Nel riprendere lo studio della storia nascosta, prenderemo in esame sia le linee interne sia quelle esterne della profezia, che ora sono comprese come allineate con la storia dal tempo della fine del versetto quaranta fino alla legge domenicale del versetto quarantuno. La linea interna di quella storia profetica è contrassegnata dal libro dell’Apocalisse al capitolo undici, versetto undici. La linea esterna è contrassegnata dal libro di Daniele al capitolo undici, versetto undici. La linea esterna di Daniele 11—versetto 11 è giunta nella storia nel 2014, e la linea interna di Apocalisse 11—versetto 11 è giunta nella storia il 31 dicembre 2023. La linea esterna rappresenta il corno repubblicano della bestia della terra e la linea interna rappresenta il corno protestante della bestia della terra.
Gli Stati Uniti
Il libro dell’Apocalisse identifica una nazione primaria quale soggetto degli ultimi giorni. Quella nazione è la bestia della terra che costringe il mondo intero ad adorare la bestia del mare papale. Il libro dell’Apocalisse identifica una nazione primaria, una confederazione principale di dieci nazioni e una chiesa contraffatta. La nazione è gli Stati Uniti, la bestia della terra del capitolo tredici; la chiesa contraffatta è la bestia del mare del capitolo tredici; e la confederazione biblica malvagia dei dieci re è le Nazioni Unite. Queste tre potenze, rappresentate come il dragone, la bestia e il falso profeta in Apocalisse sedici, conducono il mondo ad Armageddon.
Ciascuno di essi è identificato in Daniele undici, versetti da quaranta a quarantacinque, dove la chiesa contraffatta giunge alla sua fine fra i mari e il monte glorioso e santo nel versetto quarantacinque, il che, geograficamente, corrisponde all’Armageddon dell’Apocalisse. Il versetto quaranta ha inizio nel 1798, quando la bestia che sale dal mare, cioè la chiesa contraffatta, ricevette una ferita mortale, e il passo si conclude con quella bestia del mare risuscitata, che è la meretrice di Apocalisse diciassette, mentre muore la seconda volta, chiudendo così il passo proprio là dove era iniziato. La nazione principale sia nel libro dell’Apocalisse sia in Daniele è gli Stati Uniti, la bestia che sale dalla terra del capitolo della ribellione di Apocalisse tredici. La bestia che sale dalla terra è anche il falso profeta nel capitolo sedici dell’Apocalisse, e nel versetto quaranta di Daniele undici essa è i carri, le navi e i cavalieri.
Le mezze verità non sono affatto verità
La nazione che è oggetto sia di Daniele sia dell’Apocalisse negli ultimi giorni è gli Stati Uniti, e il capitolo undicesimo di Daniele comincia identificando specificamente l’ultimo presidente di quella nazione. Questa verità è un fatto biblico stabilito che gli Avventisti del Settimo Giorno laodicei rigettano, nascondendosi dietro una mezza verità. La mezza verità dietro la quale si nascondono su questo argomento è il loro accordo nel riconoscere che sono gli Stati Uniti tanto la bestia che sale dalla terra di Apocalisse tredici quanto il falso profeta del capitolo sedici; tuttavia essi si rifiutano di vedere che Donald Trump è un soggetto primario della profezia biblica negli ultimi giorni. Dio non cambia mai, e quando interagì con l’Egitto, il Faraone fu un soggetto primario della storia profetica; poi, con Babilonia, Nabucodonosor e Baldassar sono nominati. Ciro fu nominato. Dario fu nominato. La Bibbia identifica specificamente l’ultimo sovrano della bestia che sale dalla terra, e non si tratta di un riferimento casuale. L’Avventismo sa chi siano gli Stati Uniti nella profezia del tempo della fine, ma non riesce a vedere che Dio si rivolge, in ogni scenario profetico, sia alla nazione sia al suo capo, e tutte quelle precedenti storie sacre illustrano gli ultimi giorni.
Trump nella Visione Finale
Donald Trump è il primo soggetto nella visione finale di Daniele, che costituisce il culmine di tutte le visioni profetiche, non semplicemente nel libro di Daniele, ma nell’intera Bibbia.
