A William Miller fu data grande luce riguardo alle sette chiese, ai sette suggelli e alle sette trombe nel libro dell’Apocalisse. Egli collocò quei simboli profetici entro la struttura delle due potenze desolatrici del paganesimo seguite dal papismo. Non vide ogni caratteristica profetica di quei simboli, ma ciò che vide stabilì la comprensione fondamentale della storia interna e della storia esterna della chiesa di Dio dal tempo degli apostoli fino alla fine del mondo. La storia interna era rappresentata dalle chiese, e la storia esterna delle chiese era rappresentata dai suggelli. Egli vide che le trombe erano simboli del giudizio di Dio su Roma, il quale prefigurava il giudizio di Dio su Roma alla fine del mondo, sebbene non vedesse che Roma alla fine del mondo fosse composta da una triplice unione.
Il libro scritto da Uriah Smith, intitolato Daniel and Revelation, contiene alcune idee erronee, ma fu identificato da Sister White come «la mano ausiliatrice di Dio». Ella indicò che doveva essere diffuso insieme a The Great Controversy, Patriarchs and Prophets e The Desire of Ages. Il suo forte sostegno non significava che il libro fosse sul medesimo livello d’ispirazione dei suoi libri, ma che il libro conteneva «grande ammaestramento» ed era stato responsabile di «condurre molte anime preziose alla conoscenza della verità».
Il libro impiega la logica profetica millerita, accompagnata da concetti di profezia che non erano stati visti prima del 22 ottobre 1844. Faremo riferimento a passi del libro mentre esporremo la triplice applicazione dei tre Guai.
Miller affermò che «le sette trombe sono una storia di sette giudizi peculiari e gravi inviati sulla terra, o regno romano». Le prime quattro trombe rappresentano i giudizi che furono inflitti alla Roma pagana, e la quinta e la sesta tromba furono i giudizi di Dio che furono inflitti alla Roma papale; ma Miller non avrebbe riconosciuto che la settima tromba rappresentava il giudizio di Dio sulla Roma moderna. Parlando dei sette suggelli e delle sette trombe dell’Apocalisse, Uriah Smith scrisse:
«Preso il libro, l’Agnello procede subito ad aprire i sigilli; e l’attenzione dell’apostolo è richiamata alle scene che si svolgono sotto ciascun sigillo. Il numero sette è già stato rilevato nelle Scritture come indicante completezza e perfezione. I sette sigilli abbracciano dunque l’intero arco di una certa classe di eventi, estendendosi forse fino al tempo di Costantino, e i sette squilli di tromba un’altra serie da quel tempo in poi, non può essere corretto. Le trombe designano una serie di eventi che si svolgono contemporaneamente agli eventi dei sigilli, ma di carattere del tutto diverso. La tromba è un simbolo di guerra; pertanto le trombe indicano grandi commozioni politiche che devono aver luogo fra le nazioni durante l’età del Vangelo. I sigilli indicano eventi di carattere religioso e contengono la storia della chiesa dall’inizio dell’era cristiana fino alla venuta di Cristo». Uriah Smith, Daniel and Revelation, 431.
Una tromba è un simbolo di guerra e di sconvolgimento politico. Parlando del versetto due del capitolo otto dell’Apocalisse, Smith afferma:
«“VERSO 2. E vidi i sette angeli che stavano davanti a Dio; e furono date loro sette trombe.”»
«Questo versetto introduce una nuova e distinta serie di eventi. Nei sigilli abbiamo avuto la storia della chiesa durante ciò che viene chiamato la dispensazione evangelica. Nelle sette trombe, ora introdotte, abbiamo i principali eventi politici e bellici che dovevano verificarsi durante lo stesso periodo.» Uriah Smith, Daniel and Revelation, 476.
Il settimo sigillo viene aperto nei primi sei versetti del capitolo otto dell’Apocalisse e, sullo sfondo dell’apertura del settimo sigillo, sette angeli con sette trombe sono preparati a suonare.
