Stiamo esaminando il capitolo ventisettesimo di Isaia, poiché esso stabilisce il contesto per i capitoli successivi di Isaia. Quei capitoli successivi identificano la pioggia dell’ultima stagione come la corretta metodologia biblica. Tale metodologia, quando viene riconosciuta e applicata, rivela il messaggio profetico che, se accettato, produce una corrispondente esperienza.
L’11 settembre 2001 il canto che deve essere rivolto all’antico popolo del patto di Dio, cioè al popolo avventista del settimo giorno, è che essi vengono oltrepassati come popolo di Dio, poiché non hanno prodotto i frutti che Dio aveva inteso che la Sua vigna producesse. Il canto doveva essere fondato sulla relazione di patto, rappresentata dalla vigna che Dio aveva piantato e anche dal loro rigetto della pietra d’inciampo nel 1863. Essi erano diventati Laodicea nel 1856, e per sette anni, o “sette tempi”, ossia duemilacinquecentoventi giorni, Dio cercò di entrare, ma nel 1863 essi Gli chiusero la porta.
Dall’11 settembre 2001 essi vengono legati in fasci in vista dell’essere pienamente vomitati dalla Sua bocca alla legge domenicale. Il messaggio da cantare all’Avventismo dall’11 settembre 2001 è il messaggio laodicense, che è il messaggio della vigna che contiene la pietra d’inciampo che stritola chiunque rifiuti di “vedere” e di “gustare” la pietra preziosa. La promessa ai Laodicesi nel passo di Isaia è che qualunque avventista scelga di accettare quest’ultimo avvertimento ha ancora tempo per “impadronirsi” della “forza” di Cristo, affinché possa “fare pace con” Cristo, poiché Cristo è ancora disposto a “fare pace con” lui. Ma al grido di mezzanotte, appena prima dell’imminente legge domenicale, quell’opportunità sarà per sempre conclusa.
Nel periodo di tempo che ebbe inizio l’11 settembre 2001, Dio promise di far sì che coloro che «un tempo non erano un popolo», «una radice da un suolo arido», «mettessero radice», «fiorissero e germogliassero, e riempissero la faccia del mondo di frutto». Ciò che fa fiorire e germogliare la radice di Iesse è la pioggia dell’ultima stagione, poiché la radice che deve fiorire e germogliare è profeticamente destinata a essere il vessillo che viene innalzato, e il vessillo è la radice di Iesse.
In quel giorno vi sarà una radice di Iesse, che si leverà come vessillo dei popoli; a lui si rivolgeranno le genti, e il luogo del suo riposo sarà glorioso. Isaia 11:10.
La pioggia dell’ultima stagione fece fiorire e germogliare la radice di Iesse a partire dall’11 settembre 2001, e alla legge domenicale ormai prossima la radice riempirà di frutto tutta la terra. La legge domenicale nel capitolo ventisette di Isaia è la storia progressiva che è rappresentata anche nei capitoli da uno a tre del libro di Daniele. La pioggia dell’ultima stagione cominciò a cadere leggermente quando le nazioni si adirarono l’11 settembre 2001, con lo scioglimento e poi l’immediata restrizione dell’Islam del terzo Guai.
«“L’inizio di quel tempo di angoscia”, qui menzionato, non si riferisce al tempo in cui le piaghe cominceranno a essere versate, ma a un breve periodo immediatamente prima che siano versate, mentre Cristo è nel santuario. In quel tempo, mentre l’opera della salvezza si sta concludendo, l’angoscia si abbatterà sulla terra, e le nazioni saranno adirate, ma trattenute in modo da non impedire l’opera del terzo angelo. In quel tempo verrà la “pioggia dell’ultima stagione”, o refrigerio proveniente dalla presenza del Signore, per dare potenza alla gran voce del terzo angelo e preparare i santi a stare saldi nel periodo in cui saranno versate le sette ultime piaghe.” Early Writings, 85.
