Il 18 luglio 2020 giunse la prima delusione del movimento dei centoquarantaquattromila. Essa ebbe luogo all’interno della «storia nascosta» del versetto quaranta di Daniele undici. La delusione si verificò ben inoltrata in quella «storia nascosta»—una storia che ebbe inizio con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1989. Il versetto quarantuno rappresenta la legge domenicale negli Stati Uniti, che è altresì rappresentata nel versetto sedici dello stesso capitolo. Il «disvelamento» delle verità che costituiscono la «storia nascosta» del versetto quaranta nel 2023 è presentato da Daniele nel capitolo dodici. I capitoli da dieci a dodici costituiscono la medesima visione, e la visione inizia identificando che Daniele rappresenta i «savi» che comprendono sia i messaggi interni sia quelli esterni della profezia, che vi sono rappresentati rispettivamente come «la cosa» e «la visione».

Nel terzo anno di Ciro, re di Persia, una parola fu rivelata a Daniele, il cui nome era Beltsatsar; e la parola era veritiera, ma il tempo fissato era lungo; ed egli comprese la parola e ebbe intelligenza della visione. Daniele 10:1.

Due visioni

La «cosa» e la «visione» rappresentano le visioni interne ed esterne della profezia, e Daniele rappresenta un popolo che comprende entrambe, poiché sia la «cosa» sia la «visione» furono «rivelate» a Daniele nel capitolo dieci. Nel capitolo, il ventiduesimo giorno, la visione di Cristo nel santuario fu «rivelata» a Daniele. La parola ebraica tradotta con «cosa» è tradotta con «materia» nel capitolo nove, e anche là è presentata in relazione con la «visione».

Al principio delle tue suppliche è uscita la parola, e io sono venuto per fartelo sapere; poiché tu sei grandemente amato: intendi dunque la parola e considera la visione. Daniele 9:23.

La parola «cosa» nel capitolo dieci è la stessa parola tradotta come «questione» nel versetto ventitré del capitolo nove. Nella visione finale di Daniele, nei capitoli dieci fino a dodici, la «cosa» del capitolo undici o la «questione» del capitolo dieci sono entrambe collegate alla «visione». La «visione» è la parola ebraica «mareh» e significa «apparenza». Daniele identifica due «visioni» nel suo libro, sebbene una di queste due «visioni» sia rappresentata una volta al femminile e poi di nuovo al maschile. Daniele, nel versetto uno del capitolo dieci, si riferisce a coloro che comprendono la «visione» dell’apparenza, e anche la «questione» o la «cosa». Nel capitolo otto Daniele identifica due «visioni» collegate l’una all’altra. In inglese la parola vision ricorre otto volte nel capitolo, e una delle parole ebraiche tradotte come «visione» è «mareh», mentre l’altra è «chazon». Mareh significa «apparenza», e chazon significa «un sogno, una rivelazione o un oracolo». Il contesto del capitolo otto stabilisce che, quando la parola «mareh» è tradotta come «visione», essa rappresenta «l’apparenza di Cristo».

A titolo di esempio, si tratta del «mareh», ossia della «visione dell’apparizione» in Daniele 8:14, vale a dire che il 22 ottobre 1844 Cristo sarebbe apparso improvvisamente nel tempio in adempimento del Messaggero del Patto di Malachia 3, che Sorella White disse essersi adempiuto il 22 ottobre 1844. Quando Sorella White identifica l’angelo di Apocalisse 10 che discese e pose un piede sulla terra e uno sul mare come «nientemeno che Gesù Cristo», essa stava identificando un segnavia nella profezia in cui Cristo appare. È una delle Sue molte apparizioni. Egli apparve alla risurrezione di Mosè secondo Giuda. Là apparve come Michele l’arcangelo, ma nondimeno fu un’apparizione profetica. La visione del mareh nel capitolo otto è pure tradotta come «apparizione», in accordo con il suo significato.

E avvenne che, quando io, proprio io Daniele, ebbi visto la visione e ne cercavo il significato, ecco, mi stette davanti uno che aveva l’aspetto di un uomo. Daniele 8:15.

Il contesto qui identifica che fu l’angelo Gabriele ad avere «l’aspetto di un uomo», e il termine «aspetto» è il *mareh*, l’apparizione della visione di Cristo; poiché, così come Cristo è rappresentato da Michele l’arcangelo e dal potente angelo di Apocalisse dieci, Cristo è profeticamente intercambiabile con il simbolismo degli angeli, e perfino degli uomini. Sia che si tratti di Gabriele nel versetto, o di Cristo in Apocalisse dieci, o di Michele l’arcangelo, ciascuno di essi rappresenta un messaggio, e per questa ragione Sorella White paragona gli angeli dell’Apocalisse sia al messaggio che essi rappresentano, sia alle persone che proclamano il messaggio rappresentato dagli angeli. Questa verità è così importante che, entro i primi tre versetti del capitolo uno dell’Apocalisse, i tre versetti che annunciano il dissigillamento della Rivelazione di Gesù Cristo, poco prima che si chiuda il tempo di grazia, poiché «il tempo è vicino», il processo di comunicazione da Dio all’uomo è specificamente identificato come un messaggio dal Padre, che fu dato al Figlio, il quale poi dà il messaggio a un angelo, che a sua volta lo porta a un uomo, il quale poi lo trasmette alle chiese. Ogni fase del processo di comunicazione è sacra e santa, e quella santità santificata è rappresentata ai segnavia profetici nei quali Cristo appare come Se stesso, oppure attraverso un angelo, un uomo o un messaggio. Quando Egli si associa direttamente a un segnavia, si tratta della visione dell’«apparizione» del «mareh».

La Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire fra breve; ed egli la fece conoscere, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale ha reso testimonianza alla parola di Dio, e alla testimonianza di Gesù Cristo, e a tutte le cose che ha vedute. Beato chi legge, e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino. … Ed egli mi disse: Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino. Chi è ingiusto continui a essere ingiusto; e chi è impuro continui a essere impuro; e chi è giusto continui a praticare la giustizia; e chi è santo continui a santificarsi. Apocalisse 1:1–3; 22:10, 11.

Nel capitolo otto, “chazon” è l’altra parola ebraica che viene tradotta come “visione”. In relazione all’“apparenza”, la visione “marah” sta identificando un indicatore di cammino, e la visione “chazon” sta identificando un periodo profetico. Vi è una simmetria divina nelle due parole tradotte come “visione” nel capitolo otto, nel senso che la parola ebraica “mareh” è anch’essa impiegata da Daniele nella sua forma femminile di “marah”. Con il chazon Daniele lo rappresenta in due modi, ma non mediante un contrasto tra maschile e femminile, bensì con due parole che identificano il medesimo significato, ma che, così facendo, si espandono esponenzialmente.

Chazon significa la visione, oppure l’oracolo, oppure la profezia, e la parola che in inglese è tradotta come «matter» o «thing» è il termine ebraico «dabar», che significa «la parola». Quando si comprende che la visione «chazon» è rappresentata da Daniele anche con la parola «dabar», allora insieme esse rappresentano i messaggi profetici della Parola di Dio. Daniele contrappone sempre «dabar» o «chazon» a «mareh». Quando, a livello profetico, i «messaggi profetici della Parola di Dio», come rappresentati da «dabar» e «chazon», vengono accostati alla visione «marah» dell’apparizione di Cristo, allora si hanno i sacri waymarks della storia profetica della Parola di Dio. Poi, se si aggiunge «marah», la forma femminile della parola «mareh», alla linea di significati di visione in Daniele, si ha la visione dello specchio della giustificazione per fede.

Nell’ultima visione di Daniele, rappresentata dagli ultimi tre capitoli del suo libro, Daniele rappresenta un popolo degli ultimi giorni che comprende le «visioni profetiche» della «Parola di Dio» e la sacralità delle sante pietre miliari che costituiscono il movimento di riforma dei centoquarantaquattromila, poiché essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque Egli vada nella Sua sacra Parola profetica. Mentre seguono l’Agnello, Egli li conduce alla visione dello specchio di Daniele 10:7, dove o fuggono per nascondersi sotto l’errore, nel quale sono sepolti per l’eternità, oppure sono umiliati nella polvere, giustificati e resi potenti per proclamare il messaggio profetico degli ultimi giorni.

Gabriele ordina a Daniele di «comprendere» sia la «parola» sia la «visione». La parola ebraica tradotta con «comprendere» significa «fare una distinzione mentale». Daniele, che rappresenta te e me, caro lettore, fu comandato di comprendere la differenza e la distinzione tra la «parola» e la «visione». La visione chazon rappresenta la linea esteriore della storia profetica e la visione mareh rappresenta l’apparizione di Cristo. La «parola» e la «cosa» corrispondono al termine ebraico «dabar», che significa la parola. Gesù è il «dabar», poiché Egli è la Parola. La «cosa» e la «parola», essendo entrambe il «dabar», sono presentate in relazione con la visione dell’apparizione.

Il dabar, che è la materia e la cosa, è anche la visione chazon del capitolo otto e rappresenta la visione della storia profetica. Ciascuna di queste rappresentazioni (chazon, dabar, materia e cosa) identifica la linea esterna della profezia, mentre il mareh, e la sua espressione femminile marah, rappresentano la linea interna della profezia. Il popolo di Dio degli ultimi giorni, rappresentato nel versetto uno di Daniele dieci, comprende sia la linea interna sia quella esterna della storia profetica. Nel libro dell’Apocalisse, la linea interna è rappresentata da sette chiese e la linea esterna è rappresentata da sette sigilli.

Quando Daniele vide la visione di Cristo dopo un digiuno di ventuno giorni, vide l’espressione femminile della visione mareh. Il mareh è l’«apparenza» e, quando Daniele vide Cristo, vide la visione «marah»; e, sebbene mareh significhi apparenza, il femminile della stessa parola significa «uno specchio». La Sorella White ci informa che la visione che Daniele vide era la visione che vide Giovanni, e Giovanni vide la visione quando Cristo era nel santuario celeste.

