Stiamo ora affrontando la seconda battaglia delle guerre per procura, come illustrato in Daniele, capitolo undicesimo, versetti undici e dodici. La seconda battaglia in quei versetti identifica la guerra in Ucraina, tra la potenza atea della Russia e la nazione dell’Ucraina. Nei versetti, Putin è vittorioso, come lo fu Tolomeo IV, ma dopo la sua vittoria sarà innalzato nel proprio cuore, e la sua autoesaltazione narcisistica diverrà il mezzo del suo Waterloo. La rappresentazione storica di questa storia attuale è utile soltanto a coloro che comprendono ciò che la storia attuale rappresenta spiritualmente.

Nel versetto uno del capitolo dieci, Daniele, che rappresenta il popolo di Dio degli ultimi giorni, è identificato come colui che comprende sia la «visione» sia la «cosa». La visione e la cosa sono ripetutamente presentate insieme, ma distinte l’una dall’altra, come un’unica linea di verità. Esse sono i fiumi Ulai e Hiddekel. Esse sono le visioni «mareh» e «chazon». Esse sono la profezia dei duemilacinquecentoventi anni in relazione con la profezia dei duemilatrecento anni. Esse sono la testimonianza interna ed esterna del popolo di Dio. Il Signore non ripete cose che non siano importanti. La regola della prima menzione stabilisce che, poiché la prima cosa che ci viene detta di Daniele, nella sua visione finale, è che egli rappresenta il popolo di Dio degli ultimi giorni che comprende sia il «chazon» sia il «mareh», la visione e la cosa sono dunque vitali da vedere, se la storia profetica dei versetti undici e dodici dev’essere correttamente compresa.

Daniele rappresenta i centoquarantaquattromila in Apocalisse capitolo undici, che hanno ripetuto perfettamente la parabola delle dieci vergini, che si adempì nella storia dei Milleriti. Essi, come avvenne per i Milleriti, subirono una prima delusione, che in Apocalisse capitolo undici è rappresentata dall’essere uccisi dalla bestia atea “woke” che sale dall’abisso, e che poi giacciono morti sulla piazza della grande città di Egitto e Sodoma, dove anche Cristo fu crocifisso. La loro morte produsse “gioia” nei seguaci del dragone, ma produsse cordoglio in Daniele.

La storia del suggellamento dei centoquarantaquattromila fu pure rappresentata dalla risurrezione di Lazzaro, la cui risurrezione fu identificata come l’atto del suggellamento dell’opera di Cristo e il quale, quale simbolo di coloro che Cristo suggella, guidò l’ingresso trionfale in Gerusalemme, che prefigurava il movimento del Grido di Mezzanotte nella storia millerita, e anche nella storia dei centoquarantaquattromila. La risurrezione di Lazzaro ebbe luogo mentre le sue sorelle, Maria e Marta, erano in lutto, come Daniele durante i ventuno giorni del capitolo dieci. Nel capitolo dieci, il lutto di Daniele termina con la discesa di Michele, il medesimo personaggio la cui “voce” riportò in vita Lazzaro e Mosè. La risurrezione dei due testimoni in Apocalisse capitolo undici è rappresentata da Daniele che viene trasformato dalla visione causativa del “marah.”

Nel capitolo dieci, Daniele rappresenta la suggellatura dei centoquarantaquattromila, anch’essa rappresentata nel capitolo undici dell’Apocalisse. Nel capitolo, Gabriele afferma chiaramente di essere venuto da Daniele per fargli comprendere ciò che sarebbe accaduto al popolo di Dio negli ultimi giorni. Il messaggio di ciò che accadrà al popolo di Dio negli ultimi giorni è profeticamente collocato nel contesto di un messaggio che viene confermato dalla metodologia del porre linea profetica su linea profetica. Entro tale applicazione, la regola della prima menzione dimostra che la corretta comprensione sarà vista soltanto da coloro che scorgono sia le verità interne sia quelle esterne nelle linee che vengono riunite. Essi sono coloro che comprendono la «visione» e la «cosa».

