L’identificazione da parte di Paolo della Roma pagana quale potere che tratteneva il papato dall’assumere il potere nell’anno 538 divenne la testimonianza mediante la quale William Miller riconobbe che “il quotidiano”, nel libro di Daniele, rappresentava il paganesimo. L’impianto interpretativo di William Miller si fondava sui due poteri desolanti del paganesimo seguiti dal papalismo. La scoperta più importante di Miller a sostegno di tale impianto fu la testimonianza di Paolo in 2 Tessalonicesi, capitolo due, dove Paolo identifica che il freno posto al papato, prodotto dalla Roma pagana, sarebbe stato rimosso, affinché l’“uomo del peccato” fosse posto nel tempio di Dio, mostrando se stesso come se fosse Dio.

Nel libro di Daniele, il simbolo del «quotidiano», che rappresenta il paganesimo, è sempre seguito da un simbolo del papato, sia che esso sia rappresentato come la trasgressione della desolazione o come l’abominazione della desolazione. Tuttavia, nell’ammonimento di Cristo ai cristiani riguardo all’assedio e alla distruzione di Gerusalemme, avvenuti nel corso dei tre anni e mezzo dal 66 al 70 d.C., Cristo si riferì a «l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele» come al segno per i cristiani che si trovavano in Gerusalemme di fuggire immediatamente. La storia identifica che il segno non era il simbolo di Roma papale, ma di Roma pagana. Il segno doveva essere riconosciuto dai fedeli, se volevano evitare l’assedio e la distruzione. «L’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele», è un simbolo di Roma pagana, o di Roma papale?

Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, stare nel luogo santo, (chi legge intenda:) allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti; chi è sulla terrazza non scenda a prendere alcuna cosa di casa sua; e chi è nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né in giorno di sabato; perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non vi è mai stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a cagione degli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Matteo 24:15–22.

La sorella White commenta il modo in cui questo avvertimento si adempì nella storia della distruzione di Gerusalemme dal 66 al 70 d.C., e identifica la bandiera, o il vessillo dell’esercito romano, quale segno per i cristiani ancora a Gerusalemme di fuggire. Dunque, fu l’«abominazione della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele» la Roma pagana, oppure fu la Roma papale, sulla quale Miller fondò il suo schema?

William Miller fu condotto a comprendere entrambe le manifestazioni di Roma (la pagana seguita dalla papale), ma fu costretto, dalla storia nella quale visse, a trattare entrambi i regni come un solo regno. E naturalmente essi sono un solo regno, ma rappresentano anche due regni successivi. Costretto dalla storia profetica del 1798, Miller dovette considerare Roma principalmente come un solo regno. Nel 1798, Miller credeva che il Secondo Avvento di Cristo fosse a circa venticinque anni nel futuro. Egli sapeva benissimo che la Roma papale aveva ricevuto una ferita mortale nel 1798. Per Miller, non vi erano altri regni terreni destinati a seguire la Roma papale, poiché Cristo stava per ritornare.

Nella storia in cui si trovava Miller, egli comprese che la statua del capitolo due di Daniele rappresentava quattro regni terreni, poiché questo era ciò a cui Daniele rendeva testimonianza.

E il quarto regno sarà forte come il ferro; poiché il ferro frantuma e soggioga ogni cosa; e come il ferro che spezza tutte queste cose, così esso frantumerà e stritolerà. E come tu vedesti i piedi e le dita, in parte d’argilla di vasaio e in parte di ferro, così il regno sarà diviso; ma vi sarà in esso qualcosa della forza del ferro, poiché tu vedesti il ferro mescolato con argilla molle. Daniele 2:40, 41.

Miller comprese che vi erano soltanto quattro regni, e che il quarto e ultimo regno era Roma, la quale egli sapeva dalla storia essere la Roma pagana seguita dalla Roma papale. Il quarto regno, per Miller, in accordo con la parola di Daniele, era «diviso», ma per Miller la divisione rappresentava soltanto una distinzione tra gli aspetti letterali e spirituali del regno di Roma. Egli aveva ragione, ma la sua comprensione era limitata.

