Il «continuo» nel libro di Daniele fu riconosciuto da William Miller come simbolo di Roma pagana o del paganesimo, ma negli ultimi giorni esso è il simbolo del rigetto delle verità fondamentali di William Miller. Esso rappresenta la conclusione di una ribellione iniziata nel 1863, con il rigetto della comprensione di Miller delle «sette volte» di Mosè in Levitico ventisei. Quando l’Avventismo rigettò la corretta identificazione del «continuo» come paganesimo, trasformò il simbolo di Satana in un simbolo di Cristo. Isaia identifica questa opera come un capovolgimento di ogni cosa. Il rigetto del «continuo» fu stabilito negli anni Trenta (la terza generazione dell’Avventismo), ma era stato oggetto di controversia fin dal 1901 (la seconda generazione dell’Avventismo). Come avvenne con l’antico Israele, un progressivo rigetto della verità condusse all’accettazione di un errore che conteneva gli elementi del peccato imperdonabile.
Il peccato imperdonabile, per i Giudei cavillosi, fu rappresentato quando essi identificarono le opere che Cristo aveva compiuto come opere di Satana. L’antico Israele è il simbolo per eccellenza dell’Israele moderno, e l’Israele moderno fece precisamente la stessa cosa, solo al contrario. Prese le opere di Satana (il paganesimo) e attribuì tali opere a Cristo. La ribellione dell’antico Israele include la scelta di Satana quale suo re.
Allora Pilato, udite quelle parole, fece condurre fuori Gesù e si pose a sedere sul tribunale, nel luogo detto Litòstroto, e in ebraico Gabbathà. Or era la Preparazione della Pasqua, ed era circa l’ora sesta; ed egli disse ai Giudei: Ecco il vostro Re! Ma quelli gridarono: Via, via, crocifiggilo! Pilato disse loro: Crocifiggerò il vostro Re? I capi dei sacerdoti risposero: Noi non abbiamo altro re che Cesare. Allora dunque lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Ed essi presero Gesù e lo condussero via. Giovanni 19:13–16.
Pilato era il rappresentante della Roma pagana, e la Sorella White identifica che il dragone che fu scacciato dal cielo in Apocalisse capitolo dodici è Satana, ma in un senso secondario il dragone è anche la Roma pagana. Il dragone è pertanto simboleggiato dal «continuo». La fine della ribellione dell’antico Israele, quando essi proclamarono pubblicamente: «Non abbiamo altro re che Cesare», rappresentò la loro dichiarazione pubblica di essere sudditi del loro re, e il loro re era Satana. Quella ribellione contro Dio quale Re ebbe inizio ai giorni di Samuele il profeta, quando essi respinsero Dio come loro re e pretesero che fosse dato loro un re umano per poter essere come le altre nazioni.
Allora tutti gli anziani d’Israele si radunarono e vennero da Samuele a Rama, e gli dissero: «Ecco, tu sei vecchio, e i tuoi figli non camminano nelle tue vie; ora stabilisci su di noi un re che ci giudichi, come tutte le nazioni». Ma la cosa dispiacque a Samuele, quando dissero: «Dacci un re che ci giudichi». E Samuele pregò il Signore. E il Signore disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dicono; poiché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni su di loro. Secondo tutte le opere che hanno compiuto dal giorno in cui li feci salire dall’Egitto fino ad oggi, con le quali mi hanno abbandonato e hanno servito altri dèi, così fanno anche a te». 1 Samuele 8:4–8.
L’antico Israele non riconobbe mai di aver rigettato Dio, né che il loro desiderio di un re terreno sarebbe giunto al punto da crocifiggere il Messia e scegliere Satana come loro re. La loro ribellione era nascosta ai loro occhi dalle loro stesse idee di giustizia propria, secondo le quali, nonostante avessero rigettato Dio, essi erano ancora il popolo eletto, poiché, dopotutto, ragionavano, Dio continuava comunque a mantenere un santo ministero profetico, anche dopo Samuele.
Essi interpretarono erroneamente il ministero profetico dei profeti, credendo che la presenza dei profeti di Dio dimostrasse che essi fossero il popolo scelto di Dio. Non vedevano di essere lontani da Dio e che i profeti cercavano di ricondurli a Dio, poiché interpretavano l’attività dei profeti come prova della guida di Dio. Ciò avveniva nonostante il loro persistente rigetto di tutti i messaggi dei profeti che erano stati loro inviati. Lo stesso inganno si abbatté sull’Avventismo nel 1863.
