Il 18 luglio 2020 giunse la prima delusione per l’ultimo movimento di riforma di Dio degli ultimi giorni. Essa segnò una pietra miliare nella storia del terzo Guai, che è la storia della pioggia dell’ultima stagione, ed è anche la storia del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Tale storia è stata rappresentata da ogni movimento di riforma della storia sacra, ed è stata più specificamente rappresentata dalla storia del movimento millerita, e illustrata dalla parabola delle dieci vergini, e rappresenta la storia profetica che ogni profeta ha identificato.
Il 18 luglio 2020 rappresenta la prima delusione del movimento e, come tale, segna l’arrivo del tempo dell’indugio nella parabola delle dieci vergini e in Abacuc. Nella storia millerita, la medesima evidenza che li condusse alla loro errata proclamazione fu riconosciuta come identificante la vera data. Il tempo dell’indugio della parabola delle dieci vergini fu allora riconosciuto come verità presente, e quel tempo dell’indugio era lo stesso tempo dell’indugio di Abacuc due. La parabola delle dieci vergini si ripete alla lettera, e tale realtà identifica che soltanto coloro che furono coinvolti nella delusione sono candidati a essere o una vergine saggia o una vergine stolta.
Il grande corpo dell’Avventismo laodicense fu messo alla prova dall’arrivo del terzo Guai l’11 settembre 2001 e, quando passò la previsione fallita del 18 luglio 2020, l’Avventismo laodicense fu lasciato indietro a vagare senza meta di ritorno verso Roma, come avvenne ai Protestanti nella storia millerita.
I Milleriti non solo identificarono il tempo dell’indugio come l’adempimento della parabola delle dieci vergini, ma videro anche che, in Habacuc, il comando di attendere la visione, benché tardasse, costituiva lo stesso punto di riferimento profetico. Habacuc conferma quindi che la visione che era stata presentata erroneamente e che aveva prodotto la prima delusione era la visione che avrebbe “parlato” alla fine.
Poiché la visione è ancora per un tempo stabilito, ma alla fine parlerà e non mentirà; se indugia, aspettala, perché certamente verrà, non tarderà. Habakkuk 2:3.
Il messaggio che produsse la prima delusione era lo stesso messaggio che doveva essere riconosciuto come adempiuto nel prossimo futuro, ma era un messaggio che era ancora fondato sui precedenti argomenti profetici impiegati nella prima proclamazione erronea.
Nella storia millerita, l’antico popolo del patto fu messo alla prova per primo; in seguito fu messo alla prova il popolo del nuovo patto. La prova ebbe inizio per i protestanti quando il primo angelo di Apocalisse dieci e il primo angelo di Apocalisse quattordici (poiché essi sono il medesimo angelo) discese l’11 agosto 1840. La loro prova si concluse con la prima delusione e con l’arrivo del secondo angelo di Apocalisse quattordici.
Nella storia millerita la prova per i Milleriti ebbe inizio con l’arrivo del secondo angelo al momento della prima delusione e si concluse con l’arrivo del Grido di Mezzanotte, che la Sorella White presenta come una moltitudine di angeli, i quali si uniscono al secondo angelo. Sotto la potenza dello Spirito Santo, i Milleriti che riconobbero e accettarono il messaggio del Grido di Mezzanotte furono allora separati dai Milleriti che non riconobbero il messaggio che cadeva tutt’intorno a loro. Il 22 ottobre 1844 arrivò il terzo angelo e la visione che aveva tardato allora parlò.
Nella storia della suggellatura dei centoquarantaquattromila, il popolo dell’antico patto fu messo alla prova per primo, poi il popolo del nuovo patto. La prova ebbe inizio per l’Avventismo laodiceano quando la prima voce dell’angelo di Apocalisse diciotto e il terzo angelo di Apocalisse quattordici (poiché sono il medesimo angelo), discese l’11 settembre 2001. La loro prova si concluse con la delusione del 18 luglio 2020.
