L’apostolo Paolo fu l’anello di congiunzione tra l’antico Israele e l’Israele spirituale, poiché il suo ministero, il suo nome, le sue circostanze personali e la sua opera profetica rendono tutti testimonianza a questa verità. Egli si definì il minimo degli apostoli, poiché aveva perseguitato il popolo di Dio.

Poiché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. 1 Corinzi 15:19.

Il nome che gli fu dato alla conversione era Paolo, che significa piccolo o di piccola statura, poiché egli era il minimo degli apostoli. Tuttavia, il suo nome originario era Saulo, che significa «scelto».

Allora Anania rispose: Signore, ho udito da molti riguardo a quest’uomo quanto male egli abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme; e qui egli ha autorità, conferitagli dai capi dei sacerdoti, di legare tutti coloro che invocano il tuo nome. Ma il Signore gli disse: Va’, perché egli è uno strumento eletto per me, per portare il mio nome davanti ai Gentili, ai re e ai figli d’Israele, Atti 9:13–15.

Saulo era «un vaso scelto» per portare il vangelo ai Gentili, ma doveva prima essere convertito e umiliato fino a divenire Paolo (piccolo), poiché avrebbe avuto bisogno di essere potente. Paolo comprese che la sua forza si trovava nella sua piccolezza, ossia nella sua debolezza.

E affinché io non fossi innalzato oltre misura per l’abbondanza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un messaggero di Satana per schiaffeggiarmi, affinché io non fossi innalzato oltre misura. Per questo pregai tre volte il Signore, affinché si allontanasse da me. Ed egli mi disse: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si compie nella debolezza». Molto volentieri dunque mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Perciò mi compiaccio in infermità, in oltraggi, in necessità, in persecuzioni, in angosce per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte. 2 Corinzi 12:7–10.

Saulo fu “selezionato”, ma affinché fosse forte fu reso piccolo (Paolo). Egli fu scelto per portare il vangelo ai Gentili, ma era stato selezionato in parte a motivo della sua conoscenza dell’Antico Testamento.

Soprattutto perché so che tu sei esperto in tutte le usanze e questioni che sono fra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente. La mia maniera di vivere fin dalla mia giovinezza, che da principio trascorsi in mezzo alla mia nazione a Gerusalemme, è conosciuta da tutti i Giudei; essi mi conoscono fin dal principio, se vogliono renderne testimonianza, che secondo la più rigorosa setta della nostra religione vissi da Fariseo. Atti 26:3–5.

Saulo era stato istruito da Gamaliele, il quale era considerato uno dei più grandi maestri delle Scritture dell’Antico Testamento.

«La richiesta fu concessa, e “Paolo, stando sui gradini, fece cenno con la mano al popolo”. Quel gesto attirò la loro attenzione, mentre il suo contegno imponeva rispetto. “E, fattosi un gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica, dicendo: Uomini, fratelli e padri, ascoltate la difesa che ora vi rivolgo”. Al suono delle familiari parole ebraiche, “essi fecero ancor più silenzio”, e nel silenzio universale egli proseguì: “‘Io sono veramente un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato secondo la perfetta osservanza della legge dei padri, essendo zelante per Dio, come tutti voi siete oggi’. Nessuno poteva negare le affermazioni dell’apostolo, poiché i fatti ai quali egli si riferiva erano ben noti a molti che erano ancora in vita a Gerusalemme». Acts of the Apostles, 408.

Saulo non era stato scelto a caso, e uno degli scopi specifici del ministero di Paolo era quello di fare da ponte tra la storia sacra dell’Israele letterale e la storia sacra dell’Israele spirituale. In relazione a questo fatto, egli fu l’autore della maggior parte del Nuovo Testamento. Un capitolo dei suoi scritti individua il fondamento della struttura del messaggio del primo angelo e anche della struttura del messaggio del terzo angelo. Il passo costituisce un monumento nella storia dell’Avventismo, che individua la distinzione tra i saggi e gli stolti all’inizio e alla fine dell’Avventismo.