I centoquarantaquattromila comprenderanno il messaggio profetico, ma faranno anche l’esperienza del messaggio, poiché il messaggio e l’esperienza non possono essere separati. È il messaggio che santifica, perché il messaggio è la Parola di Dio, e Cristo è la Parola di Dio, e la Parola di Dio è Verità. Il Suo messaggio è confermato come la Verità, perché è rappresentato attraverso i princìpi dell’applicazione profetica, che non sono né più né meno dei princìpi di chi Egli è e di ciò che Egli è. Egli è Palmoni, il Meraviglioso Numeratore, il Numeratore dei Segreti. Egli è il Meraviglioso Linguista, il principio e la fine, il primo e l’ultimo, l’Alfa e l’Omega. Sono questi elementi di ciò che Egli è a definire le regole profetiche che stabiliscono il messaggio della profezia e producono l’esperienza della profezia.

Prima che l’Ulai e l’Hiddekel, due grandi fiumi di Scinear, raggiungano il Golfo Persico, essi formano una zona paludosa presso la loro confluenza chiamata Shatt al-Arab, ma non si uniscono in un unico fiume. Lo Shatt al-Arab è un delta fluviale formato dalla convergenza dei fiumi Eufrate e Tigri, come pure di diversi fiumi e corsi d’acqua minori. Tuttavia, anche all’interno della regione deltizia, l’Eufrate e il Tigri mantengono la loro identità distinta e sfociano nel Golfo Persico come fiumi separati. I messaggi interno ed esterno della profezia mantengono la loro relazione distinta, ma, giungendo alla loro conclusione (negli ultimi giorni), producono un delta con diversi fiumi e corsi d’acqua che vi confluiscono. Gesù illustra lo spirituale mediante il naturale, e negli ultimi giorni l’effetto di ogni visione forma una pianura alluvionale deltizia, sebbene i due grandi fiumi mantengano i loro ruoli distinti.

Il periodo di ventuno giorni di lutto coincide con il tempo in cui i due testimoni giacciono morti nella strada, e quel periodo di tempo ha inizio con la prima delusione e con il tempo di attesa. Quel periodo di tempo si colloca all’interno del periodo di tempo più ampio nel quale si compie il suggellamento dei centoquarantaquattromila. Il suggellamento non ebbe inizio al tempo della fine nel 1989; ebbe inizio quando Cristo, come il terzo angelo, discese l’11 settembre 2001. Egli condusse il Suo popolo alla sua seconda visita a Kadesh, e questa volta i pochi che sono pronti entreranno nella terra promessa. L’esperienza del popolo di Dio dal tempo della fine nel 1989 fino all’11 settembre 2001 non lo suggellò. Il suggellamento ebbe inizio quando Cristo discese e fece risuonare la prima nota della settima tromba del terzo guaio.

Il suono della settima tromba è il momento in cui il mistero di Dio è compiuto, e quel mistero rappresenta il suggellamento dei centoquarantaquattromila, che ha luogo durante il suono di quella tromba. Quella tromba emette tre note, poiché è Verità. La prima nota fu l’11 settembre 2001, la seconda nota fu il 7 ottobre 2023, e la terza delle tre note è alla legge domenicale di prossima imposizione. Quelle tre note sono i tre passi che esistono sempre nella verità. I tre toccamenti di Daniele, nel capitolo dieci, collegarono la sua esperienza al periodo della storia che è rappresentato dalle tre note della settima tromba.

Il messaggio profetico che produce l’effetto di essere trasformati a immagine di Cristo, che Daniele illustra nel capitolo dieci, è il messaggio di ciò che accade al popolo di Dio negli ultimi giorni, ma non gli ultimi giorni in senso generale. È il messaggio che il popolo di Dio comprende e sperimenta durante il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila.

