Nel sogno di Miller gli fu inviato uno scrigno da una mano invisibile. Nel suo sogno fu condotto a comprendere le dimensioni dello scrigno come “sei quadrati” per “dieci pollici”. Dieci moltiplicato per sei al quadrato equivale a trecentosessanta, che rappresenta i giorni di un anno profetico. A Miller fu dato uno scrigno che conteneva il messaggio che egli doveva proclamare, e il messaggio che egli doveva proclamare si fondava sul principio secondo cui un giorno, nella profezia biblica, rappresenta un anno. Lo scrigno era la Bibbia, e per Miller la Bibbia doveva essere considerata nella dimensione del principio “un giorno per un anno” della profezia biblica.

«Connessa con la Parola di Dio vi è una chiave che apre il prezioso scrigno, per la nostra soddisfazione e delizia. Mi sento riconoscente per ogni raggio di luce. In futuro, esperienze che ora ci sono assai misteriose saranno spiegate. Alcune esperienze potremmo non comprenderle mai pienamente finché questo mortale non rivestirà l’immortalità.» Manuscript Releases, volume 17, 261.

Nel sogno di Miller vi era una «chiave» attaccata allo scrigno, che rappresentava la metodologia che Miller fu guidato a impiegare.

«Coloro che sono impegnati nella proclamazione del messaggio del terzo angelo stanno investigando le Scritture secondo lo stesso metodo adottato da padre Miller. Nel piccolo libro intitolato Views of the Prophecies and Prophetic Chronology, padre Miller enuncia le seguenti regole semplici, intelligenti e importanti per lo studio e l’interpretazione della Bibbia:—»

«[Regole da uno a cinque citate.]»

«Quanto sopra è una parte di queste regole; e tutti noi, nel nostro studio della Bibbia, faremo bene a prestare attenzione ai princìpi esposti». Review and Herald, 25 novembre 1884.

Quando Miller aprì lo scrigno, vi trovò “gioielli d’ogni genere e dimensione, diamanti, pietre preziose, e monete d’oro e d’argento di ogni misura e valore, magnificamente disposti ciascuno al proprio posto nello scrigno; e così disposti riflettevano una luce e una gloria eguagliate soltanto dal sole.” Miller scoprì i gioielli di verità che costituiscono le verità fondamentali dell’Avventismo. Le verità che egli trovò erano “disposte” in perfetto ordine e riflettevano la luce del sole.

Miller pose quindi le verità «su una tavola centrale» e chiamò tutti a «venire e vedere». «Venire e vedere» è un simbolo tratto dall’apertura dei sigilli nel libro dell’Apocalisse, e Miller rappresenta i savi che comprendono il messaggio di Daniele che fu dissigillato nel 1798. Le verità che Miller pose sulla tavola erano le verità dissigillate dal libro di Daniele, che erano state dissigillate dal Leone della tribù di Giuda, e dovevano mettere alla prova la generazione che era in vita quando esse furono dissigillate. Per questa ragione, le quattro bestie dell’Apocalisse associate ai primi quattro sigilli, e Miller, chiamarono quella generazione a «venire e vedere».

E vidi quando l’Agnello aprì uno dei sigilli, e udii come un rumore di tuono, e uno dei quattro esseri viventi che diceva: Vieni e vedi. E vidi, ed ecco un cavallo bianco; e colui che vi sedeva sopra aveva un arco; e gli fu data una corona: ed egli uscì fuori vincendo e per vincere. E quando ebbe aperto il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente dire: Vieni e vedi. E uscì fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che vi sedeva sopra fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri; e gli fu data una grande spada. E quando ebbe aperto il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente dire: Vieni e vedi. E guardai, ed ecco un cavallo nero; e colui che vi sedeva sopra aveva in mano una bilancia. E udii una voce in mezzo ai quattro esseri viventi che diceva: Una misura di frumento per un denaro, e tre misure d’orzo per un denaro; e bada di non danneggiare l’olio e il vino. E quando ebbe aperto il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente dire: Vieni e vedi. E guardai, ed ecco un cavallo pallido; e il nome di colui che vi sedeva sopra era Morte, e l’Inferno lo seguiva. E fu loro data potestà sopra la quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la morte e mediante le bestie della terra. Apocalisse 6:1–8.

Fu Cristo, rappresentato come il Leone della tribù di Giuda, a dissigillare il libro sigillato con sette sigilli nel libro dell’Apocalisse, e fu il Leone della tribù di Giuda a dissigillare i gioielli che Miller pose sulla tavola, proclamando poi a tutti: «venite e vedete».

