All’inizio della storia millerita, nel 1798, la visione del fiume Ulai nel libro di Daniele fu dissigillata, producendo un aumento di conoscenza che mise alla prova e manifestò due classi di adoratori. La visione dell’Ulai rappresenta il messaggio interno per il popolo di Dio, come raffigurato dalle sette chiese di Apocalisse capitoli due e tre. Alla fine della storia profetica iniziata nel 1798, al campeggio di Exeter dal 12 al 17 agosto 1844, il messaggio del Grido di Mezzanotte fu dissigillato quando il Leone della tribù di Giuda ritirò la Sua mano da una verità nascosta, il che produsse un aumento di conoscenza che mise alla prova e manifestò due classi di adoratori.
Nel 1989, quando, come descritto in Daniele undici, versetto quaranta, i paesi che rappresentavano l’ex Unione Sovietica furono travolti dal papato e dagli Stati Uniti, la visione del fiume Hiddekel nel libro di Daniele fu dissigillata, producendo un aumento di conoscenza che mise alla prova e manifestò due classi di adoratori. La visione dell’Hiddekel rappresenta il messaggio esterno dei nemici del popolo di Dio, come rappresentato dai sette sigilli nel libro dell’Apocalisse. Alla fine della storia profetica che ebbe inizio nel 1989, a partire dalle ultime due settimane di luglio 2023, il Leone della tribù di Giuda iniziò il processo di dissigillare il messaggio del Grido di Mezzanotte, rimuovendo la Sua mano da una verità nascosta, il che sta producendo un aumento di conoscenza che sta mettendo alla prova e, in ultima istanza, manifesterà due classi di adoratori fra il popolo di Dio.
Nel primo versetto del capitolo quattordici di Giovanni, Cristo incoraggia i discepoli a non lasciare che il loro cuore sia turbato.
Il vostro cuore non sia turbato; voi credete in Dio, credete anche in me. Giovanni 14:1.
Nel giro di poche ore Cristo fu arrestato e, poco dopo, fu crocifisso, sepolto e risuscitato. Dopo essere asceso al Padre, ritornò dai Suoi discepoli.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro e disse loro: «Pace a voi». Ma essi, atterriti e pieni di spavento, credevano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono tali pensieri nei vostri cuori?» Luca 24:36–38.
La prima delusione in una linea di riforma si verifica quando il popolo di Dio dimentica una verità precedentemente rivelata. I discepoli avevano dimenticato ciò che Gesù aveva detto loro meno di una settimana prima che la loro paura e la loro delusione si manifestassero nella crisi della croce. Alla prima delusione segue un tempo di indugio, che nella parabola delle dieci vergini è rappresentato dall’assenza dello Sposo. Gesù aveva detto direttamente ai discepoli che andava al Padre suo, ma che sarebbe tornato. La preconoscenza che Egli aveva fornito ai discepoli non impedì loro di essere sopraffatti dalla crisi. Nel contesto della parabola delle dieci vergini, una crisi è il momento in cui il carattere si manifesta, ma non si sviluppa mai. Gesù aveva scelto e ordinato i discepoli, ed Egli disse loro questa stessa verità prima della crisi.
Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, egli ve lo dia. Giovanni 15:16.
Eppure, benché fossero stati scelti, ciò non impedì loro di essere sopraffatti dalla crisi.
«Il carattere si rivela in una crisi. Quando la voce solenne proclamò a mezzanotte: “Ecco, lo sposo viene; uscitegli incontro”, le vergini addormentate si destarono dal loro sonno, e si vide chi si era preparato per l’evento. Entrambe le parti furono colte di sorpresa, ma una era pronta per l’emergenza, e l’altra si trovò impreparata. Il carattere si rivela nelle circostanze. Le emergenze mettono in luce il vero metallo del carattere. Qualche improvvisa e inattesa calamità, un lutto o una crisi, qualche malattia o angoscia inaspettata, qualcosa che conduca l’anima faccia a faccia con la morte, farà emergere la vera interiorità del carattere. Sarà reso manifesto se vi sia o no una fede reale nelle promesse della parola di Dio. Sarà reso manifesto se l’anima sia o no sostenuta dalla grazia, se vi sia olio nel vaso con la lampada.»
