La logica di Jones

La logica di Jones, secondo cui il primo angelo di Apocalisse quattordici non può essere separato dai due angeli che seguono, è solidissima. La sua individuazione del legame strutturale di quei tre angeli con gli angeli delle trombe è assolutamente inoppugnabile. La sua enfasi era senza dubbio posta sui tre angeli di Apocalisse quattordici, ma la logica per applicarli come «inseparabili» è altrettanto valida per tutti gli angeli che li hanno preceduti.

Poiché egli si concentrava sui tre angeli di Apocalisse quattordici, non sviluppò fino alla sua conclusione ultima la logica del proprio ragionamento. In ultima analisi, la logica da lui impiegata per collegare la quinta, la sesta e la settima tromba dei guai ai tre angeli di Apocalisse quattordici implicava altresì il ricondurre la linea delle trombe fino al primo dei sette angeli delle trombe.

E vidi i sette angeli che stavano davanti a Dio, e furono date loro sette trombe. … E i sette angeli che avevano le sette trombe si prepararono a suonarle. Apocalisse 8:2, 6.

La serie degli angeli inizia con i “sette” angeli delle trombe, e la linea degli angeli nell’Apocalisse comincia con la prima tromba e prosegue fino all’avvertimento del terzo angelo riguardo al marchio della bestia. Jones ha ragione nell’identificare una distinzione tra le prime quattro trombe e le ultime tre trombe dei guai, poiché quella struttura profetica di “quattro e tre” si ritrova anche nelle chiese e nei sigilli. Essendo stabilita sulla base di tre testimoni nel libro dell’Apocalisse, essa permette a coloro che scelgono di vedere che il sette, come simbolo, contiene anche il quattro come simbolo e il tre come simbolo.

Una Connessione Divina

Ciò che abbiamo individuato nel recente passato è che il primo e il secondo angelo di Apocalisse quattordici ricevono potenza da una profezia temporale dell’Islam relativa al primo e al secondo guaio, e che il conferimento di potenza al terzo angelo si compie mediante l’adempimento del terzo guaio l’11 settembre. Ciò che l’applicazione di Jones individua (sebbene egli non abbia formulato il mio punto) è che ogni angelo, dal primo angelo delle trombe di Apocalisse otto fino alla tromba del terzo guaio di Apocalisse undici, è inseparabilmente connesso con i tre angeli di Apocalisse quattordici. Essi sono simboli all’interno della medesima linea profetica. Devono essere riconosciuti come tali per comprendere i vari ruoli che ciascuno degli angeli rappresenta. Così, proprio come le sette chiese, i sette sigilli e le sette trombe rappresentano il sette, e anche il simbolo del quattro e del tre all’interno del simbolismo complessivo del sette (chiese, sigilli e trombe), la linea degli angeli dal primo dei sette angeli delle trombe fino al terzo angelo deve essere considerata nel suo insieme. Questo identifica una linea di undici angeli.

I tre angeli di Apocalisse quattordici rappresentano il messaggio di avvertimento dei Milleriti, che annunciò l’apertura del giudizio, e successivamente il messaggio di avvertimento dei centoquarantaquattromila, che annuncia la chiusura del giudizio.

Le sette trombe rappresentano potenze che Dio impiegò provvidenzialmente per recare giudizio sulle nazioni che imponevano l’adorazione del sole.

Le prime quattro trombe identificano la progressiva rovina di Roma d’Occidente fino all’anno 427.

Il quinto e il sesto identificano la rovina di Roma d’Oriente dal 1449 al 1453.

Le ultime tre trombe rappresentano l’Islam dei tre guai.

L’angelo di Apocalisse dieci è Cristo, il quale discende per conferire potenza al movimento all’inizio, e discende di nuovo in Apocalisse diciotto, per conferire potenza al movimento alla fine.

