Nel 1856, l’Avventismo millerita, già filadelfiano, fu identificato da James ed Ellen White come laodiceo. James White cominciò quindi a promuovere al movimento, attraverso la Review and Herald, il messaggio di Laodicea. Nella stessa pubblicazione, nello stesso anno, fu presentata anche una maggiore luce riguardo ai “sette tempi” di Levitico ventisei, in una serie di otto articoli di Hiram Edson, al quale i White tenevano in così alta considerazione da dare il suo nome al loro primogenito. La serie si concluse con la promessa che sarebbe stata completata in futuro, ma non riapparve mai più. Nel punto di transizione del movimento del primo angelo, da Filadelfia a Laodicea, il movimento inciampò sui “sette tempi” di Levitico ventisei, che rappresentano la primissima “profezia di tempo” che gli angeli di Dio avevano guidato William Miller a riconoscere e a proclamare.

I “sette tempi” costituivano la principale pietra angolare del fondamento del tempio millerita. Ogni illustrazione profetica di un fondamento sacro è un’illustrazione di Cristo, poiché nessun altro fondamento può essere posto oltre a Cristo.

Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Gesù Cristo. 1 Corinzi 3:11.

Cristo non è soltanto il fondamento; Egli è anche la pietra di fondamento che i costruttori rigettarono e sulla quale poi inciamparono. Egli è la pietra che alla fine diventa la pietra angolare. Nella storia millerita i «sette tempi» erano il simbolo di quella pietra angolare.

Cristo confermò il patto con molti per una settimana. La struttura della profezia dei «sette tempi» contro il regno settentrionale d’Israele (che Hiram Edson aveva identificato negli otto articoli incompiuti) riproduceva l’identica struttura della settimana profetica nella quale Cristo confermò il patto in adempimento di Daniele, capitolo nove, versetto ventisette. La settimana in cui Cristo stava radunando Israele è l’identica struttura della settimana in cui Cristo disperse Israele. La dispersione dell’antico Israele fu di duemilacinquecentoventi anni, e il radunamento dell’Israele spirituale fu di duemilacinquecentoventi giorni. Egli radunò Israele per confermare il patto ed Egli disperse Israele a causa della controversia del Suo patto. Identificare i «sette tempi» come la pietra di fondazione del tempio millerita è in perfetto accordo con l’identificare Cristo come la pietra di fondazione. Rigettare quella pietra significa rigettare Cristo.

Quando Cristo, nel 1856, per la primissima volta nella storia cristiana, stette a bussare alla porta di Laodicea, Egli cercava di produrre un aumento di conoscenza riguardo alla pietra d’inciampo che i costruttori stavano per mettere da parte. Sette anni più tardi, o, se si vuole dire, duemilacinquecentoventi giorni simbolici più tardi, l’Avventismo laodiceano chiuse la porta. Tristemente, l’Avventismo rifiutò di vedere l’aumento di conoscenza. Una pietra sulla quale si inciampa è una pietra che non si vede, ma essa è tuttavia là.

Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza; poiché tu hai rigettato la conoscenza, anch’io rigetterò te, perché tu non sia più mio sacerdote; poiché hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli. Osea 4:6.

La maledizione dei «sette tempi» contro il regno meridionale di Giuda ebbe inizio nel 677 a.C. e terminò il 22 ottobre 1844, insieme ai duemilatrecento anni di Daniele capitolo otto, versetto quattordici. I «sette tempi» fanno parte della stessa profezia che è stata identificata come il «fondamento e pilastro centrale» del movimento avventista. Il fondamento e pilastro centrale dell’avventismo si adempì esattamente nello stesso tempo in cui si adempirono anche diverse altre profezie. I «sette tempi», i duemilatrecento giorni, Malachia capitolo tre, Daniele capitolo sette, versetto tredici, e la parabola delle dieci vergini di Matteo venticinque si adempirono tutti il 22 ottobre 1844. La data del 22 ottobre 1844 è la data fondamentale del movimento avventista e, in connessione con quella data, fu identificato un solo comandamento.

E l’angelo che vidi stare sul mare e sulla terra alzò la sua mano al cielo, e giurò per colui che vive nei secoli dei secoli, il quale ha creato il cielo e le cose che sono in esso, e la terra e le cose che sono in essa, e il mare e le cose che sono in esso, che non vi sarebbe più tempo. Apocalisse 10:5, 6.

La sorella White identifica l’angelo di Apocalisse capitolo dieci, che stava sulla terra e sul mare, con Gesù Cristo.

