Nel 1844, la dottrina del sabato del settimo giorno fu dischiusa e quindi messa in risalto alla Sorella White quando ella guardò dentro l’arca del patto. Ella registrò anche che, negli ultimi giorni, la dottrina dell’incarnazione possedeva la medesima enfasi celeste. Il sabato del settimo giorno rappresenta la luce speciale proveniente dall’arca quando ebbe inizio il Giorno antitipico dell’Espiazione, e il sabato del settimo anno rappresenta la luce speciale proveniente dall’arca quando il Giorno antitipico dell’Espiazione giunge alla sua conclusione.
La dottrina dell’incarnazione è prefigurata nell’ultima santa convocazione di Levitico ventitré; essa è l’omega rispetto al Sabato del settimo giorno, che è la prima santa convocazione all’inizio di Levitico ventitré. Quel primo Sabato rappresenta la potenza creatrice di Dio e l’ultimo Sabato rappresenta la Sua potenza ricreatrice. Quel primo Sabato è rappresentato dal numero «23» e l’ultimo dal numero «252».
Quei due simboli sono i fermalibri di Levitico ventitré e sono anche i fermalibri della storia millerita. Il 1798 fu l’adempimento dei 2.520 anni contro il regno settentrionale d’Israele e i 2.300 anni si compirono il 22 ottobre 1844. Quando alla sorella White fu dato di essere condotta nel santuario e di fissare lo sguardo sui Dieci Comandamenti, ella prefigurava il popolo di Dio degli ultimi giorni che segue Cristo nel Luogo Santissimo mentre Egli porta a compimento la Sua opera di espiazione. La prova del tempio è la prova di seguire l’Agnello dovunque Egli vada.
Questi sono coloro che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Questi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque egli vada. Questi sono stati riscattati fra gli uomini, quali primizie a Dio e all’Agnello. Apocalisse 14:4.
Sorella White, in qualità di profeta, stava illustrando i fedeli al principio, i quali entrarono per fede nel Luogo Santissimo, e così facendo forniva un esempio dei fedeli alla fine, che entrano per fede nel Luogo Santissimo e poi fissano lo sguardo sull’arca. Ciò che vi vedono illuminato è la dottrina dell’incarnazione, il compimento dell’espiazione. Essi vedono i due cherubini che coprono, i quali rappresentano i due Sabati della creazione e della ri-creazione. Vedono il 252 su un lato dell’arca e il 23 sull’altro, e riconoscono che, in armonia con la creazione e la ri-creazione, il 23 rappresenta il matrimonio della Divinità con l’umanità, e vedono il 252 come il simbolo della trasformazione di un essere umano in un essere umano unito alla Divinità.
Il propiziatorio non doveva essere rimosso; pertanto, il fatto che Sorella White guardasse all’interno costituiva una rivelazione speciale, e profeticamente l’illustrazione si riferisce più agli ultimi giorni che ai giorni nei quali ella visse. Contemplando, veniamo trasformati. La prova del tempio è Cristo che conduce il Suo popolo vergine nel Suo tempio, passo dopo passo. Le verità profetiche rappresentano i passi lungo il sentiero che è illuminato dal messaggio del Grido di Mezzanotte.
Il tempio millerita di quarantasei anni è un gradino.
Il tempio umano del «23» (maschio e femmina li creò) è un gradino.
Che Cristo rialzi il Suo tempio in tre giorni è un passo.
Il magazzino è il tempio di Malachia.
Neemia purificò il magazzino dalla profanazione di Tobia.
Fu in quel tempio che il sommo sacerdote Hilkiah scoprì gli scritti di Mosè durante il risveglio del re Giosia.
Il tempio che Neemia purificò dalla profanazione è lo stesso tempio che Cristo purificò due volte dalla sua «profanazione sacrilega», come afferma Sister White.
La cassetta del sogno di Miller era un gradino.
Una volta che Cristo ha condotto i Suoi fedeli nel Luogo Santissimo, li conduce, come rappresentato da Sorella White, all’arca, solleva il propiziatorio e permette loro di guardare all’interno. Quando guardano all’interno, vedono che sia la dottrina dell’incarnazione sia il sabato del settimo giorno sono rivestiti di un tenue alone. Rigo dopo rigo, coloro che riconoscono le dottrine che sono “rivestite di una tenue radiosità” si allineano con Sorella White entrando per fede nel Luogo Santissimo e guardando dentro l’arca.