La settima tromba cominciò a suonare il 22 ottobre 1844, all’apertura del giudizio che è l’antitipico Giorno dell’Espiazione. La tromba del Giubileo doveva essere suonata nel Giorno dell’Espiazione. Nel giudizio, dunque, risuonano due trombe: la tromba del Giubileo e la settima tromba.

Allora farai suonare la tromba del giubileo il decimo giorno del settimo mese; nel giorno dell’espiazione farete risuonare la tromba per tutto il vostro paese. E santificherete il cinquantesimo anno, e proclamerete la libertà nel paese per tutti i suoi abitanti: esso sarà per voi un giubileo; e ciascuno di voi tornerà in possesso della sua proprietà, e ciascuno tornerà alla sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo: non seminerete, non mieterete ciò che nascerà da sé in esso, e non raccoglierete le uve della vostra vite non potata. Levitico 25:9–11.

Il contesto che identifica la dispersione d’Israele per “sette tempi”, situato nel capitolo immediatamente successivo del Levitico, è esposto nei versetti che conducono all’istruzione di far risuonare la tromba del giubileo nel Giorno dell’Espiazione.

Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Quando sarete entrati nel paese che io vi do, il paese osserverà un sabato consacrato al Signore. Per sei anni seminerai il tuo campo, per sei anni poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà un sabato di riposo per il paese, un sabato per il Signore: non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna. Non mieterai ciò che nascerà da sé dalla tua raccolta, né raccoglierai i grappoli della tua vite non potata; poiché sarà un anno di riposo per il paese. Il sabato del paese servirà di nutrimento per voi: per te, per il tuo servo, per la tua serva, per il tuo salariato e per il forestiero che soggiorna presso di te; e per il tuo bestiame e per gli animali che sono nel tuo paese, tutto il suo prodotto servirà di nutrimento. Conterai pure sette settimane d’anni: sette volte sette anni; e la durata delle sette settimane d’anni sarà per te di quarantanove anni. Levitico 25:2–8.

Quando Miller reconheceu, no capítulo vinte e seis, o juízo contra Israel por violar o descanso sabático da terra, aplicou o princípio de que um dia representa um ano e descobriu que um ano tem trezentos e sessenta dias, e que sete vezes trezentos e sessenta eram dois mil quinhentos e vinte anos de punição por quebrar a aliança. Foi a primeira verdade profética que ele descobriu. É o fundamento das verdades que compunham o fundamento que Cristo lançou por meio da obra de Miller. A trombeta do Jubileu é um anúncio de livramento e liberdade.

La settima tromba è l’Islam del terzo guaio.

Ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando egli comincerà a suonare, il mistero di Dio sarà compiuto, come egli ha annunciato ai suoi servi, i profeti. Apocalisse 10:7.

La septima trompeta del islam es una verdad profetica externa, y la trompeta del Jubileo es la verdad profetica interna de la justificacion por la fe: la liberacion del pecado, la cual, segun la Hermana White, es el tercer angel en verdad. En el periodo en que esta sonando la septima trompeta, el misterio de Cristo en vosotros, la esperanza de gloria, sera perfeccionado cuando Cristo combine Su divinidad con la humanidad de los ciento cuarenta y cuatro mil. Quienes entonces reciban el sello de Dios proclamaran un mensaje de trompeta de advertencia, representado como el tercer ay y tambien como la advertencia del tercer angel. El tercer ay da poder al mensaje del tercer angel cuando el angel que no es menos que la persona misma de Jesucristo desciende con un mensaje en Su mano.

Quando identifichiamo che fu una profezia di tempo del primo e del secondo guaio a dare potenza al messaggio del primo angelo, e una profezia del terzo guaio a dare potenza al messaggio del terzo angelo, stiamo identificando le trombe come «giudizi che furono fatti venire su Roma in risposta all’imposizione della domenica». Quei giudizi provvidenziali, in particolare le ultime tre trombe dei guai, si allineano e corrono in parallelo con il messaggio di avvertimento dei tre angeli di Apocalisse quattordici. Due guai e due angeli nella storia millerita, e il terzo guaio e il terzo angelo nella storia dei centoquarantaquattromila. Nella storia iniziale del primo e del secondo angelo, il messaggio dell’apertura del giudizio fu potenziato da un adempimento dell’Islam dei primi due guai. Nella storia finale del terzo angelo, il messaggio che annuncia la chiusura del giudizio fu potenziato da un adempimento dell’Islam del terzo guaio.