“I tempi di prova giungono per tutti. Come ci comportiamo sotto la prova e il vaglio di Dio? Le nostre lampade si spengono? oppure continuiamo a mantenerle accese? Siamo preparati per ogni emergenza mediante la nostra comunione con Colui che è pieno di grazia e di verità? Le cinque vergini avvedute non poterono trasmettere il loro carattere alle cinque vergini stolte. Il carattere deve essere formato da noi come individui.” Review and Herald, 17 ottobre 1895.
La Rivelazione di Gesù Cristo, identificata nei primi versetti del libro dell’Apocalisse, è il messaggio finale di ammonimento alla chiesa e, in seguito, al mondo. Quella rivelazione viene disigillata poco prima della chiusura del tempo di grazia dal Leone della tribù di Giuda, che in Apocalisse capitolo cinque è stato identificato come l’unico degno di aprire il libro che era stato sigillato.
E uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ecco, il Leone della tribù di Giuda, la Radice di Davide, ha vinto per aprire il libro e scioglierne i sette sigilli». Apocalisse 5:5.
Il Leone della tribù di Giuda è anche la “radice di Davide”, ed Egli è anche “il figlio di Davide” ed è anche il Signore di Davide. Il collegamento rappresentato dal Leone della tribù di Giuda indica che, quando il Leone della tribù di Giuda sigilla o dissigilla una verità, lo fa impiegando la regola della prima menzione, la quale identifica la fine di una cosa mediante l’inizio di una cosa, come rappresentato da Gesù quale “radice di Davide”. Quando una verità viene dissigillata in ‘un’ tempo della fine, viene avviato un processo di purificazione, come rappresentato in Daniele dodici.
«Fu il Leone della tribù di Giuda che aprì il libro e diede a Giovanni la rivelazione di ciò che sarebbe avvenuto in questi ultimi giorni. Daniele rimase al suo posto per rendere la sua testimonianza, che fu sigillata fino al tempo della fine, quando il messaggio del primo angelo sarebbe stato proclamato al nostro mondo. Queste cose sono di importanza infinita in questi ultimi giorni, ma mentre “molti saranno purificati, resi candidi e provati”, “gli empi agiranno empiamente, e nessuno degli empi comprenderà”.» Manuscript Releases, volume 18, 14, 15.
L’opera di Gesù quale Leone della tribù di Giuda è di importanza infinita, ma «nessuno» degli «empi comprenderà» la sua opera né il messaggio che è stato dissigillato.
Ed egli disse: «Va’, Daniele; poiché queste parole sono chiuse e sigillate sino al tempo della fine. Molti saranno purificati, resi bianchi e provati; ma gli empi agiranno empiamente; e nessuno degli empi comprenderà; ma i saggi comprenderanno». Daniele 12:9, 10.
Il processo di prova è rappresentato da tre fasi: «purificati, resi bianchi e provati». Queste tre fasi rappresentano i tre passi dell’«evangelo eterno», che nel messaggio del primo angelo è presentato come: temete Dio (purificati), dategli gloria (resi bianchi), poiché l’ora del Suo giudizio è venuta (provati). Questi tre passi sono la «verità», come è rappresentata dalla prima lettera, dalla tredicesima lettera e dall’ultima lettera dell’alfabeto ebraico; e quando queste lettere sono riunite insieme in quest’ordine, si forma la parola ebraica «verità».
Quei tre passi sono la «via», poiché la via di Dio, secondo Asaf in Salmi 77:13, è nel santuario, dove nel cortile il peccatore viene purificato mediante lo spargimento di sangue. Il sangue viene poi portato nel luogo santo, che rappresenta la santificazione, la quale è il processo dell’«essere resi bianchi».
E uno degli anziani prese a dirmi: «Chi sono costoro che sono rivestiti di vesti bianche, e da dove sono venuti?» E io gli risposi: «Signore, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Costoro sono quelli che vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello». Apocalisse 7:13, 14.
