Il capitolo uno di Daniele rappresenta la storia del primo e del secondo angelo dall’11 agosto 1840 fino al 22 ottobre 1844. Il capitolo quattro di Daniele tratta anch’esso della storia del primo e del secondo angelo dal 723 a.C. fino al 22 ottobre 1844. Naturalmente, questo è impossibile da vedere senza la metodologia della pioggia dell’ultima stagione del «linea su linea».
Nebucadnezzar, nel capitolo quattro, è un simbolo profetico assai complesso. È importante ricordare ciò che egli rappresenta mentre iniziamo a considerare il dissigillamento della visione del fiume Ulai nella storia di William Miller. Il secondo sogno di Nebucadnezzar, non diversamente dal secondo sogno di William Miller, rappresentava i “sette tempi” di Levitico ventisei, che sono il filo profetico che intreccia insieme l’intero libro di Daniele. Quando Daniele interpretò il sogno di Nebucadnezzar nel capitolo quattro, lo avvertì di un giudizio imminente e, così facendo, prefigurò il messaggio del primo angelo che giunse nella storia al “tempo della fine” nel 1798.
Quando giunse il giudizio che era stato annunciato a Nabucodonosor, il suo arrivo prefigurò il 22 ottobre 1844, quando ebbe inizio il giudizio investigativo. Nel capitolo quattro, sia il messaggio di avvertimento trasmesso da Daniele, sia l’arrivo del giudizio collegato al messaggio di avvertimento erano rappresentati dalla parola «ora». L’«ora» del giudizio di Nabucodonosor rappresentava l’«ora» del giudizio di Dio nel messaggio del primo angelo. Essa prefigurava anche l’«ora» della legge domenicale, quando ha inizio il giudizio esecutivo di Dio. La parte del capitolo quattro di Daniele che rappresenta l’arrivo del messaggio del primo angelo nel 1798, e l’arrivo del terzo angelo il 22 ottobre 1844, simboleggiato dalla parola «ora», viene quindi ripetuta e ampliata. La tecnica del ripetere e ampliare è una tecnica profetica che ricorre ripetutamente nella profezia, ma specialmente nel libro di Daniele.
Una volta che Nabucodonosor giunse all’“ora” del giudizio, i “sette tempi”, che costituivano il suo giudizio, ebbero inizio e, quale re del nord, egli rappresentò allora il giudizio inflitto al regno settentrionale d’Israele nel 723 a.C. Gli fu dato il cuore di una bestia, e una bestia è un regno nella profezia biblica, e dal 723 a.C. fino al 1798 egli rappresentò le due forme di paganesimo che sono così spesso oggetto del libro di Daniele.
Per milleduecentosessanta giorni, rappresentanti milleduecentosessanta anni, egli rappresentò la potenza desolatrice pagana; e poi, per altri milleduecentosessanta giorni, simbolizzanti milleduecentosessanta anni, rappresentò la potenza desolatrice papale. Il cuore di entrambe le potenze desolatrici era lo stesso, poiché il papalismo non è che paganesimo rivestito della professione del cristianesimo.
Alla «fine dei giorni», che è un simbolo identificato nel capitolo dodici di Daniele, il quale rappresenta il «tempo della fine» nel 1798, il suo regno gli fu restituito. La testimonianza di Daniele quattro e lo Spirito di Profezia identificano che, quando il suo regno gli fu restituito alla «fine dei giorni», egli era un uomo convertito. Egli diventa quindi un simbolo profetico di quattro verità significative. Diventa il collegamento profetico tra la potenza del dragone del paganesimo, che egli rappresentò nella prima metà dei suoi «sette tempi», e la potenza della bestia, che egli rappresentò nell’ultima metà dei suoi «sette tempi». Come simbolo di queste due potenze, stando quale regno restaurato nel 1798, egli rappresenta poi la terza potenza desolatrice (il falso profeta), che doveva regnare per settanta anni simbolici, mentre la prostituta di Tiro era dimenticata. Come re di Babilonia, Nebucadnetsar rappresenta il collegamento profetico tra le tre potenze che sarebbero divenute la Babilonia moderna negli ultimi giorni, la quale poi conduce il mondo ad Armageddon.