L’autorizzazione all’inizio e alla fine era rappresentata dall’angelo di Apocalisse dieci e diciotto, «che non era nientemeno che Gesù Cristo». Il messaggio esteriore dell’Islam e il messaggio interiore del giudizio costituiscono il terzo guaio esteriore della tromba, e il messaggio interiore del giudizio è la tromba del terzo angelo. La tromba esteriore dell’Islam è la profezia dei duemilacinquecentoventi anni, e la tromba interiore del terzo angelo è quella dei duemilatrecento anni. Entrambe giunsero e suonarono all’apertura del giudizio dei morti, ed entrambe giunsero di nuovo all’apertura del giudizio dei viventi.

L’angelo di Apocalisse dieci discese l’11 agosto 1840 in adempimento della profezia dell’Islam e, così facendo, quell’angelo prefigurò la discesa dell’angelo di Apocalisse diciotto con un adempimento di una profezia dell’Islam. Il giudizio di Dio sulla ribellione della legge domenicale nel 321, e poi di nuovo nel 538, è rappresentato dalle prime sei trombe, e il Suo giudizio per l’imminente ribellione della legge domenicale è rappresentato dalla settima tromba, che è il terzo guaio ed anche il terzo angelo. Il messaggio di avvertimento dell’inizio del giudizio il 22 ottobre 1844 e il messaggio di avvertimento del giudizio dei viventi l’11/9 furono entrambi conferiti di potenza dal settimo angelo nella sequenza esposta da Jones. Sei angeli delle trombe nei capitoli otto e nove; poi, nel capitolo dieci, discende l’angelo che non è altri che Gesù Cristo. Egli è il settimo nella sequenza degli angeli, seguito nel capitolo undici dal terzo guaio, che è la settima tromba che cominciò a suonare nel 1844, ma che è l’ottava nella serie di angeli che conduce al nono, decimo e undicesimo angelo di Apocalisse quattordici.

Il messaggio del terzo angelo non può essere isolato dai messaggi del primo e del secondo angelo, ma neppure può essere separato dalle sette trombe del giudizio di Dio sull’apostasia. Le prime quattro trombe di giudizio, nel capitolo otto dell’Apocalisse, identificano la progressiva rovina della Roma occidentale dopo la prima legge domenicale di Costantino nel 321 e ebbero inizio con la sua divisione dell’impero in oriente e occidente nel 330.

«Quando la nostra nazione, nei suoi consigli legislativi, emanerà leggi per vincolare le coscienze degli uomini riguardo ai loro privilegi religiosi, imponendo l’osservanza della domenica e facendo gravare un potere oppressivo contro coloro che osservano il sabato del settimo giorno, la legge di Dio sarà, a tutti gli effetti e per tutti gli scopi, resa nulla nel nostro paese; e l’apostasia nazionale sarà seguita dalla rovina nazionale». Review and Herald, 18 dicembre 1888.

Il principio dell’apostasia nazionale che conduce alla rovina nazionale si abbatté sulla nazione di Costantino a cominciare dalle prime quattro trombe, che portarono Roma d’Occidente alla sua conclusione entro il 476. Roma d’Oriente giunse alla sua conclusione nel 1453, sebbene avesse profeticamente perduto la sua sovranità nazionale il 27 luglio 1449. A differenza di Babilonia, che fu rovesciata in una sola notte, Roma, sia occidentale sia orientale, fu condotta alla sua fine in modo progressivo. La caduta di Roma d’Occidente sotto le prime quattro trombe entro il 476 rappresenta la caduta degli Stati Uniti sotto quattro trombe, il che, a un certo livello, rappresenta le quattro generazioni degli Stati Uniti che iniziano nel 1798 e terminano alla legge domenicale. Queste quattro generazioni sono parallele alle quattro generazioni dell’Avventismo, che sono parallele alle prime quattro chiese di Apocalisse due, alle quattro abominazioni crescenti di Ezechiele capitolo otto e alle quattro ondate di locuste nel libro di Gioele.