L’Avventismo respinse il movimento che era stato riunito mediante il ministero di William Miller, e scelse di diventare una chiesa legalmente registrata nello stesso anno in cui respinse il messaggio di Mosè dei “sette tempi”, trasmesso da Elia (William Miller). Nello stesso anno produsse una carta profetica contraffatta, che non poteva più essere letta e non poteva più “parlare” secondo Habakkuk 2, versetto 3, poiché richiedeva un opuscolo esplicativo. Le carte di Habakkuk potevano essere lette così come erano e pertanto potevano “parlare”.
L’Avventismo si rifiutò di compiere qualsiasi autoesame riguardo alla scelta che fece nel 1863, poiché, dopotutto, aveva la profetessa in mezzo a sé, a dimostrazione del fatto che essi erano il popolo del rimanente identificato nel libro dell’Apocalisse, che aveva lo Spirito di Profezia. Manifestarono lo stesso spirito e lo stesso atteggiamento dell’antico Israele, e la ribellione che ebbe inizio con il rigetto del primo gioiello scoperto da Miller condusse infine anche al rigetto dell’identificazione, da parte di Miller, del gioiello della «continua».
L’Israele moderno rigettò la comprensione di Miller del «continuo», simbolo della Roma pagana, la quale a sua volta è un simbolo di Satana, e sostenne che il «continuo» è un simbolo di Cristo. In altre parole, l’Israele moderno scelse di accettare un simbolo satanico come simbolo di Cristo. Proprio come l’antico Israele proclamò di non avere altro re che Cesare, rappresentante della Roma pagana, la quale è un simbolo di Satana.
In termini di applicazione profetica, quella scelta richiese che l’Israele moderno dovesse ridefinire i capitoli sette, otto e nove di Daniele, che erano precisamente i capitoli rappresentati dal fiume Ulai e costituivano l’aumento della conoscenza nella storia millerita. Sarebbero stati costretti a modificare quei capitoli, poiché il capitolo otto fa riferimento diretto al «continuo» per tre volte.
Costretti dalla storia nel cui contesto la visione del fiume Ulai era stata dissigillata, i Milleriti non potevano vedere altri regni terreni prima che Cristo ritornasse e stabilisse il Suo regno eterno, come rappresentato nel capitolo due di Daniele. Essi pertanto considerarono il quarto regno di Roma come un unico regno con due aspetti. Questi due aspetti erano direttamente rappresentati nei capitoli sette e otto di Daniele. Daniele identifica che la visione ricevuta nel capitolo otto doveva essere compresa in connessione con la visione del capitolo sette.
Nel terzo anno del regno del re Baldassar mi apparve una visione, a me, Daniele, dopo quella che mi era apparsa da principio. Daniele 8:1.
La visione «che apparve» a Daniele «all’inizio» era la visione del capitolo sette.
Nel primo anno di Baldassar, re di Babilonia, Daniele fece un sogno e vide delle visioni nella sua mente, sul suo letto; poi mise per iscritto il sogno e ne espose il contenuto essenziale. Daniele 7:1.
Le due visioni rappresentano due aspetti dei regni della profezia biblica che erano stati dapprima rappresentati nel capitolo due di Daniele. I quattro regni di Babilonia, Medo-Persia, Grecia e Roma furono ripresi nel capitolo sette, e poi ancora nel capitolo otto, ma con una distinzione tra gli elementi politici dei quattro regni e gli elementi religiosi dei quattro regni. In Daniele sette, i regni sono rappresentati da bestie da preda, ma nel capitolo otto gli stessi regni sono presentati mediante animali del santuario. Daniele desiderava comprendere la visione del capitolo sette, e Gabriele venne da lui per spiegarla.
Io, Daniele, fui afflitto nello spirito in mezzo al mio corpo, e le visioni della mia mente mi turbarono. Mi avvicinai a uno di coloro che stavano là, e gli chiesi la verità intorno a tutto questo. Ed egli me ne parlò, e mi fece conoscere l’interpretazione delle cose. Queste grandi bestie, che sono quattro, sono quattro re, che sorgeranno dalla terra. Ma i santi dell’Altissimo riceveranno il regno, e possederanno il regno per sempre, nei secoli dei secoli. Daniele 7:15–18.
