Stiamo considerando il parallelismo tra i movimenti del primo e del terzo angelo, al fine di comprendere meglio che cosa rappresenti simbolicamente l’aumento della conoscenza quando viene dissuggellato al tempo della fine. Stiamo cercando di dimostrare che esso rappresenta un’escalation della verità che culmina infine nella pioggia dell’ultima stagione, la quale è il messaggio del Grido di Mezzanotte. Come simbolo, l’«aumento della conoscenza» deriva dal libro di Daniele, e lì viene identificato come la conoscenza profetica che mette alla prova e produce due classi di adoratori.
Ed egli disse: «Va’, Daniele, poiché queste parole sono nascoste e sigillate sino al tempo della fine. Molti saranno purificati, resi bianchi e messi alla prova; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà, ma i saggi comprenderanno». Daniele 12:9, 10.
Nel 1989 fu dissigillato un «aumento di conoscenza» che, alla fine, dimostrerà l’esistenza di due classi di adoratori. Queste due classi sono illustrate nel contesto del modo in cui si rapportano al messaggio della pioggia dell’ultima stagione. I malvagi non riconoscono né ricevono la pioggia dell’ultima stagione, mentre i savi sì. I malvagi, pertanto, non vedono quando la pioggia dell’ultima stagione comincia a cadere, ed essa cominciò a cadere quando le nazioni si adirarono l’11 settembre 2001. Ci siamo rivolti alla dirigenza dell’Avventismo laodicense come rappresentata in Ezechiele capitoli otto e nove, e anche in Isaia capitolo ventotto. In Isaia gli «uomini schernitori» hanno fatto della «menzogna» il loro «rifugio» e si sono «nascosti» «sotto la falsità».
Perciò ascoltate la parola del Signore, uomini schernitori, che governate questo popolo che è in Gerusalemme. Poiché avete detto: «Noi abbiamo fatto un patto con la morte, e con il soggiorno dei morti siamo venuti a un accordo; quando il flagello traboccante passerà, non giungerà fino a noi; perché abbiamo fatto della menzogna il nostro rifugio e ci siamo nascosti sotto la falsità». Isaia 28:14, 15.
Gli antichi uomini di Gerusalemme degli ultimi giorni non superano la prova del «riposo e ristoro» che è rappresentata dalla metodologia del «precetto dopo precetto», la quale permette ai saggi di riconoscere la pioggia dell’ultima stagione degli ultimi giorni, attraverso l’illustrazione storica della pioggia dell’ultima stagione nella storia millerita. La caratteristica profetica degli «uomini schernitori» che Isaia mette in rilievo nel passo è la menzogna e la falsità sotto cui si sono nascosti e che hanno fatto loro rifugio. Perciò, in relazione alla prova del messaggio della pioggia dell’ultima stagione (il riposo e il ristoro che essi non vollero ascoltare), gli antichi uomini di Gerusalemme hanno accettato una menzogna.
Il messaggio della pioggia dell’ultima stagione giunge con un dibattito, come è rappresentato in Habacuc capitolo due, quando la sentinella vi chiede a Dio che cosa egli debba rispondere nel «dibattito» della sua storia, poiché la parola «ripreso» nel versetto uno del capitolo due significa «discusso con».
Io starò al mio posto di guardia, mi porrò sulla torre e starò attento per vedere ciò che egli mi dirà e che cosa dovrò rispondere quando sarò ripreso. Habacuc 2:1.
I saggi, nel corso del dibattito sulla pioggia dell’ultima stagione, presentano le verità rappresentate come i gioielli di Miller, che sono altresì le verità fondamentali identificate, stabilite e presentate dai Milleriti. Tali verità sono rappresentate come Cristo, la Roccia dei secoli.
