Seleuco III Cerauno regnò brevemente come re dal 226 al 223 a.C., prima di essere assassinato o di morire in circostanze misteriose. Seleuco III fu l’immediato predecessore di Antioco III. I due fratelli rappresentano i «figli» del versetto dieci, e rappresentano Reagan e Bush nel 1989.

Ma i suoi figli saranno eccitati alla guerra e raduneranno una moltitudine di grandi forze; e uno verrà certamente, strariperà e passerà oltre; poi tornerà e sarà nuovamente eccitato alla guerra, fino alla sua fortezza. Daniele 11:10.

Il versetto dieci è la terza linea e rappresenta il «tempo della fine» nel 1989. Esso si collega con il versetto quaranta del capitolo undici e con Isaia otto, versetto otto. Il collegamento di questi tre versetti identifica che il versetto undici rappresenta l’attuale guerra ucraina, con Putin e Zelenskyy quali antagonisti rappresentati nella battaglia di Rafia esposta nel versetto undici. Il versetto dodici identifica le conseguenze della guerra ucraina e il destino di Putin. I versetti da tredici a quindici costituiscono la battaglia di Panio.

Il tema del versetto dieci è il «tempo della fine» e, in armonia con i princìpi associati allo svelamento della verità al «tempo della fine», il versetto, pur essendo uno solo, racchiude una moltitudine di linee profetiche rappresentate. Il versetto dieci individua l’inizio della storia nascosta del versetto quaranta, che segna l’inizio del movimento del terzo angelo e il suggellamento dei centoquarantaquattromila.

Il versetto collega i sette tempi di Levitico ventisei, come identificati nella visione che inizia nel capitolo sette di Isaia. Tale collegamento segna la congiunzione della divinità con l’umanità, che è il compimento del mistero della pietà durante il suono della settima tromba, che è il terzo guaio dell’Islam.

Il versetto indica il 1989 come il tempo della fine e, mediante il collegamento con i sette tempi di Levitico ventisei, include la verità fondamentale di William Miller e la ribellione del 1863. Il versetto dà inizio alla storia nascosta del versetto quaranta. Esso è pertanto un elemento essenziale dell’aumento di conoscenza che giunge al tempo della fine nel 1989 e avvia l’illustrazione profetica degli eventi esterni che compongono la storia nascosta del versetto quaranta e, tramite il suo collegamento con i sette tempi, identifica anche gli eventi interni nella storia compresa tra il 1989 e la legge domenicale.

Il numero dieci è un simbolo di prova, e il collegamento dei versetti con la visione di Isaia sette pone l’accento sulla comprensione della verità.

Poiché il capo della Siria è Damasco, e il capo di Damasco è Rezin; e fra sessantacinque anni Efraim sarà infranto, sì da non essere più un popolo. E il capo di Efraim è Samaria, e il capo di Samaria è il figlio di Remalia. Se voi non crederete, certo non sarete stabiliti. Isaia 7:8, 9.

Non sarete stabiliti se non credete che una «testa» rappresenti una città capitale (Samaria e Damasco) e un re (Rezin e Pekah, figlio di Remaliah). Se non comprendete quei tre simboli intercambiabili, nel contesto di Isaia otto, versetto otto, (che è la stessa visione del capitolo sette) allora non sarete in grado di identificare Putin e la Russia come il re del sud nei versetti undici fino a quindici.

Ora dunque, ecco, il Signore fa salire contro di loro le acque del fiume, forti e abbondanti, cioè il re d’Assiria con tutta la sua gloria; esso strariperà da tutti i suoi canali e traboccherà da tutte le sue rive; passerà attraverso Giuda, inonderà e strariperà, giungerà fino al collo; e l’aprirsi delle sue ali riempirà tutta la larghezza del tuo paese, o Emmanuele. Isaia 8:7, 8.

Il tema del versetto dieci è un processo di prova in tre fasi che inizia al tempo della fine e conduce alla chiusura del tempo di grazia alla legge domenicale.

Ed egli disse: «Va’, Daniele, poiché queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine. Molti saranno purificati, resi bianchi e messi alla prova; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà, ma i saggi comprenderanno». Daniele 12:9, 10.

Al “tempo della fine” il libro di Daniele viene “dischiuso” e ha inizio un processo di prova in tre fasi, rappresentato da “purificati, resi bianchi e messi alla prova”. I “savi” comprendono, gli “empi” non comprendono. La loro mancanza di comprensione, proprio come la loro mancanza di olio nella parabola delle dieci vergini, fa sì che siano distrutti.

Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza: poiché tu hai rigettato la conoscenza, anch’io rigetterò te, perché tu non sia più sacerdote per me; poiché hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli. Osea 4:6.

Le parole «il mio popolo» indicano un popolo del patto, e questo popolo del patto dev’essere rigettato e distrutto per «mancanza di conoscenza». La legge domenicale negli Stati Uniti è il segnavia nel quale le cose vengono dimenticate o ricordate. «Ricòrdati del giorno di sabato» è verità presente in quel punto. È lì che la prostituta di Tiro viene ricordata. È lì che Dio ricorda i peccati di Babilonia nell’Apocalisse.

E udii un’altra voce dal cielo che diceva: Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate partecipi dei suoi peccati e non riceviate delle sue piaghe. Poiché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità. Rendetele come essa ha reso a voi, e raddoppiatele il doppio secondo le sue opere; nel calice che essa ha riempito, riempitele il doppio. Apocalisse 18:4–6.

È lì che i figli, ossia l’ultima generazione profetica dell’Avventismo laodiceo, vengono recisi. È lì che coloro che Daniele chiama gli “empi” manifestano di aver “dimenticato” la legge di Dio, e la parte della legge di Dio che hanno dimenticato è costituita dalle regole o leggi profetiche di Dio. Il contesto indica chiaramente che essi sono privi di quella “conoscenza” che aumenta quando il libro di Daniele viene disigillato. Daniele contrappone i “saggi” agli “empi” e Gesù le “vergini sagge” alle “vergini stolte”. Amos identifica la medesima classe come “vergini belle”, quali coloro che non sono in grado di trovare il messaggio profetico rappresentato dall’est, dal nord e dai mari.

Ecco, i giorni vengono, dice il Signore, Dio, in cui io manderò nel paese una fame, non fame di pane né sete d’acqua, ma d’udire le parole del Signore. Allora essi andranno errando da un mare all’altro, e dal settentrione fino all’oriente; correranno qua e là per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno. In quel giorno le belle vergini e i giovani verranno meno per la sete. Quelli che giurano per il peccato di Samaria e dicono: «Come vive il tuo dio, o Dan!» e: «Come vive il culto di Beer-Sceba!», anch’essi cadranno e non si rialzeranno mai più. Amos 8:11–14.

Il messaggio che essi non possono trovare è rappresentato dal luogo in cui lo cercano, mentre “vagano da un mare all’altro, e dal settentrione fino all’oriente”. Amos afferma che queste “vergini avvenenti” si trovano in una “carestia” dell’udire “la parola del Signore”, e che “in quel giorno correranno qua e là per cercare la parola del Signore, e non la troveranno”. Il messaggio che fu dissuggellato dal libro di Daniele al tempo della fine nel 1989, in adempimento del versetto quaranta e anche del versetto dieci del capitolo undici, è riassunto negli ultimi due versetti del capitolo undici.

Ma delle notizie provenienti dall’oriente e dal settentrione lo turberanno; perciò egli uscirà con grande furore per distruggere e sterminare completamente molti. E pianterà le tende del suo palazzo fra i mari, sul glorioso monte santo; ma giungerà alla sua fine, e nessuno gli presterà aiuto. Daniele 11:44, 45.

Le vergini stolte, belle e malvagie che mancano dell’olio, il messaggio dell’oriente, del settentrione e dei mari, che hanno respinto la conoscenza e il patto e la Legge di Dio, sono ricordate da Dio al tempo della legge domenicale. Nei versetti dal dieci al quindici sono rappresentate tre battaglie. Io separo queste tre battaglie in tre storie, ma esse costituiscono anche una linea quando vengono considerate insieme, poiché il versetto dieci apre il «tempo della fine» e quindi dà inizio a un processo di prova in tre fasi.

Il versetto dieci si collega ai sette tempi di Levitico ventisei e quindi ai fondamenti dell’Avventismo e dell’opera di William Miller. Il secondo passo dei tre passi è una prova visiva che ebbe inizio quando si manifestò la luce del versetto undici e scoppiò la guerra in Ucraina. La seconda prova è visiva e rappresenta una prova riguardante la nostra capacità di riconoscere gli eventi attuali alla luce della Parola profetica di Dio. La terza prova è la Battaglia di Panio del versetto quindici, dove il nome di Simone Bariona fu cambiato in Pietro, e così segnò il suggellamento dei centoquarantaquattromila appena prima che il tempo di grazia si chiuda alla legge domenicale del versetto sedici.