E quando ebbe aperto il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per lo spazio di circa mezz’ora. E vidi i sette angeli che stavano davanti a Dio; e furono date loro sette trombe. E un altro angelo venne e si fermò presso l’altare, avendo un turibolo d’oro; e gli fu dato molto incenso, affinché lo offrisse con le preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono. E il fumo dell’incenso, che saliva con le preghiere dei santi, salì davanti a Dio dalla mano dell’angelo. E l’angelo prese il turibolo, lo riempì del fuoco dell’altare e lo scagliò sulla terra; e si fecero voci, tuoni, lampi e un terremoto. E i sette angeli che avevano le sette trombe si prepararono a sonare. Apocalisse 8:1–6.
Vi è un’anomalia profetica che abbiamo individuato in articoli precedenti, ma della quale non abbiamo ancora affrontato specificamente il particolare fenomeno profetico. Tale anomalia consiste nel fatto che i simboli che rappresentano una sequenza di pietre miliari nella storia profetica vengono tutti riuniti alla conclusione della storia che essi rappresentano. Abbiamo mostrato che le quattro generazioni dell’Avventismo laodicense, rappresentate dalle quattro abominazioni di Ezechiele capitolo otto, segnavano specifiche pietre miliari, ma che ciascuna di esse, quale prova, si ripete nella storia del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Questa anomalia si riscontra anche nelle sette trombe, poiché, sebbene esse rappresentino specifici giudizi sulla Roma pagana, papale e moderna, tutte si ricongiungono nuovamente quando il giudizio esecutivo sulla Roma moderna ha inizio alla legge domenicale che è prossima a venire.
Le sette trombe hanno date specifiche in cui si compirono nel passato, ma la Sorella White colloca anche i sette angeli con sette trombe in Apocalisse, capitolo otto, nella storia dell’imminente legge domenicale.
«“E quando ebbe aperto il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi a motivo della parola di Dio e della testimonianza che avevano mantenuta; ed essi gridarono a gran voce, dicendo: Fino a quando, o Signore, santo e verace, non giudichi e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sulla terra? E a ciascuno di loro furono date delle vesti bianche [Essi furono dichiarati puri e santi]; e fu loro detto che si riposassero ancora per un po’ di tempo, finché fosse completo anche il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro” [Apocalisse 6:9–11]. Qui furono presentate a Giovanni scene che non erano una realtà presente, ma ciò che sarebbe avvenuto in un periodo futuro del tempo.»
“Apocalisse 8:1–4 citato.” Manuscript Releases, volume 20, 197.
Nel passo precedente, la Sorella White applica il dialogo e l’adempimento del quinto sigillo al periodo in cui i sette angeli stanno per suonare nel capitolo otto, ma colloca la medesima rappresentazione anche nella storia delle due voci di Apocalisse capitolo diciotto.
«Quando fu aperto il quinto sigillo, Giovanni il Rivelatore vide in visione, sotto l’altare, la schiera di coloro che erano stati uccisi per la Parola di Dio e per la testimonianza di Gesù Cristo. Dopo questo vennero le scene descritte nel capitolo diciottesimo dell’Apocalisse, quando coloro che sono fedeli e veraci sono chiamati a uscire da Babilonia. [Apocalisse 18:1–5, citato.]» Manuscript Releases, volume 20, 14.
Le sette trombe rappresentano il giudizio di Dio nella storia della Roma pagana, papale e moderna, ma sono anche rappresentate nella storia dell’11 settembre 2001 e della seconda voce dell’imminente legge domenicale. Dopo aver trattato i primi sei versetti del capitolo otto dell’Apocalisse, Uriah Smith inizia a presentare gli adempimenti storici delle prime quattro trombe.
«Il tema delle sette trombe viene qui ripreso, e occupa il resto di questo capitolo e tutto il capitolo 9. I sette angeli si preparano a suonare. Il loro suonare si presenta come complemento alla profezia di Daniele 2 e 7, cominciando con la disgregazione dell’antico Impero romano nelle sue dieci divisioni, delle quali, nelle prime quattro trombe, abbiamo una descrizione». Uriah Smith, Daniel and Revelation, 477.
Smith identifica che le prime quattro trombe furono i giudizi di Dio sulla Roma pagana. Egli cita il versetto sette, che individua le caratteristiche profetiche della prima tromba, e quindi ne identifica l’adempimento storico.
