In Isaia ventotto, gli “uomini beffardi che governano” “Gerusalemme” sono rappresentati come gli “ubriachi di Efraim” e come la “corona di superbia”. “Corona” rappresenta la leadership e “superbia” rappresenta un carattere satanico.
Gli ubriaconi sono posti in contrasto con il rimanente («residuo»), il quale diviene la «corona» di gloria di Dio; poiché, durante la pioggia della seconda stagione, il Signore stabilisce il Suo «regno di gloria», come prefigurato dal fatto che Egli stabilì il «regno di grazia» alla croce. Il regno di grazia alla croce prefigura il regno di gloria alla legge domenicale. La pioggia della seconda stagione ebbe inizio l’11 settembre, quando cominciarono il suggellamento dei centoquarantaquattromila e il giudizio dei viventi.
«Vidi che tutte le cose stanno fissando intensamente lo sguardo e tendendo i loro pensieri verso la crisi imminente che è davanti a loro. I peccati d’Israele devono passare in giudizio in antecedenza. Ogni peccato dev’essere confessato nel santuario; allora l’opera procederà. Dev’essere fatto ora. Il rimanente, nel tempo di distretta, griderà: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
«La pioggia dell’ultima stagione sta per venire su coloro che sono puri; allora tutti la riceveranno come in passato.»
«Quando i quattro angeli lasceranno andare, Cristo stabilirà il Suo regno. Nessuno riceve la pioggia dell’ultima stagione se non coloro che stanno facendo tutto ciò che possono. Cristo ci aiuterebbe. Tutti potrebbero essere vincitori per la grazia di Dio, mediante il sangue di Gesù. Tutto il cielo è interessato all’opera. Gli angeli sono interessati». Spalding and Magan, 3.
I quattro venti dell’Apocalisse sono parimenti rappresentati da Isaia come un vento impetuoso che era stato trattenuto nel giorno del vento orientale, così come i quattro venti di contesa dell’Apocalisse sono tenuti a freno dai quattro angeli. I quattro venti sono identificati da Sister White come un «cavallo furioso che cerca di spezzare le briglie», recando «morte e distruzione». I quattro venti vengono progressivamente lasciati andare, cominciando con l’11 settembre, poi grandemente intensificati alla legge domenicale, e infine pienamente scatenati quando si chiude il tempo di prova dell’umanità.
Sciolti e trattenuti
La settima tromba, che è anche il terzo guaio, la quale annuncia il compimento del mistero di Dio, fu fatta risuonare profeticamente l’11 settembre, quando l’Islam fu lasciato libero e poi profeticamente trattenuto da George W. Bush nel periodo successivo all’11 settembre. La madre dell’Islam, Agar, madre di Ismaele, è un simbolo di trattenimento e di rilascio. Ella fu lasciata libera da Sara di procreare con Abramo per volontà di Sara; poi, a causa della gelosia, fu trattenuta da Sara, il che indusse Agar a fuggire, finché l’angelo trattenne Agar dal continuare la fuga e le disse di tornare. Dopo la nascita di Isacco, la contesa fra Agar e Sara continuò finché Abramo scacciò la schiava, imponendo così su di lei un’ulteriore restrizione.
I quattro angeli dell’Islam furono sciolti all’inizio della profezia di trecentonovantuno anni e quindici giorni di Apocalisse, capitolo nove, versetto quindici, e furono poi trattenuti l’11 agosto 1840.
E il sesto angelo sonò, e udii una voce proveniente dai quattro corni dell’altare d’oro che è davanti a Dio, la quale diceva al sesto angelo che aveva la tromba: Sciogli i quattro angeli che sono legati presso il gran fiume Eufrate. E i quattro angeli furono sciolti, preparati per un’ora, un giorno, un mese e un anno, per uccidere la terza parte degli uomini. Apocalisse 9:13–15.
Dopo che l’Islam del terzo guaio fu scatenato per attaccare l’11 settembre, George W. Bush avviò la sua guerra mondiale al terrorismo e pose un freno all’Islam. La prima menzione di Ismaele, simbolo dell’Islam, identifica che i discendenti di Ismaele sarebbero stati contro ogni uomo e ogni uomo sarebbe stato contro di loro.
E l’angelo del Signore le disse: Ecco, tu sei incinta e partorirai un figlio, al quale porrai nome Ismaele, perché il Signore ha udito la tua afflizione. Ed egli sarà come un uomo selvaggio; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; ed egli dimorerà in presenza di tutti i suoi fratelli. Genesi 16:11, 12.
L’Islam è la potenza alla fine del mondo contro la quale “la mano di ogni uomo” sarà levata, e l’Islam sarà contro ogni uomo, proprio come si sta adempiendo perfettamente oggi. L’opera particolare dell’Islam quale simbolo di profezia è di provocare una guerra mondiale. Questo soggetto è confermato dalla storia di Elia, di Giovanni Battista ed è rappresentato come “l’adirarsi delle nazioni” nel libro dell’Apocalisse.
«L’inizio di quel tempo d’angoscia», qui menzionato, non si riferisce al tempo in cui le piaghe cominceranno a essere versate, ma a un breve periodo immediatamente precedente al loro riversamento, mentre Cristo si trova nel santuario. In quel tempo, mentre l’opera della salvezza volge al termine, l’angoscia verrà sulla terra, e le nazioni saranno adirate, ma trattenute, così da non impedire l’opera del terzo angelo. In quel tempo verrà la «pioggia dell’ultima stagione», o il refrigerio che proviene dalla presenza del Signore, per dare potenza alla gran voce del terzo angelo e preparare i santi a stare saldi nel periodo in cui saranno versate le sette ultime piaghe». Early Writings, 85.
