Ho inserito molti elementi negli articoli precedenti nel tentativo di porre fin dall’inizio alcuni punti di riferimento fondamentali. Ora cercherò di essere più concentrato sull’argomento in esame. Vi ringrazio per la vostra pazienza.
Fin dal principio Dio ha cercato di accrescere la nostra comprensione di chi Egli sia e di che cosa Egli sia. In quest’opera Egli ha impiegato diverse tecniche per aiutare gli uomini a comprendere ciò che di Lui è stato rivelato, e una di tali tecniche è l’uso dei “nomi”, sia i molti nomi attribuiti a Dio nelle Scritture, sia anche i nomi dati ai Suoi rappresentanti scelti. Egli sceglie rappresentanti del male e del bene.
Egli si è anche servito dei cambiamenti dispensazionali del Suo popolo eletto del patto per accrescere progressivamente, nel corso della storia, la comprensione del Suo carattere. Pertanto, anche le vicende dei cambiamenti dispensazionali del patto, in vari modi, parlano della magnificazione della verità del Suo carattere e della Sua natura.
Se ci accostiamo al capitolo uno dell’Apocalisse come a un’introduzione e a una chiave per i capitoli che seguono, troviamo nel capitolo iniziale certe verità che incidono sul resto del libro. Una di queste verità riguarda chi è Gesù Cristo, e non semplicemente il fatto che Egli sia l’Alfa e l’Omega. Se una verità è esposta nel capitolo uno dell’Apocalisse, essa è con ogni certezza una presente verità di prova per la generazione finale, essendo la generazione finale la «generazione eletta» identificata da Pietro.
Uno degli attributi del carattere di Cristo che stiamo esaminando è che Cristo identifica il principio mediante la fine. Il tempo in cui Cristo confermò il patto con molti per una settimana rappresenta un cambiamento dispensazionale dal letterale Israele allo spirituale Israele. I cambiamenti dispensazionali che sono identificati nelle Scritture, i quali tutti attestano l’aumento della conoscenza riguardo al carattere e all’essere di Cristo, furono Abram, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Cristo, William Miller e i centoquarantaquattromila. Vi è un’altra linea di cambiamenti dispensazionali che si sovrappone a quella linea e che identifica sette dispensazioni della chiesa di Dio rappresentate dalle sette chiese di Apocalisse due e tre, ma non le tratteremo ancora. Vi fu un cambiamento dispensazionale con Adamo ed Eva, rappresentato dal prima della loro caduta e dal dopo la loro caduta, e naturalmente un cambiamento di dispensazioni dal prima del diluvio al dopo il diluvio al tempo di Noè. Tutte queste linee contribuiscono alla luce di cui ci stiamo occupando, ma ora ci stiamo concentrando sul popolo eletto.
Quando Cristo iniziò il Suo ministero all’inizio della settimana del patto, fu battezzato.
E Gesù, appena fu battezzato, uscì subito dall’acqua; ed ecco i cieli gli si aprirono, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e posarsi su di lui. Ed ecco una voce dal cielo, che diceva: Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto. Matteo 3:16, 17.
Le primissime parole di Dio, quando Gesù risalì dall’acqua, dando così inizio alla settimana del patto, furono l’annuncio del Padre che Gesù era il Figlio di Dio. Se comprendiamo la «regola della prima menzione», questo fatto è di grande potenza. Se non la comprendiamo, molto meno.
Nel principio Dio creò i cieli e la terra. Or la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Genesi 1:1, 2.
Come in Genesi, nella cerimonia dell’unzione sono identificate tre persone della Divinità.
La verità che Gesù fosse il Figlio di Dio, il Figlio di Davide e il Figlio dell’uomo turbò regolarmente gli scribi e i farisei nel corso dei successivi tre anni e mezzo. Gesù cambiò profeticamente da Gesù a Gesù Cristo al momento del Suo battesimo. Quando Gesù fu battezzato, divenne il «Cristo», che significa «unto» ed è la parola «Messia» in ebraico. E naturalmente gli Ebrei attendevano un Messia e sapevano che sarebbe stato il Figlio di Davide. Quando fu «unto» per iniziare i più sacri tre anni e mezzo della storia della terra, vide lo Spirito Santo discendere e udì il Padre Suo parlare.
Fu una cerimonia di unzione molto profonda, nella quale il messaggio proclamato riguardo a Lui e alla Sua opera era che «Egli era il Figlio di Dio». Ancor più allarmante per i Giudei non era soltanto che Egli fosse il Figlio di Dio, ma che Egli rivendicasse, in quanto Figlio di Dio, di essere in realtà Dio. I Giudei non potevano tollerare ciò che, secondo la loro comprensione, era una pretesa così blasfema! Il dilemma dei Giudei è il dilemma di Abrahamo, poiché Abrahamo era il padre dei Giudei, il padre del patto e anche il simbolo della fede richiesta per attenersi ai termini del patto.
L’esempio di Abraham della fede necessaria per entrare in un rapporto di alleanza con Dio richiede che la tua fede sia messa alla prova. La prova di Abraham, che avrebbe dimostrato se la sua fede fosse reale o se la presunzione si fondasse sul mostrare se egli avrebbe seguito la parola di Dio — anche se essa sembrava contraddire la precedente parola di Dio. Abraham sapeva che il sacrificio umano era omicidio e che rappresentava le pratiche idolatriche dei popoli idolatri in mezzo ai quali viveva allora. Gli scribi e i farisei sapevano, fin dall’inizio della loro storia di alleanza, che Dio era un solo Dio, e sapevano anche che Gesù pretendeva di essere un secondo Dio. Essi venivano messi alla prova con la loro prova finale.
Ascolta, o Israele: il Signore nostro Dio è l’unico Signore. Deuteronomio 6:4.
Nel racconto in cui Mosè registrò il versetto precedente, Dio aveva già detto a Mosè che, da quel momento in poi, Egli doveva essere conosciuto come Geova. Non più soltanto come il Signore Dio Onnipotente, ma da quel momento in avanti Egli doveva essere conosciuto come Geova. Proprio nel medesimo racconto in cui Egli sta ulteriormente ampliando la comprensione del Suo carattere, come rappresentato dai Suoi nomi, Egli sta anche informando con assoluta chiarezza l’antico Israele che Dio è un solo Dio. Che cosa dovevano pensare i Giudei dei giorni di Cristo?
Più tardi, nel corso del Suo ministero, quando esso giunse al culmine con l’Ingresso trionfale in Gerusalemme, i Giudei sono ancora una volta sbalorditi che Gesù permetta ai bambini di cantare la Sua lode.
E le folle che precedevano, e quelle che seguivano, gridavano, dicendo: Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore; Osanna nei luoghi altissimi. Matteo 21:9.
