Giovanni Battista era un profeta di collegamento.

«Il profeta Giovanni era l’anello di congiunzione tra le due dispensazioni. Quale rappresentante di Dio, egli si fece avanti per mostrare la relazione della legge e dei profeti con la dispensazione cristiana. Egli era la luce minore, alla quale doveva seguire una maggiore. La mente di Giovanni era illuminata dallo Spirito Santo, affinché egli potesse diffondere luce sul suo popolo; ma nessun’altra luce ha mai brillato né mai brillerà così chiaramente sull’uomo decaduto come quella che emanava dall’insegnamento e dall’esempio di Gesù. Cristo e la Sua missione erano stati compresi solo oscuramente, come prefigurati nei sacrifici simbolici. Neppure Giovanni aveva compreso pienamente la futura vita immortale mediante il Salvatore». The Desire of Ages, 220.

Anche Gesù fu un profeta anello di congiunzione.

«Cristo ha aperto la via dalla terra al cielo. Egli costituisce l’anello di congiunzione fra i due mondi. Egli reca all’uomo l’amore e la condiscendenza di Dio, e innalza l’uomo, mediante i Suoi meriti, a incontrare la riconciliazione di Dio. Cristo è la via, la verità e la vita. È un arduo lavoro proseguire, passo dopo passo, dolorosamente e lentamente, in avanti e verso l’alto, sul sentiero della purezza e della santità. Ma Cristo ha preso ampie disposizioni per comunicare nuovo vigore e forza divina a ogni passo in avanti nella vita divina. Questa è la conoscenza e l’esperienza che tutti coloro che lavorano nell’ufficio desiderano, e devono avere, altrimenti essi arrecano ogni giorno biasimo alla causa di Cristo». Testimonies, volume 3, 193.

L’opera profetica di Giovanni Battista comprendeva il collegamento della dispensazione del santuario terreno con quello celeste. Le prime parole che Giovanni pronunciò quando vide Gesù per la prima volta furono:

Il giorno seguente Giovanni vede Gesù venire verso di lui e dice: Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Giovanni 1:29.

Ma sebbene Giovanni dovesse identificare il passaggio dall’antico Israele all’Israele spirituale, la sua comprensione di tale passaggio era limitata.

«Cristo disse, in difesa di Giovanni: “Ma che cosa andaste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta”. Giovanni non era soltanto un profeta incaricato di predire eventi futuri, ma era un figlio della promessa, ripieno di Spirito Santo fin dalla sua nascita, ed era stato ordinato da Dio a compiere un’opera speciale come riformatore, preparando un popolo a ricevere Cristo. Il profeta Giovanni costituiva l’anello di congiunzione tra le due dispensazioni. »

«La religione dei Giudei, in conseguenza del loro allontanamento da Dio, consisteva per lo più in cerimonie. Giovanni era la luce minore, alla quale doveva seguire una luce maggiore. Egli doveva scuotere la fiducia del popolo nelle sue tradizioni, richiamare alla loro memoria i loro peccati e condurli al ravvedimento, affinché fossero preparati ad apprezzare l’opera di Cristo. Dio comunicò a Giovanni per ispirazione, illuminando il profeta affinché rimuovesse la superstizione e le tenebre dalla mente dei Giudei sinceri, che, mediante falsi insegnamenti, si erano andate accumulando su di loro per generazioni.»

«Il più umile discepolo che seguì Gesù, che fu testimone dei suoi miracoli, che ascoltò le sue divine lezioni d’istruzione e udì le parole di consolazione che uscivano dalle sue labbra, era più privilegiato di Giovanni il Battista, poiché aveva una luce più chiara. Nessun’altra luce ha risplenduto, né mai risplenderà, sull’intelletto dell’uomo peccatore e decaduto, se non quella che fu, ed è, comunicata per mezzo di Colui che è la luce del mondo. Cristo e la sua missione erano stati compresi solo oscuramente attraverso i sacrifici simbolici. Perfino Giovanni pensava che il regno di Cristo sarebbe stato in Gerusalemme e che egli avrebbe stabilito un regno temporale, i cui sudditi sarebbero stati santi». Review and Herald, 8 aprile 1873.

L’apostolo Paolo fu pure un profeta anello di congiunzione che doveva identificare le applicazioni profetiche del passaggio letterale a quello spirituale. Egli comprese che la Gerusalemme letterale non era più la Gerusalemme della profezia, poiché allora era passata alla Gerusalemme celeste.

Poiché Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme attuale, la quale è in schiavitù con i suoi figli. Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed è la madre di tutti noi. Galati 4:25, 26.

