Daniele 11:24 identifica il periodo in cui la Roma pagana avrebbe esercitato il dominio supremo con la parola «tempo». Un «tempo» rappresenta 360 anni nell’applicazione profetica, e quegli anni ebbero inizio con la più celebre battaglia navale della storia antica, la battaglia di Azio, nel 31 a.C. Vi furono altre battaglie navali più grandi e strategicamente più sofisticate, ma Azio fu la battaglia navale più iconica per la sua associazione con Marco Antonio e Cleopatra. Di significato storico analogo al crollo del Muro di Berlino in adempimento di Daniele 11:40, e alle Torri Gemelle dell’11 settembre in adempimento di Apocalisse 18; poiché, quando Dio sceglie gli eventi storici per adempiere la Sua Parola profetica, lo fa in modo tale da attirare l’attenzione del più vasto pubblico possibile.
E dopo l’alleanza stipulata con lui, agirà con inganno; poiché salirà e diventerà forte con poca gente. Egli entrerà pacificamente perfino nei luoghi più fertili della provincia; e farà ciò che né i suoi padri né i padri dei suoi padri hanno fatto; spargerà fra loro preda, bottino e ricchezze; sì, macchinerà i suoi disegni contro le fortezze, e questo per un tempo. Daniele 11:23, 24.
Uriah Smith conclude le sue osservazioni sull’alleanza tra Roma e i Maccabei del versetto ventitré commentando il piccolo popolo del versetto.
“In quel tempo i Romani erano un piccolo popolo, e cominciarono ad agire con frode, o con astuzia, come il termine significa. E da quel punto salirono con un’ascesa costante e rapida fino all’apice della potenza che in seguito raggiunsero.
«[Citato il versetto ventiquattro].»
«Il modo consueto in cui le nazioni, prima dei giorni di Roma, erano entrate in possesso di preziose province e di ricchi territori, era mediante la guerra e la conquista. Roma doveva ora fare ciò che non era stato fatto dai padri né dai padri dei loro padri; cioè, ricevere tali acquisizioni per vie pacifiche. Si inaugurò allora l’usanza, fino ad allora inaudita, che dei re lasciassero per lascito i loro regni ai Romani. In tal modo Roma entrò in possesso di vaste province.
“E coloro che vennero così a trovarsi sotto il dominio di Roma ne trassero non piccolo vantaggio. Furono trattati con bontà e clemenza. Fu come se la preda e le spoglie fossero distribuite fra loro. Furono protetti dai loro nemici e riposarono in pace e sicurezza sotto l’egida della potenza romana.
«Alla parte finale di questo versetto, il vescovo Newton attribuisce l’idea di preannunciare piani da roccaforti, invece che contro di esse. Questo i Romani lo fecero dalla potente fortezza della loro città dai sette colli. “Anche per un tempo”; senza dubbio un tempo profetico, 360 anni. Da quale punto si devono datare questi anni? Probabilmente dall’evento posto in evidenza nel versetto seguente.» Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 272, 273.
Smith prosegue e identifica la battaglia di Azio nel 31 a.C. come il punto di partenza dei trecentosessanta anni. Dopo aver citato il versetto venticinque, Smith afferma quanto segue.
«Con i versetti 23 e 24 siamo condotti al di qua dell’alleanza tra i Giudei e i Romani, nel 161 a.C., fino al tempo in cui Roma aveva acquisito il dominio universale. Il versetto ora davanti a noi presenta una vigorosa campagna contro il re del mezzogiorno, l’Egitto, e il verificarsi di una battaglia notevole tra eserciti grandi e potenti. Eventi di questo genere si verificarono nella storia di Roma approssimativamente in quel tempo? — Sì, si verificarono. La guerra fu la guerra tra l’Egitto e Roma; e la battaglia fu la battaglia di Azio. Consideriamo brevemente le circostanze che condussero a questo conflitto.»
«[Marco] Antonio, Augusto Cesare e Lepido costituirono il triumvirato che aveva giurato di vendicare la morte di Giulio Cesare. Questo Antonio divenne cognato di Augusto sposandone la sorella, Ottavia. Antonio fu inviato in Egitto per affari di governo, ma cadde vittima delle arti e delle seduzioni di Cleopatra, la dissoluta regina d’Egitto. Così forte fu la passione che concepì per lei, che finì col fare propri gli interessi egiziani, ripudiò sua moglie, Ottavia, per compiacere Cleopatra, conferì a quest’ultima provincia dopo provincia per soddisfarne l’avidità, celebrò un trionfo ad Alessandria invece che a Roma, e per altri aspetti offese tanto il popolo romano che Augusto non ebbe difficoltà a indurlo a impegnarsi con tutto il cuore in una guerra contro questo nemico della loro patria. Questa guerra era ostensibilmente contro l’Egitto e Cleopatra; ma in realtà era contro Antonio, che ora si trovava a capo degli affari egiziani. E la vera causa della loro contesa era, dice Prideaux, che nessuno dei due poteva accontentarsi di avere soltanto metà dell’impero romano; infatti, essendo Lepido stato deposto dal triumvirato, esso ora si trovava conteso fra loro, e, poiché ciascuno era determinato a possedere il tutto, gettarono il dado della guerra per il suo possesso». Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 273.
