Stiamo trattando i «sette tempi» di Levitico ventisei così come sono rappresentati nel libro di Daniele. Lo facciamo perché una delle caratteristiche profetiche dei «sette tempi» è che essi rappresentano la «pietra d’inciampo» che i costruttori hanno rigettato. Definisco la pietra d’inciampo rappresentata nelle Scritture come una verità che può essere vista, ma non lo è. Per coloro che la vedono, essa è preziosa; ma per coloro che non la vedono, non è soltanto ciò su cui inciampano, bensì la pietra che li riduce in polvere.
Quando Cristo presentò la pietra che gli edificatori avevano rigettata, Egli indicò che la pietra angolare sarebbe divenuta il «capo» dell’angolo. Il messaggio della pietra rigettata nelle Scritture ha sempre a che fare con il fatto che Dio passa oltre un precedente popolo del patto, mentre nello stesso tempo Dio entra in patto con un popolo che prima non era stato il popolo di Dio.
Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: «La pietra che i costruttori hanno rigettata è divenuta la pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri»? Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti. E chiunque cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; ma colui sul quale essa cadrà sarà stritolato. Matteo 21:42–44.
La prima «profezia di tempo» alla quale William Miller fu condotto dai santi angeli furono i «sette tempi» di Levitico ventisei. L’avventismo laodiceo diede inizio al processo di demolizione delle verità fondamentali che il Signore aveva assemblato mediante il ministero di Miller, rigettando la primissima delle scoperte di Miller. Naturalmente, qualunque illustrazione profetica di un fondamento sacro è un’illustrazione di Cristo, che è «la Pietra»; perciò il rigetto dei «sette tempi» nel 1863 non identifica soltanto l’inizio del processo di rigetto delle verità fondamentali, ma rappresenta anche un rigetto di Cristo. Come nella testimonianza di Cristo circa la pietra rigettata, anche Pietro identifica che una delle profezie connesse con la pietra di fondamento è che essa sarebbe infine divenuta «testata d’angolo».
Perciò anche nella Scrittura è contenuto questo: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chi crede in lui non sarà affatto confuso. Per voi dunque che credete ella è preziosa; ma per quelli che sono disubbidienti, la pietra che gli edificatori hanno riprovata è divenuta la pietra angolare principale, e pietra d’inciampo e sasso d’intoppo; per coloro infatti che inciampano nella parola, essendo disubbidienti; al che anche sono stati destinati. Ma voi siete una stirpe eletta, un regal sacerdozio, una nazione santa, un popolo acquistato, affinché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce; voi che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia. 1 Pietro 2:6–8.
La pietra di fondazione, all’inizio dell’Avventismo, diviene la testata d’angolo. Isaia è in accordo con Cristo e con Pietro, e Isaia usa la pietra di fondazione per rappresentare un popolo del patto che viene messo da parte a favore di un nuovo popolo del patto. Nella sua testimonianza egli rappresenta una classe che ha fatto un patto con la morte e che ha ricevuto una menzogna. La menzogna che essi ricevono è la menzogna che Paolo identifica come quella che reca una potente delusione su coloro che fanno un patto con la morte, perché non hanno ricevuto l’amore della verità.
Perciò ascoltate la parola del Signore, o uomini beffardi, che governate questo popolo che è in Gerusalemme. Poiché avete detto: «Noi abbiamo fatto un patto con la morte, e con il soggiorno dei morti siamo venuti a intesa; quando passerà il flagello traboccante, non giungerà fino a noi; poiché abbiamo fatto della menzogna il nostro rifugio e ci siamo nascosti sotto la falsità»; perciò così dice il Signore, Dio: «Ecco, io pongo in Sion, come fondamento, una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento sicuro; chi crede non avrà fretta. Farò del giudizio la regola e della giustizia il filo a piombo; la grandine spazzerà via il rifugio della menzogna e le acque inonderanno il nascondiglio. Il vostro patto con la morte sarà annullato e la vostra intesa con il soggiorno dei morti non reggerà; quando passerà il flagello traboccante, voi ne sarete calpestati». Isaia 28:14–18.