Nei “giorni” in cui cade la pioggia dell’ultima stagione, Cristo instaura il Suo regno di gloria, come è rappresentato nel libro di Daniele.
E al tempo di questi re l’Iddio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto; e il regno non sarà lasciato a un altro popolo, ma frantumerà e annienterà tutti questi regni, ed esso sussisterà in eterno. Daniele 2:44.
Nei “giorni” in cui Cristo stabilisce il Suo regno di gloria, coloro che sono la “corona” di gloria di Cristo sono posti in contrasto con gli ubriaconi che portano la “corona” della superbia. La “visione” di Habacuc, che doveva essere scritta e resa chiara su “tavole”, illustra in modo vivido la testimonianza storica delle verità fondamentali dell’Avventismo. Nella testimonianza di Habacuc, le due classi di Gioele, contraddistinte rispettivamente dalla “superbia” o dalla “gloria”, sono rappresentate come una classe che è—giustificata per fede oppure che è—innalzata dalla superbia. Il versetto quattro del capitolo due si rivolge alle due classi, ed esse sono parallele alla classica illustrazione del Fariseo e del Pubblicano. Il Pubblicano tornò a casa giustificato, e l’“anima” del Fariseo “non è retta”, poiché è “gonfia”.
Ecco, l’anima sua, gonfia d’orgoglio, non è retta in lui; ma il giusto vivrà per la sua fede. Habakkuk 2:4.
Nel versetto seguente Abacuc identifica come ubriachi la categoria di coloro il cui cuore è innalzato dall’orgoglio, collegando così gli ubriachi di Isaia e di Abacuc alla «superbia».
Anche, poiché trasgredisce per mezzo del vino, egli è un uomo superbo, e non rimane a casa; egli allarga il suo desiderio come l’inferno, ed è come la morte, e non può essere saziato; ma raccoglie presso di sé tutte le nazioni e ammassa presso di sé tutti i popoli. Habakkuk 2:5.
Vale la pena ricordare che questi versetti di Abacuc non si adempirono soltanto nella storia millerita, ma che il loro adempimento fu un argomento comune sia di Ellen White sia dei primi pionieri dell’Avventismo. Coloro che furono giustificati dalla fede rappresentata nel versetto quattro della storia millerita furono quelli che sopportarono la crisi della prima delusione, la quale segnò sia il tempo dell’indugio sia l’arrivo del messaggio del secondo angelo che annunciava la caduta di Babilonia. I Milleriti compresero, all’interno di quella storia di prova, che l’antico popolo del patto, che storicamente era stato protestante, era divenuto le figlie di Babilonia. Quei protestanti erano protestanti rappresentati dalla chiesa di Sardi, raffigurante un popolo del patto, poiché avevano un “nome”, simbolo sia del carattere sia della relazione di patto, ma erano morti.
E all’angelo della chiesa in Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle: Io conosco le tue opere; tu hai nome di vivere, ma sei morto. Apocalisse 3:1.
Nel processo di prova del 1844, che ebbe inizio il 19 aprile e si concluse poi il 22 ottobre, coloro che non superarono il processo di prova furono esaltati nell’orgoglio; e se soltanto leggessimo i versetti che seguono il versetto cinque, vi troveremmo esemplificata la caratteristica dell’orgoglio umano con un’illustrazione dell’arroganza papale e dell’autoesaltazione. Il passo si conclude al versetto venti, dove viene proclamato che il Signore è nel Suo santo tempio: tutta la terra faccia silenzio davanti a Lui.
Ma il Signore è nel suo santo tempio: taccia tutta la terra davanti a lui. Abacuc 2:20.
Il versetto due del capitolo due di Abacuc individua la prima delusione del 19 aprile 1844, e il capitolo si conclude al versetto venti, che segna chiaramente il 22 ottobre 1844, quando il Signore venne improvvisamente al Suo tempio.
Quattro Venute il 22 ottobre 1844 (linea su linea)
«La venuta di Cristo come nostro sommo sacerdote nel luogo santissimo, per la purificazione del santuario, presentata in Daniele 8:14; la venuta del Figlio dell’uomo all’Antico dei giorni, come è presentata in Daniele 7:13; e la venuta del Signore al Suo tempio, predetta da Malachia, sono descrizioni del medesimo evento; e questo è anche rappresentato dalla venuta dello sposo alle nozze, descritta da Cristo nella parabola delle dieci vergini, di Matteo 25». The Great Controversy, 426.
I versetti tre e quattro identificano le due classi che sono prodotte nel processo di prova del versetto due fino al versetto venti, il processo di prova dal 19 aprile 1844 al 22 ottobre 1844. I versetti dal quattro al diciannove si rivolgono al potere papale, ad eccezione del versetto quattordici, che tratta la storia che segue la discesa dell’angelo di Apocalisse capitolo diciotto all’11 settembre.
Poiché la terra sarà ripiena della conoscenza della gloria del Signore, come le acque coprono il mare. Habacuc 2:14.
