La linea profetica che sto identificando come «la ruota di Giosia» inizia con la ribellione dell’antico Israele, quando essi rigettarono Dio quale loro re nel 1097 a.C. I primi tre re (Saul, Davide e Salomone) sono indicati come regnanti per quarant’anni ciascuno, dal 1097 a.C. fino al 977 a.C. Alla morte di Salomone, la ribellione di Geroboamo e delle dieci tribù del nord pone termine alla linea dei primi tre re e dà inizio a una linea di re sia nel regno settentrionale sia in quello meridionale.
I primi tre re sono un simbolo di molte verità, ma una delle ruote della verità alle quali essi sono collegati è costituita dagli ultimi tre re di Giuda — Iehoiakim, Iehoiachin e Sedechia — i quali, a loro volta, rappresentano Ciro, Dario e Artaserse. Ciro, Dario e Artaserse, a loro volta, rappresentano i loro tre decreti che si estendono dal 516 a.C. al 457 a.C.; i quali, a loro volta, rappresentano i tre angeli di Apocalisse quattordici che giungono rispettivamente nel 1798, il 19 aprile 1844 e il 22 ottobre 1844. La storia dell’arrivo dei tre angeli di Apocalisse quattordici si ripete alla lettera nel tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, identificando così che la linea profetica che inizia con l’unzione di Saul come re giunge alla sua conclusione quando la chiesa trionfante viene unta alla prossima legge domenicale. La linea comprende la ruota del re Giosia, che risale alla ribellione di Geroboamo a Bethel e Dan nel 977 a.C.
Ventidue
Geroboamo possiede il simbolismo del ventidue, poiché regnò per ventidue anni, legando così la sua testimonianza alla storia rappresentata dal ventidue, che è un simbolo della combinazione della Divinità con l’umanità, come illustrato dalla visione marah di Daniele nel ventiduesimo giorno, e dal numero duecentoventi, del quale il numero ventidue è una decima.
E i giorni del regno di Geroboamo furono ventidue anni; poi egli si addormentò con i suoi padri, e Nadab suo figlio regnò al suo posto. 1 Re 14:20.
L’« at-One-Ment », représentant l’union de la Divinité et de l’humanité, est l’œuvre du Christ qui commença le 22 octobre, ou le dixième mois (grégorien) ; dix fois vingt-deux égale deux cent vingt. Jéroboam établit des autels contrefaits tant à Béthel qu’à Dan, et il est par conséquent un symbole du culte contrefait du dimanche en rapport avec l’union de l’Église (Béthel : signifiant Église) et de l’État (Dan : signifiant jugement).
Poi Geroboamo costruì Sichem sul monte di Efraim e vi abitò; quindi partì di là e costruì Penuel. E Geroboamo disse in cuor suo: «Ora il regno potrebbe ritornare alla casa di Davide: se questo popolo sale a offrire sacrifici nella casa del Signore a Gerusalemme, il cuore di questo popolo si rivolgerà di nuovo al suo signore, a Roboamo re di Giuda; essi mi uccideranno e torneranno a Roboamo re di Giuda». Perciò il re, dopo aver chiesto consiglio, fece due vitelli d’oro e disse al popolo: «È troppo per voi salire a Gerusalemme; ecco i tuoi dèi, o Israele, che ti fecero salire dal paese d’Egitto». Ne collocò uno a Betel e pose l’altro a Dan. E questa cosa divenne un peccato; poiché il popolo andava ad adorare davanti all’uno fino a Dan. Egli fece anche una casa di alti luoghi e costituì sacerdoti presi fra il popolo più umile, i quali non erano dei figli di Levi. E Geroboamo istituì una festa nell’ottavo mese, il quindicesimo giorno del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda, e offrì sull’altare. Così fece a Betel, sacrificando ai vitelli che aveva fatti; e stabilì a Betel i sacerdoti degli alti luoghi che aveva eretti. Offrì dunque sull’altare che aveva fatto a Betel il quindicesimo giorno dell’ottavo mese, cioè nel mese che aveva inventato di suo cuore; e istituì una festa per i figli d’Israele; quindi salì all’altare per offrire incenso. 1 Re 12:25–33.
