Proprio come l’11 agosto 1840 confermò le regole adottate da Miller, dopo l’11 settembre 2001 fu visto, da coloro che erano disposti a vedere, che i principi profetici adottati da Future for America erano la vera metodologia biblica della pioggia dell’ultima stagione, come esposta nel capitolo ventotto di Isaia. L’applicazione di linea di riforma su linea di riforma, come presentata nella storia sacra, stabilì che l’11 settembre 2001 era una ripetizione dell’11 agosto 1840.
Essi videro che, come il potente angelo di Apocalisse dieci discese nel 1840, Egli prefigurò la Sua discesa nel 2001. Entrambi gli angeli discesero mentre si adempiva una profezia riguardante l’Islam. Il movimento quindi crebbe, poiché uomini e donne risposero all’efficacia della metodologia. La dirigenza dell’Avventismo del Settimo Giorno laodiceo fu sorpassata al tempo della fine nel 1989, e ora quella chiesa entrò nel suo processo finale di prova, mentre il Signore cominciava a scegliere il movimento del terzo angelo quale Suoi portavoce degli ultimi giorni.
Una regola preminente tra le regole date per gli ultimi giorni era la triplice applicazione della profezia. In modo particolare, in quel tempo, la triplice applicazione dei tre guai sosteneva così chiaramente l’evento dell’11 settembre 2001. Quando quella verità fu investigata onestamente, coloro che allora venivano guidati agli “antichi sentieri” di Geremia, da cuori che cercavano la verità, il compimento profetico, insieme con la validità delle regole di interpretazione profetica adottate dal movimento del terzo angelo.
Si vide che la corretta comprensione pionieristica della storia del primo guaio di Apocalisse capitolo nove rappresentava l’Islam. Si vide che il falso profeta Maometto era il re di quella storia. In quella storia l’Islam avrebbe attaccato l’Impero Romano, e il suo modo di combattere fu specificamente identificato come un colpire all’improvviso e inaspettatamente. A tale riguardo si comprese che proprio il modo di combattere dell’Islam forniva le radici etimologiche della parola «assassino». In quella storia l’Islam avrebbe danneggiato gli eserciti di Roma, e il periodo si concluse secondo la linea di una profezia di tempo di centocinquant’anni. Quando quella profezia di tempo terminò il 27 luglio 1449, ebbero inizio la profezia di tempo e la storia del secondo guaio.
Cominciò allora un’altra profezia di tempo di trecentonovantuno anni e quindici giorni, che terminò l’11 agosto 1840. In quella storia il sovrano che rappresentava l’opera profetica dell’Islam era Ottman, che era stato prefigurato da Maometto nella storia del primo guaio. Il capitolo nove afferma che, nella storia del secondo guaio, l’Islam avrebbe ucciso gli eserciti di Roma. Essi avrebbero continuato a impiegare quel metodo di guerra, attaccando in modo improvviso e inaspettato, ma in quella storia la polvere da sparo fu per la prima volta inventata e impiegata, così il secondo guaio rappresentava un metodo di guerra raffigurato dal repentino attacco dell’assassino, ma che includeva anche gli esplosivi.
L’11 settembre 2001 il terzo guaio dell’Islam colpì improvvisamente con esplosivi gli eserciti spirituali di Roma. Quell’evento segnò l’inizio di diverse linee di verità profetica, ma era stato chiaramente stabilito sulla base delle due precedenti testimonianze del primo e del secondo guaio. L’evento dimostrò chiaramente che, così come la fortificazione della storia millerita dell’11 agosto 1840, quando si adempié la profezia dell’Islam del secondo guaio e l’angelo di Apocalisse dieci discese, così, quando giunse la profezia dell’Islam del terzo guaio, essa contrassegnò in quella data la discesa dell’angelo di Apocalisse diciotto.
