È un’interpretazione biblica ammissibile identificare il profeta Ezechiele come trentenne nei suoi versetti iniziali.
Or avvenne, nel trentesimo anno, nel quarto mese, il quinto giorno del mese, mentre mi trovavo fra i deportati presso il fiume Chebar, che i cieli si aprirono, e vidi visioni di Dio. Il quinto giorno del mese, che era il quinto anno della deportazione del re Ioiachin, la parola del Signore fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei presso il fiume Chebar; e là la mano del Signore fu sopra di lui. Ezechiele 1:1–3.
Alcuni ritengono che «il trentesimo anno» si basi su uno specifico ciclo giubilare, che ebbe inizio con il re Giosia e si concluse con il versetto uno del capitolo quaranta.
Nel venticinquesimo anno della nostra cattività, al principio dell’anno, il decimo giorno del mese, nel quattordicesimo anno dopo che la città fu colpita, in quel medesimo giorno la mano del Signore fu sopra di me e mi condusse là. Ezechiele 40:1.
I cronologi biblici datano il versetto uno del capitolo quaranta al 28 aprile oppure al 22 ottobre del 573 a.C. Tutti i profeti identificano gli ultimi giorni, perciò la data autunnale del 22 ottobre 573 a.C. è la data omega di una linea che ebbe inizio cinquant’anni prima in ciò che è chiamato «la Grande Pasqua di Giosia», il 5 maggio 622 a.C.
Il numero trenta è un simbolo dei sacerdoti, i quali dovevano avere trent’anni quando iniziavano a servire. Che i versetti da uno a tre di Ezechiele uno indichino l’età di Ezechiele come trent’anni, oppure semplicemente, quale simbolo di un sacerdote, egli sia parimenti rappresentato come avente trent’anni. Se i trent’anni del versetto uno sono, come altri ritengono, riferiti al trentesimo anno dalla Grande Pasqua di Giosia nel 622 a.C., le implicazioni profetiche rimangono comunque le stesse.
Giosia significa “fondamento”, e la sua Grande Pasqua diede inizio a un periodo di giubileo che terminò il 22 ottobre, nel Giorno dell’Espiazione del 573 a.C. La “linea del giubileo” da Giosia al 22 ottobre si allinea con la storia dal 1840 al 1844. I fondamenti del 1840 erano rappresentati dal re Giosia e anche da Giosia Litch. Il 22 ottobre era rappresentato dal corno della tromba del giubileo che veniva suonato insieme al corno del Giorno dell’Espiazione.
E conterai per te sette settimane d’anni, sette volte sette anni; e il tempo delle sette settimane d’anni sarà per te di quarantanove anni. Allora farai suonare la tromba del giubileo il decimo giorno del settimo mese; nel giorno dell’espiazione farete suonare la tromba per tutto il vostro paese. Levitico 25:8, 9.
Ezechiele è collocato entro la linea del Giubileo che va dal re Giosia al 22 ottobre, una linea che rappresenta il primo e il secondo angelo di Apocalisse 10 dal 1840 fino al 1844. Ezechiele rappresenta i Milleriti del primo e del secondo angelo e i centoquarantaquattromila del terzo angelo. Ezechiele rappresenta il sacerdozio dei centoquarantaquattromila, ma il suo attributo profetico primario è che egli è un profeta.
Profeta, Sacerdote e Re
Vi sono tre personaggi biblici che iniziarono a servire all’età di trent’anni. Insieme a Ezechiele vi furono Davide e Giuseppe. Poiché tutti cominciarono a servire all’età di trent’anni, essi sono tutti sacerdoti. Davide è simbolo del re, Giuseppe è il sacerdote ed Ezechiele è il profeta nel triplice regno di gloria, composto da un profeta, un sacerdote e un re.
Tuttavia, comunque si possa applicare il profeta Ezechiele come simbolo, egli è un sacerdote; e, quando viene applicato nella linea del giubileo da Giosia al 22 ottobre, Ezechiele è un sacerdote che rappresenterebbe un sacerdote nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, come prefigurato dalla storia dal 1840 al 1844 e dal re Giosia al 22 ottobre 573 a.C.
