William Miller fondò il suo messaggio profetico sul quadro di due potenze devastatrici, che egli identificò correttamente come la Roma pagana e la Roma papale.
«William Miller, nell’applicare la sua ermeneutica, notò nei vari passi apocalittici un tema ricorrente di controversia tra il popolo di Dio e i suoi nemici. Nella sua analisi dei poteri persecutori del popolo di Dio nel corso dei secoli, egli sviluppò il concetto delle due abominazioni, definite come il paganesimo (la prima abominazione), simbolo della forza persecutrice al di fuori della chiesa, e il papato (la seconda abominazione), rappresentante del potere persecutorio all’interno della chiesa. Fu il motivo delle due abominazioni a caratterizzare la maggior parte delle sue successive interpretazioni profetiche». P. Gerard Damsteegt, Foundations of the Seventh-day Adventist Message and Mission, 22.
I teologi dell’Avventismo riconoscono il fatto che lo schema di applicazione profetica di Miller era costituito dalle due potenze desolatrici del paganesimo e del papismo, anche se lo considerano soltanto come un’analisi della storia millerita, e non come una verità che gli fu data da Dio.
«Dio mandò il Suo angelo a operare sul cuore di un agricoltore che non aveva creduto alla Bibbia, per condurlo a investigare le profezie. Gli angeli di Dio visitarono ripetutamente quell’eletto, per guidarne la mente e aprire al suo intendimento profezie che erano sempre state oscure al popolo di Dio. Gli fu dato l’inizio della catena della verità, ed egli fu condotto a cercare anello dopo anello, finché contemplò con stupore e ammirazione la Parola di Dio. Vi vide una perfetta catena di verità. Quella Parola che aveva considerato non ispirata ora si apriva dinanzi al suo sguardo nella sua bellezza e gloria. Vide che una parte della Scrittura ne spiega un’altra e, quando un passo era chiuso al suo intendimento, trovava in un’altra parte della Parola ciò che lo spiegava. Egli considerava la sacra Parola di Dio con gioia e con il più profondo rispetto e timore reverenziale». Early Writings, 230.
«Il suo angelo» è identificato direttamente come Gabriele dalla Sorella White.
«Le parole dell’angelo: “Io sono Gabriele, che sto alla presenza di Dio”, mostrano che egli occupa una posizione di alto onore nelle corti celesti. Quando venne con un messaggio a Daniele, disse: “Non vi è alcuno che si mantenga saldo con me in queste cose, se non Michele [Cristo], vostro Principe”. Daniele 10:21. Del Gabriele il Salvatore parla nell’Apocalisse, dicendo che “la comunicò, mandandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni”. Apocalisse 1:1. E a Giovanni l’angelo dichiarò: “Io sono un conservo tuo e dei tuoi fratelli i profeti”. Apocalisse 22:9, R.V. Pensiero meraviglioso: l’angelo che sta immediatamente dopo il Figlio di Dio in onore è colui che è stato scelto per aprire i disegni di Dio agli uomini peccatori». The Desire of Ages, 99.
«Pensiero meraviglioso: che l’angelo che sta immediatamente dopo il Figlio di Dio in onore sia quello scelto per dischiudere alla mente di William Miller i propositi di Dio». Non solo Gabriele, ma angeli, al plurale, guidarono la sua comprensione delle profezie «che erano sempre state oscure al popolo di Dio». Gabriele e altri angeli condussero Miller attraverso la Bibbia in modo consecutivo, a partire dalla Genesi. Egli fu pertanto guidato alla più lunga profezia temporale della Bibbia, cioè i «sette tempi» (duemilacinquecentoventi anni) di Levitico ventisei, molto prima di essere condotto ai duemilatrecento giorni di Daniele capitolo otto, versetto quattordici.