Nel passo, la Sorella White sta chiarendo che vi è un breve periodo durante il quale la salvezza è ancora aperta. Il «tempo di angoscia» al quale ella si riferisce è distinto dal grande tempo di angoscia, che ha inizio quando il tempo di grazia si chiude completamente. Nell’Avventismo esso è giustamente denominato «il piccolo tempo di angoscia» in rapporto al grande tempo di angoscia che comincia quando Michele si leva in piedi. Il «piccolo tempo di angoscia» rappresenta il periodo in cui la rovina nazionale ha inizio con l’imminente legge domenicale, e continua fino alla chiusura del tempo di grazia.
Nella storia che va dall’11 settembre 2001 fino alla legge domenicale, la purificazione e il giudizio finali dell’Avventismo sono illustrati come aventi luogo durante l’“aspersione” della pioggia della stagione tarda. Quel periodo in cui la pioggia della stagione tarda, che è anche il “ristoro”, inizia come un’“aspersione”, ma progredisce fino al pieno spargimento alla legge domenicale. In quel periodo, che comincia quando l’Islam del terzo Guai adira le nazioni, la pioggia della stagione tarda comincia a cadere, e alcuni riconoscono la pioggia della stagione tarda e la ricevono, mentre altri non la riconoscono. Alcuni riconoscono che sta accadendo qualcosa, ma non comprendono che cosa sia, e si irrigidiscono contro di essa.
«Molti hanno in gran parte mancato di ricevere la pioggia della prima stagione. Non hanno ottenuto tutti i benefici che Dio ha così provveduto per loro. Essi si aspettano che la mancanza sarà supplita dalla pioggia dell’ultima stagione. Quando sarà elargita la più ricca abbondanza di grazia, intendono aprire i loro cuori per riceverla. Stanno commettendo un terribile errore. L’opera che Dio ha iniziato nel cuore umano nel dare la Sua luce e conoscenza deve procedere continuamente. Ogni individuo deve rendersi conto della propria necessità. Il cuore deve essere svuotato di ogni contaminazione e purificato per la dimora dello Spirito. Fu mediante la confessione e l’abbandono del peccato, mediante l’ardente preghiera e la consacrazione di se stessi a Dio, che i primi discepoli si prepararono per l’effusione dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. La stessa opera, solo in misura maggiore, deve essere compiuta ora. Allora l’agente umano non doveva fare altro che chiedere la benedizione e attendere che il Signore portasse a compimento l’opera che lo riguardava. È Dio che ha iniziato l’opera, ed Egli porterà a termine la Sua opera, rendendo l’uomo completo in Gesù Cristo. Ma non vi dev’essere alcuna negligenza nei confronti della grazia rappresentata dalla pioggia della prima stagione. Soltanto coloro che vivono all’altezza della luce che hanno riceveranno maggiore luce. Se non avanziamo quotidianamente nella manifestazione delle attive virtù cristiane, non riconosceremo le manifestazioni dello Spirito Santo nella pioggia dell’ultima stagione. Essa può cadere sui cuori tutt’intorno a noi, ma noi non la discerneremo né la riceveremo». Testimonies to Ministers, 506, 507.
La pioggia dell’ultima stagione sta ora cadendo, e vi sono coloro che la riconoscono e perciò la ricevono, e vi sono coloro che non la riconoscono e perciò non la ricevono. La pioggia dell’ultima stagione deve essere riconosciuta per poter essere ricevuta. La pioggia dell’ultima stagione non è soltanto un’esperienza in sé; è un’esperienza prodotta da un messaggio, ma il messaggio può essere ricevuto soltanto quando si impiega la corretta metodologia per stabilirlo. Senza riconoscere la metodologia che stabilisce il messaggio della pioggia dell’ultima stagione, è praticamente impossibile comprendere le lezioni profetiche rappresentate nell’ascesa e nella caduta dei regni esposte nei libri di Daniele e dell’Apocalisse.