Nel movimento del terzo angelo, la prova per i centoquarantaquattromila ebbe inizio con il sopraggiungere della prima delusione, e si concluderà con l’arrivo del messaggio del Grido di Mezzanotte. Sotto la potenza dello Spirito Santo, coloro che ora riconoscono e accettano il messaggio del Grido di Mezzanotte vengono allora separati dagli stolti e dagli empi che non hanno riconosciuto il messaggio dai molteplici aspetti che ora cade tutt’intorno a loro.
Alla legge domenicale di prossima imposizione, parla la seconda «voce» dell’angelo di Apocalisse diciotto, che è anche la visione che «tardava» a parlare. Essa rappresenta pure il messaggio del terzo angelo che «si gonfia» fino al gran grido.
Il Grido di Mezzanotte è rappresentato come molti angeli che si uniscono all’angelo precedente. Il messaggio del Grido di Mezzanotte ha diversi elementi che contribuiscono al messaggio complessivo, e gli angeli sono simboli di messaggi. Nella storia millerita, il pioniere identificato come colui che guidò nel mettere insieme il messaggio del vero Grido di Mezzanotte fu Samuel S. Snow. In quella storia è ampiamente documentato che la comprensione da parte di Snow del messaggio del Grido di Mezzanotte si sviluppò nel corso di un periodo di tempo.
Quella storia si ripete alla lettera, e il messaggio del gran grido di mezzanotte finale si sta sviluppando pubblicamente dalla fine di luglio 2023. Non è semplicemente il messaggio dell’Islam, ma include anche il messaggio del suggellamento dei centoquarantaquattromila. Include la rivelazione che le due corna della bestia della terra passano entrambe attraverso una «morte e risurrezione», poiché sono parallele all’immagine della bestia, la quale nella medesima storia adempie l’enigma profetico secondo cui «l’ottavo è dei sette». Include le rivelazioni associate alla «storia nascosta» dei Sette Tuoni, e adempie l’enigma profetico della «pietra» che, essendo stata rigettata, diventa «testa d’angolo», poiché i «sette tempi» di Levitico ventisei si rivelano essere il filo che intreccia insieme tutte le verità della storia di Miller con le verità che furono dissigillate al tempo della fine nel 1989. Il Salmista lo esprime così:
La pietra che gli edificatori avevano rigettata è divenuta la pietra angolare. Questa è opera del Signore; essa è meravigliosa agli occhi nostri. Questo è il giorno che il Signore ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. Salmi 118:22–24.
La «pietra», che fu il primo «gioiello» scoperto da William Miller (e i gioielli sono pietre), è il «giorno che il Signore ha fatto». È stato dimostrato in articoli precedenti che la struttura, e le parole, del comandamento del Sabato sono identiche alla struttura del sacro ciclo di sette, come è esposto nel capitolo venticinque del Levitico. Il riposo nel settimo giorno prefigurava il riposo della terra nel settimo anno, e quando i due comandamenti sono considerati in questo modo, essi forniscono una testimonianza che un giorno rappresenta un anno nella profezia biblica.
Essi mostrano anche che la comprensione proclamata da Miller riguardo all’indignazione di Dio di «sette tempi», in Levitico ventisei, è rappresentata come «un giorno»; poiché il Signore stabilì il sacro ciclo di sette anni, con la stessa certezza con cui fece i cieli e la terra in sei giorni e si riposò il settimo.
Quando Gesù concluse la parabola della vigna, pose una domanda ai Farisei.
Quando dunque verrà il signore della vigna, che farà a quei vignaioli? Gli risposero: Farà miseramente perire quegli uomini malvagi, e affitterà la sua vigna ad altri vignaioli, che gli renderanno i frutti a suo tempo. Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che gli edificatori hanno rigettata è divenuta la testata d’angolo; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri? Perciò io vi dico: Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti. E chiunque cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ma colui sul quale essa cadrà sarà stritolato. E i capi dei sacerdoti e i Farisei, udite le sue parabole, si avvidero che parlava di loro. Matteo 21:40–45.