«Il primo giudizio grave e pesante che si abbatté su Roma d’Occidente nel suo corso discendente fu la guerra con i Goti sotto Alarico, il quale aprì la via alle successive incursioni. La morte di Teodosio, imperatore romano, avvenne nel gennaio del 395, e prima della fine dell’inverno i Goti sotto Alarico erano in armi contro l’impero.
«La prima invasione sotto Alarico devastò la Tracia, la Macedonia, l’Attica e il Peloponneso, ma non raggiunse la città di Roma. Nella sua seconda invasione, tuttavia, il condottiero goto attraversò le Alpi e gli Appennini e comparve davanti alle mura della “città eterna”, che ben presto cadde preda del furore dei barbari.
«Lo squillo della prima tromba si colloca intorno alla fine del IV secolo e in seguito, e si riferisce a queste invasioni devastatrici dell’Impero romano ad opera dei Goti». Uriah Smith, Daniel and Revelation, 478.
Smith identifica Alarico come il simbolo del giudizio di Dio sulla Roma pagana rappresentato dalla prima tromba. Ciascuna delle trombe ha una figura storica che la rappresenta; Alarico rappresenta l’arrivo della prima tromba a partire dalla fine del quarto secolo. Miller non avrebbe potuto vedere che questa tromba fu fatta venire su Roma a motivo dell’imposizione della domenica, poiché Miller osservava la domenica. Anche Smith non colse questo fatto, ma riconobbe che la prima legge domenicale imposta fu istituita da Costantino nell’anno 321. La regola profetica pratica associata all’imposizione della domenica è sempre la stessa, poiché Dio non cambia mai, e tale regola è che “all’apostasia nazionale segue la rovina nazionale”. Alarico rappresenta l’inizio della rovina nazionale, che ebbe inizio proprio nel periodo in cui Costantino promulgò la prima legge domenicale.
Smith prosegue citando il versetto otto, che identifica la seconda tromba, e quindi continua il suo commento:
«L’impero romano, dopo Costantino, fu diviso in tre parti; e di qui la frequente espressione: “la terza parte degli uomini”, ecc., in allusione alla terza parte dell’impero che si trovava sotto il flagello. Questa divisione del regno romano fu effettuata alla morte di Costantino, tra i suoi tre figli, Costanzo, Costantino II e Costante. Costanzo possedeva l’Oriente e fissò la sua residenza a Costantinopoli, metropoli dell’impero. Costantino II deteneva la Britannia, la Gallia e la Spagna. Costante deteneva l’Illirico, l’Africa e l’Italia. (Vedi Sabine’s Ecclesiastical History, p. 155.) A proposito di questo ben noto fatto storico, Elliott, come citato da Albert Barnes nelle sue note su Rev. 12:4, dice: “Per ben due volte, almeno, prima che l’impero romano venisse diviso permanentemente nelle due parti, l’orientale e l’occidentale, vi fu una divisione tripartita dell’impero. La prima ebbe luogo nel 311 d.C., quando esso fu diviso tra Costantino, Licinio e Massimino; l’altra, nel 337 d.C., alla morte di Costantino, tra Costante e Costanzo”.» Uriah Smith, Daniel and Revelation, 480.
Il fenomeno storico di Roma divisa in tre parti, e anche in due parti, cui fanno riferimento gli storici citati da Smith, costituisce gli elementi di Roma che identificano la triplice unione della Roma moderna, la quale forma una struttura divisa in due, rappresentando la combinazione di chiesa e stato. Quando Smith prosegue, egli identifica quindi la figura storica associata alla seconda tromba.
