La sorella White identifica l’imminente legge domenicale come il «segno», prefigurato dagli eserciti di Roma che circondarono Gerusalemme nell’anno 66, e così facendo individua una categoria di persone che hanno occhi e non vedono, e orecchi e non odono.
«L’eternità si stende dinanzi a noi. Il sipario sta per essere sollevato. Noi che occupiamo questa posizione solenne e responsabile, che cosa stiamo facendo, a che cosa stiamo pensando, per aggrapparci al nostro egoistico amore per l’agiatezza, mentre anime periscono intorno a noi? I nostri cuori sono divenuti del tutto insensibili? Non possiamo sentire o comprendere che abbiamo un’opera da compiere per la salvezza degli altri? Fratelli, siete forse di quella classe che, avendo occhi, non vede, e avendo orecchi, non ode? È forse invano che Dio vi ha dato la conoscenza della Sua volontà? È forse invano che Egli vi ha mandato avvertimento dopo avvertimento? Credete alle dichiarazioni della verità eterna riguardo a ciò che sta per abbattersi sulla terra, credete che i giudizi di Dio incombono sul popolo, e potete ancora starvene tranquilli, indolenti, incuranti, amanti dei piaceri?»
«Ora non è tempo perché il popolo di Dio fissi i propri affetti o accumuli il proprio tesoro nel mondo. Non è lontano il tempo in cui, come i primi discepoli, saremo costretti a cercare rifugio in luoghi desolati e solitari. Come l’assedio di Gerusalemme da parte degli eserciti romani fu il segnale di fuga per i cristiani della Giudea, così l’assunzione del potere da parte della nostra nazione nel decreto che impone il sabato papale sarà per noi un avvertimento. Allora sarà tempo di lasciare le grandi città, in preparazione a lasciare le più piccole per dimore appartate in luoghi appartati tra i monti». Testimonies, volume 5, 464.
L’imminente legge domenicale negli Stati Uniti è il segnale d’avvertimento (segno) «per lasciare le grandi città, in preparazione a lasciare quelle più piccole per ritirarsi in dimore appartate in luoghi isolati fra i monti». L’avventismo laodiceo è in gran parte inconsapevole del fatto che la crisi della legge domenicale negli Stati Uniti adempie il «segno» di cui si parla in The Great Controversy. Essa è prefigurata dal «segno» all’inizio dei tre anni e mezzo. Il «segno» che si adempì nel primo assedio di Gerusalemme, avvenuto nell’anno 66, ed esso prefigura l’«insegna» che viene innalzata alla legge domenicale di prossima promulgazione.
L’effettiva distruzione di Gerusalemme fu compiuta da Tito nell’anno 70 d.C., e l’assedio di Tito era stato dapprima prefigurato nell’assedio di Cestio del 66 d.C., poiché Gesù illustra sempre la fine di una cosa con il principio di una cosa. Fu l’assedio iniziale di Cestio il “segno” per fuggire che Gesù aveva dato, non l’assedio di Tito. L’uno era l’assedio al principio, l’altro era l’assedio alla fine.
«Neppure un cristiano perì nella distruzione di Gerusalemme. Cristo aveva dato ai Suoi discepoli l’avvertimento, e tutti coloro che credettero alle Sue parole vegliarono in attesa del segno promesso. “Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti”, disse Gesù, “allora sappiate che la sua desolazione è vicina. Allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti; e coloro che sono in mezzo ad essa se ne allontanino.” Luca 21:20, 21. Dopo che i Romani sotto Cestio ebbero circondato la città, essi abbandonarono inaspettatamente l’assedio proprio quando tutto sembrava favorevole a un attacco immediato. Gli assediati, disperando di poter opporre una resistenza vittoriosa, stavano per arrendersi, quando il generale romano ritirò le sue forze senza la minima ragione apparente. Ma la misericordiosa provvidenza di Dio dirigeva gli eventi per il bene del Suo popolo. Il segno promesso era stato dato ai cristiani vigilanti, e ora si offriva a tutti quelli che lo volessero l’opportunità di ubbidire all’avvertimento del Salvatore. Gli eventi furono così governati che né i Giudei né i Romani potessero impedire la fuga dei cristiani. Alla ritirata di Cestio, i Giudei, uscendo in sortita da Gerusalemme, si misero all’inseguimento del suo esercito in ritirata; e mentre entrambe le forze erano così pienamente impegnate, i cristiani ebbero l’opportunità di lasciare la città. In quel tempo anche il paese era stato sgombrato dai nemici che avrebbero potuto tentare di intercettarli. Al tempo dell’assedio, i Giudei erano riuniti a Gerusalemme per celebrare la Festa dei Tabernacoli, e così i cristiani in tutto il paese poterono fuggire indisturbati. Senza indugio si rifugiarono in un luogo sicuro: la città di Pella, nel paese della Perea, oltre il Giordano.» The Great Controversy, 30.
