolto. I mercanti fra i popoli sibileranno contro di te; tu sarai oggetto di terrore, e non sarai mai più. Ezechiele 27:25–36.
Tiro è la città, o il regno, sul quale i mercanti della terra piangono amaramente, e poi domandano: «Quale città è simile a Tiro?». Lo fanno nel «tempo» in cui la città è infranta nel mare. Nel capitolo diciotto dell’Apocalisse, la prostituta di Tiro, che è la prostituta di Roma, che ha commesso fornicazione con i re della terra ed è identificata come quella grande città il cui giudizio viene in un’ora e in un giorno. Essa è la città che suscita la domanda profetica da parte dei re e dei mercanti in lamento.
Perciò le sue piaghe verranno in un medesimo giorno: morte, cordoglio e fame; ed ella sarà interamente consumata dal fuoco; perché potente è il Signore Dio che la giudica. E i re della terra, che hanno fornicato e vissuto nelle delizie con lei, la piangeranno e faranno lamento per lei, quando vedranno il fumo del suo incendio, stando da lungi per timore del suo tormento, e dicendo: Ahi, ahi, la gran città Babilonia, la città potente! perché in un’ora è venuto il tuo giudizio. E i mercanti della terra piangeranno e faranno cordoglio per lei, perché nessuno compra più le loro mercanzie: mercanzie d’oro, d’argento, di pietre preziose, di perle, di lino finissimo, di porpora, di seta, di scarlatto, ogni sorta di legno odoroso, ogni sorta di vasi d’avorio, ogni sorta di vasi di legno preziosissimo, di rame, di ferro e di marmo, e cinnamomo, aromi, unguenti, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestie, pecore, cavalli, carri, schiavi e anime d’uomini. E i frutti che l’anima tua desiderava sono scomparsi da te, e tutte le cose delicate e splendide sono perdute per te, e non le troverai mai più. I mercanti di queste cose, che da lei si erano arricchiti, se ne staranno da lungi per timore del suo tormento, piangendo e facendo cordoglio, e dicendo: Ahi, ahi, la gran città, che era vestita di lino finissimo, di porpora e di scarlatto, ed era adorna d’oro, di pietre preziose e di perle! perché in un’ora sì grandi ricchezze sono state ridotte a nulla. E ogni nocchiero, e tutti quelli che navigano da luogo a luogo, e i marinai, e quanti trafficano sul mare, se ne stettero da lungi, e gridavano vedendo il fumo del suo incendio, dicendo: Qual città era simile a questa gran città? E si gettarono polvere sul capo e gridavano, piangendo e facendo cordoglio, dicendo: Ahi, ahi, la gran città, nella quale tutti coloro che avevano navi in mare si erano arricchiti a motivo della sua magnificenza! perché in un’ora è stata ridotta in desolazione. Apocalisse 18:8–19.
La dissigillazione della Rivelazione di Gesù Cristo include il messaggio del Grido di Mezzanotte. Quel messaggio è la seconda profezia di Ezechiele trentasette, che riporta in vita, come un potente esercito, le aride ossa morte che sono rimaste distese nelle strade per tre giorni e mezzo. Quel messaggio è il messaggio che include la verità secondo cui è l’Islam che il Signore impiega per recare un giudizio esecutivo sugli Stati Uniti a motivo dell’imposizione della domenica. Quel giudizio giunge nell’“ora” del grande terremoto, che è anche l’“ora” in cui la scritta apparve sul muro di Belshazzar. La scritta produsse il timore, che è rappresentato come impadronirsi di tutti i re e i mercanti quando la struttura economica del pianeta terra viene abbattuta dal “vento orientale” dell’Islam, che si è segretamente introdotto nel regno di Belshazzar, attraverso la trascurata “mura” inferiore a sud.