Il peccatore giustificato e santificato è quindi preparato per essere «provato» nel giudizio rappresentato dal Luogo Santissimo. Gesù è la «via», la «verità» e la «vita». La via è il principio, la verità è il mezzo e la vita è il fine. Se siamo purificati mediante il primo passo, siamo sulla via, che è il cammino dei giustificati.
Ma il sentiero dei giusti è come la luce splendente, che risplende sempre più fino al giorno perfetto. Proverbi 4:18.
Il secondo passo è la manifestazione della giustizia che è compiuta dalla Sua verità, poiché la Sua Parola è verità.
Santificali nella tua verità: la tua parola è verità. Giovanni 17:17.
Coloro che sono giustificati sono rappresentati dal primo gradino; coloro che sono santificati sono rappresentati dal secondo gradino. I primi due gradini preparano coloro che sono giustificati e santificati a entrare nel giudizio e a ricevere la vita eterna. Gesù è la via, la verità e la vita.
“La giustizia interiore è attestata dalla giustizia esteriore. Colui che è giusto interiormente non è duro di cuore né privo di simpatia, ma di giorno in giorno cresce a immagine di Cristo, procedendo di forza in forza. Colui che è santificato mediante la verità sarà padrone di sé e seguirà le orme di Cristo finché la grazia si perda nella gloria. La giustizia mediante la quale siamo giustificati ci è imputata; la giustizia mediante la quale siamo santificati ci è impartita. La prima è il nostro titolo per il cielo, la seconda è la nostra idoneità per il cielo.” Review and Herald, 4 giugno 1895.
Dal capitolo quattordici al capitolo diciassette di Giovanni si affrontano ripetutamente le questioni riguardanti la reazione del discepolo quando Cristo li lascia per andare al Padre suo. Egli promette di ritornare, e comprendeva, (benché i discepoli non lo comprendessero), che la crisi imminente avrebbe prodotto una profonda delusione. Intessuta nei quattro capitoli vi è l’identificazione e la definizione dello Spirito Santo come il «Consolatore». Lo Spirito Santo è identificato quattro volte come il «Consolatore» nel Vangelo di Giovanni, e una volta nella prima epistola di Giovanni, ma lì la parola è tradotta come «avvocato». Non ricorre in nessun altro luogo del Nuovo Testamento.
L’Antico Testamento ha una parola ebraica che è stata tradotta come «consolatore» in Ecclesiaste 4:1 e in Lamentazioni 1:9, 16. Tutti e tre questi riferimenti indicano che gli oppressori hanno oppresso il popolo di Dio, ed esso non ha alcun consolatore che lo sostenga nell’angoscia e nella delusione in cui si trova.
L’identificazione dello Spirito Santo come il «Consolatore» è collocata nel passo in cui Gesù cerca di preparare i discepoli alla grande delusione che li attende di lì a poche ore. In tale contesto Egli sottolinea che, anche in Sua assenza, lo Spirito Santo sarà presente per recare loro conforto. Identificando lo Spirito Santo nel contesto del Consolatore, Gesù specifica le caratteristiche dell’opera che il Consolatore compirà.
I ripetuti riferimenti di Gesù alla Sua partenza e al Suo ritorno collocano proprio tale argomento al primo posto nell’elenco dei temi principali del passo.
Giovanni 14:2–4, 18, 19, 28; 16:5–7, 10, 28; 17:11–13 sono versetti che trattano direttamente del tempo di indugio nella parabola delle dieci vergini. Insieme ai versetti precedenti va considerato il seguente passo, il quale, mediante la ripetizione, pone in risalto il tempo di indugio, poiché «il Signore non ripete cose che non siano di grande importanza».
Ancora un poco e non mi vedrete più; e di nuovo, ancora un poco e mi vedrete, perché io vado al Padre. Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete; e di nuovo, ancora un poco e mi vedrete; e: Perché io vado al Padre?». Dicevano dunque: «Che cos’è questo che dice: Ancora un poco? Non sappiamo che cosa voglia dire». Or Gesù sapeva che desideravano interrogarlo, e disse loro: «Vi domandate tra voi stessi intorno a questo che ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete; e di nuovo, ancora un poco e mi vedrete? In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, ma il mondo si rallegrerà; voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione sarà mutata in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché la sua ora è venuta; ma, appena ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per la gioia che un uomo è nato nel mondo. Anche voi, dunque, ora siete afflitti; ma io vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia». Giovanni 16:16–22.