Il testo del canto che fece impazzire i farisei era la parte che identificava Gesù come il Figlio di Davide e che identificava altresì il Figlio di Davide come il nome del Signore. All’inizio del Suo ministero, nell’ingresso trionfale e naturalmente alla croce, la controversia include il turbamento suscitato intorno al nome di Gesù.
Allora i capi dei sacerdoti dei Giudei dissero a Pilato: «Non scrivere: Il re dei Giudei; ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Giovanni 19:21.
Naturalmente, per Pilato sarebbe stato sostanzialmente corretto modificare l’iscrizione facendola dire: «Io sono, il Re dei Giudei», poiché «Io Sono» era il nome che Gesù applicò ripetutamente a Se stesso. Naturalmente, applicare tale logica fallace per cambiare la Parola di Dio, in particolare quando si tratta del racconto della croce, è qualcosa che gli uomini non farebbero mai, vero? Gesù era il «Re dei Giudei», ma Egli era anche «Io Sono», dunque l’affermazione «Io sono, il Re dei Giudei» è, in un certo senso, esatta, ma questo non è il punto.
Dall’inizio, attraverso la parte centrale e fino alla fine dei tre anni e mezzo, il Suo nome fu un punto di agitazione. Vi sono molte cose da comprendere circa la linea dei nomi del patto, ma qui desidero mostrare che alla fine dell’antico Israele, nella chiesa giudaica, vi fu uno scuotimento che aveva a che fare con il nome di Cristo. Come Figlio di Davide, Egli possedeva le credenziali per essere il Messia; come Figlio di Dio (nel senso di essere anche Dio) e come Figlio dell’uomo, Gesù presentò una prova tremenda per il popolo eletto. Come poteva quest’uomo affermare di essere Dio e anche il Figlio di Dio, quando Mosè, all’inizio della loro storia di patto, era stato così preciso nell’affermare che Dio è un Dio unico?
Eppure questo era lo scopo del cammino di Cristo fra gli uomini. Dio era in Lui, riconciliando gli uomini a Sé, e lo faceva permettendo agli uomini di vedere Gesù, il quale insegnò in modo chiaro e diretto che, se avete visto Lui, avete visto il Padre. Questa storia rappresenta la fine dell’Israele letterale quale popolo eletto di Dio, e al principio vi fu una controversia incentrata su chi e che cosa Dio sia.
E il faraone disse: «Chi è il Signore, perché io debba ubbidire alla sua voce e lasciare andare Israele? Io non conosco il Signore e non lascerò andare Israele». Esodo 5:2.
Il faraone esprime non soltanto il simbolo della sfida ateistica contro la conoscenza di Dio, ma esprime anche la concezione egiziana riguardo al Dio di Abrahamo. E ripetutamente il Signore ha detto che i Suoi atti meravigliosi in Egitto avevano lo scopo di permettere all’umanità di conoscere chi Egli è. La storia dell’inizio dell’Israele letterale quale popolo eletto di Dio prefigura la fine.
In entrambe le storie vi è una mancanza di comprensione riguardo a chi e che cosa Dio sia, collegata ai Suoi vari nomi; ma, cosa ancor più importante ai fini della nostra considerazione, la storia di Cristo al termine di Israele quale popolo eletto mostra che una ragione primaria per cui i Giudei inciamparono nell’accettare il loro Messia fu che sapevano che la Parola di Dio, all’inizio della loro storia di patto, aveva affermato che Egli era un unico Dio. Che dilemma!
E dopo ciò non osarono più rivolgergli alcuna domanda. Ed egli disse loro: Come dicono che il Cristo è figlio di Davide? E Davide stesso dice nel libro dei Salmi: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi. Davide dunque lo chiama Signore; come può allora essere suo figlio? Luca 20:40–44.
Questo è il periodo finale di domande e risposte per i Giudei, poiché dopo quell’interazione, «nessuno osò più rivolgergli alcuna domanda». Egli aveva appena risposto all’ultima domanda del Suo ministero per la casa perduta (e nel racconto profetico vi è sempre una casa perduta), e quindi solleva la questione del Suo nome come «Figlio di Davide» e, perciò, come il Messia. Durante tutti i tre anni e mezzo, la controversia include i Suoi vari nomi, che rappresentano il Suo carattere e la Sua natura. Del Suo nome si tratta all’inizio, al Suo battesimo, e poi nella Sua interazione finale con la casa perduta all’ingresso trionfale e alla croce, fra altri passi dei Vangeli.
«I farisei si erano stretti intorno a Gesù mentre Egli rispondeva alla domanda dello scriba. Poi, voltandosi, rivolse loro una domanda: “Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?” Questa domanda era intesa a mettere alla prova la loro fede riguardo al Messia, a mostrare se Lo considerassero semplicemente un uomo oppure il Figlio di Dio. Un coro di voci rispose: “Il Figlio di Davide”. Questo era il titolo che la profezia aveva dato al Messia. Quando Gesù rivelò la Sua divinità mediante i Suoi potenti miracoli, quando guarì i malati e risuscitò i morti, il popolo si domandava tra sé: “Non è costui il Figlio di Davide?” La donna sirofenicia, Bartimeo il cieco, e molti altri avevano gridato a Lui per ricevere aiuto: “Abbi pietà di me, o Signore, Figlio di Davide”. Matteo 15:22. Mentre entrava in Gerusalemme cavalcando, era stato salutato con il gioioso grido: “Osanna al Figlio di Davide: Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Matteo 21:9. E quel giorno i fanciulli nel tempio avevano fatto eco a quella lieta acclamazione. Ma molti di coloro che chiamavano Gesù Figlio di Davide non riconoscevano la Sua divinità. Non comprendevano che il Figlio di Davide era anche il Figlio di Dio.»
«In risposta all’affermazione che Cristo era il Figlio di Davide, Gesù disse: “Come dunque Davide, per lo Spirito [lo Spirito d’Ispirazione da parte di Dio], Lo chiama Signore, dicendo: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla Mia destra, finché io abbia posto i Tuoi nemici come sgabello dei Tuoi piedi? Se dunque Davide Lo chiama Signore, come può Egli essere suo figlio? E nessuno fu in grado di risponderGli una parola; né alcuno osò, da quel giorno in poi, rivolgerGli altre domande”.» The Desire of Ages, 609.
La Sua unzione quale Messia e la Sua ultima interazione con coloro che Egli venne a salvare vertevano sulla Sua divinità, sul simbolismo dei Suoi nomi e, naturalmente, sulla regola della prima menzione. Gesù conclude la Sua opera diretta per i Giudei usando la storia del Davide letterale per insegnare riguardo al Davide spirituale. Perché mai Davide dovrebbe commentare il momento in cui il Signore dice al Signore di sedere sul trono con Lui? Perché il re Davide al principio rappresenta il Re Davide spirituale alla fine. L’unico modo per comprendere correttamente l’ultima dichiarazione di Gesù alla casa perduta era essere in grado di applicare la regola della prima menzione, cosa che non si può fare se non si conosce la regola.
