Stiamo iniziando la nostra considerazione dell’ultima visione di Daniele applicando il principio rappresentato dall’Alfa e dall’Omega, il quale identifica il fatto che Egli mette sempre in relazione la fine con il principio. Pertanto Beltsazzar, che è Daniele nel primissimo versetto dell’ultima visione di Daniele, sarebbe altresì rappresentato nell’ultima parte di quella medesima visione. Abbiamo identificato che Beltsazzar rappresenta il popolo del patto di Dio degli ultimi giorni, che comprende il “chazon”, la visione della storia profetica, rappresentata dalla parola “thing”, nel versetto uno. Quella visione della storia profetica sono i “sette tempi” di Levitico ventisei, che equivalgono a duemilacinquecentoventi anni. Beltsazzar comprende anche la “vision” del versetto uno, che è la visione “mareh” di duemilatrecento anni, la quale rappresenta l’improvvisa apparizione di Cristo.

Nel capitolo dodici, Daniele rappresenta il movimento del primo angelo e anche il movimento del terzo angelo, poiché entrambi i movimenti adempiono la parabola delle dieci vergini. Nel capitolo dodici vi sono almeno cinque verità che fecero parte del movimento millerita e che rappresentano verità che anche il movimento del terzo angelo deve sperimentare e comprendere. Entrambi i movimenti adempiono la parabola delle dieci vergini, e alle vergini sagge di entrambi i movimenti è richiesto di comprendere quel fatto profetico. Entrambi i movimenti devono comprendere la prima verità profetica che Miller fu guidato a riconoscere, come rappresentata dai «sette tempi» di Levitico ventisei. Le altre tre esperienze e comprensioni parallele si trovano negli ultimi versetti del capitolo.

E dal tempo in cui sarà tolto il sacrificio quotidiano e sarà stabilita l’abominazione della desolazione, vi saranno mille duecento novanta giorni. Beato colui che aspetta e giunge a mille trecento trentacinque giorni. Ma tu va’ per la tua via fino alla fine; tu riposerai e poi ti rialzerai per ricevere la tua sorte alla fine dei giorni. Daniele 12:11–13.

Il popolo rimanente di Dio nel libro dell’Apocalisse possiede tre caratteristiche profetiche fondamentali. Esso osserva i comandamenti di Dio, ha la fede di Gesù e sostiene lo Spirito di Profezia.

Ed egli mi disse: Scrivi: Beati coloro che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello. E mi disse: Queste sono le veraci parole di Dio. E caddi ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: Guardati dal farlo; io sono un conservo tuo e dei tuoi fratelli che hanno la testimonianza di Gesù; adora Dio, perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia. Apocalisse 19:9, 10.

I Milleriti compresero correttamente che «il sacrificio quotidiano», nel libro di Daniele, rappresentava il paganesimo, e che il «tempo in cui il sacrificio quotidiano» fu «tolto via» era l’anno 508. Rigettare tale verità significa rigettare l’autorità della «testimonianza di Gesù», che «è lo Spirito della Profezia», poiché lo Spirito della Profezia identifica chiaramente che i Milleriti avevano ragione nella loro comprensione del «sacrificio quotidiano».

«Poi vidi, in relazione al “Continuo”, che la parola “sacrificio” fu aggiunta dalla sapienza umana e non appartiene al testo; e che il Signore ne diede la corretta comprensione a coloro che proclamarono il grido dell’ora del giudizio. Quando vi era unità, prima del 1844, quasi tutti erano uniti sulla corretta comprensione del “Continuo”; ma dal 1844, nella confusione, sono state accolte altre vedute, e ne sono seguite tenebre e confusione». Review and Herald, 1 novembre 1850.

I Milleriti compresero che la resistenza del paganesimo contro l’ascesa del papato al potere nel 538 fu rimossa nell’anno 508. I Milleriti avevano ragione, ma la loro comprensione era limitata. Il popolo degli ultimi giorni di Dio, rappresentato da Belshatsar nel versetto uno, vedrà che il periodo dal 508 al 538 rappresenta un periodo profetico che fu prefigurato dai trent’anni di preparazione nella storia di Cristo, i quali precedettero il Suo conferimento di potere al Suo battesimo. Vedranno che il periodo profetico rappresenta anche il periodo profetico dal 1776 al 1798, e che tutti e tre questi periodi rappresentano il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, che ebbe inizio l’11 settembre 2001 e si conclude con l’imminente legge domenicale.