Profeticamente, la battaglia di Azio identifica la legge domenicale, poiché essa rappresentò la terza conquista dei tre ostacoli geografici che stabilirono il «dominio universale» della Roma pagana, come lo descrive Smith. Come avvenne per la Roma pagana, fu quando il terzo ostacolo della Roma papale venne scacciato dalla città di Roma che ebbe inizio, nel 538, il «dominio universale» della Roma papale. Quei due testimoni si riferiscono alla legge domenicale nel luogo e nel tempo in cui la Roma moderna supera sia il sesto sia il settimo regno della profezia biblica e, così facendo, supera il suo terzo ostacolo; stabilendo così il «dominio universale» per quarantadue mesi simbolici.
E gli fu data una bocca che proferiva grandi cose e bestemmie; e gli fu dato potere di agire per quarantadue mesi. Apocalisse 13:5.
Roma contro l’Egitto
Le dinamiche profetiche della guerra di Augusto di Roma contro l’Egitto e Cleopatra furono motivate dalla ribellione di Marco Antonio, e tali dinamiche profetiche devono, per necessità profetica, rappresentare le dinamiche profetiche che sono rappresentate nella legge domenicale.
Ad Azio Roma conquistò l’Egitto, una potenza che consisteva in un’alleanza tra un uomo ribelle e una donna empia. L’alleanza di Antonio e Cleopatra è la combinazione di chiesa e stato. Ad Azio, la Roma di Augusto conquistò una potenza rappresentata da un’empia combinazione di chiesa e stato.
Immagine della Bestia
Cleopatra rappresenta una chiesa corrotta alleata con Antonio, simbolo di Roma. Cleopatra era il potere dominante nella loro relazione, come indicato da Uriah Smith quando affermò che Antonio “cadde vittima delle arti e delle seduzioni di Cleopatra, la dissoluta regina d’Egitto”. L’alleanza tra chiesa e stato rappresentata da Antonio e Cleopatra identificava Cleopatra come il potere che governava nella relazione; pertanto, la combinazione di chiesa e stato rappresentata dalla loro relazione corrisponde alla definizione dell’immagine della bestia, ossia la combinazione di chiesa e stato con la donna che esercita il controllo della relazione. Azio prefigurava l’imminente legge domenicale.
Augusto rappresenta il potere papale che conquista gli Stati Uniti nell’imminente legge domenicale. Marco Antonio è il corno repubblicano della bestia della terra e Cleopatra è il corno protestante. Antonio e Cleopatra si uniscono e parlano come un dragone nell’imminente legge domenicale. Sia Cleopatra sia Antonio sono simboli di un potere di dragone, e quando sono pienamente uniti nella legge domenicale, parlano come un dragone.
Draghi
Sia la Grecia sia l’Egitto rappresentano profeticamente una potenza del dragone, e anche Antonio rappresentò una potenza del dragone. L’Egitto era il sud in Daniele undici e la Grecia era l’ovest. L’Egitto fu preso da Tolomeo I dopo che il regno di Alessandro si fu diviso in quattro parti. Tolomeo I divenne quindi il primo re profetico del sud e Cleopatra fu l’ultima sovrana tolemaica in Egitto. Tolomeo nacque in Macedonia, luogo di nascita di Alessandro Magno.
La Macedonia si trovava nella Grecia settentrionale e sosteneva che le proprie origini ancestrali derivassero da eroi mitici greci. Le città-stato della Grecia meridionale consideravano i Macedoni più barbari degli Ellenisti della Grecia del sud. I Macedoni vivevano sotto una monarchia, mentre le città-stato meridionali (poleis), come Atene, Sparta, Tebe, Corinto, ecc., si trovavano nella Grecia meridionale e centrale e nelle isole dell’Egeo. Queste poleis avevano spesso governi democratici, oligarchici o misti, mentre la Macedonia era una monarchia centralizzata con una forte dinastia reale (gli Argeadi). Tuttavia, erano tutti Ellenisti e, quando Roma entrò nella storia, designò gli Ellenisti come Greci. Cleopatra fu l’ultima sovrana tolemaica, il che rappresentava la tribù monarchica del regno del nord composta da Greci provenienti dalla regione della Macedonia, ossia dalla Grecia settentrionale.
Re del Sud
Cleopatra fu l’ultima sovrana del regno tolemaico, che ebbe inizio con Tolomeo I quando il regno di Alessandro si divise in quattro. Nella battaglia di Azio il regno tolemaico, il letterale re del sud, giunse alla sua fine. Il successivo re del sud sarebbe stato l’Egitto spirituale, rappresentato dalla Francia atea nel corso della storia della Rivoluzione francese.
E i loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signore nostro fu crocifisso. Apocalisse 11:8.
L’Egitto letterale fu il re letterale del sud in relazione alla divisione del regno di Alessandro, ma l’Egitto spirituale è rappresentato come il re del sud mediante gli attributi profetici dell’Egitto, non da una direzione letterale.
Sud e Ovest
Essendo Cleopatra l’ultimo sovrano tolemaico del regno, essa costituiva profeticamente una duplice potenza: greca (occidente) ed Egitto (sud); mentre il successivo, e poi spirituale, re del sud sarebbe stato la Francia, anch’essa una duplice potenza, rappresentata in Apocalisse undici come Egitto e Sodoma. La licenziosità di Sodoma si accorda con la licenziosità di Cleopatra dell’occidente, e Cleopatra del sud si accorda con l’ateismo dell’Egitto. La duplice natura dell’ultimo re letterale del sud si accordava con il primo re spirituale del sud.
