I primi sei capitoli del libro di Daniele rappresentano la storia della bestia della terra di Apocalisse tredici. Gli Stati Uniti (la bestia della terra) iniziarono come il sesto regno della profezia biblica nel 1798, quando il papato (la bestia del mare di Apocalisse tredici) ricevette una ferita mortale profetica, e conclusero il loro dominio come il quinto regno della profezia biblica.

La storia della bestia che sale dalla terra è la storia dell’avvertimento dell’approssimarsi dei giudizi di Dio. All’inizio della storia della bestia che sale dalla terra ebbe inizio il giudizio investigativo di Dio, e alla fine della bestia che sale dalla terra ha inizio il giudizio esecutivo di Dio. L’avvertimento dell’approssimarsi del giudizio investigativo di Dio, all’inizio, fu rappresentato dal messaggio del primo angelo di Apocalisse capitolo quattordici, che giunse al «tempo della fine» nel 1798. L’avvertimento dell’approssimarsi del giudizio esecutivo di Dio, alla fine, è rappresentato come i messaggi dei tre angeli di Apocalisse capitolo quattordici, che giunsero al «tempo della fine» nel 1989.

A ogni «tempo della fine» una parte del libro di Daniele viene dissigillata. All’inizio della storia della bestia della terra, nel 1798, i capitoli sette, otto e nove di Daniele furono dissigillati. Quei capitoli sono rappresentati come la visione del fiume Ulai. Alla fine della storia della bestia della terra, nel 1989, i capitoli dieci, undici e dodici di Daniele furono dissigillati. Quei capitoli sono rappresentati come la visione del fiume Hiddekel. Ogniqualvolta il libro di Daniele viene dissigillato, un processo di prova in tre fasi si abbatte sulla generazione allora vivente.

Ed egli disse: «Va’, Daniele; poiché queste parole sono chiuse e sigillate fino al tempo della fine. Molti saranno purificati, resi candidi e provati; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà, ma i saggi comprenderanno». Daniele 12:9, 10.

Il processo di prova in tre fasi si fonda sulla struttura della parola ebraica tradotta come «verità», che fu formata combinando la prima, la tredicesima e l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. La parola ebraica rappresenta e possiede il potere creativo di Dio. Ogni verità profetica è strutturata su quella parola, così come lo è il processo di prova in tre fasi in Daniele capitolo dodici. La parola rappresenta non soltanto il potere creativo di Dio, ma anche Gesù Cristo, che è la Verità e che è altresì il Primo e l’Ultimo, come è rappresentato dalla prima e dall’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.

La storia iniziale della bestia della terra, quando l’avvertimento dell’avvicinarsi del giudizio investigativo giunse al tempo della fine nel 1798, è rappresentata dal primo angelo di Apocalisse quattordici. Il messaggio del primo angelo di Apocalisse, capitolo quattordici, possiede ciascuno dei tre passi, che sono la verità, e che rappresentano il processo di prova in tre fasi che affrontò la generazione quando il primo angelo giunse nel 1798.

Poi vidi un altro angelo volare in mezzo al cielo, recante l’evangelo eterno da annunziare a quelli che abitano sulla terra, e ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo, e diceva a gran voce: Temete Dio e dategli gloria, perché l’ora del suo giudizio è venuta; e adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le sorgenti delle acque. Apocalisse 14:6, 7

La storia finale della bestia della terra, quando l’avvertimento dell’approssimarsi del giudizio esecutivo giunse al tempo della fine nel 1989, è rappresentata dai tre angeli di Apocalisse capitolo quattordici. I tre angeli di Apocalisse 14 rappresentano i tre passi, che sono la verità, e i tre angeli rappresentano il processo di prova in tre fasi che si trovò di fronte la generazione vivente quando il terzo angelo giunse nel 1989.

Poi vidi un altro angelo volare in mezzo al cielo, recando l’evangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra, e a ogni nazione, tribù, lingua e popolo, che diceva con gran voce: Temete Dio e dategli gloria, poiché l’ora del suo giudizio è venuta; e adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque. E un altro, un secondo angelo, seguì, dicendo: Caduta, caduta è Babilonia, la grande città, perché ha fatto bere a tutte le nazioni del vino dell’ira della sua fornicazione. E un altro angelo, il terzo, li seguì, dicendo con gran voce: Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine, e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, anch’egli berrà del vino dell’ira di Dio, versato puro nel calice della sua indignazione; e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte, quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque riceve il marchio del suo nome. Qui è la costanza dei santi; qui sono coloro che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù. Apocalisse 14:6–12.