Nel secondo capitolo di 2 Tessalonicesi, che abbiamo preso in esame, Paolo indicò che la Roma pagana letterale era il potere che tratteneva la Roma papale spirituale dall’ascesa al trono fino all’anno 538. Nel capitolo egli identifica che l’“uomo del peccato”, che siede nel tempio di Dio, era lo stesso “re” che Daniele identificò nel capitolo undici, versetto trentasei. La dimostrazione che il “re del nord” negli ultimi sei versetti di Daniele undici è il papato divenne la chiave per stabilire il quadro della verità impiegato da Future for America a partire dall’aumento della conoscenza nel 1989.

Nello stesso capitolo, Paolo identificò nell’opera della Roma pagana ciò che tratteneva l’ascesa del papato, fino al tempo in cui la Roma pagana sarebbe stata tolta di mezzo, identificando così il fatto che «il continuo» nel libro di Daniele era la Roma pagana. Questa verità divenne la chiave stessa per stabilire l’intelaiatura della verità che produsse l’aumento della conoscenza nel 1798.

Nella storia di William Miller, il messaggio fu proclamato quando stava per aver luogo una transizione dal movimento filadelfiano a quello laodiceo. Nella storia di Future for America, la transizione dal movimento laodiceo al movimento filadelfiano sta ora avendo luogo.

La verità che Paolo espose in 2 Tessalonicesi, la quale identificava la transizione dalla Roma pagana letterale alla Roma papale spirituale, divenne la struttura portante della comprensione profetica di Miller. Sia Giovanni Battista sia Paolo furono suscitati per spiegare la transizione dal letterale allo spirituale. William Miller era prefigurato da Giovanni Battista e, nella sua opera, era essenziale che riconoscesse la relazione e la transizione tra la Roma pagana e la Roma papale, la transizione che Giovanni fu suscitato a identificare.

Nel libro di Daniele vi sono cinque riferimenti al “continuo”, ed essi precedono sempre un simbolo del potere papale. Nel contesto della transizione profetica che stiamo considerando, tutti e cinque i riferimenti comprendono il passaggio dalla Roma letterale alla Roma spirituale. Il “continuo” nel libro di Daniele è una delle verità rappresentate sulle due tavole di Abacuc, ed è pertanto una verità fondamentale che doveva essere difesa; una verità che alla fine sarebbe stata ricoperta di gioielli e monete false e contraffatte. Non è un caso che ogni verità rappresentata sui due sacri grafici abbia dirette approvazioni ispirate negli scritti di Ellen White. Rigettare una qualsiasi delle verità fondamentali (compreso “il continuo”) significa, al tempo stesso, rigettare l’autorità dello Spirito di Profezia.

“Allora vidi, in relazione al ‘Continuo’, che la parola ‘sacrificio’ fu aggiunta dalla sapienza umana, e non appartiene al testo; e che il Signore ne diede la corretta comprensione a coloro che diedero il grido dell’ora del giudizio. Quando vi era unità, prima del 1844, quasi tutti erano uniti sulla corretta comprensione del ‘Continuo’; ma dal 1844, nella confusione, sono state accolte altre vedute, e ne sono seguite tenebre e confusione.” Review and Herald, 1° novembre 1850.

Coloro «che proclamarono il grido dell’ora del giudizio» intendevano «il continuo» come un simbolo del paganesimo, e/o della Roma pagana. La loro comprensione includeva il fatto che essi riconoscevano che la parola «sacrificio» non apparteneva al passo di Daniele, dove era stata aggiunta dai traduttori (per sapienza umana) della Bibbia di Re Giacomo. La comprensione dei pionieri includeva anche che «il continuo» era sempre presentato in connessione con uno dei due simboli del potere papale, e che il paganesimo («il continuo») precedeva sempre il simbolo papale. Essi venivano sempre identificati nella sequenza in cui comparivano nella storia profetica. I libri di Daniele e dell’Apocalisse non si discostano mai dalla sequenza storica del paganesimo che precede il papalismo, e quando il libro dell’Apocalisse introduce il terzo potere desolatore del falso profeta, tale sequenza è sempre mantenuta.

Senza l’insegnamento di Paolo secondo cui gli elementi letterali della profezia passarono allo spirituale nel periodo della croce, si produce un dilemma in relazione alla predizione di Cristo della distruzione di Gerusalemme, riportata in tutti i Vangeli tranne quello di Giovanni. I due simboli del papato connessi al “quotidiano” nel libro di Daniele sono l’abominazione della desolazione e la trasgressione della desolazione. Questi due simboli rappresentano il marchio della bestia (l’abominazione) e l’immagine della bestia (la trasgressione).