«Mi dedicai allora alla preghiera e alla lettura della Parola. Decisi di mettere da parte tutte le mie prevenzioni, di confrontare a fondo la Scrittura con la Scrittura e di intraprenderne lo studio in modo regolare e metodico. Cominciai dalla Genesi e lessi versetto per versetto, procedendo non più rapidamente di quanto il significato dei vari passi si aprisse in modo tale da lasciarmi libero da ogni difficoltà riguardo a qualsiasi misticismo o contraddizione. Ogni volta che trovavo qualcosa di oscuro, mia prassi era confrontarlo con tutti i passi paralleli; e con l’aiuto del CRUDEN, esaminavo tutti i testi della Scrittura nei quali ricorrevano alcune delle parole principali contenute in qualche passo oscuro. Quindi, lasciando che ogni parola avesse il suo giusto rilievo rispetto all’argomento del testo, se la mia comprensione di esso si armonizzava con ogni passo parallelo della Bibbia, cessava di essere una difficoltà. In questo modo proseguii lo studio della Bibbia, nella mia prima lettura di essa, per circa due anni, e fui pienamente convinto che essa è interprete di se stessa. Constatai che, mediante il confronto della Scrittura con la storia, tutte le profezie, per quanto si sono adempiute, si erano adempiute letteralmente; che tutte le varie figure, metafore, parabole, similitudini, ecc. della Bibbia, erano o spiegate nel loro contesto immediato, oppure i termini nei quali erano espresse erano definiti in altre parti della Parola, e, quando così spiegate, devono essere intese letteralmente in conformità con tale spiegazione. Fui così convinto che la Bibbia è un sistema di verità rivelate, date con tale chiarezza e semplicità, che il “viandante, anche se stolto, non ha bisogno di smarrirvisi”. …»
«Da un ulteriore studio delle Scritture, giunsi alla conclusione che i sette tempi della supremazia dei Gentili dovessero cominciare quando i Giudei cessarono di essere una nazione indipendente, alla cattività di Manasse, che i migliori cronologi collocavano al 677 a. C.; che i 2300 giorni cominciassero con le settanta settimane, che i migliori cronologi datavano dal 457 a. C.; e che i 1335 giorni, aventi inizio con la soppressione del quotidiano e con l’istituzione dell’abominazione desolante, Daniele capitolo sette versetto undici, dovessero essere datati dall’instaurazione della supremazia papale, dopo la rimozione delle abominazioni pagane, e che, secondo i migliori storici che potei consultare, dovesse essere datata intorno al 508 d. C. Calcolando tutti questi periodi profetici a partire dalle rispettive date assegnate dai migliori cronologi agli eventi dai quali evidentemente dovevano essere computati, essi sarebbero tutti terminati insieme, intorno al 1843 d. C. Fui così condotto, nel 1818, alla conclusione solenne, al termine dei miei due anni di studio delle Scritture, che in circa venticinque anni da quel tempo tutte le vicende del nostro stato presente sarebbero giunte al loro compimento…» William Miller’s Apology and Defense, 6, 12.
La regola della prima menzione stabilisce che la prima cosa menzionata è della massima importanza, e la prima cosa menzionata in Apocalisse, capitolo uno, versetto uno, è il processo di comunicazione che il Padre impiega quando dà un messaggio a Gesù, il quale a sua volta lo dà al Suo angelo, che poi lo dà a un profeta, il quale quindi lo mette per iscritto e lo invia alle chiese. Quando l’Avventismo respinse l’opera e le scoperte di William Miller, non soltanto respinse le proprie fondamenta, ma respinse anche lo stesso processo di comunicazione che aveva condotto Miller alle sue comprensioni, e respinse il processo che è l’unica via mediante la quale gli uomini possono comprendere la Rivelazione di Gesù Cristo, che viene aperta poco prima della chiusura del tempo di grazia.
Miller fu guidato a comprendere che i sette tempi di Levitico ebbero inizio nel 677 a.C. Solo nel 1856 il Signore si servì di Hiram Edson per identificare che la dispersione dei sette tempi era stata attuata anche contro le dieci tribù settentrionali d’Israele. Il Signore stava cercando di sviluppare la comprensione dei sette tempi in armonia con la scoperta fondamentale di Miller sui sette tempi, ma ben oltre essa. Ma nel 1856 la luce presentata da Hiram Edson giunse misteriosamente a una fine, poiché l’ottavo articolo della serie si concludeva con le parole di James White, allora direttore della Review and Herald: «Continua». Doveva “continuare”, ma non prima del periodo successivo all’11 settembre 2001, quando il Signore guidò il suo popolo agli “antichi sentieri” e infine alla serie incompiuta di articoli redatti da Hiram Edson.
Non stiamo qui trattando la ribellione che ebbe inizio poco dopo la grande delusione, ma semplicemente facendo notare che, sebbene Miller fosse stato condotto ai “sette tempi” di Levitico ventisei, è chiaro che il Signore si propose di accrescere la comprensione iniziale dei sette tempi oltre la comprensione fondamentale che Miller aveva dell’argomento. Egli scelse Hiram Edson, lo stesso servitore tratto da quella medesima storia che aveva precedentemente scelto per dare la visione di Cristo che entrava nel Luogo Santissimo il 23 ottobre 1844.
Per questo ho usato le parole del teologo avventista per riconoscere che l’impianto di tutte le applicazioni profetiche di Miller si fondava sulla sua comprensione delle due potenze devastatrici che, nel libro di Daniele, sono rappresentate come il «quotidiano» (paganesimo), il quale è sempre associato o alla «trasgressione» o all’«abominazione», entrambi rappresentanti diversi aspetti della potenza devastatrice del papismo. La comprensione fondamentale che Miller aveva delle potenze romane è grandemente cresciuta da quando si è svolta la storia che egli rappresenta.
Gli angeli di Dio, compreso Gabriele, condussero Miller alle comprensioni che egli proclamò. Tali comprensioni includevano le profezie che egli proclamò, le regole di interpretazione biblica di cui si servì e anche la struttura che gli permise di organizzare correttamente le profezie. A Miller fu data la struttura secondo cui le due potenze desolatrici trattate in Daniele erano Roma pagana e Roma papale. Future for America fu condotta alla struttura delle tre potenze desolatrici del dragone, della bestia e del falso profeta.
E vidi uscire dalla bocca del dragone, e dalla bocca della bestia, e dalla bocca del falso profeta, tre spiriti immondi, simili a rane. Poiché sono spiriti di demòni, che compiono miracoli, i quali vanno dai re della terra e di tutto il mondo, per radunarli per la battaglia di quel gran giorno di Dio Onnipotente. Apocalisse 16:13, 14.