«Coloro che stanno come sentinelle di Dio sulle mura di Sion siano uomini capaci di vedere i pericoli prima del popolo,—uomini che sappiano distinguere tra verità ed errore, giustizia e ingiustizia. »
«L’avvertimento è stato dato: non si deve permettere che entri alcunché che turbi il fondamento della fede sul quale abbiamo edificato fin da quando il messaggio giunse nel 1842, 1843 e 1844. Io ero in questo messaggio e, da allora, sono stata davanti al mondo, fedele alla luce che Dio ci ha dato. Non intendiamo togliere i nostri piedi dalla piattaforma sulla quale furono posti mentre, giorno dopo giorno, cercavamo il Signore con fervente preghiera, cercando luce. Pensate forse che io possa rinunciare alla luce che Dio mi ha dato? Essa dev’essere come la Rocca dei secoli. Mi ha guidata fin da quando mi fu data.» Review and Herald, 14 aprile 1903.
Gli antichi presentano un falso messaggio della pioggia dell’ultima stagione, che Isaia rappresenta come una «menzogna» e una falsità. In Ezechiele capitolo otto si trova la storia che identifica il momento in cui gli antichi di Gerusalemme si prostrano davanti al sole, e sono messi in contrasto con coloro che nel capitolo successivo ricevono il sigillo di Dio. Il terzo abominio (generazione) rappresenta un falso messaggio della pioggia dell’ultima stagione, come raffigurato dal «piangere per Tammuz». Nella terza generazione dell’Avventismo, iniziata nel 1919, fu introdotta una «menzogna» in connessione con il falso vangelo pubblicamente presentato da W. W. Prescott alla Conferenza Biblica del 1919. Quella «menzogna» è un soggetto specifico della terza generazione, e la «menzogna» è il falso fondamento del falso messaggio della pioggia dell’ultima stagione, rappresentato dal «piangere per Tammuz».
È importante dedicare tempo a individuare la «menzogna» nella profezia, poiché la «menzogna» è la ragione principale per cui l’avventismo laodiceano non può vedere l’aumento di conoscenza nel 1989. La «menzogna» consiste nel fatto che il «continuo» nel libro di Daniele rappresenterebbe il ministero di Cristo nel santuario. Applicare profeticamente il «continuo» come ministero di Cristo nel santuario è un’applicazione profetica falsa ed errata; ma la «menzogna» non consiste semplicemente nell’identificare come simbolo profetico la falsa identificazione del «continuo»: essa rappresenta anche una «menzogna» che sostiene che la Sorella White fosse d’accordo con la falsa applicazione, e quindi usa tale falsità per stabilire l’applicazione errata come verità accertata.
La corretta comprensione degli ultimi sei versetti di Daniele undici è stata tipificata dai versetti trenta-trentasei, e quando la Sorella White identifica il completo adempimento del capitolo undici di Daniele, ella afferma che “scene simili a quelle descritte” nei versetti trenta-trentasei “si ripeteranno”.
L’impiego della falsa definizione di «il continuo» produce una falsa struttura storica. La storia rappresentata in Daniele capitolo undicesimo, versetti da trenta a trentasei, include la soppressione di «il continuo». «Il continuo» è o l’applicazione millerita, oppure l’applicazione di Prescott e Daniells. A seconda di quale applicazione venga scelta, si produrranno due diverse strutture storiche.
E delle forze si leveranno da parte sua, contamineranno il santuario, la fortezza, sopprimeranno il sacrificio quotidiano e vi collocheranno l’abominazione che causa la desolazione. Daniele 11:31.
Secondo l’ispirazione, la storia profetica rappresentata in questo versetto, e comprendente il versetto trenta, e i versetti dal trentadue al trentasei, deve essere ripetuta nei versetti dal quaranta al quarantacinque di Daniele undici.
«La profezia dell’undicesimo capitolo di Daniele ha quasi raggiunto il suo completo adempimento. Gran parte della storia che si è svolta nell’adempimento di questa profezia si ripeterà. Nel versetto trentesimo si parla di una potenza che “si rattristerà, [Daniele 11:30–36 citato.]»
«Si verificheranno scene simili a quelle descritte in queste parole». Manuscript Releases, numero 13, 394.
Il versetto in cui troviamo «il continuo» è il versetto trentuno.
