Nel 1844, i protestanti degli Stati Uniti si ritirarono dal movimento millerita e assunsero la loro posizione profetica come figlia di Babilonia, come prefigurato da Geroboamo, che istituì un sistema contraffatto di adorazione quando le sue dieci tribù del nord si separarono dal regno meridionale di Giuda. I due vitelli d’oro di Geroboamo, uno nella città di Betel (che significa «la casa di Dio»/Chiesa) e l’altro a Dan (che significa giudizio/Stato), prefiguravano il falso sistema di Chiesa e Stato che rappresenta gli Stati Uniti. Tutti gli elementi del sistema contraffatto di chiesa e stato di Geroboamo furono modellati secondo la medesima struttura delineata nella ribellione di Aaronne. Così, il sistema contraffatto di adorazione di Geroboamo era un’immagine del sistema contraffatto di adorazione di Aaronne.
Il sistema contraffatto di Geroboamo rappresentava il sistema di culto che il protestantesimo sostenne quando si separò dal movimento del primo angelo e divenne una figlia, ossia un’immagine della bestia romana del papato. Proprio all’istituzione del sistema contraffatto di Geroboamo, un profeta da Giuda si oppose al suo altare e al suo falso sistema di culto. Nel 1844, proprio all’inizio del ruolo del protestantesimo apostata nell’istituire un sistema di culto rappresentato come la figlia di Roma, i Milleriti, per fede, entrarono nel Luogo Santissimo del santuario celeste e riconobbero il Sabato, rappresentando così un rimprovero profetico alle figlie di Roma, che scelsero di continuare a osservare il marchio dell’autorità di Roma — il culto della domenica.
Il profeta di Giuda che si oppose a Geroboamo enunciò allora e là una profezia.
Ed egli gridò contro l’altare per la parola del Signore, e disse: «Altare, altare, così dice il Signore: Ecco, nascerà alla casa di Davide un figlio, di nome Giosia; ed egli offrirà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che bruciano incenso su di te, e su di te si bruceranno ossa umane». E in quello stesso giorno diede un segno, dicendo: «Questo è il segno di cui il Signore ha parlato: Ecco, l’altare si spaccherà, e la cenere che è sopra di esso sarà sparsa». 1 Re 13:2, 3.
La profezia includeva il raddoppiamento della parola «altare». Il raddoppiamento di una parola o di una frase nella profezia rappresenta un simbolo del messaggio del secondo angelo, identificando così l’anno 1844, quando giunse il secondo angelo e il protestantesimo cadde, divenendo una figlia di Babilonia. Nello stesso tempo il profeta fornì un segno, proprio come i Milleriti nel 1844 riconobbero il segno del sabato. Quando Geroboamo minacciò il profeta nei versetti seguenti, la sua mano rimase paralizzata, richiamando così il marchio di Babilonia che viene imposto o sulla fronte o sulla mano, e che, una volta ricevuto, rende spiritualmente storpiata una persona per l’eternità.
Ai fini di questo studio, stiamo considerando la predizione che il profeta espose, identificando che «un bambino nascerà alla casa di Davide, di nome Giosia; ed egli offrirà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che su di te bruciano incenso, e su di te saranno bruciate ossa d’uomo». Giosia significa «il fondamento di Dio» e rappresenta i fondamenti dell’Avventismo che furono edificati proprio nella storia tipificata dall’inaugurazione, da parte di Geroboamo, del suo falso sistema di culto. Sul falso sistema di culto istituito da Geroboamo, Giosia avrebbe punito i sacerdoti che presiedevano al culto contraffatto.