Egli rappresentò anche la nascita degli Stati Uniti come la bestia della terra, che ebbe inizio nel 1798 come un agnello, simboleggiato dalla sua esperienza di conversione. Egli avrebbe simultaneamente rappresentato le due corna della bestia della terra, le quali, come Repubblicanesimo e Protestantesimo, rappresentavano la forza degli Stati Uniti, ciò che permise loro di divenire la nazione più favorita del mondo. Tuttavia, alla fine dei settanta anni simbolici, quelle due corna sarebbero state allora rappresentate come Repubblicanesimo apostata e Protestantesimo apostata, con entrambe le corna divise in due classi. Il corno del Repubblicanesimo sarebbe consistito del partito Democratico, che apertamente trascurava i sacri principi della Costituzione, e del partito Repubblicano, che professava di essere il difensore e il campione della Costituzione, ma in realtà ne negava i sacri principi, scegliendo invece tradizioni e consuetudini che prevalessero sui principi contenuti in quel sacro documento.
Le due parti erano prefigurate dai Sadducei e dai Farisei al tempo di Cristo. Lo spirito dei Sadducei e dei Farisei si sarebbe altresì manifestato nel corno del protestantesimo apostata, con una classe che sosteneva l’osservanza della domenica e l’altra l’osservanza del sabato. La condizione convertita di Nebucadnetsar alla «fine dei giorni», nel 1798, rappresenta in modo appropriato gli Stati Uniti, e ambedue le corna della bestia che saliva dalla terra. Tutti e tre i simboli — la bestia della terra e le sue due corna — erano destinati a mutare da agnello in dragone.
Nabucodonosor, alla fine dei suoi «sette tempi», rappresentava l’anello di congiunzione che identificava il suo regno letterale di Babilonia come il simbolo della Babilonia moderna degli ultimi giorni, composta dal dragone, dalla bestia e dal falso profeta. Egli rappresentava altresì le tre entità profetiche raffigurate dalla bestia della terra con due corna, che si trasforma da agnello in dragone durante i settanta anni simbolici nei quali la prostituta di Tiro è dimenticata. È significativo che il suo regno letterale sia proprio il regno che prefigura il regno che regna per settanta anni simbolici.
Il simbolismo di Nebucadnetsar del capitolo quattro deve essere sovrapposto al capitolo uno. Quando tale applicazione viene compiuta, essa riunisce i waymarks della storia millerita e conferma diverse verità della visione del fiume Ulai che furono disigillate in quel tempo. Il fondamento e il pilastro centrale del movimento millerita erano la domanda e la risposta di Daniele capitolo otto, versetti tredici e quattordici. La domanda era: «Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano e della trasgressione che causa desolazione, per abbandonare il santuario e l’esercito a essere calpestati?»
Delle centinaia, se non migliaia, di parole aggiunte nella Bibbia, soltanto la parola aggiunta «sacrificio» è indicata dall’ispirazione come non appartenente al testo. Quando tale parola viene giustamente rimossa, essa identifica chiaramente che «il continuo e la trasgressione» sono due distinti poteri desolatori. Sorella White afferma specificamente che la parola «sacrificio» fu aggiunta dalla sapienza umana e non si applica al testo, e nello stesso passo identifica anche che i Milleriti avevano ragione nell’identificare «il continuo» con il paganesimo. I termini grammaticali contenuti nella domanda del versetto tredici furono accuratamente individuati da Cristo attraverso gli scritti di Sorella White, e quando sono regolati dai testi e dalle ulteriori istruzioni ispirate aggiunte, la domanda è: «Fino a quando durerà la visione concernente i due poteri desolatori del paganesimo e del papismo, che dovevano calpestare sia il santuario sia il popolo di Dio?»
Perciò, quando Nabucodonosor è collocato al «tempo della fine», nel 1798, egli rappresenta un uomo convertito e, quindi, rappresenta i «savî» che avrebbero compreso il pilastro centrale e il fondamento dell’Avventismo. La sua conversione identifica i «savî» che comprendono l’«aumento della conoscenza» che fu dischiuso in quel tempo, ma il suo stesso simbolismo profetico illustra direttamente la storia che costituisce l’oggetto della domanda: «fino a quando durerà la visione del potere desolatore del paganesimo e del papismo che avrebbe calpestato il popolo di Dio (l’esercito), e il santuario di Dio?». Come simbolo di una «vergine savia» che comprende l’«aumento della conoscenza», egli rappresenta William Miller, poiché Miller è il simbolo di coloro che furono «savî» nella storia che ebbe inizio al «tempo della fine», nel 1798.
Nebucadnezzar è un simbolo del waymark del «tempo della fine», e, sovrapposto al capitolo uno, rappresenta anche l’arrivo del primo angelo in quel tempo, poiché, nel capitolo quattro, l’«ora» in cui Daniele fornisce a Nebucadnezzar il messaggio di avvertimento indica il momento in cui arrivò il primo angelo, e quello fu il 1798. L’«ora» in cui giunse il giudizio di Nebucadnezzar rappresentava l’«ora» dell’inizio del giudizio investigativo di Dio il 22 ottobre 1844. I waymark prodotti dal simbolismo di Nebucadnezzar nel capitolo quattro sono il 723 a.C., il 538, il 1798 (il tempo della fine) e il 22 ottobre 1844.