Le verità che egli scoprì furono illustrate in modo vivido sulla carta pionieristica del 1843, che, secondo quanto disse Sister White, era stata diretta dalla mano del Signore; la stessa mano invisibile che aveva portato a Miller lo scrigno pieno di gioielli. Le trecento carte prodotte nel 1842 furono un adempimento del comando di Habacuc di scrivere la visione e di renderla chiara su tavole. Il tavolo di Miller al centro della sua stanza rappresentava le trecento carte (tavole) che i messaggeri milleriti portarono al mondo nel 1842 e nel 1843. Quella carta, insieme con la carta pionieristica del 1850, costituiva le «tavole» del capitolo due di Habacuc.

«Era la testimonianza concorde dei predicatori e delle pubblicazioni del Secondo Avvento, quando si attenevano alla “fede originale”, che la pubblicazione del grafico fosse un adempimento di Habakkuk 2:2, 3. Se il grafico era oggetto di profezia (e coloro che lo negano abbandonano la fede originale), ne consegue allora che il 457 a.C. era l’anno dal quale datare i 2300 giorni. Era necessario che il 1843 fosse il primo tempo pubblicato, affinché “la visione” dovesse “tardare”, ossia affinché vi fosse un tempo di attesa, durante il quale il gruppo delle vergini doveva assopirsi e addormentarsi sul grande soggetto del tempo, poco prima di essere destato dal Grido di Mezzanotte». James White, Second Advent Review and Sabbath Herald, Volume 1, Number 2.

Le persone che cominciarono a rispondere al messaggio (gioielli) che da allora fu rappresentato sulla tavola di Habacuc, furono dapprima poche, ma con la conferma del principio di un giorno per un anno, l’11 agosto 1840, il popolo «aumentò fino a diventare una folla».

«Nel tempo stesso specificato, la Turchia, per mezzo dei suoi ambasciatori, accettò la protezione delle potenze alleate d’Europa, e così si pose sotto il controllo delle nazioni cristiane. L’evento adempì esattamente la predizione. Quando ciò divenne noto, moltitudini furono convinte della correttezza dei principi d’interpretazione profetica adottati da Miller e dai suoi collaboratori, e al movimento avventista fu dato un impulso straordinario. Uomini di cultura e di posizione si unirono a Miller, sia nel predicare sia nel pubblicare le sue vedute, e dal 1840 al 1844 l’opera si estese rapidamente». The Great Controversy, 334, 335.

Allora la folla cominciò a molestare i gioielli. A quel punto Miller andrà a identificare la dispersione dei gioielli. La parola «disperdere» è uno dei simboli principali dei «sette tempi» di Levitico ventisei, e Miller impiega una qualche variazione della parola «disperdere» dieci volte nella presentazione del suo sogno. «Dieci» è il simbolo di una prova e contrassegna la corretta comprensione del significato simbolico dei gioielli «dispersi» di Miller come prova profetica per coloro sui quali sono giunte le fini del mondo.

Il rigetto del gioiello dei «sette tempi» fu il primo gioiello messo da parte dall’Avventismo laodiceano, quando essi fallirono la prova della «dispersione» di Mosè, che era stata presentata da Elia (Miller), nel 1863. Da quel momento in poi i gioielli sarebbero stati sempre più dispersi, mescolati con contraffazioni e, infine, completamente ricoperti. L’occultamento dei preziosi gioielli sarebbe infine giunto a un punto tale che lo scrigno (la Bibbia) sarebbe stato distrutto.

Nel sogno di Miller vi è una distinzione evidente tra le prime «sette volte» in cui Miller impiega la parola «disperdere» e le ultime tre volte in cui usa tale parola. Dopo aver menzionato «disperdere» «sette volte», egli «si scoraggiò e si abbatté completamente, e si sedette e pianse».

Prima che Cristo, rappresentato come il Leone della tribù di Giuda, iniziasse la sua opera di dissigillare il libro che era sigillato con sette sigilli nel libro dell’Apocalisse, Giovanni pianse. Sia Giovanni sia Miller piansero quando compresero che lo scrigno (la Parola di Dio) era stato sepolto sotto gioielli contraffatti.

E vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli. E vidi un angelo potente, che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli? E nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, né guardarlo. E io piansi molto, perché non si trovava nessuno degno di aprire e di leggere il libro, né di guardarlo. E uno degli anziani mi disse: Non piangere; ecco, il Leone della tribù di Giuda, la Radice di Davide, ha vinto per aprire il libro e scioglierne i sette sigilli. Apocalisse 5:1–5.