Or vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e al nostro adunamento con lui, di non lasciarvi così presto sconvolgere nella mente né turbare, né da spirito, né da parola, né da lettera come se provenisse da noi, quasi che il giorno di Cristo sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, il quale si oppone e s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o che è oggetto di culto, fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio. Non vi ricordate che, quand’ero ancora con voi, vi dicevo queste cose? E ora sapete ciò che lo trattiene, affinché sia manifestato nel suo tempo. Poiché il mistero dell’iniquità è già all’opera; soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato quell’empio, che il Signore consumerà con lo spirito della sua bocca e distruggerà con lo splendore della sua venuta. La venuta di quell’empio avrà luogo per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, e con ogni inganno d’iniquità per quelli che periscono, perché non hanno ricevuto l’amore della verità per essere salvati. E per questa ragione Dio manderà loro una potente delusione, affinché credano alla menzogna, onde tutti siano condannati che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’ingiustizia. 2 Tessalonicesi 2:1–12.

Il contesto di questo passo riguarda la considerazione di quando Cristo sarebbe ritornato la seconda volta. Paolo ricorda ai Tessalonicesi di aver già risposto in precedenza a tale preoccupazione, quando dichiarò: «Non vi ricordate che, quand’ero ancora con voi, vi dicevo queste cose?». Paolo cercava di impedire che i fratelli fossero ingannati riguardo all’argomento della «venuta del Signore nostro Gesù Cristo e del nostro adunamento con lui».

Gli storici riconoscono che metà del messaggio di William Miller era fondata sulla sua identificazione dei duemilatrecento anni di Daniele, capitolo otto, versetto quattordici. L’altra metà del suo messaggio, che talvolta non viene riconosciuta, consiste nella sua opera di confutazione dei falsi insegnamenti riguardanti la seconda venuta di Cristo.

Sulla base della falsa metodologia gesuitica vi era (e vi è ancora) un importante falso insegnamento al quale William Miller si oppose costantemente. Era il falso insegnamento secondo cui la seconda venuta del Signore sarebbe stata preceduta da mille anni di pace chiamati il «millennio temporale», al quale si oppose anche Sorella White.

L’opera di Miller stava altresì stabilendo la verità del ritorno letterale di Cristo, in opposizione alle varie false idee riguardanti il millennio che prevalevano ai suoi tempi. Paolo si riferisce alla Seconda Venuta in 2 Tessalonicesi, perciò quel passo faceva parte della comprensione che Miller aveva di una Seconda Venuta letterale. Quel capitolo era “Present Truth” per Miller.

Paolo identifica un’importante sequenza di eventi connessi con la Seconda Venuta, e fornisce anche la logica del perché i Tessalonicesi non dovessero attendersi il ritorno del Signore nel corso della loro vita. Paolo dice: «Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del nostro Signore Gesù Cristo e al nostro adunamento con lui». La parola «preghiamo» significa interrogare. Paolo sta svolgendo un ragionamento sugli elementi associati alla Seconda Venuta e conduce il suo uditorio attraverso una sorta di interrogazione, intesa a suscitare, da parte dei suoi ascoltatori, un’analisi della sua logica.

La struttura della sua logica è che, prima del secondo ritorno di Cristo, il papato deve essere identificato e regnare, e che, prima che il papato compaia nella storia, deve esservi un’apostasia. L’apostasia era ancora futura, quindi la comparsa del papato era ancor più oltre. Come avrebbe dunque potuto qualcuno essere ingannato al punto da pensare che il ritorno di Cristo fosse imminente? Egli usa diversi simboli del papato per stabilire con precisione quale sia quella potenza che viene rivelata dopo l’apostasia. Chiama il papato l’“uomo del peccato”, quell’“empio”, il “figlio della perdizione” e il “mistero dell’iniquità”. Sorella White afferma chiaramente che tutti questi sono simboli che identificano il papato.

«Ma prima della venuta di Cristo dovevano verificarsi importanti sviluppi nel mondo religioso, predetti nella profezia. L’apostolo dichiarò: “Non lasciatevi così presto smuovere dalla vostra mente né turbare, né da spirito, né da parola, né da epistola come se provenisse da noi, quasi che il giorno di Cristo sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato rivelato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, colui che si oppone e s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o oggetto di culto; al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mostrando se stesso e proclamando di essere Dio.”»