A Daniele fu fatto sapere che le quattro bestie erano quattro regni terreni che sarebbero esistiti fino a quando fosse stabilito il regno eterno di Dio, in accordo con il capitolo due di Daniele. Dovevano esservi quattro regni terreni che precedevano l’avvento del regno eterno di Dio, rappresentato nel capitolo due dalla pietra che fu staccata dal monte e riempì tutta la terra.
La sorella White portò la comprensione millerita di quei quattro regni ben oltre la comprensione millerita, quando trattò della bestia della terra di Apocalisse capitolo tredici.
«A questo punto viene introdotto un altro simbolo. Dice il profeta: “Vidi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna simili a quelle di un agnello”. Versetto 11. Sia l’aspetto di questa bestia sia il modo della sua ascesa indicano che la nazione che essa rappresenta è diversa da quelle presentate nei simboli precedenti. I grandi regni che hanno dominato il mondo furono presentati al profeta Daniele come bestie da preda, che sorgevano quando “i quattro venti del cielo si abbattevano sul grande mare”. Daniele 7:2. In Apocalisse diciassette un angelo spiegò che le acque rappresentano “popoli, moltitudini, nazioni e lingue”. Apocalisse 17:15. I venti sono un simbolo di lotta. I quattro venti del cielo che si abbattono sul grande mare rappresentano le terribili scene di conquista e di rivoluzione mediante le quali i regni sono giunti al potere». The Great Controversy, 439.
Le bestie sono simboli delle conquiste che furono compiute man mano che i regni salivano al potere. Una bestia da preda rappresenta profeticamente la potenza politica, economica e militare di un regno. Gli stessi regni rappresentati in Daniele capitoli due e sette sono rappresentati anche nel capitolo otto, ma lì essi sono tutti associati a elementi derivati dal santuario di Dio, e così facendo rappresentano l’elemento religioso dei regni, poiché essi furono tutti un’unione di Chiesa e Stato.
Nel terzo anno del regno del re Baldassar mi apparve una visione, a me, Daniele, dopo quella che mi era apparsa la prima volta. Io vidi in visione; e avvenne, mentre guardavo, che mi trovavo a Susa, nella residenza reale, che è nella provincia di Elam; vidi dunque in visione, e mi trovavo presso il fiume Ulai. Poi alzai gli occhi, guardai, ed ecco, davanti al fiume stava un montone che aveva due corna; e le due corna erano alte, ma una era più alta dell’altra, e la più alta spuntò per ultima. Vidi il montone urtare verso occidente, verso settentrione e verso mezzogiorno; nessuna bestia poteva stargli davanti, e non vi era alcuno che potesse liberare dalla sua mano; ma egli faceva secondo la sua volontà e divenne grande. Mentre stavo considerando, ecco venire da occidente, sulla faccia di tutta la terra, un capro, che non toccava il suolo; e il capro aveva un corno cospicuo fra gli occhi. Egli venne fino al montone che aveva due corna, che avevo visto stare davanti al fiume, e gli corse contro nel furore della sua forza. Lo vidi avvicinarsi al montone; infuriato contro di lui, colpì il montone e gli spezzò le due corna; e nel montone non vi fu forza per resistergli, ma egli lo gettò a terra e lo calpestò; e non vi fu alcuno che potesse liberare il montone dalla sua mano. Perciò il capro divenne grandissimo; ma quando fu forte, il gran corno si spezzò, e al suo posto ne sorsero quattro cospicui, verso i quattro venti del cielo. Daniele 8:1–8.
Il capitolo otto si apre con Daniele che afferma di vivere allora nella storia del primo regno della profezia biblica (Babilonia), ma la sua visione non identifica alcun simbolo destinato a rappresentare Babilonia, poiché essa comincia con l’ariete che rappresentava il secondo regno terreno di Media-Persia. L’assenza di un simbolo di Babilonia è intenzionale, poiché una caratteristica primaria di Babilonia è che essa rappresenta un regno che viene rimosso e poi restaurato, come è rappresentato dai «sette tempi» durante i quali Nabucodonosor visse come una bestia. Durante quei «sette tempi» è rappresentato un elemento della Babilonia spirituale (il papato), poiché il papato è il regno che viene dimenticato per settanta anni simbolici, durante i quali ebbe una ferita mortale. Il fatto che Daniele precisi di ricevere la visione «nel terzo anno del regno del re Baldassar» identifica Babilonia come il regno che precede il secondo regno di Media-Persia, ma pone l’enfasi su Babilonia come il regno nascosto, o dimenticato, che viene dimenticato durante i giorni di un solo re.