Miller non vide che la divisione tra la Roma pagana e la Roma papale era fondata sulla distinzione che Paolo fu suscitato per identificare. Paolo (e Giovanni Battista) identificò che, nel periodo della croce, il letterale doveva passare allo spirituale. Senza questa comprensione, Miller fu costretto ad accettare che Roma fosse essenzialmente un solo regno che aveva due fasi. E naturalmente aveva ragione (ma in modo limitato). Non poteva vedere che la Roma spirituale era rappresentata dalla Babilonia letterale, poiché la Roma spirituale (il papato) è anche la Babilonia spirituale.

La Babilonia letterale, in quanto primo dei quattro regni di Daniele 2, avrebbe prefigurato il quarto regno, poiché il primo prefigura sempre l’ultimo. La Roma pagana era stata prefigurata da Babilonia, ma sia la Roma pagana sia Babilonia prefiguravano la Roma spirituale (il papato). Il papato, pertanto, era il quinto regno, ed era rappresentato da Babilonia. Questa è una ragione fondamentale per cui suor White paragona la cattività dell’Israele letterale in Babilonia per settant’anni alla cattività dell’Israele spirituale nella Babilonia spirituale per milleduecentosessant’anni.

“La chiesa di Dio sulla terra fu realmente in cattività durante questo lungo periodo di persecuzione incessante, così come i figli d’Israele furono tenuti in cattività a Babilonia durante il periodo dell’esilio.” Profeti e re, 714.

Miller, pertanto, non aveva alcuna difficoltà a interscambiare adempimenti profetici che identificavano più specificamente Roma pagana con Roma papale. Ne forniremo esempi man mano che procederemo; ma se comprendiamo che Miller considerava Roma pagana e Roma papale come un unico regno, possiamo capire perché Miller non avesse alcuna difficoltà con il riferimento di Gesù all’“abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele”, come a un adempimento di Roma pagana, pur comprendendo al tempo stesso l’espressione “abominazione della desolazione”, nel libro di Daniele, come simbolo di Roma papale. Miller non riusciva a vedere i tre poteri desolatori, e per questa ragione il suo quadro profetico era limitato, sebbene accurato.

Ma come dobbiamo intendere la discrepanza dell’adempimento storico del 66 d.C., quando la Roma pagana collocò i suoi stendardi nei sacri recinti del tempio in adempimento della predizione di Cristo? «L’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele», è un simbolo della Roma pagana o della Roma papale? La risposta a tale dilemma è abbastanza semplice quando si riconoscono tre potenze desolatrici, invece di due. Dovremmo cominciare con il commento di Sorella White sull’adempimento della predizione di Cristo riguardo alla distruzione di Gerusalemme.

“Nella crocifissione di Cristo da parte dei Giudei era implicata la distruzione di Gerusalemme. Il sangue sparso sul Calvario fu il peso che li fece sprofondare nella rovina per questo mondo e per il mondo a venire. Così sarà nel grande giorno finale, quando il giudizio cadrà su coloro che hanno respinto la grazia di Dio. Cristo, loro pietra d’inciampo, apparirà allora ai loro occhi come un monte vendicatore. La gloria del Suo volto, che per i giusti è vita, sarà per gli empi un fuoco consumante. A causa dell’amore respinto, della grazia disprezzata, il peccatore sarà distrutto.”

«Con molte illustrazioni e ripetuti ammonimenti, Gesù mostrò quale sarebbe stato il risultato, per i Giudei, del rigettare il Figlio di Dio. Con queste parole Egli si rivolgeva a tutti, in ogni epoca, che rifiutano di riceverLo come loro Redentore. Ogni avvertimento è per loro. Il tempio profanato, il figlio disubbidiente, i falsi vignaiuoli, i costruttori sprezzanti, trovano il loro corrispettivo nell’esperienza di ogni peccatore. Se non si pente, la sorte che essi prefiguravano sarà la sua». The Desire of Ages, 600.