Il profeta disubbidì al comando del Signore di non ritornare per la via per la quale era giunto all’inaugurazione di Geroboamo, e di non mangiare né bere in Betel. Quando mangiò il cibo del profeta menzognero di Betel, fu presentato come un simbolo della morte che sarebbe stata inflitta a coloro che, dopo il 1844, avrebbero scelto di ritornare a nutrirsi delle dottrine e delle false metodologie profetiche del protestantesimo apostata, come rappresentato dalla ribellione del 1863. Il letto di morte di coloro che si ribellarono nel 1863 sarebbe stato lo stesso letto di morte del profeta menzognero di Betel. Il letto di morte del protestantesimo apostata fu la storia che va dall’11 agosto 1840 fino al 1844, quando essi, l’antico popolo eletto di Dio, furono scavalcati e divennero le figlie di Roma. Anche il letto di morte dell’avventismo laodicense sarà compreso tra la data in cui l’angelo potente discese l’11 settembre 2001, come aveva fatto nel 1840, e l’ora del grande terremoto, che rappresenta l’imminente legge domenicale.
L’11 settembre 2001 ebbe inizio il suggellamento dei centoquarantaquattromila, e l’angelo cominciò a muoversi attraverso Gerusalemme ponendo un segno sulla fronte di coloro che sospirano e gridano a motivo delle abominazioni compiute nel paese (gli Stati Uniti), e nella chiesa (l’Avventismo laodiceo). L’11 settembre 2001, i peccati dei padri, rappresentati dalle quattro abominazioni di Ezechiele, divennero verità presenti di prova nel processo di suggellamento che allora ebbe inizio.
La prova del 1863 riguardava i fondamenti del movimento Millerita, come rappresentati dai «sette tempi» di Levitico 26, che erano stati rigettati nel 1863. La prova implicava la volontà o la mancanza di volontà di ritornare agli antichi sentieri di Geremia per trovare il riposo della pioggia dell’ultima stagione. La prova del 1888 era il messaggio alla chiesa di Laodicea, recato dagli anziani Jones e Waggoner, che era anche il messaggio della giustificazione per fede.
Nel 1856, il messaggio a Laodicea giunse per la prima volta nel movimento dei Milleriti, e giunse con la luce accresciuta dei «sette tempi», ma sia l’esperienza rappresentata dai rimedi nel messaggio a Laodicea, sia il messaggio della storia profetica furono rigettati nel 1863. L’esperienza era rappresentata dalla visione (mareh) dell’«apparenza», e dalla visione (chazon) della «storia profetica», che furono entrambe rigettate. Entrambe quelle visioni avevano trovato il loro adempimento il 22 ottobre 1844, e diciannove anni più tardi furono entrambe rigettate, poiché Gesù identifica sempre la fine con il principio.
L’11 settembre 2001, la prova delle ribellioni del 1863 e del 1888 divenne di nuovo verità di prova, poiché entrambe erano connesse agli antichi sentieri di Geremia. In quella data giunse il messaggio della pioggia dell’ultima stagione, e giunse anche la prova del 1919, poiché nel 1919 fu promulgato il falso vangelo di un Cristo privo di qualsiasi rilevanza profetica come messaggio contraffatto di «pace e sicurezza». Quando il potente angelo di Apocalisse capitolo diciotto discese l’11 settembre 2001, i versetti da uno a tre si adempirono, e i versetti da uno a tre rappresentano il messaggio della «prima voce».
«Ora viene forse diffusa la voce che io abbia dichiarato che New York debba essere spazzata via da un maremoto? Questo non l’ho mai detto. Ho detto, mentre guardavo i grandi edifici che vi si innalzavano, piano dopo piano: “Quali scene terribili avranno luogo quando il Signore si leverà per scuotere tremendamente la terra! Allora si adempiranno le parole di Apocalisse 18:1–3”. L’intero diciottesimo capitolo dell’Apocalisse è un avvertimento di ciò che sta per venire sulla terra. Ma non ho una luce particolare riguardo a ciò che verrà su New York, se non che so che un giorno i grandi edifici di là saranno abbattuti dal volgersi e sconvolgersi della potenza di Dio. Dalla luce che mi è stata data, so che la distruzione è nel mondo. Una parola del Signore, un tocco della sua potente forza, e queste strutture imponenti cadranno. Avranno luogo scene il cui orrore non possiamo immaginare». Review and Herald, 5 luglio 1906.