Il quadro del Futuro per l’America è costruito sull’opera di Miller, ma va oltre il punto in cui la sua opera si era arrestata. L’avventismo ha abbandonato il suo quadro ed è ritornato alla teologia del protestantesimo apostata e di Roma. La medesima linea profetica, iniziata nel libro di Daniele, è ripresa nel libro dell’Apocalisse.
«L’Apocalisse è un libro sigillato, ma è anche un libro aperto. Essa registra eventi meravigliosi che devono aver luogo negli ultimi giorni della storia di questa terra. Gli insegnamenti di questo libro sono definiti, non mistici e incomprensibili. In esso viene ripresa la stessa linea di profezia che si trova in Daniele. Alcune profezie Dio le ha ripetute, mostrando così che ad esse deve essere attribuita importanza. Il Signore non ripete cose che non siano di grande conseguenza». Manuscript Releases, volume 9, 8.
Miller non riusciva ad afferrare le profezie del libro dell’Apocalisse, poiché la linea del paganesimo e del papismo così saldamente identificata in Daniele è ampliata nel libro dell’Apocalisse per includere la successiva potenza persecutrice che compare sulla scena della storia profetica.
«Attraverso il paganesimo, e poi attraverso il Papato, Satana esercitò il suo potere per molti secoli nel tentativo di cancellare dalla terra i fedeli testimoni di Dio. Pagani e papisti erano animati dal medesimo spirito del dragone. Differivano soltanto in questo: che il Papato, facendo professione di servire Dio, era il nemico più pericoloso e crudele. Per mezzo del romanismo, Satana rese il mondo suo prigioniero. La chiesa di Dio di professione fu travolta nelle file di questo inganno, e per più di mille anni il popolo di Dio soffrì sotto l’ira del dragone. E quando il Papato, privato della sua forza, fu costretto a cessare la persecuzione, Giovanni vide sorgere una nuova potenza per echeggiare la voce del dragone e proseguire la medesima opera crudele e blasfema. Questa potenza, l’ultima a muovere guerra contro la chiesa e la legge di Dio, fu simboleggiata da una bestia con corna simili a quelle di un agnello. Le bestie che la precedettero erano salite dal mare, ma questa saliva dalla terra, rappresentando il pacifico sorgere della nazione che essa simboleggia. Le “due corna simili a quelle di un agnello” rappresentano bene il carattere del Governo degli Stati Uniti, quale si esprime nei suoi due princìpi fondamentali, il repubblicanesimo e il protestantesimo. Questi princìpi sono il segreto della nostra potenza e prosperità come nazione. Coloro che per primi trovarono asilo sulle rive dell’America si rallegrarono di essere giunti in un paese libero dalle arroganti pretese del papismo e dalla tirannia del potere monarchico. Essi decisero di stabilire un governo sull’ampio fondamento della libertà civile e religiosa.»
«Ma il severo tratto della matita profetica rivela un mutamento in questa scena pacifica. La bestia con corna simili a quelle d’un agnello parla con la voce di un dragone, ed “esercita tutta la potestà della prima bestia in sua presenza”. La profezia dichiara che dirà agli abitanti della terra di fare un’immagine alla bestia, e che “fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno possa comprare o vendere se non chi abbia il marchio, o il nome della bestia, o il numero del suo nome”. Così il Protestantesimo segue le orme del Papato». Signs of the Times, 1° novembre 1899.
Per Miller, la bestia del mare e la bestia della terra di Apocalisse tredici rappresentavano la Roma pagana seguita dalla Roma papale. Miller tentò anche di applicare il suo schema ad Apocalisse diciassette, ma la guarigione della ferita mortale del papato, il ruolo profetico degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite erano al di fuori del quadro divino che gli era stato dato dagli angeli. Per lui la bestia che saliva dalla terra in Apocalisse tredici era il papato.
Miller fu il messaggero che doveva essere usato per togliere il manto del Protestantesimo dalle mani dei Protestanti professi che erano usciti dai Secoli Bui. Il periodo in cui gli Stati Uniti avrebbero parlato come un dragone, in cui il Repubblicanesimo si sarebbe trasformato in una democrazia e il Protestantesimo apostata si sarebbe unito al governo apostata, ripetendo la combinazione di chiesa e stato che costituisce l’immagine del papato, era ancora futuro ai suoi giorni. Per quella ragione, egli tentò di collocare il libro dell’Apocalisse nella cornice divina che gli era stata data dagli angeli.
Egli fu scelto per comprendere l’aumento di conoscenza che fu prodotto nel 1798, quando la visione del fiume Ulai di Daniele otto e nove fu dischiusa. In futuro, l’America avrebbe dovuto comprendere la visione del fiume Hiddekel di Daniele, capitoli da dieci a dodici, che fu dischiusa nel 1989, quando, come descritto in Daniele undici, versetto quaranta, i paesi rappresentanti l’ex Unione Sovietica furono spazzati via dal papato e dagli Stati Uniti.
L’impianto concettuale che fu dato dagli angeli a Future for America si basava sull’identificazione e sull’applicazione della profezia nel contesto della triplice unione del dragone, della bestia e del falso profeta.
“La luce che Daniele ricevette da Dio fu data specialmente per questi ultimi giorni. Le visioni che egli vide sulle rive dell’Ulai e dell’Hiddekel, i grandi fiumi di Scinear, sono ora in via di adempimento, e tutti gli eventi predetti si compiranno presto.” Testimonies to Ministers, 112.