Il libro di Daniele è strutturato sulle tre messaggi dei tre angeli. Tale struttura consiste sia nei tre passi della parola ebraica che significa «verità», sia nel corrispondente processo di prova in tre fasi; ma il processo di prova si sviluppa lungo la linea storica della bestia che sale dalla terra di Apocalisse capitolo tredici (gli Stati Uniti), e anche lungo la linea storica delle due corna della bestia che sale dalla terra (il Repubblicanesimo e il Protestantesimo). La storia degli Stati Uniti, a partire dal 1798 e fino all’imminente legge domenicale, coincide con lo stesso periodo storico in cui esiste la Chiesa avventista del settimo giorno. Il libro di Daniele include pertanto anche la struttura che rappresenta la storia dell’Avventismo, a partire dal 1798 e fino all’imminente legge domenicale. Così facendo, il libro di Daniele identifica le medesime storie profetiche rappresentate nel libro dell’Apocalisse, e in tal modo fornisce il primo testimone che porta a perfezione il messaggio del secondo testimone. La perfezione dei due libri è realizzata mediante lo stesso fenomeno profetico che esisteva nella relazione fra l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento.

«La storia della vita, della morte e della risurrezione di Gesù, quale quella del Figlio di Dio, non può essere pienamente dimostrata senza le prove contenute nell’Antico Testamento. Cristo è rivelato nell’Antico Testamento con la stessa chiarezza che nel Nuovo. L’uno rende testimonianza di un Salvatore che deve venire, mentre l’altro rende testimonianza di un Salvatore che è venuto nel modo predetto dai profeti. Per apprezzare il piano della redenzione, la Scrittura dell’Antico Testamento deve essere compresa a fondo. È la luce glorificata del passato profetico che mette in risalto la vita di Cristo e gli insegnamenti del Nuovo Testamento con chiarezza e bellezza. I miracoli di Gesù sono una prova della sua divinità; ma le prove più forti che egli è il Redentore del mondo si trovano nelle profezie dell’Antico Testamento messe a confronto con la storia del Nuovo. Gesù disse ai Giudei: “Investigate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo di esse vita eterna; ed esse son quelle che testimoniano di me”. In quel tempo non esisteva altra Scrittura se non quella dell’Antico Testamento; perciò l’ingiunzione del Salvatore è chiara.» Spirit of Prophecy, volume 3, 211.

La «storia della vita, della morte e della risurrezione di Gesù» riassume l’opera di Cristo per il genere umano e rende testimonianza ai tre gradini, e quei tre gradini sono la «verità». La parola ebraica «verità» rappresenta Gesù, che è il primo e l’ultimo, il principio e la fine, l’Alfa e l’Omega, e la parola stessa consiste delle prime e delle ultime lettere, che rappresentano la medesima cosa; poiché, quale Alfa e Omega, Gesù illustra la fine di una cosa insieme con il principio di una cosa. La vita, la morte e la risurrezione di Cristo sono verità, poiché, tra le altre cose, esse sono rappresentate da tre gradini, e il primo e l’ultimo gradino sono entrambi «vita», poiché «vita» e «risurrezione» sono entrambe «vita». La lettera centrale della parola ebraica è la tredicesima lettera dell’alfabeto, e il tredici è un simbolo di ribellione, e la morte di Cristo fu causata dalla ribellione di Satana e dei figli di Adamo, che si unirono alla sua ribellione.

La comprensione della Rivelazione di Gesù Cristo nel libro dell’Apocalisse viene dissigillata poco prima della chiusura del tempo di grazia per l’umanità, e un elemento primario della verità dissigillata in quel tempo è che Cristo è la «verità», l’Alfa e l’Omega, il quale appone la Sua firma come Alfa e Omega sulle verità che Egli ha ordinato che esistessero nella Sua Parola. Quando Sorella White scrisse: «La storia della vita, della morte e della risurrezione di Gesù, in quanto Figlio di Dio, non può essere pienamente dimostrata senza la prova contenuta nell’Antico Testamento. Cristo è rivelato nell’Antico Testamento con la stessa chiarezza che nel Nuovo», ella sta confermando, per coloro che vorranno vedere, che il messaggio dei tre angeli in Apocalisse capitolo quattordici (che è anch’esso strutturato sui medesimi tre passi, come «vita, morte e risurrezione»), «non può essere pienamente dimostrato senza la prova contenuta» nel libro di Daniele.