Con l’arrivo dell’angelo di Apocalisse diciotto, la pioggia dell’ultima stagione cominciò a cadere a spruzzi, e il «dibattito profetico» rappresentato in Habacuc capitolo due ebbe inizio. Il dibattito verteva su due metodologie per comprendere la profezia biblica, e su un messaggio della pioggia dell’ultima stagione falso e uno vero. Il dibattito si conclude quando giunge la «seconda voce» di Apocalisse diciotto e identifica l’inizio del giudizio esecutivo di Dio sulla Babilonia moderna, e chiama l’altro gregge di Dio fuori da Babilonia. L’arrivo della seconda voce segna la fine della storia del suggellamento dei centoquarantaquattromila, che è rappresentata dal quarto abominio, il quale a sua volta rappresenta la quarta e ultima generazione dell’Avventismo laodiceo mentre si prostra davanti al sole, alla prossima legge domenicale.
Il letto di morte del protestantesimo apostata, tra la discesa dell’angelo e la porta chiusa del 1844, prefigurava il letto di morte dell’avventismo laodiceo tra la discesa dell’angelo e la porta chiusa dell’imminente legge domenicale. Il profeta di Giuda fu sepolto nella stessa tomba del profeta menzognero di Bethel, e quando il re Giosia diede inizio alla sua riforma, si trovò davanti a quella stessa tomba. La riforma del re Giosia, il cui nome rappresenta «i fondamenti di Dio», ebbe inizio quando Dio cominciò a ricondurre il Suo popolo degli ultimi giorni ai fondamenti, l’11 settembre 2001. La sua riforma era iniziata quando fu intrapresa l’opera di restaurazione del tempio.
E avvenne che, nell’anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò Safan figlio di Azalia, figlio di Mesullam, lo scriba, alla casa del Signore, dicendo: «Sali da Hilkia, il sommo sacerdote, affinché faccia il conto dell’argento che è stato portato nella casa del Signore e che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo; e lo si consegni nelle mani di quelli che eseguono i lavori, i quali hanno la sorveglianza della casa del Signore; ed essi lo diano a quelli che lavorano nella casa del Signore per riparare i guasti della casa, ai falegnami, ai costruttori e ai muratori, e per comprare legname e pietre squadrate per riparare la casa. Tuttavia, non si fece con essi alcun rendiconto del denaro che era stato consegnato nelle loro mani, perché agivano fedelmente». E Hilkia, il sommo sacerdote, disse a Safan lo scriba: «Ho trovato il libro della legge nella casa del Signore». E Hilkia diede il libro a Safan, ed egli lo lesse. E Safan lo scriba andò dal re e gli riferì la cosa, dicendo: «I tuoi servi hanno raccolto il denaro che si trovava nella casa e lo hanno consegnato nelle mani di quelli che eseguono i lavori, i quali hanno la sorveglianza della casa del Signore». Poi Safan lo scriba informò il re, dicendo: «Il sacerdote Hilkia mi ha dato un libro». E Safan lo lesse davanti al re. E avvenne che, quando il re ebbe udito le parole del libro della legge, si stracciò le vesti. E il re comandò a Hilkia, il sacerdote, ad Ahikam figlio di Safan, ad Acbor figlio di Micaia, a Safan lo scriba e ad Asaia, servo del re, dicendo: «Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e per tutto Giuda, circa le parole di questo libro che è stato trovato; poiché grande è l’ira del Signore che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno dato ascolto alle parole di questo libro, per mettere in pratica tutto ciò che è scritto riguardo a noi». 2 Re 22:3–13.