La Sua dichiarazione finale alla casa perduta richiedeva, per essere compresa, una comprensione della regola della prima menzione. Gesù usò Davide e il figlio di Davide per presentare la verità alla casa perduta nella Sua dichiarazione finale. Dopotutto, essi erano stati la casa di Davide. Gesù pertanto prese il padre (Davide) e lo rivolse al (Figlio di Davide), e prese anche il figlio (di Davide) e lo rivolse a suo padre (Davide). Egli rivolse il Padre al figlio, come è profetizzato che il messaggio di Elia farà negli “ultimi giorni”. Quello fu il Suo messaggio finale all’antico Israele letterale, ed era un messaggio di Elia, poiché era fondato sulla regola della prima menzione. La regola della prima menzione, pertanto, conferma anche il messaggio di Gesù come un messaggio di Elia basato sulla regola stessa. La regola della prima menzione esige che, se il messaggio di Elia di Giovanni Battista fu il primo dell’ultimo messaggio di avvertimento alla casa perduta d’Israele, allora anche il messaggio finale dato loro sarebbe stato il messaggio di Elia. E così fu…
Detto tutto ciò, desidero ora trarne un punto fondato sulla regola della prima menzione — l’Alfa e l’Omega. Vi fu una controversia riguardo alla comprensione di chi e che cosa Dio sia all’inizio dell’antico Israele, la quale prefigurava la medesima controversia alla fine dell’antico Israele. Alla fine dell’antico Israele, l’opera di Cristo comprendeva l’insegnare alla casa perduta d’Israele chi e che cosa Dio sia. Nella storia della fine vi fu una resistenza contro Cristo fondata su una verità originaria stabilita al principio. Il moderno Israele spirituale possiederà le medesime caratteristiche profetiche nella propria storia.
Agli inizi dell’Avventismo, gli storici ci informano che i Milleriti erano costituiti principalmente da due denominazioni cristiane: la metodista e la Christian Connection. Le convinzioni fondamentali del metodismo si basavano sul vivere il corretto stile di vita cristiano. Essi avevano il «metodo». La convinzione fondamentale della Christian Connection potrebbe essere riassunta come un’opposizione alla dottrina cattolica della Trinità.
Per quanto è giunta la mia ricerca, praticamente tutta la dirigenza dei Milleriti aderiva a quella dottrina della Christian Connection. Vi sono molti rami del Movimento di Riforma Avventista del Settimo Giorno (SDARM) che ancora oggi sostengono e promuovono l’originaria concezione millerita dell’«anti-trinitarismo». Un dilemma (e attuale fonte di controversia) per coloro che mantengono la comprensione dei pionieri è stato e sempre sarà come rispondere ai molti e vari passi in cui Sister White si oppone direttamente alla posizione dottrinale che essi sostengono e promuovono?
«Mi è stato ordinato di dire: i sentimenti di coloro che sono alla ricerca di idee scientifiche avanzate non sono degni di fiducia. Si fanno rappresentazioni come le seguenti: “Il Padre è come la luce invisibile; il Figlio è come la luce incarnata; lo Spirito è la luce diffusa ovunque”. “Il Padre è come la rugiada, vapore invisibile; il Figlio è come la rugiada raccolta in forma bellissima; lo Spirito è come la rugiada caduta sulla sede della vita”. Un’altra rappresentazione: “Il Padre è come il vapore invisibile; il Figlio è come la nube plumbea; lo Spirito è la pioggia caduta e operante con potere ristoratore”.»
“Tutte queste rappresentazioni spiritistiche sono semplicemente un nulla. Sono imperfette, non veritiere. Indeboliscono e sminuiscono la Maestà alla quale nessuna somiglianza terrena può essere paragonata. Dio non può essere paragonato alle cose che le Sue mani hanno fatto. Queste non sono che cose terrene, soggette alla maledizione di Dio a causa dei peccati dell’uomo. Il Padre non può essere descritto mediante le cose della terra. Il Padre è tutta la pienezza della Deità corporalmente, ed è invisibile alla vista mortale.
«Il Figlio è tutta la pienezza della Deità manifestata. La Parola di Dio Lo dichiara essere “l’espressa immagine della Sua persona”. “Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Qui è mostrata la personalità del Padre.»
«Il Consolatore che Cristo promise di mandare dopo essere asceso al cielo è lo Spirito in tutta la pienezza della Deità, che rende manifesta la potenza della grazia divina a tutti coloro che ricevono e credono in Cristo come Salvatore personale. Vi sono tre persone viventi del trio celeste; nel nome di questi tre grandi poteri — il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo — coloro che ricevono Cristo mediante una fede vivente sono battezzati, e questi poteri coopereranno con i sudditi ubbidienti del cielo nei loro sforzi per vivere la nuova vita in Cristo». Special Testimonies, Series B, number 7, 62, 63.
Il passo identifica i «sentimenti di coloro» che stavano definendo il Padre, il Figlio e lo Spirito mediante «cose della terra». Poi ella dice: «Il Padre non può essere descritto mediante le cose della terra». Notate due punti che ella presenta, sebbene uno possa sembrare una contraddizione. Ella sta individuando una falsa descrizione della Divinità che, per così dire, identifica tre dèi. È una falsa descrizione della Divinità, ma non fa alcun commento sul fatto che la falsa definizione della Divinità sia altresì errata perché presenta un numero sbagliato di dèi nella Divinità.
Si noti inoltre che ella afferma che le cose della terra non possono essere usate per descrivere il Padre. In quella stessa affermazione, ella stessa sta usando le cose della terra. Sono gli esseri umani che hanno figli e madri e padri e zie e cugini. E Gesù ci dice che non vi sarà più matrimonio in cielo e nella terra rinnovata, poiché saremo come gli angeli. Non vi sono angeli maschi e femmine. I termini usati dagli esseri umani per definire le loro relazioni reciproche sono stati impiegati da Dio per istruirci riguardo alla Sua natura e al Suo carattere, ma anche “le cose della terra” che l’ispirazione ha impiegato per istruire gli uomini circa il carattere e la natura di Dio sono imperfette.
Siamo stati informati che «vi sono tre persone viventi del trio celeste» … «il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo». È un’abominazione attribuire a queste tre persone sentimenti spiritualistici terreni, ma non è un’abominazione attribuire «il nome di questi tre grandi poteri» alla definizione biblica della Divinità.