Il tema dell’ultima visione della storia profetica all’interno della Parola di Dio è Donald Trump. Egli è il simbolo che identifica le orme della profezia esterna degli ultimi giorni della storia nascosta del versetto quaranta. Egli è anche il collegamento che identifica e stabilisce la linea interna dei centoquarantaquattromila. I centoquarantaquattromila sono il corno protestante sopra la bestia della terra di Apocalisse tredici, e Donald Trump rappresenta il corno repubblicano della medesima bestia. La bestia è la Costituzione degli Stati Uniti, come rappresentata dal governo repubblicano costituzionale che inizialmente pose una separazione tra i due corni, ma che infine unisce i corni in un’immagine della bestia papale del mare.
Sorella White collega ripetutamente l’immagine d’oro del capitolo tre di Daniele alla legge domenicale degli ultimi giorni; dunque, chi rappresenta Nebucadnetsar? L’Avventismo vi dirà che esso è gli Stati Uniti, la bestia della terra del capitolo tredici dell’Apocalisse, il che equivale a identificare che fu Babilonia a gettare Shadrach, Meshak e Abednego nel fuoco. Fu Nebucadnetsar che la Bibbia identifica come colui che era responsabile al tempo della legge domenicale; dunque, chi è Nebucadnetsar, se non è il presidente che governa quando giunge la prossima legge domenicale?
Tre
L’ultima visione di Daniele, che è la visione del fiume Hiddekel, è suddivisa in tre capitoli che si allineano ciascuno con le caratteristiche dei tre angeli di Apocalisse quattordici. I tre capitoli rappresentano il primo, il secondo e il terzo angelo, ma rappresentano anche l’ultimo messaggio di Daniele. Il suo primo messaggio del capitolo uno rappresenta anch’esso i tre angeli di Apocalisse quattordici, e così la firma dell’Alfa e dell’Omega è posta sul capitolo uno e sulla visione del fiume Hiddekel.
L’ultima visione di Daniele è posta sul quadro della parola ebraica «verità», che è composta dalla prima, dalla tredicesima e dall’ultima, la ventiduesima, lettera dell’alfabeto ebraico. Il capitolo dieci identifica Daniele come uno studente della profezia che viene trasformato da laodiceo in filadelfiano nel ventiduesimo giorno. Daniele è quindi reso capace di comprendere l’aumento di conoscenza non sigillato rappresentato nel capitolo dodici. Il primo e l’ultimo capitolo della visione identificano Daniele come simbolo dei centoquarantaquattromila, i quali sono genuini studenti della profezia.
«Qualunque possa essere il progresso intellettuale dell’uomo, egli non pensi neppure per un momento che non vi sia bisogno di un esame approfondito e continuo delle Scritture per ricevere maggiore luce. Come popolo siamo chiamati, individualmente, a essere studenti della profezia». Testimonies, volume 5, 708.
Il capitolo uno identifica le stesse verità della visione del fiume Hiddekel, e il primo capitolo della visione del fiume Hiddekel identifica la stessa verità del suo terzo e ultimo capitolo. Il libro di Daniele reca la firma dell’Alfa e dell’Omega, poiché il capitolo uno identifica il processo di prova in tre fasi del vangelo eterno, e così fa anche il capitolo dodici. Poi, all’interno dei tre capitoli che costituiscono la visione finale di Daniele, il primo capitolo è l’alfa e il terzo capitolo è l’omega. Ciò è in armonia con la prima prova di Daniele riguardo a quale cibo mangiare e con la sua terza e ultima prova, quando fu giudicato da Nabucodonosor dopo tre anni. La prova alfa di Daniele 1 riguardava la metodologia dello studio della Bibbia, rappresentata dal mangiare il cibo babilonese oppure il vitto vegetariano.
La fedeltà di Daniele alla metodologia di «linea sopra linea» fece sì che fosse trovato «in tutti gli affari di sapienza e d’intelligenza sui quali il re li interrogava, dieci volte superiore a tutti i maghi e gli astrologi che erano in tutto il suo regno». Nell’omega del capitolo dodici, sono i savi che comprendono tutte le questioni di sapienza, le quali aumentano quando la Parola profetica viene disuggellata. Il capitolo dodici è l’omega del capitolo uno, ed è anche l’omega del capitolo dieci, l’alfa della visione dell’Hiddekel. In quell’alfa, il capitolo dieci, Daniele si stabilisce nell’esperienza spirituale, in parallelo con i savi che, nel capitolo dodici, si stabiliscono nell’esperienza intellettuale. Il capitolo uno sottolinea che è la metodologia dello studio biblico che permette allo studente della profezia di stabilirsi nella verità sia spiritualmente sia intellettualmente, per poter essere suggellato.