Ventidue
La Bibbia afferma chiaramente che Ezechiele svolse il suo ministero per ventidue anni. «Ventidue» è un simbolo dei centoquarantaquattromila, che sono il vessillo della Divinità unita all’umanità. Nella storia rappresentata dalla Pasqua di Giosia fino alla celebrazione del Giubileo del 22 ottobre del capitolo quaranta, la Pasqua di Giosia prefigurava l’opera di Josiah Litch nel 1838 e nel 1840. Quell’opera consisteva nell’esporre le profezie temporali del primo e del secondo guaio. Ora si può vedere che la profezia del primo e del secondo guaio è molto più ampia di quanto i pionieri avessero riconosciuto.
Ezechiele, in quanto profeta biblico, indica nei suoi scritti date più specifiche di qualsiasi altro autore biblico.
Ezechiele è l’omega del giorno uguale a un anno nella profezia biblica. Nel libro dei Numeri, la menzione alfa del principio giorno-anno è rappresentata nella prima ribellione a Kadesh, che portò a quarant’anni di peregrinazione nel deserto. L’ultima ribellione, ossia l’omega, è rappresentata da Ezechiele nel capitolo quattro, mentre Gerusalemme viene distrutta.
Alfa
Secondo il numero dei giorni nei quali esploraste il paese, cioè quaranta giorni, conterete un anno per ogni giorno; porterete così le vostre iniquità per quarant’anni, e conoscerete la mia rottura del patto. Io, il Signore, ho parlato; certo farò questo a tutta questa malvagia assemblea che si è radunata contro di me: in questo deserto saranno consumati, e là moriranno. Numeri 14:34, 35.
Omega
Stenditi anche sul tuo fianco sinistro e poni su di esso l’iniquità della casa d’Israele: per il numero dei giorni in cui vi giacerai porterai la loro iniquità. Poiché io ti ho imposto gli anni della loro iniquità secondo il numero dei giorni: trecentonovanta giorni; così porterai l’iniquità della casa d’Israele. E quando li avrai compiuti, giaci di nuovo sul tuo fianco destro, e porterai l’iniquità della casa di Giuda per quaranta giorni: ti ho assegnato ciascun giorno per un anno. Volgi dunque la tua faccia verso l’assedio di Gerusalemme, tieni il tuo braccio scoperto e profetizza contro di essa. Ezechiele 4:4–7.
Kadesh e la distruzione di Gerusalemme rappresentano la ribellione alfa e omega, che rappresenta il principio di un giorno per un anno. Il «principio di un giorno per un anno» fu la regola primaria dei Milleriti e nella storia dal 1840 al 1844, come prefigurato nella linea del Giubileo dal re Giosia fino al 22 ottobre. Ezechiele espone più date di qualunque altro profeta. All’interno della cronologia di Ezechiele, viene identificata la linea del Giubileo, collegando direttamente la testimonianza di Ezechiele alla storia del primo e del secondo angelo, e successivamente alla storia del terzo angelo.
Insieme alla «linea del Giubileo», Ezechiele giace su un fianco per trecentonovanta giorni, poi sull’altro fianco per quaranta giorni. «Quattrocentotrenta» è un simbolo degli antichi e dei nuovi patti, poiché la promessa pattizia fatta ad Abram di quattrocento anni di schiavitù in Egitto trovò la seconda testimonianza di trent’anni nell’apostolo Paolo. Insieme Abram, (poi Abraham) dell’«antico» e Saul, (poi Paul) del «nuovo» unirono le loro testimonianze per stabilire quattrocentotrenta anni come simbolo del patto eterno. «Trecentonovanta giorni» «porterai l’iniquità della casa d’Israele». «E» «porterai l’iniquità della casa di Giuda quaranta giorni». Insieme il fianco destro e il fianco sinistro equivalgono ad Abram e a Paul.
L’alleanza fu sempre fondata sull’ubbidienza o sulla disubbidienza — vita o morte. Il principio giorno-anno nella storia millerita era una questione di vita o di morte, e tale storia fu annunciata dal primo angelo come l’evangelo eterno. L’«evangelo» è una questione di vita o di morte, e la questione di prova di vita o di morte nella storia millerita fu posta nel contesto del principio secondo cui un giorno equivale a un anno. La predizione che diede forza al messaggio del primo angelo fu la profezia dei trecentonovantuno anni e quindici giorni del secondo guaio. Entro i trecentonovanta giorni durante i quali Ezechiele giacque sul suo fianco sinistro vi è un’illustrazione della profezia temporale dei trecentonovantuno anni e quindici giorni del secondo guaio. Occorre discernimento profetico per dividere rettamente la profezia, ma ciò non è altro che l’opera continua del Leone della tribù di Giuda che dissigilla il messaggio del grido di mezzanotte.
