Tutti i profeti concordano gli uni con gli altri, e tutti rendono testimonianza più specificamente sulla fine del mondo che sui giorni nei quali vissero. La loro testimonianza deve essere applicata nel periodo profetico del tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, poiché è lì che si verifica l’effetto di ogni visione. Isaia, nel capitolo sei, in visione fu ammesso a guardare nel Luogo Santissimo, durante il periodo del tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, dove vide la gloria di Dio. Sappiamo che ciò avvenne dopo l’11 settembre 2001, poiché nel versetto tre udì gli angeli dichiarare che allora la terra era piena della Sua gloria.
«Quando Dio stava per mandare Isaia con un messaggio al Suo popolo, permise dapprima al profeta di guardare in visione dentro il luogo santissimo del santuario. Improvvisamente la porta e il velo interno del tempio parvero sollevarsi o ritirarsi, ed egli poté volgere lo sguardo all’interno, verso il luogo santissimo, dove neppure i piedi del profeta avrebbero potuto entrare. Gli si presentò allora una visione di Geova assiso sopra un trono alto ed elevato, mentre il lembo della Sua gloria riempiva il tempio. Attorno al trono stavano dei serafini, come guardie intorno al grande Re, e riflettevano la gloria che li circondava. Mentre i loro canti di lode risuonavano in toni profondi di adorazione, i pilastri della porta tremavano, come scossi da un terremoto. Con labbra non contaminate dal peccato, questi angeli effondevano le lodi di Dio. “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti”, gridavano; “tutta la terra è piena della Sua gloria”. [Vedi Isaia 6:1–8.]»
«I serafini attorno al trono sono così pieni di riverente timore mentre contemplano la gloria di Dio, che non rivolgono neppure per un istante a se stessi uno sguardo di ammirazione. La loro lode è per il Signore degli eserciti. Mentre guardano al futuro, quando tutta la terra sarà ripiena della Sua gloria, il canto trionfante risuona dall’uno all’altro in un melodioso inno: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti”. Essi sono pienamente soddisfatti di glorificare Dio; dimorando nella Sua presenza, sotto il sorriso della Sua approvazione, non desiderano nulla di più. Nel portare la Sua immagine, nel fare la Sua volontà, nell’adorarLo, raggiungono la loro più alta aspirazione». Gospel Workers, 21.
In accordo con Isaia, anche al profeta Ezechiele fu concesso di vedere nel Luogo Santissimo. La visione di Ezechiele ebbe inizio al capitolo uno, versetto uno.
Or avvenne, nel trentesimo anno, nel quarto mese, il quinto giorno del mese, mentre mi trovavo fra i deportati presso il fiume Chebar, che i cieli si aprirono, e io ebbi visioni di Dio. Ezechiele 1:1.
La sua visione prosegue per vari capitoli, ed è la continuazione della medesima visione dei capitoli otto e nove, che identifica il suggellamento dei centoquarantaquattromila. Lo sappiamo dalla sua accurata testimonianza.
E avvenne, nel sesto anno, nel sesto mese, il quinto giorno del mese, mentre sedevo in casa mia e gli anziani di Giuda sedevano davanti a me, che la mano del Signore, Dio, cadde là su di me. Allora guardai, ed ecco una figura dall’aspetto di fuoco: dall’apparenza dei suoi lombi in giù, fuoco; e dai suoi lombi in su, come l’aspetto di splendore, come il colore dell’ambra. Ed egli stese la forma di una mano, e mi prese per una ciocca dei miei capelli; e lo spirito mi sollevò fra la terra e il cielo, e mi condusse in visioni di Dio a Gerusalemme, all’ingresso della porta interna rivolta a settentrione, dove era la sede dell’immagine della gelosia, che provoca a gelosia. Ed ecco, la gloria del Dio d’Israele era là, secondo la visione che avevo visto nella pianura. Ezechiele 8:1–4.
La visione dei capitoli otto e nove, che identifica le due classi che si sviluppano durante il suggellamento dei centoquarantaquattromila, era «secondo la visione che» Ezechiele aveva visto «nella pianura». La visione che egli aveva visto nella pianura è identificata nel capitolo tre.
E la mano del Signore fu là sopra di me; ed egli mi disse: «Àlzati, esci nella pianura, e là ti parlerò». Allora mi alzai e uscii nella pianura; ed ecco, la gloria del Signore stava là, simile alla gloria che avevo veduto presso il fiume Chebar; e caddi sulla mia faccia. Ezechiele 3:22, 23.
