Abbiamo trattato il simbolismo di Elia e ora ci serviamo delle vicende del Monte Carmelo e del Monte Sinai per illustrare un processo progressivo di prova per il corno del Protestantesimo e uno sviluppo politico progressivo per il corno del Repubblicanesimo che è parallelo al corno del Protestantesimo.
L’ultimo articolo esaminava la ribellione descritta in Numeri, capitoli tredici e quattordici, che identifica la decima e ultima prova per l’antico Israele dopo l’attraversamento del Mar Rosso. Tale storia si armonizza con il movimento iniziale della storia millerita, ma anche con la storia del movimento finale di Dio. L’opera di tutti e tre gli angeli di Apocalisse quattordici è compiuta da un movimento al principio e da un movimento alla fine.
«L’angelo che si unisce nella proclamazione del messaggio del terzo angelo deve illuminare tutta la terra con la sua gloria. Qui è predetta un’opera di portata mondiale e di straordinaria potenza. Il movimento avventista del 1840–44 fu una gloriosa manifestazione della potenza di Dio; il messaggio del primo angelo fu portato in ogni stazione missionaria del mondo, e in alcuni paesi vi fu il più grande interesse religioso che sia stato testimoniato in qualsiasi terra dalla Riforma del sedicesimo secolo; ma tutto questo deve essere superato dal potente movimento sotto l’ultimo avvertimento del terzo angelo». The Great Controversy, 611.
Tra la storia del movimento del principio e quella del movimento della fine, troviamo la storia della chiesa di Laodicea. L’angelo che illumina la terra con la sua gloria è chiaramente identificato come un movimento, non come una chiesa.
«Di Babilonia, nel tempo presentato in questa profezia, è dichiarato: “I suoi peccati sono giunti fino al cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità”. Apocalisse 18:5. Essa ha colmato la misura della sua colpa, e la distruzione sta per abbattersi su di lei. Ma Dio ha ancora un popolo in Babilonia; e prima della manifestazione dei Suoi giudizi questi fedeli devono essere chiamati a uscirne, affinché non partecipino ai suoi peccati e non “ricevano delle sue piaghe”. Da qui il movimento simboleggiato dall’angelo che scende dal cielo, illuminando la terra con la sua gloria e gridando potentemente a gran voce, annunciando i peccati di Babilonia. In relazione con il suo messaggio si ode l’appello: “Uscite da essa, o popolo mio”. Questi annunci, unendosi al messaggio del terzo angelo, costituiscono l’avvertimento finale da rivolgere agli abitanti della terra». The Great Controversy, 604.
Tutti i profeti concordano gli uni con gli altri e tutti identificano «gli ultimi giorni» in modo più specifico di quanto identifichino i giorni nei quali le profezie furono proclamate. Come esempio di questo fenomeno, l’angelo di Apocalisse diciotto era ed è prefigurato dall’angelo di Apocalisse dieci. Entrambi illuminano la terra con la sua gloria quando discende. Sorella White identifica il primo angelo nel libro Primi Scritti.
«Gesù incaricò un possente angelo di scendere e di ammonire gli abitanti della terra a prepararsi per la Sua seconda apparizione. Mentre l’angelo lasciava la presenza di Gesù in cielo, una luce straordinariamente fulgida e gloriosa lo precedeva. Mi fu detto che la sua missione era di illuminare la terra con la sua gloria e di avvertire l’uomo dell’imminente ira di Dio». Early Writings, 245.
Quell’angelo di Apocalisse diciotto discese l’11 settembre 2001. Era stato prefigurato dall’angelo che discese l’11 agosto 1840. In Isaia capitolo sei, a Isaia vengono mostrati il tempio nel cielo e la gloria di Dio. Nel versetto tre del capitolo sei si afferma che tutta la terra è piena della gloria di Dio. Ciò avviene quando discende l’angelo di Apocalisse diciotto.
Dopo queste cose vidi un altro angelo scendere dal cielo, avente grande potestà; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Apocalisse 18:1.
Il terzo versetto di Isaia sei identifica la medesima storia.
E l’uno gridava all’altro e diceva: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena della sua gloria». Isaia 6:3.
La sorella White mette in relazione la visione del santuario di Isaia con il movimento di Apocalisse diciotto.