Le pietre miliari della storia millerita, nel capitolo primo di Daniele, cominciano con Ieoiakim, che è un simbolo del conferimento di potenza al primo messaggio, il quale era giunto al «tempo della fine», nel 1798. Il conferimento di potenza al primo messaggio, rappresentato da Ieoiakim, segna l’11 agosto 1840. La conquista di Ieoiakim dà inizio ai settant’anni del regno di Babilonia, che terminano con il decreto di Ciro. Il capitolo primo di Daniele identifica un processo di prova in tre fasi, rappresentato come una prova alimentare, seguita da una prova visiva che si conclude con una cartina di tornasole. Queste tre prove rappresentano l’11 agosto 1840, quando il potente angelo, che non era altri che Gesù Cristo, discese dal cielo con un piccolo libro che il popolo di Dio doveva allora «mangiare», proprio come Daniele e i tre degni scelsero di mangiare una dieta di legumi, piuttosto che la dieta di Babilonia.
La seconda prova di quel processo rappresentò la manifestazione del rigetto, da parte delle chiese protestanti, del messaggio di Miller (il messaggio del primo angelo), quando si poté allora vedere una distinzione tra il movimento millerita e le chiese protestanti che allora iniziarono il loro ruolo profetico come protestantesimo apostata. La distinzione tra queste due classi era tanto marcata quanto lo fu l’apparire della carne di Daniele e dei tre degni più bella e più florida per aver mangiato il cibo celeste, invece della dieta babilonese. Tale distinzione fu segnata alla fine dell’anno biblico 1843 (19 aprile 1844), quando giunse il tempo dell’indugio della parabola delle dieci vergini.
La terza prova, che era la prova decisiva, rappresentava il 22 ottobre 1844, quando, dopo tre anni, venne l’“ora” in cui Nebucadnezzar stesso giudicò e dichiarò Daniele e i tre giovani “dieci volte” superiori ai saggi di Babilonia. Sovrapponendo il capitolo quattro di Daniele al capitolo uno, si ottengono i punti di riferimento della storia millerita, a cominciare dal “tempo della fine” nel 1798; dal conferimento di potenza al messaggio del primo angelo l’11 agosto 1840; dalla prima delusione il 19 aprile 1844; e dalla grande delusione del 22 ottobre 1844.
Oltre a identificare le specifiche pietre miliari della storia millerita, i due capitoli, quando vengono accostati «linea su linea», illustrano il messaggio del primo angelo, identificano i due poteri desolatori che costituiscono l’argomento della dottrina fondamentale dei duemilatrecento giorni, nonché il processo di prova in tre fasi di Daniele dodici, che si verifica sempre quando il libro di Daniele viene dissigillato.
Essi individuano inoltre che Nabucodonosor, quale simbolo dei savi nel 1798, in connessione con il suo secondo sogno nel capitolo quattro, rappresenta William Miller, il cui movimento sarebbe divenuto il vero corno protestante. L’opera di William Miller, che rappresenta le verità fondamentali dell’Avventismo, è rappresentata sulle due tavole di Abacuc, e Dio diresse la produzione di entrambe quelle sacre tavole.
Vi erano diverse verità profetiche che Miller non vide correttamente, perché il suo punto di osservazione nella storia profetica non gli consentiva di riconoscere che vi sono tre potenze desolatrici: non soltanto il paganesimo (il dragone), il papismo (la bestia), ma anche il protestantesimo apostata (il falso profeta). Nella provvidenza di Dio, quelle comprensioni profetiche di Miller, che erano limitate dal suo punto di osservazione nella storia, non furono rappresentate sulle due sacre tavole di Abacuc.
Il secondo sogno di Nabucodonosor nel capitolo quattro di Daniele rappresenta il secondo sogno di William Miller. Entrambi i sogni trattano dei «sette tempi», e il sogno di Miller identifica il rigetto della sua opera, iniziato nel 1863 e intensificatosi fino al Grido di Mezzanotte. Entrambi i sogni si concludono con un regno ristabilito dopo un periodo di dispersione. Per questa ragione, prenderemo in esame il secondo sogno di Miller, prima di considerare direttamente la visione del fiume Ulai, che fu dissuggellata nel 1798.