I «sette tempi» sono stati nascosti sotto menzogne, e quando Dio passerà oltre il Suo antico popolo del patto ed entrerà in patto con i centoquarantaquattromila, la pietra che prima era la pietra angolare rigettata ascenderà per diventare la «testa» dell’angolo. Per coloro che comprendono questa verità, essa è preziosa; e per coloro che non la comprendono, la pietra che diviene la testa dell’angolo non solo li schiaccia, ma diviene metaforicamente anche la loro pietra sepolcrale.
Nel libro di Daniele, al capitolo otto e al versetto diciannove, troviamo la «fine ultima» dell’indignazione, identificando così il fatto che vi debba essere anche una «prima fine» dell’indignazione. Il periodo di tempo dal 677 a.C. fino al 22 ottobre 1844 rappresenta il periodo di tempo durante il quale il santuario (e l’esercito) sarebbe stato calpestato. Ma il papato doveva prosperare fino a che l’indignazione fosse compiuta, secondo Daniele capitolo undici, versetto trentasei. Se la fine dell’indignazione del capitolo otto rappresenta la fine di un periodo di tempo, allora anche la fine dell’indignazione del capitolo undici rappresenta la fine di un periodo di tempo. Questo è ciò che la Bibbia insegna chiaramente, benché questa verità sia stata occultata con menzogne da coloro che hanno fatto un patto con la morte.
La fine di entrambe le indignazioni rappresenta la fine di un identico periodo di tempo, poiché entrambe costituirono l’adempimento della medesima maledizione di duemilacinquecentoventi anni di dispersione, cattività e schiavitù. Il regno settentrionale subì per primo la dispersione, la cattività e la schiavitù dei «sette tempi», quando, nel 723 a.C., il re d’Assiria li condusse in cattività. Il regno meridionale subì la stessa sorte nel 677 a.C. Geremia conferma questo fatto.
Israele è una pecora dispersa; i leoni l’hanno scacciata: prima il re d’Assiria l’ha divorata; e, infine, questo Nabucodonosor, re di Babilonia, gli ha spezzato le ossa. Geremia 50:17.
Geremia sta identificando un giudizio progressivo. Gli Assiri rimuovono il regno settentrionale nel 723 a.C., poi conducono Manasse a Babilonia, loro città capitale, nel 677 a.C. Poi Nabucodonosor prende Ioiachim, segnando così l’inizio dei settant’anni di cattività nel 606 a.C. Poi Nabucodonosor prende Sedechia e distrugge Gerusalemme nel 586 a.C.
Al regno meridionale era stato ammonito che avrebbe subìto la stessa sorte del regno settentrionale se avesse continuato nella sua ribellione. Il giudizio del regno settentrionale si sarebbe compiuto sul regno meridionale, e il simbolo di quel giudizio era una linea che doveva essere tesa sopra Giuda. Nella testimonianza di Isaia, era semplicemente la «linea», ma nel passo seguente, la «linea» è la «linea di Samaria».
Perciò così dice il Signore, il Dio d’Israele: Ecco, io sto per far venire su Gerusalemme e su Giuda una tale sciagura, che a chiunque ne udrà parlare tintinneranno entrambi gli orecchi. E stenderò su Gerusalemme la corda di Samaria e il piombino della casa di Acab; e ripulirò Gerusalemme come un uomo ripulisce un piatto, ripulendolo e capovolgendolo. E abbandonerò il residuo della mia eredità e lo darò in mano ai suoi nemici; ed essi diverranno preda e bottino per tutti i loro nemici; perché hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e mi hanno provocato ad ira, dal giorno in cui i loro padri uscirono dall’Egitto fino ad oggi. 2 Re 21:12–15.
Vi sono due espressioni profetiche nei versetti appena citati che devono essere considerate. La prima è il formicolio degli orecchi, e l’altra è il filo a piombo. In questi versetti la corda di Samaria è anche identificata come il filo a piombo della casa di Achab. La corda e il filo a piombo sono strumenti di giudizio, usati nel processo di costruzione. Nei versetti, essi indicano che lo stesso giudizio che fu eseguito contro il regno del nord, rappresentato da Samaria e dalla casa di Achab, sarebbe stato fatto venire su Giuda e Gerusalemme. Quando l’avvertimento fu presentato, il regno settentrionale d’Israele era già stato invaso, conquistato, distrutto e condotto in schiavitù. Il messaggio del giudizio di Dio produce il formicolio degli orecchi in coloro che odono l’avvertimento. Sia il filo a piombo sia il formicolio degli orecchi si trovano ciascuno tre volte nelle Scritture. In ogni caso, essi rappresentano l’indignazione di Dio contro il Suo stesso popolo.