«Le parole di Paolo non dovevano essere fraintese. Non si doveva insegnare che egli, per speciale rivelazione, avesse avvertito i Tessalonicesi dell’immediata venuta di Cristo. Una tale posizione avrebbe causato confusione nella fede; poiché la delusione conduce spesso all’incredulità. L’apostolo quindi ammonì i fratelli a non ricevere alcun simile messaggio come proveniente da lui, e procedette a sottolineare il fatto che il potere papale, così chiaramente descritto dal profeta Daniele, doveva ancora sorgere e muovere guerra contro il popolo di Dio. Finché questo potere non avesse compiuto la sua opera mortale e blasfema, sarebbe stato vano per la chiesa attendere la venuta del suo Signore. “Non vi ricordate,” domandò Paolo, “che, quando ero ancora con voi, vi dicevo queste cose?”»

“Terribili furono le prove che avrebbero assalito la vera chiesa. Già al tempo in cui l’apostolo scriveva, il «mistero dell’iniquità» aveva già cominciato a operare. Gli sviluppi che si sarebbero verificati in futuro sarebbero stati «secondo l’efficacia di Satana con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, e con ogni inganno d’iniquità in quelli che periscono».”

«Particolarmente solenne è la dichiarazione dell’apostolo riguardo a coloro che dovessero rifiutare di ricevere “l’amore della verità”. “Per questa causa”, egli dichiarò a proposito di tutti coloro che avrebbero deliberatamente respinto i messaggi di verità, “Dio manderà loro una potente illusione, affinché credano alla menzogna: perché siano tutti condannati quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’ingiustizia”. Gli uomini non possono impunemente respingere gli avvertimenti che Dio, nella Sua misericordia, invia loro. Da coloro che persistono nel distogliersi da questi avvertimenti, Dio ritira il Suo Spirito, lasciandoli agli inganni che essi amano». Acts of the Apostles, 265, 266.

Sebbene la Sorella White identifichi direttamente il «uomo del peccato», quel «malvagio», «il figlio della perdizione» e il «mistero dell’iniquità» del passo di Paolo, e lo chiami il «potere papale», ella dice anche di più. Ella identifica che questi simboli impiegati da Paolo per identificare il papa di Roma furono stabiliti a partire dal libro di Daniele, quando affermò: «L’apostolo dunque ammonì i fratelli a non ricevere alcun tale messaggio come proveniente da lui, e proseguì sottolineando il fatto che il potere papale, così chiaramente descritto dal profeta Daniele, doveva ancora sorgere e muovere guerra contro il popolo di Dio. Finché questo potere non avesse compiuto la sua opera mortale e blasfema, sarebbe stato vano per la chiesa attendere la venuta del loro Signore». Paolo fondava la parte del messaggio ai Tessalonicesi che identificava il papato su Daniele capitolo undici, versetto trentasei.

E il re agirà a suo arbitrio; e si innalzerà, e si magnificherà al di sopra di ogni dio, e proferirà cose inaudite contro il Dio degli dèi, e prospererà finché l’indignazione sia compiuta; poiché ciò che è stato determinato sarà eseguito. Daniele 11:36.

Quando Paolo identifica il papa come colui “che si oppone e s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o oggetto di culto; fino a porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo che egli è Dio”, Paolo stava parafrasando la descrizione del profeta Daniele del “re” che agiva “a suo piacimento”, e che si innalzava e si magnificava “sopra ogni dio”. Il papa è il re che proferisce “cose straordinarie contro il Dio degli dèi”, e il papa è la potenza che avrebbe “prosperato finché” la prima “indignazione” fosse “compiuta” nel 1798.

Daniele undici, versetto trentasei, è assolutamente essenziale da comprendere correttamente se si vuole comprendere correttamente l’aumento di conoscenza nel 1989. Per questa ragione, il falso insegnamento secondo cui il re del versetto fosse la Francia, come introdotto da Uriah Smith, fu introdotto nella prima generazione dell’Avventismo (dal 1863 al 1888). Smith mutò il testo del versetto trentasei da “il” re (che è il papato che veniva descritto nei versetti precedenti) a “un” re (qualsiasi re), al fine di attribuire alla Francia atea le caratteristiche dello stile di adorazione di Roma; ma quello era soltanto un punto di partenza per avanzare la sua teoria prediletta secondo cui la Turchia sarebbe il re del nord nel versetto quaranta e seguenti.