Nella storia fondativa delle dieci tribù del nord vi fu una ribellione che era stata prefigurata dal rifiuto, da parte d’Israele, di Dio quale re, e anche dalla ribellione di Aaronne e del vitello d’oro. La ribellione di Aaronne ebbe luogo nella storia fondativa dell’antico Israele e quella di Geroboamo nella storia fondativa delle dieci tribù del nord. “Linea su linea”, Aaronne, in quanto sommo sacerdote, rappresenta la chiesa e Geroboamo, in quanto re, rappresenta lo Stato. Queste due ribellioni fondative costituiscono una linea che include la ribellione fondativa del popolo d’Israele nel desiderare un re umano.
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Ci sono tre periodi di quattrocentonovant’anni nella storia sacra rappresentata nel libro di Ezechiele, e uno era associato ai re, l’altro al santuario e l’altro ancora all’esercito. Questi tre periodi si allineano con la ribellione di Aronne (il santuario), di Saul (l’esercito) e di Geroboamo (il re). Dei tre simboli di profeta, sacerdote e re, è il re Saul a essere identificato come colui che profetizza, e Aronne era il sacerdote, e Geroboamo era il re.
E avvenne che, quando tutti quelli che lo avevano conosciuto in passato videro che, ecco, egli profetizzava tra i profeti, il popolo si disse l’un l’altro: «Che cosa è mai avvenuto al figlio di Kish? Anche Saul è tra i profeti?». E uno di quel luogo rispose e disse: «Ma chi è il loro padre?». Perciò ciò divenne un proverbio: «Anche Saul è tra i profeti?». 1 Samuele 10:11, 12.
La Chiesa trionfante consiste in un profeta di trent’anni, in un sacerdote di trent’anni e in un re di trent’anni, rappresentati da Ezechiele, che iniziò nel trentesimo anno, da Giuseppe, che iniziò il suo servizio nel trentesimo anno, e dal re Davide, che cominciò a regnare nel suo trentesimo anno. La Chiesa trionfante è rappresentata negli ultimi otto capitoli del libro di Ezechiele come il tempio che riempie la terra, e la Chiesa trionfante è Filadelfia, che è l’ottava chiesa che è delle sette.
La linea profetica di Giosia, che ebbe inizio nel 977 a.C., termina alla legge domenicale di prossima promulgazione. La purificazione e il suggellamento dei centoquarantaquattromila, iniziati il 31 dicembre 2023, ebbero inizio quando Michele discese per risuscitare i due testimoni di Apocalisse undici. Il 2023 giunse ventidue anni dopo l’11 settembre 2001, proprio come gli Alien and Sedition Acts del 1798 giungono ventidue anni dopo la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776. Il regno di ventidue anni di Geroboamo ebbe inizio nel 977 a.C., quando fu pronunciata la profezia di Giosia. In quel tempo il profeta disubbidiente di 1 Re capitolo tredici affrontò l’apostasia di Geroboamo, proprio come Mosè affrontò l’apostasia di Aaronne e Samuele affrontò la moltitudine che desiderava un re. Quei confronti contro apostasie fondamentali, rappresentati dal messaggio del profeta disubbidiente, di Mosè e di Samuele, rappresentano il gran grido del terzo angelo alla legge domenicale. Esso è il messaggio di avvertimento proclamato dall’insegna, che è rappresentato nella storia di Geroboamo dalla predizione di Giosia accompagnata da un «segno».
Ed ecco, un uomo di Dio venne da Giuda a Betel per la parola del Signore; e Geroboamo stava presso l’altare per bruciare incenso. Ed egli gridò contro l’altare per la parola del Signore, e disse: «Altare, altare, così dice il Signore: Ecco, alla casa di Davide nascerà un figlio, di nome Giosia; ed egli offrirà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che bruciano incenso su di te, e su di te saranno arse ossa umane». E in quello stesso giorno diede un segno, dicendo: «Questo è il segno di cui il Signore ha parlato: Ecco, l’altare sarà spaccato, e la cenere che è su di esso sarà sparsa». E avvenne che, quando il re Geroboamo udì la parola dell’uomo di Dio, che aveva gridato contro l’altare di Betel, stese la mano dall’altare, dicendo: «Afferratelo». E la mano che aveva stesa contro di lui si inaridì, così che non poté più ritrarla a sé.