«Il potente angelo che istruì Giovanni non era altri che Gesù Cristo. Il fatto che ponesse il suo piede destro sul mare e il suo sinistro sulla terraferma mostra la parte che Egli sta svolgendo nelle scene conclusive del grande conflitto con Satana. Questa posizione denota il suo supremo potere e la sua autorità su tutta la terra». The Seventh-day Adventist Bible Commentary, volume 7, 971.

Cristo assunse la posizione di stare sul mare e sulla terra per rappresentare la Sua autorità suprema. Egli poi alzò la mano e comandò che «non vi sarebbe stato più tempo». Cristo stava entrando in patto con i Milleriti e diede loro un comandamento, proprio come aveva fatto con Abramo quando entrò in patto con lui. Egli comandò ad Abramo di circoncidere i figli maschi. Quando entrò in patto con un popolo eletto nella storia di Mosè, diede molti comandamenti, e tra quei comandamenti vi era la disposizione che soltanto i sacerdoti potessero toccare l’arca. Egli alzò la mano e giurò il 22 ottobre 1844 che il tempo profetico non sarebbe più stato incorporato nelle profezie bibliche. Gesù aveva affrontato il tema di «tempi e stagioni» quando ascese al cielo in una nuvola di angeli, prefigurando così l’ascensione dei due testimoni quale insegna. Ciò che comandò allora riguardava «tempi e stagioni».

Essi dunque, essendosi riuniti, gli domandarono, dicendo: Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele? Ed egli disse loro: Non spetta a voi conoscere i tempi o le stagioni, che il Padre ha riservato alla sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su di voi; e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea, e in Samaria, e fino all’estremità della terra. Atti 1:6–8.

Gesù non disse che non vi fossero tempi e stagioni, poiché, parlando per mezzo di Salomone, aveva confermato che vi sono «tempi e stagioni».

Per ogni cosa vi è una stagione, e un tempo per ogni scopo sotto il cielo: Ecclesiaste 3:1.

Vi sono “tempi e stagioni” nel racconto biblico che costituiscono testimonianze di Palmoni, il “Meraviglioso Numeratore”, ma dal 22 ottobre 1844 al popolo di Dio è stato comandato di non presentare mai più un messaggio profetico imperniato sul tempo. Il consiglio di Gesù ai discepoli, immediatamente prima della Sua ascensione, rappresenta la storia immediatamente precedente a quando il Suo popolo purificato sarà innalzato come un vessillo in Apocalisse capitolo undici, e concorda con il comando che Egli diede il 22 ottobre 1844. Alla data fondamentale dell’Avventismo, Cristo comandò che non vi sarebbero più stati messaggi profetici fondati sul tempo, e alla Sua ascensione, che prefigurava l’ascensione dei due testimoni in Apocalisse undici, Egli ripeté quel comando.

«Tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle si guardino da chiunque voglia fissare un tempo in cui il Signore debba adempiere la Sua parola riguardo alla Sua venuta, o riguardo a qualsiasi altra promessa da Lui fatta di speciale significato. “Non sta a voi sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità.” I falsi maestri possono sembrare molto zelanti per l’opera di Dio e possono impiegare mezzi per far conoscere le loro teorie al mondo e alla chiesa; ma, poiché mescolano l’errore con la verità, il loro messaggio è un messaggio d’inganno e condurrà le anime su vie false. Essi devono essere affrontati e contrastati, non perché siano uomini malvagi, ma perché sono insegnanti di falsità e si sforzano di imprimere sulla falsità il marchio della verità». Testimonies to Ministers, 55.

Sorella White fu chiara nell’affermare che non avremo mai un messaggio di tempo che identifichi qualcosa di speciale importanza, non semplicemente la Sua seconda venuta. La profezia di tempo, che costituì il tema del movimento millerita, terminò il 22 ottobre 1844, e l’unico comando associato a quella data fondamentale era che il tempo non dovesse mai più essere usato nella presentazione del messaggio di Dio.

Nel movimento iniziale del primo angelo, proprio nel momento della transizione da Filadelfia a Laodicea, fu concessa una maggiore luce sulla verità fondamentale del movimento Millerita. Sette anni più tardi, ossia duemilacinquecentoventi giorni simbolici più tardi, o un «deserto» più tardi, nel 1863, la pietra fondamentale dei «sette tempi» fu messa da parte dai costruttori.

Nel movimento finale del terzo angelo, proprio nel punto di transizione da Laodicea a Filadelfia, viene data una prova che include una confessione dei peccati dei padri. La prova del fondamento per i padri fu i «sette tempi», che costituivano la loro pietra di fondazione. Il movimento finale avrebbe forse trascurato l’unico comandamento associato alla data fondamentale, come i loro padri avevano trascurato la loro pietra di fondazione?