La predizione che sarebbe nato un figlio di nome Giosia identifica l’11 settembre 2001, quando il potente angelo discese e ricondusse il Suo popolo degli ultimi giorni ai sentieri antichi. Quella discesa era stata prefigurata dalla discesa dello stesso angelo l’11 agosto 1840. Entrambe le discese segnarono l’adempimento di una profezia dell’Islam. La figura storica il cui nome è associato all’identificazione anticipata e alla pubblicazione della predizione preventiva dell’adempimento della profezia di tempo dell’Islam che si trova in Apocalisse, capitolo nove, versetto quindici, era Giosia.
In entrambe le discese dell’angelo di Apocalisse capitolo dieci o diciotto è segnato il nome «Giosia». Josiah Litch presentò il messaggio dell’Islam che si adempì l’11 agosto 1840, e l’11 settembre 2001 la profezia della nascita di un fanciullo chiamato Giosia, che era stata esposta dal profeta disubbidiente nella storia di Geroboamo, si adempì nell’Avventismo laodiceano quando l’angelo ricondusse il Suo popolo degli ultimi giorni alla storia fondamentale in cui il confronto tra il profeta disubbidiente e Geroboamo aveva incontrato il suo adempimento. La testimonianza biblica identificava una predizione relativa a un Giosia venturo, e quando la storia tipificata dal profeta disubbidiente si ripeté nel 1844, la sua predizione del nome fu ancora una volta collocata nella narrazione profetica.
L’11 settembre 2001, il Leone della tribù di Giuda ricondusse il Suo popolo degli ultimi giorni ai sentieri antichi di Geremia, che rappresentavano i quarantasei anni nei quali il Messaggero del Patto aveva edificato un tempio al quale venire improvvisamente il 22 ottobre 1844. Giosia aveva scoperto la maledizione di Mosè quando diede inizio all’opera di riparazione del tempio. L’opera dei centoquarantaquattromila è rappresentata da Isaia come un’opera di restaurazione.
Edificheranno i luoghi devastati da tempo, rialzeranno le antiche rovine e restaureranno le città desolate, le devastazioni di molte generazioni. Isaia 61:4.
L’opera di Giosia nel riparare e restaurare il tempio è l’opera che Isaia identifica come compiuta dal popolo di Dio degli ultimi giorni, poiché tutti i profeti parlano degli ultimi giorni più dei giorni nei quali vissero. Quell’opera fu anche prefigurata da coloro che uscirono da Babilonia al tempo di Esdra.
Poiché noi eravamo schiavi; tuttavia il nostro Dio non ci ha abbandonati nella nostra schiavitù, ma ci ha usato misericordia agli occhi dei re di Persia, per darci un risveglio, per rialzare la casa del nostro Dio, per ripararne le rovine e per darci un muro in Giuda e in Gerusalemme. Esdra 9:9.
L’opera portata avanti da Esdra fu compiuta quando essi furono usciti da Babilonia, e rappresenta l’opera di restaurazione del tempio che Giosia stava svolgendo, l’opera identificata da Isaia come quella del popolo di Dio degli ultimi giorni, e cominciò l’11 settembre 2001. Anche nell’Apocalisse Giovanni identifica quell’opera.
E la voce che avevo udita dal cielo mi parlò di nuovo e disse: Va’, prendi il piccolo libro che è aperto nella mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra. E io andai dall’angelo e gli dissi: Dammi il piccolo libro. Ed egli mi disse: Prendilo e divoralo; esso ti renderà amaro il ventre, ma nella tua bocca sarà dolce come miele. E presi il piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; e nella mia bocca era dolce come miele; ma appena l’ebbi mangiato, il mio ventre divenne amaro. Ed egli mi disse: Tu devi profetizzare di nuovo davanti a molti popoli, nazioni, lingue e re. E mi fu data una canna simile a una verga; e l’angelo stava là, dicendo: Àlzati e misura il tempio di Dio, l’altare e quelli che vi adorano. Ma il cortile che è fuori del tempio lascialo da parte e non misurarlo, perché è stato dato ai Gentili; ed essi calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. E io darò ai miei due testimoni di profetizzare per milleduecentosessanta giorni, vestiti di sacco. Apocalisse 10:8–11:3.