Satana cominciò presto a oscurare il fatto che il re nel versetto è il papato, ed è l’apostolo Paolo che fornisce alla testimonianza di Daniele una seconda conferma di questo fatto. La sorella White fornì la terza conferma.

Satana non solo cercò di oscurare la verità secondo cui il re nel versetto era il papa, ma, travisando la verità contenuta nel versetto, rese oscura anche la portata di ciò che l’“indignazione” nel versetto rappresentava. Il papato nel versetto doveva prosperare fino al 1798, quando gli fu inflitta la sua ferita mortale. Il 1798 segna la fine dei duemilacinquecentoventi anni dell’indignazione di Dio, eseguita contro il regno settentrionale d’Israele, a partire dal 723 a.C.

Se l’Avventismo avesse difeso e sostenuto i “sette tempi” nel 1863, sarebbe stato praticamente impossibile per Uriah Smith farla franca con una tale stoltezza riguardo al versetto trentasei, poiché l’“indignazione” sarebbe stata compresa come rappresentante la prima indignazione di Dio di “sette tempi”, non avendo così alcuna connessione con la Francia. L’aumento della conoscenza nel 1989 è sostenuto da Paolo nel passo, e per questa ragione l’avvertimento di Paolo nel passo riguardante coloro che non ricevono l’amore della verità, ma ricevono una potente illusione, si verifica mediante il loro rigetto delle verità che Paolo presenta nel passo. Una di tali verità è la corretta identificazione del re del nord in Daniele capitolo undici, versetti quaranta fino a quarantacinque.

Nel passo, dopo che Paolo identifica il papa di Roma, egli identifica una successione di eventi alla fine del mondo che conducono alla Seconda Venuta di Cristo, la quale è l’argomento del passo. Egli afferma: «allora sarà rivelato quell’empio». Quell’«empio» è il papa, «che il Signore distruggerà con il soffio della sua bocca e annienterà con lo splendore della sua venuta». Poi Paolo dice: «Proprio lui, la cui venuta ha luogo per l’azione efficace di Satana con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi menzogneri». Gesù è colui «la cui venuta ha luogo per l’azione efficace di Satana».

L’opera miracolosa di Satana si estende dal prossimo avvento della legge domenicale fino a quando Michele si leverà e il tempo di prova dell’umanità si chiuderà. Satana non compie alcun miracolo durante le sette ultime piaghe, che vengono versate dalla chiusura del tempo di prova fino al ritorno di Cristo.

«Dice Cristo: “Li riconoscerete dunque dai loro frutti”. Se coloro per mezzo dei quali vengono operate guarigioni sono inclini, a motivo di queste manifestazioni, a scusare la loro trascuratezza della legge di Dio e a continuare nella disubbidienza, per quanto possano avere potere in qualsivoglia misura, non ne consegue che abbiano la grande potenza di Dio. Al contrario, è il potere taumaturgico del grande seduttore. Egli è un trasgressore della legge morale e impiega ogni mezzo che riesce a padroneggiare per accecare gli uomini riguardo al suo vero carattere. Siamo avvertiti che negli ultimi giorni egli opererà con segni e prodigi bugiardi. E continuerà questi prodigi fino alla chiusura del tempo di grazia, affinché possa additarli come prova del fatto che egli è un angelo di luce e non di tenebre». The Seventh-day Adventist Bible Commentary, volume 7, 911.

Paolo identifica il fatto che vi sarebbe stata un’apostasia che avrebbe preceduto la rivelazione del papato, e che la seconda venuta di Cristo avrebbe avuto luogo «dopo» l’opera meravigliosa di Satana. L’opera meravigliosa di Satana inizia con la legge domenicale negli Stati Uniti e termina con l’arrivo della chiusura del tempo di grazia e delle sette ultime piaghe. L’opera meravigliosa di Satana inizia con la legge domenicale negli Stati Uniti.

«Con il decreto che impone l’istituzione del Papato in violazione della legge di Dio, la nostra nazione si separerà completamente dalla giustizia. Quando il Protestantesimo stenderà la mano oltre il baratro per afferrare la mano del potere romano, quando si protenderà oltre l’abisso per stringere la mano allo Spiritismo, quando, sotto l’influsso di questa triplice unione, il nostro paese ripudierà ogni principio della sua Costituzione quale governo protestante e repubblicano, e provvederà alla diffusione delle falsità e delle seduzioni papali, allora potremo sapere che il tempo è giunto per l’opera straordinaria di Satana e che la fine è vicina». Testimonies, volume 5, 451.