Quando il crescente rigetto dei gioielli che Miller scoprì e presentò al mondo giunse al punto in cui la Bibbia (lo scrigno) fu distrutta, allora Miller pianse.

«Vidi allora che, fra i gioielli e la moneta genuini, avevano sparso un’innumerevole quantità di gioielli spurî e di moneta contraffatta. Fui profondamente indignato per la loro condotta vile e per la loro ingratitudine, e li ripresi e rimproverai per questo; ma quanto più li riprendevo, tanto più essi spargevano i gioielli spurî e la moneta falsa fra quelli genuini. »

«Allora fui afflitta nella mia anima fisica e cominciai a usare forza fisica per sospingerli fuori dalla stanza; ma mentre ne sospingevo fuori uno, altri tre entravano e portavano dentro sporcizia, trucioli, sabbia e ogni sorta d’immondizia, finché ricoprirono ciascuno dei veri gioielli, diamanti e monete, che furono tutti sottratti alla vista. Essi fecero anche a pezzi il mio scrigno e lo dispersero tra l’immondizia. Pensai che nessuno si curasse del mio dolore o della mia collera. Rimasi del tutto scoraggiata e abbattuta, e mi sedetti e piansi».

A questo punto del suo sogno, la parola «disperdere» è stata impiegata «sette volte». Le ultime tre occorrenze sono distinte dalle prime sette, ponendo così una firma profetica sulle sette dispersioni quale simbolo dei «sette tempi» di Levitico ventisei. Il secondo sogno di Miller, come il secondo sogno di Nebucadnetsar, identifica simbolicamente i «sette tempi».

Come avvenne con Giovanni in Apocalisse capitolo cinque, quando Miller pianse, l’uomo con la spazzola per la polvere (il Leone della tribù di Giuda) allora “aprì una porta” ed entrò nella stanza. La rappresentazione visiva del Padre che teneva il libro sigillato con sette sigilli, che nessuno poteva aprire e che aveva fatto piangere Giovanni, ebbe inizio al versetto uno del capitolo quattro.

Dopo queste cose guardai, ed ecco una porta aperta nel cielo; e la prima voce che avevo udita era come di tromba che parlava con me, dicendo: Sali quassù, e ti mostrerò le cose che devono avvenire in seguito. Apocalisse 4:1.

Miller pianse e vide una porta aperta. «Mentre così piangevo e mi affliggevo per la mia grande perdita e per la mia responsabilità, mi ricordai di Dio e pregai ardentemente che mi mandasse aiuto. Immediatamente la porta si aprì, ed entrò nella stanza un uomo, mentre tutta la gente ne usciva; ed egli, avendo in mano una spazzola per la polvere, aprì le finestre e cominciò a spazzare via dalla stanza la polvere e i rifiuti». Il Leone della tribù di Giuda e l’uomo con la spazzola per la polvere giunsero all’apertura di una porta, quando Giovanni e Miller piansero. L’apertura di una porta è un simbolo di un cambiamento dispensazionale.

Con Miller, egli pianse e una porta si aprì, ma pregò anche. «Divenni del tutto scoraggiato e abbattuto, e mi misi a sedere e piansi. Mentre così piangevo e mi affliggevo per la mia grande perdita e responsabilità, mi ricordai di Dio e pregai con fervore che Egli mi mandasse aiuto. Immediatamente la porta si aprì, ed entrò nella stanza un uomo, mentre tutte le persone la lasciavano; ed egli, avendo in mano una spazzola per la polvere, aprì le finestre e cominciò a spazzare via dalla stanza la polvere e le immondizie.»

La preghiera che costituisce un punto di riferimento nella storia degli ultimi giorni è la preghiera contrassegnata da Daniele e dai tre valorosi nel capitolo due, e anche da Daniele nel capitolo nove. È la preghiera di Levitico ventisei dei «sette tempi», che i due testimoni di Apocalisse undici devono pregare quando si renderanno conto di essere stati dispersi. I due testimoni devono ripetere ciò che Daniele aveva fatto nel capitolo nove, quando riconobbe di essere stato «disperso» in adempimento della maledizione di Mosè. I due testimoni devono ripetere ciò che Miller illustrò nel suo sogno quando giunse al punto in cui i suoi gioielli erano stati dispersi «sette volte».

Quando quella preghiera è segnata, si apre una porta, arriva l’uomo con la scopa per la sporcizia, e la stanza è vuota. La folla degli empi se n’era andata, ed era giunta una nuova dispensazione. Allora il Leone della tribù di Giuda, che ha il ventilabro in mano, «aprì le finestre e cominciò a spazzare via dalla stanza la sporcizia e i rifiuti»; e mentre «spazzava via la sporcizia e i rifiuti, le false gemme e la moneta contraffatta si sollevarono tutte e uscirono dalla finestra come una nube, e il vento le portò via».