Poiché così dice il Signore, Dio: Quanto più, quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro gravi giudizi, la spada, la fame, le bestie feroci e la pestilenza, per sterminare da essa uomini e bestie? Ezechiele 14:21.

La quinta e la sesta tromba abbatterono Roma d’Oriente, e Roma d’Oriente, in rapporto profetico con Roma d’Occidente, rappresenta lo Stato. Roma d’Occidente rappresenta la Chiesa. Roma d’Occidente rappresenta anche gli Stati Uniti, i quali vengono conquistati per primi, come avvenne per Roma d’Occidente.

«Quando l’America, la terra della libertà religiosa, si unirà al Papato nel forzare la coscienza e nel costringere gli uomini a onorare il falso sabato, i popoli di ogni paese del globo saranno indotti a seguire il suo esempio.» Testimonies, volume 6, 18.

Le prime quattro trombe rappresentano le prime quattro generazioni della storia americana, e quando gli Stati Uniti cadono, il paese glorioso del versetto quarantuno di Daniele undici è appena caduto, e l’ostacolo successivo è l’Egitto, simbolo del resto delle nazioni del mondo. Le Nazioni Unite, che sono i dieci re, convengono allora di dare il loro settimo regno al papato, per «breve tempo — un’ora», in Apocalisse diciassette. Ciò avviene alla festa di compleanno di Erode, quando egli promette metà del suo regno. Alla festa di compleanno di Erode, in quell’ora appare la scritta sull’intonaco delle pareti, e Baldassarre viene ucciso. Quell’ora giunge con la legge domenicale e continua fino alla chiusura del tempo di grazia per l’umanità. Il settimo regno viene conquistato, come prefigurato dalla distruzione delle mura di Costantinopoli, che crollarono nel 1453. Dalla legge domenicale negli Stati Uniti, come prefigurata dal 1449, fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453, vi sono quattro anni simbolici. Il papato ricevette la sua ferita mortale nel 1798.

In Daniele undici, versetto quaranta, il papato cadde nel 1798, al tempo della fine. Poi il re del mezzogiorno cadde nel 1989, al tempo della fine. Gli Stati Uniti cadono nel versetto quarantuno e l’Egitto cade nel versetto quarantadue, e il papato giunge alla sua seconda e ultima caduta nel versetto quarantacinque.

“Dall’ascesa e dalla caduta delle nazioni, come è reso manifesto nei libri di Daniele e dell’Apocalisse, dobbiamo imparare quanto sia priva di valore la mera gloria esteriore e mondana. Babilonia, con tutta la sua potenza e magnificenza, quale il nostro mondo non ha mai più contemplato da allora,—potenza e magnificenza che alla gente di quel tempo sembravano così stabili e durevoli,—quanto completamente è svanita! Come «il fiore dell’erba», è perita. Giacomo 1:10. Così perì il regno dei Medi e dei Persiani, e i regni della Grecia e di Roma. E così perisce tutto ciò che non ha Dio per suo fondamento. Solo ciò che è legato al Suo proposito, ed esprime il Suo carattere, può durare. I Suoi princìpi sono le sole cose stabili che il nostro mondo conosca.” Prophets and Kings, 548.

La caduta degli Stati Uniti (il falso profeta) nel versetto quarantuno fu tipificata dal 1449, e la caduta dell’Egitto (il dragone) nel versetto quarantadue fu tipificata dal 1453, e il papato (la bestia) giunge alla sua fine senza che alcuno lo aiuti, come tipificato dal 1798. Il falso profeta e il dragone sono abbattuti da potenze della tromba, e la bestia è abbattuta da una potenza del dragone.