Gli antichi profeti parlarono con maggiore specificità per gli ultimi giorni che per i giorni nei quali vissero. Quando quegli stessi antichi profeti diventano parte della testimonianza, essi rappresentano il popolo di Dio negli ultimi giorni, e il popolo di Dio negli ultimi giorni è costituito dai centoquarantaquattromila. Sorella White è forse il più importante profeta antico, poiché tutte le sue illustrazioni rappresentano la storia alfa della storia omega dei centoquarantaquattromila. Tutti i profeti illustrano il rimanente, ma Sorella White rappresenta anche una storia iniziale che si adempie nella storia finale, alla lettera.
Nella storia fondazionale dell’alfa, in visione, a Sister White fu concesso di entrare nel Luogo Santissimo del santuario celeste. Una volta lì, il propiziatorio sopra l’arca del patto, un sedile che non doveva essere rimosso, fu sollevato affinché Sister White potesse guardare all’interno, dove vide i Dieci Comandamenti.
«Nel luogo santissimo vidi un’arca; sulla sua sommità e sui suoi lati vi era oro purissimo. A ciascuna estremità dell’arca vi era un bellissimo cherubino, con le ali distese sopra di essa. I loro volti erano rivolti l’uno verso l’altro, e guardavano in basso. Tra gli angeli vi era un turibolo d’oro. Sopra l’arca, dove stavano gli angeli, vi era una gloria straordinariamente fulgida, che appariva come un trono sul quale Dio dimorava. Gesù stava presso l’arca, e quando le preghiere dei santi salivano a Lui, l’incenso nel turibolo fumava, ed Egli offriva le loro preghiere, con il fumo dell’incenso, al Padre suo. Nell’arca vi erano il vaso d’oro della manna, la verga di Aaronne che era fiorita, e le tavole di pietra che si chiudevano insieme come un libro. Gesù le aprì, e vidi i Dieci Comandamenti scritti su di esse con il dito di Dio. Su una tavola ve n’erano quattro, e sull’altra sei. I quattro della prima tavola risplendevano più degli altri sei. Ma il quarto, il comandamento del Sabato, risplendeva al di sopra di tutti; poiché il Sabato era stato appartato per essere osservato in onore del santo nome di Dio. Il santo Sabato appariva glorioso: un alone di gloria lo circondava tutt’intorno. Vidi che il comandamento del Sabato non era stato inchiodato alla croce. Se lo fosse stato, lo sarebbero stati anche gli altri nove comandamenti; e noi saremmo liberi di trasgredirli tutti, come pure di trasgredire il quarto. Vidi che Dio non aveva mutato il Sabato, poiché Egli non muta mai. Ma il papa lo aveva cambiato dal settimo al primo giorno della settimana; poiché egli doveva mutare i tempi e la legge». Early Writings, 32.
La dottrina del sabato del settimo giorno fu la dottrina alfa della storia fondazionale del movimento millerita che ebbe inizio come movimento millerita filadelfiano, poi si trasformò nel movimento millerita laodiceano nel 1856, e quindi nella Chiesa Avventista del Settimo Giorno laodiceana nel 1863. La sorella White identifica altresì la dottrina omega nella storia degli ultimi giorni, quando il movimento laodiceano dei centoquarantaquattromila si trasforma nel movimento filadelfiano dei centoquarantaquattromila. Le luci alfa e omega sono rappresentate dalla dottrina del sabato del settimo giorno e dalla dottrina dell’incarnazione.
«Coloro che hanno comunione con Dio camminano nella luce del Sole di Giustizia. Non disonorano il loro Redentore corrompendo la loro condotta davanti a Dio. La luce celeste risplende su di loro. Man mano che si avvicinano alla conclusione della storia di questa terra, la loro conoscenza di Cristo e delle profezie che lo riguardano aumenta grandemente. Essi hanno un valore infinito agli occhi di Dio, poiché sono in unità con il suo Figlio. Per loro la parola di Dio è di bellezza e soavità incomparabili. Ne vedono l’importanza. La verità viene loro dischiusa. La dottrina dell’incarnazione è rivestita di una dolce radiosità. Essi vedono che la Scrittura è la chiave che apre tutti i misteri e risolve tutte le difficoltà. Coloro che non sono stati disposti a ricevere la luce e a camminare nella luce non saranno in grado di comprendere il mistero della pietà; ma coloro che non hanno esitato a prendere la croce e a seguire Gesù vedranno la luce nella luce di Dio». The Southern Watchman, 4 aprile 1905.