Quando Paolo identificò il passaggio dal letterale allo spirituale, egli indica che esso ebbe luogo nel periodo della croce, e si deve notare che la distruzione di Gerusalemme è direttamente associata alla croce. La distruzione della Gerusalemme letterale, che fu dapprima compiuta dalla Babilonia letterale, fu compiuta un’ultima volta dalla Roma letterale, poiché Gesù rappresenta sempre la fine mediante il principio. Il calpestamento del santuario e dell’esercito, che ebbe inizio con il potere pagano di Babilonia, terminò con il potere pagano di Roma.

Il calpestamento spirituale della Gerusalemme spirituale fu compiuto dalla Roma papale, ed entrambi quei periodi di calpestamento (letterale e spirituale) prefigurano il calpestamento del popolo di Dio da parte del terzo potere devastatore, che, in relazione a Roma, è chiamato Roma moderna.

Vi sono tre potenze desolatrici che perseguitano ciascuna il popolo di Dio. Il dragone del paganesimo, seguito dalla bestia del mare del cattolicesimo, a sua volta seguita dalla bestia della terra degli Stati Uniti (il falso profeta). Il paganesimo era rappresentato da varie potenze pagane che calpestarono l’Israele letterale. Il papalismo poi calpestò l’Israele spirituale per milleduecentosessant’anni, dal 538 al 1798. L’unione triplice del dragone, della bestia e del falso profeta è la Roma moderna, ed essa pure calpesta il popolo di Dio durante l’«ora» della crisi della legge domenicale. Le tre potenze desolatrici del dragone, della bestia e del falso profeta sono anche rappresentate come Roma pagana, Roma papale e Roma moderna.

In termini di Apocalisse diciassette, il paganesimo corrisponde ai primi quattro re; il quinto re è il papato, e il sesto, il settimo e l’ottavo re costituiscono la triplice unione della Roma moderna.

E vi sono sette re: cinque sono caduti, uno è, e l’altro non è ancora venuto; e quando verrà, dovrà durare per breve tempo. E la bestia che era, e non è, è anch’essa l’ottavo re, e viene dai sette, e se ne va in perdizione. Apocalisse 17:10, 11.

Nei termini del capitolo due di Daniele, il paganesimo comprende tutti e quattro i regni, dalla Babilonia letterale fino a Roma letterale. Babilonia spirituale è il papato (la testa d’oro), e la triplice unione del dragone, della bestia e del falso profeta (la Roma moderna) è rappresentata dalla triplice unione della Media-Persia spirituale, della Grecia spirituale e di Roma spirituale (la cui ferita mortale è guarita).

Quando Gesù si riferì all’«abominazione della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele», egli stava identificando uno specifico «segno» che i cristiani devono riconoscere in ciascuna delle tre Rome. La Roma pagana, la Roma papale e la Roma moderna perseguitano tutte il popolo di Dio. Tale persecuzione è rappresentata profeticamente come il calpestare il santuario e l’esercito. Gesù fornì un avvertimento dell’approssimarsi di quella persecuzione per ciascuno dei tre periodi di persecuzione. Quando il «segno» dell’autorità di Roma fu posto entro il santuario, era giunto il tempo di fuggire da Gerusalemme. Gesù non stava usando l’espressione di Daniele «abominazione della desolazione» come simbolo di una potenza terrena, bensì come simbolo del segno che i cristiani dovevano riconoscere.

«Gesù dichiarò ai discepoli in ascolto i giudizi che stavano per abbattersi sull’Israele apostata, e specialmente la vendetta retributiva che sarebbe piombata su di loro per il loro rifiuto e la crocifissione del Messia. Segni inequivocabili avrebbero preceduto il terribile culmine. L’ora temuta sarebbe giunta improvvisa e rapida. E il Salvatore ammonì i Suoi seguaci: “Quando dunque avrete veduto l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta nel luogo santo, (chi legge intenda:) allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti”. Matteo 24:15, 16; Luca 21:20, 21. Quando gli stendardi idolatrici dei Romani fossero stati innalzati nel suolo santo, che si estendeva per alcuni stadi fuori dalle mura della città, allora i seguaci di Cristo avrebbero dovuto trovare sicurezza nella fuga. Quando il segno di avvertimento fosse stato visto, coloro che avrebbero voluto scampare non avrebbero dovuto indugiare. In tutto il paese della Giudea, come pure in Gerusalemme stessa, il segnale della fuga doveva essere immediatamente ubbidito. Colui che si fosse trovato sul tetto della casa non doveva scendere in casa sua, neppure per salvare i suoi tesori più preziosi. Coloro che lavoravano nei campi o nelle vigne non dovevano prendersi il tempo di tornare indietro per riprendere la veste esterna deposta mentre faticavano sotto il calore del giorno. Non dovevano esitare neppure un istante, per non essere coinvolti nella distruzione generale». The Great Controversy, 25.