Sì. Fecero proprio quella stessa cosa. Ripeterono i peccati dei loro padri.

I loro padri non peccarono alla data fondamentale, poiché, fra le altre cose, a quella data fondamentale erano ancora Filadelfi. I loro padri fallirono la loro prova fondamentale quando si trasformarono in Laodicea e respinsero i «sette tempi» insieme con la sua luce crescente.

Il loro fallimento fondamentale nel 1863 fu preceduto da sette anni durante i quali Cristo bussò alla porta dei loro cuori laodicei. Sette anni sono simbolici dei «sette tempi» e del «deserto». Dopo il «deserto» dal 1856 al 1863, essi fallirono la loro prova fondamentale.

Nel primo disappunto del movimento del terzo angelo, il popolo di Dio peccò, rigettando l’unico comandamento direttamente associato alla data fondamentale. Scelse di incorporare la predizione del tempo nel messaggio profetico, quando sapeva bene che non doveva farlo. Così facendo, ripeté il peccato di Mosè, trascurando di circoncidere suo figlio, e il peccato di Uzzah nel toccare l’arca, cosa che sapeva gli era proibito fare. Il movimento del terzo angelo fece ciò che sapeva non essere giusto! Se qualcuno desidera imbiancare quel fatto, allora usi il resto della latta di vernice per coprire la verità che sia Mosè sia Uzzah peccarono e manifestarono ribellione contro la volontà di Dio, mentre prefiguravano il primo disappunto dell’ultimissima di tutte le linee di riforma — la linea di riforma alla quale ogni linea di riforma additava in anticipo. Le illustrazioni del primo disappunto nelle linee di riforma portano la firma dell’Alfa e dell’Omega, e la testimonianza in esse contenuta è per il beneficio del popolo di Dio, anche se il popolo di Dio rifiuta di esserne beneficiato.

Al movimento del primo angelo fu concesso un periodo di sette anni, che è un simbolo del deserto dei “sette tempi”, per accettare il messaggio di Laodicea insieme con la luce dei “sette tempi”. La maledizione dei “sette tempi” è la maledizione di essere vomitati dalla bocca del Signore. Nel 1863 essi ripeterono l’opera della ricostruzione di Gerico, un’opera che conteneva una “maledizione”. I sette anni dal 1856 al 1863 sono una miniatura illustrativa della ribellione dei padri dell’antico Israele, il cui peccato fece venire su di loro la maledizione dei “sette tempi”. L’Israele moderno ripeté i peccati dei propri padri nel 1863.

Il movimento del terzo angelo fallì la prova della prima delusione, tanto sicuramente quanto Mosè e Uzza. Essi furono allora uccisi nelle strade per un periodo di «deserto» di tre giorni e mezzo. Ora vengono formati in corpi mediante il suono del Consolatore. Il suono del Consolatore viene dato attraverso la «voce» nel deserto, ed essi si trovano ora di fronte alla prova, non della fissazione del tempo, ma dei «sette tempi». Essi hanno già fallito la prova della fissazione del tempo.

Non vengono messi alla prova quanto al fatto se credano o meno che i «sette tempi» siano una verità valida, poiché in precedenza hanno reso testimonianza di accettare i «sette tempi» come una profezia valida. Hanno professato di credere alla profezia dei duemilacinquecentoventi anni di dispersione. Ma possono non essere consapevoli che vi è una nuova luce di prova sui «sette tempi». Essi stanno dove i loro padri stavano nel 1856. La nuova luce è che i tre giorni e mezzo di Apocalisse undici non identificano semplicemente la Rivoluzione francese, ma sono ora una realtà di verità presente.

L’apertura della storia nascosta dei sette tuoni e l’apertura del settimo sigillo sono in realtà due testimoni che identificano il fatto che la Rivelazione di Gesù Cristo sta ora venendo dissigillata? Se lo sono, è allora veramente vero che l’intero libro dell’Apocalisse parla degli ultimi giorni? Se ciò è vero, allora i tre giorni e mezzo rappresentano il tempo dell’attesa nella parabola delle vergini? Se è così, allora il rimedio delle “sette volte” rappresenta realmente un comandamento che deve essere adempiuto da coloro che hanno partecipato alla predizione di Nashville del 18 luglio 2020?

Wow! C’è una prova per voi! Coloro che si risvegliano e si rendono conto di trovarsi nel tempo del ritardo devono realmente pentirsi dei propri peccati e dei peccati dei loro padri alla fine dei tre giorni e mezzo? Fu davvero un peccato trascurare il comandamento di non impiegare il tempo in una predizione?