La visione della “pianura” avuta da Ezechiele era come la “gloria che” Ezechiele “aveva veduto presso il fiume Chebar”, e quella era la visione del capitolo uno, versetto uno. La visione del suggellamento nel capitolo nove, e la visione della “pianura”, erano semplicemente prosecuzioni della visione del fiume Chebar. Era una visione della gloria di Dio nel Luogo Santissimo, durante il suggellamento dei centoquarantaquattromila, proprio come lo era la visione di Isaia. La visione di Isaia identificava l’opera di Dio nel suscitare messaggeri durante il tempo del suggellamento, e nei capitoli due e tre Ezechiele identifica proprio quell’opera con maggior dettaglio rispetto a Isaia, poiché egli raffigura un messaggero che deve recare un messaggio all’Avventismo laodiceo, e, per comprendere il messaggio che deve portare al popolo ribelle che viene tralasciato, a Ezechiele è comandato di mangiare il piccolo libro, che era nella mano dell’angelo quando Egli discese l’11 settembre 2001.
Inoltre egli mi disse: «Figlio d’uomo, mangia ciò che trovi; mangia questo rotolo, e va’, parla alla casa d’Israele». Così io aprii la mia bocca, ed egli mi fece mangiare quel rotolo. E mi disse: «Figlio d’uomo, fa’ che il tuo ventre mangi e riempi le tue viscere di questo rotolo che io ti do». Allora lo mangiai; ed esso fu nella mia bocca dolce come miele. Ed egli mi disse: «Figlio d’uomo, va’, recati alla casa d’Israele, e parla loro con le mie parole. Poiché tu non sei mandato a un popolo dal parlare oscuro e dalla lingua difficile, ma alla casa d’Israele; non a molti popoli dal parlare oscuro e dalla lingua difficile, le cui parole tu non puoi comprendere. Certamente, se io ti avessi mandato a loro, essi ti avrebbero ascoltato. Ma la casa d’Israele non ti ascolterà, perché non vogliono ascoltare me: poiché tutta la casa d’Israele è sfacciata e dal cuore indurito. Ecco, io ho reso la tua faccia dura contro le loro facce, e la tua fronte dura contro le loro fronti. Ho reso la tua fronte come diamante, più dura della selce: non temerli e non ti sgomentare davanti ai loro sguardi, benché siano una casa ribelle». Ezechiele 3:1–9.
Nella Bibbia, un Gentile è uno straniero, e uno straniero parla una lingua estranea. Ezechiele fu mandato alla casa del moderno Israele, che nel tempo del suggellamento è la chiesa avventista del settimo giorno laodicea, la quale viene oltrepassata. Il messaggio durante il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila è per la chiesa di Dio, che viene giudicata per prima, e poi, alla legge domenicale di prossima venuta, la seconda voce di Apocalisse capitolo diciotto chiama il gregge gentile di Dio fuori da Babilonia. Quando Isaia, nel capitolo sei, rappresenta coloro che accettano la chiamata a essere mandati alla casa ribelle con il messaggio a Laodicea, egli viene preavvertito che essi sono un popolo che, pur vedendo, non percepisce, e pur udendo, non comprende. Isaia riporta proprio l’attributo che Gesù citò da Isaia, capitolo sei, quando assegnò quello stesso attributo ai Giudei cavillosi che venivano oltrepassati nella storia di Cristo.
Nel capitolo dodicesimo, Ezechiele impiega altresì la medesima terminologia, collocando così specificamente il capitolo dodicesimo nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila.
La parola del Signore mi fu ancora rivolta, dicendo: Figlio d’uomo, tu abiti in mezzo a una casa ribelle, che ha occhi per vedere e non vede; ha orecchi per udire e non ode; poiché è una casa ribelle. Ezechiele 12:1, 2.
Ezechiele capitolo dodici identifica il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila e, così facendo, affronta il messaggio contraffatto della pioggia dell’ultima stagione che è offerto dagli ubriachi di Efraim i quali governano il popolo di Gerusalemme, gli ubriachi che non possono leggere il libro che è sigillato. Il loro messaggio contraffatto della pioggia dell’ultima stagione si fonda sul collocare molto lontano nel futuro le visioni profetiche della Parola di Dio.