L’assedio di Gerusalemme da parte di Cestio nell’anno 66 adempì il «segno» di avvertimento che Cristo aveva lasciato ai cristiani di quella vicenda storica, ma l’assedio di Tito nel 70 d.C. non fornì alcun «segno» per fuggire. In quell’assedio non vi erano più cristiani rimasti nella città, e quell’ultimo assedio condusse alla distruzione di Gerusalemme; e nella distruzione di Gerusalemme «non perì neppure un cristiano», poiché i cristiani erano fuggiti all’inizio di quella vicenda storica.
“Le forze giudaiche, inseguendo Cestio e il suo esercito, piombarono sulla loro retroguardia con tale ferocia da minacciarli di totale distruzione. Fu con grande difficoltà che i Romani riuscirono a ritirarsi. I Giudei scamparono quasi senza perdite e, con il loro bottino, tornarono in trionfo a Gerusalemme. Tuttavia, questo apparente successo non recò loro che male. Li ispirò di quello spirito di ostinata resistenza ai Romani che ben presto attirò sulla città votata alla rovina indicibili sciagure.
«Terribili furono le calamità che si abbatterono su Gerusalemme quando l’assedio fu ripreso da Tito. La città era stretta d’assedio al tempo della Pasqua, quando milioni di Giudei erano radunati entro le sue mura». The Great Controversy, 31.
Dalla festa dei Tabernacoli dell’anno 66 fino alla Pasqua dell’anno 70 vi sono tre anni e mezzo, che profeticamente corrispondono a milleduecentosessanta giorni. Dall’anno 66 all’anno 70 la Roma pagana calpestò il santuario e l’esercito, proprio come la Roma papale calpestò la città santa per quarantadue mesi dall’anno 538 fino al 1798.
Ma il cortile che è fuori del tempio lascialo da parte e non misurarlo, perché è stato dato ai Gentili; ed essi calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Apocalisse 11:2.
Sia la Roma pagana sia la Roma papale calpestarono Gerusalemme per milleduecentosessanta giorni (anni), identificando così che la Roma moderna avrebbe calpestato la Gerusalemme spirituale degli ultimi giorni per un periodo simbolico di milleduecentosessanta giorni. Quel periodo simbolico avrebbe avuto inizio con l’imminente legge domenicale negli Stati Uniti, quando la ferita mortale sarà guarita.
E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia. E adorarono il dragone che aveva dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia, dicendo: Chi è simile alla bestia? e chi può far guerra con lei? E le fu data una bocca che proferiva grandi cose e bestemmie; e le fu dato potere di agire per quarantadue mesi. Apocalisse 13:3–5.
I simbolici quarantadue mesi della persecuzione papale sono l’«ora» della crisi della legge domenicale. Quell’«ora» inizia con un «segno» (la bandiera), e termina con «segni». Il «segno» della bandiera, alla legge domenicale, indurrà tutti i cristiani ancora in Babilonia a fuggire verso il glorioso monte santo che è stato esaltato (innalzato) al di sopra degli altri colli.
E avverrà negli ultimi giorni che il monte della casa del Signore sarà stabilito sulla cima dei monti e si eleverà al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso. E molti popoli verranno e diranno: Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe; ed egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri; poiché da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del Signore. Isaia 2:2, 3.