La «dottrina dell’incarnazione» è chiamata anche il «mistero della pietà».
E senza alcuna controversia, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato nella carne, giustificato nello Spirito, visto dagli angeli, predicato ai Gentili, creduto nel mondo, ricevuto in gloria. 1 Timoteo 3:16.
Il «mistero» rimane nascosto fino alla generazione finale, quando i fedeli vedono che la dottrina dell’incarnazione è l’omega del sabato del settimo giorno.
Il mistero che è stato nascosto da secoli e da generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi; ai quali Dio ha voluto far conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili: cioè Cristo in voi, speranza della gloria. Colossesi 1:26, 27.
È appropriato che sia Colossesi 1:26 a parlare di un «mistero» che «è stato nascosto», ma quel mistero è «reso manifesto» negli ultimi giorni. La luce profetica è resa manifesta quando la profezia viene dissuggellata, come è rappresentato in Daniele dodici, dove alla fine di 1.260 giorni, al tempo della fine, una profezia viene dissuggellata. La profezia che è stata nascosta per generazioni viene dissuggellata, e la profezia è la verità che, quando viene dissuggellata, è la «gloria» fatta conoscere ai Gentili alla legge domenicale. Quel mistero è Cristo in voi, speranza di gloria, il che si compie nei giorni in cui suona la settima tromba.
Ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando egli comincerà a suonare, il mistero di Dio sarà compiuto, come egli ha dichiarato ai suoi servi, i profeti. Apocalisse 10:7.
È del tutto appropriato che la voce del settimo angelo abbia cominciato a suonare il decimo giorno del settimo mese, come rappresentato in Apocalisse 10:7. Anche il settimo angelo è rappresentato come il terzo guaio, e i primi due guai furono l’Islam, fornendo così due testimoni del fatto che il terzo guaio è l’Islam. Il mistero di Dio è compiuto quando la tromba dell’Islam suona.
Nella storia della settima tromba, la dottrina dell’incarnazione, che è il mistero di Cristo in voi, ossia la combinazione della Divinità con l’umanità, come rappresentata da Cristo quando assunse su di Sé la carne umana; i candidati a far parte dei centoquarantaquattromila saranno messi alla prova quanto al fatto se abbiano l’olio e la fede necessari per entrare nel Luogo Santissimo. Se esitano, le tenebre cadranno su di loro; se seguono l’Agnello dovunque Egli vada, saranno condotti a guardare dentro l’arca. Nell’arca troveranno le dottrine del sabato del settimo giorno e la dottrina dell’incarnazione.
Per quanto significative siano queste due dottrine, ciò su cui mi sto concentrando non sono le luci alfa e omega, bensì il fatto che la profetessa illustrò il popolo di Dio mentre entra nel santuario celeste e guarda nell’arca del patto. Vi dev’essere un punto, nella storia dei centoquarantaquattromila, durante gli ultimi giorni, in cui i centoquarantaquattromila vengono introdotti nel Luogo Santissimo per contemplare l’arca aperta.
Se possedete la fede necessaria per credere che i profeti rappresentino il popolo di Dio negli ultimi giorni, insieme alla fede che Sorella White fosse ispirata tanto pienamente, sotto ogni aspetto, quanto ogni altro profeta della Bibbia, allora l’applicazione che ho appena esposto deve essere accettata come vera. I centoquarantaquattromila devono seguire Cristo, per fede, nel Luogo Santissimo, come Sorella White dice che fecero i fedeli il 22 ottobre 1844. Allora si manifestarono due classi: quelli che rifiutarono di entrare per fede e quelli che entrarono.
