Daniele capitolo undici, versetto sedici e versetto ventidue, si allineano entrambi con la legge domenicale di prossima promulgazione. L’adempimento del versetto dieci nel 1989 condusse alla guerra ucraina nel 2014, come rappresentato dall’adempimento della battaglia di Rafia del versetto undici nel 217 a.C. Il versetto undici fino al versetto sedici è anche il versetto undici fino al versetto ventidue; pertanto, la storia nascosta del versetto quaranta, come rappresentata nei versetti da undici a sedici, è rappresentata anche come la storia del versetto undici fino al ventidue. La storia nascosta del versetto quaranta è rappresentata dai versetti da undici a ventidue.
Capitoli Undici fino a Ventidue
Quella storia nascosta è rappresentata anche nei capitoli undici fino a ventidue della Genesi, di Matteo, dell’Apocalisse e di The Desire of Ages. Questi quattro testimoni dei capitoli «dall’undici al ventidue» si allineano con la storia nascosta, poiché la storia nascosta corrisponde ai versetti undici fino a ventidue di Daniele undici. Il centro dei quattro testimoni identifica sempre il segno del patto, iniziando con il patto della morte rappresentato da Nimrod nel capitolo undici della Genesi e terminando con la meretrice di Roma nel capitolo diciassette dell’Apocalisse.
Diciassette
Ad eccezione di Matteo, i quattro testimoni identificano il capitolo diciassette come il punto di mezzo del periodo che essi illustrano. Il numero diciassette ricorre inoltre tre volte nelle tre profezie di duecentocinquanta anni che ebbero inizio nel 457 a.C., 64 e 1776. Due di queste linee, (la prima e l’ultima) identificano un punto di mezzo quando la prima linea del 457 a.C. terminò nel 207 a.C. e l’ultima linea del 1776 termina nel 2026. Il 207 a.C. si collocava tra le battaglie di Rafia e Panio, e il 2026 è il punto medio del mandato finale del presidente degli Stati Uniti.
All’interno delle tre linee di duecentocinquanta anni, Tolomeo regnò per diciassette anni. Vi sono diciassette anni tra il 313 e il 330 nella linea di Nerone, e vi furono diciassette anni tra la battaglia di Rafia nel 217 a.C. e la battaglia di Panio nel 200 a.C. Tre dei quattro testimoni dei capitoli dall’undici al ventidue segnano il loro punto medio esatto nel capitolo diciassette. Pertanto, la storia nascosta del versetto quaranta è rappresentata nei versetti dall’undici al ventidue dello stesso capitolo, e i quattro testimoni dei capitoli dall’undici al ventidue si allineano con quei medesimi versetti. L’adempimento di ciascuna delle tre profezie di 250 anni si allinea con quella medesima storia. Il punto medio è posto in risalto come waymark, ed è identificato in modo particolare come il simbolo del patto e del sigillo del popolo di Dio.
Daniele Dodici
I versetti sette, undici e dodici del capitolo dodici di Daniele identificano il periodo finale della suggellatura dei centoquarantaquattromila. Il versetto sette identifica il 31 dicembre 2023, il versetto dodici identifica il 18 luglio 2020. La dispersione del versetto sette che si concluse il 31 dicembre 2023, e che era iniziata il 18 luglio 2020, fu rappresentata nell’alfa e nell’omega dei tre versetti di tempo profetico situati in Daniele dodici. Il versetto centrale dei 1.290 anni identifica la storia dal 1989 all’imminente legge domenicale come 30, e poi 1.260 fino alla chiusura del tempo di grazia per l’umanità. Trenta anni rappresentano l’età del sacerdozio dei centoquarantaquattromila e 1.260 anni prefigurano i simbolici quarantadue mesi di Apocalisse tredici.
La duplice profezia di 30 seguita da milleduecentosessanta anni è un simbolo della duplice profezia del patto di Abrahamo e di Paolo di 400 e 430 anni. Il punto mediano dei tre versetti temporali di Daniele dodici rappresenta la ribellione della tredicesima lettera, mentre pone anche in risalto il patto e il suggellamento dei centoquarantaquattromila. I tre versetti si allineano anche con la storia nascosta e aggiungono un’ulteriore testimonianza all’enfasi sul punto mediano quale simbolo del patto.