La battaglia di Azio fu l’alleanza empia del dragone di Roma di Antonio e del dragone del sud e dell’ovest di Cleopatra. Antonio e Cleopatra rappresentano una chiesa e uno Stato; così, la conquista di Azio da parte di Augusto di Roma rappresenta una conquista nella quale Roma prevale su un’empia duplice unione che prefigura l’immagine della bestia. Trecentosessant’anni più tardi, in adempimento di Daniele 11:24, Costantino divise Roma in oriente e occidente, lasciando la donna di Roma in occidente e trasferendo l’uomo di Roma in oriente. Una conquista del sud e dell’ovest prefigurò la divisione tra oriente e occidente dopo un “tempo” di trecentosessant’anni, nella battaglia di Azio. In un precedente incontro ad Antonio fu assegnata la Roma orientale e ad Augusto l’occidente, così Azio riunì oriente e occidente, ma solo per un “tempo”.
31 a.C. e 330
Gesù illustra sempre la fine mediante il principio, perciò la conquista di Azio nel 31 a.C. prefigura la divisione dell’impero in oriente e occidente nel 330. Azio, nel 31 a.C., fu l’alfa dell’omega nei 360 anni che si conclusero nel 330. Sia il 31 a.C. sia il 330 prefigurano l’imminente legge domenicale, come rappresentata nei versetti sedici e quarantuno di Daniele undici.
Un altro simbolo
Antonio di Roma, allineato con Cleopatra del sud e dell’ovest, rappresenta un’alleanza triplice all’interno della loro unione duplice dell’immagine della bestia. Anche la croce si allinea con la legge domenicale, e quindi con Azio e il 330. Alla croce, un’unione duplice di chiesa e stato è rappresentata dai Giudei (chiesa corrotta) che si uniscono a Roma (stato) per uccidere Cristo. Il terzo soggetto dell’unione alla croce è rappresentato da Barabba, un falso Cristo, il cui nome significa “figlio del padre”. Barabba è simbolicamente un falso profeta quando è posto in contrasto con Cristo quale vero profeta. Roma era Antonio, e Cleopatra del sud e dell’ovest rappresentava i Giudei e Barabba.
La croce si allinea anche con Elia sul monte Carmelo, dove la scelta verteva su chi fosse il vero o il falso profeta. Il falso profeta allora era un simbolo duplice, costituito dai profeti di Baal e dai sacerdoti del bosco sacro. Baal è una divinità maschile e i sacerdoti del bosco sacro rappresentavano Ashtaroth, una divinità femminile. I Giudei presso la croce erano Ashtaroth, la divinità femminile, e Barabba, la contraffazione dell’Uomo dei dolori, era la divinità maschile Baal.
Cleopatra era al tempo stesso la regina del sud e la regina dell’ovest. Antonio era l’immagine di Roma, parte del triumvirato triplice che aveva giurato di vendicare l’assassinio di Giulio. La morte di Giulio per ventitré ferite rappresentava la ferita mortale del papato nel 1798, in adempimento del versetto quaranta di Daniele undici. Augusto ad Azio rappresenta la guarigione di quella ferita mortale. La ferita è guarita quando Antonio e Cleopatra muoiono. Antonio e Cleopatra rappresentano l’immagine della bestia negli Stati Uniti, che è un’entità profetica triplice, costituita dalla bestia della terra e dalle sue due corna. Antonio è una parte e Cleopatra rappresenta le altre due parti. Che si tratti della Roma di Antonio, oppure dell’Egitto e della Grecia di Cleopatra, essi muoiono insieme alla legge domenicale, quando il sesto regno della profezia biblica giunge alla sua fine. Profeticamente, Cleopatra in relazione ad Antonio è la mescolanza di arte ecclesiastica e arte politica, con l’arte ecclesiastica che seduce e controlla l’arte politica.
La Seconda Morte Tipificata
A un altro livello profetico, il rapporto di Cleopatra con Giulio Cesare e Marco Antonio rappresenta due momenti in cui l’arte ecclesiastica di Cleopatra è in relazione con l’arte di governo dell’Impero romano. Ella fu lasciata da Giulio nel 1798, alla sua prima morte simbolica, in adempimento del versetto quaranta di Daniele undici; e poi giunge alla sua fine senza che alcuno la soccorra, ad Azio, in adempimento del versetto quarantacinque di Daniele undici. Il versetto quaranta è l’alfa della sua prima ferita mortale che dev’essere guarita, e l’omega del versetto quarantacinque è il punto in cui riceve la sua seconda e definitiva morte.
Come per le quattro potenze romane dei versetti da sedici a ventidue, Cleopatra, quale simbolo biblico, ha più di un significato, a seconda del contesto. Giulio la lasciò nel 1798, quando il sostegno regale fu rimosso, e poi la sua piaga mortale è guarita alla legge domenicale; ma i dieci re di Apocalisse diciassette infine la distruggono con il fuoco, quando incontra la sua seconda e ultima morte.
Cleopatra è un simbolo della duplice natura rappresentata dall’ateismo dell’Egitto del Faraone e dalla filosofia religiosa della Grecia. La sua duplice natura rappresenta l’arte politica dell’Egitto e l’arte ecclesiastica della Grecia. La filosofia religiosa greca è rappresentata dalla dea greca Atena, che era venerata come statua nel suo tempio, chiamato il Partenone. Atena è il simbolo della sapienza e, in quanto donna, rappresenta una religione dell’educazione umana, in contrasto con l’educazione divina.