«Fui ricondotta all’annuncio del primo avvento di Cristo. Giovanni fu mandato nello spirito e nella potenza di Elia per preparare la via a Gesù. Coloro che respinsero la testimonianza di Giovanni non trassero beneficio dagli insegnamenti di Gesù. La loro opposizione al messaggio che preannunciava la Sua venuta li pose in una condizione tale da non poter accogliere prontamente la prova più forte che Egli era il Messia. Satana spinse coloro che avevano respinto il messaggio di Giovanni ad andare ancora più oltre, fino a rigettare e crocifiggere Cristo. Così facendo, si posero in una condizione nella quale non potevano ricevere la benedizione nel giorno della Pentecoste, che avrebbe insegnato loro la via verso il santuario celeste. Lo squarcio del velo del tempio mostrò che i sacrifici e le ordinanze giudaici non sarebbero più stati accettati. Il grande Sacrificio era stato offerto ed era stato accettato, e lo Spirito Santo, che discese nel giorno della Pentecoste, trasportò le menti dei discepoli dal santuario terreno a quello celeste, dove Gesù era entrato mediante il Suo proprio sangue, per riversare sui Suoi discepoli i benefici della Sua espiazione. Ma i Giudei furono lasciati in totale oscurità. Essi persero tutta la luce che avrebbero potuto avere sul piano della salvezza, e continuarono a confidare nei loro inutili sacrifici e nelle loro offerte. Il santuario celeste aveva preso il posto di quello terreno, tuttavia essi non avevano alcuna conoscenza di questo cambiamento. Perciò non potevano trarre beneficio dalla mediazione di Cristo nel luogo santo.
«Molti guardano con orrore al comportamento dei Giudei nel respingere e crocifiggere Cristo; e, mentre leggono la storia del vergognoso abuso da Lui subito, pensano di amarLo e che non Lo avrebbero rinnegato come fece Pietro, né crocifisso come fecero i Giudei. Ma Dio, che legge i cuori di tutti, ha messo alla prova quell’amore per Gesù che essi professavano di provare. Tutto il cielo osservò con il più profondo interesse l’accoglienza riservata al messaggio del primo angelo. Ma molti che professavano di amare Gesù, e che versavano lacrime leggendo il racconto della croce, derisero la buona notizia della Sua venuta. Invece di ricevere il messaggio con gioia, lo dichiararono un’illusione. Odiarono coloro che amavano la Sua apparizione e li esclusero dalle chiese. Coloro che rigettarono il primo messaggio non poterono trarre beneficio dal secondo; né trassero beneficio dal grido di mezzanotte, che doveva prepararli a entrare con Gesù, per fede, nel luogo santissimo del santuario celeste. E, rigettando i due messaggi precedenti, hanno talmente ottenebrato il loro intendimento da non poter vedere alcuna luce nel messaggio del terzo angelo, che mostra la via al luogo santissimo. Vidi che, come i Giudei crocifissero Gesù, così le chiese nominali avevano crocifisso questi messaggi, e perciò non hanno alcuna conoscenza della via al santissimo, né possono trarre beneficio dall’intercessione di Gesù là. Come i Giudei, che offrivano i loro inutili sacrifici, esse elevano le loro inutili preghiere verso il compartimento che Gesù ha lasciato; e Satana, compiacendosi dell’inganno, assume un carattere religioso e attira a sé le menti di questi pretesi cristiani, operando con la sua potenza, i suoi segni e prodigi menzogneri, per avvincerli nel suo laccio». Early Writings, 259–261.
La sorella White identifica il processo progressivo di prova nella storia di Giovanni Battista e di Cristo, che si concluse con i Giudei nelle tenebre totali, per illustrare la medesima storia al tempo dei Milleriti, che è la storia alfa della sorella White, l’antica profetessa degli ultimi giorni. La prova di vita o di morte, all’inizio, verteva sull’entrare nel Luogo Santissimo o sul rifiutarsi di farlo. Rifiutarsi di farlo produsse sulle forze ribelli della storia millerita le stesse tenebre che erano sopraggiunte sui Giudei ribelli nella storia di Cristo.