Il numero quattro è un simbolo della dissoluzione di un regno. Il regno di Alessandro si disintegrò in quattro regni, e l’Egitto perì nel Mar Rosso nella quarta generazione, e Israele si prostra davanti al sole nella quarta abominazione di Ezechiele otto. Le quattro generazioni del protestantesimo e dei Repubblicani nella bestia della terra ebbero inizio nel 1798 e terminano con l’imminente legge domenicale per entrambe le corna. I quattro terribili giudizi di Ezechiele su Gerusalemme illustrano quattro giudizi sugli Stati Uniti, e quei quattro giudizi sul sesto regno della profezia biblica prefigurano i quattro anni dal 1449 al 1453, quando il settimo regno della profezia biblica acconsente a dare metà del proprio regno al papato in una relazione tra Chiesa e Stato sulla quale regna la meretrice di Tiro.

I quattro anni dal 1449 al 1453 rappresentano la rovina del settimo regno alla legge domenicale, e rappresentano anche il periodo della rovina dell’ottavo regno dalla legge domenicale fino alla chiusura del tempo di grazia. La conquista dell’Egitto, che è il mondo ed è anche il dragone dato al papato, è un frattale all’inizio del periodo simboleggiato dai quattro anni dal 1449 al 1453. Ciò identifica la caduta di Costantinopoli alla legge domenicale, e poi di nuovo quando Michele si leva. Quando Michele si leva, i quattro angeli vengono pienamente sciolti secondo l’ispirazione.

«Vidi che i quattro angeli avrebbero trattenuto i quattro venti finché l’opera di Gesù non fosse compiuta nel santuario, e allora verranno le sette ultime piaghe». Early Writings, 36.

Quattro divisioni del regno di Alessandro, quattro trombe sulla Roma occidentale, quattro venti scatenati sulla Roma orientale, quattro gravi giudizi su Gerusalemme, quattro venti liberati quando il papato giungerà alla sua fine senza che alcuno gli rechi aiuto. Alla luce di questi simboli profetici così esposti, considereremo il secondo guaio nel contesto della sua applicazione all’imminente legge domenicale.

Il Concilio di Firenze

Nel 1439, al Concilio di Firenze (detto anche Unione di Firenze), i rappresentanti della Chiesa ortodossa orientale (guidati dall’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo e dal Patriarca di Costantinopoli) sottoscrissero un decreto formale di unione con la Chiesa cattolica romana. Essi acconsentirono a riconoscere il Papa di Roma come capo (autorità suprema) dell’intera Chiesa.

Poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa; ed egli è il salvatore del corpo. Efesini 5:23.

Il Credo niceno

L’Imperatore e il Patriarca accettarono la «clausola del Filioque» nel Credo niceno, che costituiva un’aggiunta al Credo niceno, sostenendo che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Il Credo niceno è una delle formulazioni di fede più importanti e più ampiamente utilizzate nella storia della fede cattolica. Il Credo niceno è un compendio formale delle credenze fondamentali cattoliche. Fu originariamente redatto per difendere la verità riguardo a chi è Gesù Cristo. Nel 325 sorse una grande controversia, perché un sacerdote di nome Ario insegnava che Gesù era stato creato da Dio Padre e non era pienamente Dio.

L’imperatore Costantino convocò il Primo Concilio di Nicea per dirimere la questione. Il concilio affermò con forza che Gesù è pienamente Dio, «della stessa sostanza» del Padre. Il Credo fu in seguito ampliato nel Concilio di Costantinopoli del 381. Va osservato a questo punto che il Credo niceno fu stabilito nella storia del primo Costantino, e sarebbe divenuto una questione per l’ultimo Costantino, cioè Costantino XI, che fu l’ultimo imperatore dell’Impero bizantino d’Oriente. Costantino il Grande, che fu il primo, è ripetutamente presentato come soggetto nella profezia biblica. Egli è il sovrano all’inizio dell’impero d’Oriente e pertanto prefigura il sovrano alla fine dell’impero d’Oriente. Il fatto che il Credo niceno sia un elemento tanto delle storie iniziali quanto di quelle finali deve essere notato da uno studente di profezia, se comprende il principio dell’alfa e dell’omega.