«I serafini davanti al trono sono così colmi di riverente timore nel contemplare la gloria di Dio, che neppure per un istante guardano a se stessi con autocompiacimento, o con ammirazione di sé o gli uni degli altri. La loro lode e la loro gloria sono per il Signore degli eserciti, che è alto ed elevato, e il cui lembo riempie il tempio. Mentre vedono il futuro, quando tutta la terra sarà ripiena della sua gloria, il canto trionfale di lode risuona dall’uno all’altro in melodioso salmodiare: “Santo, santo, santo, è il Signore degli eserciti”. Essi sono pienamente appagati nel glorificare Dio; e alla sua presenza, sotto il sorriso della sua approvazione, non desiderano nulla di più. Nel portare la sua immagine, nel compiere il suo servizio e nell’adorarlo, la loro più alta aspirazione è pienamente raggiunta.
«La visione data a Isaia rappresenta la condizione del popolo di Dio negli ultimi giorni.» Review and Herald, 22 dicembre 1896.
Giovanni, nel capitolo dieci dell’Apocalisse e anche nel capitolo diciotto, e Isaia nel capitolo sei, insieme al commento di Sorella White, collocano tutte queste illustrazioni della terra illuminata dalla gloria di Dio nel medesimo punto della storia. Tutta la terra fu testimone degli eventi che ebbero luogo l’11 settembre 2001. La storia progressiva del movimento millerita, che si concluse nel 1863, prefigurò la storia in cui il potente angelo di Apocalisse diciotto discende con la storia associata all’angelo che discese nel capitolo dieci dell’Apocalisse. Stabilite queste premesse iniziali, ritorneremo al processo di prova rappresentato nel capitolo quattordici di Numeri. Dopo che Mosè intercedette per i ribelli che desideravano ritornare in Egitto e lapidare Giosuè e Caleb, Dio accetta l’intercessione di Mosè.
E il Signore disse: «Io ho perdonato secondo la tua parola; ma, com’è vero che io vivo, tutta la terra sarà ripiena della gloria del Signore. Poiché tutti quegli uomini che hanno visto la mia gloria e i miei prodigi, che io feci in Egitto e nel deserto, e mi hanno tentato già queste dieci volte, e non hanno dato ascolto alla mia voce, certo non vedranno il paese che giurai ai loro padri, e nessuno di quelli che mi hanno provocato lo vedrà. Ma il mio servo Caleb, poiché vi è stato in lui uno spirito diverso ed egli mi ha seguito pienamente, io lo farò entrare nel paese dove andò, e la sua discendenza lo possederà». Numeri 14:20–24.
La storia qui rappresentata in Numeri quattordici costituisce la prova finale per l’antico Israele, e il loro fallimento decretò per loro la morte nel deserto nel corso dei successivi quarant’anni. Questa storia è direttamente associata ad Apocalisse diciotto, poiché lì Dio proclamò che «com’è vero che» Dio vive, «tutta la terra sarà ripiena della gloria del Signore». È un’affermazione molto forte che Dio colloca in questo resoconto storico, e così facendo Egli sottolinea che la storia rappresentata nei capitoli tredici e quattordici di Numeri prefigurava il potente movimento dell’angelo di Apocalisse diciotto. Poiché Apocalisse diciotto concerne la fine del popolo rimanente di Dio, anche l’inizio del popolo rimanente di Dio è illustrato nel passo che stiamo considerando nel libro di Numeri.
L’11 agosto 1840, all’adempimento di una profezia riguardante l’Islam del secondo guaio, l’antico popolo dell’alleanza eletto fu messo alla prova dal messaggio di Elia che era appena stato dimostrato corretto.
L’11 settembre 2001, nell’adempimento di una profezia dell’Islam relativa al terzo guaio, l’antico popolo del patto, già eletto, segnò l’inizio del giudizio dei viventi quale messaggio di Elia che era appena stato dimostrato corretto.
Il messaggio di Elia della storia millerita fu collocato nel contesto del tempo profetico. Il messaggio di Elia dell’11 settembre 2001 fu collocato nel contesto della ripetizione della storia. L’11 settembre 2001 ripeté la storia dell’11 agosto 1840, poiché entrambe le date rappresentano l’adempimento di una profezia relativa all’Islam, ed entrambe segnano la discesa dell’angelo, che Suor White disse essere “nientemeno che Gesù Cristo in persona”. Sebbene Suor White non dica mai dell’angelo di Apocalisse diciotto che “era nientemeno che Gesù Cristo in persona”, come invece afferma dell’angelo di Apocalisse dieci, l’angelo di Apocalisse diciotto illumina la terra con la “sua” gloria, e le Scritture affermano chiaramente che è la gloria di Gesù Cristo quella che illumina la terra.