Allora il Signore venne, si fermò e chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele». Samuele rispose: «Parla, poiché il tuo servo ascolta». E il Signore disse a Samuele: «Ecco, io sto per compiere in Israele una cosa tale che ne formicoleranno gli orecchi a chiunque la udrà. In quel giorno eseguirò contro Eli tutto ciò che ho detto riguardo alla sua casa; quando avrò cominciato, porterò anche a compimento». 1 Samuele 3:10–12.
Il rovesciamento della casa di Eli è la profezia che avrebbe fatto ronzare entrambi gli orecchi a chiunque l’avesse udita. Il ronzio degli orecchi, al tempo di Samuele, simboleggia il venir meno della casa di Eli. L’adempimento della predizione data a Samuele fu il rovesciamento della casa di Eli e l’instaurazione di Samuele come profeta. Samuele rappresenta un popolo che, come dice Pietro, un tempo non era il popolo di Dio, ma ora lo è; infatti, quando Samuele fu stabilito come profeta, la casa di Eli fu distrutta. Anche Geremia proclama un giudizio contro la guida di Gerusalemme che fa ronzare gli orecchi.
E dirai: Ascoltate la parola del Signore, o re di Giuda e abitanti di Gerusalemme. Così parla il Signore degli eserciti, il Dio d’Israele: Ecco, io farò venire su questo luogo una sciagura tale che chiunque l’udirà ne avrà intronate le orecchie. Geremia 19:3
Tutti e tre i riferimenti alle orecchie che tintinnano sono associati a un popolo del patto che ha stretto un patto con la morte e che, in seguito, viene invaso, conquistato, distrutto, disperso e condotto in schiavitù. Le orecchie che tintinnano sono un simbolo del giudizio dell’indignazione di Dio, e il simbolo di quel giudizio è rappresentato anch’esso tre volte nelle Scritture, con la parola «filo a piombo». Lo abbiamo già letto in Secondo Re e in Isaia, ma vi è un altro riferimento al «filo a piombo» nelle Scritture, e in quel riferimento la parola filo a piombo è tradotta da una parola ebraica diversa rispetto ai due riferimenti precedenti.
E l’angelo che parlava con me tornò e mi svegliò, come un uomo che sia svegliato dal suo sonno, e mi disse: «Che cosa vedi?» E io risposi: «Ho guardato, ed ecco un candelabro tutto d’oro, con in cima una coppa, e su di esso le sue sette lampade, e sette condotti per le sette lampade che sono in cima ad esso; e due ulivi presso di esso, uno alla destra della coppa e l’altro alla sua sinistra». Allora presi a parlare e dissi all’angelo che parlava con me: «Che cosa sono queste cose, signor mio?» E l’angelo che parlava con me mi rispose e mi disse: «Non sai che cosa siano queste cose?» E io dissi: «No, signor mio». Allora egli rispose e mi parlò, dicendo: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele: Non per potenza, né per forza, ma per il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti. Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diverrai pianura; ed egli ne trarrà fuori la pietra di coronamento tra grida: Grazia, grazia ad essa!» Inoltre la parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: «Le mani di Zorobabele hanno posto il fondamento di questa casa; le sue mani la porteranno anche a compimento; e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha mandato a voi. Infatti, chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose? Poiché essi si rallegreranno e vedranno il piombino nella mano di Zorobabele con quei sette; essi sono gli occhi del Signore, che percorrono tutta la terra». Allora io ripresi a parlare e gli dissi: «Che cosa sono questi due ulivi alla destra del candelabro e alla sua sinistra?» E parlai di nuovo e gli dissi: «Che cosa sono questi due rami d’ulivo che, per mezzo dei due condotti d’oro, riversano fuori da sé l’olio dorato?» Ed egli mi rispose e disse: «Non sai che cosa siano queste cose?» E io dissi: «No, signor mio». Allora egli disse: «Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra». Zaccaria 4:1–14.