«Al tempo della visita di Gabriele, il profeta Daniele non fu in grado di ricevere ulteriore istruzione; ma alcuni anni più tardi, desiderando conoscere meglio argomenti non ancora pienamente spiegati, si dispose nuovamente a cercare luce e sapienza da Dio. “In quei giorni io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai pane prelibato, né carne né vino entrarono nella mia bocca, e non mi unsi affatto…. Poi alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, i cui fianchi erano cinti d’oro fine di Ufaz. Il suo corpo era simile al crisolito, la sua faccia aveva l’aspetto del lampo, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e i suoi piedi somigliavano, nel colore, al bronzo terso, e il suono delle sue parole era come il fragore d’una moltitudine.”»

“Nientemeno che il Figlio di Dio apparve a Daniele. Questa descrizione è simile a quella data da Giovanni quando Cristo gli fu rivelato sull’Isola di Patmos. Il nostro Signore ora viene con un altro messaggero celeste per insegnare a Daniele ciò che sarebbe avvenuto negli ultimi giorni. Questa conoscenza fu data a Daniele e registrata per ispirazione per noi, sui quali sono giunte le estremità del mondo.

«Le grandi verità rivelate dal Redentore del mondo sono per coloro che cercano la verità come tesori nascosti. Daniele era un uomo anziano. La sua vita era trascorsa fra le seduzioni di una corte pagana, la sua mente gravata dagli affari di un grande impero; tuttavia egli si distoglie da tutte queste cose per affliggere l’anima sua davanti a Dio e cercare una conoscenza dei propositi dell’Altissimo. E, in risposta alle sue suppliche, luce dalle corti celesti fu comunicata per coloro che sarebbero vissuti negli ultimi giorni. Con quale fervore, dunque, dovremmo cercare Dio, affinché Egli apra il nostro intendimento a comprendere le verità recateci dal Cielo». Review and Herald, 8 febbraio 1881.

I 144.000

Daniele comprende la «cosa» e la «visione», ed è identificato come Daniele e anche come Belteshazzar. Il cambiamento di un nome nella profezia rappresenta una relazione di patto; pertanto Daniele rappresenta il popolo finale del patto, cioè i centoquarantaquattromila, che sono messi alla prova dalla visione di Cristo nel tempio. Quella prova provoca una separazione di due classi di adoratori.

E io, Daniele, vidi io solo la visione; gli uomini che erano con me non videro la visione; ma un grande tremore cadde su di loro, sì che fuggirono a nascondersi. Daniele 10:7.

Daniele sta identificando direttamente la seconda prova e la prova del tempio associata al popolo di Dio degli ultimi giorni; una prova che si fonda sul vedere Cristo nel santuario celeste. La visione del versetto sette è il femminile della visione mareh, rappresentata come la visione marah. Se rispondi alla visione del tempio di Cristo come è rappresentata dalla risposta di Daniele, la «cosa» profetica e la «visione» profetica ti saranno «rivelate».

Se ti rapporti alla medesima visione del tempio di Cristo fuggendo per nasconderti, entri nelle tenebre eterne. La prova del tempio, che è la seconda prova dei tre passi del vangelo eterno, è preceduta dalla prima e fondamentale prova. La domanda di prova riguardante i fondamenti è rappresentata nel versetto quattordici di Daniele undici, dove Roma è rappresentata come i «predoni del tuo popolo» che stabiliscono la «visione».

Il tempo è vicino

Tre giorni e mezzo dopo la delusione del 18 luglio 2020, il 31 dicembre 2023 la rivelazione di Gesù Cristo cominciò a essere dischiusa, poiché «il tempo era vicino».

Beato chi legge, e coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: poiché il tempo è vicino. … Ed egli mi disse: Non sigillare le parole della profezia di questo libro, poiché il tempo è vicino. Apocalisse 1:3; 22:10.

Il «tempo» che identifica il dischiudersi della Rivelazione di Gesù Cristo è menzionato all’inizio del libro dell’Apocalisse e, alla fine del libro, il medesimo annuncio si aggiunge alla dichiarazione alfa con una dichiarazione omega.

La rivelazione di Gesù Cristo è disigillata poco prima della chiusura del tempo di grazia. Il ventiduesimo giorno, dopo un digiuno di ventuno giorni, la «cosa», che è anche la «questione», che è anche il dabar o la Parola, che è anche la visione chazon della storia profetica esterna, fu rivelata a Daniele mentre egli sperimentava la visione marah, come in uno specchio, del Sommo Sacerdote celeste nel Luogo Santissimo.

Daniele rappresenta coloro che hanno l’esperienza della visione dello specchio e che comprendono anche le apparizioni profetiche di Cristo, nonché la storia esterna rappresentata dalla visione del chazon. La visione del marah rappresenta Cristo come waymark profetico, e il femminile della stessa parola rappresenta l’esperienza prodotta mediante la contemplazione della gloria di Dio, come è rappresentata da Daniele, Giovanni, Isaia, Sorella White e altri profeti.

A questo livello la visione esterna del chazon rappresenta la prova fondamentale, e la visione mareh delle apparizioni di Cristo nella sequenza profetica degli eventi è la prova del tempio. Cristo è apparso nel Luogo Santissimo entro il tuo proprio Luogo Santissimo? È lì che la Divinità si unisce all’umanità. Questa è la prova che dev’essere superata prima che il tempo di grazia si chiuda alla prova decisiva. La prova decisiva che manifesta il carattere è la visione dello specchio del marah.