Primavera e Autunno
Con tutte queste linee dobbiamo includere i tre testimoni delle feste di primavera e d’autunno situate in Levitico ventitré, allineati e combinati con la stagione pentecostale nella storia della croce. Lì il capitolo è il ventitré, che è un simbolo dell’opera di espiazione di Cristo. Il capitolo è composto di quarantaquattro versetti, che rappresentano simbolicamente il 22 ottobre 1844. Il 22 ottobre rappresenta 22 giorni di ottobre, iniziando con il primo giorno e terminando con il ventiduesimo giorno, portando così le credenziali dell’alfabeto ebraico. Ottobre, essendo il decimo mese, quando viene moltiplicato per il ventiduesimo giorno equivale a 220.
Nel calendario ebraico il decimo giorno del settimo mese era il Giorno dell’Espiazione, e dieci volte sette fa settanta, simbolo di tempo di prova. I duemilatrecento anni terminarono nel 1844, quando giunse il terzo angelo, come prefigurato dal terzo decreto che diede inizio al periodo. Vi furono settanta settimane determinate quale tempo di prova allora assegnato all’antico Israele letterale all’inizio dei 2.300 giorni, e alla fine di quei giorni il periodo di prova per il moderno Israele spirituale era rappresentato dal decimo giorno del settimo mese, che equivale a settanta. Il 22 ottobre 1844 prefigura l’imminente legge domenicale, ed è lì che termina il simbolico periodo di settant’anni di prova per l’Avventismo del Settimo Giorno, come avvenne per i Giudei quando Stefano fu lapidato.
Il 1844 rappresenta un periodo in cui arrivarono due angeli, il secondo alla prima delusione e il terzo alla grande delusione. “44” rappresenta un duplice messaggio, come illustrato dal versetto quarantaquattro di Daniele undici, con le notizie dall’oriente e dal settentrione. Il Levitico ventitré consta di quarantaquattro versetti che dividono le feste sacre in primavera e autunno. Quei quarantaquattro versetti rappresentano un duplice messaggio. Le due stagioni sono rappresentate da ventidue versetti ciascuna, così che sia le feste primaverili sia quelle autunnali rappresentano le ventidue lettere del calendario ebraico. Quando quei due testimoni di ventidue versetti sono riuniti insieme alla stagione pentecostale, producono una struttura di tre passi.
Il primo passo è un waymark composto di tre parti seguite da cinque giorni, come pure l’ultimo dei tre waymark. Il waymark centrale sono i trenta giorni d’istruzione faccia a faccia da parte di Cristo con coloro che vengono unti come sacerdoti per il servizio nella chiesa trionfante. Levitico ventitré si allinea con la storia nascosta del versetto quaranta.
Punti medi
Il punto centrale della linea che va dal capitolo undici al capitolo ventidue della Genesi è il capitolo diciassette, dove fu istituito il secondo passo del patto in tre fasi di Abrahamo e il segno della circoncisione. Il centro esatto di tutti i versetti compresi dal capitolo undici al capitolo ventidue è Genesi 17:22:
Ma il mio patto lo stabilirò con Isacco, che Sara ti partorirà in questo stesso tempo l’anno prossimo». E, quando ebbe finito di parlare con lui, Dio salì via da Abrahamo. Genesi 17:22.
Dio cominciò a parlare ad Abraamo nel versetto uno e terminò la sua conversazione nel versetto ventidue; così l’intero dialogo dell’alleanza della circoncisione fu collocato entro il contesto profetico delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, mentre il tema dei ventidue versetti era il rito della circoncisione, che doveva essere compiuto l’ottavo giorno. Il centro, o punto mediano, del passo della Genesi è il rapporto di alleanza di Dio con i centoquarantaquattromila, rappresentato dall’alleanza della circoncisione di Abraamo. Il punto mediano della linea dei capitoli della Genesi dall’undici al ventidue è il capitolo diciassette, e il punto mediano assoluto del capitolo è il versetto ventidue, dove Dio pone fine alla Sua conversazione dell’alleanza con Abraamo, collocando così il punto mediano nel contesto dell’alfabeto ebraico di ventidue lettere. Il punto mediano di quei ventidue versetti è, naturalmente, il versetto undici.
Circonciderete dunque la carne del vostro prepuzio; e questo sarà il segno del patto fra me e voi. Genesi 17:11.
I punti mediani dei quattro brani dei capitoli dall’undici al ventidue nella Bibbia comprendono tre versetti per completare il pensiero del punto mediano.