Le finestre aperte segnano anche una divisione, poiché, mentre l’immondizia viene portata fuori dalla finestra, coloro che hanno adempiuto il comandamento che si trova in Malachia, il quale ordina ai “sacerdoti” degli ultimi giorni di «portare tutte le decime alla casa del tesoro, affinché vi sia cibo nella mia casa, e mettetemi ora alla prova in questo, dice il Signore degli eserciti, se io non vi aprirò le finestre del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sarà spazio sufficiente per riceverla», trovano il suo adempimento. La porta aperta e le finestre aperte rappresentano un cambiamento di dispensazione che si compie nel tempo in cui i sacerdoti empi vengono rimossi e i sacerdoti giusti vengono benedetti.

Quando l’uomo con la scopa di sterpaglia comincia a ripulire il suo pavimento, Miller chiude gli occhi per un momento. «Nel trambusto chiusi gli occhi per un momento; quando li riaprii, l’immondizia era tutta scomparsa. Le gemme preziose, i diamanti, le monete d’oro e d’argento, giacevano sparse in profusione per tutta la stanza». Il prezioso e il vile erano allora pienamente separati.

Il cofanetto più grande fu quindi posto sulla tavola, e i gioielli sparsi vi furono gettati dentro. «Poi pose sulla tavola un cofanetto molto più grande e più bello del precedente, e raccolse a manciate i gioielli, i diamanti, le monete, e li gettò nel cofanetto, finché non ne rimase neppure uno, sebbene alcuni dei diamanti non fossero più grandi della punta di uno spillo». Le verità fondamentali di Miller furono allora raccolte insieme non soltanto con la Bibbia, ma anche con lo Spirito di Profezia, e quelle verità erano più belle e più fulgide di quanto fossero state in origine.

Nel valutare la visione del fiume Ulai alla luce del messaggio che fu disigillato nel 1798, si deve comprendere che alcune di quelle verità erano limitate dalla struttura interpretativa data a Miller. Si deve altresì prevedere che alcune di quelle verità saranno pertanto più ampie e più belle, anche se talune di esse potrebbero apparire piccole o secondarie.

Quando le verità vengono restaurate, esse sono poste in un cofano più grande; allora l’appello viene nuovamente rivolto, non da Miller, ma da Cristo (che è l’uomo della spazzola per la polvere, che è il Leone della tribù di Giuda), a: «vieni e vedi». Ciò identifica che ha appena avuto luogo una dischiusura, e la dischiusura finale è la Rivelazione di Gesù Cristo che ha luogo appena prima che si chiuda il tempo di grazia, o, come la sorella White lo identifica, quando l’uomo della spazzola per la polvere è entrato.

«Guardai dentro la cassetta, ma i miei occhi furono abbagliati da quella vista. Essi splendevano con una gloria dieci volte maggiore di prima. Pensai che fossero stati strofinati nella sabbia dai piedi di quelle persone malvagie che li avevano dispersi e calpestati nella polvere. Erano disposti in bellissimo ordine nella cassetta, ciascuno al proprio posto, senza alcun segno visibile della fatica dell’uomo che ve li aveva gettati. Gridai per la gioia, e quel grido mi svegliò». Early Writings, 83.

Il tempo di attesa e la prima delusione giunsero il 18 luglio 2020, e dal luglio 2023 il Leone della tribù di Giuda ha cominciato a dissigillare il messaggio della Rivelazione di Gesù Cristo. Tale dissigillamento include il libro di Daniele, e concluderemo il nostro esame del sogno di Miller nel prossimo articolo.

L’opera dell’uomo con la spazzola per la polvere viene compiuta in cooperazione con i «sacerdoti saggi», e l’opera di quei «sacerdoti», che sono i due testimoni di Apocalisse capitolo undici, e che sono altresì le ossa morte risuscitate di Ezechiele capitolo trentasette, è rappresentata anche da altre linee della Parola di Dio. Useremo alcune di quelle linee come secondi testimoni di ciò che abbiamo identificato riguardo al secondo sogno di William Miller.

«Le Scritture ci sono date per il nostro bene, affinché possiamo ricevere ammaestramento nella giustizia. Preziosi raggi di luce sono stati oscurati dalle nubi dell’errore, ma Cristo è pronto a dissipare le nebbie dell’errore e della superstizione, e a rivelarci lo splendore della gloria del Padre, cosicché diremo, come fecero i discepoli: “Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via?”» Publishing Ministry, 68.