La «città» o regno che i re e i mercanti piangono e della quale chiedono: «quale città è simile a questa grande città?» è il regno della prostituta di Tiro, la quale allora canta i suoi canti e commette fornicazione con quegli stessi re. Tutti i profeti parlano della fine del mondo e concordano gli uni con gli altri; pertanto, i mercanti di Ezechiele sono gli stessi mercanti di Apocalisse, capitolo diciotto. Tre volte, in Apocalisse capitolo diciotto, essi lamentano: «ahimè, ahimè», mentre la grande città e la struttura finanziaria del pianeta terra vengono abbattute. La parola greca tradotta con «ahimè» nel passo è esattamente la stessa parola che è tradotta tre volte in Apocalisse, capitolo otto, versetto tredici, dove è resa con una diversa parola inglese.
E vidi, e udii un angelo che volava in mezzo al cielo, dicendo a gran voce: Guai, guai, guai agli abitanti della terra a motivo degli altri suoni della tromba dei tre angeli che stanno ancora per suonare! Apocalisse 8:13.
I re e i mercanti lamentano la distruzione dell’economia del mondo con le parole «ahimè, ahimè», che significano «guai, guai», e il «Guai» è un simbolo dell’Islam. Il timore che si impadronisce di Baldassarre e dei suoi signori quando la scrittura appare sulla parete è il timore prodotto quando la struttura economica del pianeta terra viene distrutta dai continui attacchi dell’Islam, che Dio impiega come Suo strumento provvidenziale per eseguire il Suo giudizio esecutivo su coloro che bevono il vino di Babilonia, cioè l’imposizione dell’osservanza della domenica. Questa verità è il tema del «carico» di Isaia ventitré sulla meretrice di «Tiro».
Oracolo su Tiro. Urlate, o navi di Tarsis, poiché essa è devastata, al punto che non v’è più casa, né ingresso; dal paese di Chittim ne è stata data loro notizia. State attoniti, o abitanti dell’isola; tu, che i mercanti di Sidone, i quali solcano il mare, hanno colmato. E sulle grandi acque il seme di Sihor, il raccolto del fiume, costituiva la sua rendita; ed essa era il mercato delle nazioni. Vergognati, o Sidone; poiché il mare ha parlato, la fortezza del mare ha detto: Io non sono stata in doglie, non ho partorito figli, non ho allevato giovani, né fatto crescere vergini. Come alla notizia riguardante l’Egitto, così saranno profondamente angosciati alla notizia di Tiro. Passate a Tarsis; urlate, o abitanti dell’isola. È questa la vostra città gaudente, la cui origine risale ai tempi antichi? I suoi propri piedi la porteranno lontano, per soggiornare altrove. Chi ha decretato questo contro Tiro, la città che incorona, i cui mercanti sono principi, i cui trafficanti sono gli onorati della terra? Il Signore degli eserciti lo ha decretato, per profanare l’orgoglio di ogni gloria e ridurre al disprezzo tutti gli onorati della terra. Attraversa il tuo paese come un fiume, o figlia di Tarsis: non vi è più forza. Egli ha steso la sua mano sul mare, ha scosso i regni; il Signore ha dato un comando contro la città mercantile, per distruggerne le fortezze. E ha detto: Non ti rallegrerai più, o vergine oppressa, figlia di Sidone; lèvati, passa a Chittim: neppure là avrai riposo. Ecco il paese dei Caldei; questo popolo non esisteva, finché l’Assiro lo fondò per quelli che abitano nel deserto; essi ne innalzarono le torri, ne eressero i palazzi; ed egli la ridusse in rovina. Urlate, o navi di Tarsis, poiché la vostra fortezza è devastata. E avverrà, in quel giorno, che Tiro sarà dimenticata per settant’anni, secondo i giorni di un re; dopo la fine di settant’anni, avverrà a Tiro come nel canto della prostituta. Prendi una cetra, va’ attorno per la città, o prostituta dimenticata; fa’ una dolce melodia, canta molte canzoni, affinché tu sia ricordata. E avverrà, dopo la fine dei settant’anni, che il Signore visiterà Tiro, ed essa tornerà al suo guadagno e si prostituirà con tutti i regni del mondo sulla faccia della terra. E il suo commercio e il suo guadagno saranno consacrati al Signore: non saranno accumulati né messi da parte; poiché il suo commercio sarà per quelli che dimorano davanti al Signore, perché mangino a sazietà e abbiano vesti durevoli. Isaia 23:1–18.