Anche l’altare si spaccò, e la cenere si sparse dall’altare, secondo il segno che l’uomo di Dio aveva dato per la parola del Signore. Allora il re prese a dire all’uomo di Dio: «Ti prego, implora ora il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, affinché la mia mano mi sia resa di nuovo». E l’uomo di Dio supplicò il Signore, e la mano del re gli fu resa di nuovo, e tornò com’era prima. Poi il re disse all’uomo di Dio: «Vieni a casa con me, ristorati, e io ti darò un dono». Ma l’uomo di Dio disse al re: «Anche se tu mi dessi la metà della tua casa, io non entrerei con te, e non mangerei pane né berrei acqua in questo luogo; poiché così mi è stato comandato per la parola del Signore, che ha detto: “Non mangiare pane, non bere acqua, e non tornare per la stessa via per la quale sei venuto”». Così egli se ne andò per un’altra via, e non tornò per la via per la quale era venuto a Bethel. 1 Re 13:1–10.
Il rifiuto del profeta di mangiare con Geroboamo, nonostante l’offerta di «metà della tua casa», è in parallelo con la promessa di Erode a Salomè di metà del suo regno.
E quando giunse un giorno opportuno, nel quale Erode, nel suo compleanno, offrì un convito ai suoi grandi, ai tribuni e ai principali della Galilea, la figlia della suddetta Erodiade entrò, danzò e piacque a Erode e a quelli che erano a tavola con lui; e il re disse alla fanciulla: Chiedimi ciò che vuoi, e io te lo darò. E le giurò: Qualunque cosa mi chiederai, te la darò, fino alla metà del mio regno. Ed ella uscì e disse a sua madre: Che cosa chiederò? Ed ella rispose: La testa di Giovanni il Battista. Marco 6:21–24.
La promessa di Erode di metà del suo regno ebbe luogo nel giorno del suo compleanno. Erode è un simbolo di Roma, e i dieci re di Apocalisse diciassette sono prefigurati dalla divisione decupla di Roma in Daniele capitolo sette, e dalle dieci dita del piede del capitolo due. Il suo compleanno è segnato quando il sesto regno viene sostituito dal settimo regno alla legge domenicale, e in questo senso esso è il compleanno delle Nazioni Unite quale settimo regno della profezia biblica. Alla legge domenicale ormai imminente, i dieci re, rappresentati dalle dieci tribù settentrionali di Geroboamo, acconsentono a dare il loro regno alla bestia per un’ora in Apocalisse «diciassette».
Poiché Dio ha messo nei loro cuori di eseguire la sua volontà, di accordarsi e di dare il loro regno alla bestia, finché le parole di Dio siano adempiute. Apocalisse 17:17.
Prima di prendere in esame la profezia di Ezechiele del capitolo quattro, identificheremo le «tredici» volte in cui Ezechiele indica direttamente una data. Questi tredici punti di riferimento si suddividono in generale tra il mondo e il popolo di Dio. Il mondo, rappresentato dall’Egitto, è collocato direttamente in una data sei volte; Tiro è menzionata una volta; e nelle altre sei occasioni Gerusalemme è il soggetto. Il libro inizia nel 592 a.C., che è il trentesimo anno del diciassettesimo ciclo giubilare, e il versetto uno del capitolo quaranta di Ezechiele identifica il 22 ottobre 573 a.C. come la fine del ciclo. Il ciclo giubilare rappresenta il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila dall’11 settembre fino all’imminente legge domenicale, la quale a sua volta è rappresentata in un frattale di quella stessa storia dal 31 dicembre 2023 fino all’imminente legge domenicale. Entrambi i periodi furono tipificati dall’11 agosto 1840 fino al 22 ottobre 1844.
L’11 août 1840, nul autre que Jésus-Christ descendit comme l’ange puissant d’Apocalypse dix, apportant un petit livre que le peuple de Dieu devait prendre et manger. Le même ange descendit de nouveau au 11/9 pour marquer le commencement du temps du scellement. Le même ange descendit le 31 décembre 2023 pour ressusciter les deux témoins qui avaient été tués dans la rue de la grande ville appelée Sodome et Égypte, là même où le Seigneur fut crucifié. Cette descente marqua la période finale du temps du scellement. Dans la période fractale allant du 31 décembre 2023 jusqu’à la loi du dimanche, Ézéchiel, le prêtre, reçoit une vision du temple dans le ciel. En ce temps-là, il est rendu muet et ne parle que lorsque Dieu lui ordonne de le faire. Sa condition dure jusqu’à l’imminente loi du dimanche, représentée par la destruction de Jérusalem.