Lo strumento di giudizio che all’inizio portò alla prova dei Protestanti fu il movimento millerita, rappresentato da Elia. Lo strumento di giudizio che alla fine porta alla prova dell’Avventismo del Settimo Giorno è il movimento di Elia, rappresentato dai centoquarantaquattromila. Il simbolo di Elia ha più di un significato e, sebbene egli rappresenti Miller e il movimento millerita, rappresenta anche i centoquarantaquattromila.
«Mosè sul monte della trasfigurazione fu un testimone della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Egli rappresentava coloro che usciranno dalla tomba alla risurrezione dei giusti. Elia, che era stato traslato in cielo senza vedere la morte, rappresentava coloro che saranno viventi sulla terra alla seconda venuta di Cristo, e che saranno “mutati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba”; quando “questo mortale deve rivestire immortalità” e “questo corruttibile deve rivestire incorruttibilità”. 1 Corinzi 15:51-53. Gesù era rivestito della luce del cielo, come apparirà quando verrà “la seconda volta senza peccato a salvazione”. Poiché verrà “nella gloria del Padre suo con i santi angeli”. Ebrei 9:28; Marco 8:38. La promessa del Salvatore ai discepoli era ora adempiuta. Sul monte il futuro regno di gloria fu rappresentato in miniatura: Cristo il Re, Mosè rappresentante dei santi risuscitati, ed Elia di quelli traslati». The Desire of Ages, 412.
Il popolo del patto che viene tralasciato costituisce la maggioranza di dieci a due. Molti sono chiamati, ma pochi eletti. Il fallimento della decima prova si basava sul fatto che il cattivo resoconto, o il buon resoconto della Terra Promessa, venisse respinto oppure accettato. Così, la storia qui illustrata dimostra che la vittoria o la sconfitta nella storia progressiva della prova si fonda sulla scelta tra due metodologie che interpretano la medesima informazione.
Tutti e dodici gli esploratori videro la Terra Promessa, ma furono tratte due conclusioni diverse riguardo a ciò che la Terra Promessa rappresentava. Un rapporto era motivato dalla paura umana, l’altro dalla fede. Uno manifestava il desiderio di respingere la guida di Dio e ritornare alla schiavitù d’Egitto, e l’altro rapporto manifestava il desiderio di confidare nella guida di Dio e avanzare nella Terra Promessa.
Nel movimento millerita, anche la maggioranza scelse di ritornare alla schiavitù di Babilonia e di diventarne figlie, e questa fu la manifestazione della loro decisione di rigettare il messaggio profetico del primo angelo. I fedeli Milleriti scelsero di seguire il messaggio profetico del primo angelo, anche dopo l’apparente fallimento alla prima delusione nella primavera del 1844. La storia di Numeri presenta due diversi “resoconti” delle dodici spie, che rappresentano due differenti analisi del medesimo messaggio profetico. Nel 1863, l’Avventismo laodiceano non accettò un messaggio profetico; esso rigettò un messaggio profetico precedentemente stabilito. Nel 1863, l’Avventismo laodiceano ritornò ad accettare la metodologia biblica che si era opposta a William Miller durante tutto il suo ministero. Coloro che rigettarono il messaggio profetico e desiderarono ritornare alla schiavitù furono prefigurati dai ribelli di Numeri quattordici, i quali infine morirono nel deserto.
Il numero dieci, quando è considerato come simbolo, come tutti i simboli ha più di un significato. Il suo significato simbolico deve essere compreso dal contesto del passo in cui si trova. “Dieci”, come simbolo, può rappresentare persecuzione. Può rappresentare una prova. Può rappresentare l’unione decuplice dei re d’Europa, delle tribù settentrionali d’Israele e delle Nazioni Unite. Nella chiesa di Smirne il popolo di Dio doveva avere tribolazione per dieci giorni.
Non temere alcuna delle cose che avrai da soffrire: ecco, il diavolo getterà alcuni di voi in prigione, affinché siate messi alla prova; e avrete tribolazione per dieci giorni: sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita. Apocalisse 2:10.
Gli storici indicano nella persecuzione attuata da Diocleziano, nella storia di Smirne, quella persecuzione essendo la più severa nella storia di Smirne, e durò dieci anni. Altri storici individuano dieci diverse persecuzioni nella storia di Smirne. In entrambi i casi, esse furono attuate da Roma imperiale, che in Daniele sette è rappresentata da dieci corna. Quei dieci re erano i re, prefigurati da Acab, che commisero fornicazione con il papato e furono lo strumento di persecuzione di cui il papato si servì per compiere il massacro durante i Secoli bui. «Dieci» rappresenta il potere statale che compie la persecuzione per Jezebel. In Daniele capitolo uno, «dieci» simboleggia un periodo di prova.