Nel passo in questione, la Sorella White identifica «l’abominazione della desolazione» come un «segno inconfondibile», rappresentato dalle «insegne idolatriche dei Romani», che essi collocarono «nel luogo santo» del santuario. Gesù non stava usando «l’abominazione della desolazione» per rappresentare né il potere della Roma pagana né quello della Roma papale, ma come un «segno». Quando il «segno» fu posto nel luogo santo del tempio, i cristiani dovevano fuggire da Gerusalemme «per non essere coinvolti nella distruzione generale». Più avanti, nello stesso passo, la Sorella White si spinge oltre e identifica che la profezia di Cristo, la quale indicava la distruzione, ebbe più di un adempimento.

La profezia del Salvatore riguardante la visitazione dei giudizi su Gerusalemme deve avere un altro adempimento, del quale quella terribile desolazione non fu che una pallida ombra. Nella sorte della città eletta possiamo contemplare la condanna di un mondo che ha respinto la misericordia di Dio e calpestato la Sua legge. Oscure sono le testimonianze della miseria umana di cui la terra è stata spettatrice durante i suoi lunghi secoli di crimine. Il cuore si ammala e la mente vien meno nel contemplarle. Terribili sono stati i risultati del rigetto dell’autorità del Cielo. Ma una scena ancor più cupa è presentata nelle rivelazioni del futuro. Le testimonianze del passato,—la lunga successione di tumulti, conflitti e rivoluzioni, la «battaglia del guerriero … con clamore confuso e vesti intrise di sangue» (Isaia 9:5),—che cosa sono queste, a confronto con i terrori di quel giorno in cui lo Spirito restrittore di Dio sarà completamente ritirato dagli empi, non più per frenare l’irrompere della passione umana e dell’ira satanica! Il mondo vedrà allora, come mai prima, i risultati del dominio di Satana.

«Ma in quel giorno, come al tempo della distruzione di Gerusalemme, il popolo di Dio sarà liberato, chiunque sarà trovato scritto tra i viventi. Isaia 4:3. Cristo ha dichiarato che verrà una seconda volta per raccogliere a Sé i Suoi fedeli: “Allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figliuol dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. Ed Egli manderà i Suoi angeli con gran suono di tromba, ed essi raccoglieranno i Suoi eletti dai quattro venti, da un capo dei cieli all’altro.” Matteo 24:30, 31. Allora coloro che non ubbidiscono al Vangelo saranno consumati dal soffio della Sua bocca e distrutti dallo splendore della Sua venuta. 2 Tessalonicesi 2:8. Come l’Israele antico, gli empi distruggono se stessi; essi cadono per la loro iniquità. Mediante una vita di peccato, si sono posti in tale disarmonia con Dio, la loro natura si è così degradata nel male, che la manifestazione della Sua gloria è per loro un fuoco consumante.»

«Gli uomini facciano attenzione a non trascurare l’insegnamento loro trasmesso nelle parole di Cristo. Come Egli avvertì i Suoi discepoli della distruzione di Gerusalemme, dando loro un segno della rovina imminente, affinché potessero mettersi in salvo, così ha avvertito il mondo del giorno della distruzione finale e ha dato loro dei segni del suo avvicinarsi, affinché tutti coloro che lo vogliono possano fuggire dall’ira avvenire. Gesù dichiara: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle; e sulla terra angoscia delle nazioni”. Luca 21:25; Matteo 24:29; Marco 13:24–26; Apocalisse 6:12–17. Coloro che contemplano questi precursori della Sua venuta devono “sapere che egli è vicino, alle porte”. Matteo 24:33. “Vegliate dunque”, sono le Sue parole di ammonimento. Marco 13:35. Coloro che prestano ascolto all’avvertimento non saranno lasciati nelle tenebre, così che quel giorno li sorprenda all’improvviso. Ma per quelli che non vorranno vegliare, “il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte”. 1 Tessalonicesi 5:2–5». The Great Controversy, 36, 37.