E delle forze staranno dalla sua parte, contamineranno il santuario della fortezza, sopprimeranno il sacrificio quotidiano e vi collocheranno l’abominazione che causa desolazione. Daniele 11:31.
Le «braccia» nel versetto si levano «da parte sua». Le «braccia» sono una potenza, come lo è colui per il quale esse «si levano». Sono le «braccia» nel versetto che «stanno dalla sua parte», e le «braccia» che «contaminano il santuario della fortezza», e le «braccia» che «tolgono il sacrificio continuo», ed è altresì le «braccia» che «collocano l’abominazione della desolazione». Nel capitolo tredici dell’Apocalisse, il dragone, che è la Roma pagana, fornisce tre cose al papato.
E la bestia che vidi era simile a un leopardo; i suoi piedi erano come quelli di un orso, e la sua bocca come la bocca di un leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità. Apocalisse 13:2.
La bestia simile a un leopardo viene identificata da Sister White come il papato, e nel capitolo dodici Sister White identifica il dragone sia come Satana, sia anche come la Roma pagana.
«Così, mentre il dragone rappresenta, in primo luogo, Satana, esso è, in senso secondario, un simbolo della Roma pagana». The Great Controversy, 439.
Nel versetto due del capitolo tredicesimo dell’Apocalisse, la Roma pagana diede il suo potere militare, le sue «armi», al papato, a cominciare da Clodoveo, re dei Franchi (Francia), nell’anno 496. La Roma pagana diede alla Roma papale la sua sede di autorità nell’anno 330, quando l’imperatore Costantino lasciò libera la città di Roma e trasferì la capitale della Roma imperiale nella città di Costantinopoli. La Roma pagana diede l’autorità civile al papato nell’anno 533, quando Giustiniano emanò un decreto che identificava il papato come il capo di tutte le chiese e il correttore degli eretici.
Nel versetto trentuno, le «braccia» che si levano sono le forze militari della Roma pagana, che si levarono in favore del papato a partire da Clodoveo nell’anno 496. Per questo atto il papato identifica la Francia come il «primogenito della Chiesa cattolica», e talvolta come «la figlia maggiore della Chiesa cattolica». Nel versetto trentuno, dopo che Costantino promulgò una legge domenicale nell’anno 321, e quindi trasferì la capitale dalla città di Roma alla città di Costantinopoli nell’anno 330, l’impero, un tempo invincibile, cominciò a sgretolarsi, mentre le prime quattro potenze delle Trombe di Apocalisse capitolo otto iniziarono una guerra continua contro l’impero romano. Il fulcro degli attacchi condotti dai Barbari e da Genserico era diretto contro la città di Roma, che prima dell’anno 330 era stata il «santuario della forza» per l’impero romano. Dall’anno 330 in poi, la guerra d’invasione dei barbari avrebbe dovuto «contaminare il santuario della forza», finché le «braccia» della Roma pagana si sarebbero levate in favore del papato, a cominciare dall’anno 496.
La Roma pagana non solo provvide tre cose al potere papale, conferendogli il potere militare, l’autorità civile e la sede della città di Roma, ma rimosse anche tre corna a favore della Roma papale.
Io consideravo le corna, ed ecco sorgere in mezzo ad esse un altro piccolo corno, davanti al quale tre delle prime corna furono sradicate; ed ecco, in questo corno vi erano occhi simili a occhi d’uomo, e una bocca che proferiva grandi cose. Daniele 7:8.
Le tre corna che dovevano essere «divelte» nel capitolo sette di Daniele rappresentavano tre potenze principali che resistevano all’ascesa del papato al potere. L’ultimo di quei tre corni fu rimosso quando i Goti furono scacciati dalla città di Roma nell’anno 538. Essi furono scacciati dalla città dalle «braccia» della Roma pagana, poiché quelle «braccia» dovevano porre il papato (l’abominazione della desolazione) sul trono del mondo allora conosciuto nell’anno 538.