Quando consideriamo la comparsa di Antioco Magno in ciascuna delle tre battaglie rappresentate dai versetti dieci, undici e quindici, vediamo altresì, nella storia dei versetti nove fino al sedici, l’ascesa e la caduta del falso profeta della profezia biblica.

I versetti da uno a quattro identificano l’ascesa e la caduta del potere del dragone. I versetti nove e dieci identificano rispettivamente il 1798 e il 1989 e, così facendo, i versetti da nove a sedici identificano l’ascesa e la caduta del falso profeta. I versetti da quaranta a quarantacinque rappresentano l’ascesa e la caduta della bestia. I versetti nove e dieci si allineano anche con i due «tempi della fine» del versetto quaranta, nel 1798 e nel 1989.

La sorella White ci informa chiaramente che fraintendere il «tempo della fine» produce confusione quanto al luogo in cui applicare le profezie.

«Molti oggi, nel 1897, stanno facendo la stessa cosa, perché non hanno avuto esperienza del messaggio di prova compreso nei messaggi del primo, del secondo e del terzo angelo. Vi sono alcuni che investigano le Scritture per trovare prove che questi messaggi siano ancora nel futuro. Essi raccolgono insieme le evidenze della veridicità dei messaggi, ma non riescono ad assegnare loro il giusto posto nella storia profetica. Perciò costoro sono in pericolo di sviare il popolo quanto alla corretta collocazione dei messaggi. Non vedono né comprendono il tempo della fine, né sanno quando collocare i messaggi. Il giorno di Dio si avvicina con passo furtivo, ma i cosiddetti uomini sapienti e grandi vanno blaterando di “istruzione superiore”, che essi suppongono abbia origine presso uomini finiti. Essi non conoscono i segni della venuta di Cristo, né della fine del mondo». Sermons and Talks, volume 1, 290.

Il tema del versetto dieci è il «tempo della fine» e nel capitolo undici sono identificati diversi «tempi della fine». Se nel capitolo undici «non vedete e non comprendete» i «tempi della fine», non saprete quando «collocare i messaggi». Ella dice: «vi sono coloro che investigano le Scritture» e, come per tutti i profeti, le sue parole si rivolgono agli ultimi giorni; perciò, negli ultimi giorni, coloro che ella identifica costituiscono una classe che non comprende il tempo della fine, e sono quindi anche le «vergini belle» di Amos, che cadono e non si rialzano mai più.

Nel capitolo undicesimo, versetto uno, Dario e Ciro stanno insieme per segnare il tempo della fine nel 1989. Quando Tolomeo andò a Babilonia e condusse in cattività in Egitto il re del nord nel 246 a.C., prefigurando a sua volta il 1798 come rappresentato nei versetti da sette a nove, quello fu un «tempo della fine». Il versetto dieci è il «tempo della fine» nel 1989.

Il 1798 è la fine dei duemilacinquecentoventi anni di dispersione contro il regno settentrionale d’Israele, iniziati nel 723 a.C. Milleduecentosessant’anni più tardi, nel 538, il papato governò per milleduecentosessant’anni fino al 1798. Il 1798 è un «tempo della fine», poiché è la fine dei sette tempi, e anche dei milleduecentosessant’anni, nonché dei milletrecentonovanta anni di Daniele capitolo dodici. Il 1798 è un «tempo della fine» e pertanto anche il 538 è un «tempo della fine». Il 538 è la fine dei milleduecentosessant’anni durante i quali il paganesimo calpestò il santuario di Dio e il Suo esercito, precedendo il papismo nel compiere la stessa opera per lo stesso periodo di tempo.

Il 538 rappresenta il conferimento di potere al papato e, così facendo, rappresenta nuovamente il conferimento di potere al papato alla legge domenicale. La legge domenicale identifica un «tempo della fine». Pertanto, il versetto sedici, come pure il versetto uno, i versetti da sette a nove e il versetto dieci, segnano tutti il «tempo della fine». Questa verità deve essere compresa da coloro che sanno quando collocare i messaggi. Pompeo adempì il versetto sedici quando prese Gerusalemme. Fu seguito da Giulio Cesare, Augusto Cesare e Tiberio Cesare. La nascita di Gesù fu un «tempo della fine» e avvenne al tempo di Augusto Cesare.