Nel processo di prova del secondo angelo nella storia millerita si svilupparono due classi di adoratori, che in seguito si manifestarono nella crisi del 22 ottobre 1844. Il carattere degli empi nel passo è il carattere del papato, e in quel periodo di prova i fedeli Milleriti giunsero a proclamare, in accordo con il messaggio del secondo angelo, che la chiesa protestante era divenuta figlia di Roma per il suo rifiuto del messaggio millerita. La controversia che si dispiegò tra l’inizio del 19 aprile e la conclusione del 22 ottobre è il luogo in cui il carattere si rivela o come quello di un orgoglioso bevitore del vino di Babilonia, quale era Baldassar, oppure come quello di qualcuno che, come Daniele davanti a Baldassar, fu giustificato per la sua fede. Quella controversia è il luogo in cui si svolge il dramma che risveglia il mondo alle realtà eterne associate al messaggio del terzo angelo. Lo sfondo dell’ubriaco contrapposto al giustificato è posto nel contesto dell’argomentazione relativa al modo in cui il mondo viene illuminato riguardo alle questioni in gioco: «Poiché la terra sarà ripiena della conoscenza della gloria del Signore, come le acque coprono il mare». Quell’illuminazione ebbe inizio l’11 settembre.
Alla conclusione della storia rappresentata in Habacuc capitolo due, il Signore venne improvvisamente al Suo tempio il 22 ottobre 1844. Lo fece in adempimento della profezia che Egli espose quale Palmoni nel versetto quattordici di Daniele otto.
Palmoni
Nel decimo giorno del settimo mese del calendario biblico, che nel 1844 cadeva il ventiduesimo giorno del decimo mese, si adempì Habakkuk 2:20, e il numero simbolico “220” può essere visto nel «capitolo e versetto» che identifica un cambiamento dispensazionale nell’opera di Cristo nel santuario celeste. Una caratteristica profetica dei centoquarantaquattromila è che essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque Egli vada. Seguire Cristo significa seguirLo nella Sua Parola.
Nella Sua Parola, il numero «220» rappresenta simbolicamente la combinazione della divinità e dell’umanità, e l’opera stessa che Cristo iniziò in quella data fu l’opera di unire la Sua divinità con l’umanità. Nel 1844, il ventiduesimo giorno del decimo mese, ossia simbolicamente ventidue volte dieci uguale a «220» (22 X 10 = 220), o, si potrebbe dire, proprio nella data che equivale simbolicamente a «220», Habacuc «2:20» si adempì quando Cristo passò dal luogo santo al Luogo Santissimo per iniziare il giudizio investigativo.
Palmoni, il Numero Meraviglioso, si colloca entro quella «domanda e risposta» che costituisce il pilastro centrale dell’Avventismo, e la maggior parte degli Avventisti ignora completamente tale verità.
«Il passo della Scrittura che, al di sopra di tutti gli altri, era stato insieme il fondamento e il pilastro centrale della fede avventista era la dichiarazione: “Fino a duemilatrecento sere e mattine; poi il santuario sarà purificato”. [Daniele 8:14.]» The Great Controversy, 409.
Daniele, capitolo otto, versetti tredici e quattordici, presentano una domanda nel versetto tredici, alla quale segue una risposta nel versetto quattordici. La parola ebraica Palmoni è tradotta come «quel santo» nel versetto tredici, e quel particolare nome di Cristo significa il Meraviglioso Numeratore o il Numeratore dei Segreti.
Quando Ellen White identifica il versetto quattordici come il pilastro centrale e il fondamento dell’Avventismo, ella pone l’enfasi divina sulla domanda e sulla risposta di questi due versetti, il che esige che Cristo, quale il Meraviglioso Contatore, debba essere il punto di riferimento primario. Sorella White sottolineò ripetutamente l’importanza di considerare Cristo come la verità centrale di qualsiasi passo, e nei versetti tredici e quattordici vi è un’apparizione diretta di Cristo — «quel santo» — che è Palmoni.
Quando l’Avventismo rigettò i «sette tempi» di Levitico ventisei nel 1863, chiuse gli occhi a Palmoni, poiché la struttura profetica della domanda e della risposta si fonda sulla relazione tra i «sette tempi» di Mosè e i «duemilatrecento giorni» di Daniele. Il rapporto profetico tra i «sette tempi» di Mosè, ossia duemilacinquecentoventi anni, e le «duemilatrecento sere e mattine» di Daniele, ossia duemilatrecento anni, è stabilito dal tempo, che è rappresentato da numeri, e il Meraviglioso Numeratore si trova proprio al centro della domanda e della risposta che costituiscono il pilastro centrale dell’Avventismo. Coloro che forse hanno letto gli scritti di Giuseppe Flavio potrebbero ricordare le sue argomentazioni logiche con cui identificava due cose speciali create da Dio. Una era la lingua ebraica e l’altra era il tempo misurabile, che a sua volta richiede la matematica.
Il versetto tredici chiede: «Fino a quando?» Il versetto non chiede «quando», ma «fino a quando?». È essenziale, per una corretta comprensione, stabilire se la domanda riguardi una durata («fino a quando?») oppure un punto nel tempo («quando?»). La risposta alla domanda del versetto quattordici identifica o un punto nel tempo, oppure un periodo di tempo, e forse entrambi; ma, qualunque essa sia, deve essere collocata nel contesto della domanda posta nel versetto tredici. Per dispensare rettamente la parola, ossia per comprendere rettamente la risposta del versetto quattordici, è necessario comprendere correttamente il contesto della domanda. È «quando» o «fino a quando»?
Gli ubriachi di Efraim insegnano confusamente che il versetto quattordici stia identificando un momento nel tempo, che essi individuano come il 22 ottobre 1844, e nel farlo possono benissimo riferirsi al passo che abbiamo appena citato da Il gran conflitto, ma la Parola di Dio non cambia mai e non viene mai meno. La domanda «fino a quando» identifica una durata, non un momento nel tempo. Il 22 ottobre 1844 diede inizio al periodo del giudizio investigativo, e le verità associate a quell’opera rappresentano l’evangelo eterno e sono molto più importanti della semplice data del suo inizio.