Ti prego, metti alla prova i tuoi servi per dieci giorni, e ci siano dati legumi da mangiare e acqua da bere. Poi si guardi, davanti a te, il nostro aspetto e l’aspetto dei giovani che mangiano della porzione delle vivande del re; e fa’ con i tuoi servi secondo ciò che vedrai. Egli dunque acconsentì a questa loro richiesta e li mise alla prova per dieci giorni. E al termine dei dieci giorni il loro aspetto apparve migliore e più florido nella carne di tutti i giovani che mangiavano della porzione delle vivande del re. Daniele 1:12–15.
In Numeri quattordici, l’antico Israele aveva provocato Dio dieci volte, rappresentando dieci prove nel corso di un periodo di tempo.
Ma, com’è vero che io vivo, tutta la terra sarà ripiena della gloria del Signore. Poiché tutti quegli uomini che hanno visto la mia gloria e i miei miracoli, che ho compiuto in Egitto e nel deserto, e mi hanno tentato già queste dieci volte, e non hanno ascoltato la mia voce. Numeri 14:21, 22.
Se doveste cercare in internet la comprensione di quali ribellioni specifiche rappresentino le nove ribellioni o prove fallite dalla liberazione al Mar Rosso fino alla decima prova, trovereste alcune variazioni riguardo a quali fallimenti dell’antico Israele debbano essere considerati come una di quelle dieci prove. Sostengo che la liberazione al Mar Rosso, che è stata specificamente identificata come corrispondente al 22 ottobre 1844, costituisca l’inizio delle dieci prove, e quindi il punto da cui cominciare a contare le prove sorte dal 1844 al 1863. Vi era stato un processo progressivo di prova che ebbe inizio nel 1798, quando il libro di Daniele fu dissuggellato, e quel processo abbracciò la storia del messaggio del primo e del secondo angelo, che si concluse con l’arrivo del terzo angelo il 22 ottobre 1844.
«A Minneapolis Dio diede al Suo popolo preziose gemme di verità in nuove cornici. Questa luce dal cielo fu da alcuni respinta con tutta l’ostinazione che i Giudei manifestarono nel respingere Cristo, e si parlò molto del mantenersi ai vecchi punti di riferimento. Ma vi erano prove che essi non sapessero che cosa fossero i vecchi punti di riferimento. Vi erano evidenze e vi era un ragionamento tratto dalla parola che si raccomandava alla coscienza; ma le menti degli uomini erano fissate, sigillate contro l’ingresso della luce, perché avevano deciso che si trattava di un errore pericoloso che rimuoveva i “vecchi punti di riferimento”, quando non si stava spostando neppure un piolo dei vecchi punti di riferimento, ma essi avevano idee pervertite di ciò che costituiva i vecchi punti di riferimento.»
«Il trascorrere del tempo nel 1844 fu un periodo di grandi eventi, che aprì ai nostri occhi attoniti la purificazione del santuario che si svolgeva in cielo, e che aveva una relazione decisiva con il popolo di Dio sulla terra, [come pure] i messaggi del primo e del secondo angelo e del terzo, dispiegando il vessillo sul quale era inscritto: “I comandamenti di Dio e la fede di Gesù”. Uno dei punti di riferimento sotto questo messaggio era il tempio di Dio, visto in cielo dal Suo popolo amante della verità, e l’arca contenente la legge di Dio. La luce del Sabato del quarto comandamento fece lampeggiare i suoi forti raggi sul sentiero dei trasgressori della legge di Dio. La non immortalità degli empi è un antico punto di riferimento. Non riesco a richiamare alla mente null’altro che possa rientrare sotto la categoria degli antichi punti di riferimento. Tutto questo gridare intorno al cambiamento degli antichi punti di riferimento è del tutto immaginario». The 1888 Materials, 518.
Il 22 ottobre 1844 il terzo angelo giunse con un messaggio in mano.
«Quando il ministero di Gesù si concluse nel luogo santo, ed Egli passò nel luogo santissimo, e si pose davanti all’arca contenente la legge di Dio, Egli inviò al mondo un altro potente angelo con un terzo messaggio. Nella mano dell’angelo fu posto un rotolo, e mentre egli discendeva sulla terra con potenza e maestà, proclamò un terribile avvertimento, con la più tremenda minaccia mai recata all’uomo». Early Writings, 254.