La legge domenicale è la fine del sesto regno, la bestia della terra di Apocalisse capitolo tredici. La bestia della terra cominciò a regnare alla fine dei milletrecentosessanta anni di dominio papale, nel 1798. Il papato fu pertanto rivelato nell’anno 538, sebbene la sua opera volta ad assumere il controllo del mondo fosse già attiva quando Paolo mise per iscritto le sue parole. Prima dell’anno 538 vi sarebbe stata un’apostasia che avrebbe preceduto la rivelazione dell’uomo del peccato, seduto nel tempio di Dio.

L’apostasia fu rappresentata dalla chiesa di Pergamo quando la chiesa cristiana si compromise con la religione del paganesimo, come simboleggiato dall’imperatore Costantino. Paolo stava identificando i segnavia profetici che devono verificarsi prima della Seconda Venuta di Cristo. Dopo aver richiamato ciò che aveva precedentemente insegnato ai Tessalonicesi, egli chiede quindi se non ricordassero di aver già insegnato loro queste verità. Ricorda poi loro che dovrebbero anche rammentare che egli insegnò loro che una potenza avrebbe “trattenuto” il papato “affinché” il papato “fosse rivelato a suo tempo”. La parola “trattenuto” significa frenare. La parola “trattenuto” è tradotta più avanti, nello stesso passo, come “ora lo impedisce”.

Il passo è pertanto correttamente reso così: «E ora sapete ciò che trattiene il papato, affinché il papato sia manifestato nel suo tempo. Poiché il mistero dell’iniquità (il papato) è già all’opera: soltanto colui che ora trattiene il papato continuerà a trattenere il papato finché sia tolto di mezzo». Quando William Miller riconobbe questo passo in Tessalonicesi, comprese che la potenza che impedì al papato di ascendere al trono della terra nell’anno 538 era la Roma pagana, e che la Roma pagana avrebbe trattenuto l’ascesa del potere papale finché la Roma pagana fosse «tolta di mezzo».

«Durante i dodici anni in cui fui deista, lessi tutte le opere storiche che riuscii a trovare; ma ora amavo la Bibbia. Essa parlava di Gesù! E tuttavia vi era ancora una buona parte della Bibbia che mi rimaneva oscura. Nel 1818 o 1819, mentre conversavo con un amico, al quale avevo fatto visita e che mi aveva conosciuto e udito parlare quando ero deista, egli mi domandò, in maniera piuttosto significativa: “Che cosa pensi di questo testo, e di quello?”, riferendosi ai vecchi passi ai quali muovevo obiezione quando ero deista. Compresi ciò che intendeva, e risposi: —Se mi darete tempo, vi dirò che cosa significano. “Quanto tempo vi occorre?” Non lo so, ma ve lo dirò, risposi, poiché non potevo credere che Dio avesse dato una rivelazione che non potesse essere compresa. Allora decisi di studiare la mia Bibbia, credendo di poter scoprire ciò che lo Spirito Santo intendeva. Ma non appena ebbi preso questa risoluzione, mi venne il pensiero: —Supponi di trovare un passo che non riesci a comprendere: che cosa farai? Allora mi venne in mente questo metodo di studio della Bibbia: prenderò le parole di tali passi, e le seguirò attraverso la Bibbia, e in questo modo ne scoprirò il significato. Avevo la Concordanza di Cruden, che ritengo la migliore del mondo; così presi quella e la mia Bibbia, mi misi al mio scrittoio, e non lessi nient’altro, salvo un poco i giornali, perché ero determinato a sapere che cosa significasse la mia Bibbia.»

«Cominciai dalla Genesi e lessi lentamente; e quando giunsi a un testo che non riuscivo a comprendere, cercavo in tutta la Bibbia per scoprire che cosa significasse. Dopo aver esaminato la Bibbia in questo modo, oh, quanto luminosa e gloriosa apparve la verità! Trovai ciò che vi ho predicato. Mi convinsi che i sette tempi terminavano nel 1843. Poi giunsi ai 2300 giorni; anch’essi mi condussero alla medesima conclusione; ma non avevo alcun pensiero di scoprire quando il Salvatore sarebbe venuto, e non potevo crederlo; ma la luce mi colpì con tanta forza che non sapevo che cosa fare. Allora pensai: devo mettermi sproni e briglia; non andrò più veloce della Bibbia, e non rimarrò indietro rispetto ad essa. Qualunque cosa la Bibbia insegni, io vi rimarrò fermamente attaccato. Tuttavia vi erano ancora alcuni testi che non riuscivo a comprendere».