La grammatica ebraica è chiara, e quel medesimo significato è stato tradotto nella King James Version. Non solo la grammatica colloca chiaramente la domanda nel contesto della durata, ma la domanda «fino a quando» è un simbolo della profezia biblica. Si può dimostrare, sulla base di diverse testimonianze, che la domanda «fino a quando», in quanto simbolo, rappresenta la storia dall’11 settembre fino alla legge domenicale. Considereremo dapprima il simbolo di «fino a quando», prima di ritornare a Palmoni e a Gioele.
Per quanto tempo? Isaia sei
In Isaia, capitolo sei, versetto tre, gli angeli dichiarano che la terra è piena della gloria di Dio.
E l’uno gridava all’altro, e diceva: Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena della sua gloria. Isaia 6:3.
La sorella White collega la discesa dell’angelo di Apocalisse diciotto con gli angeli del versetto tre.
«Mentre essi [gli angeli] vedono il futuro, quando tutta la terra sarà ripiena della Sua gloria, il trionfante canto di lode riecheggia dall’uno all’altro in una melodiosa melodia: “Santo, santo, santo, è il Signore degli eserciti.”» Review and Herald, 22 dicembre 1896.
Isaia si trova al 9/11 e chiede «fino a quando» debba presentare il messaggio del 9/11 a un popolo laodiceo che non desidera vedere né udire. Gli viene detto che deve perseverare finché le città siano devastate; e la distruzione delle città, che ha inizio con la legge domenicale quando l’apostasia nazionale è seguita dalla rovina nazionale.
Allora io dissi: «Signore, fino a quando?» Ed egli rispose: «Finché le città siano devastate e senza abitanti, le case senza uomini, e il paese sia del tutto desolato, e il Signore abbia allontanato gli uomini in luoghi remoti, e vi sia un grande abbandono in mezzo al paese. Tuttavia vi resterà ancora una decima parte, che tornerà e sarà divorata; ma, come il terebinto e come la quercia conservano il loro ceppo quando sono abbattuti, così il santo seme sarà il suo ceppo». Isaia 6:11–13.
All’11 settembre, quando la terra fu illuminata dalla gloria di Dio, Isaia viene unto per presentare il messaggio della pioggia dell’ultima stagione e domanda: «Fino a quando» dovrà presentare il messaggio dell’11 settembre a un popolo dal cuore insensibile? La risposta è: «Finché» giunga la legge domenicale, quando vi sarà «un grande abbandono in mezzo al paese». Il «grande abbandono» è compiuto dall’Avventismo laodiceo, che Isaia, nel capitolo ventidue, rappresenta come Sebna.
Ecco, il Signore ti porterà via con una potente cattività, e certamente ti coprirà. Di certo ti farà rotolare e ti lancerà come una palla in un vasto paese; là morirai, e là i carri della tua gloria saranno la vergogna della casa del tuo signore. E io ti caccerò dal tuo ufficio, ed egli ti abbatterà dal tuo posto. Isaia 22:17–19.
L’avventismo laodicense abbandona la verità al tempo della legge domenicale e viene quindi «rovesciato», come rappresentato in Daniele 11:41.
Egli entrerà pure nel paese glorioso, e molti paesi saranno sovvertiti; ma questi sfuggiranno dalla sua mano: Edom, Moab e i capi dei figli di Ammon. Daniele 11:41.
Quando Isaia chiede «fino a quando», gli viene detto di presentare il messaggio all’Avventismo fino alla legge domenicale, quando i «molti» di Daniele undici, versetto quarantuno, saranno «rovesciati», quando abbandoneranno il sabato e Dio. Essi saranno allora vomitati dalla bocca del Signore, come rappresentato nel libro dell’Apocalisse, dove tutti i libri della Bibbia si incontrano e terminano, e dove Isaia ventidue presenta Sebna che viene «violentemente» scagliato «come una palla in un vasto paese», mentre essi vengono «rimossi» «lontano».
In quel periodo di tempo il residuo, rappresentato come una «decima» (che è una decima parte), «ritorna»; nel passo è paragonato ad alberi che hanno una «sostanza» che rimane quando le foglie sono cadute. Le «foglie» rappresentano la professione nella simbologia profetica. Quando l’Avventismo giungerà alla legge domenicale e accetterà il primo giorno della settimana al posto del Sabato di Dio, essi si spoglieranno delle loro foglie di «professione» e non pretenderanno più di sostenere il Sabato del settimo giorno di Dio.
“La maledizione del fico fu una parabola in atto. Quell’albero sterile, che ostentava il suo fogliame pretenzioso proprio dinanzi a Cristo, era un simbolo della nazione ebraica. Il Salvatore desiderava rendere chiaro ai Suoi discepoli la causa e la certezza della rovina d’Israele. A tale scopo Egli rivestì l’albero di qualità morali e ne fece l’espositore della verità divina. I Giudei si distinguevano da tutte le altre nazioni, professando fedeltà a Dio. Essi erano stati da Lui particolarmente favoriti e pretendevano una giustizia superiore a quella di ogni altro popolo. Ma erano corrotti dall’amore del mondo e dall’avidità di guadagno. Si vantavano della loro conoscenza, ma ignoravano le esigenze di Dio ed erano pieni d’ipocrisia. Come l’albero sterile, spiegavano in alto i loro rami pretenziosi, rigogliosi nell’apparenza e belli a vedersi, ma non producevano «nulla se non foglie». La religione ebraica, con il suo magnifico tempio, i suoi sacri altari, i suoi sacerdoti mitrati e le sue cerimonie imponenti, era invero bella nell’apparenza esteriore, ma mancavano umiltà, amore e benevolenza.”