Il 22 ottobre 1844 un angelo discese con in mano un rotolo che il popolo di Dio doveva mangiare. Le dottrine dei “capisaldi” che vengono allora identificate devono essere o mangiate e accettate, oppure respinte e non mangiate. Quando giunse il terzo angelo con il rotolo in mano, il messaggio contenuto nel rotolo rappresentava sei verità di prova. Queste sei prove furono identificate come il “passare del tempo”, che rappresenta la profezia dei duemilatrecento anni; il giudizio, rappresentato come “la purificazione del santuario”; i messaggi dei tre angeli; “la legge di Dio”; “il Sabato”; e lo stato dei morti, rappresentato come la “non immortalità dell’anima.”
Naturalmente, quelle sei verità sono interconnesse, ma furono individuate singolarmente come pietre miliari. Alcuni potrebbero non desiderare includere il trascorrere del tempo in questo elenco, ma è evidente che molti respinsero la verità secondo cui il 22 ottobre 1844 costituiva un autentico adempimento della profezia. Essi non superarono quella prova, il che naturalmente impedì loro di confrontarsi con le prove che seguirono. Il processo di prova di Dio è stato ripetutamente stabilito come un processo progressivo che richiede la vittoria sulla prova che viene data per prima, prima che si possa essere coinvolti nella prova successiva.
«Quando cominciammo a presentare la luce sulla questione del sabato, non avevamo un’idea chiaramente definita del messaggio del terzo angelo di Apocalisse 14:9–12. Il peso della nostra testimonianza, quando ci presentavamo davanti al popolo, era che il grande movimento del secondo avvento veniva da Dio, che il primo e il secondo messaggio erano stati proclamati, e che il terzo doveva essere dato. Vedemmo che il terzo messaggio si concludeva con le parole: “Qui è la costanza dei santi; qui sono coloro che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù”. E vedemmo con la stessa chiarezza con cui ora vediamo che queste parole profetiche indicavano una riforma del sabato; ma quanto a ciò che fosse l’adorazione della bestia menzionata nel messaggio, o che cosa fossero l’immagine e il marchio della bestia, non avevamo una posizione definita.»
«Dio, mediante il Suo Santo Spirito, fece risplendere la luce sui Suoi servitori, e il soggetto si aprì gradualmente alla loro mente. Furono necessari molto studio e una premurosa sollecitudine per investigarlo, anello dopo anello. Con cura, apprensione e incessante lavoro l’opera è andata avanti, finché le grandi verità del nostro messaggio, un insieme chiaro, coerente e perfetto, sono state date al mondo.
«Ho già parlato della mia conoscenza con l’anziano Bates. Lo trovai un vero gentiluomo cristiano, cortese e benevolo. Mi trattò con la stessa tenerezza con cui avrei potuto essere trattata se fossi stata sua propria figlia. La prima volta che mi udì parlare, manifestò un profondo interesse. Dopo che ebbi cessato di parlare, si alzò e disse: “Io sono un Tommaso incredulo. Non credo nelle visioni. Ma se potessi credere che la testimonianza che la sorella ha riferito questa sera fosse davvero la voce di Dio rivolta a noi, sarei l’uomo più felice sulla terra. Il mio cuore è profondamente commosso. Credo che colei che ha parlato sia sincera, ma non so spiegare come le siano state mostrate le cose meravigliose che ci ha riferito.”»
«Pochi mesi dopo il mio matrimonio, partecipai, con mio marito, a una Conferenza a Topsham, nel Maine, alla quale era presente l’anziano Bates. Egli allora non credeva ancora pienamente che le mie visioni fossero da Dio. Quell’incontro fu un tempo di grande interesse. Lo Spirito di Dio si posò su di me; fui rapita in una visione della gloria di Dio, e per la prima volta ebbi una visione di altri pianeti. Dopo essere uscita dalla visione, raccontai ciò che avevo visto. Allora l’anziano B. mi chiese se avessi studiato astronomia. Gli dissi che non mi ricordavo di aver mai consultato un trattato di astronomia. Egli disse: “Questo viene dal Signore.” Mai prima d’allora lo avevo visto così aperto e felice. Il suo volto risplendeva della luce del cielo, ed egli esortò la chiesa con potenza». Testimonies, volume 1, 78–80.
Certamente, tutte queste prove dottrinali sono interconnesse, ma sono anche prove che possono essere isolate, e furono progressivamente dischiuse ai servitori di Dio. Vi sono molte chiese che osservano il sabato del settimo giorno, ma che respingono il messaggio dei tre angeli. Esse respingono la verità che il giudizio ebbe inizio il 22 ottobre 1844, ma continuano comunque a osservare il sabato. Queste prove dottrinali sono interconnesse, ma rappresentano sei prove specifiche.