Sostengo che Ezechiele debba essere considerato un simbolo dei centoquarantaquattromila, ma primariamente un simbolo del dono dello Spirito di Profezia, sia che esso sia rappresentato come una manifestazione di un profeta degli ultimi giorni, sia come una manifestazione del popolo del patto che comprende il principio della metodologia di linea su linea.
Sostengo che la luce di Ezechiele sulla profezia dei trecentonovantuno anni e quindici giorni si accorda con l’uomo dalla spazzola per la polvere che getta i gioielli nel cofano più grande.
Sostengo che la luce proveniente da Ezechiele sia un elemento essenziale del messaggio della pietra angolare, quando il tempio sarà compiuto.
Ezechiele si trova al 22 ottobre nel versetto uno del capitolo quaranta, ed è lì che gli viene data la visione del tempio futuro. Quel tempio è il tempio dei centoquarantaquattromila, dei quali Ezechiele è un simbolo di quel numero. Quel gruppo avrà superato due prove prima di giungere alla terza e decisiva prova del tornasole. Ezechiele è presentato come colui che riceve la sua luce nel tempio, e pertanto la luce che egli produce come simbolo rappresenta la luce che viene quando il popolo di Dio entra nel Luogo Santissimo in armonia con il capitolo dieci di Daniele.
La luce della Rivelazione di Gesù Cristo che viene disigillata, viene disigillata proprio poco prima che il tempo di grazia si chiuda.
Ed egli mi disse: Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino. Chi è ingiusto continui a essere ingiusto; chi è impuro continui a essere impuro; chi è giusto continui a praticare la giustizia; e chi è santo continui a santificarsi. Apocalisse 22:10, 11.
Il «tempo è vicino» immediatamente prima che il tempo di grazia si chiuda nel versetto undici, e la Rivelazione di Gesù Cristo è pertanto disigillata in quel tempo, poiché «il tempo è vicino».
La rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire fra breve; ed egli la fece conoscere, mandandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale ha testimoniato della parola di Dio e della testimonianza di Gesù Cristo, e di tutte le cose che ha vedute. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino. Apocalisse 1:1–3.
Il tempo di grazia per l’Avventismo del Settimo Giorno laodiceo si chiude alla legge domenicale, e l’Avventismo è rappresentato come Gerusalemme nel capitolo nove di Ezechiele. Lì, coloro che sospirano e gridano a motivo delle abominazioni commesse nel paese e nella chiesa ricevono il sigillo. La sigillatura ha luogo quando i venti orientali dell’Islam irritano le nazioni, appena prima che il tempo di grazia si chiuda. Nel capitolo otto di Ezechiele, le quattro generazioni dell’Avventismo giungono alla loro conclusione, con la quarta generazione simboleggiata dai venticinque capi che si prostrano davanti al sole.
Quella visione fu data simbolicamente un giorno prima della legge domenicale, ossia poco prima della chiusura del tempo di grazia, come rappresentato da sei, sei, sei.
E avvenne nel sesto anno, nel sesto mese, il quinto giorno del mese, mentre sedevo in casa mia e gli anziani di Giuda sedevano davanti a me, che là la mano del Signore, Dio, cadde su di me. Allora guardai, ed ecco una figura dall’aspetto di fuoco: dall’apparenza dei suoi lombi in giù, fuoco; e dai suoi lombi in su, come l’apparenza di splendore, come il colore dell’ambra. Ed egli stese la forma di una mano, e mi prese per una ciocca dei capelli del capo; e lo spirito mi sollevò fra la terra e il cielo, e mi portò in visioni di Dio a Gerusalemme, all’ingresso della porta interna rivolta a settentrione, dove era la sede dell’immagine della gelosia, che provoca a gelosia. Ed ecco, là era la gloria del Dio d’Israele, secondo la visione che avevo visto nella pianura. Ezechiele 8:1–4.