Nei versetti da tre a quindici, a Ezechiele viene ordinato di illustrare l’andata in cattività del popolo di Dio a Babilonia. La cattività in Babilonia rappresenta l’imminente legge domenicale; poi, nei versetti da sedici a venti, egli identifica la carestia che accompagna la distruzione delle città, la quale ha inizio all’ora del grande terremoto, che è l’imminente legge domenicale. I benefici della vita in campagna durante quel tempo di crisi vi sono rappresentati; poi, nei versetti da ventuno a ventotto, abbiamo il passo che fu riconosciuto come verità presente nella storia millerita. Il passo è citato parola per parola in The Great Controversy nella descrizione della storia millerita contenuta nel libro.
E la parola del Signore mi fu rivolta, dicendo: Figlio d’uomo, che cos’è questo proverbio che circola nel paese d’Israele, che dice: I giorni si prolungano, e ogni visione viene meno? Perciò di’ loro: Così dice il Signore, Dio: Io farò cessare questo proverbio, e non lo useranno più come proverbio in Israele; ma di’ loro: I giorni sono vicini, e pure il compimento di ogni visione. Poiché non vi sarà più alcuna visione vana né divinazione lusinghiera in mezzo alla casa d’Israele. Poiché io sono il Signore: io parlerò, e la parola che dirò si compirà; non sarà più differita; poiché ai vostri giorni, o casa ribelle, io pronuncerò la parola e la eseguirò, dice il Signore, Dio. E la parola del Signore mi fu nuovamente rivolta, dicendo: Figlio d’uomo, ecco, quelli della casa d’Israele dicono: La visione che egli vede riguarda giorni lontani, ed egli profetizza per tempi remoti. Perciò di’ loro: Così dice il Signore, Dio: Nessuna delle mie parole sarà più differita; ma la parola che avrò pronunciata sarà eseguita, dice il Signore, Dio. Ezechiele 12:21–28.
Il messaggio contraffatto della pioggia dell’ultima stagione che viene presentato nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila afferma: «i giorni si prolungano e ogni visione viene meno». Dopotutto, quei messaggeri rappresentati da Mosè, Elia, Ezechiele, Isaia e Giovanni non fallirono forse nella loro predizione del 18 luglio 2020? Il messaggio dell’Avventista laodicense in quel tempo è: «la visione che egli vede riguarda molti giorni avvenire, ed egli profetizza di tempi lontani». In quella storia non solo ogni visione si adempirà, ma il messaggero deve dire alla casa perduta del moderno Israele: «Così dice il Signore, Dio», «farò cessare» il «proverbio» contraffatto dell’Avventismo laodicense. Di’ loro: «I giorni sono vicini, e l’effetto di ogni visione». «Nessuna delle mie parole sarà più prolungata; ma la parola che ho pronunciata sarà eseguita, dice il Signore, Dio».
Il messaggio alla Laodicea richiede che il messaggio identifichi che i giorni sono vicini in cui l’effetto di ogni visione deve compiersi, e quei giorni sono i giorni del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Il punto essenziale che non dovrebbe essere trascurato nel passo è che Dio dichiara direttamente che nei «giorni», che rappresentano il periodo del tempo del suggellamento, Egli farà cessare la «visione vana» dell’avventismo laodicense, la loro «divinazione lusinghiera» e il loro «proverbio» contraffatto. Dio fa cessare il loro messaggio contraffatto della pioggia dell’ultima stagione prima dell’imminente legge domenicale, poiché lo fa cessare nei giorni ai quali si sta rivolgendo. Egli lo fa cessare confermando il vero messaggio della pioggia dell’ultima stagione, mentre innalza coloro che sono scelti per essere il vessillo alla legge domenicale ormai prossima. Quelli scelti sono suggellati prima del «terremoto».
L’altro modo in cui Egli fa cessare il vano proverbio del messaggio contraffatto della pioggia dell’ultima stagione è mediante l’arrivo degli inattesi e crescenti giudizi di Dio, che giungono come una sorpresa travolgente per i figli delle tenebre, ma fanno parte del medesimo messaggio che i figli della luce avranno predetto. La storia nella quale stiamo ora entrando sta per essere posta a confronto con i giudizi di Dio. Quei giudizi sono rappresentati ripetutamente nella Parola di Dio, e il periodo del suggellamento, che ebbe inizio l’11 settembre 2001, è il punto al quale ogni visione, comprese le visioni dei giudizi di Dio, deve giungere, poiché la Sua Parola non viene mai meno.