Le due corna degli Stati Uniti sono il Repubblicanesimo e il Protestantesimo, che in Francia furono prefigurati dall’Egitto e da Sodoma. L’Egitto è l’arte politica e Sodoma è l’arte ecclesiastica; pertanto, il Repubblicanesimo si accorda con l’Egitto e il Protestantesimo con Sodoma. Il Repubblicanesimo è Egitto e il Protestantesimo è Sodoma e Grecia. Il simbolo dell’educazione umana è la dea greca Atena, il cui tempio era il Partenone, che trova il suo gemello moderno nel tempio del Partenone di Nashville, Tennessee. Il simbolo della chiesa corrotta che si allea con il corno repubblicano negli Stati Uniti al tempo della legge domenicale è rappresentato come Cleopatra, Ashtaroth, Salomè e Sodoma.
Cleopatra raffigura l’ateismo del Faraone e la religione dei Greci. La religione che accompagna la filosofia dell’ateismo è il culto dell’educazione greca. Gesù illustra sempre la fine con il principio, e l’albero nel giardino di cui era proibito mangiare era l’albero della conoscenza del bene e del male, che simboleggia la religione della filosofia greca, che Sister White definisce «istruzione superiore». Ciò identifica ed enfatizza la religione greca della sapienza di Cleopatra come la versione corrotta e contraffatta della vera educazione nel grande conflitto tra Cristo e Satana.
Nashville, Tennessee, è chiamata l’“Atene del sud”, e Cleopatra fu l’ultima regina letterale del sud. L’ultima regina del sud prefigurava il successivo e primo re spirituale del sud, adempiuto dalla Francia atea. La Francia atea prefigura gli Stati Uniti, dove a Nashville, Tennessee, “Atene del sud”, il tempio del Partenone dedicato alla dea Atena è rappresentato simbolicamente. Il tempio si trova al 2500 West End di Nashville. Il numero venticinque rappresenta la porta chiusa delle tre parabole di Matteo venticinque. Cleopatra, in quanto regina sia del “sud” sia dell’“ovest”, giunge alla sua “fine” in Atene del sud.
Con queste considerazioni su Azio, Cleopatra, Augusto e Antonio torniamo al versetto ventiquattro fino al versetto trenta di Daniele undici. Forse la parte più vaga del passo è quella in cui si dice che essi diranno menzogne a una stessa tavola.
E il cuore di entrambi questi re sarà volto a fare il male, e parleranno menzogne alla stessa tavola; ma ciò non prospererà, perché la fine verrà ancora al tempo stabilito. Daniele 11:27.
Il tempo stabilito nel versetto è il 330, la fine del «tempo» del versetto ventiquattro. Il tempo stabilito rappresenta la legge domenicale per gli Stati Uniti e rappresenta anche la chiusura del tempo di grazia per il mondo. Prima della legge domenicale, i due re, i cui cuori saranno intenti a fare il male, si diranno menzogne l’un l’altro alla stessa mensa. Prima della legge domenicale dei versetti sedici e quarantuno di Daniele undici, due re si diranno menzogne a una stessa mensa, ma le loro menzogne non avranno successo. Chi sono i due re che si dicono menzogne l’un l’altro? Prima di rispondere a questo pensiero, vi ricorderò alcuni simboli che abbiamo già trattato in questa serie.
I quattro governanti romani rappresentano una varietà di simboli profetici, a seconda del contesto in cui vengono considerati. Benché siano governanti romani, come simbolo essi rappresentano essenzialmente la storia profetica dell’antica Giuda nel suo passaggio dalla dominazione seleucide alla dominazione dei Romani.
Pompeo era un generale, e i tre successivi governanti romani furono tutti Cesari. Giulio, in rapporto ad Augusto, rappresentava due unioni triplici con i due triumvirati, il primo non ufficiale, il secondo ufficiale. Tutti e quattro i governanti rappresentano, in determinati contesti, la legge domenicale. Pompeo conquistò il paese glorioso; Giulio, rappresentato da ventitré pugnalate, è il primo angelo, poiché è il primo Cesare, e simboleggia il terzo angelo, che era Tiberiade. Tiberiade alla croce, che è la legge domenicale, è anch’essa rappresentata da ventitré, poiché ventitré rappresenta l’espiazione; e la croce è una parte sommamente essenziale dell’opera di Cristo nel congiungere la Sua Divinità con la nostra umanità. Così, Giulio e Tiberiade sono il primo e il terzo messaggio, rappresentati da ventitré.
Giulio non era la figura romantica con cui è spesso raffigurato nella mitologia hollywoodiana; era un uomo spietato, deciso a conseguire il potere. Tiberio era peggiore di Giulio, poiché la sua bassezza è persino affrontata nel versetto, infatti l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico è il ventidue e la prima lettera è l’uno. L’alfa è più piccola dell’omega e la bassezza di Tiberio si trova nel versetto ventidue, che corrisponde all’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, e fra le due persone spregevoli rappresentate da Giulio e Tiberio vi era Augusto. Augusto rappresenta l’apice della gloria della potenza e del prestigio di Roma. Come opposto del primo e del terzo messaggio, egli è rappresentato dalla lettera tredici, che è un simbolo di ribellione. Augusto consolidò il suo regno reprimendo la ribellione di Antonio e Cleopatra, la più celebre ribellione della storia di Roma.