Nel 381, il Credo niceno fu aggiornato con la dottrina del Purgatorio, la dottrina dell’Eucaristia, con l’accettazione dell’uso del pane azzimo per l’Eucaristia, che era una pratica latina. Il Credo del 381 accolse anche la comprensione cattolica del peccato originale e dell’aldilà. Si concludeva con questa frase fondamentale: «Definiamo altresì che la santa sede apostolica e il Romano Pontefice detengono il primato su tutto il mondo e sono il vero vicario di Cristo».

Al Concilio di Firenze fu firmata un’altra versione aggiornata il 6 luglio 1439, 14 anni prima che Costantinopoli cadesse in mano ai Turchi ottomani nel 1453. L’unione fu sottoscritta sotto una forte pressione politica. L’Impero bizantino era disperatamente in cerca di aiuto militare dall’Occidente contro gli Ottomani in avanzata. Quando i delegati greci fecero ritorno in patria, l’accordo fu energicamente respinto dalla maggioranza del clero, dei monaci e della gente comune in Oriente. La maggior parte dei vescovi che lo avevano firmato ritirò in seguito il proprio sostegno. L’unione non fu mai pienamente attuata e fu formalmente ripudiata dalla Chiesa ortodossa orientale negli anni successivi. Quando Costantinopoli cadde nel 1453, l’unione era già di fatto crollata. Essa è spesso descritta dagli storici come un’unione politica fallita a causa di una profonda resistenza teologica, culturale e popolare.

Al Primo Concilio di Nicea del 325 fu adottato il Credo niceno. Esso è segnato cinque anni prima dell’anno 330, quando si conclusero i 360 anni di Daniele undici, versetto ventiquattro, rappresentati come un «tempo».

Egli entrerà pacificamente perfino nei luoghi più fertili della provincia; e farà ciò che non hanno fatto né i suoi padri né i padri dei suoi padri; distribuirà fra loro preda, bottino e ricchezze; sì, mediterà i suoi disegni contro le fortezze, ma solo per un tempo. Daniele 11:24.

L’anno 31 a.C. e il 330 segnano entrambi il «tempo stabilito» dei versetti ventisette e ventinove di Daniele undici.

E il cuore di entrambi questi re sarà intento a fare il male, e parleranno menzogne a una stessa mensa; ma ciò non prospererà, perché la fine sarà ancora al tempo stabilito. … Al tempo stabilito egli ritornerà e verrà verso il mezzogiorno; ma non sarà come la prima, né come l’ultima volta. Daniele 11:27, 29.

L’inizio (330) e la fine (1449–1453) della linea profetica di Roma orientale sono rappresentati dal primo e dall’ultimo imperatore di nome Costantino. L’alfa e l’omega della linea profetica di Roma orientale, chiamata Impero bizantino, è connesso alla conclusione dei trecentosessant’anni di Roma imperiale, che esercitò il dominio supremo dalla battaglia di Azio nel 31 a.C. fino all’anno 330, e poi in seguito fino al 1453. Prima della battaglia di Azio, nel 31 a.C., Marco Antonio e Augusto Cesare dissero menzogne a una stessa tavola, ma ciò non prosperò. Prima dell’anno 330, nel 325, fu adottato il Credo niceno. Prima dell’anno 1453 fu adottata la versione aggiornata di quello stesso Credo niceno. Prima del 31 a.C. due figure politiche dissero menzogne a una stessa tavola. Nel 325 le menzogne spirituali furono dette a una stessa tavola. Questi due testimoni identificano le menzogne politiche e spirituali che furono adottate nel 1439 al Concilio di Firenze. Quel Credo niceno aggiornato fu chiamato Decreto di Unione.