“Tutti gli alberi del fico nel frutteto erano privi di frutto; ma gli alberi senza foglie non suscitavano alcuna aspettativa e non causavano alcuna delusione. Da questi alberi erano rappresentati i Gentili. Essi erano privi di pietà quanto i Giudei; ma non avevano professato di servire Dio. Non avanzavano pretese vanagloriose di bontà. Erano ciechi alle opere e alle vie di Dio. Per loro il tempo dei fichi non era ancora giunto. Essi attendevano ancora un giorno che avrebbe recato loro luce e speranza. I Giudei, che avevano ricevuto da Dio benedizioni maggiori, erano ritenuti responsabili dell’abuso di questi doni. I privilegi di cui si vantavano non facevano che accrescere la loro colpa.” La speranza dell’uomo, pp. 582, 583.
Alla legge domenicale, la professione dell’Avventismo laodiceo di essere il popolo del patto di Dio viene meno, poiché essi accettano il marchio del patto della morte e respingono il sigillo del patto della vita. Allora si spogliano delle loro foglie di professione, e ciò che viene posto in evidenza è un residuo rappresentato da Isaia, il quale all’11 settembre «ritornò» agli antichi sentieri, fu poi umiliato nella polvere quando egli (Isaia) riconobbe la propria esperienza corrotta, e in seguito fu purificato con un carbone tolto dall’altare. Sorella White ci informa che il carbone dell’altare rappresenta la purificazione, ma la purificazione è semplicemente ciò che viene compiuto quando il carbone tocca le labbra di Isaia.
«Il carbone ardente è simbolico della purificazione. Se tocca le labbra, nessuna parola impura uscirà da esse. Il carbone ardente simboleggia anche la potenza degli sforzi dei servitori del Signore». Review and Herald, 16 ottobre 1888.
I «carboni» dell’altare che sono gettati sulla terra negli ultimi giorni sono i carboni gettati sulla terra quando il settimo e ultimo sigillo è aperto nei primi cinque versetti del capitolo otto dell’Apocalisse. Isaia, e quindi i centoquarantaquattromila, sono purificati dal carbone che tocca le loro labbra, ma il «carbone» è un messaggio. Tocca le loro labbra quando prendono il libro dalla mano dell’angelo e lo mangiano.
Santificali nella tua verità: la tua parola è verità. Giovanni 17:17.
Coloro che «ritornano» e diventano il residuo (rimanenza) sono rappresentati come le querce e i terebinti, e proprio come Cristo aveva «investito l’albero di qualità morali, e ne aveva fatto l’espositore della verità divina», gli alberi di Isaia hanno in sé la «qualità morale» rappresentata dalla «sostanza». La sostanza rimane con gli alberi, anche quando coloro che erano soltanto foglie di professione vengono recisi. Il «seme santo» è la «sostanza», e Cristo è il «seme santo» della profezia. Quegli alberi che sono rappresentati come il residuo, e da Isaia stesso nel capitolo sei, rappresentano gli uomini e dunque l’umanità, e il seme santo rappresenta la divinità. Così, Isaia sei identifica la purificazione dell’Avventismo dall’11 settembre fino alla legge domenicale, e i dettagli che Isaia apporta a quella storia profetica sono tutti rappresentati dalla sua domanda: «Fino a quando?». Per Isaia, la risposta a «Fino a quando?» andava dall’11 settembre fino alla legge domenicale.
Quanto a lungo? 1840–1844
L’11 agosto 1840 prefigurò l’11 settembre e, con la storia profetica dall’11 agosto 1840 fino al 22 ottobre 1844, ebbe luogo la battaglia del Monte Carmelo tra Elia e i profeti di Jezebel. In ultima analisi, fu dimostrato che i profeti di Baal erano falsi profeti e furono messi a morte da Elia; ma proprio all’inizio del confronto Elia pose la domanda: «fino a quando» zoppicherete fra due opinioni.
Ed Elia si avvicinò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete fra due opinioni? Se il Signore è Dio, seguitelo; ma se lo è Baal, allora seguite lui». E il popolo non gli rispose parola. Allora Elia disse al popolo: «Io, io solo, sono rimasto profeta del Signore; ma i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta uomini». 1 Re 18:21, 22.
Elia si trova all’11 agosto 1840 e chiede a quella generazione se il messaggio millerita sia vero oppure falso. È un altro messaggio a Laodicea, come lo era Isaia sei.
«Migliaia furono indotti ad abbracciare la verità predicata da William Miller, e furono suscitati servitori di Dio nello spirito e nella potenza di Elia per proclamare il messaggio. Come Giovanni, il precursore di Gesù, coloro che predicavano questo solenne messaggio si sentirono costretti a porre la scure alla radice dell’albero e a chiamare gli uomini a portare frutti degni di ravvedimento. La loro testimonianza era atta a risvegliare e a colpire potentemente le chiese e a manifestarne il vero carattere. E mentre veniva fatto risuonare il solenne avvertimento di fuggire dall’ira a venire, molti di coloro che erano uniti alle chiese ricevettero il messaggio di guarigione; videro i loro sviamenti e, con amare lacrime di ravvedimento e profonda angoscia dell’anima, si umiliarono davanti a Dio. E mentre lo Spirito di Dio riposava su di loro, essi contribuirono a far risuonare il grido: “Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio”». Early Writings, 233.