Augusto è la potenza romana che conquistò il terzo ostacolo e, nel farlo, rappresentò la legge domenicale, nonché la potenza romana che regna durante i quarantadue mesi simbolici della ribellione del capitolo tredici dell’Apocalisse. Quando viene posto prima della legge domenicale, Pompeo è al tempo stesso il 1798 e il 1989, facendo di Pompeo un simbolo di Antioco Magno che pone fine alla quarta guerra siriaca dal 219 al 217 a.C., in adempimento del versetto dieci del capitolo undicesimo. Giulio Cesare è quindi allineato con i versetti undici e dodici e con la battaglia della frontiera, la battaglia di Rafia nel 217 a.C. Là Giulio è anche Antioco Magno, e Augusto Cesare è anch’egli Antioco Magno nella battaglia di Panio del versetto quindici. Poi, nel versetto sedici, Tiberio è la legge domenicale, ma non è Antioco Magno, poiché lì egli è Pompeo, perché Gesù illustra sempre la fine con il principio. Il versetto segna la fine dell’Impero seleucide, che prefigura la fine degli Stati Uniti quale sesto regno della profezia biblica.
Vi sono ulteriori allineamenti da stabilire dei quattro governanti romani, e la linea rappresenta la storia nascosta del versetto quaranta. Anche la linea maccabaica del versetto ventitré illustra la storia nascosta del versetto quaranta. Poi, nei versetti ventiquattro, la storia della Roma imperiale pagana è rappresentata da un periodo di tempo — trecentosessant’anni. La linea della storia romana rappresentata dal versetto ventiquattro fino al versetto trenta è anch’essa un’illustrazione della storia nascosta del versetto quaranta. Essa termina nel versetto trentuno quando il soggetto passa dalla Roma pagana alla Roma papale. La Roma pagana è ancora presente nel versetto, ma lì non è rappresentata come il quarto regno della profezia biblica, bensì come il potere politico che pose il papato sul trono nel 538. Nel 538 il papato promulgò una legge domenicale, perciò il versetto trentuno si allinea con i versetti sedici e quarantuno. Il versetto ventiquattro introdusse la battaglia di Azio e la storia associata alla linea.
Il versetto ventiquattro identifica il momento in cui Roma pagana cominciò a governare in modo supremo per trecentosessant’anni, e poi, nel versetto trentuno, Roma papale comincia a governare in modo supremo per milleduecentosessant’anni. L’inizio e la fine della linea recano la firma di Cristo, l’Alfa e l’Omega. In questi versetti abbiamo la storia di Marco Antonio, Cleopatra e Augusto Cesare. Nel versetto sedici Roma pagana conquistò l’Impero seleucide nel 65 a.C., e poi Giuda nel 63 a.C. Il terzo ostacolo di Azio, nel 31 a.C., identificò la fine del regno d’Egitto, come prefigurato dai primi ostacoli dei Seleucidi nel 65 a.C. Ancora una volta, troviamo la firma del Primo e dell’Ultimo. Il 65 a.C. fu il primo di tre ostacoli e rappresentò la conquista del re del nord, e il 31 a.C. rappresentò il terzo di tre ostacoli e rappresentò la conquista del re del sud. Giuda, quale ostacolo centrale dei tre ostacoli, era in guerra civile entro le mura di Gerusalemme quando Pompeo arrivò nel 63 a.C. Il secondo ostacolo è un simbolo di ribellione.
Nel 538, il terzo ostacolo per la Roma papale fu scacciato dalla Città di Roma. Tale ostacolo erano i Goti, e lì ebbe inizio il quinto regno della profezia biblica, proprio dove terminò il quarto regno. E, così come il quarto regno ebbe inizio al suo terzo ostacolo, il regno d’Egitto fu sconfitto, come era stato tipificato nel primo ostacolo del regno seleucide. Ciò identifica che la testimonianza profetica contenuta dai versetti ventiquattro fino al versetto trenta rappresenta una linea che deve essere altresì collocata nella storia nascosta del versetto quaranta. Per questa ragione, è essenziale considerare le diverse relazioni profetiche che sono rappresentate da Marco Antonio, Cleopatra, Giulio Cesare, Pompeo e Cesare Augusto.
Così è la parte più vaga del passo dal versetto ventiquattro al trenta, quando essi proferiscono menzogne alla medesima mensa?
Il cuore di questi due re sarà rivolto a fare il male, e parleranno menzogne a una stessa mensa; ma ciò non prospererà, perché la fine verrà al tempo stabilito. Daniele 11:27.
Uriah Smith identifica i due re come Marco Antonio e Augusto Cesare.
“Versetto ventisette citato
«Antonio e Cesare furono un tempo alleati. Eppure, sotto la veste dell’amicizia, entrambi aspiravano e tramavano per il dominio universale. Le loro proteste di deferenza reciproca e di amicizia l’uno verso l’altro erano le espressioni di ipocriti. Dicevano menzogne alla stessa tavola. Ottavia, moglie di Antonio e sorella di Cesare, dichiarò al popolo di Roma, nel tempo in cui Antonio la ripudiò, di aver acconsentito a sposarlo unicamente nella speranza che ciò si dimostrasse un pegno di unione tra Cesare e Antonio. Ma quel consiglio non prosperò. La rottura avvenne; e nel conflitto che ne seguì, Cesare riportò una vittoria completa». Uriah Smith, Daniele e l’Apocalisse, 276.
Quando Ottavia individuò che il suo matrimonio con Antonio era come un pegno di unione, ciò identificò l’alleanza matrimoniale che era stata tipificata in precedenza nel capitolo undici con il matrimonio, in epoca ellenistica, di Berenice con il re seleucide Antioco II Teo intorno al 252 a.C. Berenice era figlia di Tolomeo II Filadelfo. Ottavia e Berenice rappresentano matrimoni diplomatici o, profeticamente, trattati. I versetti dal cinque al dieci identificano la storia del matrimonio diplomatico tra i regni del sud e del nord e, quando Marco Antonio e Ottaviano, in seguito noto come Augusto Cesare, organizzarono il matrimonio, divisero anche il regno in est e ovest.