Gesù illustra sempre la fine di una cosa mediante il principio di una cosa; così, quando a Sorella White fu concesso di entrare nel Luogo Santissimo e di contemplare l’arca aperta, in relazione alla prova del 22 ottobre 1844, ciò identifica che i centoquarantaquattromila saranno messi alla prova quanto al seguire l’Agnello nel Luogo Santissimo oppure all’entrare nelle perfette tenebre eterne. Questo fatto si fonda su una fede che comprende che gli antichi profeti stanno illustrando il popolo di Dio degli ultimi giorni quando essi stessi diventano parte della testimonianza riportata. Sorella White illustra entrambe le classi.
«Mentre mi trovavo in questo stato di prostrazione, ebbi un sogno che fece una profonda impressione sulla mia mente. Sognai di vedere un tempio, verso il quale accorrevano molte persone. Soltanto coloro che si fossero rifugiati in quel tempio sarebbero stati salvati quando il tempo fosse giunto al termine. Tutti coloro che fossero rimasti fuori sarebbero stati perduti per sempre. Le moltitudini all’esterno, che andavano qua e là per le loro varie vie, schernivano e deridevano coloro che entravano nel tempio, dicendo loro che questo piano di salvezza era un’astuta ingannevole frode, e che in realtà non vi era alcun pericolo da evitare. Giunsero perfino ad afferrare alcuni per impedire loro di affrettarsi entro le mura.
«Temendo di essere derisa, ritenni meglio aspettare finché la moltitudine si fosse dispersa, oppure finché potessi entrare senza essere osservata da essa. Ma il numero delle persone aumentava invece di diminuire e, temendo di giungere troppo tardi, lasciai in fretta la mia casa e mi feci strada attraverso la folla. Nell’ansia di giungere al tempio non notai né mi curai della calca che mi circondava. Entrando nell’edificio, vidi che il vasto tempio era sostenuto da un’unica immensa colonna, alla quale era legato un agnello tutto lacerato e sanguinante. Noi che eravamo presenti sembravamo sapere che questo agnello era stato straziato e percosso a causa nostra. Tutti coloro che entravano nel tempio dovevano comparire davanti a lui e confessare i loro peccati.
«Proprio davanti all’agnello vi erano seggi elevati, sui quali sedeva una compagnia dall’aspetto assai felice. La luce del cielo sembrava risplendere sui loro volti, ed essi lodavano Dio e cantavano inni di gioioso ringraziamento che parevano simili alla musica degli angeli. Questi erano coloro che erano venuti davanti all’agnello, avevano confessato i loro peccati, avevano ricevuto il perdono, e ora attendevano con lieta aspettazione qualche gioioso avvenimento. »
«Anche dopo che fui entrato nell’edificio, fui sopraffatto dalla paura e da un senso di vergogna al pensiero di dovermi umiliare davanti a quella gente. Ma mi sembrava di essere costretto ad andare avanti, e stavo lentamente facendomi strada attorno alla colonna per trovarmi di fronte all’agnello, quando una tromba risuonò, il tempio tremò, grida di trionfo si levarono dai santi radunati, uno splendore terribile illuminò l’edificio, poi tutto divenne tenebra fitta. Tutto il popolo felice era scomparso con quello splendore, e io ero rimasto solo nel silenzioso orrore della notte. Mi svegliai in un’angoscia dell’anima e a stento riuscivo a convincermi di avere sognato. Mi sembrava che la mia sorte fosse fissata, che lo Spirito del Signore mi avesse lasciato, per non ritornare mai più.»
«Poco dopo ebbi un altro sogno. Mi pareva di essere seduta in un’angoscia disperata, con il volto tra le mani, riflettendo così: Se Gesù fosse sulla terra, andrei da Lui, mi getterei ai Suoi piedi e Gli racconterei tutte le mie sofferenze. Egli non mi respingerebbe, avrebbe misericordia di me, e io Lo amerei e Lo servirei per sempre. Proprio in quel momento la porta si aprì, ed entrò una persona di bella figura e di nobile aspetto. Mi guardò con compassione e disse: “Desideri vedere Gesù? Egli è qui, e puoi vederLo se lo desideri. Prendi tutto ciò che possiedi e seguimi.”»
Udii questo con gioia indicibile e, lietamente, raccolsi tutti i miei piccoli averi, ogni prezioso ninnolo, e seguii la mia guida. Egli mi condusse a una scala ripida e apparentemente fragile. Quando cominciai a salire i gradini, mi ammonì a tenere gli occhi fissi in alto, affinché non fossi colta da vertigine e cadessi. Molti altri che salivano la ripida ascesa caddero prima di giungere in cima.