La visione del sesto anno, del sesto mese e del quinto giorno giunse poco prima di «666», simbolo della legge domenicale, quando il tempo di grazia si chiude per l’Avventismo laodiceano. Quella visione era «secondo la visione» che Ezechiele «vide nella pianura». La visione che egli vide nella pianura si trova in precedenza, nel capitolo tre.
Poi mi alzai e uscii nella pianura; ed ecco, la gloria del Signore stava là, come la gloria che avevo visto presso il fiume Chebar; e caddi con la faccia a terra. Ezechiele 3:23.
La visione della «pianura», che fu la visione del sesto anno, del sesto mese e del quinto giorno, era la visione che Ezechiele aveva già visto presso il fiume Chebar.
Or avvenne, nel trentesimo anno, nel quarto mese, il quinto giorno del mese, mentre ero fra i deportati presso il fiume Chebar, che i cieli si aprirono, e vidi visioni di Dio. Ezechiele 1:1.
Le « visions de Dieu » qu’Ézéchiel « vit », près du fleuve Kebar, étaient la vision de la plaine, laquelle était aussi la vision d’Ézéchiel, chapitres huit à onze. Ces visions furent présentées dans le contexte où Ézéchiel regardait dans le sanctuaire, là où s’accomplit la vision du miroir « marah » du chapitre dix. Ézéchiel représente ceux qui participent à la lumière prophétique rayonnant du Lieu Très Saint, tandis que la Révélation de Jésus-Christ est manifestée juste avant la clôture du temps de grâce.
Quando identifichiamo la linea del Giubileo del re Giosia, che inizia con la Pasqua e termina il 22 ottobre, identifichiamo il simbolo delle feste di primavera e delle feste d’autunno come sono esposte in Levitico ventitré. Lì le feste di primavera e d’autunno sono presentate con ventidue versetti ciascuna, proprio come il ministero di Ezechiele durò ventidue anni. Collocare Ezechiele nel trentesimo anno della linea del Giubileo permette di far coincidere la nascita di Ezechiele con il risveglio di Giosia. Se egli aveva trent’anni nel trentesimo anno del ciclo del Giubileo, allora Ezechiele sarebbe nato al tempo della riforma di Giosia.
Ezechiele è un simbolo di coloro che, per fede, entrano nel Luogo Santissimo. Una volta là, vedono le ruote dentro le ruote, che rappresentano il complesso intreccio delle interazioni umane. Come Giovanni nel capitolo dieci dell’Apocalisse, Ezechiele rappresenta i Milleriti, ma più direttamente i centoquarantaquattromila. La sua profezia temporale parallela di trecentonovantuno anni e quindici giorni illustra il giudizio finale dell’Avventismo laodiceano con la distruzione di Gerusalemme, e include l’enigma del trentotto e del quaranta.
Comprende il simbolismo di quattrocentotrent’anni.
Esso include il periodo di quattro anni rappresentato da 1333 a 1337, da 1449 a 1453 e da 1840 a 1844.
Cominceremo le nostre considerazioni su questo importantissimo argomento nel prossimo articolo.
“Nelle visioni date a Isaia, a Ezechiele e a Giovanni vediamo quanto strettamente il cielo sia connesso con gli eventi che hanno luogo sulla terra e quanto grande sia la cura di Dio per coloro che Gli sono fedeli.” Testimonies, vol. 5, 753.
“Cristo stesso era il Signore del tempio. Quando lo avesse lasciato, la sua gloria se ne sarebbe dipartita: quella gloria un tempo visibile nel luogo santissimo, sopra il propiziatorio, dove il sommo sacerdote entrava soltanto una volta all’anno, nel gran giorno dell’espiazione, con il sangue della vittima immolata (figura del sangue del Figlio di Dio sparso per i peccati del mondo), e lo aspergeva sull’altare. Questa era la Shekinah, il padiglione visibile di Geova.
«Fu questa gloria che fu rivelata a Isaia, quando egli dice: “Nell’anno della morte del re Uzzia vidi il Signore assiso sopra un trono, alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio” [Isaia 6:1–8 citato].» The Seventh-day Adventist Bible Commentary, volume 4, 1139.