Il Patto di Brundisium (40 a.C.) fu un accordo negoziato tra Marco Antonio e Ottaviano (in seguito Augusto) per risolvere le tensioni nel Secondo Triumvirato dopo una situazione prossima alla guerra civile. Esso comportò la divisione dei territori romani (Antonio in Oriente, Ottaviano in Occidente) e fu suggellato dal matrimonio di Antonio con Ottavia (sorella di Ottaviano). Nel 39 a.C. il termine originario di cinque anni del Triumvirato giunse a scadenza; Antonio salpò per l’Italia con oltre 300 navi, alle quali inizialmente fu negato l’approdo a Brundisium, cosicché alla fine attraccarono a Tarentum. Ottaviano lo incontrò lì, dopo lunghe mediazioni rese necessarie dalla riluttanza dell’esercito di Antonio a combattere contro quello di Ottaviano e viceversa. Ottavia svolse un ruolo fondamentale di mediazione, persuadendo Antonio a sostenere Ottaviano contro Sesto Pompeo. Essi rinnovarono il Triumvirato per altri cinque anni (fino al 32 a.C.), con Antonio che fornì a Ottaviano 120 navi in cambio di truppe promesse (che Ottaviano in seguito trattenne).
Nel 32 a.C. vi fu una rottura aperta tra i due antagonisti. I rapporti si erano deteriorati a causa della propaganda, dell’orientamento di Antonio verso l’Oriente (con Cleopatra) e del consolidamento di Ottaviano in Occidente. Ottaviano respinse le successive proposte di conferenza avanzate da Antonio prima di Azio.
Nel matrimonio diplomatico con il re del nord (Antioco) e il re del sud (Tolomeo), fu il re del sud a fornire la sposa; nel matrimonio diplomatico di Antonio (l’est) e Ottaviano (l’ovest), la sposa fu fornita dall’ovest. Entrambi i matrimoni diplomatici fallirono, e colui che aveva fornito la figlia o la sorella risultò infine vittorioso sulla potenza che aveva infranto il trattato.
La Testimonianza di Tre
Alla fine dell’Impero seleucide vi fu un terzo trattato nel quale menzogne furono pronunciate a una medesima tavola. Ciò avvenne nel contesto della Quinta guerra siriaca (202–195 a.C.), quando Antioco III Magno sfruttò la debolezza del Regno tolemaico dopo la morte di Tolomeo IV Filopatore nel 204 a.C. Tolomeo V Epifane (Tolomeo V) salì al trono ancora bambino (all’età di circa 5–6 anni), lasciando l’Egitto sotto reggenti e vulnerabile al caos interno, alle rivolte indigene e alle minacce esterne.
Antioco Magno aveva già invaso e occupato gran parte dei territori tolemaici nella Celesiria, in Palestina e in Asia Minore, dopo vittorie come la battaglia di Panion (200 a.C.). Anziché conquistare pienamente l’Egitto (il che avrebbe rischiato l’intervento romano, poiché Roma lo stava sollecitando a tenersi lontano da determinate aree), egli perseguì un’alleanza matrimoniale diplomatica nella veste di figura “protettrice”. Nel 197/195 a.C., come parte del trattato di pace che pose fine alla guerra, Antioco Magno promise in sposa e poi diede in matrimonio la sua giovane figlia Cleopatra I Syra (detta anche Cleopatra Syra) al fanciullo Tolomeo V (il matrimonio ebbe luogo nel 193 a.C. a Rafia; Tolomeo aveva 16 anni, Cleopatra 10).
Questo fu presentato come un gesto generoso: Antioco si pose come alleato e «protettore» del giovane re, assicurando la pace pur mantenendo i vantaggi acquisiti in Asia. Il matrimonio gli conferì un’influenza indiretta sull’Egitto attraverso sua figlia (egli sperava che ella rimanesse fedele alle sue radici seleucidi e agisse come voce filosioniana nella corte tolemaica). Lo stratagemma si ritorse contro di lui, poiché Cleopatra si schierò dalla parte di suo marito e dell’Egitto, non di suo padre, compromettendo il controllo a lungo termine di Antioco. Questo rispecchia il Patto di Brundisium (40 a.C.) ed era collegato agli eventi romani in diversi modi.
Proprio come Antonio sposò Ottavia (sorella di Ottaviano) per legare potenze rivali dopo una quasi guerra, Antioco si servì del matrimonio di sua figlia con Tolomeo V per formalizzare una pace temporanea e una divisione territoriale (i Seleucidi mantennero le conquiste nel nord, Tolomeo conservò l’Egitto nel sud).
Antioco agì come un tutore di fatto nei confronti del re fanciullo Tolomeo V (per mezzo di legami familiari), in modo simile a come Ottaviano (e il Secondo Triumvirato) si posero in mezzo a vuoti di potere o rivalità. In entrambi i casi, la figura “più forte” (Antioco/Ottaviano) cercò di ottenere un vantaggio su una controparte vulnerabile mediante la parentela. Entrambe le sistemazioni portarono una stabilità a breve termine, ma a lungo andare «non prosperarono» a causa della sottostante diffidenza: Cleopatra favorì l’Egitto (vanificando i disegni di Antioco), mentre l’orientamento di Antonio verso l’Oriente (Cleopatra VII) condusse alla rottura con Ottaviano.