Come è stato appena illustrato da Joseph Bates, il capitano di mare che conosceva perfettamente l’astronomia accettò lo Spirito di Profezia, che in precedenza aveva respinto. Nel dicembre del 1844, Ellen White ricevette la sua prima visione e la settima prova giunse nel movimento.
“La Bibbia dev’essere il vostro consigliere. Studiatela e studiate le testimonianze che Dio ha dato; poiché esse non contraddicono mai la sua Parola. Se le Testimonianze non parlano secondo la parola di Dio, respingetele. Cristo e Belial non possono essere uniti.” Selected Messages, libro 3, 33.
Poco dopo la grande delusione, la Sorella White approvò un articolo che identificava il passaggio di Cristo dal luogo santo al Luogo Santissimo il 22 ottobre 1844. Ella raccomandò quella pubblicazione «a ogni santo».
«Credo che il Santuario, che dev’essere purificato alla fine dei 2300 giorni, sia il Tempio della Nuova Gerusalemme, di cui Cristo è ministro. Il Signore mi mostrò in visione, più di un anno fa, che il fratello Crosier aveva la vera luce sulla purificazione del Santuario, ecc.; e che era sua volontà che il fratello C. mettesse per iscritto il punto di vista che ci aveva presentato nel Day-Star, Extra, del 7 febbraio 1846. Mi sento pienamente autorizzata dal Signore a raccomandare quell’Extra a ogni santo». A Word to the Little Flock, 12.
La sua approvazione riguardava la descrizione di Crosier del passaggio di Cristo al Luogo Santissimo, ma l’articolo conteneva diversi insegnamenti erronei, incluso l’insegnamento del protestantesimo apostata secondo cui il «continuo» nel libro di Daniele rappresentava il ministero di Cristo. Ella pertanto redasse un chiarimento che fu pubblicato per la prima volta nel 1850 e poi successivamente incluso nel libro Early Writings. Lì ella indicò che «coloro che proclamarono il grido dell’ora del giudizio avevano la corretta comprensione del “continuo”».
«Allora vidi, in relazione al “continuo” (Daniele 8:12), che la parola “sacrificio” fu aggiunta dalla sapienza umana, e non appartiene al testo, e che il Signore ne diede la corretta comprensione a coloro che proclamarono il grido dell’ora del giudizio. Quando vi era unità, prima del 1844, quasi tutti erano uniti sulla corretta comprensione del “continuo”; ma nella confusione sopravvenuta dopo il 1844, sono state accolte altre vedute, e ne sono seguite tenebre e confusione». Early Writings, 74.
Il tema del «sacrificio quotidiano» nel libro di Daniele divenne un simbolo del ritorno dell’Avventismo, nella prima parte del ventesimo secolo, alla metodologia del Protestantesimo apostata, e oggi la corretta comprensione millerita del «sacrificio quotidiano» è stata respinta dai teologi dell’Avventismo. È stata respinta, nonostante Sorella White abbia chiaramente identificato che i Milleriti avevano ragione nell’identificare il «sacrificio quotidiano» come il potere satanico del paganesimo. Essi rigettarono la verità del «sacrificio quotidiano» non solo in contraddizione con la sua approvazione ispirata del fatto che la comprensione dei Milleriti fosse corretta, ma anche in diretta contraddizione con la sua esplicita identificazione che la falsa dottrina la quale insegna che il «sacrificio quotidiano» rappresenta il ministero di Cristo nel santuario fu comunicata da «angeli che furono espulsi dal cielo!»
«E vi era il fratello Daniells, la cui mente era operata dal nemico; e la tua mente e la mente dell’anziano Prescott erano operate dagli angeli che furono scacciati dal cielo». Manuscript Releases, volume 20, 17.
Il suo profondo rigetto di ciò che oggi l’Avventismo usa come uno dei suoi «piatti di favole» fu così severo, perché Daniells e Prescott presero un simbolo di potere satanico (il paganesimo) e assegnarono quel simbolo a Cristo (al Suo ministero nel santuario). Ciò costituisce otto prove dottrinali.
La nona prova nella storia che conduce al 1863 è la produzione della seconda tavola di Abacuc nel 1850. Il grafico pionieristico del 1843 fu prodotto nel 1842, ed è chiamato grafico del 1843 soltanto perché prediceva il ritorno di Cristo nel 1843. Il comando di produrre una seconda tavola di Abacuc fu dato a Sister White nel 1850. La produzione delle due tavole di Abacuc collega la storia del primo e del secondo angelo alla storia del terzo. Nella biografia della sua vita e della sua opera scritta da suo nipote, egli fornisce una panoramica degli eventi che portarono alla produzione del grafico del 1850. Lo fa selezionando commenti pertinenti di Sister White e aggiungendo il proprio commento in tale panoramica.