I Milleriti presentarono il messaggio del primo e del secondo angelo, annunciando l’apertura del giudizio. *Future for America* sta presentando il messaggio del terzo angelo.
Io ho piantato, Apollo ha annaffiato; ma Dio ha fatto crescere. Così, né chi pianta è qualcosa, né chi annaffia; ma Dio che fa crescere. Ora, chi pianta e chi annaffia sono una stessa cosa; e ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo la propria fatica. Poiché noi siamo collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, voi siete l’edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un savio architetto, io ho posto il fondamento, e un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra. Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre quello già posto, cioè Gesù Cristo. 1 Corinzi 3:6–11.
Per presentare correttamente il messaggio del terzo angelo, dovete anche presentare i messaggi dei primi due angeli, poiché ci è stato detto che non può esservi un terzo senza un primo e un secondo. Il primo e il secondo messaggio sono il fondamento e il terzo è la pietra di coronamento; ma il terzo messaggio non negherà né contraddirà mai il primo e il secondo. Se lo fa, non è il messaggio genuino.
«Il primo e il secondo messaggio furono dati nel 1843 e nel 1844, e ora siamo sotto la proclamazione del terzo; ma tutti e tre i messaggi devono ancora essere proclamati. È ora essenziale quanto lo sia mai stato che essi siano ripetuti a coloro che cercano la verità. Con la penna e con la voce dobbiamo far risuonare la proclamazione, mostrando il loro ordine e l’applicazione delle profezie che ci conducono al messaggio del terzo angelo. Non può esservi un terzo senza il primo e il secondo. Questi messaggi dobbiamo darli al mondo mediante pubblicazioni e discorsi, mostrando, nella linea della storia profetica, le cose che sono state e le cose che saranno». Selected Messages, libro 2, 104, 105.
Vi è un’osservazione assai significativa nella storia dei Milleriti e nella nostra storia. I Milleriti furono il principio e noi siamo la fine. Essi presentarono e vissero il messaggio del primo e del secondo angelo. Noi presentiamo il terzo angelo. Il loro messaggio dissigillato (la visione dell’Ulai) si trova in due capitoli di Daniele, e il nostro (la visione dell’Hiddekel) si trova in tre capitoli. Essi identificarono il primo e il secondo guaio, e vissero nell’adempimento del secondo guaio. Noi identifichiamo e viviamo nell’adempimento del terzo guaio. Il loro quadro di applicazione profetica era la Roma pagana (il dragone) e la Roma papale (la bestia). Il nostro quadro di applicazione profetica è la Roma moderna come una bestia triplice.
Quando cominciamo a considerare la caratteristica della Roma papale nel capitolo diciassette dell’Apocalisse quale ottava che procede dalle sette, è opportuno esaminare ciò che i Milleriti compresero riguardo a Roma durante la storia fondazionale. Il terzo angelo avrà ulteriore luce, ma tale luce non contraddirà mai la verità stabilita.
Daniele capitoli due, sette, otto, undici e dodici identificano Roma, tra le altre potenze. Stiamo considerando le due fasi di Roma precedenti al 1798, pagana e papale, come il quadro di riferimento per le applicazioni profetiche di Miller. Miller e i pionieri identificano che «i predoni del tuo popolo» in Daniele capitolo undici, versetto quattordici, rappresentano Roma.
E in quei tempi molti insorgeranno contro il re del mezzogiorno; anche i violenti del tuo popolo si eleveranno per dare compimento alla visione; ma cadranno. Daniele 11:14.
Vi sono almeno due punti importanti da considerare all’interno di questo versetto. Il termine «visione» nel versetto è uno dei due vocaboli ebraici nel libro di Daniele che sono tradotti con «visione». Uno dei termini ebraici tradotti con «visione» è châzôn, e significa un sogno, oppure una profezia o una visione. Il vocabolo châzôn identifica la storia profetica, oppure un periodo di tempo, e ricorre dieci volte in Daniele ed è sempre tradotto con «visione».
L’altro termine ebraico che è anch’esso tradotto con «visione» è mar-eh’ e significa «apparenza». Il termine mar-eh’ identifica una vista singolare, un punto nel tempo. Il termine ebraico mar-eh’ ricorre tredici volte in Daniele ed è tradotto sei volte con «visione», quattro volte con «aspetto», due volte con «apparenza» e una volta con «avvenente».
I predoni del tuo popolo rappresentano Roma, ed è pertanto il soggetto profetico di Roma a stabilire la “visione” profetica nel libro di Daniele. Per questa ragione, è importante comprendere il significato di Roma come simbolo profetico.