Nella storia di prova dal 1840 al 1844, i Protestanti che respinsero il messaggio di Elia divennero le figlie di Roma e consegnarono il manto del Protestantesimo all’Avventismo Millerita. Con Isaia ed Elia, abbiamo due testimoni che attestano il fatto che la domanda «fino a quando» è un simbolo della storia che inizia l’11 settembre e termina con la legge domenicale. Nella storia Millerita, l’11 agosto 1840 si allinea con l’11 settembre, e il 22 ottobre 1844 si allinea con la legge domenicale. Quando il fuoco scese dal cielo e consumò l’offerta di Elia, le dodici pietre furono tutte illuminate insieme all’offerta, segnando così i centoquarantaquattromila come un vessillo rappresentato da pietre illuminate. I falsi profeti furono quindi uccisi da Elia, proprio come gli Stati Uniti, il falso profeta, vengono uccisi come il sesto regno alla legge domenicale.
Isaia sei pone l’accento su un processo di prova, epurazione e purificazione in mezzo al popolo di Dio dall’11 settembre fino alla legge domenicale. Elia si rivolge all’atteggiamento laodicense del popolo di Dio, ma al tempo stesso fornisce una dimostrazione della distinzione tra un vero e un falso profeta e, di conseguenza, tra un vero o un falso messaggio. Così, a partire dall’11 agosto 1840 e fino al 22 ottobre 1844, una prova profetica fu recata sui protestanti del periodo di Sardi e, proprio come il fuoco sul Monte Carmelo produsse una divisione in due classi, due classi si manifestarono nel 1844. Una classe, nel processo di prova, era il popolo del patto che stava per divenire il “precedente”; l’altra classe era l’Avventismo Millerita, con il quale Dio sarebbe entrato in patto il 22 ottobre 1844. Il periodo di prova e di divisione è la storia della vigna, poiché l’Avventismo Millerita fu mostrato essere il vero profeta proprio nel momento in cui il Protestantesimo sardiano cominciò ad adempiere il suo ruolo di Protestantesimo apostata. Come i profeti di Baal furono smascherati come falsi, così pure il precedente popolo del patto fu smascherato e poi identificato dai Milleriti come una figlia di Roma. La storia del Monte Carmelo, e anche l’adempimento di quella storia al tempo dei Milleriti, fornisce una seconda testimonianza a Isaia sei, secondo cui la domanda: «fino a quando?» è un simbolo del periodo di tempo dall’11 settembre fino alla legge domenicale.
«“Signore, Dio di Abrahamo, d’Isacco e d’Israele”, supplica il profeta, “si faccia oggi conoscere che Tu sei Dio in Israele, che io sono Tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per Tua parola. Rispondimi, o Signore, rispondimi, affinché questo popolo conosca che Tu sei il Signore Dio e che hai ricondotto indietro il loro cuore.”»
Un silenzio, opprimente nella sua solennità, grava su tutti. I sacerdoti di Baal tremano di terrore. Consapevoli della loro colpa, si aspettano una pronta retribuzione.
“Non appena la preghiera di Elia è terminata, fiamme di fuoco, simili a splendidi bagliori di folgore, scendono dal cielo sull’altare innalzato, consumando il sacrificio, lambendo l’acqua nel fosso e consumando perfino le pietre dell’altare. Lo splendore della vampa illumina il monte e abbaglia gli occhi della moltitudine. Nelle valli sottostanti, dove molti osservano con ansiosa trepidazione i movimenti di coloro che stanno in alto, la discesa del fuoco è chiaramente visibile, e tutti restano attoniti davanti a quello spettacolo. Essa ricorda la colonna di fuoco che presso il Mar Rosso separò i figli d’Israele dalle schiere egiziane.
«Il popolo sul monte si prostra con timore reverenziale dinanzi al Dio invisibile. Non osa continuare a guardare il fuoco mandato dal Cielo. Teme che esso stesso venga consumato; e, convinto del proprio dovere di riconoscere il Dio di Elia come il Dio dei loro padri, al quale deve fedeltà, grida all’unisono come con una sola voce: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!” Con impressionante chiarezza il grido risuona sul monte e riecheggia nella pianura sottostante. Finalmente Israele è ridestato, disingannato, pentito. Finalmente il popolo vede quanto gravemente abbia disonorato Dio. Il carattere del culto di Baal, in contrasto con il culto ragionevole richiesto dal vero Dio, appare pienamente rivelato. Il popolo riconosce la giustizia e la misericordia di Dio nell’aver trattenuto la rugiada e la pioggia finché non sia stato condotto a confessare il Suo nome. Ora esso è pronto ad ammettere che il Dio di Elia è al di sopra di ogni idolo». Profeti e re, p. 153.
Fino a quando? Mosè
La prima volta che la domanda simbolica «fino a quando?» viene sollevata nella Parola profetica è nell’ottava piaga sugli Egiziani al tempo di Mosè. L’ottava piaga sono le «locuste» (simbolo dell’Islam), che vengono portate da un «vento d’oriente» (simbolo dell’Islam).
Mosè e Aaronne entrarono dal faraone e gli dissero: «Così dice il Signore, il Dio degli Ebrei: Fino a quando rifiuterai di umiliarti davanti a me? Lascia andare il mio popolo, affinché mi serva. Altrimenti, se rifiuti di lasciare andare il mio popolo, ecco, domani farò venire le locuste entro i tuoi confini; ed esse copriranno la faccia della terra, così che non si potrà più vedere la terra; e divoreranno il residuo di ciò che è scampato, ciò che vi è rimasto dopo la grandine, e divoreranno ogni albero che cresce per voi nei campi; e riempiranno le tue case, le case di tutti i tuoi servi e le case di tutti gli Egiziani; cosa che né i tuoi padri né i padri dei tuoi padri hanno visto, dal giorno in cui furono sulla terra fino ad oggi». Poi si volse e uscì dalla presenza del faraone.