Quando la Sorella White scrisse queste parole, vi doveva ancora essere un futuro adempimento della distruzione di Gerusalemme. Il giudizio retributivo eseguito contro la Roma moderna (il dragone, la bestia e il falso profeta), alla fine del mondo, rappresenta la caduta finale della Babilonia spirituale, ma la Babilonia spirituale (il papato) era già caduta una volta nel 1798. La distruzione di Gerusalemme rappresenta il giudizio retributivo di Dio su una chiesa apostata.

La distruzione di Gerusalemme nei tre anni e mezzo che vanno dal 66 d.C. al 70 d.C. prefigura la distruzione mediante il giudizio retributivo di Dio alla fine del mondo, che sarà inflitta alla Roma moderna (il dragone, la bestia e il falso profeta). L’assedio e la distruzione di Gerusalemme, compiuti dal paganesimo dal 66 d.C. al 70 d.C., durarono esattamente tre anni e mezzo.

L’assedio e la distruzione della Gerusalemme spirituale compiuti dal papalismo durarono tre anni e mezzo profetici, dal 538 al 1798. Queste due illustrazioni simboleggiano l’assedio e la distruzione di Gerusalemme nell’«ora» della crisi della legge domenicale provocata dalla Roma moderna. L’ultima delle tre distruzioni di Gerusalemme viene rovesciata, come è rappresentato nel libro di Daniele.

Il libro di Daniele comincia con Babilonia che conquista e distrugge Gerusalemme e termina con la distruzione di Babilonia e la vittoria di Gerusalemme. In ciascuna delle tre battaglie fu dato ai cristiani un segno che li avvertiva di fuggire dalla guerra imminente. Nel 66 d.C., esso si manifestò quando gli eserciti della Roma pagana collocarono i loro stendardi (le loro insegne di guerra) sul suolo sacro del santuario. Nell’anno 538, esso si manifestò quando fu rivelato l’“uomo del peccato”, seduto nel tempio di Dio (la chiesa cristiana), mostrando se stesso come se fosse Dio, quando in quell’anno fece approvare una legge domenicale al Concilio di Orléans. L’imposizione dell’osservanza domenicale è ciò che il papato identifica come la prova della propria autorità sul mondo cristiano, poiché esso sostiene (correttamente) che non vi è alcun fondamento per il culto domenicale nella Parola di Dio, e il fatto che esso abbia istituito la domenica come giorno di culto nel cristianesimo costituisce la prova che l’autorità delle sue tradizioni e usanze pagane è al di sopra della Bibbia.

Nell’anno 538, i cristiani dovevano separarsi dalla chiesa di Roma, non semplicemente perché essa non fosse veramente una chiesa cristiana, ma anche perché il segno dell’autorità papale era stato posto nel terreno sacro della chiesa di Dio. Sorella White identifica il processo di separazione di quella storia che diede inizio al periodo in cui la chiesa di Dio fuggì nel deserto per milleduecentosessant’anni.

«Ma non vi è alcuna unione tra il Principe della luce e il principe delle tenebre, e non può esservi alcuna unione tra i loro seguaci. Quando i cristiani acconsentirono a unirsi con coloro che non erano se non a metà convertiti dal paganesimo, essi si inoltrarono in un sentiero che li condusse sempre più lontano dalla verità. Satana esultò di essere riuscito a ingannare un numero così grande dei seguaci di Cristo. Allora esercitò più pienamente il suo potere su di loro e li ispirò a perseguitare coloro che rimanevano fedeli a Dio. Nessuno sapeva così bene come opporsi alla vera fede cristiana quanto coloro che un tempo ne erano stati i difensori; e questi cristiani apostati, unendosi ai loro compagni semipagani, diressero la loro guerra contro i tratti più essenziali delle dottrine di Cristo.»