Il primo segnavia delle menzogne a una stessa tavola precedette il 31 a.C. e si collocò tra due fazioni politiche della Roma pagana. Il tempo stabilito per quelle menzogne fu il 31 a.C., e consisteva in Augusto, simbolo di Roma, contro una confederazione di un uomo e di una donna rappresentante l’Egitto. Il secondo insieme di menzogne fu nel 325, e il tempo stabilito fu il 330. Il terzo insieme di menzogne fu nel 1439, e il tempo stabilito fu il 1449–1453. Quelli alla tavola nel 1439 rappresentavano la Roma occidentale e quella orientale, con la Roma orientale che perseguiva un obiettivo politico, acconsentendo a un’argomentazione religiosa. Il 31 a.C., seguito dal 330 e poi dal 1453, rappresentano una triplice applicazione della linea di Roma.

La minaccia politica dell’alleanza di Marco Antonio e Cleopatra prefigurò la minaccia spirituale dell’eresia dell’arianesimo nel 325, la quale a sua volta prefigurò la minaccia politica e religiosa dei Turchi islamici nel 1439.

Le dottrine del Credo niceno sono menzogne e in esse non vi è alcuna verità. Il documento firmato il 6 luglio 1439, al Concilio di Firenze, fu chiamato Decreto di Unione e rappresentava le stesse menzogne e anche di più. Quando i delegati fecero ritorno a Costantinopoli nel 1439, furono accolti con ira e con accuse di tradimento. Si diffuse il detto: «Meglio il turbante turco che la mitra del Papa».

L’unione fu sottoscritta principalmente perché l’Imperatore bizantino aveva disperatamente bisogno di aiuti militari occidentali contro gli Ottomani. Una volta divenuto chiaro che sarebbe giunto ben poco (o nessun) soccorso militare, il sostegno all’unione svanì. Nel 1450–1451, diversi sinodi orientali respinsero l’unione e, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, l’unione fu completamente abbandonata. L’esito ultimo del Decreto di Unione di Firenze è considerato dalla Chiesa ortodossa orientale come quello di un concilio fallito e rigettato. Esso non è riconosciuto come valido. La Chiesa cattolica romana, tuttavia, continua a considerarlo un concilio ecumenico valido.

Stiamo ponendo la logica per comprendere come le caratteristiche profetiche del secondo guaio si ripetano nella storia del terzo guaio. La profezia dei centocinquant’anni del primo guaio ebbe inizio il 27 luglio 1299 e terminò il 27 luglio 1449.

1449

Costantino XI Paleologo nacque nel 1404 e regnò dal gennaio 1449 fino al 29 maggio 1453. Fu l’ultimo imperatore dell’Impero romano d’Oriente (bizantino), che era durato oltre 1.100 anni. Guidò coraggiosamente la difesa di Costantinopoli durante l’assedio ottomano del 1453 con soltanto circa 7.000-8.000 difensori contro l’esercito di Mehmed II, forte di oltre 80.000 uomini. Morì combattendo sulle mura della città il 29 maggio 1453, quando Costantinopoli cadde infine. Il suo corpo non fu mai identificato con certezza. La sua morte segnò la fine dell’Impero romano (l’ultima continuazione diretta dell’impero fondato da Augusto nel 27 a.C.).

È ricordato nella storia greca e nella tradizione ortodossa come una figura eroica — spesso chiamato nella leggenda “l’Imperatore di Marmo” (la credenza che un giorno ritornerà per salvare Costantinopoli).