I settant’anni, che sono come «i giorni di un re», sono rappresentati dal regno di Babilonia, poiché un re è un regno, e la Babilonia letterale regnò per settant’anni. I settant’anni della Babilonia letterale terminarono nell’«ora» in cui la scritta apparve sulle pareti della sala del banchetto di Belshatsar. Quella stessa notte egli fu ucciso, dalla potenza che giunse attraverso il «muro» inosservata, poiché stava facendo festa bevendo il vino di Babilonia, mentre l’orchestra di Nebucadnetsar suonava la musica, e la prostituta di Tiro cantava la dolce melodia, e l’Israele apostata danzava e si prostrava.
Allora il timore si impadronì di tutti i coinvolti, poiché Dio aveva «preso consiglio contro Tiro» e aveva «stabilito» «di contaminare l’orgoglio di tutta la gloria e di ridurre al disprezzo tutti gli onorati della terra». Dio dunque «scosse i regni» con il «gran terremoto» di quell’«ora», poiché Dio aveva «dato un comandamento contro» il regno «mercantile», «per distruggerne le fortezze». Nell’«ora» del timore per Baldassar, i re e i mercanti cominciarono una ricerca per comprendere il significato delle parole di fuoco sulla parete. La morte di Baldassar sta per avvenire, ma a quel punto egli è ancora vivo. Cercò dunque di comprendere le parole misteriose e offrì ricompense ai sapienti, se avessero potuto interpretare lo scritto, ma ciò non poteva essere fatto, poiché i sapienti di Babilonia impiegano una metodologia di studio biblico che era una contraffazione della verità. Le parole misteriose sono come la visione di un libro sigillato.
Allora entrarono tutti i savi del re; ma non poterono leggere lo scritto, né farne conoscere al re l’interpretazione. Allora il re Baldassar fu grandemente turbato, e il suo volto cambiò in lui, e i suoi grandi furono attoniti. Or la regina, a motivo delle parole del re e dei suoi grandi, entrò nella sala del convito; e la regina prese a parlare e disse: O re, vivi per sempre; i tuoi pensieri non ti turbino, né il tuo volto si muti. Vi è nel tuo regno un uomo nel quale è lo spirito degli dèi santi; e ai giorni di tuo padre si trovarono in lui luce, intelligenza e sapienza, pari alla sapienza degli dèi; e il re Nebucadnetsar tuo padre, il re, dico, tuo padre, lo costituì capo dei magi, degli astrologi, dei Caldei e degli indovini; poiché in quel medesimo Daniele, al quale il re pose nome Beltsatsar, furono trovati uno spirito eccellente, conoscenza, intelligenza, l’interpretazione dei sogni, la spiegazione degli enigmi e lo scioglimento dei dubbi; ora dunque si chiami Daniele, ed egli ne darà l’interpretazione. Allora Daniele fu introdotto davanti al re. E il re prese a parlare e disse a Daniele: Sei tu quel Daniele, che sei dei figli della cattività di Giuda, che il re mio padre condusse fuori dalla Giudea? Ho udito parlare di te, che lo spirito degli dèi è in te, e che luce, intelligenza e sapienza eccellente si trovano in te. Or ora i savi, gli astrologi, sono stati introdotti davanti a me, affinché leggessero questo scritto e me ne facessero conoscere l’interpretazione; ma non hanno potuto mostrare l’interpretazione della cosa. Ma ho udito di te, che tu puoi dare interpretazioni e sciogliere dubbi; ora, se puoi leggere lo scritto e farmene conoscere l’interpretazione, sarai vestito di porpora, avrai al collo una catena d’oro e sarai il terzo dominatore nel regno. Daniele 5:8–16.