«Al nostro ritorno a casa del fratello Nichols, il Signore mi diede una visione e mi mostrò che la verità doveva essere resa chiara su tavole, e ciò avrebbe indotto molti a decidersi per la verità mediante il messaggio del terzo angelo, mentre i due precedenti venivano resi chiari su tavole.—Lettera 28, 1850.
“In questa visione le fu anche mostrato ciò che avrebbe dato a James White il coraggio di continuare a pubblicare:
«Vidi anche che era tanto necessario che il foglio fosse pubblicato quanto che i messaggeri andassero, poiché i messaggeri hanno bisogno di un foglio da portare con sé, contenente la verità presente da mettere nelle mani di coloro che ascoltano, e allora la verità non svanirebbe dalla mente. E che il foglio sarebbe andato là dove i messaggeri non potevano andare.—Ibid.
«Si iniziò subito a lavorare al nuovo grafico, e fu data l’opportunità di informarne i fratelli nel numero di Present Truth che James pubblicò il mese seguente:»
“La Carta. Una carta cronologica delle visioni di Daniele e di Giovanni, elaborata per illustrare chiaramente la verità presente, è ora in corso di litografia sotto la supervisione del fratello Otis Nichols, di Dorchester, Massachusetts. Coloro che insegnano la verità presente ne saranno grandemente aiutati. Ulteriori informazioni sulla carta saranno fornite in seguito.—Present Truth, novembre 1850.
«Verso la fine di gennaio del 1851, il diagramma era pronto e veniva pubblicizzato al prezzo di 2 dollari. James White ne fu molto compiaciuto e lo offrì gratuitamente a “coloro che Dio ha chiamato a dare il messaggio del terzo angelo” (Review and Herald, gennaio 1851). Alcune generose donazioni avevano contribuito a coprire le spese di pubblicazione.» Arthur White, Ellen G. White: The Early Years, volume 1, p. 185.
Parlando del grafico del 1843, la sorella White attestò che esso era stato diretto da Dio.
“Il Signore mi mostrò che il grafico del 1843 era stato diretto dalla sua mano, e che nessuna sua parte doveva essere alterata; che le cifre erano come Egli le voleva. Che la sua mano era sopra e nascondeva un errore in alcune delle cifre, così che nessuno poteva vederlo, finché la sua mano non fu rimossa.” Review and Herald, 1º novembre 1850.
Nel registrare la luce associata al comando di produrre un altro diagramma nel 1850, ella fornì la medesima approvazione divina del diagramma del 1850 che era stata data riguardo al diagramma del 1843, identificando al tempo stesso che altri diagrammi che allora si stavano producendo non erano accettevoli al Signore. Il comando di produrre un nuovo diagramma fu congiunto a un comando di stampare una nuova pubblicazione.
«Vidi che l’attività di fare carte era del tutto sbagliata. Essa ebbe origine con il fratello Rhodes e fu portata avanti dal fratello Case. Si sono spesi mezzi per fare carte e formare immagini rozze e ripugnanti per rappresentare gli angeli e il glorioso Gesù. Vidi che tali cose erano dispiacenti a Dio. Vidi che Dio era nella pubblicazione della carta da parte del fratello Nichols. Vidi che nella Bibbia vi era una profezia di questa carta, e se questa carta è destinata al popolo di Dio, se è sufficiente per uno lo è anche per un altro; e se uno aveva bisogno di una nuova carta dipinta in scala più grande, tutti ne hanno altrettanto bisogno.
«Vidi che nel fratello Case vi era un sentimento irrequieto, inquieto, insoddisfatto e ingrato che desiderava un altro grafico. Vidi che questi grafici dipinti avevano un cattivo effetto sulla congregazione. Ciò faceva sì che nell’assemblea vi fosse uno spirito leggero, superficiale e di scherno.»
«Vidi che le tavole ordinate da Dio colpivano favorevolmente la mente, anche senza una spiegazione. Vi è nella raffigurazione degli angeli su quelle tavole qualcosa di luminoso, soave e celeste. La mente è condotta quasi impercettibilmente a Dio e al cielo. Ma le altre tavole che sono state preparate suscitano disgusto nella mente e la inducono a soffermarsi più sulla terra che sul cielo. Le immagini che rappresentano gli angeli somigliano più a demoni che a esseri del cielo. Vidi che le tavole avevano occupato per giorni e settimane la mente del fratello Case, quando egli avrebbe dovuto cercare da Dio la sapienza celeste e avrebbe dovuto crescere nelle grazie dello Spirito e nella conoscenza della verità.