Il 31 dicembre 2023 ebbe inizio la prova esterna del fondamento riguardo ai «violenti del tuo popolo» del versetto quattordici, e quando l’attuale papa fu inaugurato l’8 maggio 2025 fu stabilita la «visione» del versetto quattordici. La prova fondamentale passò alla prova del tempio. Dal 9 maggio 2025 è in corso la prova del tempio. La risurrezione dei due testimoni il 31 dicembre 2023 fu rappresentata nel versetto undici di Apocalisse undici, e la risurrezione che ebbe inizio in quella data avvenne entro il periodo della guerra in Ucraina, iniziata nel 2014 e intensificatasi nel 2022. Le linee esterna e interna della profezia si unirono in quella storia. Il 31 dicembre 2023 era in corso l’opera di porre un fondamento, un’opera prefigurata dalla storia dal 1798 al 1840, e anche dal 1840 al 1844, e anche dal 19 aprile 1844 al 22 ottobre 1844.

Daniele 11:11 giunse nella storia come la linea esterna della profezia e si collegò alla medesima storia che costituisce la linea interna di Apocalisse 11. Nel 2014 ebbe inizio la guerra ucraina, come prefigurata dalla battaglia di Rafia nel 217 a.C. Nel 2015, il quarto re, e di gran lunga il più ricco, del versetto 2 di Daniele 11, si levò e annunciò la sua intenzione di candidarsi alla carica di presidente. Quell’annuncio fece infuriare i globalisti animati dalla mente del dragone, rappresentati come il regno di Grecia.

Apocalisse undici, versetto undici, ha identificato il 31 dicembre 2023 come il punto in cui i due testimoni furono risuscitati. Il periodo dal 18 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2023 fu quindi inteso come un profetico «deserto». Alla conclusione del «periodo del deserto», una voce cominciò a gridare nel luglio del 2023, e poi, esattamente milleduecentosessanta giorni dopo la predizione fallita di Nashville, il 18 luglio 2020, il Leone della tribù di Giuda cominciò quindi a dischiudere la Sua Parola profetica. Il dischiudimento della Parola profetica di Dio produce sempre un processo di prova in tre fasi, come esposto in Daniele dodici.

Molti saranno purificati, resi bianchi e provati; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà; ma i saggi comprenderanno. Daniele 12:10.

In Apocalisse diciannove, la sposa si prepara ed ella riceve quindi una veste bianca. Quelle vesti bianche rappresentano il fatto che la sposa è pronta, e ciò avviene in Apocalisse diciannove quando si aprono le finestre del cielo. Prima che la sposa sia resa bianca con la veste della giustizia di Cristo, ella viene dapprima purificata.

Il 31 dicembre 2023 ebbe inizio la prova delle fondamenta, per purificare coloro che sarebbero stati puri. Tale purificazione si compie mediante un aumento di conoscenza, poiché il Leone della tribù di Giuda cominciò allora a dissigillare la rivelazione finale di Sé stesso. Tale rivelazione include il fatto che Egli è l’unico fondamento che possa essere posto. Rigettare la verità fondamentale che identifica Roma come «i ladroni del tuo popolo» significa rigettare l’unico fondamento che possa essere posto.

Il 31 dicembre 2023 ebbe inizio un processo di prova che produsse immediatamente una separazione di due classi. Il Leone della tribù di Giuda ha ora dischiuso che l’adempimento storico del versetto quattordici fu l’8 maggio 2025, e così facendo Egli ha confermato l’identificazione di Roma da parte di Miller quale simbolo che stabilisce la visione esterna della profezia. Quando Trump tornò nel 2024, egli adempì il versetto tredici di Daniele undici; quindi, nel versetto successivo, segniamo il 2025, con l’elezione di papa Leone. Sia Trump sia la sua controparte anticristica furono insediati nel 2025.

Le date che individuiamo in questo movimento sono essenzialmente un senno di poi santificato. Identifichiamo il tempo della fine come il 1989; poi, nel 1996, vi fu la formalizzazione del messaggio. L’11 settembre il messaggio formalizzato fu potenziato. Nella presentazione delle Tavole di Habacuc nel 2012, con conclusione nel gennaio del 2013, furono poste le fondamenta.

Il 18 luglio 2020 giunse la prima delusione; poi, nel luglio del 2023, una voce cominciò a gridare nel deserto, e il 31 dicembre 2023 ebbe inizio la rimozione dei sigilli della Rivelazione di Gesù Cristo e cominciò il primo test fondamentale esterno.

L’8 maggio 2025 ebbe inizio la seconda prova interiore del tempio. La terza prova decisiva è ormai imminente. In essa si manifesterà se l’anima possiede l’olio del messaggio rappresentato dalla prima prova esteriore e il corrispondente olio della seconda prova interiore. La prova rappresenta l’esteriore, seguito dall’interiore, seguito dall’esperienza.