Quando Gabriele comincia a presentare la storia profetica rappresentata nel capitolo undici, egli espone specifiche linee di profezia. I primi due versetti iniziano con Ciro (come Bush il primo), al tempo della fine nel 1989, e procedono fino alla storia di Donald Trump quale quarantacinquesimo presidente (il sesto), e lì la storia profetica cessa, finché la storia delle Nazioni Unite (Alessandro Magno), quale settimo regno, viene trattata nei versetti tre e quattro. Il messaggio di Donald Trump quale ricco sesto presidente che suscita i globalisti è dunque una verità che si adempie nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. È dunque verità presente.

Nei versetti dal cinque al nove viene esposta la storia del papato, dal suo insediamento sul trono nel 538 fino alla ferita mortale e al tempo della fine nel 1798. Si tratta, naturalmente, di una verità essenziale e importante, poiché sostiene e conferma il versetto quaranta, ma non fornisce alcuna specifica narrazione profetica che abbia luogo nel periodo della suggellatura dei centoquarantaquattromila. Il versetto dieci, come i versetti dal cinque al nove, conferma la validità del versetto quaranta, ma non tratta la storia profetica che si adempie durante il tempo della suggellatura. Esso tuttavia segna il 1989 e quindi, per omissione, stabilisce un periodo silenzioso dal 1989 fino alla legge domenicale nel versetto quarantuno.

I versetti dall’undicesimo al quindicesimo identificano una storia che si adempie nel periodo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Quei versetti rientrano nella storia nascosta compresa tra i versetti due e tre, e tra il 1989 del versetto quaranta e la legge domenicale del versetto quarantuno. Quei versetti costituiscono in modo eminente verità presente, e devono essere riconosciuti come tali se vogliamo raccogliere i benefici intesi dalla comprensione dei versetti.

I benefici intesi sono duplice, poiché essa rappresenta la comprensione della storia profetica in essa raffigurata, e anche l’esperienza che è prodotta dalla comprensione delle verità di quel messaggio. La comprensione del messaggio, un aumento finale di conoscenza, che si sta adempiendo nel periodo del suggellamento, è ciò che santifica coloro che devono essere tra i centoquarantaquattromila. Per questa ragione, è importante considerare i versetti dalla prospettiva dell’interno e dell’esterno.

I «sette tempi» di Levitico ventisei fanno assolutamente parte del tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, poiché le due preghiere di Daniele, rappresentate nei capitoli due e nove, raffigurano una duplice preghiera volta a comprendere la storia profetica rappresentata dall’immagine della bestia, e altresì a ricevere l’esperienza che è prodotta da coloro che adempiono la preghiera di Levitico ventisei per il perdono dei loro peccati e dei peccati dei loro padri. La preghiera esteriore identifica l’immagine della bestia, e la preghiera interiore produce l’immagine di Cristo.

La comprensione della storia rappresentata nei vari passi di Daniele undici, che trattano specificamente della storia che si adempie entro il tempo del suggellamento, è rappresentata dalla preghiera di Daniele nel capitolo due. Egli e i tre valorosi cercarono di comprendere il messaggio segreto del sogno di Nabucodonosor riguardante l’immagine dei metalli. Quando viene riconosciuta la corretta comprensione della storia profetica rappresentata nel sogno nascosto di Nabucodonosor, tale comprensione fa conoscere a coloro che comprendono di essere senza speranza, a meno che non compiano personalmente l’esperienza del completo ravvedimento rappresentata dalla preghiera di Daniele nel capitolo nove.

Separare l’esperienza rappresentata da Daniele nel capitolo dieci dalla narrazione profetica degli eventi del tempo della fine nel capitolo undici significa venir meno come studente di profezia. In Daniele capitolo undici, versetti undici e dodici, la guerra della linea di confine, la Battaglia di Rafia e la vittoria del re del sud rappresentano la seconda delle tre guerre per procura che sono contrassegnate nella Parola profetica di Dio. La chiave che porta questa rivelazione della verità in vista è l’uso, da parte del Meraviglioso Linguista, dell’espressione secondo cui il re del nord traboccherà e passerà oltre, fino alla fortezza (il collo), nel versetto dieci. Egli ha fornito altri due versetti che trattano del traboccare e del passare oltre, e così facendo riunisce la narrazione profetica degli eventi e l’esperienza che la comprensione di quegli eventi è destinata a produrre.