La profetessa afferma che «il nome» delle tre grandi potenze che costituiscono la Divinità è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Come per ogni verità biblica, quando viene raccolta linea su linea, la testimonianza completa deve consistere di ogni pietra miliare che è stata rivelata. Le testimonianze dei profeti devono essere combinate. Daniele attribuisce a Cristo il nome di Palmoni (fra altri nomi, ma questo è soltanto un esempio). Giovanni Lo chiama l’Alfa e l’Omega e Mosè Lo chiama Geova. Secondo Ellen White, il Suo nome è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
«Satana sta... costantemente introducendo il falso, per allontanare dalla verità. L’ultimissimo inganno di Satana sarà quello di rendere inefficace la testimonianza dello Spirito di Dio. “Dove non c’è visione, il popolo perisce” (Proverbi 29:18). Satana opererà con astuzia, in modi diversi e mediante diversi strumenti, per scuotere la fiducia del popolo rimanente di Dio nella vera testimonianza.
«Si accenderà un odio contro le Testimonianze che sarà satanico. Le operazioni di Satana mireranno a scuotere la fede delle chiese in esse, per questa ragione: Satana non può avere una via così libera per introdurre i suoi inganni e avvincere le anime nelle sue illusioni se si presta ascolto agli avvertimenti, ai rimproveri e ai consigli dello Spirito di Dio». Messaggi scelti, libro 1, p. 48.
Un rapido punto collaterale tratto da questo passo. Giovanni è stato esiliato a Patmos a causa della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Vi sono due destinatari del messaggio del terzo angelo: quelli al di fuori dell’Avventismo e quelli all’interno dell’Avventismo. Giovanni rappresenta un avventista che non solo è perseguitato dal mondo a motivo della sua ubbidienza alla Bibbia, ma è anche perseguitato per la sua ubbidienza agli scritti dello Spirito di Profezia. La persecuzione rivolta contro lo Spirito di Profezia proviene dall’interno, non dall’esterno.
All’inizio dell’antico Israele, dopo quattrocento anni in Egitto, coloro che dovevano essere il popolo eletto del patto non osservavano più il sabato. Non conoscevano il carattere né la natura di Cristo. Erano attaccati a concezioni errate riguardo a Dio, che avevano assimilato durante la loro prigionia. Le dieci piaghe; la liberazione attraverso il Mar Rosso; la manna celeste; il santuario e tutti i suoi arredi; le cerimonie sacre; il cortile, il luogo santo e il luogo santissimo; la legge di Dio; la Roccia che li seguiva; l’acqua che uscì dalla Roccia che li seguiva e perfino il serpente innalzato sul palo, erano tutti destinati ad accrescere la conoscenza di Dio nel Suo popolo eletto. Era un’educazione progressiva. Quell’educazione progressiva continuò fino a quando gli scribi «non osavano più fargli alcuna domanda», ed Egli allora identificò l’ultimissimo argomento che essi avrebbero trattato in una discussione aperta con Lui, e riguardava il nome di Davide e chi e che cosa Cristo è.
All’inizio del moderno Israele spirituale, dopo 1260 anni in Babilonia spirituale, coloro che dovevano essere il popolo eletto del patto non osservavano più il Sabato. Non conoscevano il carattere né la natura di Cristo. Sostenevano idee errate riguardo a Dio, che avevano assimilato durante la loro prigionia. La storia dell’Avventismo, con tutti i suoi punti di riferimento, le sue apostasie, i suoi compromessi e le sue lotte interne, giunse a un punto, negli anni 1880, in cui fu pubblicato The Desire of Ages. In quel libro, a pagina 671, è racchiusa una comprensione della Deità che si è sviluppata ben oltre la comprensione proveniente dal diciottesimo secolo.
L’antico Israele ebbe, alla sua fine, una controversia causata da una comprensione limitata della Divinità, fondata su un intendimento derivato dalla sua storia primitiva. La testimonianza di Gesù afferma che, sia il Padre, sia il Figlio, sia lo Spirito Santo, essi sono tutti «la pienezza della Deità corporalmente» (Colossesi 2:9). La testimonianza biblica dice: «Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro è l’unico Signore» (Deuteronomio 6:4).
L’Israele moderno sostiene una varietà di idee riguardo alla Deità, e solo una è corretta. Alla fine dell’Israele moderno, Dio porterà a compimento l’opera di rivelare il Suo carattere, facendolo entro il tempo in cui il periodo di prova ancora si prolunga. Questo è ciò che Egli fece per i Giudei, ed Egli non cambia mai. È certo che continueremo a crescere nella nostra comprensione della natura e del carattere di Dio per tutta l’eternità, ma vi è stata una linea profetica intenzionale della verità che dimostra gli sforzi di Dio per istruire il Suo popolo riguardo a Sé stesso, e quella storia fa parte dell’insegnamento che Egli cerca di impartire ora, e l’informazione che si trova nella parola profetica riguardo a quel processo educativo identifica una conclusione della discussione che corrisponde alla chiusura del tempo di prova.
«Cristo è il Figlio di Dio preesistente e autoesistente…. Nel parlare della sua preesistenza, Cristo riporta la mente indietro attraverso età senza data. Egli ci assicura che non vi fu mai un tempo in cui Egli non fosse in stretta comunione con il Dio eterno. Colui alla cui voce i Giudei stavano allora ascoltando era stato con Dio come uno allevato presso di Lui». Signs of the Times, 29 agosto 1900.
«Egli era uguale a Dio, infinito e onnipotente…. Egli è il Figlio eterno, autoesistente.»
«Mentre la Parola di Dio parla dell’umanità di Cristo quando era su questa terra, essa parla anche in modo deciso della Sua preesistenza. La Parola esisteva come essere divino, proprio come l’eterno Figlio di Dio, in unione e unità con il Padre. Dall’eternità Egli fu il Mediatore del patto, colui nel quale tutte le nazioni della terra, tanto Giudei quanto Gentili, se Lo avessero accettato, dovevano essere benedette. “La Parola era con Dio, e la Parola era Dio”. Prima che fossero creati gli uomini o gli angeli, la Parola era con Dio, ed era Dio». Review and Herald, 5 aprile 1906.
Nel passo ella cita le primissime parole di Giovanni.
Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. Giovanni 1:1–3.
In principio vi erano almeno due Dèi, poiché Giovanni ha appena detto: «La Parola era Dio ed era con Dio». Nel primo versetto della Genesi, il termine ebraico «Elohim» è tradotto con Dio. Spesso, nella parola di Dio, «Elohim» è collocato in una struttura grammaticale atta a identificare un Dio singolare, ma nondimeno è un plurale. Giovanni elimina la possibilità che, nel versetto, «Elohim» sia da intendersi come un Dio singolare mediante la sua seconda testimonianza sull’argomento. La sua testimonianza stabilisce almeno due Dèi.
Ancor più problematico per gli antitrinitari che professano di sostenere lo Spirito di Profezia è il fatto che, in principio, «lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque». Lo «Spirito» che si muoveva sulle acque era il Padre o il Figlio, oppure era la terza persona del trio celeste, come Suor White Lo definisce? Ai primi tre versetti del Vangelo di Giovanni fanno seguito queste parole.