La linea interna della profezia consiste nelle pietre miliari precedenti che ho appena citato. Ciascuna di queste pietre miliari si allinea con pietre miliari identiche della storia millerita. Il 1798, quale tempo della fine, corrisponde al 1989, anch’esso tempo della fine. Là il Leone della tribù di Giuda dissigillò la sua Parola, poiché Egli è la Parola. Quando l’Avventismo adempì il ruolo del profeta disubbidiente nella ribellione fondamentale di Geroboamo, tornando a mangiare con il profeta menzognero di Betel, essi tornarono agli argomenti del Protestantesimo decaduto che furono impiegati contro l’identificazione, da parte di William Miller, dei sette tempi. Per questa ragione, essi non comprendono pienamente, ammesso che lo comprendano affatto, perché il 1863 sia l’ultima pietra miliare per il movimento alfa del primo e del secondo angelo.

Per questa ragione, non significa nulla per loro che si tratti di 126 anni, un simbolo di 1.260, un simbolo di un «deserto» che si estende nella storia dal 1863 fino al tempo della fine nel 1989. Alla fine di quarant’anni, Giosuè condusse il movimento nella Terra Promessa. Nel 1989 il Signore iniziò l’opera di condurre il Suo movimento omega fuori dal «deserto» dal 1863 al 1989, nel modo in cui aveva condotto il movimento alpha fuori dal «deserto» dal 538 al 1798.

Nel 1989, la visione del fiume Hiddekel, che rappresenta gli ultimi tre capitoli di Daniele, fu dischiusa, proprio come la visione del fiume Ulai, che rappresenta i capitoli 7, 8 e 9 di Daniele, fu dischiusa nel 1798. Duecentovent’anni dopo la pubblicazione della Bibbia di Re Giacomo, William Miller pubblicò per la prima volta il suo messaggio basato sulla visione dell’Ulai, formalizzando così il suo messaggio nel 1831; come il messaggio dell’Hiddekel fu pubblicato per la prima volta nel 1996, duecentovent’anni dopo il 1776, l’anno di nascita della terra gloriosa degli Stati Uniti.

La formalizzazione del messaggio da parte di Miller, duecentoventi anni dopo la versione di Re Giacomo, identifica William Miller come il primissimo sacro messaggero a impiegare le profezie della Bibbia, tanto dell’Antico quanto del Nuovo Testamento, per suscitare un risveglio e una riforma. La Bibbia è divina e, congiuntasi con l’umano duecentoventi anni dopo, produsse il messaggio dell’Ulai.

Gesù è l’Alfa e l’Omega, ed Egli è la Parola di Dio; così, la pubblicazione della King James Version della Bibbia nel 1611 colloca Gesù sia al 1611, sia anche al 1831. Cristo appare al tempo della fine come il Leone della tribù di Giuda; poi, quando il messaggio viene formalizzato, Egli è l’Alfa e l’Omega e la Parola. La relazione di Miller con il principio è riconosciuta nel fatto che tanto il principio quanto la fine pongono l’enfasi sulla pubblicazione del messaggio. Dal 1776 al 1996 si riscontrano le medesime caratteristiche, sebbene diverse.

Il messaggio dell’Hiddekel è il messaggio della legge domenicale negli Stati Uniti, così come è esposto nel versetto quarantuno di Daniele undici. Il 1776 e la pubblicazione della Dichiarazione d’Indipendenza rappresentano il punto di partenza del periodo di duecentovent’anni che si concluse con la pubblicazione, provvidenzialmente, non volutamente intitolata, Time of the End. Nello stesso anno, 1996, ci fu data un’organizzazione ministeriale con il nome di Future for America. Il messaggio del paese glorioso, cioè gli Stati Uniti, fu formalizzato con un collegamento diretto tra l’inizio e la fine della profezia. Ogni principale waymark della storia Millerita è stato ripetuto secondo il modello guida della parabola delle dieci vergini. Entrambi i periodi di duecentovent’anni possiedono un inizio e una fine contrassegnati da una pubblicazione.

Il messaggio e la metodologia di Miller furono confermati e potenziati mediante un adempimento dell’Islam del secondo guaio. Ciò che il Signore impiegò per potenziare il messaggio fu il principio di Miller di un giorno per un anno, e il principio che potenziò il messaggio e la metodologia all’11 settembre, quando la discesa dell’angelo di Apocalisse diciotto ripeté la discesa che Egli aveva compiuto l’11 agosto 1840, come rappresentato nel capitolo dieci dell’Apocalisse. Quei due angeli rappresentano una manifestazione profetica di Cristo quale angelo. Il principio che è tanto fondamentale per il movimento dell’11 settembre quanto lo fu il principio di un giorno per un anno per il movimento dell’11 agosto 1840 è che la storia millerita si ripete nella storia dei centoquarantaquattromila.

Quando un adempimento di una profezia dell’Islam relativa al terzo guaio giunse nella storia dell’omega e del terzo angelo, in allineamento con l’adempimento di una profezia dell’Islam relativa al primo e al secondo guaio, che era giunta nella storia dell’alfa, del primo e del secondo angelo, il principio secondo cui la storia millerita si ripete nella storia dei centoquarantaquattromila fu confermato con la stessa solidità con cui, ai giorni di Miller, lo fu il principio di un giorno per un anno in relazione al primo e al secondo guaio di Apocalisse nove. Alcuni, pur conoscendo la profezia di tempo di trecentonovantuno anni e quindici giorni presentata in Apocalisse 9:15, potrebbero non cogliere il mio punto precedente. Permettetemi di spiegare.