Rappresentando i genuini studenti di profezia negli ultimi giorni, Daniele e i tre valorosi sono i saggi che non solo comprendono l’aumento della conoscenza che viene dischiuso al tempo della fine nel 1989, ma comprendono anche l’aumento della conoscenza all’11 settembre. In definitiva, comprendono l’aumento della conoscenza dischiuso il 31 dicembre 2023.
Nel loro perseguimento della luce profetica di Dio, essi sono trasformati dal movimento laodiceano dei centoquarantaquattromila avventisti del settimo giorno al movimento filadelfiano dei centoquarantaquattromila. Quando avviene il cambiamento, essi sono separati da coloro che fuggirono dalla visione dello specchio.
Messaggio della Ribellione Umana
I capitoli dieci e dodici si rivolgono ai centoquarantaquattromila, poiché essi costituiscono il primo e il terzo gradino nell’impalcatura della verità. Una volta resi forti dall’esperienza interiore della visione dello specchio del capitolo dieci, insieme all’essere illuminati dalla comprensione non più sigillata di Daniele dodici, essi devono proclamare il messaggio della ribellione umana. Il messaggio della ribellione umana è rappresentato dai libri di Daniele e dell’Apocalisse, e il messaggio della ribellione è collocato all’interno della cornice profetica dei regni della profezia biblica esposti in Daniele. Il simbolismo profetico della testimonianza della ribellione umana nel libro di Daniele è pienamente rappresentato nel capitolo undici. Il capitolo undici è una storia che inizia con la fine di Babilonia e l’inizio dei Medi e dei Persiani. Comincia pertanto con la ferita mortale di Babilonia, che prefigura la ferita mortale del papato nel 1798. Quando la ferita mortale del papato sarà guarita alla legge domenicale di prossima venuta, esso diverrà il capo della triplice unione del dragone, della bestia e del falso profeta. Allora sarà la donna che cavalca la bestia in Apocalisse diciassette, e quella donna ha scritto sulla sua fronte: Babilonia la Grande. Alla legge domenicale di prossima venuta, la ferita mortale sia di Babilonia sia del papato sarà guarita.
La ribellione umana rappresentata dal tempo di Babilonia fino alla fine del mondo costituisce la struttura del libro di Daniele, e il capitolo undici è il messaggio profetico esterno che narra quella ribellione degli ultimi giorni. Quella testimonianza di ribellione che si trova nel capitolo undici si accorda con, ed è contenuta entro, gli ultimi sei versetti del capitolo. Gli ultimi sei versetti sono il messaggio della ribellione umana, e quegli ultimi sei versetti sono rappresentati con e all’interno della storia nascosta del versetto quaranta. Così facendo, il libro di Daniele è ridotto a un solo capitolo, che a sua volta è ridotto a sei versetti di quel medesimo capitolo, il quale a sua volta è ridotto alla storia nascosta dell’ultima metà di un versetto.
Il capitolo undici rappresenta la tredicesima lettera, preceduta dalla prima e seguita dall’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, e la prima e l’ultima sono sempre le stesse. Il primo capitolo identifica i saggi come separati dagli stolti nella visione dello specchio, e l’ultimo capitolo identifica i saggi come separati dagli stolti al momento della diseillatura. L’Ispirazione ci informa che il suggellamento dei centoquarantaquattromila è un «stabilirsi nella verità, sia intellettualmente sia spiritualmente». Il capitolo dieci identifica il suggellamento dei centoquarantaquattromila spiritualmente, e il capitolo dodici ne mostra l’aspetto intellettuale. Il capitolo dieci identifica tre tocchi e tre interazioni con esseri celesti. Il capitolo dodici identifica un processo di purificazione in tre fasi dei saggi, compiuto mediante l’accrescimento della verità profetica intellettuale, come «purificati, resi bianchi e provati». Proprio come il capitolo dieci presenta due simboli del tre, con i tre tocchi e i tre incontri celesti, così il capitolo dodici presenta il processo di prova in tre fasi, nonché tre profezie di tempo.