Nel capitolo dodici, Daniele rappresenta i Milleriti e le cinque importanti verità ed esperienze che devono essere ripetute in coloro che sono rappresentati da Beltsassar. La terza verità ed esperienza dei Milleriti è «la corretta comprensione del “continuo”, … il Signore diede … a coloro che proclamarono il grido dell’ora del giudizio». Respingere tale verità significa respingere gli scritti di Ellen White, che sono lo Spirito di Profezia. La quarta verità ed esperienza dei Milleriti, e dei messaggeri del terzo angelo, è la profezia dei milletrecentotrentacinque anni, che ebbe inizio nell’anno in cui «il continuo» fu tolto, nel 508.

A partire dal 508, milleduecentotrentacinque anni conducono al 1843, ma non semplicemente al 1843, poiché la profezia indica in realtà l’ultimissimo giorno del 1843, infatti afferma: «Beato chi aspetterà e giungerà ai milletrecentotrentacinque giorni». La parola ebraica tradotta con «giungerà» è «naga», e significa «toccare» oppure «porre le mani su». La profezia dunque significa: «beato chi aspetterà e» toccherà o porrà le mani sul 1843.

La benedizione dell’attesa, nella storia millerita, fu per quelle vergini sagge che sperimentarono la prima delusione, ma attesero la visione che tardava. Mentre i Milleriti attendevano la «visione che tardava», nell’adempimento della parabola delle dieci vergini e del capitolo due di Habacuc, essi furono benedetti. In quel tempo di indugio compresero allora che stavano adempiendo la parabola, e che alla fine la visione avrebbe «parlato». Il loro tempo di indugio e la loro delusione si fondavano sull’errata identificazione secondo cui i duemilatrecento anni sarebbero terminati nel 1843, ma la visione era in realtà per il 1844. La loro delusione si basava sulla loro esperienza, prodotta quando l’anno 1843 si concluse senza il ritorno di Cristo. La loro delusione, e la benedizione pronunciata su coloro che in seguito scelsero di attendere, si fondavano interamente sull’ultimissimo giorno dell’anno 1843, che «tocca» o «giunge fino a» il 1844.

L’esperienza della prima delusione, quale adempimento della parabola delle dieci vergini, è compresa e ripetuta in coloro che sono rappresentati da Belteshazzar. La quinta verità ed esperienza che sarà riconosciuta da coloro che sono rappresentati da Belteshazzar è che, «alla fine dei giorni», Daniele sarebbe «sorto nella sua sorte».

«Daniele è stato al suo posto da quando il sigillo è stato rimosso e la luce della verità ha risplenduto sulle sue visioni. Egli sta al suo posto, recando la testimonianza che doveva essere compresa alla fine dei giorni». Sermons and Talks, volume 1, 225, 226.

I Milleriti sperimentarono il processo di purificazione compiuto mediante l’aumento di conoscenza che provenne dal libro di Daniele quando esso fu dissigillato nel 1798. Quelli rappresentati da Belteshazzar sperimenteranno il processo di purificazione compiuto mediante l’aumento di conoscenza che provenne dal libro di Daniele quando esso fu dissigillato nel 1989. Essi comprenderanno anche che il libro di Daniele ha uno scopo speciale nel suggellamento dei centoquarantaquattromila.

«Quando Dio affida a un uomo un’opera speciale da compiere, egli deve rimanere al suo posto e nella sua posizione, come fece Daniele, pronto a rispondere alla chiamata di Dio, pronto a compiere il Suo proposito.» Manuscript Releases, volume 6, 108.

In quanto ex Laodicei, coloro che sono rappresentati da Beltsasar riconosceranno che è mediante i libri di Daniele e dell’Apocalisse, che sono uno stesso libro, che si compie il risveglio finale.

«Quando i libri di Daniele e dell’Apocalisse saranno meglio compresi, i credenti avranno un’esperienza religiosa del tutto diversa... Una cosa sarà certamente compresa dallo studio dell’Apocalisse: che il legame tra Dio e il Suo popolo è stretto e deciso.» The Faith I Live By, 345.