L’insegna che è innalzata al mondo è identificata da Isaia come la «radice di Iesse», e nel capitolo ventisettesimo coloro che «verranno da Giacobbe» «metteranno radice». Coloro che sono la «radice di Iesse» vi sono anche identificati come «Israele», ed essi sono quelli che per primi fioriscono e germogliano, e in seguito riempiono il mondo di frutto. Le leggi della natura non contraddicono le leggi della profezia, poiché è il medesimo Legislatore che ha prodotto sia la natura sia la profezia. Prima che una pianta porti frutto, deve anzitutto uscire dalla dormienza, come attestano dapprima le gemme e poi i fiori. L’Israele spirituale, che è la «radice di Iesse», riceve una progressiva effusione di pioggia. Essa comincia con una «spruzzatura» e culmina in una piena effusione quando il mondo è riempito del frutto presentato dall’insegna.
Nel capitolo ventisettesimo di Isaia, il punto d’inizio dell’aspersione della pioggia è rappresentato come avente luogo quando i germogli «spuntano». Quando dapprima «spuntano», la pioggia è indicata come versata «con misura». «Con misura, quando essa spunta». L’11 settembre 2001 l’aspersione della pioggia della tarda stagione cominciò a essere versata «con misura», poiché in quel tempo il grano e la zizzania, ovvero i saggi e gli stolti, erano ancora mescolati insieme.
“La grande effusione dello Spirito di Dio, che illumina tutta la terra con la sua gloria, non verrà finché non avremo un popolo illuminato, che sappia per esperienza che cosa significhi essere collaboratori di Dio. Quando avremo una consacrazione piena e totale al servizio di Cristo, Dio riconoscerà tale realtà mediante un’effusione del suo Spirito senza misura; ma ciò non avverrà finché la maggior parte della chiesa non sarà collaboratrice di Dio. Dio non può effondere il suo Spirito quando l’egoismo e l’autocompiacimento sono così manifesti; quando prevale uno spirito che, se fosse espresso a parole, formulerebbe quella risposta di Caino: ‘Sono io il guardiano di mio fratello?’ Se la verità per questo tempo, se i segni che si addensano da ogni parte, e che attestano che la fine di tutte le cose è vicina, non sono sufficienti a destare l’energia assopita di coloro che professano di conoscere la verità, allora una tenebra proporzionata alla luce che ha brillato li raggiungerà. Non vi è la minima parvenza di scusa per la loro indifferenza che essi possano presentare a Dio nel gran giorno del rendiconto finale. Non avranno alcuna ragione da addurre sul perché non abbiano vissuto, camminato e operato nella luce della sacra verità della parola di Dio, rivelando così a un mondo oscurato dal peccato, mediante la loro condotta, la loro simpatia e il loro zelo, che la potenza e la realtà del vangelo non potevano essere confutate”. Review and Herald, 21 luglio 1896.
Isaia ventisette identifica la storia dell’inizio dello spargimento della pioggia dell’ultima stagione, quando la radice germoglia da un arido suolo, e poi lungo tutto il corso degli eventi fino a quando la terra è colmata di frutto. Il capitolo indica che «con misura, quando essa spunterà, tu contenderai con essa». Quando la pioggia dell’ultima stagione viene misurata come una «aspersione», Sorella White afferma che la pioggia dell’ultima stagione «può cadere sui cuori tutt’intorno a noi, ma noi non la discerneremo né la riceveremo».
Così facendo, ella identifica una chiesa che è composta promiscuamente da coloro che riconoscono e da coloro che non riconoscono la caduta della pioggia. Nel passo precedente ella indica che, quando Dio effonde la pioggia della seconda stagione senza misura, ciò segna il momento in cui non vi è più una mescolanza di vergini sagge e stolte, affermando: «Quando avremo una consacrazione intera, totale, di tutto cuore al servizio di Cristo, Dio riconoscerà questo fatto mediante un’effusione del suo Spirito senza misura; ma ciò non avverrà finché la maggior parte della chiesa non sarà composta da collaboratori di Dio».
La parte più grande della chiesa, ossia la maggioranza della chiesa, è rappresentata in Matteo venticinque come vergini stolte, poiché biblicamente «molti» sono chiamati ma «pochi» sono eletti. Le sagge e le stolte sono provvidenzialmente separate nella crisi di mezzanotte, che precede l’imminente legge domenicale. La separazione crea un popolo che può allora ricevere la piena effusione dello Spirito nella pioggia dell’ultima stagione e divenire la «nazione che nasce in un giorno». Allora la radice di Iesse sarà innalzata come un vessillo e riempirà il mondo di frutto.