A coloro che assunsero la posizione secondo cui la predizione fallita di Nashville fosse in qualche modo lo scopo inteso da Dio, e che in seguito hanno tentato di sostenere tale affermazione, aggiungerei un’ulteriore osservazione, oltre al peccato di impiegare il tempo nelle profezie di Dio. Ciò che avvenne con la falsa predizione di Nashville non fu semplicemente una manifestazione di ribellione al comando di Cristo nel 1844, ma fu un’azione che disse a coloro che sono al di fuori dell’Avventismo che le predizioni contenute nello Spirito di Profezia sono fallaci. Fu un obbrobrio gettato sugli scritti dello Spirito di Profezia. Fornisce prova a coloro che sono nel mondo che gli scritti di Ellen White sono tanto importanti quanto gli scritti di Joseph Smith, o di Nostradamus. Le preziose parole di Ellen White furono corrotte con le vili parole della nostra ribellione. Non fu soltanto una ribellione contro Cristo, che è la Parola di Dio, ma fu simultaneamente una ribellione contro lo Spirito di Profezia. Giovanni veniva perseguitato nell’isola chiamata Patmos, non perché avesse posto la sua opinione umana al di sopra della Bibbia e dello Spirito di Profezia, ma perché obbedì a quei due testimoni.

Io Giovanni, vostro fratello e partecipe con voi della tribolazione, del regno e della costanza in Gesù Cristo, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a motivo della parola di Dio e della testimonianza di Gesù Cristo. Apocalisse 1:9.

Ripetemmo i peccati del nostro padre Mosè alla nostra prima delusione, e abbiamo bisogno di confessarlo. Dobbiamo confessarlo, poiché ora siamo al 1856. Vi è ora nuova luce riguardo ai «sette tempi», proprio come vi era allora. Ora ci troviamo alla transizione da Laodicea a Filadelfia, come il movimento iniziale si trovava alla transizione da Filadelfia a Laodicea nel 1856. Nel 1856, i nostri padri fermarono la pubblicazione dell’aumento di conoscenza riguardante i «sette tempi». Forse non siamo in grado di fermare la pubblicazione di quella luce, ma certamente possiamo chiudere le porte dei nostri cuori a questa luce. Possiamo fingere, come fecero gli originari costruttori avventisti del settimo giorno, che la pietra in realtà non fosse lì, e continuare a inciampare su di essa. Il nostro problema è che non abbiamo più di un secolo per nascondere la testa nella sabbia, poiché i giudizi stanno già cominciando.

Se permettiamo all’Alfa e all’Omega di istruirci mediante il principio secondo cui la fine di una cosa è illustrata dall’inizio di una cosa, possiamo facilmente vedere che l’Alfa e l’Omega sta dimostrando che la predizione di Nashville fu tipificata dai nostri padri. Quando riconosciamo questa verità, ci troveremo allora di fronte alla realtà che, dalla predizione in poi, ogni sforzo di produrre una qualche forma di logica umana per giustificare la predizione fallita non è stato altro che una foglia di fico. Allora vedremo che Dio non ha camminato con noi mentre ci trovavamo nel paese del nemico. Egli è stato lì, ma soltanto nel senso che ha bussato alle porte dei cuori, cercando di entrarvi. Se la foglia di fico della logica umana viene rimossa, allora potremmo anche vedere che il diniego, o la fallace logica umana che abbiamo impiegato per giustificare la predizione di Nashville, è la prova che abbiamo camminato in opposizione a Cristo.

Nel 1856, l’Avventismo filadelfiano si trasformò in Laodicea, ed essi lo sapevano. Il Signore lo confermò mediante le parole della profetessa e di suo marito. Stando alle porte di quei cuori laodicesi, Cristo si offrì di entrare e di cenare con loro. Il cibo che Egli portava per nutrirsi con loro era la pietra angolare dei «sette tempi». Essi rifiutarono.

Nel 2023, l’ultimo movimento sta ora trascendendo da Laodicea a Filadelfia, poiché l’ottava chiesa proviene dalle sette chiese. Il Signore Alfa e Omega lo ha confermato tramite la Sua parola di “verità”. Cristo ora sta alla porta di quelle ossa secche recentemente morte, offrendo di entrare e di cenare con loro, e il pasto che desidera condividere con loro è l’identico pasto che tentò di condividere con i loro padri nel 1856. Non si tratta semplicemente degli elementi fondamentali della dottrina dei “sette tempi”, come lo fu per i loro padri nel 1856. No, è l’amaro rimedio dei “sette tempi”, e il rimedio richiede quel tipo di umiltà che spesso è difficile da mandare giù.