Questo è il mio patto che voi osserverete fra me e voi e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio fra voi sarà circonciso. E voi circonciderete la carne del vostro prepuzio; e ciò sarà un segno del patto fra me e voi. E all’età di otto giorni sarà circonciso, fra voi, ogni maschio, di generazione in generazione, tanto chi è nato in casa quanto chi è stato comprato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua discendenza. Genesi 17:10–12.
Un segno è un simbolo che rappresenta un’insegna. Il passo tratta dell’insegna, che sono i centoquarantaquattromila. Il figlio maschio doveva essere circonciso all’età di otto giorni, proprio come il patto di Noè fu con le otto anime nell’arca, impiegando così il numero otto per collegare insieme il patto noachico e il patto abramico. Essi devono essere Filadelfiani, poiché devono essere circoncisi, il che Paolo identifica come il simbolo della crocifissione della carne. Quando la carne è crocifissa, la Divinità di Cristo è dentro, e tale combinazione è l’insegna; poiché, come afferma Sister White, “Quando il carattere di Cristo sarà perfettamente riprodotto nei Suoi figli, Egli ritornerà per loro.”
“La natura umana è depravata, ed è giustamente condannata da un Dio santo. Ma è stata fatta provvisione per il peccatore pentito, affinché, mediante la fede nell’espiazione del Figlio unigenito di Dio, egli possa ricevere il perdono del peccato, trovare la giustificazione, ricevere l’adozione nella famiglia celeste e divenire erede del regno di Dio. La trasformazione del carattere è operata dall’azione dello Spirito Santo, il quale opera sull’agente umano, impiantando in lui, secondo il suo desiderio e il suo consenso a che ciò sia fatto, una nuova natura. L’immagine di Dio è restaurata nell’anima, ed egli di giorno in giorno è fortificato e rinnovato per grazia, ed è reso capace di riflettere sempre più perfettamente il carattere di Cristo nella giustizia e nella vera santità.
«L’olio di cui hanno tanto bisogno coloro che sono rappresentati come vergini stolte non è qualcosa da porre all’esterno. Essi hanno bisogno di introdurre la verità nel santuario dell’anima, affinché essa purifichi, raffini e santifichi. Ciò di cui hanno bisogno non è la teoria; sono i sacri insegnamenti della Bibbia, che non sono dottrine incerte e sconnesse, ma verità viventi, che implicano interessi eterni il cui centro è Cristo. In lui si trova il sistema completo della verità divina. La salvezza dell’anima, mediante la fede in Cristo, è il fondamento e la colonna della verità. Coloro che esercitano una vera fede in Cristo la rendono manifesta mediante la santità del carattere, mediante l’ubbidienza alla legge di Dio. Essi comprendono che la verità, quale essa è in Gesù, giunge fino al cielo e abbraccia l’eternità. Comprendono che il carattere del cristiano deve rappresentare il carattere di Cristo ed essere pieno di grazia e di verità. A loro viene comunicato l’olio della grazia, che alimenta una luce che non viene mai meno. Lo Spirito Santo nel cuore del credente lo rende completo in Cristo. Non è una prova decisiva che un uomo o una donna siano cristiani il fatto che manifestino una profonda emozione quando si trovano in circostanze eccitanti. Colui che è simile a Cristo possiede nella sua anima un elemento profondo, risoluto e perseverante, e tuttavia ha il senso della propria debolezza e non si lascia ingannare e fuorviare dal Diavolo, fino a essere indotto a confidare in se stesso. Egli possiede la conoscenza della parola di Dio e sa di essere al sicuro soltanto quando pone la propria mano nella mano di Gesù Cristo e continua a tenerlo saldamente.»
«Il carattere si rivela in una crisi. Quando la voce fervente proclamò a mezzanotte: “Ecco, lo sposo viene; uscitegli incontro”, le vergini addormentate si destarono dal loro sonno, e si vide chi si era preparato per l’evento. Entrambe le parti furono colte alla sprovvista, ma una era preparata per l’emergenza, e l’altra si trovò senza preparazione. Il carattere si rivela nelle circostanze. Le emergenze mettono in luce la vera tempra del carattere. Qualche improvvisa e inattesa calamità, un lutto o una crisi, una malattia o un’angoscia inattese, qualcosa che ponga l’anima faccia a faccia con la morte, farà emergere la vera interiorità del carattere. Si manifesterà se vi sia o no una fede reale nelle promesse della parola di Dio. Si manifesterà se l’anima sia o no sostenuta dalla grazia, se vi sia olio nel vaso con la lampada.»