Ma i suoi figli si metteranno in agitazione e raduneranno una moltitudine di grandi forze; e uno di essi verrà certamente, traboccherà e passerà oltre; poi tornerà e si agiterà fino alla sua fortezza. E il re del mezzogiorno si adirerà e uscirà a combattere contro di lui, cioè contro il re del settentrione; ed egli metterà in campo una grande moltitudine, ma la moltitudine sarà data nelle sue mani. E quando avrà portato via la moltitudine, il suo cuore si innalzerà; ed egli abbatterà molte decine di migliaia, ma non ne sarà fortificato. Daniele 11:10–12.

Nel 2014, Putin diede inizio a una guerra in Ucraina, e, per riconoscere questa verità così come è rappresentata nel versetto undici del capitolo undici, uno studente di profezia deve anzitutto essere in grado di vedere che il versetto dieci rappresenta una storia che illustra la seconda parte del versetto quaranta del capitolo undici di Daniele. Quando lo riconosce, vede allora che ciò che il versetto dieci aggiunge al versetto quaranta è che, quando l’Unione Sovietica fu spazzata via nel 1989, il re del nord non fece altro che salire fino alla sua fortezza (il «collo»). Ma uno studente di profezia non saprebbe che cosa ciò indicasse, finché non vedesse Isaia capitolo otto, versetto otto. Allora avrebbe l’autorità profetica per identificare che tutti e tre i versetti sono legati insieme da un’espressione che è impiegata soltanto tre volte nella Bibbia.

Lo studente avrebbe quindi bisogno di una seconda testimonianza che le tre occorrenze dell’espressione «straripa e passa oltre» nella Bibbia costituiscano una ripetizione intenzionale. La seconda testimonianza di questo fatto è stabilita dal fatto che tutti e tre i versetti (testimoni) identificano un re del nord che attacca un re del sud. Insieme, i tre testimoni, che sono confermati come la medesima storia simbolica da due tipi di testimoni interni, conducono quindi lo studente di profezia a sovrapporre tutti e tre i versetti gli uni sugli altri, secondo un procedimento di linea su linea. Tale applicazione amplia il contenuto dei versetti, i quali raffigurano la battaglia tra un re del nord e un re del sud.

Isaia, capitolo sette, versetti otto e nove, fornisce la chiave per risolvere l’enigma di ciò che la “fortezza” del versetto dieci rappresenta, poiché il termine ebraico per “fortezza” è anche la “fortezza” nella quale il re del sud entrò nel versetto sette del capitolo undici. “Fortezza” è anche tradotto “forza” nell’espressione “santuario della forza” nel versetto trentuno di Daniele undici. Così, i due versetti (sette e trentuno) forniscono due testimoni del fatto che la “fortezza” è la capitale di un regno o un re. Stabilito questo fatto sulla base di due testimoni (entrambi nel capitolo undici), allora ciò che Isaia identifica nel suo passo criptico nel capitolo sette, versetti otto e nove, quando stabilisce con due testimoni interni che la fortezza è la capitale di un regno, o il re del regno, stabilisce che prima del 1989 l’Unione Sovietica, la cui testa era la Russia, con la sua capitale Mosca, aveva come capo Mikal Gorbaciov. Non è un caso che la caratteristica visiva di Gorbaciov fosse la sua fronte.