La parabola della vigna è la parabola dell’antico popolo eletto che viene oltrepassato, e del regno che viene dato a un nuovo popolo eletto. La “pietra” che, secondo Gesù, è stata rigettata, è la “pietra” che salva o distrugge, a seconda di come viene accolta. La “pietra” deve essere una verità biblica nel contesto impiegato da Gesù, poiché ha la capacità di produrre frutto giusto, e la giustizia di Cristo è prodotta negli uomini e nelle donne solo quando essi ricevono la Sua Parola di verità.
Santificali nella tua verità; la tua parola è verità. Giovanni 17:17.
La «pietra» è una dottrina che viene accettata oppure rigettata, e Gesù è la Parola, e nel libro degli Atti Pietro identifica la «pietra» come Cristo.
Sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele, che nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, per mezzo di lui quest’uomo compare qui davanti a voi guarito. Questa è la pietra che è stata da voi edificatori sprezzata, ed è divenuta la pietra angolare. In nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi dobbiamo essere salvati. Atti 4:10–12.
E poi, nella Prima Lettera di Pietro, egli porta ancora oltre il simbolismo della «pietra», ma lo mantiene nel medesimo contesto del passaggio oltre di un precedente popolo del patto e della scelta di un nuovo popolo eletto, che, come egli afferma, «un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia».
Accostandovi a lui, pietra vivente, rigettata bensì dagli uomini, ma scelta da Dio e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Perciò è anche contenuto nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare principale, eletta, preziosa; e chi crede in lui non sarà confuso». Per voi dunque che credete egli è prezioso; ma per coloro che sono disubbidienti, «la pietra che gli edificatori hanno rigettata è divenuta la pietra angolare», e «una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo»; essi inciampano nella parola, essendo disubbidienti; a questo pure sono stati destinati. 1 Pietro 2:4–8.
Pietro dice dell’antico popolo eletto: «Per quelli che sono disubbidienti, la pietra che gli edificatori hanno riprovata è divenuta la pietra angolare, e una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo; per quelli che inciampano nella parola, essendo disubbidienti: al che sono stati anche destinati».
Gesù è rappresentato da ogni sacra illustrazione del fondamento.
Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Gesù Cristo. 1 Corinzi 3:11.
Il fondamento che i Milleriti edificarono era la Rocca dei secoli (la Pietra).
«L’avvertimento è stato dato: non si deve permettere che entri alcunché che turbi il fondamento della fede sul quale stiamo edificando fin da quando il messaggio giunse nel 1842, 1843 e 1844. Io ero in questo messaggio, e da allora sono rimasta davanti al mondo, fedele alla luce che Dio ci ha dato. Non intendiamo togliere i nostri piedi dalla piattaforma sulla quale furono posti mentre giorno dopo giorno cercavamo il Signore con fervente preghiera, cercando luce. Pensate forse che io possa rinunciare alla luce che Dio mi ha dato? Essa deve essere come la Rocca dei secoli. Mi ha guidata da quando mi è stata data». Review and Herald, 14 aprile 1903.
Il primo gioiello che Miller scoprì e che divenne parte del fondamento millerita, il quale è come la Rocca dei secoli, fu i «sette tempi» di Levitico ventisei; e i «sette tempi» furono la prima verità fondamentale a essere messa da parte da quei pionieri milleriti che avevano appena edificato il fondamento millerita. Furono i costruttori a rigettare la pietra fondamentale. Quella «pietra», che simboleggia Cristo, è anche il giorno che il Signore ha fatto, poiché Egli fece il settimo giorno come giorno di riposo e il settimo anno come anno in cui la terra avrebbe riposato. Nel 1863, la pietra fondamentale fu rigettata, ma essa dev’essere fatta «testa d’angolo» e «pietra d’inciampo» per i disubbidienti.