“I tempi di prova vengono per tutti. Come ci comportiamo sotto la prova e il vaglio di Dio? Le nostre lampade si spengono? oppure continuiamo a mantenerle accese? Siamo preparati per ogni emergenza mediante il nostro legame con Colui che è pieno di grazia e di verità? Le cinque vergini avvedute non poterono impartire il loro carattere alle cinque vergini stolte. Il carattere deve essere formato da noi come individui. Non può essere trasferito a un altro, anche se chi lo possiede fosse disposto a fare il sacrificio. Vi è molto che possiamo fare gli uni per gli altri finché la misericordia ancora si trattiene. Possiamo rappresentare il carattere di Cristo. Possiamo dare fedeli avvertimenti a coloro che errano. Possiamo riprendere, sgridare, con ogni longanimità e dottrina, applicando al cuore le dottrine della Sacra Scrittura. Possiamo offrire una simpatia sincera. Possiamo pregare gli uni con gli altri e gli uni per gli altri. Vivendo una vita circospetta, mantenendo una santa conversazione, possiamo dare un esempio di ciò che un cristiano dovrebbe essere; ma nessuna persona può dare a un’altra il proprio stampo di carattere. Consideriamo debitamente il fatto che dobbiamo essere salvati, non come gruppi, ma come individui. Saremo giudicati secondo il carattere che avremo formato. È pericoloso trascurare di preparare l’anima per l’eternità, e rimandare il fare pace con Dio fino al letto di morte. È mediante le transazioni quotidiane della vita, mediante lo spirito che manifestiamo, che determiniamo il nostro destino eterno. Chi è fedele nel minimo, è fedele anche nel molto. Se abbiamo fatto di Cristo il nostro modello, se abbiamo camminato e operato come egli ci ha dato esempio nella sua stessa vita, saremo in grado di affrontare le solenni sorprese che verranno su di noi nella nostra esperienza, e dire di cuore: ‘Non la mia volontà, ma la tua, sia fatta.’”
«È nel tempo di prova, il tempo nel quale viviamo, che dobbiamo contemplare con calma i termini della salvezza e vivere secondo le condizioni stabilite nella parola di Dio. Dobbiamo educare e disciplinare noi stessi, ora dopo ora e giorno dopo giorno, mediante un’attenta disciplina, per adempiere a ogni dovere. Dobbiamo giungere a conoscere Dio e Gesù Cristo che egli ha mandato. In ogni prova è nostro privilegio attingere a colui che ha detto: “Si appigli alla mia forza, faccia pace con me; sì, faccia pace con me”. Il Signore dice di essere più disposto a darci lo Spirito Santo di quanto i genitori lo siano a dare il pane ai loro figli. Abbiamo dunque l’olio della grazia nei nostri vasi con le nostre lampade, affinché non siamo trovati fra coloro che sono rappresentati come vergini stolte, le quali non erano preparate a uscire incontro allo sposo». Review and Herald, 17 settembre 1895.
L’insegna dei centoquarantaquattromila, prefigurati dalla circoncisione di Abramo e dalle otto anime sull’arca, sono le vergini sagge nella parabola, le quali riflettono perfettamente il carattere di Cristo nella crisi imminente. È del tutto appropriato che Sorella White abbia concluso il passo citando Isaia, poiché si tratta di un passo che si riferisce direttamente al tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila.
In quel giorno cantate di lei: Una vigna di vino rosso. Io, il Signore, la custodisco; la irrigherò ad ogni istante: perché nessuno la danneggi, la custodirò notte e giorno. In me non v’è furore: chi porrebbe contro di me, in battaglia, rovi e spine? Io passerei attraverso di essi, li brucerei tutti insieme. Oppure si appigli alla mia forza, affinché faccia pace con me; sì, faccia pace con me. Egli farà sì che quelli che procedono da Giacobbe mettano radice; Israele fiorirà e germoglierà, e riempirà di frutto la faccia del mondo. L’ha forse colpito come ha colpito coloro che lo colpivano? Oppure è stato ucciso secondo la strage di quelli che da lui furono uccisi? Con misura, quando essa si diffonde, tu contenderai con lei: egli trattiene il suo vento impetuoso nel giorno del vento orientale. Per questo dunque sarà espiata l’iniquità di Giacobbe; e tutto il frutto consisterà nel rimuovere il suo peccato: quando egli ridurrà tutte le pietre dell’altare come pietre di calce frantumate, i boschi sacri e le immagini non resteranno in piedi. Tuttavia la città fortificata sarà desolata, e l’abitazione abbandonata, e lasciata come un deserto: là pascolerà il vitello, là si coricherà e ne divorerà i rami. Quando i suoi rami saranno inariditi, saranno spezzati; verranno le donne e li metteranno a fuoco: poiché è un popolo privo d’intendimento; perciò colui che lo ha fatto non avrà pietà di lui, e colui che lo ha formato non gli mostrerà alcun favore. Isaia 27:2–11.