La minore età di Tolomeo V sotto reggenti è parallela all’instabilità successiva alla morte di Giulio Cesare (che condusse alla formazione del Triumvirato e alle lotte di potere). Il matrimonio di Berenice con Antioco segnò l’inizio della storia dell’Impero seleucide in Daniele undici, e il matrimonio della figlia di Antioco Magno con il re fanciullo d’Egitto segnò la fine dell’Impero seleucide. La fine del matrimonio di Marco Antonio con Ottavia segnò la fine del regno tolemaico. La fine di Giuda quale popolo del patto di Dio ebbe luogo alla croce, e quel regno giudaico ebbe inizio con i Maccabei e con la lega che essi stipularono con Roma. Tutte queste linee profetiche sono rappresentate all’interno della narrazione di Daniele capitolo undici, ed esse tutte si allineano con la storia nascosta del versetto quaranta. A partire dal versetto cinque abbiamo il trattato di Berenice, che conduce ad Antioco il Grande e al trattato di sua figlia Cleopatra Syra, che si colloca nella storia dei Maccabei del versetto ventitré. I Maccabei diventano parte della linea in virtù della loro ribellione contro Antioco Epifane, uno degli ultimi della dinastia seleucide.
Antioco Epifane è l’Antioco che si trovava in Egitto nel 168 a.C., presso Alessandria, durante la Sesta guerra siriaca. Antioco Epifane aveva invaso l’Egitto ed era sul punto di impadronirsi di Alessandria. I sovrani tolemaici si appellarono a Roma per ottenere aiuto. Roma inviò Popilio Lenate (con solo un piccolo seguito — nessun esercito) per consegnare un ultimatum del Senato; Antioco doveva ritirarsi immediatamente dall’Egitto e da Cipro, oppure affrontare una guerra con Roma. Quando Antioco ricevette la lettera e chiese tempo per consultare i suoi consiglieri, Popilio — descritto come severo e imperioso — prese il suo bastone da passeggio e tracciò un cerchio nella sabbia attorno ai piedi del re. Dichiarò quindi: «Prima di uscire da quel cerchio, dammi una risposta da presentare al Senato».
L’implicazione era chiara; Antioco non poteva uscire dal cerchio senza impegnarsi ad accettare le richieste di Roma: oltrepassarlo senza un accordo avrebbe significato guerra. Sbalordito e umiliato, Antioco esitò brevemente, ma poi acconsentì a conformarsi, ritirò le sue forze dall’Egitto e fece ritorno in Siria. Questo audace atto di diplomazia (sostenuto dalla crescente reputazione di potenza di Roma) impose la ritirata senza battaglia, mettendo in evidenza il dominio emergente di Roma nel Mediterraneo orientale. È ampiamente citato come una delle origini dell’espressione «tracciare una linea nella sabbia» (benché si trattasse letteralmente di un cerchio).
Anche Antioco Epifane divenne, nella comprensione protestante, il potere che si esalta, cade e conferma la visione nel versetto quattordici di Daniele undici.
E in quei tempi molti insorgeranno contro il re del mezzogiorno; anche i violenti del tuo popolo si esalteranno per adempiere la visione; ma cadranno. Daniele 11:14.
Antioco IV Epifane regnò dal 175 al 164 a.C. e fu l’ottavo di tredici re seleucidi. Cercò di imporre la cultura ellenistica e di unificare il suo impero sotto pratiche religiose greche. Saccheggiò il Tempio nel 169 a.C., proibì le pratiche giudaiche (la circoncisione, l’osservanza del sabato, lo studio della Torah) e impose sacrifici agli dèi pagani. Nel dicembre del 167 a.C. eresse un altare pagano (a Zeus) sopra l’altare giudaico degli olocausti nel Tempio e vi sacrificò un maiale, insieme ad altri atti profani. La profanazione fu la goccia che fece traboccare il vaso per i Giudei osservanti, i quali la considerarono come la suprema violazione della santità del Tempio e della legge di Dio. Essa suscitò una resistenza immediata quando Mattatia (un sacerdote di Modin) rifiutò l’ordine di un ufficiale seleucide di sacrificare agli dèi pagani e uccise un Giudeo apostata e l’ufficiale, quindi fuggì sui monti con i suoi figli (i futuri Maccabei). Ciò innescò una guerra di guerriglia e una rivolta dal 167 al 160 a.C., che miravano a restaurare il culto giudaico, conducendo alla riconsacrazione del Tempio (Hanukkah) nel 164 a.C. sotto Giuda Maccabeo.
All’inizio e alla fine dell’Impero seleucide vi fu un trattato significativo, rappresentato da un matrimonio diplomatico, che recava in sé l’elemento della divisione, sia tra est e ovest, sia tra nord e sud. Quando l’Impero seleucide declinava, Antioco Epifane diviene il simbolo della crescente potenza romana e il punto focale dell’indignazione dei Maccabei. Più tardi nella storia, egli diviene la contraffazione del simbolo profetico che stabilisce la visione. La potenza del versetto ventidue del capitolo undici è infranta quando il principe del patto fu infranto.
E con le braccia d’un’inondazione essi saranno travolti davanti a lui, e saranno infranti; sì, anche il principe del patto. Daniele 11:22.
Il regno di Antioco Epifane terminò nel 164 a.C., quasi duecento anni prima che Cristo, «il principe del patto», fosse «spezzato» sulla croce. Ciò che desideriamo rilevare qui è che l’Impero seleucide ebbe inizio e fine con un matrimonio diplomatico di trattato, nel quale l’inganno fra le due parti è attestato dalla documentazione storica. Durante il regno di Antioco Epifane ebbe inizio la rivolta dei Maccabei, che prefigurò la Rivoluzione americana. Nella storia dei Maccabei, la loro lotta per liberarsi del potere seleucide comprese un importante trattato con Roma. Il versetto che identifica il trattato identifica direttamente anche Roma come operante con inganno, o come pronunciante menzogne al tavolo del trattato.