La parola tradotta come «filo a piombo» in Secondo Re e in Isaia ventotto è «mishqâl» e significa un peso. In entrambi i passi, un peso (filo a piombo) doveva essere aggiunto alla linea. Il peso è ciò che si usa in una bilancia e rappresenta il giudizio. La linea con un peso è una linea di giudizio. La linea di Samaria fu il periodo dei «sette tempi», ossia duemilacinquecentoventi anni. Il medesimo periodo di tempo doveva essere posto sul regno meridionale, come era stato posto sul regno settentrionale. La fine di ciascuna delle due linee è identificata nel libro di Daniele come o la fine dell’ultima indignazione o la fine della prima indignazione. In Daniele il periodo è rappresentato come il tempo in cui Gerusalemme e l’esercito dovevano essere calpestati dalle due potenze desolatrici del paganesimo e del papato. Entrambi i periodi avrebbero avuto inizio quando le rispettive città capitali fossero state invase, conquistate, distrutte e i loro cittadini condotti in schiavitù.
Ma in Zaccaria, la parola «piombino» è formata dalla combinazione di due parole ebraiche. La prima parola è «’eben», e significa «costruire», e significa anche «pietra». Significa «pietra da costruzione». Questa parola è poi combinata con la parola ebraica «bedı̂yl», che significa «dividere o separare». Il «piombino» in Zaccaria è la pietra sulla quale si costruisce e che produce una separazione e una divisione. La divisione è tra due classi di adoratori: una classe che gioisce quando vede la pietra, ne fa il capo del proprio angolo e costruisce su di essa, e l’altra che non la vede, la rigetta, inciampa su di essa e infine ne è schiacciata; essa allora diventa la loro pietra di sommità o lapide sepolcrale. Una classe fa un patto con la vita, l’altra un patto con la morte.
Nella storia di Zaccaria, l’antico Israele era appena uscito da Babilonia per ricostruire e restaurare Gerusalemme. Zorobabele fu nominato governatore e doveva sovrintendere all’opera. Egli pose la pietra di fondazione all’inizio dell’opera e collocò la pietra di coronamento, o pietra angolare superiore, alla fine dell’opera. Zorobabele significa «la progenie di Babilonia». Tutte le profezie stanno identificando gli ultimi giorni, e il nome di Zorobabele è il simbolo della storia del messaggio del primo angelo quando fu posta la pietra di fondazione, e il suo nome è anche il simbolo del messaggio del terzo angelo, quando viene collocata la pietra di coronamento, o pietra angolare superiore. La manifestazione dell’effusione dello Spirito Santo, sia nel primo movimento sia nel secondo movimento, è rappresentata dal nome di Zorobabele (progenie di Babilonia), poiché esso rappresenta il messaggio che chiama l’ultima generazione della «progenie di Babilonia» a uscirne. Esso rappresenta il messaggio del Grido di Mezzanotte che ebbe luogo nel primo movimento e che sta per aver luogo nell’ultimo movimento del Gran Grido.
I due ulivi, i due rami d’ulivo e i due unti che rappresentano i vasi nei quali i due condotti d’oro versano l’olio:
«Gli unti che stanno presso il Signore di tutta la terra occupano la posizione un tempo assegnata a Satana quale cherubino protettore. Per mezzo degli esseri santi che circondano il suo trono, il Signore mantiene una comunicazione costante con gli abitanti della terra. L’olio d’oro rappresenta la grazia con la quale Dio provvede alle lampade dei credenti, affinché non vacillino e non si spengano. Se non fosse per il fatto che quest’olio santo viene riversato dal cielo nei messaggi dello Spirito di Dio, le potenze del male avrebbero il completo controllo sugli uomini.»