Il versetto trentuno di Daniele undici individua quattro cose che le “braccia” (la Roma pagana) avrebbero fatto. Esse avrebbero dovuto “levarsi” a favore del papato, come fecero nell’anno 496. Avrebbero dovuto contaminare il “santuario della fortezza”, come rappresentato dalle lotte militari che si svolsero sulla città di Roma per circa due secoli. Avrebbero dovuto “porre” il papato sul trono della terra nell’anno 538, e avrebbero anche dovuto “togliere il continuo”.
La parola ebraica tradotta con «far cessare» nel versetto (sur) significa «rimuovere». Entro l’anno 508, la resistenza del paganesimo esistente nell’Impero romano, che aveva operato per impedire l’ascesa del papato al potere, era stata completamente assoggettata o eliminata.
Identificare «il quotidiano» come il ministero di Cristo nel santuario è un’applicazione falsa; ma l’opera effettivamente compiuta nella storia avventista laodicense, che identificò l’applicazione falsa come verità, si fondava su una specifica «menzogna» che si realizzò nella terza generazione dell’avventismo. L’indicazione di Sorella White secondo cui la storia dei versetti da trenta a trentasei si ripeterà nell’adempimento finale di Daniele undici rese impossibile agli «uomini schernitori» che governano Gerusalemme attribuire un’interpretazione al versetto trentuno senza respingere simultaneamente lo Spirito di Profezia.
Gli “uomini schernitori” insegnano che il papato tolse la vera comprensione del ministero di Cristo nel santuario, mediante l’introduzione della messa papale, che è una contraffazione dell’opera di Cristo nel santuario celeste. Se questo fosse il significato effettivo del “continuo”, allora le “braccia” che si levarono nel versetto trentuno sarebbero il papato, poiché la struttura grammaticale del versetto richiede che le “braccia” siano il potere che toglie “il continuo”.
Per sostenere il loro piatto di favole, essi sostengono che il papato (armi) abbia contaminato il santuario celeste di Cristo. Il termine ebraico tradotto come “santuario (miqdash) della forza” indica o un santuario pagano o il santuario di Dio. Se Daniele avesse voluto esprimere che il santuario di Dio doveva essere contaminato dal papato, avrebbe impiegato il termine ebraico “qodesh”, che può rappresentare unicamente il santuario di Dio. Dov’è dunque attestato nella Bibbia o nello Spirito di Profezia che il santuario celeste sia mai stato, o mai sarà, contaminato dal papato?
Certamente, i peccati dei cristiani sono registrati nei libri del santuario celeste, ma tale rappresentazione non significa che il santuario di Dio sia stato contaminato. La purificazione del santuario rappresentava la purificazione dei libri dei registri che si trovano nel santuario. Inoltre, il potere papale non è mai stato cristiano, perciò non è mai stato iscritto nei libri del giudizio investigativo. L’unico giudizio identificato per il papato è il giudizio esecutivo dell’ira di Dio.
Le “braccia” dovevano anche “collocare l’abominazione che causa desolazione”; quale potenza sarebbe stata questa? Quale potenza pose il papato? E quale potenza è quella in favore della quale il papato si levò, proprio all’inizio del versetto trentuno?
Gli ignoranti nell’Avventismo laodiceano, che hanno posto la loro vita eterna nelle mani di uomini identificati come incapaci di leggere il libro che è sigillato, possono sentirsi a loro agio nel vedersi solleticare i pruriginosi orecchi con quel tipo di corrotta applicazione biblica; ma è ancor più assurdo cercare di prendere la storia che essi devono individuare per sostenere il loro errore e allinearla con gli ultimi sei versetti di Daniele undici.
Nella storia che condusse al crollo dell’Unione Sovietica, la quale si può dimostrare essere rappresentata come il Re del Sud nel versetto quaranta di Daniele undici, la forza militare degli Stati Uniti si levò in favore del papato, allorché Ronald Reagan formò un’alleanza segreta con l’anticristo della profezia biblica. Così facendo, si segnalò che ogni resistenza protestante all’ascesa del papato era stata sottomessa negli Stati Uniti, come prefigurato dalla rimozione della resistenza del paganesimo nell’anno 508. Il Re del Nord (il papato) nel passo dapprima travolse l’Unione Sovietica nel 1989, e lo fece in collaborazione con «carri» e «cavalieri», rappresentanti la forza militare degli Stati Uniti, e anche con la forza economica degli Stati Uniti, come rappresentata dalle «navi».