«Sognai che Dio, per mezzo d’una mano invisibile, mi inviò un cofanetto finemente lavorato, lungo circa dieci pollici e largo sei, fatto d’ebano e di perle con intarsi di squisita fattura. Al cofanetto era attaccata una chiave. Presi immediatamente la chiave e aprii il cofanetto; allora, con mio stupore e meraviglia, lo trovai pieno di gioielli d’ogni sorta e grandezza, diamanti, pietre preziose, e monete d’oro e d’argento d’ogni dimensione e valore, disposte con grazia nei loro rispettivi posti nel cofanetto; e così disposte riflettevano una luce e una gloria pari soltanto a quelle del sole.»
«Ritenni che non fosse mio dovere godere da sola di quella meravigliosa vista, sebbene il mio cuore esultasse per lo splendore, la bellezza e il valore del suo contenuto. La collocai quindi su un tavolo al centro della mia stanza e feci sapere che tutti coloro che lo desideravano potevano venire a vedere la scena più gloriosa e splendente che uomo abbia mai contemplato in questa vita.
«La gente cominciò ad affluire, dapprima in piccolo numero, ma aumentando fino a diventare una folla. Quando guardavano per la prima volta dentro il cofanetto, si meravigliavano e gridavano di gioia. Ma quando gli spettatori aumentarono, tutti cominciarono a mettere le mani sui gioielli, tirandoli fuori dal cofanetto e spargendoli sul tavolo. Cominciai a pensare che il proprietario avrebbe richiesto dalle mie mani il cofanetto e i gioielli; e che, se avessi permesso che fossero dispersi, non avrei più potuto ricollocarli al loro posto nel cofanetto come prima; e sentii che non sarei mai stata in grado di far fronte alla responsabilità, poiché sarebbe stata immensa. Allora cominciai a supplicare la gente di non toccarli né di toglierli dal cofanetto; ma più supplicavo, più li disperdevano; e ora sembravano spargerli per tutta la stanza, sul pavimento e su ogni mobile della stanza.
«Vidi allora che, fra i gioielli autentici e le monete genuine, essi avevano sparso un’innumerevole quantità di gioielli falsi e di moneta contraffatta. Fui grandemente indignato per la loro vile condotta e ingratitudine, e li rimproverai e biasimai per questo; ma quanto più li rimproveravo, tanto più essi spargevano i gioielli falsi e la moneta falsa fra quelli autentici. »
«Allora fui irritato nella mia anima fisica e cominciai a usare la forza fisica per cacciarli fuori dalla stanza; ma mentre ne spingevo fuori uno, altri tre entravano e portavano dentro sudiciume, trucioli, sabbia e ogni sorta di rifiuti, finché ricoprirono tutti i veri gioielli, i diamanti e le monete, che furono tutti sottratti alla vista. Inoltre fecero a pezzi il mio cofanetto e lo sparsero tra i rifiuti. Pensai che nessuno prestasse attenzione al mio dolore o alla mia ira. Divenni del tutto scoraggiato e abbattuto, e mi misi a sedere e piansi.
«Mentre così piangevo e facevo cordoglio per la mia grande perdita e responsabilità, mi ricordai di Dio e pregai con fervore che Egli mi mandasse aiuto. Immediatamente la porta si aprì, ed entrò nella stanza un uomo, allorché tutte le persone ne uscirono; ed egli, avendo in mano una spazzola, aprì le finestre e cominciò a spazzare via dalla stanza la polvere e i rifiuti.
«Lo supplicai di desistere, poiché vi erano alcuni gioielli preziosi sparsi fra le macerie. »
Mi disse di «non temere», poiché egli si sarebbe «preso cura di loro».
«Poi, mentre spazzava via la terra e le immondizie, i falsi gioielli e la moneta contraffatta si sollevarono tutti e uscirono dalla finestra come una nube, e il vento li portò via. Nella confusione chiusi gli occhi per un momento; quando li riaprii, tutte le immondizie erano scomparse. I gioielli preziosi, i diamanti, le monete d’oro e d’argento giacevano sparsi in profusione per tutta la stanza.
«Posò quindi sulla tavola uno scrigno, molto più grande e più bello del precedente, e raccolse a manciate i gioielli, i diamanti, le monete, gettandoli nello scrigno, finché non ne rimase neppure uno, sebbene alcuni dei diamanti non fossero più grandi della punta di uno spillo. »
«Egli allora mi chiamò a “venire e vedere”.»
«Guardai dentro la cassa, ma i miei occhi furono abbagliati dalla vista. Risplendevano con una gloria dieci volte maggiore di prima. Pensai che fossero state strofinate nella sabbia dai piedi di quelle persone malvagie che le avevano sparse e calpestate nella polvere. Erano disposte in bellissimo ordine nella cassa, ciascuna al proprio posto, senza alcun segno visibile delle fatiche dell’uomo che le aveva gettate lì dentro. Gridai per la gioia, e quel grido mi svegliò». Early Writings, 81–83.