“Questo, quanto al suo modo generale di studiare la Bibbia. In un’altra occasione egli espose il suo metodo per stabilire il significato del testo che ci sta dinanzi, il significato di «il continuo». «Continuai a leggere», disse, «e non potei trovare nessun altro caso in cui ricorresse, se non in Daniele. Allora presi quelle parole che stavano in connessione con esso: “togliere”. Egli toglierà il continuo; “dal tempo in cui il continuo sarà tolto”, ecc. Continuai a leggere, e pensai che non avrei trovato alcuna luce sul testo; infine giunsi a 2 Tessalonicesi 2:7–8. “Poiché il mistero dell’iniquità è già all’opera; soltanto colui che ora lo trattiene lo tratterrà finché sia tolto di mezzo, e allora sarà manifestato quell’empio”, ecc. E quando giunsi a quel testo, oh, quanto chiara e gloriosa apparve la verità! Eccola! quello è “il continuo”! Ebbene, ora, che cosa intende Paolo con “colui che ora lo trattiene”, o lo impedisce? Con “l’uomo del peccato” e “l’empio” si intende il papismo. Ebbene, che cos’è che impedisce al papismo di essere rivelato? È il paganesimo; ebbene, allora “il continuo” deve significare il paganesimo». William Miller, Apollos Hale, The Second Advent Manual, 65, 66.

Senza comprendere che «il continuo» nel libro di Daniele era un simbolo del paganesimo, Miller avrebbe avuto grande difficoltà a sviluppare la struttura sulla quale edificò il suo impianto profetico. «Il continuo» ricorre cinque volte nel libro di Daniele, ed è sempre seguito da un simbolo del papismo. La prova che «il continuo» nel libro di Daniele sia il paganesimo si trova nella lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Lì si trova uno degli avvertimenti più severi della Parola di Dio, poiché Paolo vi afferma chiaramente che coloro che non amano la verità saranno abbandonati a una potente illusione. La verità che fu intenzionalmente collocata in Tessalonicesi era l’identificazione della connessione del paganesimo con il papismo, e rigettare tale verità significa garantire che una potente illusione sarà la conseguenza di quel rigetto.

Continueremo questo argomento nel prossimo articolo.

Stupite pure e restate attoniti; gridate e gridate pure: sono ubriachi, ma non di vino; barcollano, ma non per bevanda inebriante. Poiché il Signore ha sparso su di voi uno spirito di sonno profondo, e ha chiuso i vostri occhi; ha coperto i profeti e i vostri capi, i veggenti. E ogni visione è diventata per voi come le parole di un libro sigillato, che si consegna a uno che sa leggere, dicendo: «Ti prego, leggi questo»; ed egli risponde: «Non posso, perché è sigillato». Poi il libro è consegnato a uno che non sa leggere, dicendo: «Ti prego, leggi questo»; ed egli risponde: «Non so leggere». Perciò il Signore ha detto: «Poiché questo popolo si avvicina a me con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me, e il timore che ha di me è un precetto d’uomini insegnato loro; perciò, ecco, io continuerò a compiere in mezzo a questo popolo un’opera meravigliosa, sì, un’opera meravigliosa e un prodigio; poiché la sapienza dei suoi savi perirà, e l’intelligenza dei suoi intelligenti sarà nascosta. Guai a quelli che si addentrano in profondità per nascondere al Signore il loro consiglio, le cui opere si compiono nelle tenebre, e che dicono: “Chi ci vede? Chi ci conosce?” Certamente il vostro capovolgere ogni cosa sarà considerato come l’argilla del vasaio: l’opera dirà forse di colui che l’ha fatta: “Egli non mi ha fatto”? Oppure ciò che è formato dirà di colui che lo ha formato: “Egli non aveva intendimento”?». Isaia 29:9–16.