«Dio è disonorato quando non riceviamo le comunicazioni che Egli ci invia. Così rifiutiamo l’olio d’oro che vorrebbe riversare nelle nostre anime perché sia comunicato a coloro che sono nelle tenebre. Quando verrà il grido: “Ecco, lo sposo arriva; uscitegli incontro”, coloro che non avranno ricevuto l’olio santo, che non avranno custodito nei loro cuori la grazia di Cristo, scopriranno, come le vergini stolte, di non essere pronti a incontrare il loro Signore. Non hanno in sé il potere di procurarsi l’olio, e la loro vita è rovinata. Ma se si chiede il Santo Spirito di Dio, se supplichiamo, come fece Mosè, “Mostrami la tua gloria”, l’amore di Dio sarà sparso nei nostri cuori. Attraverso i condotti d’oro, l’olio d’oro ci sarà comunicato. “Non per potenza, né per forza, ma per il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti”. Ricevendo i fulgidi raggi del Sole di giustizia, i figli di Dio risplendono come luci nel mondo». Review and Herald, 20 luglio 1897.
Zaccaria aveva ripetutamente chiesto chi fossero i due ulivi, richiamando così l’attenzione sui vari simboli dei due testimoni. La sorella White identifica i due ulivi come i due testimoni di Apocalisse undici.
«Riguardo ai due testimoni, il profeta dichiara inoltre: “Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Dio della terra”. “La tua parola”, disse il salmista, “è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero”. Apocalisse 11:4; Salmo 119:105. I due testimoni rappresentano le Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento». Il gran conflitto, 267.
Zaccaria aveva desiderato comprendere chi fossero questi due testimoni. Nella Rivoluzione francese essi erano l’Antico e il Nuovo Testamento. Erano rappresentati come Mosè ed Elia, che furono uccisi nella piazza dalla bestia che saliva dall’abisso. Essi rappresentano il ministero di Future for America, che fu ucciso il 18 luglio 2020.
All’inizio del capitolo, dopo che Zaccaria è stato risvegliato, quando le aride ossa morte sono state ricongiunte, ma non ancora vivificate, Gabriele chiede: «Che cosa vedi?» Zaccaria descrive ciò che ha visto, e poi domanda: «Che cosa sono questi, signor mio?» Gabriele sottolinea l’argomento della domanda rispondendo alla domanda di Zaccaria con una domanda. Egli chiede a Zaccaria: «Non sai che cosa siano questi?» Gabriele poi risponde: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele, che dice: Non per potenza, né per forza, ma per il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti.»
La parola del Signore rivolta a Zorobabele fu: «Non per potenza, né per forza, ma per il mio Spirito. Chi sei tu, o gran monte? Davanti a Zorobabele diventerai pianura; ed egli ne trarrà fuori la pietra di coronamento fra acclamazioni, gridando: Grazia, grazia ad essa».
Zorobabele, il governatore, rappresenta il messaggero che prepara la via nella storia iniziale e finale, davanti al quale il monte diventa come una pianura. Isaia identifica l’opera dello stesso messaggero e dice che egli «appianerà nel deserto una strada per il nostro Dio», e che farà sì che «ogni valle» sia «innalzata». Egli farà anche sì che «ogni monte e colle» siano «abbassati», poiché il «grande monte» davanti al governatore Zorobabele «diventerà pianura».
Il messaggio dei “sette tempi” fu dato a William Miller da Dio. Zorobabele rappresenta William Miller, che pose la pietra di fondamento dei “sette tempi”, e rappresenta anche le mani che “porteranno avanti la pietra principale” con “grida, gridando: Grazia, grazia ad essa”. Il raddoppiamento della parola “grazia” rappresenta il messaggio del Grido di Mezzanotte. Le “grida” rappresentano lo stesso messaggio rappresentato dal gran grido del terzo angelo, e il “gridando” rappresenta il Grido di Mezzanotte. L’intero passo riguarda il messaggio del Grido di Mezzanotte. Riguarda le vergini che erano addormentate nella morte sulle strade di Apocalisse undici, che attraversa la valle delle ossa secche e morte. Riguarda la risurrezione delle ossa secche e morte, e riguarda il ruolo profetico del “filo a piombo” che le vergini sagge vedono e che le induce a gioire.