Ella sta anche indicando che il libro di Daniele rende testimonianza di una Babilonia «a venire», mentre il libro dell’Apocalisse rende testimonianza di una Babilonia che «è venuta» nel modo predetto dal libro di Daniele. Inoltre, l’applicazione indica che, «per apprezzare» il libro dell’Apocalisse, il libro di Daniele «deve essere compreso a fondo», poiché «è la luce glorificata» proveniente dal libro di Daniele «che mette in risalto la vita di Cristo e gli insegnamenti» del libro dell’Apocalisse «con chiarezza e bellezza».

Le sue parole possono anche essere intese nel senso di indicare che «i miracoli di Gesù», rappresentati nel libro dell’Apocalisse, sono «una prova della sua divinità; ma le prove più forti che Egli è il Redentore del mondo si trovano» quando le profezie del libro di Daniele vengono «paragonate con la storia» del libro dell’Apocalisse. Inoltre, si può riconoscere che, quando «Gesù disse ai Giudei: “Investigate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me”», per i Giudei spirituali di oggi il libro di Daniele è ciò che rende testimonianza della Rivelazione di Gesù Cristo, e che quella rivelazione che viene disigillata poco prima della chiusura del tempo di grazia è il luogo in cui si trova la vita eterna.

Il libro di Daniele espone le verità profetiche che sono portate a compimento nel libro dell’Apocalisse. Esso è strutturato sui tre passi rappresentati dalla parola ebraica per «verità» e, pertanto, il libro stesso costituisce una prova per la generazione in cui questi fatti vengono dissigillati e rivelati. Gesù stesso, quale Alfa e Omega, è posto direttamente in risalto nelle primissime parole e nel primo capitolo del libro dell’Apocalisse. Questi articoli hanno inoltre mostrato che il capitolo primo di Daniele possiede la medesima struttura e le medesime caratteristiche profetiche del messaggio del primo angelo di Apocalisse capitolo quattordici.

Il messaggio del primo angelo e il capitolo uno di Daniele identificano entrambi il processo di prova in tre fasi che costituisce la firma dell’Alfa e dell’Omega. Il capitolo inizia con la Babilonia letterale che conquista il Giuda letterale, e il libro conduce all’ultima battaglia tra Babilonia e Giuda, rappresentata negli ultimi sei versetti del capitolo undicesimo di Daniele. In quei versetti, la Babilonia spirituale è conquistata dal Giuda spirituale, proprio mentre Michele si leva e il tempo di prova dell’umanità si chiude. Quei versetti rappresentano la fine della storia profetica della guerra tra Babilonia e Giuda. In quei versetti è illustrata la guarigione della ferita mortale.

I versetti che descrivono la guarigione della ferita mortale cominciano con il versetto quaranta di Daniele undici, che inizia con le parole: «E al tempo della fine». Il «tempo della fine» nel versetto rappresenta il 1798, quando al papato fu inferta la sua ferita mortale. I versetti narrano poi come la ferita mortale venga guarita, mentre il papato conquista, dapprima il suo nemico, il re del sud (l’Unione Sovietica), in secondo luogo il suo alleato, il paese glorioso (gli Stati Uniti), e in terzo luogo la sua vittima, l’Egitto (le Nazioni Unite). Nel versetto quarantacinque il papato (il re del nord) giunge alla sua fine, e non vi sarà alcuno ad aiutarlo. Il racconto della guarigione della ferita mortale del papato in questi versetti comincia con la caduta del papato nel 1798 e termina con l’ascesa e la caduta finali del papato. I versetti compresi fra l’apertura del passo e la sua conclusione identificano la ribellione nel mezzo.

La parola ebraica per “verità” fu formata dalla combinazione della prima lettera, della tredicesima lettera e dell’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Tredici è un numero che simboleggia la ribellione, e la storia tra la prima e l’ultima. Nel passo finale della profezia nel libro di Daniele, è rappresentata la medesima guerra che è raffigurata nei primissimi versetti del libro. Quei versetti introducono il capitolo uno, dove troviamo il processo di prova in tre fasi che costituisce la verità. Poi, nel passo finale, troviamo gli stessi tre passaggi, poiché esso inizia con la prima caduta del papato e termina con l’ultima caduta del papato, e nel mezzo è incastonata la ribellione degli ultimi giorni.