Nel «giorno del vento d’oriente», quando l’iniquità di Giacobbe viene espiata, e l’altra classe di «popolo senza intendimento» viene radunata e bruciata, è il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. In quel periodo, chi desidera fare pace con Cristo può farlo, ma i movimenti finali sono rapidi.
I sacerdoti dovevano avere trent’anni quando iniziavano a servire, e i centoquarantaquattromila sono il regno di sacerdoti di Pietro, i quali rinnovano il patto con Dio negli ultimi giorni.
Anche voi, come pietre viventi, siete edificati quale casa spirituale, un santo sacerdozio, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 1 Pietro 1:5.
I sacerdoti erano preparati a servire nel corso di un servizio di unzione di otto giorni; pertanto, il numero otto è un simbolo del sacerdozio unto che si trova entro l’arca.
La verga di Aaronne
Il sacerdozio unto dei centoquarantaquattromila è rappresentato all’interno dell’arca del patto dalla verga di Aaronne che fiorì. Quando la verga di Aaronne fiorì, essa stabilì una distinzione tra Aaronne e le altre verghe delle tribù d’Israele, che non fiorirono. Nelle Scritture è la pioggia che produce il germogliare delle piante.
Tutti i profeti si rivolgono agli ultimi giorni, dunque la verga sacerdotale di Aaronne rappresenta l’unzione dei centoquarantaquattromila in una situazione che si allinea con Elia al Carmelo e con i Milleriti nel 1844. Essa tratta il momento in cui vi è una chiara distinzione tra i veri e i falsi messaggi della pioggia dell’ultima stagione. Tale distinzione è posta da Gioele quando identifica il «vino nuovo» come reciso da una classe. La classe alla quale il vino nuovo è reciso dalla bocca sono gli ubriachi di Efraim di Isaia. Essi sono anche coloro che accusarono i discepoli di essere ubriachi alla Pentecoste, e sono i ribelli del 1888, che seguirono i loro padri, i quali furono i ribelli del 1863. Tutte queste linee di profezia si allineano con la linea che la Sorella White identifica come quella che si verifica quando il mondo si rende conto che l’Avventismo conosceva da circa centoventicinque anni le palle di fuoco di Nashville e non ha detto nulla.
8, Ottanta e 81
Il numero trenta e il numero otto sono simboli del sacerdozio dei centoquarantaquattromila, che sono l’insegna degli ultimi giorni, la quale rappresenta la combinazione della Divinità e dell’umanità. Il numero otto è una decima del numero ottanta, che è il numero degli ottanta valorosi sacerdoti che, insieme con il sommo sacerdote, resistettero al re Uzzia, il quale tentò di offrire incenso nel luogo santo. Ottantuno rappresenta la Divinità unita all’umanità nel contesto del sacerdozio della chiesa trionfante. La storia della ribellione di Uzzia collega quel sacerdozio di ottantuno proprio nella crisi che si allinea con la ribellione di Tolomeo subito dopo la battaglia di Rafia. Tutti i profeti identificano gli ultimi giorni, dunque il sacerdozio della Divinità unita all’umanità, che è il sacerdozio della chiesa trionfante composta da ottanta sacerdoti umani e da un solo Sommo Sacerdote divino, è identificato nella storia che ebbe inizio nel 2014, quando fu iniziata la guerra ucraina.
Il capitolo centrale della linea di dodici capitoli della Genesi è il capitolo diciassette. Il versetto centrale della linea di dodici capitoli è il versetto ventidue. Il versetto ventidue segna una conclusione distinta di una conversazione tra Dio e Abrahamo che ebbe inizio al versetto uno, identificando così il versetto ventidue come la conclusione di una linea profetica che reca la firma delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Il versetto centrale della linea di ventidue versetti è il versetto undici, che a sua volta è il centro di tre versetti che identificano l’insegna dei centoquarantaquattromila. Il versetto undici è dunque il centro di tre versetti distinti, e il versetto undici comunica la verità primaria non soltanto dei ventidue versetti, ma anche dei tre versetti entro i quali si trova, identificando così i versetti undici e ventidue come inizio e conclusione del pensiero principale. Pertanto, i versetti da undici a ventidue del capitolo diciassette costituiscono il tema principale dei capitoli da undici a ventidue.