Allora Zaccaria dice: «inoltre». Inoltre significa porre il passo seguente al di sopra del passo precedente. È un riferimento al principio profetico di linea su linea. Il dialogo precedente ha identificato il risveglio a mezzanotte del popolo di Dio, rappresentato da Zaccaria. Il dialogo precedente ha ripetutamente sottolineato il desiderio del popolo di Dio negli ultimi giorni di comprendere chi siano i due testimoni di Apocalisse undici. Il dialogo precedente ha identificato che Zorobabele rappresenta l’opera nel primo movimento e anche l’opera nell’ultimo movimento. Ha identificato che le «mani» di Zorobabele (che rappresentano la potenza umana) dovevano porre la pietra di fondazione e la pietra di coronamento, ma l’opera delle sue mani fu ed è compiuta soltanto mediante la potenza divina del Consolatore.
Il dialogo che seguì, e che va collocato al di sopra del dialogo precedente, identifica che quando le «mani di Zorobabele» porteranno a compimento l’opera, allora il popolo di Dio negli ultimi giorni «saprà che il Signore» ha «mandato» Gabriele, il portatore di luce, «a» il popolo di Dio. Esso riconoscerà il processo di comunicazione celeste che è la prima verità rappresentata in connessione con la Rivelazione di Gesù Cristo. Rifiutare il messaggio e l’opera di Zorobabele significa rifiutare il messaggio che proviene da Gabriele, il quale lo ricevette da Cristo, che a sua volta lo ricevette dal Padre.
Poi vengono definite le due classi di adoratori. Una classe «ha disprezzato il giorno delle piccole cose?» L’altra classe «si rallegrerà» quando «vedrà il piombino in mano di Zorobabele con quei sette» che «sono gli occhi del Signore, i quali percorrono tutta la terra». Coloro che disprezzano il giorno delle piccole cose disprezzano l’opera storica di William Miller, rappresentata dal «piombino». Essi sono posti in contrasto con coloro che si rallegrano quando vedono il «piombino» nelle mani di Zorobabele. Il «piombino» di Zaccaria è la pietra da costruzione che produce una divisione. Una classe disprezza il «piombino», poiché rifiuta di vedere che il «piombino» nella mano di Zorobabele è con «quei sette». La parola «sette» che è con il «piombino» è la stessa parola ebraica che in Levitico ventisei è tradotta «sette volte».
Allora Zaccaria ripete il fatto che, quando si sveglia, non sa chi siano i due testimoni. Perciò domanda una seconda volta: «Che cosa sono questi due ulivi?» Lo ripete ancora, domandando: «Che cosa sono questi due rami d’ulivo, che per mezzo dei due condotti d’oro versano fuori da sé l’olio d’oro?» E Gabriele sottolinea la domanda rispondendo ancora una volta alla domanda di Zaccaria con una domanda: «Non sai tu che cosa siano questi?» al che Zaccaria risponde: «No». Gabriele allora dice: «Questi sono i due unti, che stanno presso il Signore di tutta la terra».
Il capitolo comincia con Gabriele che risveglia Zaccaria dal suo sonno. Zaccaria rappresenta dunque le vergini che vengono destate a mezzanotte, e quando quelle vergini vengono destate, esse sono rappresentate come gravate da un ardente onere di comprendere che cosa rappresentino i due testimoni di Apocalisse capitolo undici. Tutti i libri della Bibbia convergono e si concludono nel libro dell’Apocalisse. Tutti i profeti sono concordi gli uni con gli altri, poiché Dio non è autore di confusione. Tutti i profeti parlano più degli ultimi giorni che dei giorni nei quali vissero.
Gabriele impiega il principio dell’Alfa e dell’Omega identificando che Zorobabele inizierà e porterà a compimento l’opera della costruzione del tempio. La sua opera è rappresentata dalla posa della pietra di fondazione all’inizio e della pietra di coronamento alla fine. Zorobabele rappresenta il movimento dei Milleriti e il movimento di Future for America.
Ciò che Gabriele presenta a Zaccaria è che l’opera del Grido di Mezzanotte, sia nel movimento del primo angelo sia nel movimento del terzo angelo, si compie con la potenza dello Spirito Santo.
Mentre giacevano morti nella strada, il mondo si rallegrava per i loro cadaveri; ma quando risorsero, il mondo allora ebbe paura ed essi si rallegrarono. Essi si rallegrano perché vedono il filo a piombo di quei «sette tempi» nella mano di Zorobabele. Il filo a piombo è la pietra sulla quale si edifica, che separa i saggi dagli stolti.
