I sette anni di avvertimento dal 63 fino all’anno 70, proclamati dall’uomo che andava “su e giù per le strade di Gerusalemme, dichiarando i guai che stavano per abbattersi sulla città”, erano stati prefigurati dall’avvertimento dato a Gerusalemme per tre anni e mezzo, dapprima nel ministero di Cristo, e poi per tre anni e mezzo nel ministero dei discepoli. Articoli precedenti hanno già mostrato che la distruzione di Gerusalemme avrebbe potuto verificarsi alla croce, oppure più tardi, alla lapidazione di Stefano, ma la longanimità di Dio differì il Suo giudizio sulla città e sul popolo.

«E sopra chiunque essa cadrà, lo stritolerà.» Il popolo che aveva rigettato Cristo stava presto per vedere la propria città e la propria nazione distrutte. La loro gloria sarebbe stata infranta e dispersa come polvere davanti al vento. E che cosa fu che distrusse i Giudei? Fu la roccia sulla quale, se vi avessero edificato, avrebbero trovato la loro sicurezza. Fu la bontà di Dio disprezzata, la giustizia respinta, la misericordia tenuta in poco conto. Gli uomini si posero in opposizione a Dio, e tutto ciò che sarebbe stato la loro salvezza si mutò nella loro distruzione. Tutto ciò che Dio aveva ordinato alla vita essi lo trovarono essere motivo di morte. Nella crocifissione di Cristo da parte dei Giudei era implicata la distruzione di Gerusalemme. Il sangue sparso sul Calvario fu il peso che li fece sprofondare nella rovina per questo mondo e per il mondo a venire. Così sarà nel grande giorno finale, quando il giudizio cadrà su coloro che hanno respinto la grazia di Dio. Cristo, la loro pietra d’inciampo, apparirà allora ai loro occhi come un monte vendicatore. La gloria del Suo volto, che per i giusti è vita, sarà per gli empi un fuoco consumante. A motivo dell’amore rigettato, della grazia disprezzata, il peccatore sarà distrutto.»

«Con molte illustrazioni e ripetuti avvertimenti, Gesù mostrò quale sarebbe stato il risultato, per i Giudei, del rigettare il Figlio di Dio. Con queste parole Egli si rivolgeva a tutti, in ogni epoca, che rifiutano di riceverLo come loro Redentore. Ogni avvertimento è per loro. Il tempio profanato, il figlio disubbidiente, i falsi vignaiuoli, i costruttori sprezzanti, trovano il loro corrispettivo nell’esperienza di ogni peccatore. Se non si pente, la sorte che essi prefiguravano sarà la sua». The Desire of Ages, 600.

Il periodo di sette anni durante il quale l’uomo rese testimonianza a Gerusalemme fu diviso, al primo assedio, in due periodi uguali di milleduecentosessanta giorni. Quei sette anni rappresentavano la distruzione di Gerusalemme, e i sette anni dei ministeri di Cristo e dei discepoli rappresentavano l’inizio della distruzione di Gerusalemme, e Gesù illustra sempre la fine mediante l’inizio. Quei sette anni furono anche tipificati dai «sette tempi» contro il regno del nord, che furono divisi in due periodi uguali di milleduecentosessanta anni.

Quando la Roma moderna ripete la storia della Roma pagana e papale che calpesta la Gerusalemme letterale e spirituale, e quando la Roma moderna ripete le due storie dei due periodi di avvertimento dati dall’uomo dell’anno 63 fino all’anno 70, e quando la Roma moderna ripete la storia rappresentata dai due periodi durante i quali Cristo e i discepoli entrarono e uscirono da Gerusalemme per tre anni e mezzo, si manifesteranno due periodi distinti, sebbene negli ultimi giorni «il tempo non sia più».

L’ultimo di quei due periodi è il simbolico quarantadue mesi durante il quale la Roma moderna compie la sua persecuzione finale dei fedeli, una volta che la sua piaga mortale sia guarita con l’imminente legge domenicale. Quel simbolico quarantadue mesi è il secondo di due periodi, ed è il periodo del giudizio esecutivo della Roma moderna. Quel periodo è preceduto dal giudizio investigativo dei viventi nell’Avventismo laodiceano.

L’uomo che presentò l’ammonimento alla Gerusalemme letterale morì durante l’assedio di Tito. Non morì nella distruzione, ma durante l’assedio che precedette la distruzione, poiché neppure un cristiano morì nella distruzione di Gerusalemme.