La fuga dalle città al decreto che imponeva l’osservanza della domenica fu prefigurata sia dalla fuga dei cristiani nell’anno 66, sia dalla fuga della chiesa nell’anno 538, quando si rifugiò nel deserto.
E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni. Apocalisse 12:6.
La distruzione di Gerusalemme, dal primo assedio all’ultimo, durò tre anni e mezzo; ma un messaggio di avvertimento circa l’imminente distruzione fu dato per sette anni: tre anni e mezzo prima del primo assedio e tre anni e mezzo dopo.
“Tutte le predizioni fatte da Cristo riguardo alla distruzione di Gerusalemme si adempirono alla lettera. I Giudei sperimentarono la verità delle Sue parole di ammonimento: «Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi». Matteo 7:2.
“Apparvero segni e prodigi, presagi di calamità e di rovina. Nel cuore della notte una luce innaturale rifulse sopra il tempio e l’altare. Sulle nubi al tramonto si delineavano carri e uomini di guerra che si raccoglievano per la battaglia. I sacerdoti che officiavano di notte nel santuario furono atterriti da suoni misteriosi; la terra tremò, e si udì una moltitudine di voci gridare: «Andiamocene di qui». La grande porta orientale, che era tanto pesante da poter essere chiusa a stento da una ventina di uomini, e che era assicurata da immense sbarre di ferro infisse profondamente nel pavimento di pietra massiccia, si aprì a mezzanotte, senza intervento visibile.—Milman, The History of the Jews, libro 13.
«Per sette anni un uomo continuò a salire e scendere per le strade di Gerusalemme, dichiarando i guai che stavano per abbattersi sulla città. Di giorno e di notte intonava il suo selvaggio lamento funebre: “Una voce dall’oriente! una voce dall’occidente! una voce dai quattro venti! una voce contro Gerusalemme e contro il tempio! una voce contro gli sposi e le spose! una voce contro tutto il popolo!”—Ibid. Questo strano essere fu imprigionato e flagellato, ma nessun lamento sfuggì dalle sue labbra. Agli insulti e ai maltrattamenti rispondeva soltanto: “Guai, guai a Gerusalemme!” “guai, guai ai suoi abitanti!” Il suo grido di ammonimento non cessò finché non fu ucciso nell’assedio che aveva predetto». The Great Controversy, 29, 30.
La distruzione finale della Gerusalemme letterale nell’anno 70 fu preceduta da «segni e prodigi» che indicavano «calamità e rovina». I «segni» d’avvertimento si manifestarono per tre anni e mezzo prima del primo assedio e per i tre anni e mezzo che condussero alla distruzione. I «segni» (al plurale) che indicavano l’imminente distruzione non erano il «segno» d’avvertimento a fuggire, bensì una dichiarazione dell’imminente chiusura del tempo di grazia.
Nel calpestamento della Gerusalemme spirituale dal 538 al 1798, il «segno» di avvertimento a fuggire fu quando l’abominazione della desolazione si manifestò, quando «quell’uomo del peccato» fu «rivelato», come «il figlio della perdizione; il quale si oppone e si innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mostrando se stesso e dichiarando di essere Dio».
Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda), Matteo 24:15.
Quando i cristiani di quella storia riconobbero quel «segno», fuggirono nel deserto per milleduecentosessanta anni.
Fu necessaria una lotta disperata perché coloro che volevano rimanere fedeli stessero saldi contro gli inganni e le abominazioni che, mascherati da vesti sacerdotali, venivano introdotti nella chiesa. La Bibbia non era accettata come norma della fede. La dottrina della libertà religiosa era definita eresia, e i suoi sostenitori erano odiati e proscritti.