Negli articoli precedenti abbiamo dimostrato che i primi tre capitoli del libro di Daniele rappresentano i messaggi dei tre angeli di Apocalisse capitolo quattordici. Il capitolo due è il messaggio del secondo angelo ed è pertanto un’illustrazione della seconda prova nel periodo del suggellamento. La prima prova era il capitolo uno, ed era la prova alimentare, cioè se una persona avrebbe scelto il cibo del cielo o il cibo di Babilonia. Il capitolo due era rappresentato dalla verità nascosta nel sogno di Nabucodonosor riguardante l’immagine di bestie, che sono regni.
Daniele due rappresenta la prova dell’immagine della bestia durante il suggellamento dei centoquarantaquattromila, e contiene una comprensione che è nascosta, poiché Nabucodonosor non fu in grado di ricordare il sogno. Esso rappresenta una verità nascosta che viene dissuggellata nella storia dei centoquarantaquattromila, e una verità nascosta riguardo ai regni della profezia biblica rappresentati nell’immagine. Rappresentò una prova di vita o di morte per Daniele e i tre giovani fedeli, e anche per i sapienti caldei che si nutrivano della dieta babilonese.
A Ellen White fu mostrato che l’immagine della bestia sarebbe stata formata «prima che si chiuda il tempo di grazia, poiché essa è la grande prova per il popolo di Dio, mediante la quale sarà deciso il suo destino eterno». Il sogno nascosto di Nabucodonosor rappresenta quella prova. La verità nascosta dell’immagine che è stata rivelata in questi giorni, quando l’effetto di ogni visione non è più protratto, è che Gesù, come Alfa e Omega, identificò nel primo e nell’ultimo riferimento ai regni della profezia biblica che l’ottava bestia proviene dalle sette.
L’ottava bestia di Apocalisse capitolo diciassette, che è dei sette, è il potere papale che è stato ricondotto al trono della terra, e il più profondo segreto nascosto che è stato rivelato è che, mentre gli Stati Uniti formano un’immagine della bestia in questa nazione, essa rappresenterà anche il fenomeno dell’ottavo, che è dei sette. Il sesto presidente dal tempo della fine nel 1989, che è il presidente ricco che suscitò contro di sé tutto il regno del dragone, ricevette una mortale ferita politica per mano dei globalisti progressisti, woke e liberali nel 2020, mentre il corno repubblicano veniva assassinato nelle strade dalla bestia atea di Apocalisse capitolo undici.
Nello stesso tempo, il movimento del terzo angelo ricevette una ferita mortale il 18 luglio 2020, per mano della bestia atea di Apocalisse capitolo undici. Quel movimento era stato composto da Avventisti del Settimo Giorno laodicei e, nel 2023, il movimento fu rialzato quale movimento filadelfiano del terzo angelo. Entrambe le corna furono uccise nel 2020, ed entrambe le corna si levano in piedi dopo tre giorni e mezzo simbolici. La formazione dell’immagine politica della bestia consiste nella combinazione di Chiesa e Stato negli Stati Uniti, e la bestia della quale essi fanno un’immagine negli ultimi giorni è l’ottava bestia, che è delle sette. Quando la bestia immagine sarà formata negli Stati Uniti, essa possederà proprio quell’attributo profetico dell’ottava bestia di Roma.
Quando la prova dell’immagine della bestia si compirà sul vero corno protestante, coloro che riconoscono le verità profetiche associate alla formazione dell’immagine della bestia in entrambi i corni della bestia che sale dalla terra saranno sigillati per l’eternità con l’immagine di Cristo. Quelle vergini stolte che hanno accettato la visione vana e lusinghiera avranno formato per l’eternità l’immagine della bestia.
Fu questo che il profeta Ezechiele vide quando, davanti al suo sguardo attonito, gli furono presentati simboli che rivelavano una Potenza che domina sovrana sulle vicende dei governanti terreni. Ruote che si intersecavano l’una con l’altra erano mosse da quattro esseri viventi. Molto al di sopra di tutto questo «vi era come l’aspetto di un trono, simile a zaffiro; e al di sopra di ciò che aveva l’aspetto di un trono vi era una figura dall’aspetto umano». Ezechiele 1:26.
«Le ruote, così complicate che a prima vista sembravano essere in confusione, si muovevano in perfetta armonia. Esseri celesti spingevano quelle ruote. Il complicato intreccio degli eventi umani è sotto il controllo divino. In mezzo alla contesa e al tumulto delle nazioni, Colui che siede al di sopra dei cherubini guida ancora gli affari di questa terra. A ogni nazione e a ogni individuo Dio ha assegnato un posto nel Suo grande piano. Oggi gli uomini e le nazioni, per propria scelta, decidono il loro destino, e Dio dirige sovranamente ogni cosa per il compimento dei Suoi propositi.»