I tre incontri celesti del capitolo dieci recano il sigillo della verità, poiché il primo e l’ultimo essere celeste a interagire con Daniele fu l’angelo Gabriele, e l’essere nel mezzo fu Michele. Tre angeli, ma Cristo fu l’angelo nel secondo passo. I tre tocchi rappresentano un progressivo rafforzamento in tre fasi di Daniele. Nel brano Daniele identifica tre volte la visione dello specchio e, così facendo, colloca le tre visioni dello specchio entro sette riferimenti alla visione mareh nel capitolo dieci. Due volte il termine ebraico mareh è tradotto con «apparenza» e due volte con «visione», e in altre tre occasioni è tradotto con «visione». Le «altre tre occasioni» non sono mareh, bensì l’espressione femminile di mareh, che è marah. Il capitolo dieci presenta tre tocchi di progressivo rafforzamento, tre incontri celesti che recano il sigillo della verità e tre visioni dello specchio che fanno parte di sette riferimenti all’apparizione di Cristo.
Aspetto
Le due occasioni in cui *mareh* è tradotto con «apparenza» corrispondono alle due occasioni in cui è tradotto con «visione». Insieme, esse identificano Cristo come un simbolo che appare quale segnavia nella storia profetica. In Apocalisse, capitolo dieci, un angelo discende e pone un piede sulla terra e l’altro sul mare. La sorella White ci informa che l’angelo non era «nientemeno che Gesù Cristo». L’angelo di Apocalisse dieci è l’«apparenza» di Cristo nella storia profetica. Egli appare nel versetto tredici di Daniele, capitolo otto, come Palmoni, e da Apocalisse, capitolo cinque, in poi Egli appare come il Leone della tribù di Giuda. Daniele rappresenta coloro degli ultimi giorni che seguono le apparizioni profetiche di Cristo, ovunque Egli possa andare. Se sono fedeli nel farlo, sono condotti alla visione dello specchio, dalla quale gli infedeli fuggono.
La purificazione in tre fasi del capitolo dodicesimo, fondata sulla comprensione della conoscenza che viene accresciuta quando una profezia è dissigillata, è accompagnata da tre «profezie di tempo», che rappresentano tre adempimenti distinti per ciascuno dei tre versetti. I milleduecentosessanta anni del versetto sette, i milleduecentonovanta anni del versetto undici e i milletrecentotrentacinque anni del versetto dodici individuano tre versetti, ciascuno dei quali contiene una profezia di tempo che fu adempiuta nella storia e in seguito riconosciuta dai Milleriti come conferma storica del messaggio da loro proclamato. La predizione contenuta nel versetto, l’adempimento storico e l’applicazione che i Milleriti fecero di quella storia rendono testimonianza all’adempimento degli ultimi giorni di quelle tre profezie. Ma l’applicazione del tempo da parte dei Milleriti non è più valida, quindi i riferimenti temporali nei versetti devono essere applicati come simboli, non come tempo. Il simbolismo è stabilito nei versetti mediante l’applicazione del versetto, l’adempimento storico del versetto e la presentazione del messaggio da parte dei Milleriti.
La cronologia della ribellione umana nel capitolo undicesimo è intessuta di leghe, trattati e patti. I patti umani che sono rappresentati nella storia del capitolo undicesimo sono posti in contrasto con il Patto divino.
«Negli ultimi giorni della storia di questa terra, il patto di Dio con il suo popolo che osserva i suoi comandamenti deve essere rinnovato». Review and Herald, 26 febbraio 1914.
Roma stabilisce l’intera visione e, quando la Roma papale viene menzionata per la prima volta nel capitolo undici, essa è identificata come «quelli che abbandonano il santo patto». La linea interna in Daniele undici, che è anche la linea interna entro la storia nascosta del versetto quaranta, rappresenta coloro che entrano in patto con Dio negli ultimi giorni, mentre la linea esterna identifica coloro che abbandonano quel medesimo patto. Nell’illustrare la classe che non sarà avvantaggiata dall’aumento della conoscenza negli ultimi giorni, la loro storia esterna è intrecciata sul filo profetico dei trattati umani infranti.