«Ora viene fatta circolare la voce che io abbia dichiarato che New York debba essere spazzata via da un maremoto? Questo non l’ho mai detto. Ho detto, mentre osservavo i grandi edifici che vi si innalzavano, piano dopo piano: “Quali scene terribili avranno luogo quando il Signore si leverà per scuotere potentemente la terra! Allora si adempiranno le parole di Apocalisse 18:1–3”. L’intero diciottesimo capitolo dell’Apocalisse è un avvertimento di ciò che sta per abbattersi sulla terra. Ma non ho ricevuto alcuna luce particolare riguardo a ciò che sta per venire su New York, se non che so che un giorno i grandi edifici di quella città saranno abbattuti dal volgere e rivolgere della potenza di Dio. Dalla luce che mi è stata data, so che nel mondo vi è distruzione. Una parola del Signore, un tocco della sua potenza onnipotente, e queste imponenti strutture cadranno. Avranno luogo scene la cui terribilità non possiamo immaginare». Review and Herald, 5 luglio 1906.
Il movimento di Future for America fu allora visto, da coloro che erano disposti a vedere, come il parallelo del movimento Millerita. L’Islam del terzo guaio divenne, da quel momento in poi, un elemento primario del messaggio. L’Ispirazione insegnava chiaramente che, quando l’angelo di Apocalisse fosse disceso, sarebbe giunta la pioggia dell’ultima stagione.
«La pioggia della stagione tarda deve cadere sul popolo di Dio. Un potente angelo deve scendere dal cielo, e tutta la terra deve essere illuminata dalla sua gloria». Review and Herald, 21 aprile 1891.
Quando il Leone della tribù di Giuda cominciò ad aprire una comprensione più ampia della pioggia dell’ultima stagione, Egli guidò il Suo popolo al libro di Gioele, che costituisce un punto di riferimento primario della pioggia dell’ultima stagione. A quel punto, alcuni di quegli uomini che si erano uniti al movimento dopo l’11 settembre 2001 stabilirono che gli insetti di Gioele che distruggono la vigna di Dio, conducendo fino al risveglio del Grido di Mezzanotte, rappresentassero l’Islam. Essi non potevano o non volevano vedere che gli insetti rappresentavano Roma.
La potente luce che era stata prodotta dal riconoscimento della triplice applicazione della profezia in rapporto ai tre guai aggiunse un sostegno logico non santificato alla loro pretesa che gli insetti rappresentassero l’Islam. Come avviene sempre, una volta ammessa un’interpretazione privata, si verifica una distorsione delle Scritture nel tentativo di sostenere la falsa premessa. Nel loro sforzo di sostenere la propria posizione, essi dimostrarono di non comprendere il principio del tipo e dell’antitipo.
Negli studi teologici e biblici, i termini «tipo» e «antitipo» sono usati per descrivere una relazione tra due elementi, nella quale l’uno prefigura o adombra l’altro. Questo concetto rientra spesso nelle categorie più ampie di «ombra» e «sostanza».
Un tipo è un evento, una persona o un’istituzione nell’Antico Testamento che prefigura o adombra un corrispondente evento, persona o istituzione nel Nuovo Testamento. Esso funge da precursore simbolico. L’antitipo è il compimento o l’attuazione del tipo. È la realtà che era stata prefigurata dal tipo. Il concetto di «ombra» e «sostanza» è parallelo alla relazione tra tipo e antitipo. L’«ombra» rappresenta il (tipo), mentre la «sostanza» rappresenta l’(antitipo).
Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a una festa, o al novilunio, o ai giorni di sabato: cose che sono ombra di quelle future; ma il corpo è di Cristo. Colossesi 2:16, 17.
Poiché la legge, avendo un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non può mai, mediante quei sacrifici che si offrono continuamente di anno in anno, rendere perfetti coloro che si avvicinano. Ebrei 10:1.
Nella controversia sorta dopo l’11 settembre 2001 riguardo a Gioele e alla corretta identificazione della Roma papale quale realtà simboleggiata da quattro insetti, delineando così la progressiva distruzione dell’Avventismo laodicense, coloro che sostenevano che gli insetti fossero l’Islam non solo attribuirono un’enfasi non santificata alla triplice applicazione dei tre guai, ma indicarono anche dei tipi che rimandavano all’antitipo di Roma e affermarono che quei tipi identificassero in realtà l’Islam. Così facendo, diedero prova del fatto che o non comprendevano veramente il principio di tipo e antitipo, oppure ritenevano che travisare i tipi fosse un mezzo degno per giustificare il fine.