La logica profetica richiede che la parola «visione», rappresentante la storia profetica, sia la stessa «visione» alla quale ci si rivolge nel libro dell’Apocalisse, poiché l’ispirazione identifica Daniele e l’Apocalisse come uno stesso libro, che essi si completano a vicenda, che si conducono reciprocamente alla perfezione e che la medesima linea di profezia che si trova in Daniele viene ripresa nell’Apocalisse. Questi punti, esposti nello Spirito di Profezia, sono già stati inclusi in questa serie di articoli, perciò non li ripeterò. Aggiungerò un altro punto che abbiamo pure già incluso da parte di Sorella White. Tale punto è che tutti i libri della Bibbia convergono e terminano nel libro dell’Apocalisse. La «visione» della storia profetica (châzôn), che si trova in Daniele ed è stabilita con il soggetto profetico di Roma, rappresenta la visione della storia profetica in tutta la Bibbia. Tutti i libri della Bibbia convergono e terminano nell’Apocalisse e Dio non si contraddice mai. Mai! Se pensate che lo abbia fatto, state fraintendendo qualcosa. La medesima parola ebraica (châzôn) è tradotta come «visione» anche nel libro dei Proverbi.
Dove non c’è visione, il popolo perisce; ma beato è colui che osserva la legge. Proverbi 29:18.
Questo è il primo punto da considerare riguardo al versetto. Se comprendiamo erroneamente Roma, allora non possiamo stabilire la visione della storia profetica. Questo fatto definisce essenzialmente gli sforzi dei Gesuiti e di altri nel corso della storia, i quali hanno introdotto una teologia contraffatta per distruggere il soggetto profetico di Roma. Mentre consideriamo la comprensione fondamentale di Roma, dovremmo tenerlo presente.
«Coloro che diventano confusi nella loro comprensione della Parola, che non riescono a discernere il significato dell’anticristo, si schiereranno certamente dalla parte dell’anticristo. Non vi è ora tempo per noi di assimilarci al mondo. Daniele sta nella sua sorte e al suo posto. Le profezie di Daniele e di Giovanni devono essere comprese. Esse si interpretano reciprocamente. Esse recano al mondo verità che tutti dovrebbero comprendere. Queste profezie devono rendere testimonianza nel mondo. Mediante il loro adempimento in questi ultimi giorni, esse si spiegheranno da sé». Kress Collection, 105.
Se non riuscite a vedere il significato dell’anticristo (Roma), vi unirete a Roma, e questo avvertimento è collocato nel contesto della capacità o incapacità di comprendere i libri di Daniele e dell’Apocalisse. I Milleriti costruirono la comprensione fondamentale dell’Avventismo sulla loro identificazione di Roma. Essi compresero che Roma era rappresentata da due potenze desolatrici, che entrambe erano fasi di Roma, ma non si trovavano in un punto della storia tale da vedere Roma come un’unione triplice, così come è rappresentata nel libro dell’Apocalisse. Daniele è pertanto il fondamento rappresentato dai Milleriti e l’Apocalisse è la pietra angolare rappresentata da Future for America. Vi è un altro punto in Daniele undici, versetto quattordici, che desideriamo identificare.
Miller e i pionieri compresero che l’immagine del sogno di Nebucodonosor rappresentava i quattro regni di Babilonia, Medo-Persia, Grecia e Roma. Non potevano vedere oltre il quarto regno, poiché comprendevano che la Roma papale fosse semplicemente una seconda fase di Roma e quindi che il quarto regno fosse terminato nel 1798. Dalla loro prospettiva storica, l’unico segnale profetico ancora rimasto era la seconda venuta di Cristo, quando la pietra staccatasi dal monte avrebbe colpito i piedi dell’immagine. I Milleriti riconoscevano distinzioni profetiche tra la Roma pagana e quella papale, ma, essendo costretti ad allineare il 1798 con il ritorno di Cristo, non riuscivano a vedere oltre i quattro regni.
“Siamo giunti a un tempo in cui l’opera sacra di Dio è rappresentata dai piedi della statua, nei quali il ferro era mescolato con l’argilla molle. Dio ha un popolo, un popolo eletto, il cui discernimento deve essere santificato, che non deve divenire empio ponendo sul fondamento legno, fieno e stoppia. Ogni anima che è leale ai comandamenti di Dio vedrà che il tratto distintivo della nostra fede è il sabato del settimo giorno. Se il governo onorasse il sabato come Dio ha comandato, si reggerebbe nella forza di Dio e in difesa della fede una volta trasmessa ai santi. Ma gli statisti sosterranno il falso sabato, e mescoleranno la loro fede religiosa con l’osservanza di questo figlio del papato, ponendolo al di sopra del Sabato che il Signore ha santificato e benedetto, mettendolo da parte perché l’uomo lo osservi santamente, quale segno tra Lui e il Suo popolo per mille generazioni. La mescolanza di artificio ecclesiastico e arte politica è rappresentata dal ferro e dall’argilla. Questa unione sta indebolendo tutta la potenza delle chiese. Questo conferire alla chiesa il potere dello Stato produrrà risultati malvagi. Gli uomini hanno quasi oltrepassato il limite della longanimità di Dio. Hanno investito la loro forza nella politica e si sono uniti al papato. Ma verrà il tempo in cui Dio punirà coloro che hanno reso vana la Sua legge, e la loro opera malvagia ricadrà su loro stessi”. Seventh-day Adventist Bible Commentary, volume 4, 1168.
Apocalisse diciassette costituisce l’ultima identificazione dei regni della profezia biblica, e identifica che sette regni sono caduti e che l’ottavo regno è la triplice unione della Roma moderna. Se il primo riferimento ai regni della profezia biblica è il capitolo due di Daniele, e certamente lo è, allora l’ultimo riferimento dovrebbe essere illustrato dal primo. Come possono i quattro regni del capitolo due di Daniele accordarsi con gli otto regni di Apocalisse diciassette?