La parola del Signore mi fu nuovamente rivolta, dicendo: Figlio d’uomo, di’ al principe di Tiro: Così dice il Signore Dio: Poiché il tuo cuore si è innalzato e tu hai detto: Io sono un dio, siedo sul trono di Dio, in mezzo ai mari; mentre tu sei un uomo e non Dio, benché tu abbia posto il tuo cuore come il cuore di Dio. Ecco, tu sei più saggio di Daniele; non v’è alcun segreto che ti possa essere nascosto. Ezechiele 28:1–3.

Forse coloro tra noi che hanno partecipato alla previsione di Nashville sono più saggi di Daniele?

Nel primo anno del suo regno, io, Daniele, compresi dai libri il numero degli anni di cui il Signore aveva parlato al profeta Geremia, cioè che egli avrebbe compiuto settant’anni nelle desolazioni di Gerusalemme. E volsi la mia faccia al Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche, con digiuno, sacco e cenere. E pregai il Signore, il mio Dio, e feci la mia confessione, e dissi: O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il patto e la misericordia verso quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti; noi abbiamo peccato, abbiamo commesso iniquità, abbiamo agito empiamente, ci siamo ribellati, allontanandoci perfino dai tuoi precetti e dai tuoi giudizi. Non abbiamo dato ascolto ai tuoi servi, i profeti, che parlavano nel tuo nome ai nostri re, ai nostri principi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. A te, o Signore, appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia, come avviene oggi: agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli che sono vicini e a quelli che sono lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi, a causa delle infedeltà che hanno commesso contro di te. O Signore, a noi appartiene la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri principi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te. Al Signore nostro Dio appartengono le misericordie e i perdoni, benché ci siamo ribellati contro di lui; e non abbiamo ubbidito alla voce del Signore nostro Dio, per camminare nelle sue leggi, che egli ci aveva poste dinanzi per mezzo dei suoi servi, i profeti. Sì, tutto Israele ha trasgredito la tua legge, sviandosi per non ubbidire alla tua voce; perciò si è riversata su di noi la maledizione e il giuramento che stanno scritti nella legge di Mosè, servo di Dio, perché abbiamo peccato contro di lui. Ed egli ha confermato le parole che aveva pronunciate contro di noi e contro i nostri giudici che ci governavano, facendo venire su di noi una grande sciagura; poiché sotto tutti i cieli non è mai stato fatto nulla di simile a ciò che è stato fatto a Gerusalemme.

Come sta scritto nella legge di Mosè, tutto questo male ci è piombato addosso; eppure non abbiamo rivolto la nostra preghiera al Signore, nostro Dio, per convertirci dalle nostre iniquità e comprendere la tua verità. Perciò il Signore ha vegliato sul male e l’ha fatto venire su di noi; poiché il Signore, nostro Dio, è giusto in tutte le opere che compie, ma noi non abbiamo ubbidito alla sua voce. E ora, o Signore, nostro Dio, che hai fatto uscire il tuo popolo dal paese d’Egitto con mano potente e ti sei acquistato fama, come avviene al giorno d’oggi, noi abbiamo peccato, abbiamo agito empiamente. O Signore, secondo tutta la tua giustizia, ti prego, si distolgano la tua ira e il tuo furore dalla tua città Gerusalemme, dal tuo monte santo; poiché, a motivo dei nostri peccati e delle iniquità dei nostri padri, Gerusalemme e il tuo popolo sono divenuti obbrobrio per tutti quelli che ci stanno intorno. Ora dunque, o nostro Dio, ascolta la preghiera del tuo servo e le sue suppliche, e fa’ risplendere il tuo volto sul tuo santuario che è desolato, per amor del Signore. O mio Dio, porgi l’orecchio e ascolta; apri i tuoi occhi e guarda le nostre desolazioni e la città che è chiamata con il tuo nome; poiché noi non ti presentiamo le nostre suppliche a motivo delle nostre giustizie, ma per le tue grandi misericordie. O Signore, ascolta; o Signore, perdona; o Signore, porgi orecchio e opera; non tardare, per amor di te stesso, o mio Dio, poiché la tua città e il tuo popolo sono chiamati con il tuo nome. E mentre parlavo, pregavo e confessavo il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica davanti al Signore, mio Dio, per il santo monte del mio Dio, sì, mentre parlavo ancora in preghiera, l’uomo Gabriele, che avevo visto nella visione al principio, mandato con rapido volo, mi toccò verso il tempo dell’oblazione della sera. Ed egli mi ammaestrò, mi parlò e disse: O Daniele, io sono ora venuto per darti intendimento e comprensione. Daniele 9:2–22.