Il capitolo sedici è il capitolo centrale del gruppo di capitoli dall’undicesimo al ventiduesimo nel libro di Matteo.
Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù il Cristo. Matteo 16:20.
Come nel punto centrale della Genesi, il versetto venti segna la fine di una specifica conversazione iniziata al versetto tredici, quando Cristo e i discepoli giunsero a Cesarea di Filippo.
Quando Gesù giunse nei confini di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?». Ed essi risposero: «Alcuni dicono che tu sei Giovanni il Battista; altri, Elia; altri ancora, Geremia o uno dei profeti». Egli disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù, rispondendo, gli disse: «Beato te, Simone Bariona, perché né carne né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io altresì ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. E a te darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli; e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era Gesù il Cristo. Matteo 16:13–20.
Rafia e Panium
Non solo il passo centrale di Matteo rappresenta una conversazione e un argomento distinti, ma, proprio come il simbolismo del patto nella testimonianza della Genesi si allinea con la battaglia di Raphia, la conversazione di Matteo ha luogo a Cesarea di Filippo, che è Panium. Panium del versetto quindici di Daniele undici è il punto centrale della linea di dodici capitoli di Matteo, e Raphia del versetto undici di Daniele undici è il punto centrale della linea di dodici capitoli della Genesi.
I 250 anni che ebbero inizio nel 457 a.C. si conclusero nel 207 a.C., il punto mediano tra Rafia del versetto undici e Panio del versetto quindici, dove convergono il segno della circoncisione di Abrahamo e la confessione del Messia da parte di Pietro. Nella linea del libro di Matteo, Pietro rende testimonianza del suo riconoscimento di Cristo, il Figlio di Dio, al suo battesimo.
Simone significa «colui che ode» e Bariona significa «figlio della colomba». Simone fu uno che udì il messaggio del battesimo di Cristo, quando lo Spirito Santo discese in forma di colomba. Il battesimo di Cristo prefigurava l’11 agosto 1840, quando il potente angelo di Apocalisse dieci discese. Il medesimo angelo discese l’11 settembre. Pietro rappresenta coloro che riconoscono l’11 settembre come il messaggio di prova della generazione dei centoquarantaquattromila.
Pietro rappresenta coloro che impiegano la metodologia di linea su linea. Egli è il «figlio» della colomba; pertanto, in quanto figlio, rappresenta simbolicamente l’ultima generazione. Pietro è un simbolo dell’ultima generazione e, mediante la numerazione simbolica del suo nome, rappresenta i centoquarantaquattromila. Pietro rappresenta la generazione finale che ode il messaggio del conferimento di potenza quando Cristo appare nella linea profetica. Pietro riconobbe il messaggio associato al battesimo di Cristo, e così Pietro poté identificare Gesù come l’Unto, che in ebraico è Messia e in greco Cristo. Pietro rappresenta coloro che comprendono che l’angelo di Apocalisse diciotto, il quale discese l’11 settembre, era anche disceso l’11 agosto 1840. Pietro rappresenta coloro che comprendono l’11 settembre come un waymark che viene stabilito soltanto dalla testimonianza di due o tre linee.
La confessione di Pietro è che l’11 settembre identifica l’arrivo del terzo guaio, che è il messaggio di prova per la generazione finale. È in quella confessione che il nome cambia. Abramo è a Rafia e Pietro è a Panium, subito prima della croce. Tra Panium e la croce Pietro visiterà il Monte della Trasfigurazione. È a Panium che Simone è mutato in Pietro quando rese la sua confessione del messaggio di prova per la sua generazione. Per i centoquarantaquattromila quel messaggio di prova è l’Islam del terzo guaio, che è giunto nella storia profetica l’11 settembre.
L’inizio della prova dell’Avventismo ebbe inizio l’11 settembre, e alla fine della prova dell’Avventismo il messaggio dell’Islam del terzo guaio identifica quando e dove il nome di Simone viene cambiato. Il messaggio che Pietro comprende alla fine, il quale fu prefigurato all’inizio dal messaggio dell’11 settembre, è il messaggio corretto delle palle di fuoco di Nashville. Là la festa delle trombe giunge in concomitanza con l’ascensione dell’insegna e con la porta chiusa del Giorno dell’Espiazione.
Continueremo queste cose nel prossimo articolo.