«Per sette anni un uomo continuò a percorrere su e giù le strade di Gerusalemme, proclamando i guai che stavano per abbattersi sulla città. Di giorno e di notte intonava il lugubre lamento: “Una voce dall’oriente! una voce dall’occidente! una voce dai quattro venti! una voce contro Gerusalemme e contro il tempio! una voce contro gli sposi e le spose! una voce contro tutto il popolo!” —Ibid. Questo strano essere fu imprigionato e flagellato, ma dalle sue labbra non sfuggì alcun lamento. Agli insulti e ai maltrattamenti rispondeva soltanto: “Guai, guai a Gerusalemme!” “guai, guai ai suoi abitanti!” Il suo grido d’avvertimento non cessò finché non fu ucciso nell’assedio che aveva predetto». The Great Controversy, 29, 30.

L’uomo morì nell’assedio, ma non nella distruzione finale, e la distruzione finale rappresenta la chiusura del tempo di grazia e le sette ultime piaghe. L’uomo, pertanto, è un simbolo del messaggio di lasciare Gerusalemme al primo assedio. Allora i cristiani fuggirono, e nei primi tre anni e mezzo l’uomo fu un simbolo di un gruppo che non muore a Gerusalemme, mentre nei secondi tre anni e mezzo egli è un simbolo degli ultimi cristiani a morire prima della chiusura del tempo di grazia. Nel primo periodo egli identifica i centoquarantaquattromila, e nel secondo periodo di tre anni e mezzo rappresenta la grande moltitudine che muore durante il secondo periodo.

Il messaggio dell’uomo fu registrato dallo storico, ed esso fu rappresentato da sei voci. Quando infine fu imprigionato, il suo settimo e ultimo messaggio fu «guai, guai» a Gerusalemme e ai suoi abitanti. La prima «voce» registrata fu una «voce dall’oriente», e il suo ultimo messaggio fu «guai». Il primo elemento del suo messaggio e l’ultimo elemento del suo messaggio erano il simbolo biblico che rappresenta l’Islam, poiché nell’interpretazione biblica l’Islam è costituito dai figli dell’«oriente», ed essi sono rappresentati dal «vento orientale». Il raddoppio della parola «guai» nel suo messaggio finale rispecchia la fine della Babilonia moderna, quando i re della terra gridano tre volte: «Ahimè, ahimè, la gran città». La parola greca tradotta con «ahimè» nei tre versetti del capitolo diciotto dell’Apocalisse è tradotta con «guai» nel capitolo otto, versetto tredici.

E vidi, e udii un angelo che volava in mezzo al cielo, dicendo a gran voce: Guai, guai, guai agli abitanti della terra, a motivo degli altri suoni della tromba dei tre angeli che devono ancora sonare! Apocalisse 8:13.

La proclamazione dell’uomo di «guai, guai» rappresenta la triplice applicazione dei tre guai, poiché gli elementi del primo Guai, combinati con gli elementi del secondo Guai «linea dopo linea», identificano gli elementi del terzo Guai, così come le tre espressioni di «ahimè, ahimè» da parte dei re della terra nel capitolo diciotto rappresentano il terzo Guai, come stabilito dal primo e dal secondo Guai. Il principio e la fine del messaggio dell’uomo ne tipificavano il messaggio dell’Islam del terzo Guai.

La prima espressione del suo messaggio fu una voce dall’«oriente», e l’«oriente» è un simbolo dell’Islam, ma è anche un’identificazione dell’angelo sigillatore che sorge in oriente.

Dopo queste cose vidi quattro angeli, in piedi ai quattro angoli della terra, che trattenevano i quattro venti della terra, perché non soffiasse vento sulla terra, né sul mare, né su alcun albero. E vidi un altro angelo che saliva dall’oriente, recando il sigillo del Dio vivente; ed egli gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato dato di danneggiare la terra e il mare, dicendo: Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio. E udii il numero di coloro che erano stati segnati: centoquarantaquattromila, segnati di fra tutte le tribù dei figli d’Israele. Apocalisse 7:1–4.

Nel racconto di Elia sul Monte Carmelo, quando guardò verso il mare e vide una nuvola, stava guardando verso occidente, poiché il Monte Carmelo si trova presso il Mar Mediterraneo.

E avvenne, la settima volta, che egli disse: Ecco, dal mare sale una piccola nuvola, simile alla mano d’un uomo. Ed egli disse: Sali, di’ ad Achab: Attacca il tuo carro e scendi, affinché la pioggia non ti trattenga. 1 Re 18:44.

Elia si sarebbe trovato rivolto verso occidente, in direzione del Mar Mediterraneo. Nel capitolo dodici di Luca, Cristo parla del Suo messaggio come di un messaggio di divisione.