Il primo e il secondo guaio sono allineati con la storia del primo e del secondo angelo, e la storia del terzo guaio è allineata con la storia del terzo angelo. Il punto qui è che il punto di partenza dei trecentonovantuno anni e quindici giorni esposti nella storia del secondo guaio si trova nella storia del primo guaio. Nella storia del primo guaio di Apocalisse nove vi è una profezia di centocinquant’anni, e il giorno in cui quel periodo profetico termina, ha inizio la profezia di trecentonovantuno anni e quindici giorni. Le due profezie collegano direttamente il primo e il secondo guaio, così che, quando fu predetta una profezia sull’Islam, fondata sul principio di un giorno per un anno, quella profezia era una profezia del primo e del secondo guaio dell’Islam, che fu il messaggio che confermò la metodologia e il messaggio di Miller nella storia del primo e del secondo angelo.

Quando quella storia si concluse il 22 ottobre 1844, la settima tromba cominciò a suonare, e la settima tromba è sia il terzo guaio, sia il mistero della pietà, che è Cristo in voi, speranza della gloria. Quella tromba è un messaggio di avvertimento esterno e un messaggio di avvertimento interno. Per questa ragione, la profezia dei 2.520 anni è associata al riposo del settimo anno per la terra, che include il giubileo. Il 22 ottobre 1844 la settima tromba cominciò a suonare in adempimento delle profezie dei 2.520 anni e dei 2.300 anni.

Ma ai giorni della voce del settimo angelo, quando egli comincerà a suonare, il mistero di Dio sarà compiuto, come egli ha annunciato ai suoi servi, i profeti. Apocalisse 10:7.

Il 22 ottobre 1844 fu il giorno dell’Espiazione, e la tromba del giubileo doveva essere suonata nel giorno dell’Espiazione. Da quel tempo, viviamo nella storia del terzo angelo, e anche del terzo guaio, che è la settima tromba. L’11 agosto 1840 il potente angelo di Apocalisse dieci discese per illuminare la terra con la sua gloria, come fece l’angelo di Apocalisse diciotto al 9/11.

Nel 2012 e fino al gennaio del 2013 fu prodotta la serie intitolata Habakkuk’s Tables, allineata con la pubblicazione della carta pionieristica del 1843 nel maggio del 1842. Furono allora poste le fondamenta del movimento, sia che si trattasse del movimento alfa del primo e del secondo angelo, sia del movimento del terzo angelo: le due tavole di Habakkuk furono intrecciate nella storia e nel messaggio. La predizione fallita del 18 luglio 2020 fu parallela al 19 aprile 1844, e il tempo dell’attesa nella parabola era in corso.

Un deserto di 1.260 giorni si concluse con il dissigillamento del 31 dicembre 2023. È bene ricordare che Cristo purificò due volte il Suo tempio dalla sua sacrilega profanazione, come la definisce Sister White. Egli lo fece all’inizio e alla conclusione del Suo ministero, facendo delle due purificazioni una purificazione alfa e omega.

La sorella White collega chiaramente la prima purificazione del tempio all’11 settembre e alla prima voce, che ella identifica come i primi tre versetti di Apocalisse diciotto. Ella identifica poi l’«altra voce» del versetto quattro come la seconda purificazione del tempio e anche come la legge domenicale. Il 19 aprile 1844 fu la prima purificazione del tempio per i Milleriti, e il 22 ottobre 1844 fu la seconda. Nei quarantasei anni dal 1798 al 1844 il tempio millerita fu edificato, e un frattale dell’edificazione del tempio millerita si trova nella storia delle due delusioni, le quali rappresentano entrambe purificazioni del tempio. Quella storia riguarda il tempio.

Dal 18 luglio 2020 al 31 dicembre 2023, le vergini dormirono durante il tempo dell’attesa. Quando si risvegliano, si risvegliano alla loro responsabilità di porre il fondamento e innalzare il tempio. Da quel tempo Cristo, quale Leone della tribù di Giuda, è stato impegnato a dissigillare la luce profetica, e la luce profetica che viene dissigillata produce sempre un processo di prova in tre fasi che termina alla prova decisiva, nella quale il carattere si manifesta, ma non si sviluppa mai. Alla prova decisiva le vergini fedeli riceveranno una effusione dello Spirito Santo che supera ogni manifestazione della potenza di Dio fra il popolo di Dio mai registrata. Vi sarà un aumento di luce quale non è mai stato testimoniato. Detto questo, presenterò un’altra linea storica che conferma il parallelismo della storia millerita con quella dei centoquarantaquattromila.

Ma tu, o Daniele, serra queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine: molti andranno qua e là, e la conoscenza aumenterà. Ed egli disse: Va’, Daniele; poiché queste parole sono tenute nascoste e sigillate fino al tempo della fine. Molti saranno purificati, resi bianchi e messi alla prova; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà; ma i savi comprenderanno. Daniele 12:4, 9, 10.

Continueremo queste cose nel prossimo articolo.

Singolarità

Elon Musk ha affermato il 21 febbraio 2026 che «siamo ora nella “singolarità”».