La visione data a Isaia rappresenta la condizione del popolo di Dio negli ultimi giorni. Essi hanno il privilegio di vedere per fede l’opera che si svolge nel santuario celeste. «E il tempio di Dio fu aperto in cielo, e si vide nel suo tempio l’arca del suo patto». Mentre guardano per fede nel santissimo e vedono l’opera di Cristo nel santuario celeste, comprendono di essere un popolo dalle labbra impure, un popolo le cui labbra hanno spesso proferito vanità e i cui talenti non sono stati santificati né impiegati per la gloria di Dio. A buon diritto possono disperare quando mettono a confronto la propria debolezza e indegnità con la purezza e l’amabilità del glorioso carattere di Cristo. Ma se essi, come Isaia, riceveranno l’impressione che il Signore intende imprimere nel cuore, se umilieranno le loro anime davanti a Dio, vi è speranza per loro. L’arco della promessa è al di sopra del trono, e l’opera compiuta per Isaia sarà compiuta in loro. Dio risponderà alle suppliche che salgono dal cuore contrito.
“Lo scopo di questa grande e solenne opera di Dio è raccogliere i covoni nel granaio celeste; poiché la terra dev’essere ripiena della gloria del Signore. Nessuno dunque si sgomenti vedendo la malvagità prevalente e udendo il linguaggio che proviene da labbra impure. Quando le potenze delle tenebre si schiereranno contro il popolo di Dio; quando Satana radunerà le sue forze per l’ultimo grande conflitto, e la sua potenza sembrerà grande e quasi travolgente, la chiara visione della gloria divina, del trono alto ed elevato, circondato dall’arco della promessa, recherà conforto, sicurezza e pace.” Review and Herald, 22 dicembre 1896.
Sulle rive del fiume Chebar, Ezechiele vide un turbine che pareva venire dal settentrione, «una gran nuvola e un fuoco avvolgente sé stesso, e intorno ad esso vi era uno splendore, e dal suo centro usciva come il colore dell’ambra». Un certo numero di ruote, che si intersecavano l’una con l’altra, erano mosse da quattro esseri viventi. Molto al di sopra di tutte queste cose «vi era la somiglianza di un trono, simile nell’aspetto a una pietra di zaffiro; e sulla somiglianza del trono vi era una figura con sembianza d’uomo, posta in alto su di esso». «E nei cherubini appariva la forma di una mano d’uomo sotto le loro ali». Ezechiele 1:4, 26; 10:8. Le ruote erano così complesse nella loro disposizione che, a prima vista, apparivano in disordine; ma si muovevano in perfetta armonia. Esseri celesti, sostenuti e guidati dalla mano sotto le ali dei cherubini, imprimevano il movimento a quelle ruote; al di sopra di esse, sul trono di zaffiro, stava l’Eterno; e tutt’intorno al trono vi era un arcobaleno, emblema della misericordia divina.
«Come le complicazioni simili a ruote erano sotto la guida della mano che stava sotto le ali dei cherubini, così il complesso intreccio degli eventi umani è sotto il controllo divino. In mezzo alla lotta e al tumulto delle nazioni, Colui che siede al di sopra dei cherubini guida ancora gli affari della terra. »
La storia delle nazioni che, una dopo l’altra, hanno occupato il tempo e il luogo loro assegnati, rendendo inconsapevolmente testimonianza alla verità di cui esse stesse non conoscevano il significato, ci parla. A ogni nazione e a ogni individuo di oggi Dio ha assegnato un posto nel Suo grande piano. Oggi uomini e nazioni vengono misurati con il filo a piombo nella mano di Colui che non erra. Tutti, per propria scelta, stanno decidendo il loro destino, e Dio domina sovranamente su ogni cosa per il compimento dei Suoi propositi.
«La storia che il grande IO SONO ha delineato nella Sua parola, unendo anello dopo anello nella catena profetica, dall’eternità nel passato all’eternità nel futuro, ci indica dove ci troviamo oggi nel susseguirsi dei secoli, e che cosa ci si può attendere nel tempo a venire. Tutto ciò che la profezia ha preannunciato come destinato ad avvenire, fino al tempo presente, è stato tracciato sulle pagine della storia, e possiamo essere certi che tutto ciò che deve ancora venire si adempirà nel suo ordine». Education, 178.