Le bestie del capitolo otto non sono bestie da preda; sono bestie che venivano usate come animali sacrificali nel servizio del santuario. Il quarto regno è rappresentato come «un piccolo corno», non come una bestia; ma i corni facevano parte del santuario di Dio, poiché gli altari nel santuario di Dio avevano corni come parte della loro struttura.
Non soltanto i quattro regni della profezia furono rappresentati da Daniele mediante termini del santuario, ma il racconto del capitolo contiene anche diverse parole derivate direttamente dal servizio del santuario di Dio. La narrazione del capitolo è presentata con parole ebraiche tratte dal servizio del santuario, ma anche l’azione di presentare un’offerta nel servizio del santuario è incorporata nella struttura del capitolo. Il fatto che Daniele abbia volutamente associato insieme i capitoli sette e otto consente a coloro che desiderano vedere che il capitolo sette identifica l’arte di governo dei regni della profezia biblica e il capitolo otto identifica l’arte ecclesiastica dei regni della profezia biblica.
L’Avventismo è stato costretto a occultare questo fatto con favole sataniche, poiché tale riconoscimento rivela che i gioielli di Miller erano esattamente come Dio li aveva concepiti. Il loro rigetto della comprensione millerita del “continuo” è rappresentato come un’affermazione secondo cui “Dio non aveva alcuna comprensione”, poiché essi sostengono che, quando Dio diede la struttura a Miller (mediante il ministero dei santi angeli), essa non era accurata.
Certo, il vostro capovolgere le cose sarà stimato come l’argilla del vasaio; poiché l’opera dirà forse di colui che l’ha fatta: Egli non mi ha fatta? oppure la cosa formata dirà di colui che l’ha formata: Egli non aveva intendimento? Isaia 29:16.
La struttura di Miller era la cornice profetica che egli riconobbe e impiegò; ma dal 1863 in poi l’Avventismo ritornò alle applicazioni teologiche del Protestantesimo apostata e del Cattolicesimo, per occultare i gioielli del sogno di Miller. L’Avventismo accettò una falsa cornice (la cosa incorniciata), per poter rigettare l’opera, e anche l’Artefice dell’opera. Così facendo, essi sostengono che l’Artefice dell’opera sia privo di intendimento. Il rigetto di quella cornice fu, e continua a essere, un rigetto dell’aumento di conoscenza che fu dissigillato nel 1798. Coloro che rigettano l’aumento di conoscenza rigettano l’opera e l’Artefice dell’opera, e nei termini di Daniele essi erano “gli empi”.
Molti saranno purificati, resi candidi e messi alla prova; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà; ma i saggi comprenderanno. Daniele 12:10.
Gli «empi agiranno empiamente», identificando così un progressivo e crescente rigetto della verità. Il rigetto, da parte degli empi, del quadro di riferimento è un rigetto di Dio, e a sua volta Dio rigetta gli empi per il rigetto che essi tentano di compiere mediante un quadro di riferimento contraffatto.
Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza; poiché tu hai rigettato la conoscenza, anch’io rigetterò te, perché tu non sia più sacerdote per me; poiché hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli. Osea 4:6.
Il popolo di Dio, che dal 1844 fino al 1863 costituiva i “sacerdoti” di Dio, fu rigettato a motivo della sua mancanza della “conoscenza” che era stata accresciuta tramite il ministero di William Miller. È importante considerare il contesto del versetto sei in Osea, poiché tale contesto identifica una ribellione crescente contro la verità, rappresentata come la “conoscenza”.