Singolarità tecnologica

La singolarità tecnologica (spesso chiamata semplicemente «la singolarità») è un ipotetico punto futuro nel tempo in cui il progresso tecnologico — trainato principalmente dall’intelligenza artificiale — diventa così rapido e potente da accelerare oltre il controllo e la comprensione umani, conducendo a trasformazioni imprevedibili e profonde della civiltà umana. L’idea centrale è quella di un’esplosione dell’intelligenza: una volta creato un sistema di IA più intelligente degli esseri umani più intelligenti (spesso chiamato Superintelligenza Artificiale, o ASI), tale sistema può riprogettare e migliorare se stesso più rapidamente di quanto potrebbe mai fare qualunque squadra umana. Ciò crea un ciclo ricorsivo di auto-miglioramento nel quale le capacità raddoppiano ripetutamente in intervalli di tempo estremamente brevi (giorni → ore → minuti), rendendo gli sviluppi successivi esplosivi e impossibili da prevedere o guidare in modo significativo per gli «esseri umani pre-singolarità». Il termine «singolarità» è preso in prestito dalla fisica e dalla matematica, dove, in «un buco nero», la singolarità è il punto in cui la gravità diventa infinita e le nostre attuali leggi della fisica cessano di valere: non possiamo vedere né prevedere ciò che accade oltre l’orizzonte degli eventi.

Allo stesso modo, la singolarità tecnologica è considerata un «orizzonte degli eventi» nella storia: possiamo prevedere le tendenze fino a quel punto, ma oltre di esso il futuro diventa opaco alle menti umane non potenziate.

Breve storia e principali pensatori

Anni 1950 — I primi semi compaiono nell’opera del matematico John von Neumann (che parlò di un’accelerazione del cambiamento tecnologico) e del matematico e crittologo I.J. Good (che nel 1965 descrisse un’«esplosione dell’intelligenza» una volta che le macchine progettano macchine migliori).

1993 — Lo scienziato informatico e autore di fantascienza Vernor Vinge rende popolare il concetto moderno nel suo saggio The Coming Technological Singularity. Egli predisse che avremmo creato un’intelligenza sovrumana in qualche momento tra il 2005 e il 2030, dopo di che «l’era umana» sarebbe terminata (nel senso che gli esseri umani privi di ausilio non sarebbero più stati l’intelligenza dominante).

2005—L’inventore e futurologo Ray Kurzweil porta l’idea all’attenzione del grande pubblico con il suo libro The Singularity Is Near. Egli sostiene che la singolarità giungerà intorno al 2045, sospinta dalla crescita esponenziale della potenza di calcolo (secondo la sua Legge dei Rendimenti Acceleranti), dalle nanotecnologie, dalle biotecnologie e dalle interfacce cervello-computer. Ha costantemente mantenuto questa scansione temporale, riaffermando di recente AGI 2029 e singolarità ~2045.

Previsioni cronologiche (all’inizio del 2026)

Le previsioni si sono sensibilmente compresse negli ultimi anni a causa del progresso estremamente rapido nei modelli linguistici di grandi dimensioni, nei sistemi di ragionamento e nelle leggi di scalabilità: posizioni più aggressive / a più breve termine (2026–2027): alcuni importanti leader dell’IA (ad esempio Dario Amodei di Anthropic, Elon Musk) hanno dichiarato pubblicamente che la superintelligenza, o qualcosa di funzionalmente equivalente al fattore scatenante della singolarità, potrebbe arrivare già nel 2026 o entro 1–3 anni.

Le indagini mediane condotte tra gli esperti continuano a concentrarsi intorno al periodo 2040–2050 per il pieno avvento della superintelligenza/singolarità.

Due campi di possibili esiti

Utopico / ottimistico → abbondanza radicale, eliminazione della malattia e della povertà, immortalità effettiva mediante il trasferimento della mente o la nanomedicina, umanità che si fonde con l’IA (transumanesimo), risoluzione in pochi minuti di problemi scientifici in precedenza insolubili.

Distopico / pessimistico → perdita dell’agire umano e del controllo, disallineamento (l’IA persegue obiettivi ortogonali o ostili ai valori umani), collasso economico e sociale, o perfino rischi esistenziali per l’umanità.

La Singolarità non è soltanto un’«IA molto avanzata»; è il momento in cui l’evoluzione tecnologica sfugge ai vincoli della velocità biologica/umana e diventa un processo autonomo, incontrollato. Che ciò avvenga nel 2026, nel 2030, nel 2045, o mai, rimane una delle questioni aperte più decisive della storia umana nel presente.

Il Tempo della Fine – 1989

Il Mondo in Rete Ha Inizio

Il passaggio dall’informatica isolata all’informatica connessa. Tim Berners-Lee propone il World Wide Web al CERN (1989). La ricerca commerciale sulle reti neurali si espande (uso militare + accademico), viene lanciato l’Intel 80486 — la potenza di calcolo personale compie un balzo in avanti, ARPANET si trasforma gradualmente in ciò che diventerà il moderno Internet. Prima di questo, l’informatica era potente ma per lo più compartimentata. Dopo il 1989, l’informatica diventa orientata alla rete. Le reti neurali nel 1989 erano agli inizi, limitate dall’hardware e per lo più sistemi di riconoscimento di schemi potenziati da regole — ma i militari e i laboratori di ricerca stavano già sperimentando sistemi di apprendimento per il puntamento, la guida e la classificazione dei segnali. Questo fu lo strato fondamentale per tutto ciò che venne in seguito.