La trasgressione che permette al papato di mettere a morte coloro che esso considera eretici è l’unione di chiesa e stato, con la chiesa che controlla tale rapporto. Così, Daniele rappresenta l’unione di chiesa e stato, che è l’immagine della bestia papale, come la trasgressione della desolazione. La Bibbia identifica l’idolatria come un’abominazione, e tutta l’idolatria del potere papale è rappresentata dal suo sabato idolatrico, che Giovanni chiama il marchio della bestia, e Daniele chiama l’abominazione che causa desolazione.

E da uno di quelli uscì un piccolo corno, che divenne grandissimo verso il mezzogiorno, verso l’oriente e verso il paese splendido. E si ingrandì fino a giungere all’esercito del cielo; e fece cadere a terra parte di quell’esercito e delle stelle, e le calpestò. Sì, si innalzò fino al Principe dell’esercito; e da lui fu tolto il sacrificio quotidiano, e il luogo del suo santuario fu abbattuto. E gli fu dato un esercito contro il sacrificio quotidiano a motivo della trasgressione, ed esso gettò la verità a terra; agì e prosperò. Daniele 8:9–12.

Tratteremo questi versetti con maggiore dettaglio in un altro articolo, ma nel versetto undici, la potenza che si magnificò contro Cristo fu Roma pagana, quando tentarono di ucciderLo alla Sua nascita e infine lo fecero sulla croce. Il versetto afferma che «per opera sua» (Roma pagana), «il continuo fu tolto». La parola ebraica tradotta con «tolto» è «rum», e significa «innalzare ed esaltare». Roma pagana avrebbe innalzato ed esaltato la religione del paganesimo, e questo è precisamente ciò che fece nella storia. Per questo sono chiamati Roma «pagana».

Il versetto successivo identifica che alla Roma papale fu dato un “esercito” (potere militare), che era contro, oppure doveva vincere, “il continuo” (il paganesimo). Anche questo è un fatto storico, poiché la forza militare fu impiegata dal papato (benché esso non abbia mai un proprio esercito) per vincere il freno posto alla sua ascesa al potere. Quel potere proveniva dalla Roma pagana. Il potere militare che esso impiegò gli fu dato mediante “trasgressione”, poiché la trasgressione che gli permise di controllare gli eserciti dei re che lo posero sul trono nell’anno 538 fu la trasgressione della combinazione tra Chiesa e Stato. Anzitutto, nel versetto undici viene trattata la Roma pagana, informando lo studioso che la Roma pagana si sarebbe levata contro Cristo e che avrebbe esaltato la religione del paganesimo.

Il versetto successivo descrive la trasgressione della combinazione di chiesa e stato che permise al papato di vincere e rimuovere il freno che la Roma pagana aveva esercitato contro di lei. La storia conferma l’applicazione di entrambi quei versetti. “Il continuo” rappresenta o la Roma pagana, la potenza che si oppose a Cristo, oppure la religione del paganesimo che fu esaltata dalla Roma pagana. Il simbolo del “continuo” è poi seguito dal papato, poiché esso identifica la trasgressione di chiesa e stato che è ciò che conferisce al papato un esercito per compiere il suo lavoro sporco. Il terzo uso da parte di Daniele del “continuo” è la domanda che produce la risposta che costituisce il pilastro centrale dell’Avventismo.

Poi udii un santo che parlava; e un altro santo disse a quel tale santo che parlava: «Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano e della trasgressione devastatrice, che abbandona il santuario e l’esercito ad essere calpestati?» Daniele 8:13.

In questo versetto viene posta la domanda: «Fino a quando durerà la visione?», chiedendo così una risposta che esprima una durata, e non un punto nel tempo. La domanda non è in quale data la visione si adempirà, ma quale sia la durata della visione. Il versetto non chiede: «Quando?», ma: «Per quanto tempo?» La visione riguarda le potenze desolatrici del paganesimo, rappresentato come «il continuo», e del papismo, rappresentato dalla trasgressione del papato che si compie quando esso commette fornicazione con i re della terra. Quelle due potenze desolatrici, il paganesimo seguito dal papismo, dovevano calpestare il santuario e l’esercito per un periodo di «sette tempi».

È importante riconoscere che il calpestamento del santuario letterale, iniziato al tempo di Babilonia e proseguito fino alla distruzione di Gerusalemme da parte della Roma pagana nel 70 d.C., fu compiuto da potenze pagane dall’inizio alla fine di quella storia. Pertanto, fu il paganesimo letterale, al plurale, a calpestare il santuario letterale e l’esercito letterale (il popolo di Dio). Ma fu la Roma spirituale a calpestare la Gerusalemme spirituale e l’Israele spirituale.