Gli Stati Uniti furono le “braccia” che si levarono in favore del papato. Il protestantesimo fu rimosso, così come la resistenza del paganesimo fu sottomessa entro l’anno 508. Nel versetto quarantuno gli Stati Uniti saranno conquistati dal papato, e la Costituzione degli Stati Uniti, che è il “santuario della forza” degli Stati Uniti, sarà rovesciata quando gli Stati Uniti porranno il Re del Settentrione (il papato) sul trono della terra, come fece la Roma pagana nel 538. Se state leggendo gli articoli su questo sito web, potete scaricare la rivista The Time of the End e leggere una trattazione più approfondita degli ultimi sei versetti di Daniele undici; ma ora ci limitiamo semplicemente a rilevare che l’identificazione del “continuo” come ministero di Cristo nel santuario è un’applicazione falsa del simbolo. Facciamo questo per mostrare che la falsa applicazione fu imposta all’Avventismo laodicense mediante una menzogna deliberata.
Continueremo a considerare la menzogna profetica nel prossimo articolo.
«Non abbiamo tempo da perdere. Tempi di angoscia ci stanno dinanzi. Il mondo è agitato dallo spirito di guerra. Ben presto si verificheranno le scene di turbamento di cui si parla nelle profezie. La profezia dell’undicesimo capitolo di Daniele è giunta quasi al suo completo adempimento. Gran parte della storia che si è compiuta in adempimento di questa profezia si ripeterà.»
«Nel trentesimo versetto si parla di una potenza che “sarà addolorata, e ritornerà, e avrà indignazione contro il santo patto; così farà; anzi ritornerà, e si intenderà con quelli che abbandonano il santo patto. E delle forze si leveranno da parte sua, ed esse profaneranno il santuario della fortezza, e toglieranno il sacrificio quotidiano, e vi collocheranno l’abominazione che causa desolazione. E quelli che agiranno empiamente contro il patto egli li corromperà con adulazioni; ma il popolo che conosce il suo Dio sarà forte e compirà grandi cose. E quelli del popolo che hanno intelligenza ne istruiranno molti; nondimeno cadranno di spada e di fuoco, in cattività e sotto saccheggio, per molti giorni. Ora, quando cadranno, riceveranno un piccolo soccorso; ma molti si uniranno a loro con adulazioni. E alcuni di quelli che hanno intelligenza cadranno, per metterli alla prova, per purificarli e per imbiancarli, sino al tempo della fine, perché ciò avverrà ancora al tempo stabilito. E il re agirà a suo arbitrio; si innalzerà e si magnificherà al di sopra di ogni dio, e proferirà cose inaudite contro il Dio degli dèi, e prospererà finché l’indignazione sia compiuta; poiché ciò che è determinato sarà fatto”. Daniele 11:30–36.»
«Si verificheranno scene simili a quelle descritte in queste parole. Vediamo la prova che Satana sta rapidamente acquistando il controllo delle menti umane che non hanno il timore di Dio dinanzi a sé. Tutti leggano e comprendano le profezie di questo libro, poiché stiamo ora entrando nel tempo di tribolazione di cui si è parlato:
«“E in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe che protegge i figli del tuo popolo; e vi sarà un tempo d’angoscia, quale non vi fu mai da quando esistono le nazioni fino a quel tempo; e in quel tempo il tuo popolo sarà salvato, chiunque sarà trovato scritto nel libro. E molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per un’eterna infamia. E i saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; e quelli che ne avranno condotti molti alla giustizia, come le stelle, in sempiterno. Ma tu, Daniele, chiudi queste parole e sigilla il libro, fino al tempo della fine; molti andranno qua e là, e la conoscenza aumenterà.” Daniele 12:1–4». Manuscript Releases, n. 13, 394.