Tratteremo il sogno di Miller nel prossimo articolo.
Quella che segue è un’introduzione al secondo sogno di William Miller, scritta da James White quando pubblicò il sogno di Miller nell’Advent Herald.
«Il seguente sogno fu pubblicato nell’Advent Herald più di due anni fa. Vidi allora che esso delineava chiaramente la nostra passata esperienza del Secondo Avvento, e che Dio diede il sogno per il bene del gregge disperso.».
«Tra i segni dell’imminente avvicinarsi del grande e terribile giorno del Signore, Dio ha posto i sogni. Vedi Gioele 2:28–31; Atti 2:17–20. I sogni possono venire in tre modi: primo, “dalla molta occupazione”. Vedi Ecclesiaste 5:3. Secondo, coloro che sono sotto l’immondo spirito e l’inganno di Satana possono avere sogni per la sua influenza. Vedi Deuteronomio 8:1–5; Geremia 23:25–28; 27:9; 29:8; Zaccaria 10:2; Giuda 8. E terzo, Dio ha sempre ammaestrato, e ammaestra tuttora, il suo popolo più o meno mediante sogni, che vengono tramite il ministero degli angeli e dello Spirito Santo. Coloro che stanno nella chiara luce della verità sapranno quando Dio dà loro un sogno; e tali non saranno ingannati né sviati da falsi sogni.»
“‘Ed egli disse: Ora udite le mie parole; se vi è tra voi un profeta, io, il Signore, mi farò conoscere a lui in visione, e parlerò con lui in sogno.’ Numeri 12:6. Disse Giacobbe: ‘L’angelo del Signore mi parlò in sogno.’ Genesi 31:2. ‘E Dio venne a Labano, il Siro, in un sogno notturno.’ Genesi 31:24. Leggete i sogni di Giuseppe, [Genesi 37:5–9], e poi l’interessante storia del loro adempimento in Egitto. ‘A Gabaon il Signore apparve a Salomone di notte, in sogno.’ 1 Re 3:5. La grande e importante immagine del secondo capitolo di Daniele fu data in sogno, così pure le quattro bestie, ecc., del settimo capitolo. Quando Erode cercò di distruggere il Salvatore bambino, Giuseppe fu avvertito in sogno di fuggire in Egitto. Matteo 2:13.
“‘E avverrà negli ULTIMI GIORNI, dice Dio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, e i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni.’ Atti 2:17.
«Il dono della profezia, mediante sogni e visioni, è qui il frutto dello Spirito Santo, e negli ultimi giorni deve manifestarsi in misura sufficiente da costituire un segno. È uno dei doni della chiesa evangelica. »
«Ed egli ha dato alcuni come apostoli; e alcuni come PROFETI; e alcuni come evangelisti; e alcuni come pastori e dottori; per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo». Efesini 4:11–12.
«“E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa, in primo luogo apostoli, in secondo luogo PROFETI”, ecc. 1 Corinzi 12:28. “Non disprezzate le PROFEZIE.” 1 Tessalonicesi 5:20. Si vedano anche Atti 13:1; 21:9; Romani 7:6; 1 Corinzi 14:1, 24, 39. I profeti o le profezie sono per l’edificazione della chiesa di Cristo; e non vi è alcuna prova che si possa trarre dalla parola di Dio che essi dovessero cessare prima che cessassero evangelisti, pastori e dottori. Ma, dice l’obiettore, “Vi sono state tante false visioni e tanti falsi sogni che non posso aver fiducia in nulla di simile”. È vero che Satana ha i suoi contraffatti. Egli ha sempre avuto falsi profeti, e certamente possiamo aspettarceli anche ora, in questa sua ultima ora d’inganno e di trionfo. Coloro che respingono tali rivelazioni speciali perché esiste la contraffazione, possono con uguale ragione andare un poco oltre e negare che Dio si sia mai rivelato all’uomo in un sogno o in una visione, poiché la contraffazione è sempre esistita.»
“I sogni e le visioni sono il mezzo mediante il quale Dio si è rivelato all’uomo. Per mezzo di questo strumento egli parlò ai profeti; ha posto il dono di profezia fra i doni della chiesa del Vangelo, e ha annoverato i sogni e le visioni fra gli altri segni degli «ULTIMI GIORNI». Amen.
«Il mio scopo, nelle osservazioni di cui sopra, è stato quello di rimuovere le obiezioni in modo scritturale, e di preparare la mente del lettore a ciò che segue.» James White.