Il messaggio dell’Islam del terzo guaio è il tema del movimento di riforma dei centoquarantaquattromila, e il processo di prova ebbe inizio quando l’angelo di Apocalisse diciotto discese, mentre i grandi edifici di New York City venivano abbattuti l’11 settembre 2001. L’Avventismo rimase in silenzio riguardo all’identificazione profetica che l’11 settembre 2001 fosse l’arrivo del «giorno del vento orientale». Il 18 luglio 2020 essi furono lasciati indietro quando i due testimoni di Apocalisse capitolo undici furono uccisi nelle strade di quella grande città. La prova dell’Avventismo era terminata, e la prova per coloro che avevano professato di riconoscere il messaggio dell’Islam era in corso.
Dopo essere rimaste morte nelle strade fino alla fine di luglio 2023, le ossa secche morte furono quindi risvegliate dal primo messaggio di Ezechiele. Il secondo messaggio di Ezechiele è il messaggio dei quattro venti dell’Islam del terzo Guai, che rappresenta il progressivo disseillamento del messaggio del Grido di Mezzanotte, il quale è la visione che tardava, e il tema dell’intero periodo del movimento. Diverse verità furono quindi disseillate, poiché il messaggio del Grido di Mezzanotte rappresenta un messaggio dalle molteplici sfaccettature. La prima verità che si confrontò con le ossa secche morte fu la prima verità rigettata dall’Avventismo laodicense, e rappresenta la verità che segna la transizione di Laodicea verso Filadelfia.
La verità è il messaggio del suggellamento, e perciò deve essere radicata sia intellettualmente sia spiritualmente. Non basta riconoscere che il periodo in cui i due testimoni giacquero morti nella strada è un simbolo della dispersione dei «sette tempi»; esso richiede anche un’accettazione esperienziale della verità.
I gioielli di Miller, che rappresentano le verità dischiuse al tempo della fine nel 1798, diventano una prova per le vergini degli ultimi giorni. L’esperienza dell’essere stabiliti nella verità «spiritualmente» è rappresentata dal primo gioiello di Miller, e l’essere stabiliti nella verità «intellettualmente» è rappresentato dal messaggio dell’Islam del terzo guaio. L’appello al ravvedimento e alla confessione rappresentato dai «sette tempi» identifica un’opera che viene compiuta in congiunzione con Cristo nel Luogo Santissimo, ed è rappresentata dalla visione del «mareh».
La comprensione «intellettuale» dell’Islam del terzo Guai è rappresentata dalla visione del «chazon», ed entrambe sono richieste per coloro che saranno sigillati. Nel 1863, l’Avventismo laodiceo scelse di ricostruire Gerico e abbandonò la sua opera di restaurazione di Gerusalemme. Gerico è un simbolo di opulenza, come pure rappresentato dalla cecità laodicea.
«Una delle più possenti fortezze del paese — la grande e ricca città di Gerico — si ergeva proprio dinanzi a loro, sebbene a breve distanza dal loro accampamento a Ghilgal. Al confine di una pianura fertile, ricca delle opulente e svariate produzioni dei tropici, i suoi palazzi e i suoi templi, dimora del lusso e del vizio, questa superba città, protetta dai suoi massicci bastioni, sfidava il Dio d’Israele. Gerico era una delle principali sedi del culto idolatrico, essendo particolarmente consacrata ad Astarte, dea della luna. Qui si concentrava tutto ciò che vi era di più vile e degradante nella religione dei Cananei. Il popolo d’Israele, nella cui mente erano ancora vivi i terribili risultati del proprio peccato a Beth-Peor, poteva guardare questa città pagana soltanto con disgusto e orrore». Patriarchs and Prophets, 487.