Precetto dopo precetto, la conclusione di questa applicazione ne sottolinea l’importanza quando afferma: «Se voi non crederete, certo non sarete stabiliti». Gesù disse: «O stolti e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto». [Vedi Luca 24:25] Esdra scrisse: «E si levarono la mattina presto, e uscirono verso il deserto di Tekoa; e, mentre uscivano, Giosafat si fermò e disse: Ascoltatemi, o Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme; credete nel Signore Iddio vostro, e sarete stabiliti; credete ai suoi profeti, e prospererete». [Vedi 2 Cronache 20:20] Sette volte nel libro dell’Apocalisse è dato il comandamento di ascoltare. «Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

Essere resi saldi significa essere fra le vergini avvedute, poiché gli stolti sono tardi di cuore nel credere ai profeti. Gli avveduti credono a ciò che Dio ha detto per mezzo dei Suoi profeti, e sono resi saldi e prosperano, perché ascoltano ciò che lo Spirito dice alle chiese. L’identificazione della Russia, e della guerra che essa iniziò nel 2014 contro l’Ucraina, è ciò che rende saldi coloro che sono i saggi studenti della profezia nel periodo in cui Cristo dischiude proprio quella verità.

Quella verità giunse nella storia nel 2014, che è dopo il 2001, e pertanto si colloca entro il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. L’anno seguente, il 2015, il presidente più ricco, che è il sesto presidente a partire dal tempo della fine nel 1989, cominciò a fomentare i globalisti. Il versetto dieci identifica la storia del 1989, ma stabilisce anche la Russia come la «fortezza», e nei due versetti successivi la Russia avrebbe iniziato la seconda battaglia delle guerre per procura, e Putin vincerà quella battaglia. La verità dei versetti è dissuggellata quando si adempie la storia che essi rappresentano.

«Daniele sta nel suo lotto e al suo posto. Le profezie di Daniele e di Giovanni devono essere comprese. Esse si interpretano reciprocamente. Danno al mondo verità che tutti dovrebbero comprendere. Queste profezie devono essere una testimonianza nel mondo. Mediante il loro adempimento in questi ultimi giorni, si spiegheranno da sé». The Kress Collection, 105.

La profezia dei versetti undici e dodici viene dissigillata mediante il suo adempimento storico nel tempo della suggellatura dei centoquarantaquattromila; ma, «linea dopo linea», vi è un altro fatto importante connesso con questi versetti. Affinché lo studioso della profezia possa riunire i tre passi del «traboccare e passare oltre», deve anche inserire nella linea profetica la profezia dei sessantacinque anni. La profezia dei sessantacinque anni segna l’inizio delle due profezie di duemilacinquecentoventi anni, e identifica che esse cominciano a distanza di quarantasei anni l’una dall’altra. Identificando all’inizio i sessantacinque anni, essa identifica anche che Alpha e Omega avrebbero prodotto sessantacinque anni alla fine.

I sessantacinque anni, tanto all’inizio quanto alla fine, possiedono ciascuno la firma di tre waymarks. Il primo fu il 742 a.C., poi, diciannove anni dopo, il 723 a.C., quindi, quarantasei anni dopo, il 677 a.C. Questi tre waymarks sono rappresentati alla fine dal 1798, 1844 e 1863. Il periodo di quarantasei anni all’inizio (Alpha) rappresenta il calpestamento del tempio e dell’esercito, e i quarantasei anni alla fine (Omega) rappresentano la restaurazione del santuario e dell’esercito, quando il Messaggero del Patto (che è anche Alpha e Omega) sarebbe entrato improvvisamente nel tempio che Egli aveva innalzato nei quarantasei anni dal 1798 al 1844.

I quarantasei anni che sono preceduti da diciannove anni nel tempo in cui Isaia espose la profezia, nell’anno 742 a.C., rappresentano quarantasei anni alla loro conclusione, ai quali seguono poi diciannove anni secondo uno schema chiastico. I diciannove anni dal 1844 al 1863 forniscono un’illustrazione delle intenzioni di Cristo per i centoquarantaquattromila, che rimase inadempiuta a motivo della ribellione che si verificò in quella storia. L’opera richiesta a uno studioso di profezia per dispensare rettamente la parola della verità riguardo ai versetti da dieci a dodici del capitolo undicesimo di Daniele non solo stabilisce (se lo credi) che la Russia avrebbe iniziato una guerra in Ucraina nel 2014, ma anche che la guerra sarebbe stata iniziata nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Per quanto importante sia la storia profetica rappresentata nei versetti, anche la storia in cui la verità di quella medesima storia viene dissuggellata è rappresentata dalla storia dei diciannove anni dal 1844 al 1863.