Come Giovanni, anche a Ezechiele è comandato di prendere il libro che era nella mano dell’angelo discendente in Apocalisse dieci, e gli viene anche detto di mangiare il libro di lamento, cordoglio e guaio.
Ma tu, figlio d’uomo, ascolta ciò che ti dico; non essere ribelle come quella casa ribelle: apri la bocca e mangia ciò che ti do. E quando guardai, ecco, una mano fu stesa verso di me; ed ecco, in essa vi era un rotolo di un libro; ed egli lo spiegò davanti a me; ed era scritto di dentro e di fuori: e vi erano scritti lamenti, gemiti e guai. Ezechiele 2:8–10.
Il messaggio è rappresentato come un messaggio triplice, prefigurando così il messaggio dei tre angeli di Apocalisse quattordici. Esso è pertanto il messaggio del suggellamento del terzo angelo che suggella coloro che sono entro Gerusalemme, i quali gemono e fanno cordoglio per il peccato della chiesa e del paese, come è rappresentato nel capitolo nove di Ezechiele e nel capitolo sette dell’Apocalisse.
E la gloria del Dio d’Israele si alzò dal cherubino sul quale stava, verso la soglia della casa. Ed egli chiamò l’uomo vestito di lino, che aveva al fianco il calamaio dello scriba; e il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e metti un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo ad essa». Ezechiele 9:3, 4.
Coloro che ricevono il sigillo sono in lutto per i peccati della chiesa e per i peccati del paese, e la testimonianza di Ezechiele è intessuta nella storia di Gerusalemme e dell’Egitto, simboli della chiesa e del mondo.
«Il lievito della pietà non ha del tutto perduto la sua forza. Nel tempo in cui il pericolo e la depressione della chiesa sono maggiori, il piccolo gruppo di coloro che stanno nella luce sospirerà e griderà a causa delle abominazioni che si compiono nel paese. Ma più specialmente le loro preghiere saliranno in favore della chiesa, perché i suoi membri agiscono secondo l’uso del mondo. …»
«Il comandamento è: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e metti un segno sulle fronti degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si compiono in mezzo ad essa”. Questi sospiranti e gementi avevano proclamato le parole della vita; avevano ripreso, consigliato e supplicato. Alcuni che avevano disonorato Dio si pentirono e umiliarono il loro cuore davanti a Lui. Ma la gloria del Signore si era ritirata da Israele; sebbene molti continuassero ancora nelle forme della religione, la Sua potenza e la Sua presenza facevano difetto.» Testimonies, volume 5, 209, 210.
Nel contesto del libro delle Lamentazioni, il lamento e il cordoglio, che prefigurano i tre angeli di Apocalisse quattordici, costituiscono il messaggio del primo e del secondo angelo; e il terzo è il messaggio di guai, simbolo del vento orientale, trattenuto dai quattro angeli che frenano i venti in Apocalisse sette.
Egitto
Nel libro di Ezechiele sono menzionate tredici date. La prima della serie di date relative all’Egitto si trova in Ezechiele 29:1, e corrispondeva al 587 a.C.
Nell’anno decimo, nel decimo mese, il dodicesimo giorno del mese, la parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: «Figlio d’uomo, volgi la tua faccia contro il faraone, re d’Egitto, e profetizza contro di lui e contro tutto l’Egitto. Parla e di’: Così dice il Signore, Dio: Ecco, io sono contro di te, faraone, re d’Egitto, grande dragone che giaci in mezzo ai tuoi fiumi, che hai detto: “Il mio fiume è mio, e io me lo sono fatto”.» Ezechiele 29:1–3.