La «pietra» che i costruttori rigettarono nel 1863, mentre ricostruivano Gerico, erano i «sette tempi» che negli ultimi giorni sarebbero divenuti la verità (gioiello), che diviene «testa d’angolo», poiché è la verità che intreccia insieme l’inizio dell’Avventismo nel movimento dei Milleriti con la fine dell’Avventismo nel movimento dei centoquarantaquattromila. Quel gioiello, che sono i «sette tempi», è anche «il giorno che il Signore ha fatto», ed è Cristo stesso, poiché Egli è la Parola, ed Egli è «Verità». Il soggetto dell’Islam è il tema che produce la purificazione sia dell’antico popolo eletto sia del nuovo, e la duplice purificazione ebbe inizio l’11 settembre 2001, che fu «il giorno del vento orientale». In quel giorno le sentinelle dovevano cantare il medesimo canto che Cristo cantò quando proclamò la parabola della vigna. I centoquarantaquattromila cantano il canto di Mosè (i «sette tempi») e il canto dell’Agnello.
E vidi come un mare di vetro mescolato con fuoco; e coloro che avevano ottenuto la vittoria sulla bestia, sulla sua immagine, sul suo marchio e sul numero del suo nome stavano sul mare di vetro, avendo le arpe di Dio. E cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e meravigliose sono le tue opere, Signore Dio Onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re dei santi. Apocalisse 15:2, 3.
L’«Agnello» è Cristo che fu immolato, ed Egli fu immolato nel mezzo di duemilacinquecentoventi giorni, intrecciando così insieme il sacrificio della Sua vita e del Suo sangue (mediante il quale confermò il patto), con la «contesa del Suo patto» di Mosè, in Levitico ventisei. Il cantico di Mosè e dell’Agnello è il cantico del chazon della storia profetica e il cantico del mareh della Sua «apparizione». È il cantico di una comprensione intellettuale e spirituale quale è rappresentata dalle due visioni di Daniele capitolo otto. È il cantico di un popolo del patto che viene giudicato e oltrepassato, mentre un nuovo popolo eletto viene scelto. Il processo di selezione, e quindi il cantico, ebbe inizio l’11 settembre 2001.
Coloro che verranno da Giacobbe metteranno radice; Israele fiorirà e germoglierà, e riempirà di frutto la faccia del mondo. Lo ha forse colpito come ha colpito quelli che colpivano lui? O è egli ucciso secondo la strage di quelli che da lui furono uccisi? Con misura, quando essa germoglia, tu contenderai con essa: egli trattiene il suo vento impetuoso nel giorno del vento orientale. Perciò, per questo, sarà espiata l’iniquità di Giacobbe; e tutto il frutto consisterà nel togliere il suo peccato: quando egli renderà tutte le pietre dell’altare come pietre di calce frantumate, i boschi sacri e le immagini non resteranno in piedi. Tuttavia la città fortificata sarà desolata, la dimora sarà abbandonata e lasciata come un deserto: là pascolerà il vitello, là si coricherà e ne consumerà i rami. Quando i suoi rami saranno secchi, saranno spezzati; verranno le donne e li metteranno al fuoco; poiché è un popolo privo d’intendimento: perciò colui che lo ha fatto non avrà misericordia di lui, e colui che lo ha formato non gli mostrerà alcun favore. E avverrà, in quel giorno, che il Signore batterà il grano dal corso del fiume fino al torrente d’Egitto, e voi sarete raccolti uno ad uno, o figli d’Israele. E avverrà, in quel giorno, che la grande tromba sarà sonata, e verranno quelli che erano sul punto di perire nel paese d’Assiria, e gli esuli nel paese d’Egitto, e adoreranno il Signore sul monte santo, in Gerusalemme. Isaia 27:6–13.
Correttamente compresi, questi versetti identificano il periodo che va dall’11 settembre 2001 fino all’imminente legge domenicale. Il versetto sei identifica l’intera storia, individuando l’inizio della pianta che mette radice, poi fiorisce e germoglia, e infine riempie la terra di frutto. Il frutto che riempie la terra lo fa durante l’“ora”, che è la crisi della legge domenicale. Mentre allora Cristo raccoglie il suo frutto nel suo granaio, egli al tempo stesso reca giudizio su Babilonia. Il giudizio che ha luogo nel tempo in cui la terra è riempita di frutto è rappresentato nel versetto sette, quando vengono poste le due domande: «L’ha egli percossa come percosse coloro che la percuotevano? oppure è essa uccisa secondo la strage di quelli che furono uccisi da lui?»