In quanto ex Laodicesi, essi avranno riconosciuto la loro condizione laodicea e avranno riconosciuto di essere spiritualmente morti come una valle di ossa aride, e, in risposta alla schietta testimonianza riguardo alla loro condizione di morte e di perdizione, riconosceranno il loro bisogno di essere viventi come prima priorità.

«Un risveglio della vera pietà in mezzo a noi è il più grande e il più urgente fra tutti i nostri bisogni. Ricercarlo dovrebbe essere la nostra opera primaria». Messaggi scelti, libro 1, 121.

La promessa biblica è che chi cerca troverà, e lo Spirito Santo lo condurrà quindi a comprendere che sono i libri di Daniele e dell’Apocalisse a produrre il risveglio necessario.

«Quando, come popolo, comprenderemo che cosa questo libro significhi per noi, si vedrà in mezzo a noi un grande risveglio». Testimonies to Ministers, 113.

La fine dell’ultima visione di Daniele, quale è rappresentata nel capitolo dodici, identifica l’esperienza che produce il popolo del patto di Dio degli ultimi giorni, rappresentato da Belteshazzar, nel primo versetto dell’ultima visione. Lì Daniele, rappresentato come Belteshazzar, comprende sia la visione interna dei duemilatrecento anni sia la visione esterna dei duemilacinquecentoventi anni. Egli comprende la “cosa” e la “visione”. Comprende la visione chazon e la visione mareh. Comprende sia l’abbattimento del santuario e dell’esercito, sia la restaurazione del santuario e dell’esercito. Comprende entrambe le visioni del fiume Ulai e del fiume Hiddekel.

Continueremo questo studio nel prossimo articolo.

«Vi è bisogno di uno studio molto più approfondito della parola di Dio; in particolare, Daniele e l’Apocalisse dovrebbero ricevere un’attenzione quale mai prima d’ora nella storia della nostra opera. Potremmo avere meno da dire, su alcune linee, riguardo al potere romano e al papato; ma dovremmo richiamare l’attenzione su ciò che i profeti e gli apostoli hanno scritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo di Dio. Lo Spirito Santo ha così disposto le cose, sia nel dare la profezia sia negli avvenimenti raffigurati, da insegnare che l’agente umano dev’essere tenuto fuori della vista, nascosto in Cristo, e che il Signore Iddio del cielo e la Sua legge devono essere esaltati. Leggete il libro di Daniele. Richiamate, punto per punto, la storia dei regni là rappresentati. Contemplate statisti, consigli, eserciti potenti, e vedete come Dio ha operato per abbassare l’orgoglio degli uomini e gettare nella polvere la gloria umana….»

“La luce che Daniele ricevette da Dio fu data specialmente per questi ultimi giorni. Le visioni che egli vide sulle rive dell’Ulai e dell’Hiddekel, i grandi fiumi di Scinear, sono ora in via di adempimento, e tutti gli eventi predetti presto si compiranno.

«Considerate le circostanze della nazione ebraica quando furono date le profezie di Daniele.

«Dedichiamo più tempo allo studio della Bibbia. Non comprendiamo la Parola come dovremmo. Il libro dell’Apocalisse si apre con un’esortazione rivolta a noi, affinché comprendiamo l’insegnamento che esso contiene. “Beato chi legge, e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia”, dichiara Dio, “e osservano le cose che vi sono scritte: poiché il tempo è vicino”. Quando noi, come popolo, comprenderemo che cosa questo libro significhi per noi, si vedrà in mezzo a noi un grande risveglio. Non comprendiamo pienamente le lezioni che esso insegna, nonostante l’esortazione che ci è stata rivolta di investigarlo e studiarlo.