Ricordate dunque, mentre procediamo, che i Milleriti non potevano vedere eventi profetici al di là della loro storia. Il messaggio che compresero e proclamarono identificava la seconda venuta di Cristo come il successivo segnavia della storia profetica. Ma se la comprensione millerita di Roma come simbolo che stabilisce la visione della storia profetica, e anche Daniele capitolo due, sono entrambe verità fondamentali millerite, come può ciò accordarsi con gli otto regni del capitolo diciassette dell’Apocalisse?
Se non siete certi che l’immagine di Daniele 2 sia fondamentale, tutto ciò che dovete fare è considerare i grafici pionieristici del 1843 e del 1850. Entrambi recano raffigurata l’immagine di Daniele 2. Altrettanto significativo è il fatto che Ellen White afferma che entrambi i grafici furono realizzati per direttiva di Dio e secondo il Suo disegno.
«Ho visto che il grafico del 1843 fu diretto dalla mano del Signore, e che non doveva essere alterato; che le cifre erano come Egli le voleva; che la Sua mano era sopra di esso e nascose un errore in alcune delle cifre, così che nessuno poté vederlo, finché la Sua mano non fu ritirata». Early Writings, 74, 75.
Riguardo alla carta del 1850, ella affermò:
«Vidi che Dio era nella pubblicazione della tavola da parte del Fratello Nichols. Vidi che vi era una profezia di questa tavola nella Bibbia, e se questa tavola è destinata al popolo di Dio, se essa è sufficiente per uno lo è anche per un altro, e se uno aveva bisogno di una nuova tavola dipinta in scala più grande, tutti ne hanno altrettanto bisogno». Manuscript Releases, volume 13, 359.
Esiste un antico proverbio del mondo che afferma: «L’errore ha molte vie, ma la verità una sola». Vi sono diversi errori che sono stati impiegati per impedire alle persone di riconoscere che la Roma moderna di Apocalisse diciassette è l’ottava testa che è delle sette. Uno di quegli errori impiegato dai teologi dell’Avventismo è una falsa rappresentazione dei regni della storia. Non mi riferisco qui ai regni della profezia biblica; queste sono due designazioni differenti. I regni della profezia biblica sono stabiliti sulla base della prima menzione in Daniele capitolo due, ma vi furono regni della storia che precedettero Babilonia. Ellen White identifica chiaramente quali fossero i regni della storia, ma i teologi dell’Avventismo ignorano la testimonianza ispirata e creano una sequenza di regni della storia che offusca la comprensione del fatto che Roma si presenta sempre come ottava ed è delle sette. Eppure è Roma che stabilisce la visione.
I teologi dell’Avventismo e del Protestantesimo apostata suggeriscono che i regni della storia furono l’Egitto, l’Assiria, Babilonia, la Media-Persia, la Grecia, Roma e così via. Sorella White ci informa che vi è un terzo regno della storia, che essi scelgono di omettere. Stanno omettendo quel regno, oppure stanno omettendo lo Spirito di Profezia? Entrambe le cose.
«La storia delle nazioni che, una dopo l’altra, hanno occupato il tempo e il posto loro assegnati, rendendo inconsapevolmente testimonianza alla verità di cui esse stesse non conoscevano il significato, ci parla. A ogni nazione e a ogni individuo di oggi Dio ha assegnato un posto nel Suo grande piano. Oggi uomini e nazioni vengono misurati con il filo a piombo nella mano di Colui che non sbaglia. Tutti, mediante la propria scelta, decidono il loro destino, e Dio dirige ogni cosa per il compimento dei Suoi propositi.
«La storia che il grande IO SONO ha delineato nella Sua parola, unendo anello dopo anello nella catena profetica, dall’eternità nel passato all’eternità nel futuro, ci dice dove ci troviamo oggi nella successione dei secoli, e ciò che ci si può attendere nel tempo a venire. Tutto ciò che la profezia ha predetto come destinato ad adempiersi, fino al tempo presente, è stato tracciato sulle pagine della storia, e possiamo essere certi che tutto ciò che deve ancora venire si compirà nel suo ordine.
“Il rovesciamento finale di tutti i dominî terreni è chiaramente predetto nella parola di verità. Nella profezia pronunciata quando la sentenza di Dio fu emessa contro l’ultimo re d’Israele è dato il messaggio: ‘Così parla il Signore, Dio: Togli il diadema, leva la corona; … innalza colui che è umile, e abbassa colui che è elevato. Io la rovescerò, la rovescerò, la rovescerò, ed essa non sarà più, finché venga colui al quale appartiene di diritto; e io la darò a lui.’ Ezechiele 21:26, 27.”
«La corona rimossa da Israele passò successivamente ai regni di Babilonia, della Media-Persia, della Grecia e di Roma. Dio dice: “Essa non sarà più, finché venga colui al quale appartiene di diritto; e gliela darò.”»
«Quel tempo è vicino. Oggi i segni dei tempi dichiarano che ci troviamo sulla soglia di eventi grandi e solenni. Tutto nel nostro mondo è in agitazione. Davanti ai nostri occhi si sta adempiendo la profezia del Salvatore riguardo agli eventi che devono precedere la Sua venuta: “Udrette parlare di guerre e di rumori di guerre…. Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno; e vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi.” Matteo 24:6, 7.