In lui era la vita; e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende nelle tenebre; e le tenebre non l'hanno compresa. Giovanni 1:4, 5.
Il riferimento alla luce e alle tenebre è in completo accordo con l’inizio della Genesi, che dice.
E Dio disse: «Sia la luce». E la luce fu. E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Genesi 1:3, 4.
Ritorneremo tra breve a questi due passi paralleli riguardanti la luce, che è il soggetto nel racconto della creazione che segue l’introduzione della Divinità. In principio, la prima verità affrontata è la costituzione, o la natura, della Divinità. Ma il passo non si conclude fino al capitolo due, versetto tre, dove troviamo che le ultime tre parole del racconto della creazione iniziano con le tre lettere ebraiche che, insieme, formano la parola tradotta come «verità».
L’inizio del racconto della creazione introduce la Divinità, quindi espone la potenza creatrice della Sua parola, e poi conclude il passo con una firma divina che rappresenta la verità, il messaggio del terzo angelo e il nome di Dio, come rappresentato da Alfa e Omega.
E il settimo giorno Dio compì l’opera che aveva fatta; e il settimo giorno si riposò da tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si era riposato da tutta l’opera che Dio aveva creato e fatta. Genesi 2:2, 3.
La conclusione delle prime verità insegnate nella Parola di Dio costituisce il culmine del brano. Essa termina con le tre parole “Dio”, “creò” e “fece”, sottolineando così l’inizio del brano, ma, altrettanto importantemente, mettendo in risalto il Sabato del settimo giorno. Il Sabato, naturalmente, è il simbolo della creazione e il segno tra Dio e il Suo popolo eletto. La “verità” è rappresentata nelle tre lettere che iniziano ciascuna di quelle ultime tre parole della creazione. La testimonianza pone in evidenza quanto significativa e importante sia la verità del Sabato, ma altrettanto profondo è il fatto che quelle tre lettere rappresentano anche i tre passi dei messaggi del primo, del secondo e del terzo angelo. Così, nel primissimo brano della Bibbia, il Sabato, quale segno della potenza creatrice di Dio, è anche identificato come la questione di prova al tempo della fine. L’ultimo libro della Bibbia fornisce una terza testimonianza ad accompagnare la testimonianza di Giovanni nel suo vangelo.
Giovanni alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene; e dai sette Spiriti che sono davanti al suo trono; e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ha amati e ci ha lavati dai nostri peccati nel suo proprio sangue, e ci ha fatti re e sacerdoti per Dio e Padre suo, a lui siano la gloria e il dominio nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, egli viene con le nuvole; e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, Amen. Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, dice il Signore, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente.
Io Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza di Gesù Cristo, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos, a motivo della parola di Dio e della testimonianza di Gesù Cristo. Fui rapito nello Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una gran voce, come di tromba, che diceva: Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo; e: Ciò che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese che sono in Asia: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea. Apocalisse 1:4–11.
I primi tre versetti del capitolo uno dell’Apocalisse identificano il messaggio finale di avvertimento e il modo in cui tale messaggio è trasmesso da Dio all’umanità. Essi dichiarano inoltre che si tratta della Rivelazione di Gesù Cristo, segnando così una distinzione tra il libro dell’Apocalisse e il libro di Daniele. L’uno è una profezia, l’altro una rivelazione.
«Nell’Apocalisse tutti i libri della Bibbia si incontrano e giungono al loro compimento. Qui si trova il complemento del libro di Daniele. L’uno è una profezia; l’altro una rivelazione. Il libro che fu sigillato non è l’Apocalisse, ma quella parte della profezia di Daniele che si riferisce agli ultimi giorni. L’angelo comandò: “Ma tu, o Daniele, chiudi queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine”. Daniele 12:4». Acts of the Apostles, 585.
Nel libro dell’Apocalisse vi sono linee di profezia che devono essere riconosciute e riunite, linea su linea. Tutte queste linee profetiche culminano nel libro dell’Apocalisse, ma il libro che fu sigillato non era il libro dell’Apocalisse, e non era semplicemente il libro di Daniele quello che fu sigillato; bensì, ciò che fu sigillato nel libro di Daniele era «quella parte della profezia di Daniele relativa agli ultimi giorni».
Gli “ultimi giorni” possono essere intesi in senso generale, ma comprenderli come parole ispirate (che essi sono) richiede anche di valutare se all’espressione “ultimi giorni” sia connesso un simbolismo profetico. Gli “ultimi giorni” costituiscono un periodo specifico della storia profetica, sostenuto da molteplici linee di evidenza. Spero di esporre tale storia nel prossimo futuro. Si tratta specificamente della storia che va dal 1798 fino alla chiusura del tempo di grazia. Un modo per riconoscerlo è che, nel servizio letterale del santuario, vi era un giorno dell’anno che rappresentava il giudizio, ed era il Giorno dell’Espiazione. Quella cerimonia letterale prefigurava ciò che Sister White chiama il Giorno antitipico dell’Espiazione. Il Giorno dell’Espiazione profetico o spirituale rappresenta gli “ultimi giorni” del tempo di prova; esso rappresenta il periodo del giudizio finale.
La profezia in Daniele che era stata sigillata era duplice. Vi era una profezia riguardante gli ultimi giorni che i Milleriti riconobbero e che annunciava l’apertura del giudizio. Quel passo di Daniele è rappresentato dalla visione del fiume Ulai dei capitoli otto e nove. L’altra profezia che era stata sigillata in Daniele annuncia la chiusura del giudizio, e la fine dell’Avventismo, e la fine degli Stati Uniti, e la fine del mondo. Quella visione era rappresentata dal fiume Hiddekel.
“La luce che Daniele ricevette da Dio fu data specialmente per questi ultimi giorni. Le visioni che egli vide sulle rive dell’Ulai e dell’Hiddekel, i grandi fiumi di Scinear, sono ora in corso di adempimento, e tutti gli eventi predetti presto si compiranno.” Testimonies to Ministers, 112, 113.
La visione dell’Ulai fu dissigillata nel 1798 e riguarda il santuario di Dio e il Suo popolo. La visione dell’Hiddekel fu dissigillata nel 1989 quando, come descritto in Daniele 11:40, i paesi che rappresentavano l’ex Unione Sovietica furono travolti dal papato e dagli Stati Uniti, e riguarda i nemici del popolo di Dio. Le due visioni operano come le sette chiese e i sette suggelli nel libro dell’Apocalisse. L’una è la storia interna della chiesa e l’altra è la storia esterna della chiesa, ed entrambe si estendono per tutta la loro durata e sono «specialmente per» «questi ultimi giorni».
Ma sebbene ci venga detto che il libro dell’Apocalisse non è il libro sigillato, ci viene anche detto che esso è un libro sigillato.