Intessute nella linea interna dei centoquarantaquattromila vi sono molteplici simboli e raffigurazioni della relazione di patto di Dio con il Suo popolo rimanente degli ultimi giorni. Il simbolo del numero «undici» è una di queste verità, e il fatto che l’undicesimo versetto del capitolo undici identifichi la visione esterna e interna degli ultimi giorni è posto in rilievo dal fatto che Isaia identifichi lo scopo e l’opera del popolo di patto di Dio degli ultimi giorni nel capitolo undici, versetto undici.
E avverrà, in quel giorno, che il Signore stenderà di nuovo la sua mano, per la seconda volta, per recuperare il residuo del suo popolo, che sarà rimasto, dall’Assiria, dall’Egitto, da Pathros, da Cush, da Elam, da Scinear, da Hamath e dalle isole del mare. Isaia 11:11.
La Dispersione
Negli ultimi giorni il popolo rimanente di Dio sarà stato disperso due volte, avendo bisogno di essere radunato. Il versetto sette di Daniele dodici identifica una dispersione del popolo di Dio negli ultimi giorni, rappresentando così i milleduecentosessanta giorni come simbolo di una dispersione.
E udii l’uomo vestito di lino, che stava sulle acque del fiume, il quale alzò la sua mano destra e la sua mano sinistra verso il cielo, e giurò per Colui che vive in eterno che ciò sarà per un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo; e quando egli avrà compiuto di disperdere la potenza del popolo santo, tutte queste cose saranno compiute. Daniele 12:7.
I due testimoni furono dispersi in Apocalisse, capitolo undicesimo, dopo aver reso la loro testimonianza.
E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. E i loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il nostro Signore fu crocifisso. E quelli dei popoli e delle tribù e delle lingue e delle nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo, e non permetteranno che i loro cadaveri siano posti in sepolcri. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro, faranno festa e si manderanno doni gli uni agli altri, perché questi due profeti tormentavano gli abitanti della terra. Apocalisse 11:7–10.
Nel versetto seguente, il versetto undici, i due testimoni risuscitano dalla loro morte nella strada di Sodoma e d’Egitto. Quella stessa morte è rappresentata da Ezechiele come una valle di ossa sparse, morte e aride. I due testimoni rappresentano i corni repubblicano e protestante che furono uccisi nel 2020. Il corno protestante morì alla sua falsa predizione del 18 luglio 2020 e il corno repubblicano morì con l’elezione rubata del 2020. Isaia identifica che, quando i testimoni risuscitano, il che egli identifica come un essere radunati una seconda volta, quei testimoni diventano l’insegna che raduna gli operai dell’undicesima ora.
In quel giorno vi sarà una radice di Iesse, che si ergerà come un vessillo per i popoli; a essa si rivolgeranno le genti, e il suo riposo sarà gloria. E avverrà in quel giorno che il Signore stenderà di nuovo la sua mano, una seconda volta, per ricuperare il residuo del suo popolo, che sarà rimasto, dall’Assiria, dall’Egitto, da Pathros, da Cush, da Elam, da Scinear, da Hamath e dalle isole del mare. Egli eleverà un vessillo per le nazioni, radunerà gli esuli d’Israele e raccoglierà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Isaia 11:10–12.
Quando il Signore stende la sua mano la seconda volta per radunare, egli raccoglie «gli esuli d’Israele». Gli «esuli d’Israele» diventano il vessillo per i Gentili, e per questa ragione devono essere scacciati prima di essere radunati. Essi furono scacciati nella valle di ossa morte di Ezechiele e, una volta uccisi, giacquero nella strada dove anche il nostro Signore fu crocifisso, mentre l’altra classe si rallegrava.
Ascoltate la parola del Signore, voi che tremate alla sua parola; i vostri fratelli che vi odiavano, che vi scacciavano a motivo del mio nome, dicevano: «Sia glorificato il Signore»; ma egli apparirà a vostra gioia, ed essi saranno confusi. Isaia 66:5.
Coloro che tremano alla Parola di Dio sono scacciati dai loro fratelli che li odiavano. Geremia identifica ciò che accade ai fratelli che odiavano l’insegna.