Isaia ventisette identifica che, quando la pioggia dell’ultima stagione cominciò a essere sparsa “a misura”, l’11 settembre 2001, “tu dibatterai con essa”. “A misura, quando spunterà, tu dibatterai con essa”. L’evento dell’11 settembre 2001 divenne immediatamente oggetto di dibattito nel mondo e nella chiesa. Fino a questo stesso giorno — oltre vent’anni dopo — vi sono ancora argomentazioni contrarie ad attribuire quegli eventi a un atto dell’Islam, anziché a qualche forma di cospirazione globalista. Il dibattito associato all’arrivo dell’aspersione della pioggia dell’ultima stagione ebbe inizio l’11 settembre 2001, ma i dibattiti che si svolgono nel mondo non sono il “dibattito” che è identificato nella Parola profetica di Dio. Il dibattito riguarda predizioni come quella che segue.
«In un’occasione, mentre mi trovavo a New York City, nella stagione notturna fui chiamata a contemplare edifici che si innalzavano piano dopo piano verso il cielo. Questi edifici erano garantiti come ignifughi, ed erano eretti per glorificare i loro proprietari e costruttori. Sempre più in alto si levavano questi edifici, e in essi si impiegava il materiale più costoso. Coloro ai quali appartenevano questi edifici non si chiedevano: “Come possiamo glorificare al meglio Dio?” Il Signore non era nei loro pensieri.»
«Pensai: “Oh, se coloro che stanno così investendo i loro mezzi potessero vedere il loro operato come lo vede Dio! Essi accumulano edifici magnifici, ma quanto stolta, agli occhi del Sovrano dell’universo, è la loro pianificazione e i loro progetti. Non studiano con tutte le facoltà del cuore e della mente in che modo possano glorificare Dio. Hanno perduto di vista questo, il primo dovere dell’uomo.”»
«Mentre questi alti edifici si innalzavano, i proprietari si rallegravano, con orgoglio ambizioso, di avere denaro da impiegare per gratificare se stessi e suscitare l’invidia dei loro vicini. Gran parte del denaro che essi così investivano era stata ottenuta mediante esazioni, spremendo i poveri. Essi dimenticavano che in cielo si tiene il conto di ogni transazione commerciale; ogni affare ingiusto, ogni atto fraudolento, vi è registrato. Il tempo viene in cui, nella loro frode e insolenza, gli uomini giungeranno a un punto che il Signore non permetterà loro di oltrepassare, e apprenderanno che vi è un limite alla longanimità di Geova. »
«La scena che poi passò davanti a me fu un allarme d’incendio. Gli uomini guardavano gli edifici alti e ritenuti ignifughi e dicevano: “Sono perfettamente sicuri.” Ma questi edifici furono consumati come se fossero fatti di pece. Le autopompe non poterono fare nulla per arrestare la distruzione. I pompieri non furono in grado di azionare le pompe.» Testimonianze, volume 9, 12, 13.
La chiesa avventista, immediatamente dopo l’11 settembre 2001, cercò di nascondere al mondo passi come questo. Come potrebbe questo non riguardare la città di New York e gli edifici enormemente alti i cui incendi conseguenti le autopompe non poterono arrestare? Come potrebbe un passo come questo, tratto dagli scritti che la chiesa avventista professa essere stati redatti da una profetessa, non essere proclamato dai tetti dopo un tale adempimento?
L’arrivo dello spargimento della pioggia dell’ultima stagione, che segna l’avvento del profetico «dibattito», identifica anche la ribellione finale dell’Avventismo, poiché è lì che essi respingono pienamente le parole chiare e semplici di colei che essi riconoscono come la profetessa del rimanente.