«L’Apocalisse è un libro sigillato, ma è anche un libro aperto. Esso registra eventi meravigliosi che devono aver luogo negli ultimi giorni della storia di questa terra. Gli insegnamenti di questo libro sono definiti, non mistici e incomprensibili. In esso è ripresa la stessa linea di profezia che si trova in Daniele. Alcune profezie Dio le ha ripetute, mostrando così che ad esse deve essere attribuita importanza. Il Signore non ripete cose che non siano di grande conseguenza». Manuscript Releases, volume 9, 8.
Il libro dell’Apocalisse è disigillato perché le profezie di Daniele sono disigillate, e le stesse linee profetiche che sono state disigillate in Daniele sono le medesime linee che si trovano nell’Apocalisse. Ciò che era stato sigillato nel libro dell’Apocalisse era una parte dell’Apocalisse particolarmente riferita al popolo di Dio negli “ultimi giorni”. Quando la Sorella White scrisse questa dichiarazione, i “sette tuoni” erano allora, al tempo in cui ella la scrisse, sigillati; perciò scrisse che “esso è un libro sigillato”. Ella disse anche che il libro di Daniele era il “libro che era stato sigillato”, usando il tempo passato. Per lei esso era stato disigillato nel 1798.
Ciò che fu sigillato riguardo ai sette tuoni durante la sua vita non erano semplicemente gli eventi futuri rappresentati dai sette tuoni, ma principalmente il fatto che i “sette tuoni” rappresentano che l’inizio dell’Avventismo è parallelo alla fine dell’Avventismo. I “sette tuoni” rivelano la più importante regola profetica necessaria per comprendere l’Apocalisse di Gesù Cristo, mentre rivelano anche un attributo della natura e del carattere di Dio, cioè che Egli è il principio e la fine di tutte le cose. La profezia identifica che vi è uno sviluppo intenzionale delle verità connesse alla natura e al carattere di Dio.
Gesù, quando è rappresentato come il «Leone della tribù di Giuda», simboleggia l’opera che compie nel rivelare la verità in modo graduale e sistematico nel corso della storia. Egli sigilla la parola profetica fino al momento stabilito in cui essa deve essere compresa. Sigilla e dissigilla la verità allo scopo di istruire. Come Palmoni, Gesù è il Meraviglioso Numeratore, il Signore del tempo che governa la Sua-storia. Come Alfa e Omega, Egli è, fra le altre cose, il Signore del linguaggio. Come il Leone della tribù di Giuda, Egli è colui che controlla quando la verità viene rivelata agli uomini.
Nel capitolo uno dell’Apocalisse, dopo i primi tre versetti, la Divinità è presentata come tre entità distinte.
Giovanni alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace,
da colui che è, che era e che viene;
e dai sette Spiriti che stanno davanti al suo trono;
E da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. Apocalisse 1:4, 5.
L’introduzione all’ultimo libro della Bibbia rivolge chiaramente un saluto alla chiesa di Dio che identifica il Padre, lo Spirito e il Figlio. La conclusione della Parola di Dio ripete l’inizio e, così facendo, sottolinea l’importanza della corretta comprensione della Divinità. Lo fa per coloro che saranno Filadelfi e costituiranno i centoquarantaquattromila. Essi sono il popolo finale del patto, che è stato prefigurato lungo tutte le linee della storia del patto. Questi testimoni, tra le altre verità, stabiliscono che Dio ha progressivamente cercato di accrescere la conoscenza della Sua natura e del Suo carattere nel corso della storia profetica.
Il più grande simbolo, nella Bibbia, della mancanza nell’uomo della conoscenza di Dio fu il Faraone, che rappresentava l’Egitto, simbolo dell’intero mondo e quindi di tutta l’umanità. Quel punto di riferimento dà inizio al processo all’inizio dell’Israele letterale, quando Dio cercava di far conoscere il Suo nome. Alla fine dell’Israele letterale, la controversia riguardo al nome di Dio si ripeté. Alla fine dell’Israele letterale, Gesù contrassegnò la Sua interazione con i Giudei identificando la storia di Davide e utilizzando «la regola della prima menzione» per rappresentare la dichiarazione finale riguardo alla cecità laodicense dei Giudei. Essi non potevano comprendere ciò che Egli stava dicendo, poiché non conoscevano la regola dell’Alfa e dell’Omega, né conoscevano l’Alfa e l’Omega che stava davanti a loro.
All’inizio dell’Israele spirituale, si rispecchia la controversia prefigurata nella storia di Mosè. Mentre l’Avventismo ha attraversato la storia degli «ultimi giorni», sono state date molte opportunità per comprendere più pienamente l’Alfa e l’Omega, proprio come avvenne con l’antico Israele. Vi sarà un punto in cui, alla fine dell’Avventismo, non saranno più poste domande, come avvenne ai giorni di Cristo.
Ritornando al passo di Apocalisse capitolo uno, vediamo che grazia e pace sono mandate da Colui che è, che era e che viene, e anche dai sette Spiriti e anche da Gesù. La Deità è rappresentata come Gesù, i sette Spiriti e Colui che è, che era e che viene, permettendoci così di sapere che è il Padre che possiede le caratteristiche rappresentate come Colui che è, era e viene. Queste caratteristiche rappresentano la natura eterna di Dio. Egli è sempre esistito, e nei versetti otto e nove proprio questo attributo è chiaramente assegnato a Gesù.
Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, dice il Signore, che è, che era e che viene, l’Onnipotente. Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella pazienza di Gesù Cristo, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a motivo della parola di Dio e della testimonianza di Gesù Cristo. Fui rapito nello Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro di me una gran voce, come di tromba, che diceva: Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo; e: Ciò che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese che sono in Asia: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea. Apocalisse 1:8–11.
Coloro che possiedono una Bibbia che riporta in rosso le parole di Gesù sanno che, nei versetti otto e undici, è Gesù a parlare. In quei versetti Gesù dichiara di possedere la medesima natura eterna del Padre, quando si identifica come «il Signore, che è, che era e che viene»; e Gesù aggiunge anche di essere «l’Onnipotente».
La primissima cosa che Gesù dice all’inizio del libro dell’Apocalisse, il libro che dichiara di essere la Rivelazione di Gesù Cristo, è che Egli è l’Alfa e l’Omega, che anch’Egli è eterno come il Padre e che anch’Egli è Dio Onnipotente. Gli attributi della natura di Dio sono le primissime parole nel libro dell’Apocalisse pronunciate da Gesù. Tali attributi costituiscono veri e propri inciampi per gli Avventisti che ancora difendono la posizione originaria sulla Divinità. Essi credono che vi fu un tempo in cui il Padre generò il Suo Figlio.
La fine del libro dell’Apocalisse concorda con l’inizio del libro dell’Apocalisse.
La Seconda Venuta segue la descrizione della Deità. Nel capitolo ventidue troviamo che la fine del libro concorda con l’inizio del libro e il versetto dodici è parallelo al versetto sette del capitolo uno nel fare riferimento alla Seconda Venuta.