In passato gli insegnanti hanno dichiarato che Daniele e l’Apocalisse fossero libri sigillati, e il popolo si è allontanato da essi. Il velo, il cui apparente mistero ha impedito a molti di sollevarlo, la mano stessa di Dio lo ha ritirato da queste porzioni della Sua parola. Il nome stesso «Apocalisse» contraddice l’affermazione che sia un libro sigillato. «Apocalisse» significa che qualcosa d’importanza è rivelato. Le verità di questo libro sono rivolte a coloro che vivono in questi ultimi giorni. Noi ci troviamo, con il velo rimosso, nel luogo santo delle cose sacre. Non dobbiamo restare fuori. Dobbiamo entrare, non con pensieri negligenti e irriverenti, non con passi impetuosi, ma con riverenza e timore di Dio. Ci stiamo avvicinando al tempo in cui le profezie del libro dell’Apocalisse devono compiersi….

«Noi abbiamo i comandamenti di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, che è lo spirito della profezia. Gemme di inestimabile valore si trovano nella parola di Dio. Coloro che investigano questa parola dovrebbero mantenere la mente lucida. Non dovrebbero mai indulgere a un appetito pervertito nel mangiare o nel bere.

«Se faranno questo, la mente sarà confusa; essi saranno incapaci di sostenere lo sforzo di scavare a fondo per scoprire il significato di quelle cose che si riferiscono alle scene conclusive della storia di questa terra.»

«Quando i libri di Daniele e dell’Apocalisse saranno meglio compresi, i credenti avranno un’esperienza religiosa del tutto diversa. Saranno loro concessi tali scorci delle porte aperte del cielo, che il cuore e la mente saranno profondamente colpiti dal carattere che tutti devono sviluppare per realizzare la beatitudine che sarà la ricompensa dei puri di cuore. »

«Il Signore benedirà tutti coloro che cercheranno umilmente e mansuetamente di comprendere ciò che è rivelato nell’Apocalisse. Questo libro contiene così tanto che è pregno d’immortalità e colmo di gloria, che tutti coloro che lo leggono e lo investigano con sincerità ricevono la benedizione promessa a quelli “che ascoltano le parole di questa profezia e osservano le cose che vi sono scritte”.»

«Una cosa sarà certamente compresa dallo studio dell’Apocalisse: che il legame fra Dio e il Suo popolo è stretto e definito.»

«Si vede un meraviglioso collegamento tra l’universo del cielo e questo mondo. Le cose rivelate a Daniele furono in seguito completate dalla rivelazione fatta a Giovanni sull’isola di Patmos. Questi due libri dovrebbero essere studiati attentamente. Per due volte Daniele domandò: Fino a quando sarà fino alla fine del tempo?»

«“E io udii, ma non compresi; allora dissi: O mio Signore, quale sarà la fine di queste cose? Ed egli disse: Va’, Daniele; poiché queste parole sono tenute nascoste e sigillate fino al tempo della fine. Molti saranno purificati, resi bianchi e messi alla prova; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà, ma i savi comprenderanno. E dal tempo in cui il sacrificio quotidiano sarà tolto e sarà eretta l’abominazione che rende desolato, vi saranno milleduecentonovanta giorni. Beato colui che aspetta e giunge a milletrecentotrentacinque giorni. Ma tu va’ per la tua via sino alla fine; poiché tu riposerai e ti leverai per ricevere la tua sorte alla fine dei giorni.”»

«Fu il Leone della tribù di Giuda che aprì il libro e diede a Giovanni la rivelazione di ciò che sarebbe avvenuto in questi ultimi giorni.

«Daniele stette nella sua sorte per rendere la sua testimonianza, che fu sigillata fino al tempo della fine, quando il messaggio del primo angelo sarebbe stato proclamato al nostro mondo. Queste questioni sono di infinita importanza in questi ultimi giorni; ma mentre “molti saranno purificati, resi bianchi e provati”, “gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà”. Quanto è vero questo! Il peccato è la trasgressione della legge di Dio; e coloro che non vogliono accettare la luce riguardo alla legge di Dio non comprenderanno la proclamazione dei messaggi del primo, del secondo e del terzo angelo. Il libro di Daniele è dissigillato nella rivelazione data a Giovanni, e ci conduce avanti fino alle ultime scene della storia di questa terra.».

«I nostri fratelli terranno presente che stiamo vivendo in mezzo ai pericoli degli ultimi giorni? Leggete l’Apocalisse in connessione con Daniele. Insegnate queste cose». Testimonies to Ministers, 112–115.