«Vidi che, se i mezzi che sono stati sprecati nel produrre grafici fossero stati impiegati per presentare chiaramente la verità davanti ai fratelli mediante la pubblicazione di opuscoli, ecc., ciò avrebbe recato molto bene e salvato anime. Vidi che l’attività di preparare grafici si è diffusa come la febbre.» Manuscript Releases, n. 13, 359; 1853.
Ella afferma chiaramente che «Dio era nella pubblicazione della tavola [del 1850] ad opera del fratello Nichols», e che vi era «una profezia [Abacuc due] di questa tavola nella Bibbia». Ella identificò anche che «le tavole» [plurale; 1843 e 1850] che erano «ordinate da Dio colpivano favorevolmente la mente, anche senza una spiegazione». Abacuc due comandava ai Milleriti di rendere la visione chiara su tavole, (al plurale), affinché colui che leggeva le due tavole potesse correre qua e là nella Parola di Dio. Le tavole divine non necessitavano di spiegazioni aggiuntive, come invece avveniva nel caso della tavola contraffatta del 1863 di Uriah Smith.
E il Signore mi rispose e disse: «Scrivi la visione e incidila chiaramente su tavole, affinché la si possa leggere correndo». Abacuc 2:2.
La decima prova è l’argomento centrale di questo articolo. Con le dieci prove a cui Mosè fa riferimento nel capitolo quattordici di Numeri, gli studiosi ebrei e altri teologi formulano varie ipotesi circa quali eventi della storia, dalla liberazione al Mar Rosso fino alla ribellione dei dieci esploratori, esse possano rappresentare. Le ribellioni di quella storia offrono alcune varianti tra cui scegliere, ma è certo che la decima prova segna l’inizio di quarant’anni di morte per logoramento nel deserto, finché tutti i ribelli che avevano raggiunto l’età della responsabilità non furono morti.
Allo stesso modo, alcuni potranno protestare per la mia scelta di queste dieci prove dottrinali, poiché possono esservi variazioni che sembrano migliori di quanto io stia qui esponendo. Ciò detto, la decima e ultima prova è chiara quanto lo fu la ribellione delle dieci spie. Essa consistette nel rigetto dei sette tempi di Levitico ventisei. Vi sono diverse prove profetiche a sostegno di tale identificazione.
Nel prossimo articolo cominceremo a individuare quei testimoni profetici che sostengono l’identificazione secondo cui i sette tempi di Levitico ventisei costituiscono il decimo e definitivo fallimento dell’avventismo laodiceano.
«Quando la potenza di Dio rende testimonianza di ciò che è verità, quella verità deve rimanere per sempre come verità. Non si devono accogliere supposizioni successive, contrarie alla luce che Dio ha dato. Sorgeranno uomini con interpretazioni della Scrittura che per loro sono verità, ma che non sono verità. La verità per questo tempo, Dio ce l’ha data come fondamento della nostra fede. Egli stesso ci ha insegnato che cosa è verità. Sorgerà uno, e poi ancora un altro, con nuova luce che contraddice la luce che Dio ha dato sotto la dimostrazione del Suo Santo Spirito. »
«Pochi sono ancora in vita che passarono attraverso l’esperienza maturata nell’instaurazione di questa verità. Dio ha graziosamente risparmiato la loro vita affinché ripetano e ripetano, fino alla fine dei loro giorni, l’esperienza attraverso la quale passarono, proprio come fece l’apostolo Giovanni sino al termine stesso della sua vita. E i portastendardi che sono caduti nella morte devono parlare mediante la ristampa dei loro scritti. Mi è stato indicato che così le loro voci devono essere udite. Essi devono rendere la loro testimonianza circa ciò che costituisce la verità per questo tempo. »
«Non dobbiamo accettare le parole di coloro che vengono con un messaggio che contraddice i punti speciali della nostra fede. Essi raccolgono insieme una massa di passi della Scrittura e li accumulano come prova attorno alle loro teorie sostenute. Questo è stato fatto ripetutamente nel corso degli ultimi cinquant’anni. E mentre le Scritture sono la parola di Dio e devono essere rispettate, la loro applicazione, se tale applicazione rimuove anche un solo pilastro dal fondamento che Dio ha sostenuto in questi cinquant’anni, è un grave errore. Colui che fa una simile applicazione non conosce la meravigliosa dimostrazione dello Spirito Santo che diede potenza e forza ai messaggi del passato che sono giunti al popolo di Dio». Selected Messages, libro 1, 161.