Ed ecco, io vengo presto; e il mio premio è con me, per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua. Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, il primo e l’ultimo. Beati coloro che mettono in pratica i suoi comandamenti, affinché abbiano diritto all’albero della vita e possano entrare per le porte nella città. Fuori sono i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino. E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete venga. E chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. Apocalisse 22:12–17.
Dopo aver fatto riferimento alla Seconda Venuta, Gesù, come in Apocalisse capitolo uno, si identifica come Alfa e Omega. Poi aggiunge la distinzione tra coloro che avrebbero udito e coloro che non avrebbero udito ciò che lo Spirito diceva alle chiese. Egli richiama il processo di comunicazione illustrato nei versetti da uno a tre del capitolo uno, identificando il fatto che inviò Gabriele con il messaggio a Giovanni.
Poi Egli ritorna alla dichiarazione finale che fece agli Scribi e ai Farisei alla fine dell’antico Israele. Egli collega insieme entrambe le conclusioni, quella dell’Israele letterale e quella dell’Israele spirituale, rispondendo nell’Apocalisse, per coloro che sono negli “ultimi giorni”, a ciò che i Giudei nei loro “ultimi giorni” non poterono comprendere. Egli afferma di essere la radice (inizio) e la progenie (fine) di Davide. Il tema di Davide e del suo Signore fu l’ultima dichiarazione che Gesù fece ai Giudei cavillosi, e prefigura il pronunciamento finale per coloro che negli ultimi giorni, secondo il messaggio alla chiesa di Filadelfia, dicono di essere Giudei, ma non lo sono.
Ecco, io li farò venire da quelli della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, io li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi e a conoscere che io ti ho amato. Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che verrà su tutto il mondo, per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra. Apocalisse 3:9, 10.
Coloro che adorano ai piedi dei santi sono Avventisti laodicei che sono stati vomitati dalla bocca del Signore.
«Tu pensi che coloro i quali adorano ai piedi dei santi (Apocalisse 3:9) saranno infine salvati. Qui devo dissentire da te; poiché Dio mi ha mostrato che questa classe era composta da avventisti professi, che erano decaduti e avevano “crocifisso di nuovo per conto loro il Figlio di Dio, esponendolo a infamia pubblica”. E nell’“ora della tentazione”, che deve ancora venire, per manifestare il vero carattere di ciascuno, essi sapranno di essere perduti per sempre; e sopraffatti dall’angoscia dello spirito, si prostreranno ai piedi dei santi». Word to the Little Flock, 12.
Secondo la Bibbia e lo Spirito di Profezia, coloro che adorano ai piedi dei santi sono membri della sinagoga di Satana. Essi affermano di essere Giudei, ma non lo sono. Gli Avventisti giusti sono interpellati nella chiesa di Filadelfia. I centoquarantaquattromila sono Filadelfiesi, e i Giudei che dicono di esserlo, ma non lo sono, sono Laodicesi. Vi sono due classi di persone fedeli negli «ultimi giorni»: i centoquarantaquattromila e coloro che sono martiri. Delle sette chiese, soltanto due sono prive di qualsiasi rimprovero. Una è Filadelfia, che rappresenta coloro che non moriranno mai, e l’altra è Smirne, che rappresenta i martiri fedeli. I martiri e coloro che non muoiono, Smirne e Filadelfia, sono le sole chiese fra le sette alle quali non è associata alcuna condanna nel messaggio loro rivolto. Eppure entrambe le chiese ebbero a che fare con coloro che pretendevano di essere Giudei, ma non lo erano. Ciò è così, poiché appartengono tutti alla medesima chiesa negli «ultimi giorni», trovandosi a fronteggiare le stesse circostanze: una classe destinata a rendere testimonianza con il proprio sangue, rappresentata da Mosè sul Monte della Trasfigurazione, e l’altra classe rappresentata da Elia, che non morì mai.
E all’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto ed è tornato in vita: Io conosco le tue opere, e la tua tribolazione, e la tua povertà (ma tu sei ricco), e conosco la bestemmia di quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. Non temere alcuna delle cose che avrai da soffrire: ecco, il diavolo getterà alcuni di voi in prigione, affinché siate provati; e avrete una tribolazione di dieci giorni. Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita. Apocalisse 2:8–10.
Mentre Gesù descrive le terribili circostanze della chiesa di Smirne, fa un solo commento positivo quando dice: «ma tu sei ricco», ponendoli così in contrasto con i membri della sinagoga di Satana, che non sono ricchi. Coloro che, nell’Apocalisse, sono Avventisti e pensano di essere ricchi, e non lo sono, sono i Giudei che dicono di essere Giudei, e non lo sono, poiché sono Avventisti del Settimo Giorno laodicesi.
All’inizio dell’Apocalisse, la Deità è presentata come tre persone e, alla fine del libro dell’Apocalisse, Gesù e lo Spirito sono menzionati direttamente, ma non il Padre. Ciò non ha importanza, perché il principio di linea su linea, unito al fatto che il primo illustra l’ultimo, richiede che il Padre sia riconosciuto negli ultimi versetti dell’Apocalisse, poiché Egli è già identificato come presente nei primi versetti. Non è diverso dal Vangelo di Giovanni, capitolo uno, dove Giovanni non identifica direttamente lo Spirito, ma si comprende che lo Spirito è presente, poiché lo Spirito era presente la primissima volta che fu scritta l’espressione «in principio». La testimonianza del Vangelo di Giovanni, nel capitolo uno, inizia con l’identica espressione: «in principio».
Il «principio» è un simbolo profetico e dev’essere valutato secondo regole profetiche, incluso il principio di linea su linea. Il principio di Mosè è il principio del vangelo di Giovanni, è il principio del libro dell’Apocalisse ed è anche la fine dell’Apocalisse. Di queste quattro linee, in due tutti e tre i membri del trio celeste sono identificati; in una linea (il vangelo di Giovanni) lo Spirito potrebbe mancare, e nella quarta linea manca il Padre; ma, quando vengono considerate insieme, tutte e tre le Persone divine sono rappresentate in tutte e quattro le linee.
Cristo venne per far conoscere il Padre, e lo Spirito Santo venne per far conoscere il Figlio. Tutti e tre compirono sacrifici eterni. Il Padre amò il mondo a tal punto da dare Gesù; Gesù amò il mondo a tal punto da acconsentire ad assumere su di Sé, per l’eternità, la carne di coloro che Egli aveva creato. Quale genere di dono è rappresentato dall’atto del Creatore che sceglie di divenire parte della Sua creazione? La terza persona della Deità diede Se stessa, poiché ha accettato la posizione di vivere all’interno dell’entità creata chiamata umanità, per tutta l’eternità.