Ma il cortile che è fuori del tempio lascialo fuori e non lo misurare, perché è stato dato ai Gentili; ed essi calpesteranno la santa città per quarantadue mesi. E io darò potere ai miei due testimoni, ed essi profetizzeranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di sacco. Apocalisse 11:2, 3.

Giovanni Battista fu un profeta anello di congiunzione che identificò il cambiamento di dispensazione dal santuario terreno a quello celeste, senza conoscere la pienezza della propria opera. Paolo fu un profeta anello di congiunzione che identificò il cambiamento di dispensazione da Israele letterale (la schiera) a Israele spirituale. La Gerusalemme che fu calpestata per quarantadue mesi era la Gerusalemme spirituale.

«I periodi qui menzionati — “quarantadue mesi” e “milleduecentosessanta giorni” — sono gli stessi, e rappresentano entrambi il tempo durante il quale la chiesa di Cristo avrebbe dovuto soffrire l’oppressione di Roma. I 1260 anni della supremazia papale ebbero inizio nel 538 d.C. e sarebbero quindi terminati nel 1798. In quel tempo un esercito francese entrò a Roma e fece prigioniero il papa, il quale morì in esilio. Benché poco dopo fosse eletto un nuovo papa, da allora la gerarchia papale non è mai più stata in grado di esercitare il potere che possedeva prima.» The Great Controversy, 266.

Paolo identificò che, nella transizione che ebbe luogo nella storia della croce, la Gerusalemme spirituale che «è di sopra» divenne la città che Dio scelse per collocarvi il suo nome, e la Gerusalemme letterale cessò di essere la Gerusalemme della profezia biblica.

Poiché Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme attuale, la quale è in schiavitù con i suoi figli. Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed è la madre di tutti noi. Galati 4:25, 26.

Questa verità è essenziale da comprendere correttamente, e la falsa applicazione di Gerusalemme letterale quale simbolo della profezia biblica fa parte dell’inganno creato dai Gesuiti per minare la verità che il papa di Roma è l’anticristo. Questo falso insegnamento produce, all’interno del Protestantesimo apostata, una convinzione che li porta a rivolgere erroneamente lo sguardo alla moderna nazione ebraica d’Israele come a un simbolo della profezia. Gerusalemme letterale cessò di essere la Gerusalemme di Dio al tempo della croce.

«La città di Gerusalemme non è più un luogo sacro. La maledizione di Dio è su di essa a motivo del rigetto e della crocifissione di Cristo. Una cupa macchia di colpa grava su di essa, e non sarà mai più un luogo sacro finché non sarà stata purificata dai fuochi purificatori del cielo. Nel tempo in cui questa terra maledetta dal peccato sarà purificata da ogni macchia di peccato, Cristo starà di nuovo sul Monte degli Ulivi. Quando i Suoi piedi vi si poseranno, esso si spaccherà, e diventerà una grande pianura, preparata per la città di Dio». Review and Herald, 30 luglio 1901.

La rilevanza della distinzione tra la Gerusalemme letterale e la Gerusalemme spirituale sarà affrontata mentre considereremo la profezia di Cristo sulla fine del mondo. La quarta volta in cui Daniele identifica “il continuo” si trova nel capitolo undici.

E delle forze si leveranno dalla sua parte, e contamineranno il santuario della fortezza, e aboliranno il sacrificio quotidiano, e vi collocheranno l’abominazione che causa desolazione. Daniele 11:31.

Questo versetto identifica l’opera della Roma pagana nel collocare il papato sul trono della terra nell’anno 538. Le “braccia” rappresentano la forza militare della Roma pagana che si levò in favore del papato a partire da Clodoveo, re dei Franchi, nell’anno 496. Diversi re europei operarono per l’insediamento del papato dopo Clodoveo, ma il versetto identifica quattro cose che i re europei (braccia) fecero per il papato, una volta che trasgredirono formando un’alleanza tra chiesa e stato con la prostituta di Tiro.

Una volta schieratisi in favore del papato, essi “contaminarono” o distrussero la città di Roma, che era il simbolo della forza sia della Roma pagana sia di quella papale. La contaminazione menzionata nel versetto fu compiuta ripetutamente nel corso degli anni, mentre la città di Roma veniva sottoposta a continui attacchi militari. Quei re europei (le braccia) avrebbero anche “tolto via il quotidiano”. La parola ebraica tradotta con “togliere” in questo versetto non è “rum”, come lo era nel capitolo otto. In questo versetto, la parola tradotta con “togliere” è “sur”, e significa rimuovere. Le braccia dei re europei avrebbero rimosso la resistenza pagana all’ascesa del papato nell’anno 508. Poi, nell’anno 538, quelle braccia avrebbero posto il papato sul trono della terra. Quindi, al Concilio di Orléans, in quello stesso anno, il papato promulgò una legge domenicale.