«Infine giungemmo all’ultimo gradino e ci fermammo davanti a una porta. Qui la mia guida mi ordinò di lasciare tutte le cose che avevo portato con me. Le deposi con gioia; egli allora aprì la porta e mi invitò a entrare. In un attimo mi trovai alla presenza di Gesù. Era impossibile non riconoscere quel bellissimo volto. Quell’espressione di benevolenza e di maestà non poteva appartenere a nessun altro. Quando il Suo sguardo si posò su di me, seppi immediatamente che Egli conosceva ogni circostanza della mia vita e tutti i miei pensieri e sentimenti più intimi.
«Cercai di sottrarmi al Suo sguardo, sentendomi incapace di sostenere i Suoi occhi penetranti; ma Egli si avvicinò con un sorriso e, posando la Sua mano sul mio capo, disse: “Non temere”. Il suono della Sua dolce voce fece vibrare il mio cuore di una felicità quale non aveva mai prima conosciuto. Ero troppo colma di gioia per poter pronunciare una parola; ma, sopraffatta dall’emozione, caddi prostrata ai Suoi piedi. Mentre giacevo là, inerme, scene di bellezza e di gloria passarono davanti a me, e mi parve di essere giunta alla sicurezza e alla pace del cielo. Finalmente le mie forze ritornarono, e mi alzai. Gli occhi amorevoli di Gesù erano ancora fissi su di me, e il Suo sorriso colmava l’anima mia di letizia. La Sua presenza mi riempiva di santa riverenza e di un amore inesprimibile.
«La mia guida aprì allora la porta, e noi uscimmo entrambi. Mi disse di riprendere tutte le cose che avevo lasciato fuori. Fatto questo, mi consegnò una cordicella verde strettamente avvolta. Mi ordinò di collocarla accanto al mio cuore e, quando avessi desiderato vedere Gesù, di trarla dal mio seno e distenderla al massimo. Mi ammonì di non lasciarla avvolta per alcun tempo, affinché non si annodasse e non diventasse difficile da raddrizzare. Collocai la cordicella vicino al mio cuore e scesi gioiosamente la stretta scala, lodando il Signore e dicendo a tutti coloro che incontravo dove potevano trovare Gesù. Questo sogno mi diede speranza. La cordicella verde rappresentava per la mia mente la fede, e la bellezza e la semplicità del confidare in Dio cominciarono a schiudersi alla mia anima». Testimonies, volume 1, 27–29.
Dalla fine della riunione di campo di Exeter, il 17 agosto, fino al 22 ottobre 1844 trascorsero sessantasei giorni. Quei sessantasei giorni rappresentano il periodo della proclamazione del Grido di Mezzanotte, e nel contesto della parabola delle dieci vergini, coloro che allora proclamarono il messaggio rappresentano coloro che avevano olio, mentre coloro che allora non proclamarono il messaggio non avevano olio.
Nella parabola, il matrimonio ebbe luogo all’inizio del tempo dell’attesa. Il matrimonio legale ebbe luogo e poi tutti tornarono a casa e attesero finché il padre dello sposo decidesse se fosse accettabile consumare il matrimonio. L’infedeltà tra il primo matrimonio e la seconda cerimonia a mezzanotte era considerata adulterio. Il tempo dell’attesa dipendeva dal fatto che il padre dello sposo aspettava di vedere che cosa sarebbe accaduto alla sposa nel corso di un certo periodo di tempo. Era incinta?
Quando il padre decideva che tutto era pronto, la processione di mezzanotte aveva inizio, e iniziava di notte per evitare il caldo opprimente del giorno in Palestina. Per questa ragione, alle ancelle della sposa, le vergini della parabola, era richiesto di avere la propria lanterna e una provvista d’olio in attesa del grido di mezzanotte che annunciava che la processione verso le nozze era in corso, poiché essa doveva svolgersi di notte. A Exeter giunse il grido di mezzanotte, e o avevi abbastanza olio pronto per la processione oppure no.