La regina nel palazzo non era la moglie di Belsazzar, ma la regina di suo nonno, ed ella sapeva chi potesse leggere la scritta sul muro. Vi era una chiesa (poiché una donna è, profeticamente, una chiesa), nel regno, che sapeva chi potesse comprendere i segreti di Dio.
«Nel palazzo vi era una donna più saggia di tutti loro: la regina, moglie del nonno di Baldassar. In questa emergenza ella si rivolse al re con parole che fecero penetrare un raggio di luce nelle tenebre. “O re, vivi per sempre”, disse, “i tuoi pensieri non ti turbino, né cambi il tuo volto. C’è nel tuo regno un uomo nel quale è lo spirito degli dèi santi; e ai giorni di tuo padre furono trovati in lui luce, intelligenza e sapienza, simile alla sapienza degli dèi; e il re Nabucodonosor, tuo padre, il re, dico, tuo padre, lo costituì capo dei maghi, degli astrologi, dei Caldei e degli indovini; …ora dunque sia chiamato Daniele, ed egli ne darà l’interpretazione.”»
“Allora Daniele fu fatto entrare alla presenza del re.” Sforzandosi di farsi coraggio e di mostrare la propria autorità, Baldassar disse: “Sei tu quel Daniele che è tra i figli della cattività di Giuda, che il re, mio padre, condusse fuori dalla Giudea? Ho anche udito di te che lo spirito degli dèi è in te, e che luce, intelligenza e sapienza eccellente si trovano in te…. Ora, se puoi leggere lo scritto e farmene conoscere l’interpretazione, sarai rivestito di scarlatto, avrai al collo una catena d’oro e sarai il terzo dominatore del regno.”
«Daniele non si lasciò impressionare dall’aspetto del re, né confondere o intimidire dalle sue parole. “Tieni per te i tuoi doni,” rispose, “e dà a un altro le tue ricompense; nondimeno io leggerò la scrittura al re e gliene farò conoscere l’interpretazione. O re, l’Iddio altissimo diede a Nebucadnetsar tuo padre un regno, maestà, gloria e onore…. Ma quando il suo cuore s’innalzò e il suo spirito s’indurì per l’orgoglio, egli fu deposto dal suo trono regale, e gli fu tolta la sua gloria…. E tu, suo figlio, o Baldassarre, non hai umiliato il tuo cuore, benché tu sapessi tutto questo, ma ti sei innalzato contro il Dio del cielo; e sono stati portati davanti a te i vasi della Sua casa, e tu, i tuoi grandi, le tue mogli e le tue concubine vi avete bevuto, e hai lodato gli dèi d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra, che non vedono, non odono e non comprendono; ma il Dio, nella cui mano è il tuo respiro e dal quale dipendono tutte le tue vie, non l’hai glorificato.”»
«Questa è l’iscrizione che è stata tracciata: Mene, Mene, Tekel, Upharsin. Questa è l’interpretazione della cosa: Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine. Tekel: Tu sei stato pesato nella bilancia e sei stato trovato mancante. Peres: Il tuo regno è diviso ed è dato ai Medi e ai Persiani».