«Il presente è un tempo di interesse travolgente per tutti i viventi. Governanti e uomini di Stato, uomini che occupano posizioni di fiducia e di autorità, uomini e donne riflessivi di ogni classe, hanno l’attenzione fissa sugli avvenimenti che si svolgono intorno a noi. Essi osservano le relazioni tese e irrequiete che sussistono fra le nazioni. Notano l’intensità che si va impadronendo di ogni elemento terreno, e riconoscono che qualcosa di grande e decisivo sta per accadere: che il mondo è sull’orlo di una crisi stupenda.»
«Gli angeli stanno ora trattenendo i venti della contesa, affinché non soffino finché il mondo non sia stato avvertito dell’imminente rovina che lo sovrasta; ma si sta addensando una tempesta, pronta a scatenarsi sulla terra; e quando Dio ordinerà ai Suoi angeli di sciogliere i venti, vi sarà una scena di lotta quale nessuna penna può descrivere.
«La Bibbia, e la Bibbia sola, offre una corretta comprensione di queste cose. Qui sono rivelate le grandi scene finali della storia del nostro mondo, eventi che già proiettano innanzi le loro ombre, il cui avvicinarsi fa tremare la terra e venir meno il cuore degli uomini per la paura». Education, 178–180.
Questo passo reca molta luce per il nostro tempo, ma ciò che desidero sottolineare è che la Sorella White identifica chiaramente il fatto che il regno storico che precedette Babilonia fu Israele, non l’Assiria. I regni storici cui fanno riferimento i teologi omettono Israele quale regno della storia, nonostante la potenza e la gloria che furono stabilite durante il regno del re Salomone, e nonostante la testimonianza diretta dell’Ispirazione, mediante Ezechiele ed Ellen White, che la corona d’Israele passò a Babilonia.
Se applichiamo il commento ispirato ai regni della storia, troviamo che Israele deve essere annoverato tra quei regni. Israele, l’Assiria e l’Egitto sono regni della storia che precedettero il primo regno della profezia biblica, che fu Babilonia. Pertanto, il quarto regno della «storia» fu Babilonia, il quinto fu la Media-Persia, il sesto fu la Grecia, il settimo fu la Roma pagana e l’ottavo fu la Roma papale, la quale era dei sette poiché rappresenta la seconda fase della Roma pagana. Considerando i regni della storia, la Roma papale è l’ottava ed è dei sette.
In Daniele sette abbiamo i regni della profezia biblica rappresentati da bestie. Babilonia è il leone, seguito dall’orso di Medo-Persia. Il terzo era la Grecia come il leopardo, e poi Roma come la bestia «spaventosa e terribile» che aveva «denti di ferro». La bestia terribile, in armonia con l’immagine di Daniele due, è Roma, il quarto regno della profezia biblica.
I Milleriti compresero che il quarto regno era Roma; pertanto compresero in tal senso le caratteristiche della bestia terribile e applicarono semplicemente tutte le caratteristiche profetiche della bestia al quarto regno. Essi videro nel passo la distinzione tra la Roma pagana e la Roma papale, ma non poterono vedere un quinto regno della profezia biblica, poiché usarono correttamente come loro punto di riferimento la prima menzione dei regni della profezia biblica. Ma nel passo è presente la distinzione tra le due Rome, il che ci consente di considerare la distinzione tra le due Rome come rappresentativa di due regni. Ma questo non è il punto che stiamo considerando.
Così egli disse: La quarta bestia sarà il quarto regno sulla terra, che sarà diverso da tutti i regni, e divorerà tutta la terra, la calpesterà e la farà a pezzi. E le dieci corna di questo regno sono dieci re che sorgeranno; e dopo di loro ne sorgerà un altro; egli sarà diverso dai precedenti e abbatterà tre re. E pronuncerà grandi parole contro l’Altissimo, e consumerà i santi dell’Altissimo, e penserà di mutare i tempi e la legge; e i santi saranno dati nelle sue mani per un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo. Ma si terrà il giudizio, e gli sarà tolto il dominio, per consumarlo e distruggerlo fino alla fine. Daniele 7:23–26.
Il quarto regno di Daniele due è Roma. Le dieci corna rappresentano le dieci nazioni che rappresentano il regno della Roma pagana, e prima che la Roma papale assumesse il controllo del mondo nel 538, tre di quei regni sarebbero stati rimossi, o divelti. Quindi sarebbe sorto il «piccolo» «corno» del versetto otto, con «occhi simili a occhi d’uomo, e una bocca che proferiva grandi cose». Se nel quarto regno vi sono dieci corna e tre vengono rimosse affinché il «piccolo corno» prenda il posto di quelle tre corna, allora, quando le tre corna vengono rimosse, ne restano sette, e il piccolo corno è l’ottavo, poiché Roma sorge sempre come ottava ed è dei sette. In questo capitolo vi è molta luce riguardo a Roma nelle sue due fasi, ma qui stiamo semplicemente fornendo una seconda testimonianza che, profeticamente come pure storicamente, Roma sorge come ottava ed è dei sette.