Pensate voi che io sia venuto a dare pace sulla terra? No, vi dico; ma piuttosto divisione; poiché d’ora in poi, in una casa, cinque saranno divisi, tre contro due e due contro tre. Il padre sarà diviso contro il figlio, e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, e la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora, e la nuora contro la suocera. Diceva ancora alle folle: Quando vedete una nuvola levarsi da ponente, subito dite: Viene un acquazzone; e così avviene. E quando sentite soffiare lo scirocco, dite: Ci sarà caldo; e avviene. Ipocriti, sapete discernere l’aspetto del cielo e della terra; come mai non sapete discernere questo tempo? Luca 12:51–56.

Il messaggio del messaggero a Gerusalemme reca la firma dell’Alfa e dell’Omega, poiché il principio e la fine identificano l’Islam del terzo Guai e, con la voce dell’“est”, identificano simultaneamente il messaggio dell’Islam come il messaggio del suggellamento. La “seconda voce” dall’“ovest” identifica la pioggia dell’ultima stagione, che è l’ultima pioggia, e tutti i profeti si rivolgono agli ultimi giorni. Il messaggio dell’“ovest” è un simbolo del messaggio della pioggia dell’ultima stagione, che produce due classi di adoratori. Una classe non può riconoscere il messaggio della pioggia dell’ultima stagione, poiché “non discernono questo tempo”.

L’elemento successivo del messaggio del messaggero è la voce dei «quattro venti», che è sia il messaggio del suggellamento sia il messaggio del cavallo adirato dell’Islam, come rappresentato dal terzo Guai. L’elemento successivo è contro Gerusalemme e il tempio, identificando così il messaggio di tutti i profeti, il quale individua una classe di persone che viene tralasciata, poiché ha fondato la propria pretesa di salvezza non in Cristo, ma nel tempio e nella propria eredità quali popolo eletto di Dio. Sono coloro che, nel corso di tutta la storia sacra, sono rappresentati come proclamanti: «Il tempio del Signore, il tempio del Signore siamo noi». Il messaggio contro Gerusalemme e il tempio è il messaggio alla Laodicea.

«Non c’è da meravigliarsi che la chiesa non sia vivificata dalla potenza dello Spirito Santo. Uomini e donne mettono da parte l’istruzione che Cristo ha dato. L’ira e la cupidigia stanno ottenendo la vittoria. Il tempio dell’anima è pieno di malvagità. Non c’è posto per Cristo. Gli uomini seguono le proprie vie perverse. Non vogliono dare ascolto alle parole del Salvatore. Si abbandonano a se stessi, respingendo riprensioni e ammonimenti, finché il candelabro non è rimosso dal suo posto e il discernimento spirituale non è confuso da idee umane. Benché siano manchevoli nel servizio, si giustificano dicendo: “Il tempio del Signore, Il tempio del Signore siamo noi”. Mettono da parte la legge di Dio per seguire la luce della propria immaginazione». Review and Herald, 8 aprile 1902.

Il messaggero allora levò la voce del suo messaggio di avvertimento contro gli sposi e le spose, quale simbolo della metodologia di «linea su linea», poiché la linea profetica degli ultimi giorni sarà proprio come la linea profetica ai giorni di Noè, quando si davano in matrimonio proprio nel tempo in cui il diluvio di distruzione stava per travolgere le loro ambizioni e i loro piani mondani.

“La Bibbia dichiara che negli ultimi giorni gli uomini saranno assorbiti dalle occupazioni mondane, dai piaceri e dall’acquisto di ricchezze. Saranno ciechi alle realtà eterne. Cristo dice: «Come fu ai giorni di Noè, così sarà pure alla venuta del Figlio dell’uomo. Poiché, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e si andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si avvidero di nulla finché venne il diluvio e li portò via tutti, così sarà pure alla venuta del Figlio dell’uomo». Matteo 24:37–39.

«Così è anche oggi. Gli uomini si precipitano nella ricerca del guadagno e dell’appagamento egoistico, come se non vi fossero Dio, né cielo, né vita futura. Ai giorni di Noè, l’avvertimento del diluvio fu inviato per scuotere gli uomini dalla loro malvagità e chiamarli al ravvedimento. Così, il messaggio della prossima venuta di Cristo è destinato a destare gli uomini dal loro assorbimento nelle cose terrene. Esso ha lo scopo di risvegliarli al senso delle realtà eterne, affinché prestino ascolto all’invito alla mensa del Signore. »

“L’invito del vangelo deve essere rivolto a tutto il mondo—‘a ogni nazione, tribù, lingua e popolo’. Apocalisse 14:6. L’ultimo messaggio di avvertimento e di misericordia deve illuminare tutta la terra con la sua gloria. Esso deve raggiungere tutte le classi di uomini, ricchi e poveri, grandi e piccoli. ‘Esci per le strade e lungo le siepi’, dice Cristo, ‘e costringili a entrare, affinché la Mia casa sia piena’”. Le parabole di Cristo, 228.