«La storia che illustra il suono della seconda tromba si riferisce evidentemente all’invasione e alla conquista dell’Africa, e in seguito dell’Italia, da parte del terribile Genserico. Le sue conquiste furono per la maggior parte NAVALI; e i suoi trionfi furono “come una grande montagna ardente di fuoco, gettata nel mare”. Quale figura potrebbe meglio, o anche solo altrettanto bene, illustrare lo scontro di flotte e la generale devastazione della guerra sulle coste marittime? Nello spiegare questa tromba, dobbiamo cercare alcuni eventi che avranno una particolare attinenza con il mondo commerciale. Il simbolo impiegato ci porta naturalmente a cercare agitazione e commozione. Nulla, se non una feroce guerra marittima, adempirebbe la predizione. Se il suono delle prime quattro trombe si riferisce a quattro eventi notevoli che contribuirono alla caduta dell’impero romano, e la prima tromba si riferisce alle devastazioni dei Goti sotto Alarico, in questa noi cerchiamo naturalmente il successivo atto d’invasione che scosse la potenza romana e contribuì alla sua caduta. La successiva grande invasione fu quella del “terribile Genserico”, a capo dei Vandali. La sua carriera ebbe luogo negli anni d.C. 428–468. Questo grande capo vandalico aveva il suo quartier generale in Africa....»
“Riguardo al ruolo importante che questo audace corsaro ebbe nella caduta di Roma, il signor Gibbon usa questo linguaggio significativo: ‘Genserico, un nome che, nella distruzione dell’impero romano, ha meritato un rango pari a quello dei nomi di Alarico e Attila.’” Uriah Smith, Daniel and Revelation, 481, 484.
Smith, citando lo storico Gibbon, il quale mise in evidenza i simboli storici delle prime tre trombe, identificò Genserico come la seconda tromba e poi affermò che Genserico «meritava un rango pari a quello di Alarico e di Attila». Alarico è la prima tromba, Genserico la seconda, e Attila l’Unno fu la terza tromba, della quale si parla al versetto dieci. Smith fece notare che la seconda tromba, rappresentata da Genserico, raffigurava la storia del «428-468». Poi Smith cita il versetto dieci, che identifica la terza tromba, e prosegue la sua narrazione:
«Nell’interpretazione e nell’applicazione di questo passo, siamo condotti al terzo importante evento che ebbe come risultato il sovvertimento dell’impero romano. E, nel rinvenire un adempimento storico di questa terza tromba, saremo debitori alle Note del dott. Albert Barnes per alcuni estratti. Nello spiegare questa Scrittura, è necessario, come dice questo commentatore, “che vi sia qualche condottiero o guerriero che possa essere paragonato a una meteora fiammeggiante; il cui corso sarebbe singolarmente brillante; che apparirebbe improvvisamente COME una stella fiammeggiante, e poi scomparirebbe come una stella la cui luce fosse spenta nelle acque”. — Notes on Revelation 8.»
«Qui si presuppone che questa tromba alluda alle guerre devastatrici e alle furiose invasioni di Attila contro la potenza romana, che egli condusse alla testa delle sue orde di Unni....»
«“E il nome della stella è chiamato Assenzio [a denotare le amare conseguenze]”. Queste parole — che sono più strettamente connesse con il versetto precedente, come indica persino la punteggiatura della nostra versione — ci richiamano per un momento al carattere di Attila, alla miseria di cui egli fu l’autore o lo strumento, e al terrore ispirato dal suo nome.
«“Estirpazione totale e cancellazione”, sono termini che meglio denotano le calamità che egli inflisse.» Egli si definì «Il flagello di Dio».» Uriah Smith, Daniel and Revelation, 484, 487.
La storia della terza tromba, rappresentata da Attila l’Unno, va dall’anno 441 fino alla sua morte nell’anno 453. Smith cita poi il versetto dodici, che presenta la quarta tromba e descrive il monarca barbaro Odoacre, nel quale il triplice simbolismo di Roma occidentale è rappresentato dal sole, dalla luna e dalle stelle. Egli identifica i tre simboli come simboli del «sole, luna e stelle—poiché senza dubbio qui sono usati come simboli—evidentemente designano i grandi luminari del governo romano,—i suoi imperatori, senatori e consoli. Il vescovo Newton osserva che l’ultimo imperatore di Roma occidentale fu Romolo, che per scherno fu chiamato Augustolo, ovvero il “piccolo Augusto”. Roma occidentale cadde nel 476 d.C. Tuttavia, benché il sole romano fosse spento, i suoi luminari subordinati continuarono a brillare debolmente mentre il senato e i consoli continuavano a sussistere. Ma dopo molte vicissitudini civili e mutamenti della sorte politica, infine, nel 566 d.C., l’intera forma dell’antico governo fu sovvertita, e Roma stessa fu ridotta dall’essere l’imperatrice del mondo a un povero ducato tributario dell’esarca di Ravenna.» Uriah Smith, Daniel and Revelation, 487.