Nell’attuale controversia riguardante Roma, vi è ancora una volta la prova che coloro che si attengono all’idea errata secondo cui i “predoni” di Daniele capitolo undici, versetto quattordici, siano gli Stati Uniti, non comprendono correttamente né la triplice applicazione della profezia, né il principio di tipo e antitipo.
Quando coloro che sostengono l’opinione secondo cui i «briganti» sarebbero gli Stati Uniti cercano di sostenere la loro posizione, essi ricorrono a un’applicazione di una triplice applicazione delle tre Rome, per presumibilmente dimostrare che la Roma moderna, la terza manifestazione di Roma, siano gli Stati Uniti. Confidando che non rendano deliberatamente falsa testimonianza, e che manifestino soltanto una cieca ignoranza delle regole di una triplice applicazione della profezia, essi impiegano una caratteristica profetica delle prime due Rome e sostengono che una caratteristica della storia di Roma identifichi la Roma moderna.
La Roma pagana è il primo di tre adempimenti profetici di Roma. Nel capitolo otto di Daniele, la Roma pagana è il piccolo corno maschile. Nel capitolo due, la Roma pagana è l’arte di governare dello Stato. In Daniele sette, la Roma pagana si divide in un regno decuplo.
La seconda manifestazione di Roma è la Roma papale, che nel capitolo otto è il piccolo corno femminile, e che è il potere ecclesiastico nel capitolo due, e che è il corno che proferisce bestemmie e sradica tre corni nel capitolo sette. La Roma pagana è una potenza singolare, ma la Roma papale è una potenza duplice, in quanto rappresenta la chiesa papale che domina sul potere statale delle precedenti strutture politiche della Roma pagana. Nel 1798, il potere papale ricevette la sua ferita mortale, ma non cessò di essere una chiesa; cessò soltanto di essere una bestia della profezia biblica, poiché il potere civile che aveva precedentemente controllato le fu tolto.
La seconda Roma è la Roma papale, ed essa funzionò come potenza (bestia) della profezia biblica solo quando ebbe la capacità di controllare il potere dello Stato per attuare i suoi piani blasfemi. La prima Roma fu una potenza singolare, la seconda Roma fu una potenza duplice e la terza Roma è una potenza triplice. Le tre manifestazioni di Roma sono governate dagli stessi princìpi che regolano ogni triplice applicazione della profezia. Profeticamente vi sono tre guai, tre Babilonie, tre Rome e tre Elia. In termini di tipo e antitipo, le prime due manifestazioni di ciascuna delle applicazioni triple sono tipi che forniscono l’ombra del terzo adempimento, il quale è l’antitipo e la sostanza della triplice applicazione della profezia.
Con Roma, le caratteristiche delle prime due Rome indicano che sia la Roma pagana sia la Roma papale conferirono al loro sovrano il titolo di Pontifex Maximus. Pertanto, il titolo del sovrano della Roma moderna sarebbe Pontifex Maximus, un titolo mai attribuito ad alcun presidente degli Stati Uniti. Le prime due Rome supererebbero tre ostacoli geografici per stabilire l’autorità sul trono del loro specifico periodo storico. Non vi è alcuna evidenza che gli Stati Uniti abbiano superato tre ostacoli geografici nel periodo che precede il 1798.
Le prime due Rome ebbero un periodo di tempo specifico identificato per il quale avrebbero governato supremamente. Nel versetto ventiquattro di Daniele undici, la Roma pagana è identificata come dominante per un “tempo”, ossia trecentosessant’anni, cosa che fece dalla battaglia di Azio nel 31 a.C. fino all’anno 330 d.C. Ripetutamente la Roma papale è identificata come dominante per milleduecentosessant’anni dopo che i tre corni furono rimossi, dal 538 fino al 1798. Nel capitolo ventitré di Isaia gli Stati Uniti sono identificati come regnanti per settant’anni simbolici, come i giorni di un re, ma non rimossero mai tre ostacoli geografici prima del loro dominio per settant’anni simbolici.