Il 1844 identifica l’arrivo del terzo angelo e prefigura l’arrivo del terzo angelo l’11 settembre 2001. Il 1863 rappresenta la ribellione simboleggiata dalla ricostruzione di Gerico. Il waymark del 1863 prefigura anche l’ubbidienza dei centoquarantaquattromila, che sono usati per «far crollare le mura di Gerico», alla legge domenicale di prossima promulgazione. Nei versetti che stiamo considerando, il versetto sedici rappresenta la legge domenicale negli Stati Uniti. Il versetto undici segna il periodo dal 2014 fino alla vittoria finale di Putin. I versetti identificano l’inizio della seconda guerra per procura, cui segue la terza guerra per procura, come rappresentato nei versetti dal tredici al quindici.

Mettendo in relazione il versetto due con i versetti undici e dodici, identifichiamo la guerra ucraina iniziata nel 2014, alla quale fece poi seguito la campagna presidenziale degli Stati Uniti del 2015, e la successiva elezione, nel 2016, del presidente più ricco. Il versetto dodici è seguito dalla ritorsione dell’ultimo presidente prima della legge domenicale, nella terza guerra per procura. La seconda guerra per procura, che è la battaglia della linea di confine, ebbe inizio poco prima dell’elezione del sesto e più ricco presidente.

Nella storia dal 1844 al 1863, i due bastoni di Ezechiele dovevano essere uniti. La loro unione rappresentava la combinazione della divinità e dell’umanità, che è l’opera del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Nel 1844 giunse il terzo angelo e dissuggellò la luce associata al santuario celeste, alla legge di Dio, al sabato e al terzo angelo. Nel 1849 il Signore stese la Sua mano una seconda volta per raccogliere il gregge disperso che aveva subìto una dispersione alla grande delusione. Nel 1850 Egli guidò il Suo popolo a preparare la seconda tavola di Abacuc, per illustrare graficamente il messaggio che il Suo popolo doveva proclamare mentre Egli lo guidava ad “abbattere le mura di Gerico”. Quella tavola includeva i “sette tempi”, come pure la “vecchia tavola”.

Nel 1856, Egli dischiuse la luce che doveva suggellare il Suo popolo in anticipo rispetto alla “Battaglia di Gerico”. Quella luce era un accrescimento della prima luce che l’Alfa e l’Omega avevano rivelato a William Miller. Era la luce dei “sette tempi”, come ripetutamente rappresentata nell’antica Battaglia di Gerico. La luce che doveva suggellare il Suo popolo era anche il messaggio alla Laodicea che doveva destarlo e ricondurlo nuovamente all’esperienza di Filadelfia. Quell’ultima luce era un accrescimento della prima luce, ma il Suo popolo trascurò la luce e, per ciò stesso, scelse di vagare nel deserto di Laodicea. Il 1844, il 1849, il 1850, il 1856 e il 1863 rappresentano cinque waymarks che sono rappresentati nella storia dall’11 settembre 2001 fino alla legge domenicale di prossima imposizione.

Proseguiremo questo studio nel prossimo articolo.

Or Gerico era strettamente chiusa a motivo dei figli d’Israele: nessuno ne usciva e nessuno vi entrava. E il Signore disse a Giosuè: «Vedi, io ho dato nelle tue mani Gerico, il suo re e i suoi prodi valorosi. E voi circonderete la città, voi tutti uomini di guerra, facendo una volta il giro della città. Così farai per sei giorni. E sette sacerdoti porteranno davanti all’arca sette trombe di corno di montone; e il settimo giorno circonderete la città sette volte, e i sacerdoti soneranno le trombe. E avverrà che, quando faranno risuonare a lungo il corno di montone, e quando voi udrete il suono della tromba, tutto il popolo lancerà un gran grido; e le mura della città cadranno su se stesse, e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé». E Giosuè, figlio di Nun, chiamò i sacerdoti e disse loro: «Prendete l’arca del patto, e sette sacerdoti portino sette trombe di corno di montone davanti all’arca del Signore». E disse al popolo: «Passate oltre e circondate la città, e chi è armato passi davanti all’arca del Signore». E avvenne che, quando Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti che portavano le sette trombe di corno di montone passarono davanti al Signore e suonarono le trombe; e l’arca del patto del Signore li seguiva. E gli uomini armati precedevano i sacerdoti che suonavano le trombe, e la retroguardia seguiva l’arca, mentre i sacerdoti avanzavano e suonavano le trombe. E Giosuè aveva dato al popolo quest’ordine: «Non griderete, non farete udire la vostra voce, né uscirà parola alcuna dalla vostra bocca, fino al giorno in cui io vi dirò: “Gridate!”; allora griderete».