Poi, nel versetto otto, l’aspersione della pioggia dell’ultima stagione è contrassegnata dall’espressione: «A misura». Ciò che fa germogliare le piante è la pioggia; e quando l’inizio della pioggia dell’ultima stagione è indicato, esso è indicato come un inizio «a misura, quando germoglia». Quando la pioggia dell’ultima stagione comincia, essa è sparsa «a misura», poiché non è sparsa senza misura se il raccolto è una mescolanza di vero e di falso.
«Ogni anima veramente convertita sarà intensamente desiderosa di condurre altri dalle tenebre dell’errore alla meravigliosa luce della giustizia di Gesù Cristo. Il grande spargimento dello Spirito di Dio, che illumina tutta la terra con la sua gloria, non avverrà finché non avremo un popolo illuminato, che sappia per esperienza che cosa significhi essere collaboratori di Dio. Quando avremo una consacrazione intera e di tutto cuore al servizio di Cristo, Dio riconoscerà questo fatto con uno spargimento del suo Spirito senza misura; ma ciò non avverrà finché la maggior parte della chiesa non sarà costituita da collaboratori di Dio. Dio non può spargere il suo Spirito quando l’egoismo e l’indulgenza verso sé stessi sono così manifesti; quando prevale uno spirito che, se fosse tradotto in parole, esprimerebbe quella risposta di Caino: “Sono io il custode di mio fratello?” Se la verità per questo tempo, se i segni che si addensano da ogni parte, e che testimoniano che la fine di tutte le cose è vicina, non sono sufficienti a destare l’energia assopita di coloro che professano di conoscere la verità, allora una tenebra proporzionata alla luce che ha brillato piomberà su queste anime. Non vi è neppure l’apparenza di una scusa per la loro indifferenza che essi possano presentare a Dio nel grande giorno del rendiconto finale. Non vi sarà alcuna ragione da addurre sul perché non abbiano vissuto, camminato e operato nella luce della sacra verità della parola di Dio, rivelando così a un mondo oscurato dal peccato, mediante la loro condotta, la loro simpatia e il loro zelo, che la potenza e la realtà del Vangelo non potevano essere confutate». Review and Herald, 21 luglio 1896.
La sorella White identifica il passo come il momento in cui l’angelo dell’Apocalisse discende, poiché dice: «la grande effusione dello Spirito di Dio, che illumina tutta la terra con la sua gloria». In un altro passo che abbiamo spesso citato in questi articoli, ella afferma che, quando «i grandi edifici di New York» «saranno abbattuti», «Apocalisse capitolo diciotto, versetti da uno a tre si adempirà».
Continueremo queste riflessioni nel prossimo articolo.
Ora canterò per il mio diletto un cantico del mio amato riguardo alla sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna sopra un fertilissimo colle: egli la circondò d’una siepe, ne tolse via le pietre, la piantò di viti scelte, vi costruì in mezzo una torre, e vi scavò anche un tino; poi si aspettò che producesse uva, ma essa produsse uva selvatica. Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, giudicate, vi prego, fra me e la mia vigna. Che cosa si sarebbe potuto fare di più alla mia vigna, che io non abbia fatto in essa? Perché, mentre mi aspettavo che producesse uva, ha prodotto uva selvatica? E ora venite, vi farò sapere ciò che farò alla mia vigna: ne toglierò la siepe, ed essa sarà divorata; ne abbatterò il muro, ed essa sarà calpestata. La ridurrò a una desolazione: non sarà né potata né zappata; vi cresceranno rovi e spine; comanderò anche alle nubi che non lascino cadere pioggia su di essa. Poiché la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la sua pianta diletta; egli si aspettava rettitudine, ed ecco spargimento di sangue; giustizia, ed ecco un grido. Isaia 5:1–7.