Quando lasciarono Exeter con il messaggio, essi stavano illustrando un popolo che era suggellato. Alcuni avevano olio sufficiente per entrare alle nozze il 22 ottobre 1844, e altri no. Quei sessantasei giorni rappresentano un periodo di tempo durante il quale il popolo di Dio è suggellato fino alla porta chiusa della legge domenicale. Se avevano la quantità appropriata di olio, essi entrarono per fede nel Luogo Santissimo. La sorella White illustrò il popolo di Dio che entra nel Luogo Santissimo negli ultimi giorni, e nella sua storia alfa si trattava di una prova di vita o di morte connessa all’entrare per fede nel Luogo Santissimo. Negli ultimi giorni, i centoquarantaquattromila saranno messi alla prova quanto al fatto se entreranno per fede nel Luogo Santissimo. È ancora una volta una prova di vita o di morte.
Continueremo queste cose nel prossimo articolo.
«Con la purificazione del tempio, Gesù annunciava la Sua missione quale Messia e dava inizio alla Sua opera. Quel tempio, eretto come dimora della Presenza divina, era destinato a essere una lezione oggettiva per Israele e per il mondo. Dai secoli eterni era proposito di Dio che ogni essere creato, dal fulgido e santo serafino fino all’uomo, fosse un tempio per la dimora del Creatore. A causa del peccato, l’umanità cessò di essere un tempio per Dio. Oscurato e contaminato dal male, il cuore dell’uomo non rivelava più la gloria del Divino. Ma mediante l’incarnazione del Figlio di Dio, il proposito del Cielo si adempie. Dio dimora nell’umanità, e mediante la grazia salvifica il cuore dell’uomo torna a essere il Suo tempio. Dio aveva stabilito che il tempio di Gerusalemme fosse una testimonianza continua dell’elevato destino aperto a ogni anima. Ma i Giudei non avevano compreso il significato dell’edificio che guardavano con tanto orgoglio. Essi non si offrivano quali templi santi allo Spirito divino. I cortili del tempio di Gerusalemme, colmi del tumulto di un traffico empio, rappresentavano fin troppo fedelmente il tempio del cuore, contaminato dalla presenza di passioni sensuali e di pensieri empi.»
«Nel purificare il tempio dai compratori e dai venditori del mondo, Gesù annunciò la Sua missione di purificare il cuore dalla contaminazione del peccato,—dai desideri terreni, dalle cupidigie egoistiche, dalle cattive abitudini, che corrompono l’anima. Malachia 3:1–3 citato». The Desire of Ages, 161.
«Il profeta dice: “Poi vidi un altro angelo che scendeva dal cielo, avente grande potere; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Ed egli gridò con gran voce, dicendo: Babilonia la grande è caduta, è caduta, ed è divenuta dimora di demoni” (Apocalisse 18:1, 2). Questo è lo stesso messaggio che fu dato dal secondo angelo. Babilonia è caduta, “perché ha fatto bere a tutte le nazioni del vino dell’ira della sua fornicazione” (Apocalisse 14:8). Che cos’è quel vino?—Le sue false dottrine. Essa ha dato al mondo un falso sabato al posto del Sabato del quarto comandamento, e ha ripetuto la menzogna che Satana disse per la prima volta a Eva in Eden: l’immortalità naturale dell’anima. Molti errori affini ella ha diffuso in lungo e in largo, “insegnando come dottrine comandamenti d’uomini” (Matteo 15:9).»
«Quando Gesù iniziò il Suo ministero pubblico, purificò il Tempio dalla sua profanazione sacrilega. Tra gli ultimi atti del Suo ministero vi fu la seconda purificazione del Tempio. Così, nell’opera finale per l’ammonimento del mondo, vengono rivolti alle chiese due appelli distinti. Il messaggio del secondo angelo è: “È caduta, è caduta Babilonia, la grande città, perché ha fatto bere a tutte le nazioni del vino dell’ira della sua fornicazione” (Apocalisse 14:8). E nel gran grido del messaggio del terzo angelo si ode una voce dal cielo che dice: “Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate partecipi dei suoi peccati e non riceviate delle sue piaghe. Poiché i suoi peccati sono giunti fino al cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Apocalisse 18:4, 5).» Selected Messages, libro 2, 118.