Il 587 a.C. è l’anno dell’assedio, che ebbe inizio un anno e mezzo prima della distruzione di Gerusalemme. In quel tempo Ezechiele proclama che Dio avrebbe rovesciato l’Egitto, e che quel rovesciamento avrebbe dimostrato al popolo di Dio la sua stoltezza per aver confidato nel dragone d’Egitto. Alla fine del capitolo viene poi pronunciato che l’Egitto sarebbe stato dato a Babilonia, identificando così il momento in cui i dieci re danno il loro settimo regno della profezia biblica alla Babilonia moderna, l’ottavo regno che è dei sette. Quella profezia si adempì «diciassette» anni più tardi, nel 571 a.C., come esposto alla fine del capitolo. Il capitolo 29 contiene pertanto il primo e l’ultimo riferimento cronologico associato all’Egitto.
E avvenne nel ventisettesimo anno, nel primo mese, il primo giorno del mese, che la parola del Signore mi fu rivolta, dicendo: «Figlio d’uomo, Nabucodonosor, re di Babilonia, fece prestare al suo esercito un grande servizio contro Tiro: ogni testa fu resa calva e ogni spalla fu scorticata; tuttavia egli non ebbe alcun salario, né il suo esercito, da Tiro, per il servizio che aveva compiuto contro di essa. Perciò così dice il Signore Dio: Ecco, io darò il paese d’Egitto a Nabucodonosor, re di Babilonia; ed egli ne porterà via la moltitudine, ne prenderà il bottino e ne farà preda; e questo sarà il salario del suo esercito. Io gli ho dato il paese d’Egitto come compenso del lavoro con cui ha servito contro di essa, perché hanno operato per me, dice il Signore Dio. In quel giorno farò germogliare il corno della casa d’Israele, e a te darò l’apertura della bocca in mezzo a loro; e conosceranno che io sono il Signore». Ezechiele 29:17–21.
L’anno ventesimo, il primo mese, il primo giorno, di cui al versetto diciassette, rappresenta l’ultima data delle tredici date in Ezechiele, ed è l’unica data che ricada dopo il 22 ottobre 573 a.C. Essa rappresenta il momento in cui al re del nord, in Daniele 11:42–43, viene dato l’Egitto, come pure il punto in cui i dieci re danno il loro settimo regno all’ottavo regno che è dei sette. Essa si adempie quando il «corno della casa d’Israele» germoglia. In Isaia, Israele germoglia nel giorno del vento orientale.
Farà mettere radici a quelli che verranno da Giacobbe; Israele fiorirà e germoglierà, e riempirà di frutto la faccia del mondo. Isaia 27:8.
Quando Ezechiele 29:17 si compirà, e il dragone dell’Egitto sarà consegnato alla bestia papale alla legge domenicale di prossima imposizione, la pioggia dell’ultima stagione sarà sparsa senza misura sopra Israele. Quella pioggia ebbe inizio l’11/9 come un’aspersione, come prefigurato da Cristo che soffiò sui Suoi discepoli dopo essere disceso sulla terra, dopo essere asceso al Padre Suo in seguito alla Sua risurrezione.
«L’atto di Cristo nel soffiare sui suoi discepoli lo Spirito Santo e nel comunicare loro la sua pace fu come poche gocce prima dell’abbondante pioggia che doveva essere data nel giorno della Pentecoste». Spirit of Prophecy, volume 3, 243.
La predizione di Ezechiele circa la caduta dell’Egitto fu proclamata nel 587 a.C., l’anno dell’assedio, e “diciassette” anni dopo la predizione si adempì. Essa si adempie nel periodo rappresentato dal numero “diciassette”, rappresentando così la storia nascosta del versetto quaranta di Daniele undici. Deve adempiersi durante il tempo del suggellamento dei centoquarantaquattromila, che è raffigurato nel capitolo nove di Ezechiele. Nel tempo del suggellamento la pioggia dell’ultima stagione viene sparsa, dapprima come aspersione l’11 settembre e poi come piena effusione alla legge domenicale. Si adempie secondo Isaia nel “giorno del vento d’oriente”, e l’Islam è il vento d’oriente, e l’Islam è il terzo “guai”. Il messaggio che Ezechiele doveva mangiare era un messaggio triplice, del quale la terza parte era il messaggio di guai.
I tredici messaggi datati di Ezechiele furono pronunciati in relazione a Gerusalemme, all’Egitto e a Tiro. Essi riguardavano tutti la ribellione, rappresentata dal numero «tredici».
Continueremo a esaminare la datazione di Ezechiele nel prossimo articolo.