«Satana... insiste costantemente nel far valere il falso, per allontanare dalla verità. L’inganno assolutamente finale di Satana consisterà nel rendere inefficace la testimonianza dello Spirito di Dio. “Dove non c’è visione, il popolo perisce” (Proverbi 29:18). Satana opererà con ingegno, in modi diversi e per mezzo di differenti strumenti, per scuotere la fiducia del popolo rimanente di Dio nella vera testimonianza.
«Si accenderà contro le Testimonianze un odio che sarà satanico. Le operazioni di Satana saranno volte a scuotere la fede delle chiese in esse, per questa ragione: Satana non può avere una via così sgombra per introdurre i suoi inganni e avvincere le anime nelle sue delusioni, se si presta ascolto agli avvertimenti, ai rimproveri e ai consigli dello Spirito di Dio». Selected Messages, libro 1, p. 48.
Il legamento profetico tanto del grano quanto della zizzania ebbe inizio l’11 settembre 2001, con la ribellione contro lo Spirito di Profezia, che segnò la conclusione di una ribellione progressiva iniziata contro la Bibbia nel 1863.
“Noi, come popolo, professiamo di possedere la verità prima di ogni altro popolo sulla terra. Allora la nostra vita e il nostro carattere dovrebbero essere in armonia con una tale fede. Il giorno è ormai imminente in cui i giusti saranno legati come prezioso grano in fasci per il granaio celeste, mentre gli empi saranno, come le zizzanie, raccolti per i fuochi dell’ultimo grande giorno. Ma il grano e le zizzanie «crescono insieme fino alla mietitura».” Testimonies, volume 5, 100.
Come poté l’Avventismo ignorare il seguente passo, che afferma direttamente che, quando questi edifici sarebbero crollati, si sarebbe adempiuto Apocalisse diciotto, versetti da uno a tre?
«Or dunque viene la voce che io abbia dichiarato che New York debba essere spazzata via da un maremoto? Questo non l’ho mai detto. Ho detto, mentre guardavo i grandi edifici che là si innalzavano, piano sopra piano: “Quali scene terribili avranno luogo quando il Signore si leverà per scuotere potentemente la terra! Allora si adempiranno le parole di Apocalisse 18:1–3”. L’intero diciottesimo capitolo dell’Apocalisse è un avvertimento di ciò che sta per abbattersi sulla terra. Ma non ho luce particolare riguardo a ciò che verrà su New York, se non che so che un giorno i grandi edifici di quella città saranno abbattuti dal volgersi e dal rovesciarsi della potenza di Dio. Dalla luce che mi è stata data, so che nel mondo vi è distruzione. Una parola del Signore, un tocco della sua potente forza, e queste imponenti strutture cadranno. Avranno luogo scene la cui terribilità noi non possiamo immaginare». Review and Herald, 5 luglio 1906.
La questione che qui affrontiamo non è se questi passi si siano adempiuti l’11 settembre 2001, poiché si adempiarono assolutamente, ma la questione che cerchiamo di affrontare è il «dibattito» che avrebbe avuto inizio in quel tempo. Il dibattito verteva su una metodologia corretta o scorretta. La Chiesa avventista cominciò il suo rigetto delle quattordici regole di interpretazione profetica di William Miller nel 1863, ed è giunta ora al punto in cui non si può acquistare un libro di studio biblico scritto da teologi avventisti che non sia ripetutamente avallato dai teologi del protestantesimo apostata e del cattolicesimo romano. Dal 1863 al 2001, e ancora oggi, la metodologia che originariamente era rappresentata dalle regole di interpretazione profetica di William Miller è stata accantonata in favore della metodologia del cattolicesimo romano e del protestantesimo apostata. Il «dibattito» profetico che ebbe inizio quando Apocalisse diciotto, versetti da uno a tre, si adempì verteva su una metodologia vera o falsa.
Nel prossimo articolo continueremo il nostro esame del «dibattito» del capitolo ventisette di Isaia.
«Dovremmo sapere da noi stessi che cosa costituisce il cristianesimo, che cosa sia la verità, quale sia la fede che abbiamo ricevuto, quali siano le regole bibliche — le regole che ci sono state date dalla più alta autorità». The 1888 Materials, 403.