L’ultimo elemento dell’avvertimento è messo in risalto nel passo precedente. Il messaggio rappresentato come la voce rivolta contro «tutto il popolo» è l’evangelo eterno, il quale identifica la necessità di soddisfare le esigenze dell’evangelo per essere salvati. Il primo requisito dell’evangelo eterno è temere Dio, e tale timore è fondato sulla realtà che furono i nostri peccati a porre Cristo, il Figlio del Dio vivente, sulla croce.

Ogni elemento del messaggero a Gerusalemme durante i suoi sette anni di ministero rappresentava il vangelo eterno, che era il medesimo vangelo presentato nei sette anni in cui Cristo confermò il patto con molti, dall’anno 27 all’anno 34. Esso è anche il vangelo eterno proclamato negli ultimi due periodi degli ultimi giorni, ed è specifico al messaggio della pioggia dell’ultima stagione, essendo il messaggio dell’Islam del terzo Guai. Esso identifica il suggellamento dei centoquarantaquattromila, la separazione del grano e delle zizzanie, la condizione laodicea delle zizzanie e la triplice applicazione della profezia quale simbolo della metodologia della pioggia dell’ultima stagione, che è «linea dopo linea».

Il messaggio dei sette anni in quella storia è profeticamente collocato entro i «giorni della vendetta» che facevano parte della primissima menzione del messaggio e dell’opera di Cristo, e il Suo messaggio e la Sua opera devono essere ripetuti negli ultimi giorni dai centoquarantaquattromila. Essi identificheranno allora il loro messaggio entro l’ambito profetico dei «giorni della vendetta di Dio». Vi sono due tipi biblici della «vendetta» di Dio rappresentati nella Sua Parola: la Sua vendetta sul Suo popolo e anche la Sua vendetta sui Suoi nemici.

I «sette tempi» di Levitico ventisei illustrano la vendetta di Dio sui Suoi ribelli, e tale vendetta include il calpestamento letterale e spirituale del santuario e dell’esercito. Nel simbolismo del calpestamento del santuario e dell’esercito è rappresentato anche il simbolismo della vendetta di Dio sui Suoi nemici. Negli ultimi giorni la vendetta di Dio contro il Suo popolo è rappresentata come lo sputare fuori l’Avventismo laodiceano alla legge domenicale di prossima imposizione. A quel waymark ha inizio anche la Sua vendetta sulla Babilonia moderna.

Il giudizio investigativo dei viventi sull’Avventismo laodiceo, cui fa seguito il giudizio esecutivo sulla prostituta di Tiro e sulla bestia che essa cavalca e sulla quale regna, costituisce la storia profetica degli ultimi giorni, nella quale si compie l’effetto di ogni visione. Ogni visione deve essere applicata a quei due periodi profetici, poiché la metodologia della pioggia dell’ultima stagione consiste nell’applicazione di linea profetica su linea profetica. All’inizio di quelle due storie Gesù identificò un “segno” che dimostra che i viventi di quel tempo appartengono all’ultima generazione della storia della terra.

Il primo periodo ebbe inizio quando, l’11 settembre 2001, cominciò il suggellamento dei centoquarantaquattromila. Fu all’interno di quel waymark che venne posto il «segno» che Cristo identificò in Luca ventuno.

Continueremo questo studio nel prossimo articolo.

«Ora, fratelli, Dio vuole che prendiamo la nostra posizione con l’uomo che porta la lanterna; vogliamo prendere la nostra posizione dove è la luce, e dove Dio ha dato alla tromba un suono certo. Vogliamo dare alla tromba un suono certo. Siamo stati nella perplessità, e siamo stati nel dubbio, e le chiese sono pronte a morire. Ma ora qui leggiamo: “E dopo queste cose vidi un altro angelo scendere dal cielo, avente grande potenza; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Ed egli gridò potentemente con gran voce, dicendo: Babilonia la grande è caduta, è caduta, ed è diventata dimora di demòni, ricetto d’ogni spirito immondo, e gabbia d’ogni uccello immondo e odioso” [Apocalisse 18:1, 2].»

«Orbene, come faremo a sapere alcunché riguardo a quel messaggio se non siamo in condizione di riconoscere qualcosa della luce del cielo quando ci giunge? E saremo pronti ad accogliere il più oscuro inganno non appena ci giunga da qualcuno che è d’accordo con noi, quando non abbiamo la minima prova che lo Spirito di Dio lo abbia mandato. Cristo disse: “Io son venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete” [vedi Giovanni 5:43]. Ora, proprio questa è l’opera che si è svolta qui fin dal convegno di Minneapolis. Poiché Dio manda un messaggio nel suo nome che non concorda con le vostre idee, perciò [concludete che] non può essere un messaggio da parte di Dio». Sermons and Talks, volume 1, 142.