La Roma moderna è rappresentata come colei che supera i tre ostacoli geografici del re del sud, del paese glorioso e dell’Egitto in Daniele, capitolo undici, versetti da quaranta a quarantadue; e quando questi tre ostacoli sono sconfitti e ricondotti alla sottomissione di Roma, allora essi formano la triplice unione del dragone, della bestia e del falso profeta. Giovanni ci informa inoltre che la piaga mortale della bestia papale è guarita e che essa poi governa per quarantadue mesi simbolici.
E vidi una delle sue teste come ferita a morte; e la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia. E adorarono il dragone che aveva dato potere alla bestia; e adorarono la bestia, dicendo: Chi è simile alla bestia? chi può guerreggiare contro di lei? E le fu data una bocca che proferiva grandi cose e bestemmie; e le fu dato potere di agire per quarantadue mesi. Apocalisse 13:3–5.
La bestia che governa per quarantadue mesi simbolici dopo che la sua ferita mortale è stata guarita è il potere romano.
La profezia di Apocalisse 13 dichiara che la potenza rappresentata dalla bestia con corna simili a quelle di un agnello farà sì che «la terra e quelli che abitano in essa» adorino il papato, qui simboleggiato dalla bestia «simile a un leopardo». ... Tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo, il papato riceverà omaggio nell’onore reso all’istituzione della domenica, che si fonda unicamente sull’autorità della Chiesa di Roma». The Great Controversy, 578.
La Roma pagana, la prima Roma, regnò in modo supremo per trecentosessant’anni in adempimento di Daniele capitolo undici, versetto ventiquattro, e lo fece dopo aver rimosso tre ostacoli geografici in adempimento di Daniele capitolo otto, versetto nove.
La Roma papale, la seconda, governò in modo supremo per milleduecentosessant’anni in adempimento di diversi passi della Scrittura, e lo fece dopo aver rimosso tre ostacoli geografici, in adempimento di Daniele capitolo sette, versetti otto e venti.
La Roma moderna vince il re del sud nel versetto quaranta di Daniele undici, e poi nel versetto quarantuno vince il paese glorioso e nel versetto quarantadue vince l’Egitto. La Roma moderna è il re del nord di Daniele capitolo undici.
La Roma pagana, la prima Roma, era una potenza persecutrice; e la Roma papale, la seconda Roma, era una potenza persecutrice; perciò la Roma moderna sarà una potenza persecutrice.
Gli Stati Uniti parteciperanno alla terza persecuzione compiuta dalla Roma moderna, ma ciò non identifica gli Stati Uniti come il potere papale; identifica semplicemente una caratteristica del rapporto degli Stati Uniti con il potere papale negli ultimi giorni.
Coloro che desiderano sostenere che gli Stati Uniti siano i «predoni del tuo popolo» negli ultimi giorni impiegano la triplice applicazione delle tre Rome per identificare erroneamente gli Stati Uniti. Il metodo errato che essi adottano, nel contesto di una triplice applicazione, si basa sull’individuare una caratteristica delle prime due Rome e sull’insistere che una caratteristica profetica di Roma, e non Roma stessa, costituisca la terza Roma.
Essi individuano la prima legge domenicale storica di Costantino nel 321 d.C., e poi la legge domenicale della Roma papale nel 538 d.C., per sostenere che l’imminente legge domenicale negli Stati Uniti definisca gli Stati Uniti come la Roma moderna; inoltre confondono ulteriormente la loro errata applicazione associando l’ammonimento di Gesù a fuggire quando si vedranno le «abominazioni della desolazione» di cui parlò Daniele, con la legge domenicale. L’«abominazione della desolazione» di cui parlò Gesù rinvia a due leggi domenicali negli ultimi giorni, ma si tratta di un simbolismo assai diverso, in quanto è un avvertimento a fuggire, non l’avvertimento a evitare il marchio della bestia. La loro idea errata non prende neppure in considerazione il fatto che negli ultimi giorni vi sono due specifiche leggi domenicali.
Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge ponga mente), allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti; chi è sul tetto non scenda a prendere alcuna cosa di casa sua; e chi è nel campo non torni indietro a prendere la sua veste. Guai alle donne incinte e a quelle che allattano in quei giorni! Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato. Matteo 24:15–20.
«L’abominazione della desolazione», di cui parlò il profeta Daniele, era un segno che Gesù diede al Suo popolo per indicare quando essi dovessero fuggire dalla distruzione imminente di Gerusalemme, mentre la Roma pagana assediava e successivamente distruggeva il santuario e la città dall’anno 66 all’anno 70 d.C.
«Gesù dichiarò ai discepoli che Lo ascoltavano i giudizi che stavano per abbattersi sull’Israele apostata, e specialmente la vendetta retributiva che sarebbe venuta su di loro per il loro rigetto e la crocifissione del Messia. Segni inequivocabili avrebbero preceduto l’orrendo climax. L’ora temuta sarebbe giunta all’improvviso e rapidamente. E il Salvatore ammonì i Suoi seguaci: “Quando dunque avrete veduto l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge faccia attenzione), allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti”. Matteo 24:15, 16; Luca 21:20, 21. Quando gli stendardi idolatrici dei Romani fossero stati innalzati sul suolo santo, che si estendeva per alcuni stadi fuori dalle mura della città, allora i seguaci di Cristo avrebbero dovuto trovare scampo nella fuga. Quando si fosse visto il segno d’avvertimento, coloro che avessero voluto scampare non avrebbero dovuto indugiare....»
«Neppure un cristiano perì nella distruzione di Gerusalemme. Cristo aveva dato ai Suoi discepoli l’avvertimento, e tutti coloro che credettero alle Sue parole vegliarono in attesa del segno promesso.... Senza indugio fuggirono in un luogo sicuro — la città di Pella, nel paese della Perea, al di là del Giordano.» The Great Controversy, 25, 30.
Avvicinandosi l’anno 538, i cristiani di quell’epoca riconobbero che la chiesa era stata corrotta da un compromesso con la religione del paganesimo e, sulla base dell’avvertimento di Cristo, e in concomitanza con la luce data mediante la testimonianza dell’apostolo Paolo in Seconda ai Tessalonicesi, capitolo due, fuggirono nel deserto profetico dei milleduecentosessant’anni.
«Ma prima della venuta di Cristo dovevano verificarsi importanti sviluppi nel mondo religioso, predetti dalla profezia. L’apostolo dichiarò: “Non vi lasciate così presto turbare nella mente, né sconvolgere, né da spirito, né da parola, né da lettera come se venisse da noi, quasi che il giorno di Cristo fosse imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, colui che si oppone e s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o oggetto di culto, fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mostrando se stesso e proclamando di essere Dio.”»
“Le parole di Paolo non dovevano essere fraintese. Non si doveva insegnare che egli, per speciale rivelazione, avesse avvertito i Tessalonicesi dell’imminente venuta di Cristo. Una tale posizione avrebbe causato confusione nella fede; poiché la delusione conduce spesso all’incredulità. L’apostolo pertanto ammonì i fratelli a non accogliere alcun simile messaggio come proveniente da lui, e si accinse a sottolineare il fatto che la potenza papale, così chiaramente descritta dal profeta Daniele, doveva ancora sorgere e muovere guerra contro il popolo di Dio. Finché questa potenza non avesse compiuto la sua opera mortifera e blasfema, sarebbe stato vano per la chiesa attendere la venuta del suo Signore. «Non vi ricordate», domandò Paolo, «che, quand’ero ancora presso di voi, vi dicevo queste cose?»
Terribili furono le prove che avrebbero assalito la vera chiesa. Già al tempo in cui l’apostolo scriveva, il «mistero dell’iniquità» aveva già cominciato a operare. Gli sviluppi che si sarebbero verificati in futuro sarebbero stati «secondo l’efficacia di Satana con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, e con ogni inganno d’iniquità in quelli che periscono».