Perciò così dice il Signore: Ecco, io farò venire su di loro una sciagura dalla quale non potranno sfuggire; e benché grideranno a me, io non li ascolterò. Geremia 11:11.
Il contesto del versetto undici è il patto di Dio, e tutti i profeti trattano degli ultimi giorni; pertanto, il patto di cui si parla è il rinnovamento del patto con i centoquarantaquattromila.
La parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore, dicendo: «Ascoltate le parole di questo patto e parlate agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme; e di’ loro: Così dice il Signore, Dio d’Israele: Maledetto l’uomo che non obbedisce alle parole di questo patto, che io comandai ai vostri padri il giorno in cui li feci uscire dal paese d’Egitto, dalla fornace di ferro, dicendo: Obbedite alla mia voce e mettetele in pratica, secondo tutto ciò che io vi comando; così voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio, affinché io adempia il giuramento che ho fatto ai vostri padri, di dar loro un paese dove scorrono latte e miele, come avviene oggi». Allora io risposi e dissi: «Così sia, o Signore».
Allora il Signore mi disse: «Proclama tutte queste parole nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme, dicendo: “Ascoltate le parole di questo patto e mettetele in pratica. Poiché io scongiurai con insistenza i vostri padri dal giorno in cui li feci salire dal paese d’Egitto fino a questo giorno, alzandomi di buon mattino e scongiurando, dicendo: ‘Obbedite alla mia voce’. Eppure essi non obbedirono, né porsero l’orecchio, ma camminarono ciascuno secondo l’ostinazione del proprio cuore malvagio; perciò io farò venire su di loro tutte le parole di questo patto, che avevo comandato loro di mettere in pratica; ma essi non le misero in pratica”».
E il Signore mi disse: «Si è scoperta una congiura fra gli uomini di Giuda e fra gli abitanti di Gerusalemme. Essi sono tornati alle iniquità dei loro padri, i quali rifiutarono di ascoltare le mie parole; e sono andati dietro ad altri dèi per servirli: la casa d’Israele e la casa di Giuda hanno infranto il mio patto che avevo stabilito con i loro padri. Perciò così dice il Signore: Ecco, farò venire su di loro una sventura dalla quale non potranno scampare; e, anche se grideranno a me, io non li ascolterò». Geremia 11:1–11.
Il tema del giudizio dell’Avventismo del Settimo Giorno laodiceo che Geremia identifica è ribadito da Ezechiele al capitolo undici, versetto undici.
Questa città non sarà per voi una caldaia, né voi sarete la carne in mezzo ad essa; ma io vi giudicherò ai confini d’Israele. Ezechiele 11:11.
L’Ispirazione identifica direttamente la suggellatura di Ezechiele capitolo nove come la medesima suggellatura dei centoquarantaquattromila in Apocalisse sette. Il versetto undici del capitolo undici è semplicemente la continuazione della narrazione ininterrotta di Ezechiele del giudizio sulla Chiesa Avventista del Settimo Giorno, che Sorella White identifica come la Gerusalemme di Ezechiele capitolo nove. Coloro che non ricevettero il suggello sono giudicati e distrutti nella visione dei capitoli dal nove all’undici.
La visione dell’11/9 in Ezechiele identifica gli infedeli come condotti fuori di Gerusalemme per essere giudicati, individuando così la separazione finale di coloro che professano di essere la chiesa finale illustrata nel libro dell’Apocalisse. Il simbolo di «undici, undici» è un simbolo del patto nel quale i centoquarantaquattromila entrano con Dio. Quando vengono sommati, i numeri rappresentano ventidue, che è un decimo di duecentoventi, uno dei simboli della combinazione della Divinità con l’umanità.
Duecentoventi anni tra il 677 e il 457 a.C. collegano la profezia di Daniele dei duemilatrecento giorni con la profezia temporale di Mosè delle sette volte. Molto si può riconoscere nei duecentoventi anni quale simbolo dell’opera dell’espiazione che ebbe inizio quando quelle due profezie giunsero insieme nel 1844. Molto si può esporre di ciò che è rappresentato simbolicamente dal numero ventidue come decima di duecentoventi, come avviene nel caso del numero undici. Ciò che desidero qui identificare è la relazione tra undici e ventidue.
Continueremo questi pensieri nel prossimo articolo.