E i servi del Faraone gli dissero: «Fino a quando quest’uomo sarà per noi un laccio? Lascia andare questi uomini, perché servano il Signore loro Dio. Non sai ancora che l’Egitto è distrutto?»
Mosè e Aaronne furono ricondotti da Faraone, ed egli disse loro: «Andate, servite il Signore, il vostro Dio; ma chi sono quelli che vi andranno?»
E Mosè disse: «Andremo con i nostri giovani e con i nostri vecchi, con i nostri figli e con le nostre figlie; andremo con i nostri greggi e con i nostri armenti, perché dobbiamo celebrare una festa in onore del Signore».
Ed egli disse loro: «Il Signore sia con voi, come io lascerò andare voi e i vostri piccoli! Badate bene; poiché il male vi sta dinanzi. Non così! Andate ora voi che siete uomini, e servite il Signore; poiché questo è ciò che chiedevate». E furono cacciati dalla presenza del Faraone.
E il Signore disse a Mosè: «Stendi la tua mano sul paese d’Egitto per le locuste, affinché salgano sul paese d’Egitto e divorino ogni erba del paese, tutto ciò che la grandine ha lasciato». E Mosè stese il suo bastone sul paese d’Egitto, e il Signore fece soffiare sul paese un vento d’oriente per tutto quel giorno e per tutta quella notte; e quando fu mattina, il vento d’oriente portò le locuste. E le locuste salirono su tutto il paese d’Egitto e si posarono su tutto il territorio d’Egitto: erano gravissime; prima di esse non vi furono mai locuste simili, né dopo di esse ve ne saranno tali. Poiché coprirono la faccia di tutta la terra, così che il paese ne fu oscurato; e divorarono ogni erba del paese e tutto il frutto degli alberi che la grandine aveva lasciato; e non rimase alcun verde sugli alberi né sulle erbe dei campi, in tutto il paese d’Egitto.
Allora il faraone chiamò in fretta Mosè e Aaronne, e disse: «Ho peccato contro il Signore, il vostro Dio, e contro di voi. Ora dunque, vi prego, perdonate il mio peccato solo questa volta, e supplicate il Signore, il vostro Dio, affinché allontani da me soltanto questa morte». Ed egli uscì dalla presenza del faraone, e supplicò il Signore. E il Signore fece soffiare un fortissimo vento d’occidente, che portò via le locuste e le gettò nel Mar Rosso; non rimase una sola locusta in tutto il territorio d’Egitto. Esodo 10:3–19.
Prima «il Signore, il Dio degli Ebrei» chiede: «Fino a quando rifiuterai di umiliarti davanti a me?», e poi i servi del faraone, in seguito, chiesero di nuovo al faraone: «Fino a quando quest’uomo sarà per noi un’insidia?». La domanda viene posta durante l’ottava piaga, che per diverse ragioni si allinea con il 9/11. La decima piaga è l’uccisione dei primogeniti, che si allinea con la croce ed è seguita dalla delusione presso il Mar Rosso, che l’ispirazione allinea con la delusione dei discepoli alla croce, la quale si allinea con la grande delusione dei Milleriti nel 1844. Questi tre testimoni si allineano tutti con la legge domenicale. La decima piaga è la legge domenicale e, due piaghe prima, l’ottava piaga portò le «locuste» sopra un «vento orientale». Le «locuste» riempirono tutta la terra, proprio come oggi l’Islam sta scuotendo il mondo intero, avendo diffuso la sua oscurità mediante l’immigrazione forzata. Il nome latino della «locusta del deserto» è «locusta migratoria», che rappresenta la diffusione dell’Islam attraverso l’immigrazione, tipificata nel mondo naturale come migrazione.
La nona piaga fu una tenebra che si poteva toccare.
E il Signore disse a Mosè: «Stendi la tua mano verso il cielo, perché vi sia tenebra sul paese d’Egitto, una tenebra così fitta da potersi toccare». E Mosè stese la sua mano verso il cielo; e vi fu una fitta tenebra in tutto il paese d’Egitto per tre giorni. Non si vedevano l’un l’altro, e nessuno si mosse dal suo posto per tre giorni; ma tutti i figli d’Israele avevano luce nelle loro dimore. Esodo 10:21–23.
Nel simbolismo del «fino a quando», rappresentato dal monte Carmelo e da Elia, si manifesta una distinzione quando il fuoco discende dal cielo. Il Dio di Elia fece ciò che Baal non può fare. Nella storia millerita, la distinzione fu tracciata tra il protestantesimo sardiano decaduto e l’avventismo millerita. Con Mosè, la distinzione era tenebre o luce. Vi era luce nelle case degli Ebrei. Isaia inoltre ci informa che coloro che non hanno luce nella linea di Mosè, i quali sono anche coloro che vengono distrutti da Elia, e coloro che perdono il manto del protestantesimo nel periodo millerita, sono un «popolo» che «udendo, udite, ma non intendete; e vedendo, vedete, ma non discernete». Quindi viene pronunciata su questo popolo una dichiarazione che afferma: «Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendi duri i loro orecchi e chiudi i loro occhi, affinché non vedano con i loro occhi, non odano con i loro orecchi, non intendano con il loro cuore, non si convertano e non siano guariti».
Disposto a compiere l’opera, ma sopraffatto dall’incarico di predicare a coloro che non ascolteranno, Isaia «allora disse»: «Signore, fino a quando?»