Zaccaria non dice «i sette», egli dice: «quei sette». Essi vedono sia i duemilacinquecentoventi anni della dispersione. La parola tradotta con «sette» è la stessa parola che in Levitico ventisei è tradotta «sette volte», e rappresenta «la maledizione» della schiavitù che fu fatta ricadere sia sul regno settentrionale sia su quello meridionale d’Israele. Il libro di Daniele identifica «quei sette» come una prima e un’ultima indignazione.
La pietra di fondamento posta da William Miller furono i “sette tempi”, e la pietra angolare posta dal movimento del terzo angelo sono i “sette tempi”. Coloro che si rallegrano quando vedono “quei sette” nel risveglio del Grido di Mezzanotte degli ultimi giorni, assisteranno a una divisione e a una separazione tra il prezioso e il vile. Il prezioso si rallegrerà mentre perviene alla piena unità, e il vile scoprirà troppo tardi di non avere l’olio che è disceso attraverso i due tubi d’oro. La verità che provoca il rallegramento per una classe sarà una pietra d’inciampo per l’altra classe, benché fosse a disposizione di tutti coloro che erano disposti a vedere.
Proprio come i «sette tempi» divennero una prova all’inizio, nel 1856, quando l’Avventismo filadelfiano passò all’Avventismo laodicense, così i «sette tempi» sono ancora una volta una prova alla fine, proprio là dove l’Avventismo laodicense passa all’Avventismo filadelfiano. La prova all’inizio fu fallita nel 1863, con il rigetto della dottrina biblica dei «sette tempi». Coloro che falliscono la prova alla fine nel 2023, lo faranno per aver rigettato l’esperienza richiesta dal rimedio identificato dai «sette tempi» di Levitico ventisei.
Era importante riconoscere che il libro di Daniele sostiene pienamente i «sette tempi» prima di iniziare a considerare il messaggio profetico dei primi sei capitoli del libro di Daniele, poiché i capitoli quattro e cinque riguardano i «sette tempi» e identificano l’inizio e la fine delle due corna della bestia della terra di Apocalisse capitolo tredici.
Inizieremo il nostro esame di quei primi sei capitoli nel prossimo articolo.
“La luce che Daniele ricevette da Dio fu data specialmente per questi ultimi giorni. Le visioni che egli vide presso le rive dell’Ulai e dell’Hiddekel, i grandi fiumi di Scinear, sono ora in via di adempimento, e tutti gli eventi predetti si compiranno presto.
«Considerate le circostanze della nazione giudaica quando furono date le profezie di Daniele.
«Diamo più tempo allo studio della Bibbia. Non comprendiamo la Parola come dovremmo. Il libro dell’Apocalisse si apre con un’esortazione rivolta a noi, affinché comprendiamo l’istruzione che esso contiene. “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia”, dichiara Dio, “e custodiscono le cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino”. Quando noi, come popolo, comprenderemo che cosa questo libro significhi per noi, si vedrà fra noi un grande risveglio. Non comprendiamo pienamente gli insegnamenti che esso impartisce, nonostante l’esortazione che ci è stata rivolta di investigarlo e studiarlo.
«In passato degli insegnanti hanno dichiarato che Daniele e l’Apocalisse erano libri sigillati, e il popolo se ne è allontanato. Il velo, il cui apparente mistero ha trattenuto molti dal sollevarlo, Dio stesso lo ha ritirato da queste parti della Sua parola. Il nome stesso “Apocalisse” contraddice l’affermazione che sia un libro sigillato. “Apocalisse” significa che qualcosa d’importante è rivelato. Le verità di questo libro sono rivolte a coloro che vivono in questi ultimi giorni. Noi ci troviamo, con il velo rimosso, nel luogo santo delle cose sacre. Non dobbiamo rimanere fuori. Dobbiamo entrare, non con pensieri negligenti e irriverenti, non con passi impetuosi, ma con riverenza e timore di Dio. Ci stiamo avvicinando al tempo in cui le profezie del libro dell’Apocalisse devono compiersi». Testimonies to Ministers, 113.