«Fu necessaria una lotta disperata perché coloro che volevano rimanere fedeli stessero saldi contro gli inganni e le abominazioni che, mascherati da vesti sacerdotali, erano stati introdotti nella chiesa. La Bibbia non era accettata come norma della fede. La dottrina della libertà religiosa era definita eresia, e i suoi sostenitori erano odiati e proscritti.

«Dopo un lungo e aspro conflitto, i pochi fedeli decisero di sciogliere ogni unione con la chiesa apostata, se essa continuava ancora a rifiutare di liberarsi dalla falsità e dall’idolatria. Compresero che la separazione era una necessità assoluta, se volevano ubbidire alla parola di Dio. Non osavano tollerare errori fatali alle loro stesse anime, né dare un esempio che avrebbe messo in pericolo la fede dei loro figli e dei figli dei loro figli. Per assicurare la pace e l’unità erano pronti a fare qualunque concessione compatibile con la fedeltà a Dio; ma sentivano che perfino la pace sarebbe stata acquistata a prezzo troppo alto, se ottenuta con il sacrificio del principio. Se l’unità poteva essere assicurata soltanto mediante il compromesso della verità e della giustizia, allora vi sia differenza, e perfino guerra». The Great Controversy, 45.

Continueremo queste riflessioni nel prossimo articolo.

«L’eternità si stende dinanzi a noi. Il sipario sta per essere sollevato. Noi che occupiamo questa posizione solenne e responsabile, che cosa stiamo facendo, a che cosa stiamo pensando, da aggrapparci al nostro egoistico amore per l’agio, mentre anime periscono intorno a noi? I nostri cuori sono forse diventati del tutto insensibili? Non possiamo sentire o comprendere che abbiamo un’opera da compiere per la salvezza degli altri? Fratelli, siete voi della classe di coloro che, avendo occhi, non vedono, e avendo orecchi, non odono? È forse invano che Dio vi ha dato la conoscenza della Sua volontà? È forse invano che Egli vi ha mandato avvertimento dopo avvertimento? Credete alle dichiarazioni della verità eterna riguardo a ciò che sta per abbattersi sulla terra, credete che i giudizi di Dio incombono sul popolo, e potete ancora restare in ozio, indolenti, incuranti, amanti dei piaceri?»

«Non è questo il tempo perché il popolo di Dio fissi ora i propri affetti o accumuli il proprio tesoro nel mondo. Non è lontano il tempo in cui, come i primi discepoli, saremo costretti a cercare rifugio in luoghi desolati e solitari. Come l’assedio di Gerusalemme da parte degli eserciti romani fu il segnale di fuga per i cristiani della Giudea, così l’assunzione di potere da parte della nostra nazione nel decreto che impone il sabato papale sarà per noi un avvertimento. Allora sarà il tempo di lasciare le grandi città, in preparazione ad abbandonare anche quelle più piccole per ritirarsi in dimore appartate, in luoghi isolati fra i monti. E ora, invece di cercare qui abitazioni costose, dovremmo prepararci a trasferirci in un paese migliore, cioè in quello celeste. Invece di spendere i nostri mezzi per l’autogratificazione, dovremmo studiarci di economizzare. Ogni talento prestato da Dio dovrebbe essere usato per la Sua gloria nel dare l’avvertimento al mondo. Dio ha un’opera da affidare ai Suoi collaboratori nelle città. Le nostre missioni devono essere sostenute; nuove missioni devono essere aperte. Per portare avanti con successo quest’opera sarà necessario un esborso tutt’altro che piccolo. Sono necessarie case di culto, dove il popolo possa essere invitato ad ascoltare le verità per questo tempo. Proprio a tale scopo, Dio ha affidato un capitale ai Suoi amministratori. Non permettete che i vostri beni siano vincolati in imprese mondane, così che quest’opera ne sia ostacolata. Mettete i vostri mezzi là dove possiate disporne per il bene della causa di Dio. Mandate i vostri tesori avanti a voi nel cielo». Testimonies, volume 5, 464.