In quegli ultimi sei versetti del capitolo undicesimo di Daniele vi è una seconda testimonianza della verità, poiché il primo potere geografico che il papato deve rovesciare (il re del sud) è un simbolo del potere del dragone, così come lo è l’ultimo dei tre poteri geografici (l’Egitto). La conquista in tre fasi che è necessaria perché la ferita mortale sia guarita comincia con il re del sud, che è un simbolo del potere del dragone dell’ateismo, e l’ultimo dei tre poteri, rappresentato dall’Egitto, è il principale simbolo biblico dell’ateismo associato al dragone. Infatti, il termine tradotto con “sud” nel versetto quaranta del passo è “negeb”, che talvolta è tradotto come Egitto. I tre ostacoli recano l’impronta della verità, poiché il primo ostacolo è l’ultimo ostacolo. Il potere nel mezzo è il paese glorioso (gli Stati Uniti). Gli Stati Uniti sono il luogo in cui viene prodotta la ribellione della legge domenicale, e il simbolo degli Stati Uniti quando ebbero inizio era costituito da tredici colonie.

La firma dell’Alfa e dell’Omega pervade il libro di Daniele e fornisce la testimonianza che, quando viene posta insieme al libro dell’Apocalisse, stabilisce la divinità di Gesù Cristo. In termini del capitolo dodici di Daniele e del processo di prova in tre fasi che ha luogo nella generazione in cui il libro viene dissigillato, rigettare la rivelazione della struttura del libro di Daniele significa essere tra coloro che sono identificati come gli empi. In termini del capitolo quattordici dell’Apocalisse, rigettare la rivelazione della struttura del libro di Daniele significa essere tra coloro che sono identificati come adoratori della bestia e della sua immagine.

Il libro dell’Apocalisse indica che, appena prima della chiusura del tempo di grazia, la Rivelazione di Gesù Cristo viene dissigillata, e la Rivelazione di Gesù Cristo include il dissigillamento della struttura del libro di Daniele.

“Onorato dagli uomini con le responsabilità dello Stato e con i segreti di regni esercitanti un dominio universale, Daniele fu onorato da Dio quale Suo ambasciatore, e gli furono date molte rivelazioni dei misteri dei secoli futuri. Le sue meravigliose profezie, come da lui riportate nei capitoli 7 a 12 del libro che porta il suo nome, non furono pienamente comprese neppure dal profeta stesso; ma, prima che si concludessero le fatiche della sua vita, gli fu data la benedetta assicurazione che «alla fine dei giorni» — nel periodo conclusivo della storia di questo mondo — gli sarebbe stato nuovamente concesso di stare nella sua sorte e nel suo posto. Non gli fu dato di comprendere tutto ciò che Dio aveva rivelato del proposito divino. «Serra le parole e sigilla il libro», gli fu ordinato riguardo ai suoi scritti profetici; essi dovevano rimanere sigillati «fino al tempo della fine». «Va’ per la tua via, Daniele», l’angelo ordinò ancora una volta al fedele messaggero di Geova; «poiché le parole sono chiuse e sigillate sino al tempo della fine…. Ma tu va’ per la tua via sino alla fine; tu riposerai e sorgerai nella tua sorte alla fine dei giorni». Daniele 12:4, 9, 13.

«Mentre ci avviciniamo alla fine della storia di questo mondo, le profezie riportate da Daniele richiedono la nostra speciale attenzione, poiché si riferiscono proprio al tempo in cui viviamo. Ad esse dovrebbero essere collegati gli insegnamenti dell’ultimo libro delle Scritture del Nuovo Testamento. Satana ha indotto molti a credere che le parti profetiche degli scritti di Daniele e di Giovanni il rivelatore non possano essere comprese. Ma la promessa è chiara: una speciale benedizione accompagnerà lo studio di queste profezie. “I saggi comprenderanno” (versetto 10), fu detto riguardo alle visioni di Daniele che dovevano essere dissigillate negli ultimi giorni; e della rivelazione che Cristo diede al Suo servo Giovanni per la guida del popolo di Dio lungo tutti i secoli, la promessa è: “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte”. Apocalisse 1:3». Prophets and Kings, 547.