Qui troviamo un’altra testimonianza della triplice divisione di Roma, che prefigura la triplice unione della Roma moderna. Con la Roma orientale e l’imperatore Costantino, la triplice divisione fu rappresentata dai suoi tre figli; ma con la Roma occidentale essa consistette nella loro triplice forma di governo. Smith identifica quindi che il sole, la luna e le stelle rappresentano un ordine specifico secondo il quale la Roma occidentale fu abbattuta. Egli conclude poi la sua narrazione con la seguente introduzione delle ultime tre trombe.
«Per quanto terribili fossero le calamità arrecate all’impero dalle prime incursioni di questi barbari, esse furono relativamente lievi se confrontate con le calamità che sarebbero seguite. Esse non furono che come le gocce preliminari di un acquazzone prima del torrente che presto si sarebbe abbattuto sul mondo romano. Le tre trombe rimanenti sono adombrate da una nube di guai, come è esposto nei versetti seguenti.
«VERS. 13. E vidi, e udii un angelo che volava in mezzo al cielo, dicendo a gran voce: Guai, guai, guai agli abitanti della terra, a motivo degli altri suoni della tromba dei tre angeli che devono ancora suonare.»
«Questo angelo non è uno della serie dei sette angeli delle trombe, ma semplicemente uno che annuncia che le tre trombe rimanenti sono trombe di guai, a motivo degli eventi più terribili che devono verificarsi al loro suono. Così la tromba successiva, o quinta tromba, è il primo guaio; la sesta tromba, il secondo guaio; e la settima, l’ultima di questa serie di sette trombe, è il terzo guaio». Uriah Smith, Daniel and Revelation, 493.
Nel prossimo articolo proseguiremo con i tre Guai delle trombe.
«Le calamità della Roma imperiale, nella sua caduta, furono annunciate fino all’ultima di esse, finché Roma rimase senza un imperatore, un console o un senato. “Sotto gli Esarchi di Ravenna, Roma fu degradata al secondo rango.” La terza parte del sole fu colpita, e la terza parte della luna, e la terza parte delle stelle. La stirpe dei Cesari non si estinse con gli imperatori d’Occidente. Roma, prima della sua caduta, possedeva soltanto una parte del potere imperiale. Costantinopoli divideva con essa l’impero del mondo. E né i Goti né i Vandali signoreggiarono su quella città ancora imperiale, il cui imperatore, dopo il primo trasferimento della sede dell’impero da parte di Costantino, spesso teneva l’imperatore di Roma come suo nominato e vicario. E il destino di Costantinopoli fu riservato ad altri tempi, e fu annunciato da altre trombe. Del sole, della luna e delle stelle, finora era stata colpita soltanto la terza parte.»
«Le parole conclusive della Quarta Tromba implicano la futura restaurazione dell’Impero d’Occidente: “Il giorno non risplendette per la terza parte di esso, e similmente la notte”. Per quanto riguarda l’autorità civile, Roma divenne soggetta a Ravenna, e l’Italia fu una provincia conquistata dell’Impero d’Oriente. Ma, come più propriamente attinente ad altre profezie, la difesa del culto delle immagini portò per la prima volta i poteri spirituale e temporale del papa e dell’imperatore in violento conflitto; e, conferendo al papa ogni autorità sulle chiese, Giustiniano pose la sua mano soccorritrice alla promozione della supremazia papale, la quale in seguito assunse il potere di creare monarchi. Nell’anno del Signore 800, il papa conferì a Carlo Magno il titolo di Imperatore dei Romani».—Keith. Quel titolo fu poi nuovamente trasferito dal re di Francia al re di Germania. E dall’Imperatore Francesco Secondo persino questa finzione fu infine e per sempre rinunciata, il 6 agosto 1806». A. T. Jones, The Great Nations of Today, 54.