Giovanni VIII Paleologo (1392–1448) fu il penultimo imperatore bizantino e regnò dal 1425 al 1448. Era il figlio primogenito dell’imperatore Manuele II Paleologo e il fratello maggiore di Costantino XI. Giovanni VIII trascorse gran parte del suo regno tentando disperatamente di salvare il morente Impero bizantino dagli Ottomani. Nel 1439 si recò personalmente in Italia e presiedette il Concilio di Firenze, dove egli e la delegazione ortodossa orientale acconsentirono temporaneamente a riunirsi con la Chiesa cattolica romana e ad accettare il Papa come capo della Chiesa. Anche Costantino il Grande aveva presieduto il Concilio di Nicea. Giovanni VIII sperava che questa unione con il papato avrebbe procurato aiuto militare occidentale contro i Turchi, ma l’unione era profondamente impopolare a Costantinopoli e alla fine fallì. Giovanni VIII morì nel 1448 (per cause naturali), appena cinque anni prima che Costantinopoli cadesse nel 1453. Suo fratello Costantino XI divenne quindi imperatore e morì difendendo la città.

Quando Giovanni VIII morì nel 1448, suo fratello Costantino XI fu scelto come successore. Nel 1448 l’Impero bizantino era un minuscolo Stato vassallo, e gli Ottomani esercitavano una notevole influenza su chi sedeva sul trono di Costantinopoli. Il 27 luglio 1449 ebbe luogo un evento politico di grandissimo rilievo negli ultimi anni dell’Impero bizantino. L’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo era morto in precedenza nel 1448. Suo fratello, Costantino XI Paleologo (l’ultimo imperatore), fu proclamato imperatore a Costantinopoli. Tuttavia, prima che Costantino XI ascendesse ufficialmente al trono, egli inviò ambasciatori al sultano ottomano (Murad II) e chiese il permesso di regnare. Il sultano concesse tale permesso, e solo allora Costantino XI fu formalmente incoronato e riconosciuto come imperatore. Questo atto fu considerato come la resa volontaria dell’indipendenza bizantina. Per la prima volta, un imperatore bizantino riconosceva apertamente di regnare soltanto per concessione dei Turchi ottomani. Appena quattro anni più tardi, nel 1453, Costantinopoli cadde in mano agli Ottomani.

Trecentonovantuno anni e quindici giorni dopo il 27 luglio 1449, l’11 agosto 1840, i Turchi cercarono protezione dall’Egitto sottomettendosi alle quattro grandi potenze europee, adempiendo così la profezia di un’ora, un giorno, un mese e un anno. Abbiamo ora posto la logica necessaria per applicare il primo e il secondo guaio alla legge domenicale di prossima emanazione. Pietro, come simbolo dei centoquarantaquattromila, rappresenta il movimento del terzo angelo, e William Miller rappresenta il movimento del primo e del secondo angelo. Entrambi i movimenti sono associati a «chiavi».

E porrò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide; egli aprirà, e nessuno chiuderà; chiuderà, e nessuno aprirà. Isaia 22:22.

Ed io altresì ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa; e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. E io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli; e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli. Matteo 16:18, 19.

Nel prossimo articolo affronteremo la battaglia di Ninive come la “chiave” che non soltanto apre il pozzo dell’abisso, ma come la chiave profetica che dispone in perfetto ordine l’intera testimonianza di Daniele undici. Nel sogno di Miller la “chiave” attaccata allo scrigno era il metodo di studio biblico di Miller. La dimostrazione testuale della storia Millerita, unita al “linea su linea” nella storia del terzo angelo, è la chiave che permette alla chiave di Apocalisse nove di sbloccare e ordinare la storia nascosta del messaggio esterno del versetto quaranta.

Continueremo le nostre considerazioni nel prossimo articolo.

«Al profeta la ruota dentro una ruota, e le sembianze di esseri viventi ad esse connessi, apparivano tutte intricate e inesplicabili. Ma in mezzo alle ruote si vede la mano della Sapienza infinita, e il risultato della sua opera è un ordine perfetto. Ogni ruota opera in perfetta armonia con ogni altra». Testimonies to Ministers, 214.