Parlando al suo tempo in forma futura, la sorella White dichiarò: «mentre ci avviciniamo alla conclusione della storia di questo mondo», «i savi intenderanno», e che «le profezie riportate da Daniele richiedono la nostra speciale attenzione, poiché si riferiscono proprio al tempo nel quale viviamo». Le «molte rivelazioni dei misteri dei secoli futuri. Le sue meravigliose profezie, come da lui riportate nei capitoli da sette a dodici del libro che porta il suo nome», devono «essere dischiuse negli ultimi giorni».

Quando il libro di Daniele viene dissuggellato, esso produce un processo di purificazione in tre fasi, che mette alla prova la generazione che vive nel tempo in cui il Leone della tribù di Giuda consegna il libro di Daniele al Suo popolo. In Apocalisse dieci, Sorella White ci informa che l’angelo che discese non era “nientemeno che Gesù Cristo”. In Apocalisse dieci, l’angelo aveva nella Sua mano un piccolo libro aperto, che a Giovanni fu comandato di prendere e mangiare. Quel libro fu dissuggellato dal Leone della tribù di Giuda, che non è nientemeno che Gesù Cristo; pertanto, il libro che a Giovanni fu comandato di mangiare era il piccolo libro di Daniele.

«Fu il Leone della tribù di Giuda che aprì il libro sigillato e diede a Giovanni la rivelazione di ciò che deve avvenire in questi ultimi giorni. »

«Daniele rimase nella sua sorte per rendere la sua testimonianza, che fu sigillata fino al tempo della fine, quando il messaggio del primo angelo sarebbe stato proclamato al nostro mondo. Queste cose sono di importanza infinita in questi ultimi giorni; ma, mentre “molti saranno purificati, imbiancati e provati”, “gli empi agiranno empiamente: e nessuno degli empi comprenderà”. Quanto è vero tutto ciò! Il peccato è la trasgressione della legge di Dio; e coloro che non vogliono accettare la luce riguardo alla legge di Dio non comprenderanno la proclamazione dei messaggi del primo, del secondo e del terzo angelo. Il libro di Daniele è dissigillato nella rivelazione data a Giovanni, e ci conduce fino alle ultime scene della storia di questa terra.»

«I nostri fratelli terranno presente che stiamo vivendo in mezzo ai pericoli degli ultimi giorni? Leggete l’Apocalisse in relazione con Daniele. Insegnate queste cose». Testimonies to Ministers, 115.

Rigettare la rivelazione della struttura del libro di Daniele, che ora viene dissigillata, significa essere tra coloro che sono identificati come gli empi. I primi sei capitoli di Daniele stabiliscono la struttura profetica che rappresenta la storia profetica dell’Avventismo, la bestia della terra, i settant’anni simbolici di Isaia capitolo ventitré, le due corna del Protestantesimo e del Repubblicanesimo, la storia profetica dei messaggi del primo e del secondo angelo e la storia dei messaggi dei tre angeli. Gli ultimi sei capitoli di Daniele identificano i messaggi profetici che vengono dissigillati all’inizio e alla fine di tutte queste storie precedentemente menzionate.

Il capitolo uno di Daniele è la storia del movimento del primo angelo, all’inizio della storia della bestia della terra. I capitoli da uno a tre costituiscono la storia del movimento del terzo angelo, alla fine della storia della bestia della terra. Il capitolo quattro deve essere allineato con il capitolo uno, come inizio, e i capitoli cinque e sei devono essere allineati con i capitoli da uno a tre, come fine. L’aumento di conoscenza rappresentato nei capitoli sette, otto e nove deve essere allineato con il capitolo uno come storia iniziale. L’aumento di conoscenza rappresentato nei capitoli dieci, undici e dodici deve essere allineato con i capitoli da uno a tre come storia finale.

Precetto dopo precetto, questa applicazione identifica la storia iniziale della bestia che sale dalla terra come i capitoli uno, quattro, sette, otto e nove. L’applicazione identifica anche la storia finale della bestia che sale dalla terra come i capitoli da uno a tre, i capitoli cinque, sei e da dieci a dodici. Così, il libro di Daniele è presentato sia come l’inizio sia come la fine della bestia che sale dalla terra.

L’inizio della bestia della terra può dunque essere identificato con Daniele capitolo uno, poiché il capitolo quattro deve sovrapporsi al capitolo uno (linea su linea). Anche i capitoli sette, otto e nove devono sovrapporsi al capitolo uno. Pertanto, l’inizio della storia della bestia della terra è rappresentato da Daniele capitolo uno.