E dopo l’alleanza stipulata con lui agirà con inganno; poiché salirà e diventerà forte con poca gente. Daniele 11:23.
Ogni linea profetica che precede il tempo della fine nel versetto quaranta contiene un trattato infranto. Uriah Smith, commentando l’espressione del versetto trenta «quelli che abbandonano il santo patto», riporta quanto segue:
“«Indignazione contro il patto»; cioè, le Sacre Scritture, il libro del patto. Una rivoluzione di questa natura si compì a Roma. Gli Eruli, i Goti e i Vandali, che conquistarono Roma, abbracciarono la fede ariana e divennero nemici della Chiesa cattolica. Fu specialmente allo scopo di sterminare questa eresia che Giustiniano decretò che il papa fosse il capo della chiesa e il correttore degli eretici. Ben presto la Bibbia giunse a essere considerata un libro pericoloso che non doveva essere letto dalla gente comune, ma tutte le questioni controverse dovevano essere sottoposte al papa. Così si accumulò oltraggio sulla parola di Dio. E gli imperatori di Roma, la cui divisione orientale continuava ancora a sussistere, ebbero intelligenza, o connivenza, con la Chiesa di Roma, che aveva abbandonato il patto e costituiva la grande apostasia, allo scopo di reprimere l’«eresia». L’uomo del peccato fu innalzato al suo trono presuntuoso mediante la sconfitta dei Goti ariani, che allora detenevano il possesso di Roma, nel 538 d.C.» Uriah Smith, Daniel and the Revelation, 281.
Il versetto cinque di Daniele undici identifica la linea storica nella quale il re del sud offre una sposa diplomatica come simbolo di un trattato che in seguito fu infranto dal re del nord. La rappresaglia del re del sud prefigurò la rappresaglia del re del sud spirituale di Napoleone contro il re del nord papale nel 1798. Il trattato infranto dei versetti da cinque a nove prefigurò il trattato di Tolentino infranto da Napoleone, che a sua volta prefigurò l’affermazione di Putin circa un trattato infranto dalla NATO. La rappresaglia di Napoleone prefigurò la rappresaglia di Putin contro l’Ucraina nel 2014. La rappresaglia di Antioco Magno nel versetto dieci, che pose fine alla quarta guerra siriaca, si allinea con Napoleone nel 1798 e anche con Putin nel 2014. Dopo la battaglia di Panio del versetto quindici, nel 200 a.C., Antioco organizzò un matrimonio diplomatico con l’intento nascosto di porre l’Egitto sotto il proprio comando senza impiegare truppe militari sul terreno. Il trono di Antioco Magno passò a suo figlio, che fu assassinato, il che portò sul trono il figlio più giovane di Antioco Magno, Antioco Epifane. Le sue azioni nell’imporre usanze e religione greche provocarono la rivolta dei Maccabei, che condusse al trattato ingannevole con Roma nel versetto ventitré. Il versetto ventiquattro introduce la Roma pagana e identifica la tavola di menzogne di Antonio e Augusto. Nel versetto trenta la Roma pagana entra in dialogo con la chiesa papale, indicata come coloro che avevano infranto il santo patto.
I versetti dal ventiquattro al trenta costituiscono la testimonianza della Roma pagana, e i versetti dal trentuno al quaranta forniscono la testimonianza della Roma papale. Ogni linea di Daniele undici, dal versetto uno fino al versetto quaranta, rappresenta una linea di profezia che viene applicata nella storia nascosta del versetto quaranta. La linea del regno seleucide, la linea del regno tolemaico, la linea del regno giudaico dei Maccabei, la linea della Roma pagana e la linea della Roma papale illustrano tutte la storia dal 1989 fino alla legge domenicale. Ciascuna di queste linee identifica un trattato infranto come elemento principale della storia.
È Roma che stabilisce la visione di Daniele undici, e i trattati profetici d’inganno sia della Roma pagana sia della Roma papale sono indicati come progressivi e come avvenuti prima che Roma regnasse in modo supremo durante i loro rispettivi e distinti periodi profetici. Entrambi i poteri segnarono l’inizio del periodo profetico di supremazia come avente inizio quando il loro terzo ostacolo fu rimosso. Prima della legge domenicale, che presto verrà, negli Stati Uniti, vi sarà un trattato d’inganno fra due poteri. Per quattro volte i due poteri sono stati i re del sud e del nord: una volta tra il paese glorioso di Giuda e Roma, una volta tra due parti del triumvirato romano e una volta tra la Roma pagana e la Roma papale. In entrambi i trattati ingannevoli riguardanti Roma, si trattò di un trattato fra una metà dell’impero romano, sia Antonio dell’est, Augusto dell’ovest, oppure la Roma pagana dell’est e la Roma papale dell’ovest. Quattro trattati d’inganno fra i re del nord e del sud, due fra i re dell’est e dell’ovest e uno fra il futuro re del nord e il paese glorioso.
Con ciò si conclude la nostra presentazione iniziale del libro di Daniele. La serie di Panium rappresenta la conclusione della serie sul libro di Daniele, che costituisce l’introduzione alla storia nascosta del versetto quaranta, che continueremo a esaminare nel prossimo articolo.