«Daniele non deviò dal suo dovere. Egli pose dinanzi al re il suo peccato, mostrandogli gli insegnamenti che avrebbe potuto apprendere ma non aveva appreso. Baldassarre non aveva dato ascolto agli eventi per lui così significativi. Non aveva interpretato correttamente la storia di suo nonno. Su di lui era stata posta la responsabilità di conoscere la verità, ma la lezione pratica che avrebbe potuto imparare e mettere in atto non era stata presa a cuore; e il suo modo di agire produsse il sicuro risultato. »
«Questa fu l’ultima festa di vanteria celebrata dal re dei Caldei; poiché Colui che sopporta a lungo la perversità dell’uomo aveva pronunciato la sentenza irrevocabile. Baldassar aveva grandemente disonorato Colui che lo aveva esaltato a re, e il suo tempo di prova gli fu tolto. Mentre il re e i suoi nobili erano al culmine delle loro gozzoviglie, i Persiani deviarono l’Eufrate dal suo corso ed entrarono in marcia nella città incustodita. Mentre Baldassar e i suoi signori bevevano dai vasi sacri di Geova e lodavano i loro dèi d’argento e d’oro, Ciro e i suoi soldati stavano sotto le mura del palazzo. “In quella stessa notte”, dice il racconto, “Baldassar, re dei Caldei, fu ucciso. E Dario il Medo ricevette il regno.”» Bible Echo, 2 maggio 1898.
Nel mezzo della crisi, la regina (una chiesa) riconobbe che vi è una fonte capace di identificare il «Futuro per l’America». Daniele si leva ancora una volta nel suo posto per adempiere il suo scopo alla fine dei giorni. La testimonianza del vessillo data nella fornace ardente da Shadrach, Meshach e Abednego viene ora data da Daniele, mentre egli aggiunge alla linea di verità che, nell’«ora» della crisi della legge domenicale, coloro che rappresentano il vessillo saranno condotti davanti alle autorità dello Stato per rendere testimonianza alla verità.
“‘Vi consegneranno ai tribunali, … anzi sarete condotti davanti a governatori e re per cagion mia, per rendere testimonianza a loro e ai Gentili.’ Matteo 10:17, 18, R. V. La persecuzione diffonderà la luce. I servitori di Cristo saranno condotti davanti ai grandi del mondo, i quali, se non fosse per questo, forse non udrebbero mai il Vangelo. La verità è stata travisata davanti a questi uomini. Essi hanno prestato ascolto a false accuse riguardo alla fede dei discepoli di Cristo. Spesso il loro unico mezzo per conoscerne il vero carattere è la testimonianza di coloro che vengono processati per la loro fede. Sottoposti a esame, costoro sono chiamati a rispondere, e i loro giudici ad ascoltare la testimonianza resa. La grazia di Dio sarà impartita ai Suoi servitori per far fronte all’emergenza. ‘Vi sarà dato,’ dice Gesù, ‘in quell’ora stessa ciò che dovrete dire. Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.’ Quando lo Spirito di Dio illumina le menti dei Suoi servitori, la verità sarà presentata nella sua divina potenza e preziosità. Coloro che rigettano la verità si leveranno per accusare e opprimere i discepoli. Ma nella perdita e nella sofferenza, fino alla morte stessa, i figli del Signore devono rivelare la mansuetudine del loro divino Esempio. Così si vedrà il contrasto tra gli agenti di Satana e i rappresentanti di Cristo. Il Salvatore sarà innalzato davanti ai governanti e al popolo.” The Desire of Ages, 354.
Come nel caso dei tre valorosi, Daniele non era interessato ad alcun dono, né aveva bisogno di preparare in anticipo ciò che avrebbe detto. Presentò con grande semplicità l’interpretazione dei «sette tempi», rappresentati sulla parete.
Continueremo la storia di Baldassar nel prossimo articolo.
«Coloro che sono infedeli nell’opera di Dio mancano di principio; i loro motivi non sono di tale natura da indurli a scegliere il giusto in ogni circostanza. I servitori di Dio devono sentire in ogni tempo di essere sotto lo sguardo del loro Datore di lavoro. Colui che osservò il convito sacrilego di Baldassar è presente in tutte le nostre istituzioni, nell’ufficio contabile del mercante, nel laboratorio privato; e la mano senza sangue registra con la stessa certezza la vostra negligenza con cui registrò il terribile giudizio del re blasfemo. La condanna di Baldassar fu scritta con parole di fuoco: “Tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante”; e se mancate di adempiere gli obblighi che Dio vi ha affidato, la vostra condanna sarà la stessa». Messages to Young People, 229.