La domenica come giorno di culto è ciò che Sister White definisce il sabato «idolatrico», e l’idolatria è la definizione biblica perfetta della parola «abominazione». Nell’anno 538, le braccia della Roma pagana collocarono l’abominazione che causa desolazione.

«Tutti coloro che esalteranno e adoreranno il sabato idolatrico, un giorno che Dio non ha benedetto, aiutano il diavolo e i suoi angeli con tutta la potenza delle capacità loro date da Dio, che essi hanno pervertito a un uso sbagliato. Ispirati da un altro spirito, che acceca il loro discernimento, non possono vedere che l’esaltazione della domenica è interamente un’istituzione della Chiesa cattolica». Selected Messages, libro 3, 423.

La profezia e la storia confermano l’applicazione che abbiamo appena identificato per il versetto trentuno. Quando diciamo che la profezia conferma questa applicazione, ci riferiamo al fatto che vi sono altre profezie che trattano questi stessi fatti, senza portarli in discussione in questo momento. La quinta e ultima volta in cui Daniele usa «il quotidiano» si trova nel capitolo dodici.

E dal tempo in cui sarà tolto il sacrificio quotidiano e sarà posta l’abominazione desolatrice, vi saranno milleduecentonovanta giorni. Beato colui che aspetta e giunge a milletrecentotrentacinque giorni. Daniele 12:11, 12.

La profezia e la storia attestano che, nell’anno 508, la resistenza all’ascesa del papato cessò sostanzialmente, quando l’ultimo di tre ostacoli geografici (i Goti) fu sradicato, come identifica il capitolo sette di Daniele.

Io consideravo le corna, ed ecco sorgere in mezzo ad esse un altro piccolo corno, davanti al quale tre delle prime corna furono sradicate; ed ecco, in quel corno vi erano occhi simili a occhi d’uomo e una bocca che proferiva grandi cose. Daniele 7:8.

Le tre corna che vengono rimosse sono illustrate sulle due sacre tavole, e quando il terzo di quei tre ostacoli geografici fu scacciato dalla città di Roma, nell’anno 508, fu eliminata la resistenza contro l’ascesa del potere papale. L’insediamento cui si fa riferimento nel versetto undici rappresenta i trent’anni compresi tra il 508 e il 538. Esso identifica trent’anni nei quali fu portata a compimento la preparazione per stabilire l’uomo del peccato nel tempio di Dio.

La parola tradotta come «tolto via» è anche «sur», che significa rimuovere, e nel 508 la resistenza contro l’ascesa del papato fu rimossa (tolta via). Da quella data, milleduecentonovanta anni conducono al 1798 e alla ferita mortale del papato. Milletrecentotrentacinque giorni conducono alla prima delusione e all’inizio del tempo di attesa proprio alla fine dell’anno 1843. Il versetto promette una benedizione a coloro che «giungono» al 1843. La parola «giunge» significa toccare. Il primo giorno del 1844 segna la prima delusione, ma l’ultimo giorno del 1843 tocca il primo momento del 1844. L’ultimo giorno di un anno tocca il primo giorno dell’anno seguente. La benedizione associata a quella data è confermata dalla storia e dalla profezia.

Nel prossimo articolo continueremo il nostro esame del significato del “continuo” quale verità fondamentale.

“Tutti i messaggi dati dal 1840 al 1844 devono essere resi ora incisivi, poiché vi sono molte persone che hanno perduto il loro orientamento. I messaggi devono essere portati a tutte le chiese.

«Cristo disse: “Beati i vostri occhi, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono. Poiché in verità vi dico che molti profeti e giusti hanno desiderato vedere le cose che voi vedete, e non le hanno vedute; e udire le cose che voi udite, e non le hanno udite” [Matteo 13:16, 17]. Beati gli occhi che videro le cose che furono viste nel 1843 e nel 1844.

«Il messaggio è stato dato. E non vi dovrebbe essere alcun ritardo nel ripetere il messaggio, poiché i segni dei tempi si stanno adempiendo; l’opera conclusiva deve essere compiuta. Una grande opera sarà compiuta in breve tempo. Presto sarà dato, per disposizione di Dio, un messaggio che si eleverà fino a divenire un gran grido. Allora Daniele starà nella sua sorte, per rendere la sua testimonianza». Manuscript Releases, volume 21, 437.