«Particolarmente solenne è la dichiarazione dell’apostolo riguardo a coloro che si rifiutassero di ricevere “l’amore della verità”. “Per questa ragione”, egli dichiarò a proposito di tutti coloro che avrebbero deliberatamente respinto i messaggi di verità, “Dio manderà loro una potente seduzione, affinché credano alla menzogna: perché siano tutti condannati quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’ingiustizia”. Gli uomini non possono impunemente respingere gli avvertimenti che Dio, nella Sua misericordia, invia loro. Da coloro che persistono nel distogliersi da questi avvertimenti, Dio ritira il Suo Spirito, lasciandoli alle seduzioni che essi amano». Atti degli Apostoli, 265, 266.
Il compromesso tra il paganesimo e la chiesa fu il segnale di avvertimento che indusse i cristiani di quell’epoca a separarsi da Roma papale, ma si deve notare che la luce che Paolo apportò all’ammonimento di Gesù di fuggire è il medesimo passo che William Miller giunse a comprendere nel senso che “il continuo” del libro di Daniele rappresentava la Roma pagana. La relazione profetica tra la Roma pagana che trattiene, e poi viene rimossa affinché la Roma papale ascenda al trono, era una verità che doveva essere compresa, poiché la conseguenza del non riconoscere tale relazione profetica avrebbe arrecato un forte inganno su coloro che non amavano quella verità. Sorella White si riferisce alla medesima storia:
Fu necessaria una lotta disperata perché coloro che volevano rimanere fedeli stessero saldi contro gli inganni e le abominazioni che, dissimulati sotto vesti sacerdotali, erano stati introdotti nella chiesa. La Bibbia non veniva accettata come norma della fede. La dottrina della libertà religiosa era definita eresia, e i suoi sostenitori erano odiati e perseguitati.
«Dopo un lungo e aspro conflitto, i pochi fedeli decisero di sciogliere ogni unione con la chiesa apostata, se essa continuava ancora a rifiutare di liberarsi dalla menzogna e dall’idolatria. Essi videro che la separazione era una necessità assoluta, se volevano ubbidire alla parola di Dio. Non osavano tollerare errori fatali per le loro stesse anime, né dare un esempio che avrebbe messo in pericolo la fede dei loro figli e dei figli dei loro figli. Per assicurare la pace e l’unità erano pronti a fare qualunque concessione compatibile con la fedeltà a Dio; ma ritenevano che perfino la pace sarebbe stata pagata a un prezzo troppo alto, se ottenuta mediante il sacrificio del principio. Se l’unità poteva essere assicurata soltanto mediante il compromesso della verità e della giustizia, allora vi sia differenza, e perfino guerra». The Great Controversy, 45, 46.
La relazione profetica tra gli Stati Uniti e il papato negli ultimi giorni è stata tipificata e sottolineata da Paolo mediante la sua identificazione del rapporto tra la Roma pagana e la Roma papale fino al 538 d.C. Nella triplice applicazione di Roma, la Roma pagana adempì le parole di Gesù che identificavano l’abominazione della desolazione come un segno per fuggire, e anche la Roma papale adempì le parole di Gesù. Sorella White identifica un ulteriore adempimento delle parole di Cristo.
«Questo non è il tempo perché il popolo di Dio fissi ora i propri affetti o accumuli il proprio tesoro nel mondo. Non è lontano il tempo in cui, come i primi discepoli, saremo costretti a cercare rifugio in luoghi desolati e solitari. Come l’assedio di Gerusalemme da parte degli eserciti romani fu il segnale della fuga per i cristiani della Giudea, così l’assunzione del potere da parte della nostra nazione nel decreto che impone il sabato papale sarà per noi un avvertimento. Allora sarà tempo di lasciare le grandi città, in preparazione a lasciare anche le più piccole per dimore appartate in luoghi isolati fra le montagne». Testimonianze, volume 5, 464.
Per i cristiani del periodo di Cristo, l’avvertimento indicò quando fuggire da Gerusalemme. Nel quinto e sesto secolo, l’avvertimento per i cristiani li indusse a fuggire nel deserto.