Così l’arca del Signore fece il giro della città, girandole attorno una volta; poi rientrarono nell’accampamento e vi pernottarono. E Giosuè si alzò di buon mattino, e i sacerdoti presero l’arca del Signore. E sette sacerdoti, portando sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca del Signore, procedevano continuamente e suonavano le trombe; e gli uomini armati andavano davanti a loro; ma la retroguardia seguiva l’arca del Signore, mentre i sacerdoti avanzavano e suonavano le trombe. E il secondo giorno fecero una volta il giro della città, e tornarono all’accampamento: così fecero per sei giorni. E avvenne il settimo giorno che si alzarono di buon mattino, allo spuntar del giorno, e fecero il giro della città nello stesso modo sette volte: soltanto in quel giorno fecero il giro della città sette volte. E avvenne che alla settima volta, quando i sacerdoti suonarono le trombe, Giosuè disse al popolo: «Gridate; poiché il Signore vi ha dato la città».

E la città sarà votata allo sterminio, essa e tutto ciò che è in essa, per il Signore: soltanto Rahab, la prostituta, vivrà, lei e tutti quelli che sono con lei in casa, perché nascose i messaggeri che noi avevamo mandato. E quanto a voi, guardatevi bene da ciò che è votato allo sterminio, affinché non vi rendiate voi stessi votati allo sterminio, prendendo di ciò che è votato allo sterminio, e non facciate dell’accampamento d’Israele una cosa votata allo sterminio, gettandolo nello scompiglio. Ma tutto l’argento, l’oro e i vasi di bronzo e di ferro sono consacrati al Signore: entreranno nel tesoro del Signore. Il popolo dunque gridò, mentre i sacerdoti suonavano le trombe; e avvenne che, quando il popolo udì il suono della tromba e il popolo levò un gran grido, le mura crollarono sul posto, sicché il popolo salì nella città, ciascuno diritto davanti a sé, e presero la città.

E distrussero completamente tutto ciò che era nella città, uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, passandoli a fil di spada. Ma Giosuè aveva detto ai due uomini che avevano esplorato il paese: «Entrate nella casa della prostituta e traetene fuori la donna e tutto ciò che le appartiene, come le avete giurato». E i giovani che erano stati esploratori entrarono e fecero uscire Rahab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto ciò che ella aveva; fecero uscire anche tutti i suoi parenti e li lasciarono fuori dell’accampamento d’Israele. Poi arsero con il fuoco la città e tutto ciò che vi era; soltanto l’argento, l’oro e gli oggetti di bronzo e di ferro li misero nel tesoro della casa del Signore. Così Giosuè risparmiò la vita a Rahab la prostituta, alla famiglia di suo padre e a tutto ciò che ella aveva; ed ella ha abitato in Israele fino ad oggi, perché nascose i messaggeri che Giosuè aveva mandato a esplorare Gerico. In quel tempo Giosuè li fece giurare, dicendo: «Maledetto davanti al Signore l’uomo che si leverà a ricostruire questa città di Gerico; ne getterà le fondamenta sul suo primogenito, e sulle sue ultime figlio ne innalzerà le porte». Così il Signore fu con Giosuè, e la sua fama si sparse per tutto il paese. Giosuè 6:1–27.