Le ultime tre delle dieci piaghe d’Egitto forniscono una testimonianza dei tre passi dall’11 settembre fino alla legge domenicale. L’11 agosto 1840 il messaggio del primo angelo fu dotato di potenza, e il 19 aprile 1844 giunse il secondo angelo e fu dotato di potenza al Camp Meeting di Exeter dal 12 al 17 agosto, e il terzo angelo giunse il 22 ottobre 1844. Il terzo angelo si allinea con la legge domenicale, e pertanto identifica un processo in tre fasi, poiché non si può avere un terzo senza un primo e un secondo.
«Il primo e il secondo messaggio furono dati nel 1843 e nel 1844, e noi ci troviamo ora sotto la proclamazione del terzo; ma tutti e tre i messaggi devono ancora essere proclamati. È ora essenziale, come lo è sempre stato, che essi siano ripetuti a coloro che cercano la verità. Con la penna e con la voce dobbiamo far risuonare la proclamazione, mostrando il loro ordine e l’applicazione delle profezie che ci conducono al messaggio del terzo angelo. Non può esservi un terzo senza il primo e il secondo. Questi messaggi dobbiamo darli al mondo mediante pubblicazioni e discorsi, mostrando, nella linea della storia profetica, le cose che sono state e le cose che saranno». Selected Messages, libro 2, 104, 105.
La decima piaga d’Egitto è stata messa in relazione, per ispirazione, con la croce e con la successiva delusione ad essa associata. La decima piaga è pertanto il terzo messaggio, che per necessità profetica deve essere preceduto da un primo e da un secondo messaggio. All’11 settembre il Signore chiese al Faraone: «fino a quando?», e immediatamente dopo anche i servitori del Faraone chiesero: «fino a quando?». Dopo che Mosè ebbe trasmesso al Faraone la domanda di Dio: «fino a quando?», e subito prima che i servitori ripetessero al Faraone la domanda di Mosè, Mosè segnò un punto di svolta: «egli si voltò e uscì dalla presenza del Faraone». Esodo 10:6.
L’11 settembre fu un punto di svolta profetico, prefigurato quando Mosè scatenò la piaga delle locuste che giunsero sospinte dal vento d’oriente.
«Vi sono periodi che costituiscono punti di svolta nella storia delle nazioni e della chiesa. Nella provvidenza di Dio, quando giungono queste diverse crisi, viene data la luce per quel tempo». Bible Echo, 26 agosto 1895.
La piaga successiva produsse tenebre o luce, a seconda della classe in cui ci si trovava. L’11 settembre fu un «punto di svolta nella storia delle nazioni e della chiesa». A quel punto il popolo di Dio fu chiamato a ritornare e a camminare nei sentieri antichi, ma esso rifiutò di camminarvi e non diede ascolto al suono della tromba. Una separazione fra tenebre e luce fu compiuta dopo Elia, e Mosè chiese: «fino a quando?» Ella inoltre afferma nel passo:
«Vi sono periodi che costituiscono punti di svolta nella storia delle nazioni e della chiesa. Nella provvidenza di Dio, quando giungono queste diverse crisi, viene data la luce per quel tempo. Se essa è accolta, vi è progresso spirituale; se è respinta, seguono declino spirituale e naufragio.» Bible Echo, 26 agosto 1895.
Continueremo il tema del «fino a quando» nel prossimo articolo.
Nel maggio del 1842 fu convocata a Boston, Massachusetts, una Conferenza Generale. All’apertura di questa riunione, i fratelli Charles Fitch e Apollos Hale, di Haverhill, presentarono le profezie figurate di Daniele e di Giovanni, che avevano dipinto su tela, con i numeri profetici che ne mostravano l’adempimento. Il fratello Fitch, spiegando davanti alla Conferenza mediante il suo diagramma, disse che, mentre esaminava queste profezie, aveva pensato che, se fosse riuscito a produrre qualcosa del genere qui presentato, ciò avrebbe semplificato l’argomento e gli avrebbe reso più agevole esporlo a un uditorio. Qui vi era più luce sul nostro cammino. Questi fratelli stavano facendo ciò che il Signore aveva mostrato ad Habacuc nella sua visione 2.468 anni prima, dicendo: «Scrivi la visione e incidila chiaramente su tavole, affinché chi la legge possa correre. Poiché la visione è ancora per un tempo stabilito». Habakkuk 2:2.
«Dopo una certa discussione sull’argomento, si votò all’unanimità di far litografare trecento esemplari simili a questo, cosa che fu presto portata a compimento. Essi furono chiamati “le carte del ’43”. Questa fu una Conferenza molto importante». The Autobiography of Joseph Bates, 263.
«Ho visto che il grafico del 1843 era diretto dalla mano del Signore, e che non doveva essere alterato; che le cifre erano come Egli le voleva; che la Sua mano stava sopra e nascondeva un errore in alcune delle cifre, così che nessuno poté vederlo, finché la Sua mano non fu rimossa». Early Writings, 74.
«Fu la testimonianza concorde dei predicatori e dei periodici del Secondo Avvento, quando si mantenevano sulla “fede originale”, che la pubblicazione della tavola costituiva un adempimento di Abacuc 2:2, 3. Se la tavola era un soggetto di profezia (e coloro che lo negano abbandonano la fede originale), allora ne consegue che il 457 a.C. era l’anno dal quale far decorrere i 2300 giorni. Era necessario che il 1843 fosse il primo tempo pubblicato affinché “la visione” dovesse “tardare”, ossia affinché vi fosse un tempo di attesa, durante il quale la schiera delle vergini doveva assopirsi e addormentarsi sul grande soggetto del tempo, poco prima di essere destata dal Grido di Mezzanotte». Second Advent Review and Sabbath Herald, Volume I, Number 2, James White.