Così pure avviene per la conclusione della bestia della terra. La conclusione della storia della bestia della terra è rappresentata dai capitoli da uno a tre, e i capitoli cinque, sei, dieci, undici e dodici devono sovrapporsi ai primi tre capitoli (linea su linea); pertanto, la conclusione della storia della bestia della terra è rappresentata dai primi tre capitoli di Daniele.

Il capitolo uno rappresenta l’inizio, e poi i capitoli da uno a tre rappresentano la conclusione; e la struttura di uno e poi tre identifica che la struttura profetica del libro di Daniele è identica alla struttura profetica dei tre angeli di Apocalisse quattordici. Là, come in Daniele, il primo angelo rappresenta una storia separata, ma è anche un terzo della storia dei tre angeli. Simultaneamente, poiché questo riconoscimento identifica e sottolinea la combinazione del tre e dell’uno, esso costituisce anche la struttura della parola ebraica «verità», la quale rappresenta non soltanto Cristo e il potere creatore di Dio, ma anche un processo di prova e purificazione in tre fasi, che è rappresentato sia in Daniele capitolo uno, sia poi di nuovo in Daniele capitoli da uno a tre.

Gesù, che è la verità, è anche il Primo e l’Ultimo, e sotto tale aspetto la storia del movimento del primo angelo si ripete alla lettera nella storia dei tre angeli; pertanto, è profeticamente accettabile sovrapporre i primi tre capitoli di Daniele al capitolo uno di Daniele, poiché il principio illustra sempre la fine. Il libro di Daniele diviene così il «libretto» che è nella mano dell’angelo, poiché il «libretto» di Daniele può essere pienamente rappresentato in Daniele capitolo uno.

Continueremo il nostro studio del libro di Daniele nel prossimo articolo.

«Fra coloro che erano ricercati dagli ufficiali incaricati di dare esecuzione alle disposizioni del decreto reale vi erano Daniele e i suoi compagni. Quando fu loro detto che, secondo il decreto, anch’essi dovevano morire, Daniele, “con consiglio e con saggezza”, domandò ad Arioch, capitano della guardia del re: “Perché il decreto del re è così affrettato?” Arioch gli raccontò allora la vicenda dell’angoscia del re a motivo del suo straordinario sogno e del suo fallimento nell’ottenere aiuto da coloro nei quali fino ad allora aveva riposto la più piena fiducia. Udito ciò, Daniele, prendendo la propria vita nelle sue mani, si avventurò alla presenza del re e supplicò che gli fosse concesso del tempo, affinché potesse pregare il suo Dio di rivelargli il sogno e la sua interpretazione.

“A questa richiesta il monarca acconsentì. «Allora Daniele andò a casa sua e fece conoscere la cosa ad Hananiah, Mishael e Azariah, suoi compagni». Insieme cercarono sapienza dalla Fonte della luce e della conoscenza. La loro fede era salda nella consapevolezza che Dio li aveva posti dove si trovavano, che essi stavano compiendo la Sua opera e adempiendo alle esigenze del dovere. Nei tempi di perplessità e di pericolo si erano sempre rivolti a Lui per guida e protezione, ed Egli si era dimostrato un soccorso sempre pronto. Ora, con contrizione di cuore, si sottomisero di nuovo al Giudice della terra, supplicando che concedesse loro liberazione in questo loro tempo di particolare necessità. E non supplicarono invano. Il Dio che essi avevano onorato, ora onorava loro. Lo Spirito del Signore riposò su di loro, e a Daniele, «in una visione notturna», furono rivelati il sogno del re e il suo significato.

«Il primo atto di Daniele fu di ringraziare Dio per la rivelazione che gli era stata data. “Benedetto sia il nome di Dio nei secoli dei secoli”, esclamò; “poiché a Lui appartengono la sapienza e la forza: Egli muta i tempi e le stagioni: depone i re e innalza i re: dà sapienza ai saggi e conoscenza a quelli che hanno intendimento: rivela le cose profonde e segrete: conosce ciò che è nelle tenebre, e la luce dimora presso di Lui. Io Ti ringrazio e Ti lodo, o Dio dei miei padri, che mi hai dato sapienza e forza, e ora mi hai fatto conoscere ciò che Ti abbiamo domandato: poiché ora ci hai fatto conoscere la questione del re.”» Prophets and Kings, 493, 494.