È probabilmente per questa ragione che lo Spirito Santo è ripetutamente associato a simboli del popolo di Dio. Egli è la Persona della Deità che deve dimorare con la creazione umana. Perciò, i simboli dello Spirito Santo nelle Scritture, il più delle volte, sono rappresentati da un simbolo che rappresenta sia lo Spirito Santo sia l’umanità. In principio lo Spirito aleggiava sulle acque.
Ed egli mi disse: «Le acque che hai viste, sulle quali siede la prostituta, sono popoli, moltitudini, nazioni e lingue». Apocalisse 17:15.
L’unico arredo del santuario eretto da Mosè per il quale non fu fornito ai lavoratori un modello specificamente dettagliato da seguire era il candelabro a sette braccia. Il candelabro rappresenta la combinazione dell’umanità con la divinità. Per questa ragione, il disegno del candelabro fu l’unico elemento del santuario al quale fu lasciato agli uomini di contribuire. I sette candelabri fra i quali Cristo cammina sono identificati come le sette chiese; tuttavia, il candelabro era alimentato con olio, che rappresenta lo Spirito Santo, e gli stoppini delle lampade, che sostenevano la fiamma per fare luce, erano ricavati dalle vesti di lino bianco usate dei sacerdoti, a rappresentare la giustizia di Cristo che risplende come la luce del mondo. Il popolo di Dio è la luce del mondo, ma tale luce è alimentata unicamente dall’olio dello Spirito Santo. Nelle Scritture, lo Spirito Santo è spesso associato alle persone nella descrizione che ne viene data.
E dal trono procedevano lampi, tuoni e voci; e davanti al trono ardevano sette lampade di fuoco, che sono i sette Spiriti di Dio. Apocalisse 4:5.
Qui le sette lampade sono identificate come i «sette Spiriti di Dio», eppure ci viene detto che i sette candelabri sono le sette chiese.
Il mistero delle sette stelle che hai vedute nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese; e i sette candelabri che hai veduti sono le sette chiese. Apocalisse 1:20.
I sette candelabri sono sia i sette Spiriti sia la chiesa di Dio.
E vidi, ed ecco, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi, e in mezzo agli anziani, stava un Agnello come immolato, avente sette corna e sette occhi, che sono i sette Spiriti di Dio mandati per tutta la terra. Apocalisse 5:6.
Le sette corna e i sette occhi sono anche lo Spirito Santo, che è mandato per tutta la terra; e, quando viene battezzato, un cristiano è mandato per tutta la terra, poiché è stato battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nella benedizione pronunciata sui martiri della crisi della legge domenicale, e su tutti coloro che sono morti nella fede nel moderno Israele spirituale dal 1844, è lo Spirito che pronuncia l’elogio funebre per la loro sepoltura quando dichiara: «Sì», «essi si riposino dalle loro fatiche», poiché Egli era presente durante le loro fatiche, fino a quando deposero la loro vita.
E udii una voce dal cielo che mi diceva: Scrivi: Beati i morti che d’ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, affinché si riposino dalle loro fatiche; e le loro opere li seguono. Apocalisse 14:13.
Considerando la fine e l’inizio del libro dell’Apocalisse, l’inizio della Bibbia e l’inizio del vangelo di Giovanni, troviamo che tutte e tre le Persone della Divinità sono rappresentate, sebbene il Padre vi sia presente sulla base dell’applicazione di precetto su precetto. Il Figlio è presente, identificandoSi come l’Alfa e l’Omega.
Se riconosciamo che l’unione dell’umanità con la divinità è un’unione dello Spirito Santo con il genere umano, possiamo allora comprendere perché i simboli dello Spirito Santo siano collegati ai simboli dell’umanità. Con questa prospettiva in mente, torniamo ai due «in principio» che abbiamo affrontato così spesso.
Nel principio Dio creò il cielo e la terra. E la terra era informe e vuota; e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso. E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse: «Sia luce». E luce fu. E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Genesi 1:1–4.
Nel principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio presso Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita; e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende nelle tenebre; e le tenebre non l'hanno compresa. Giovanni 1:1–5.
Avvalendosi di queste due testimonianze di «in principio», Dio la Parola, che fece tutte le cose, diede anche la Sua vita, poiché «in Lui era la vita», e la Sua vita era la «luce» degli uomini. La «luce» di un uomo creato è la giustizia del Creatore. La giustizia del Creatore è lo stoppino nelle candele del santuario.
E le fu dato di essere vestita di lino fino, puro e bianco; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi. Apocalisse 19:18.
L’olio che alimenta lo stoppino rappresenta l’attività dello Spirito Santo nella vita del credente. In principio la terra era nelle tenebre e non vi era luce. Gesù diede allora la Sua vita, la vita che era in Lui, affinché vi fosse luce per gli uomini.
E tutti gli abitanti della terra l’adoreranno, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo. Apocalisse 13:8.
Quando Gesù scelse di essere un sacrificio per l’umanità, diede la Sua vita affinché gli uomini avessero la luce. Come avviene in questi due passi, ogniqualvolta la luce viene introdotta, essa produce due classi di adoratori, rappresentate dalla luce e dalle tenebre, i figli del giorno o i figli della notte.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno vi colga come un ladro. Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. 1 Tessalonicesi 5:4, 5.
Quando riconosciamo lo stretto rapporto eterno che lo Spirito Santo ha con i figli del giorno, possiamo comprendere perché i simboli sia dei figli di Dio sia dello Spirito Santo siano così strettamente connessi. Nell’ultimo passo dell’Apocalisse, vediamo Gesù come l’Alfa e l’Omega, vediamo il Padre mediante l’applicazione di precetto su precetto, e lo Spirito Santo sta fornendo la Sua rappresentazione simbolica finale di Se stesso, poiché i santi uomini antichi parlarono perché sospinti dallo Spirito Santo. La Sua prima dichiarazione riguardo a Se stesso, nella Genesi, Lo identifica mentre Si muoveva sulle acque, ossia mentre Si muoveva sull’umanità, e il Suo ultimo riferimento a Se stesso è il seguente.
E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete venga. E chiunque vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. Apocalisse 22:17.
Dall’inizio alla fine lo Spirito Santo è identificato in associazione con il genere umano, poiché i figli del giorno rappresentano una combinazione di divinità e umanità. Paolo identifica, come pure Isaia, che gli uomini sono vasi, e i candelabri nel santuario avevano vasi nei quali era posto lo stoppino, e l’olio scendeva nei vasi per fornire il combustibile necessario a manifestare la luce che è la giustizia di Cristo. Noi siamo i vasi dello Spirito Santo, la terza Persona della Divinità, come è identificata dall’inizio fino alla fine della Parola di Dio, e come è chiaramente identificata negli scritti dello Spirito di Profezia.
Nel messaggio del secondo angelo, che si è adempiuto all’inizio dell’Avventismo e alla fine, vi sono due messaggi distinti: uno per la chiesa e uno per il mondo.