In questo passo Giovanni rappresenta i Milleriti che avevano mangiato il messaggio che era nella mano dell’angelo quando Egli discese l’11 agosto 1840, ma che avevano anche sofferto l’amara delusione del 22 ottobre 1844. Stando dinanzi all’amara delusione del 1844, a Giovanni fu detto che egli, quale simbolo del popolo di Dio degli ultimi giorni, doveva ripetere l’esperienza rappresentata dal periodo dal 1840 al 1844, indicando così in anticipo l’11 settembre 2001 e fino all’imminente legge domenicale. Gli fu detto: «Tu devi profetizzare di nuovo davanti a molti popoli, nazioni, lingue e re», a rappresentare l’intero mondo illuminato quando l’angelo discende in Apocalisse 18, quando la storia di Apocalisse capitolo 10 si ripete — «linea su linea».
In relazione all’identificazione della storia che si sarebbe ripetuta quando il popolo degli ultimi giorni di Dio avrebbe di nuovo profetizzato, a Giovanni fu detto di «alzarsi e misurare» il tempio di Dio. Il suo «misurare» fu identificato in modo specifico, poiché egli era stato collocato nell’anno 1844, dove il suo ventre fu reso amaro dalla delusione del 22 ottobre. Gli fu detto di misurare il tempio, ma di tralasciare il cortile, del quale fu informato che rappresentava il tempo dei Gentili, quando essi avrebbero calpestato il cortile per milleduecentosessanta anni. I milleduecentosessanta anni terminarono nel 1798. Giovanni doveva cominciare la sua misurazione nel 1798 e tralasciare i precedenti milleduecentosessanta anni, durante i quali il tempio spirituale e la Gerusalemme spirituale erano stati calpestati. Egli si trovava al momento della delusione del 1844, dunque dal 1798 al 1844 vi sono quarantasei anni. Quei quarantasei anni rappresentano il tempio.
Quando Giovanni, in quanto il popolo di Dio degli ultimi giorni doveva profetizzare di nuovo, come aveva fatto dal 1840 al 1844, essi avrebbero iniziato quando l’angelo discese al compimento di una profezia dell’Islam. La loro opera di profetizzare di nuovo avrebbe richiesto un’opera di misurazione del tempio, e quell’opera avrebbe rappresentato un’indagine degli «antichi sentieri», che era la storia rappresentata dal «tempio», la quale ebbe inizio al tempo della fine nel 1798 e terminò con la grande delusione del 1844. Quando iniziarono la loro opera d’investigazione degli antichi sentieri di Geremia, che sono il «tempio di quarantasei anni» di Giovanni, la maledizione di Mosè fu trovata fra le macerie sparse per tutto il tempio, e la predizione del Giosia che doveva venire si adempì. L’opera di Giosia è inoltre identificata di nuovo da Isaia:
I tuoi ricostruiranno le antiche rovine; tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni; e sarai chiamato, Il riparatore delle brecce, Il restauratore dei sentieri da abitare. Isaia 58:12.
Il popolo di Dio degli ultimi giorni doveva restaurare i «sentieri dove abitare», che sono gli «antichi sentieri» di Geremia. Doveva ricostruire gli antichi luoghi devastati, come stavano facendo gli operai nelle storie di Giosia e di Esdra. Doveva impiegare la metodologia del «precetto dopo precetto», poiché non avrebbe semplicemente «rialzato» la storia fondamentale dell’Avventismo, rappresentata dal tempio di quarantasei anni, ma, facendo ciò, avrebbe «rialzato le fondamenta di molte generazioni». Doveva riconoscere che ogni movimento di riforma rappresenta un’opera fondamentale, e che «precetto dopo precetto» identifica le fondamenta degli ultimi giorni dal 1798 al 1844. Doveva riparare «la breccia», e la breccia rappresenta la rottura iniziale in un vaso o in un muro che apre la via a un ulteriore disastro. La «breccia» che doveva essere riparata era la ribellione del 1863.