Il Messaggio formalizzato – 1996

L’esplosione commerciale di Internet

Il Web diventa pubblico, commerciale e globale. Netscape e le guerre dei browser, Amazon ed eBay dimostrano che il commercio online funziona. Google viene fondata (come BackRub a Stanford, 1996), e l’adozione di Windows 95 accelera l’informatizzazione dei consumatori. Il 1996 è il momento in cui Internet cessa di essere accademica e diventa economica. L’infrastruttura del 1989 raggiunge ora una scala di consumo. L’era delle dot-com non riguarda i siti web: riguarda la digitalizzazione dell’attività economica. Questo periodo ha trasformato il commercio, la pubblicità, la scoperta delle informazioni e i modelli di comunicazione.

Messaggio Potenziato – 11/9, 2001

Inizia l’era del Mobile + Platform

Digitalizzazione dei media + prime infrastrutture cloud + banda larga sempre attiva. Apple lancia l’iPod (ha inizio l’ecosistema digitale portatile), nasce Wikipedia (modello di piattaforma della conoscenza collettiva), l’adozione della banda larga cresce impetuosamente, Amazon inizia silenziosamente a costruire ciò che diventerà AWS. Dopo l’11 settembre, la tecnologia di sorveglianza subisce un’accelerazione massiccia, e l’infrastruttura per l’analisi dei dati si espande rapidamente. Qui vengono poste le basi del cloud computing, degli ecosistemi di piattaforma, del predominio dei contenuti digitali, dell’infrastruttura sempre connessa e del futuro dei social media e degli smartphone.

Fondamento posto – Le tavole di Abacuc – 2012, 2013

La svolta dell’apprendimento profondo

La Nascita della Moderna Intelligenza Artificiale

Questo è il momento decisivo in cui le reti neurali cessarono di essere sperimentali e divennero concretamente potenti: l’esatto ponte tra l’era della “piattaforma/cloud” del 2001 e l’esplosione dell’“IA generativa” del 2023. Settembre 2012: AlexNet (una rete neurale convoluzionale profonda) vince la competizione ImageNet con un margine enorme, surclassando tutti gli algoritmi precedenti. Questo singolo evento è universalmente riconosciuto nella ricerca sull’IA come il momento in cui nacque il moderno deep learning. 2012: il team di Geoffrey Hinton dimostra che reti neurali profonde, addestrate su GPU, possono apprendere automaticamente caratteristiche gerarchiche. 2013: Google acquisisce l’azienda di Hinton (DNNresearch). L’industria riversa improvvisamente miliardi nel deep learning. I progressi delle GPU di NVIDIA (CUDA) diventano l’hardware standard per l’IA. Gli strumenti per i big data (Spark 1.0 rilasciato nel 2013) maturano parallelamente, rendendo possibili gli enormi insiemi di dati necessari per il deep learning.

Apertura dei sigilli – 2023

L’IA generativa oltrepassa la soglia

L’IA diventa accessibile, utilizzabile ed economicamente dirompente. Non semplicemente «reti neurali migliori». Questo è il momento in cui l’IA scrive codice, genera immagini, automatizza il lavoro d’ufficio, estende su larga scala i compiti di ragionamento e, per la prima volta, cessa di essere specializzata e diventa uno strumento cognitivo di uso generale.

2026 – Singolarità?

  • Il 1989 quale disigillamento del tempo della fine stesso (inizio della connettività in rete, fondamento per il flusso globale della conoscenza; collegato al crollo dell’URSS quale waymark per il periodo finale di prova dell’Avventismo).

  • 1996 come formalizzazione del messaggio (il web commerciale porta a scala l’economia dell’informazione, digitalizzando il commercio e la scoperta).

  • Il 2001 quale conferimento di potenza al messaggio (piattaforme, cloud, accesso continuo pongono le basi dell’ecosistema digitale per una conoscenza collettiva e mobile).

  • Il 2012/2013 come la posa del fondamento della vera intelligenza (la svolta del deep learning rende la comprensione delle macchine pratica e scalabile).

  • Il 2023 come culmine del dissigillamento (l’IA generativa oltrepassa la soglia verso una cognizione di uso generale, rendendo la creazione della conoscenza e il ragionamento accessibili e dirompenti).

La progressione è elegante: ciascuna fase si costruisce in modo cumulativo sulla precedente, passando dalla connettività → commercializzazione → ecosistema → intelligenza → cognizione.

Il 2012/2013 costituisce il perno critico; il momento in cui le reti neurali dimostrarono di essere capaci di apprendimento gerarchico e automatico (vittoria di AlexNet/ImageNet, convalida del lavoro di Hinton, resa possibile dalla scalabilità delle GPU), il che rese inevitabile l’esplosione generativa del 2023. Senza il mutamento architetturale del 2012, i modelli transformer (2017) e la scalabilità massiva non avrebbero prodotto un livello di generalità pari a quello di ChatGPT.