«Le profezie che il grande IO SONO ha dato nella Sua Parola ci indicano dove ci troviamo nel susseguirsi dei secoli. Tutto ciò che la profezia ha predetto fino al tempo presente si è delineato sulle pagine della storia, e tutto ciò che deve ancora avvenire si compirà nel suo ordine.»
“I segni dei tempi dichiarano che ci troviamo sulla soglia di eventi grandi e solenni. Tutto nel nostro mondo è in agitazione. Il Salvatore profetizzò gli eventi che avrebbero preceduto la Sua venuta: «Udrete parlare di guerre e di rumori di guerre…. Si leverà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi». Matteo 24:6, 7. Governanti e statisti riconoscono che qualcosa di grande e decisivo sta per accadere, che il mondo è sull’orlo di una crisi stupenda.”
“La Bibbia, e la Bibbia soltanto, offre una visione corretta di eventi che già proiettano innanzi le loro ombre, il cui approssimarsi fa tremare la terra e venir meno il cuore degli uomini per la paura. «Ecco, il Signore devasterà la terra e la renderà desolata, ne sconvolgerà la superficie e ne disperderà gli abitanti». «Poiché essi hanno trasgredito le leggi, violato gli statuti, infranto il patto eterno. Perciò una maledizione divora la terra, e i suoi abitanti portano la pena della loro colpa». Isaia 24:1, 5, 6, RSV.
«Ahimè! perché quel giorno è grande; non ve n’è alcuno simile: è il tempo dell’angoscia di Giacobbe; ma egli ne sarà salvato». Geremia 30:7.
«Poiché tu hai fatto del Signore, che è il mio rifugio, dell’Altissimo, la tua dimora; nessun male ti colpirà, né piaga alcuna si avvicinerà alla tua tenda». Salmo 91:9, 10.
«Dio non verrà meno alla Sua chiesa nell’ora del suo più grande pericolo. Egli ha promesso liberazione. I princìpi del Suo regno saranno onorati da tutti sotto il sole». Historical Sketches, pp. 277–279.
Il «complicato gioco degli eventi umani» è ciò che era rappresentato dalle ruote che si intersecavano con le ruote nella visione di Ezechiele del Luogo Santissimo, durante il tempo del suggellamento. Tali eventi sono sotto il controllo divino, poiché essi costituiscono l’adempimento di tutte le visioni della Parola di Dio, che trovano il loro effetto finale e perfetto nel tempo del suggellamento. Vi è un «suono» che identifica «una crisi stupenda» che il «mondo è sul punto» di realizzare. Quel «suono» fa sì che «la terra tremi e che il cuore degli uomini venga meno per la paura». Sia il tremore della terra, sia il venir meno del cuore degli uomini per la paura sono simboli del suono della settima e ultima Tromba, che è il terzo guaio.
L’ira delle nazioni suscitata dall’Islam del terzo guaio è come una donna nelle doglie del parto, rappresentando così una crisi crescente e in escalation. Quella crisi in escalation ebbe inizio l’11 settembre 2001; e il 7 ottobre 2023 sopraggiunse la successiva, estrema doglia del parto, e poiché la Parola di Dio non viene mai meno, la prossima doglia del parto sta per giungere molto presto, e sarà ancora più distruttiva. Abitate ancora in una città?
Continueremo questo studio nel prossimo articolo.
«Al profeta la ruota dentro la ruota, l’aspetto degli esseri viventi ad esse connessi, tutto sembrava intricato e inesplicabile. Ma in mezzo alle ruote si scorge la mano della Sapienza Infinita, e il risultato della sua opera è un ordine perfetto. Ogni ruota, diretta dalla mano di Dio, opera in perfetta armonia con ogni altra ruota. Mi è stato mostrato che gli strumenti umani sono inclini a ricercare troppo potere e a cercare di controllare essi stessi l’opera. Essi lasciano il Signore Dio, il Potente Operatore, troppo fuori dai loro metodi e dai loro piani, e non Gli affidano ogni cosa per quanto riguarda l’avanzamento dell’opera. Nessuno dovrebbe neppure per un momento immaginare di essere capace di dirigere quelle cose che appartengono al grande IO SONO. Dio, nella Sua provvidenza, sta preparando una via affinché l’opera possa essere compiuta mediante agenti umani. Allora ogni uomo stia al suo posto del dovere, per compiere la propria parte in questo tempo e sappia che Dio è il suo istruttore». Testimonies, volume 9, 259.