Allora sorgerà al suo posto un esattore di tributi nella gloria del regno; ma entro pochi giorni sarà distrutto, né nell’ira né in battaglia. Daniele 11:20.

Il versetto venti si aggiunge all’elenco dei «tempi della fine» nel capitolo undici, e così anche Tiberio Cesare, che regnava durante la crocifissione di Cristo.

E al suo posto sorgerà un uomo spregevole, al quale non daranno l’onore del regno; ma egli verrà pacificamente e si impadronirà del regno mediante lusinghe. E le forze travolgenti saranno travolte dinanzi a lui e saranno spezzate; sì, anche il principe del patto. Daniele 11:21, 22.

La croce sta al centro della settimana profetica che Cristo venne a confermare con molti.

Ed egli confermerà il patto con molti per una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare il sacrificio e l’oblazione, e per il dilagare delle abominazioni la renderà desolata, fino alla consumazione; e ciò che è decretato sarà sparso sul desolato. Daniele 9:27.

In mezzo alla settimana, abbiamo un inizio e una fine per i primi milleduecentosessanta giorni, terminati proprio nel punto in cui ebbero inizio i successivi milleduecentosessanta giorni. La settimana si allinea con i sette tempi di dispersione contro il regno del nord, che rappresentava sia il paganesimo sia il papismo mentre calpestavano il santuario e l’esercito.

Poi udii un santo che parlava; e un altro santo disse a quel tale santo che parlava: «Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano e della trasgressione della desolazione, per abbandonare il santuario e l’esercito a essere calpestati?». Daniele 8:13.

Il 538 è un «tempo della fine» e si allinea con la croce, che è anch’essa la fine di un periodo profetico. Il 538 e la croce forniscono due testimoni che attestano che sia l’inizio sia la fine di una profezia sono profeticamente contrassegnati come un «tempo della fine».

I versetti ventuno e ventidue, il versetto venti, il versetto sedici, il versetto dieci, i versetti dal sette al nove e il versetto uno segnano tutti il «tempo della fine». Il versetto ventitré identifica la lega che i Giudei maccabei stipularono con la Roma pagana nel 161-158 a.C. La storia della dinastia asmonea, dalla loro battaglia iniziale fino alla loro fine nella distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., rappresenta il protestantesimo apostata negli Stati Uniti a partire dal 1844, la fine di una profezia di tempo, e quindi un «tempo della fine», e termina alla legge domenicale, rappresentata dal 70 d.C.

Il versetto ventitré identifica un «tempo della fine» nel 167 a.C. alla battaglia di Modiin e anche nel 70 d.C., entrambi prefigurando rispettivamente il 1844 e la legge domenicale. Il versetto ventitré, i versetti ventuno e ventidue, il versetto venti, il versetto sedici, il versetto dieci, i versetti da sette a nove e il versetto uno segnano tutti il «tempo della fine».

Il versetto ventiquattro identifica la supremazia di trecentosessant’anni della Roma pagana, segnando così sia l’inizio nel 31 a.C. sia la fine nel 330 come «tempo della fine». I versetti ventisette e ventinove identificano entrambi l’inizio e la fine di quel periodo; pertanto, il versetto ventiquattro, il versetto ventisette, il versetto ventinove, il versetto ventitré, i versetti ventuno e ventidue, il versetto venti, il versetto sedici, il versetto dieci, i versetti dal sette al nove e il versetto uno indicano tutti il «tempo della fine».

Il versetto trentuno identifica il 538, quando fu collocata l’abominazione che causa desolazione, e i versetti trentasei e quaranta identificano il 1798 come il «tempo della fine». Il 538 nel versetto trentuno e il 1798 nei versetti trentasei e quaranta, i versetti ventisette e ventinove, il versetto ventiquattro, il versetto ventitré, i versetti ventuno e ventidue, il versetto venti, il versetto sedici, il versetto dieci, i versetti dal sette al nove e il versetto uno contrassegnano tutti il «tempo della fine».

Il «tempo della fine» è indicato tredici volte prima del versetto quarantuno, che è la legge domenicale e un altro «tempo della fine», come lo è anche il versetto quarantacinque, quando il papa giunge alla sua fine senza che alcuno lo soccorra. Quindici volte il «tempo della fine» è collocato nel capitolo undicesimo. Il tema del versetto dieci è il «tempo della fine». Esso rappresenta le verità che vengono dissigillate nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila.

Continueremo nel prossimo articolo.