E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni.... E alla donna furono date le due ali della grande aquila, affinché volasse nel deserto, nel suo luogo, dove è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dalla faccia del serpente. E il serpente gettò dalla sua bocca, dietro alla donna, acqua come un fiume, per farla travolgere dalla corrente. Ma la terra soccorse la donna, e la terra aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato dalla sua bocca. E il dragone si adirò contro la donna e se ne andò a far guerra al rimanente della sua discendenza, che osserva i comandamenti di Dio e ha la testimonianza di Gesù Cristo. Apocalisse 12:6, 15–17.
Gesù illustra sempre la fine di una cosa con l’inizio della cosa stessa, poiché Egli è l’Alfa e l’Omega. L’avvertimento riguardante l’abominazione della desolazione nella storia della Roma papale fu riconosciuto quando il potere papale fu riconosciuto come posto nel luogo santo.
L’avvertimento è riportato da Matteo, Marco e Luca, e ciascun riferimento presenta una lieve variazione nelle parole. Matteo afferma: «Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta nel luogo santo», e Marco afferma: «quando vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta dove non dovrebbe». Luca afferma: «quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua desolazione è vicina. Allora coloro che sono in Giudea fuggano ai monti».
Tutte e tre le testimonianze si applicano congiuntamente. Una applicazione più specifica: il riferimento di Luca a Gerusalemme circondata da eserciti identifica l’avvertimento che, quando la Roma pagana iniziò il suo assedio contro Gerusalemme nell’anno 66 d.C., i cristiani che si trovavano ancora a Gerusalemme dovevano fuggire immediatamente. Il riferimento di Matteo al “luogo santo” corrisponde all’identificazione paolina dell’“uomo del peccato”, che “siede nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo che egli è Dio”, rappresentando così l’adempimento papale dell’“abominazione della desolazione”. Marco identifica l’abominazione della desolazione che sta dove non dovrebbe, e ciò corrisponde all’avvertimento di fuggire dato all’Avventismo negli ultimi giorni. Due degli avvertimenti sono associati al comando che chiunque legga l’avvertimento dovrebbe intendere, ed essi si riferiscono tutti a un segno che doveva informare i cristiani dell’epoca di fuggire.
L’errata applicazione di una triplice applicazione, travisata da coloro che sostengono che i «predoni del tuo popolo» siano gli Stati Uniti, afferma che, quando l’«abominazione della desolazione» si compie con la legge domenicale negli Stati Uniti, la legge domenicale allora imposta identifica gli Stati Uniti come la Roma moderna, poiché sia la Roma pagana sia la Roma papale imposero entrambe in precedenza una legge domenicale.
Il problema di tale applicazione errata è che la legge domenicale della Roma pagana ebbe luogo nell’anno 321 d.C., mentre l’adempimento, da parte della Roma pagana, dell’“abominazione della desolazione” si verificò nell’anno 66 d.C., 255 anni prima della legge domenicale del 321 d.C. Allo stesso modo, il compromesso che produsse l’“uomo del peccato” era già in atto al tempo di Paolo, il quale disse: “il mistero dell’iniquità è già all’opera”, e tuttavia la legge domenicale papale sopraggiunse oltre quattro secoli più tardi. I primi due testimoni, in una triplice applicazione della profezia, stabiliscono le caratteristiche del terzo adempimento degli ultimi giorni. L’“abominazione della desolazione” negli ultimi giorni, sulla base di due testimoni storici e di tre resoconti biblici delle parole di Cristo, rappresenta un avvertimento a fuggire, non l’imposizione di una legge domenicale.
Nel prossimo articolo analizzeremo perché tale applicazione sia errata nel contesto delle regole stabilite associate a una triplice applicazione della profezia, e perché l’identificazione della legge domenicale nel contesto dell’avvertimento dato da Cristo costituisca una travisazione della storia profetica.
«Questo compromesso tra il paganesimo e il cristianesimo ebbe come risultato lo sviluppo dell’“uomo del peccato”, preannunciato nella profezia come colui che si oppone e s’innalza al di sopra di Dio. Quel gigantesco sistema di falsa religione è un capolavoro della potenza di Satana, un monumento dei suoi sforzi per insediarsi sul trono e governare la terra secondo la propria volontà». The Great Controversy, 50.