Quando Giosia giunse l’11 settembre 2001, il popolo degli ultimi giorni di Dio ritornò ai sentieri antichi di Geremia e cominciò a misurare la storia millerita. Essi scoprirono la «breccia». Identificarono la verità dei gioielli del sogno di Miller mentre edificavano «i luoghi anticamente devastati». Scoprirono i «sette tempi», come aveva fatto Giosia, e ristabilirono la verità di Levitico ventisei, elevando così «le desolazioni antiche». Quando ristabilirono la «prima» e l’«ultima» desolazione di Levitico ventisei, allora riconobbero che una terminava nel 1798 e l’altra nel 1844. Così, la loro opera di elevare le desolazioni antiche era proprio la «canna» che fu data a Giovanni e che gli permise di misurare il tempio.
Il Leone della tribù di Giuda ricondusse il Suo popolo agli antichi sentieri, affinché potesse trovare il messaggio della pioggia dell’ultima stagione, e il messaggio della pioggia dell’ultima stagione è il messaggio dell’Islam del terzo guaio. Quando infine scoprirono le due sacre tavole di Abacuc, come rappresentate dalle carte pionieristiche del 1843 e del 1850, videro che il fondamento comprendeva i «tre guai» di Apocalisse capitolo otto, e che il secondo guaio si era concluso nella storia fondamentale in cui il tempio millerita era stato edificato. Riconobbero allora che la comprensione della regola della triplice applicazione delle profezie era stata precedentemente stabilita dal Leone della tribù di Giuda, affinché, quando fossero ritornati agli antichi sentieri di Geremia, potessero riconoscere «il riposo e il refrigerio», che è il messaggio della pioggia dell’ultima stagione del terzo guaio, identificato e stabilito con i due testimoni del primo e del secondo guaio.
Proseguiremo questo studio nel prossimo articolo.
«Il nemico cerca di distogliere le menti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle dall’opera di preparare un popolo per stare saldo in questi ultimi giorni. I suoi sofismi sono studiati per allontanare le menti dai pericoli e dai doveri dell’ora presente. Essi considerano come nulla la luce che Cristo venne dal cielo a dare a Giovanni per il Suo popolo. Insegnano che le scene che stanno proprio dinanzi a noi non sono di sufficiente importanza da richiedere un’attenzione speciale. Rendono inefficace la verità di origine celeste e privano il popolo di Dio della sua esperienza passata, dando invece ad esso una falsa scienza.»
«Così dice il Signore: “Fermatevi sulle vie, guardate e domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona via, e camminate per essa”». Geremia 6:16.
«Nessuno cerchi di strappare via le fondamenta della nostra fede, le fondamenta che furono poste agli inizi della nostra opera mediante lo studio della Parola accompagnato dalla preghiera e mediante la rivelazione. Su queste fondamenta abbiamo edificato negli ultimi cinquant’anni. Gli uomini possono supporre di aver trovato una nuova via e di poter porre un fondamento più saldo di quello che è stato posto. Ma questo è un grande inganno. Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello che è stato posto.
«Nel passato molti hanno intrapreso l’edificazione di una nuova fede, l’istituzione di nuovi princìpi. Ma per quanto tempo resistette il loro edificio? Ben presto crollò, poiché non era fondato sulla Roccia. »
«I primi discepoli non dovettero forse confrontarsi con le parole degli uomini? Non dovettero forse ascoltare false teorie e poi, fatto tutto il possibile, restare saldi, dicendo: “Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello che è già stato posto”? 1 Corinzi 3:11.
«Dobbiamo dunque mantenere ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio. Parole di potenza sono state inviate da Dio e da Cristo a questo popolo, per trarlo fuori dal mondo, punto per punto, nella chiara luce della verità presente. Con labbra toccate dal fuoco santo, i servitori di Dio hanno proclamato il messaggio. La parola divina ha posto il suo sigillo sulla genuinità della verità proclamata». Testimonies, volume 8, 296, 297.