Ascoltate la parola del Signore, o figli d’Israele: poiché il Signore ha una controversia con gli abitanti del paese, perché non vi è verità, né misericordia, né conoscenza di Dio nel paese. Si bestemmia, si mente, si uccide, si ruba e si commette adulterio; essi dilagano, e sangue tocca sangue. Perciò il paese farà cordoglio, e chiunque vi abita languirà, insieme con le bestie della campagna e con gli uccelli del cielo; anche i pesci del mare saranno portati via. Tuttavia nessuno contenda e nessuno riprenda un altro; poiché il tuo popolo è come quelli che contendono con il sacerdote. Perciò tu cadrai di giorno, e anche il profeta cadrà con te di notte, e io distruggerò tua madre. Il mio popolo è distrutto per mancanza di conoscenza; poiché tu hai rigettato la conoscenza, anch’io rigetterò te, perché tu non sia più sacerdote per me; siccome hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli. Quanto più si sono moltiplicati, tanto più hanno peccato contro di me; perciò muterò la loro gloria in vergogna. Si nutrono del peccato del mio popolo, e il loro cuore anela alla sua iniquità. E avverrà: quale il popolo, tale il sacerdote; e io li punirò per le loro vie, e renderò loro secondo le loro opere. Mangeranno e non avranno abbastanza; si prostituiranno e non si moltiplicheranno, perché hanno cessato di badare al Signore.
La fornicazione, il vino e il mosto tolgono il senno. Il mio popolo consulta il suo legno, e il suo bastone gli dà responsi; poiché lo spirito di fornicazioni lo ha fatto sviare, ed essi si sono prostituiti allontanandosi dal loro Dio. Sacrificano sulle cime dei monti e fanno fumare incenso sui colli, sotto querce, pioppi e olmi, perché la loro ombra è gradevole; perciò le vostre figlie si prostituiranno e le vostre spose commetteranno adulterio. Io non punirò le vostre figlie quando si prostituiranno, né le vostre spose quando commetteranno adulterio; poiché gli uomini stessi si appartano con le prostitute e sacrificano con le meretrici; perciò il popolo che non ha intendimento cadrà. Benché tu, Israele, ti prostituisca, non si renda colpevole Giuda; e non andate a Ghilgal, né salite a Bet-Aven, e non giurate: «Il Signore vive». Poiché Israele si svia come una giovenca ribelle; ora il Signore li pascerà come un agnello in un luogo spazioso. Efraim è attaccato agli idoli: lascialo stare. La loro bevanda è corrotta; si danno senza posa alla prostituzione; i suoi capi amano con vergogna: «Date!». Il vento l’ha avvolta nelle sue ali, ed essi saranno confusi a motivo dei loro sacrifici. Osea 4:1–19.
L’avvertimento di Osea è che «il Signore ha una controversia con gli abitanti del paese, perché non vi è verità, né misericordia, né conoscenza di Dio nel paese». L’Avventismo è il popolo di Dio degli ultimi giorni. Nel giorno in cui l’uomo con la spazzola per la polvere entra nella stanza di Miller, l’Avventismo, compresi il popolo, i sacerdoti, i profeti, «che non comprende cadrà», poiché sarà «unito agli idoli». I loro idoli sono le loro dottrine contraffatte, intessute in una struttura contraffatta.
La ribellione rappresentata dal rifiuto dell’aumento della conoscenza è una progressiva escalation di ribellione che giunge al punto in cui il loro tempo di prova termina con la dichiarazione che essi sono uniti alle dottrine contraffatte che vengono spazzate via dalla stanza di Miller. La loro ribellione è rappresentata come il continuo commettere fornicazione spirituale. Dal 1863 in poi fino alla chiusura del tempo di grazia, essi si ribellano continuamente finché non vengono vomitati dalla bocca del Signore.
La ribellione del rigettare la conoscenza era rappresentata dal loro «continuare» a commettere adulterio e, sebbene non si tratti della stessa parola ebraica, il significato è il medesimo della parola ebraica «tamid», che significa «continuo», ed è tradotta come «il quotidiano» nel libro di Daniele.
Proseguiremo il nostro studio dei quattro regni della profezia biblica nel prossimo articolo.
«Allora vidi, in relazione al “Continuo”, che la parola “sacrificio” fu aggiunta dalla sapienza umana e non appartiene al testo; e che il Signore ne diede la corretta comprensione a coloro che proclamarono il grido dell’ora del giudizio. Quando esisteva l’unità, prima del 1844, quasi tutti erano uniti sulla corretta comprensione del “Continuo”; ma dal 1844, nella confusione, sono state accolte altre vedute, e ne sono seguite tenebre e confusione». Review and Herald, 1° novembre 1850.