Nel capitolo otto troviamo l’ampliamento del capitolo sette. Il capitolo identifica ancora una volta i regni della profezia biblica, ma omette il primo regno, Babilonia, poiché quando Daniele ricevette la visione del capitolo otto, Babilonia era ormai molto vicina alla sua fine. Nel capitolo, la Media-Persia è rappresentata da un ariete che aveva due corna. La Grecia è rappresentata da un capro con un corno che viene spezzato e produce quattro corna dal corno spezzato. Poi, dopo la Grecia, segue un «piccolo corno», e ancora una volta il piccolo corno rappresenta Roma. Sebbene Roma non fosse un discendente diretto dell’impero greco, il passo presenta il piccolo corno come proveniente da uno dei quattro corni sorti nel regno greco dopo che il primo corno — rappresentante Alessandro Magno — fu spezzato. Roma non era una discendente dei Greci, ma iniziò la sua conquista del mondo dalla regione della Grecia, e in questo senso provenne da uno di quei quattro corni.
Troviamo dunque nel capitolo otto una seconda testimonianza al capitolo sette. La Media-Persia aveva due corna, la Grecia ne aveva uno e in seguito altre quattro corna. Ciò fa sette corna prima di quelle di Roma, poiché il piccolo corno uscì da uno dei quattro corni della Grecia. Due più uno più quattro fa sette; poi Roma, il piccolo corno, è l’ottavo ed è dei sette. Vale la pena notare che, in questo passo che identifica il fatto che Roma procede da uno dei corni greci, si trova uno dei più grandi argomenti profetici che Miller e i suoi collaboratori dovettero affrontare nella loro storia.
I Protestanti di quella storia insistevano sul fatto che il piccolo corno di Roma non potesse essere Roma, poiché la profezia identifica che il piccolo corno uscì da uno dei quattro corni greci. Essi sostenevano pertanto che il piccolo corno rappresentasse Antioco Epifane, il quale fu uno dei re seleucidi che proseguirono nella storia dopo la divisione seguita alla fine di Alessandro Magno. L’argomentazione della storia millerita su tale questione fu così rilevante che, nel grafico del 1843, fu riportata l’argomentazione contro l’insegnamento protestante, fondata sul fatto che Daniele vide il piccolo corno uscire da uno dei quattro corni greci e che quindi non poteva identificare Roma, poiché Roma non discendeva dalla Grecia. L’argomentazione influenzava tutti i passi in Daniele nei quali viene identificata Roma. La posizione protestante includeva che i “ladroni del tuo popolo” nel versetto quattordici di Daniele undici dovessero essere Antioco Epifane. I Milleriti pertanto inclusero nel grafico che Sorella White identificò come “diretto dalla mano del Signore e che non avrebbe dovuto essere alterato”, un riferimento ad Antioco Epifane che identificava perché egli non avrebbe potuto essere quel quarto regno. È Roma a stabilire la visione della storia profetica, oppure un re seleucide che morì oltre cento anni prima della nascita di Cristo rappresentava la potenza che si levò contro Cristo alla sua crocifissione?
La domanda che si potrebbe sollevare è questa: perché a Daniele fu mostrata Roma come se uscisse da uno dei corni greci, se Roma non era una discendente diretta della Grecia? La risposta è che l’inizio dell’ascesa di Roma al potere ebbe luogo in quella regione che in precedenza era stata territorio greco; ma perché la profezia fu presentata in modo tale da lasciare spazio a tale confusione?
Almeno una risposta, oltre all’importanza di rilevare dove Roma cominciò a elevarsi, è che l’enigma di Roma che compare sempre come ottava ed è dei sette trova risposta nel fatto che Roma viene associata al territorio della Grecia, al fine di conservare il punto dell’enigma secondo cui Roma è dei sette. L’enigma è di tale importanza, benché i Milleriti non avrebbero mai potuto comprendere quel concetto dalla prospettiva storica in cui si trovavano. Il fatto che tutti i riferimenti presenti non solo sulla carta del 1843, ma anche su quella del 1850, siano illustrazioni di argomenti trattati direttamente nella Parola profetica di Dio, ad eccezione dell’unico riferimento che sottolinea come Antioco Epifane non sia la potenza che si levò contro Cristo, rende tale aggiunta alla carta assai significativa. Quanto è triste che, quando l’Avventismo abbandonò i propri fondamenti, si ritrovi oggi a insegnare che la potenza del versetto quattordici di Daniele undici è Antioco Epifane e non Roma! Ora essi insegnano proprio ciò a cui i Milleriti si opposero con tanta forza da rappresentare quella controversia sulla carta del 1843!
I regni della storia attestano che Roma sorge come ottava ed è dei sette. Il «piccolo corno» del capitolo sette, che proferisce «grandi parole contro l’Altissimo», sorge come ottavo ed è dei sette. I corni del capitolo otto attestano che Roma sorge come ottava ed è dei sette.
Nel prossimo articolo considereremo come la Roma moderna, quale è rappresentata in Apocalisse diciassette, salga come ottava e sia delle sette. Torneremo poi a Daniele due e identificheremo perché i quattro regni di Daniele due, che costituiscono la prima menzione dei regni della profezia biblica, sono in accordo con gli otto regni di Apocalisse diciassette.