«Dopo un lungo e aspro conflitto, i pochi fedeli decisero di sciogliere ogni unione con la chiesa apostata, se essa avesse ancora rifiutato di liberarsi dalla menzogna e dall’idolatria. Essi videro che la separazione era una necessità assoluta, se volevano ubbidire alla parola di Dio. Non osavano tollerare errori fatali alle loro stesse anime, né dare un esempio che avrebbe messo in pericolo la fede dei loro figli e dei figli dei loro figli. Per assicurare la pace e l’unità erano pronti a fare qualunque concessione compatibile con la fedeltà a Dio; ma sentivano che perfino la pace sarebbe stata pagata a un prezzo troppo alto, se acquistata con il sacrificio del principio. Se l’unità poteva essere assicurata soltanto mediante il compromesso della verità e della giustizia, allora vi siano pure differenze, e persino guerra». The Great Controversy, 45.
Avvicinandosi alla conclusione dei milleduecentosessant’anni di persecuzione papale vi furono dei «segni» (al plurale), e, come nel caso dei «segni» alla fine dei milleduecentosessanta giorni durante i quali la Roma pagana calpestò la Gerusalemme letterale, quei «segni» non erano segni per fuggire.
«Il Salvatore dà segni della Sua venuta e, più di questo, fissa il tempo in cui il primo di questi segni apparirà: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate: allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. Ed Egli manderà i Suoi angeli con gran suono di tromba, ed essi raccoglieranno i Suoi eletti dai quattro venti, da un capo dei cieli all’altro».
«Alla fine della grande persecuzione papale, dichiarò Cristo, il sole si sarebbe oscurato e la luna non avrebbe dato la sua luce. In seguito, le stelle sarebbero cadute dal cielo. Ed Egli dice: “Imparate dal fico questa parabola: quando ormai il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è vicino, alle porte”. Matteo 24:32, 33, margine.»
«Cristo ha dato dei segni della Sua venuta. Egli dichiara che possiamo sapere quando Egli è vicino, alle porte stesse. Egli dice di coloro che vedono questi segni: “Questa generazione non passerà, finché tutte queste cose siano avvenute.” Questi segni sono apparsi. Ora sappiamo con certezza che la venuta del Signore è vicina. “Il cielo e la terra passeranno”, Egli dice, “ma le Mie parole non passeranno.”» The Desire of Ages, 631, 632.
Quando «i tre anni e mezzo durante i quali Gerusalemme veniva calpestata» dalla Roma papale stavano giungendo al termine, vi fu una serie di «segni» che identificarono la venuta di Cristo e introdussero la storia millerita. La storia millerita deve ripetersi alla lettera negli ultimi giorni. Quei «segni», che apparvero «alla fine della grande persecuzione papale», erano stati prefigurati da «segni» che apparvero alla conclusione dei tre anni e mezzo del calpestamento di Gerusalemme dal 66 al 70 da parte della Roma pagana. Perciò, sulla base di due testimoni, vi sarà un «segno» dell’insegna che viene innalzata nell’ora del grande terremoto, il quale è il segno d’avvertimento a fuggire nella storia della Roma moderna, e vi saranno anche «segni», al plurale, che si verificheranno alla conclusione del periodo di persecuzione della Roma moderna negli ultimi giorni.
Continueremo questo studio nel prossimo articolo.
«Leggete il capitolo 21 di Luca. In esso Cristo dà questo avvertimento: “Badate a voi stessi, che talora i vostri cuori non siano aggravati da crapula, da ubriachezza e dalle affannose preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno non vi colga all’improvviso. Poiché esso verrà come un laccio sopra tutti quelli che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate ritenuti degni di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Luca 21:34–36).»
“I segni dei tempi si stanno adempiendo nel nostro mondo, e tuttavia le chiese, in generale, sono rappresentate come addormentate. Non dovremmo forse trarre ammonimento dall’esperienza delle vergini stolte, le quali, quando si levò il grido: ‘Ecco lo sposo viene; uscitegli incontro’, si accorsero di non avere olio nelle loro lampade? E mentre andavano a comprare dell’olio, lo sposo entrò alle nozze con le vergini sagge, e la porta fu chiusa. Quando le vergini stolte giunsero alla sala del banchetto, ricevettero un diniego inatteso. Il signore della festa dichiarò: ‘Io non vi conosco’. Furono lasciate fuori, nella strada deserta, nell’oscurità della notte.” Manuscript Releases, volume 15, 229.