Almeno ventuno versetti dal capitolo quattordici al capitolo diciassette identificano il periodo di tempo durante il quale i discepoli avrebbero dovuto attendere il ritorno di Cristo. Tale periodo di tempo avrebbe avuto inizio con la morte di Cristo e sarebbe continuato fino al Suo ritorno dal Padre. Il tempo durante il quale essi avrebbero dovuto attendere il Suo ritorno simboleggia il tempo di tardanza nella parabola delle dieci vergini. Come nel racconto di Luca dei discepoli di Emmaus, la delusione della croce costituisce, in senso profetico, una tipificazione dell’inizio del tempo di tardanza che segue la prima delusione.
Nel primo passo del primo libro della Bibbia troviamo il racconto della creazione e riconosciamo le tre persone del trio celeste. Nel primo passo dell’ultimo libro della Bibbia troviamo le tre persone del trio celeste. Nei quattro capitoli che stiamo considerando troviamo le tre persone del trio celeste. Riconoscere questo fatto ci permette di sovrapporre i quattro capitoli di Giovanni alla linea profetica di Genesi capitolo uno, versetto uno, fino al capitolo due, versetto tre, e ad Apocalisse capitolo uno, versetti da uno a undici.
Nel passo Gesù dice a Tommaso che, se una persona ha visto Gesù, ha visto il Padre. Il passo indica anche che Cristo è colui che consolò i discepoli con la sua presenza, ma che, quando se ne sarebbe andato, Egli avrebbe mandato «un altro» «Consolatore». Lo Spirito Santo è il Consolatore, ma anche Cristo era il Consolatore.
Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche il Padre mio; e da ora in poi lo conoscete, e lo avete veduto. Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ci basta. Gesù gli disse: Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre; e come mai dici tu: Mostraci il Padre? Giovanni 14:7–9.
Tommaso rappresenta coloro che, nell’Avventismo, si rifiutano di vedere la testimonianza riguardante la relazione del trio celeste, nonostante il fatto che probabilmente abbiano letto più e più volte le testimonianze che sostengono tale verità.
E io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore, affinché dimori con voi in perpetuo; lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò a voi. Ancora per poco, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete: perché io vivo, anche voi vivrete. Giovanni 14:16–19.
Se abbiamo visto Gesù, abbiamo visto il Padre. Gesù è il «Consolatore» e lo Spirito Santo è «un altro Consolatore». Se abbiamo visto Gesù, abbiamo visto il Padre e abbiamo visto il Consolatore. Delle cinque volte in cui la parola consolatore è usata nella Bibbia, tutte ricorrono negli scritti dell’apostolo Giovanni. Nel quinto riferimento la parola è tradotta come «avvocato».
Figlioli miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate. E se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 1 Giovanni 2:1.
Se qualcuno pecca, noi abbiamo un Consolatore, Gesù Cristo il giusto. Un avvocato è colui che intercede in favore del peccatore. Paolo identifica l’opera di Gesù come quella del nostro avvocato.
Chi è colui che condanna? Cristo è colui che è morto; anzi, piuttosto, è risuscitato, è alla destra di Dio, e anche intercede per noi. Romani 8:34.
Gesù è l’avvocato del peccatore, il che implica che Egli è il consolatore. Nello stesso capitolo, Paolo aveva precedentemente affermato che anche lo Spirito Santo intercede per noi.
Parimenti anche lo Spirito sovviene alle nostre infermità; poiché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili. E colui che investiga i cuori conosce quale sia il sentimento dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo la volontà di Dio. Romani 8:26, 27.
Gesù e lo Spirito Santo sono entrambi identificati come il Consolatore, e pertanto sono entrambi avvocati che intercedono per noi. Le tre persone del trio celeste sono tutte rappresentate nel passo di Giovanni che stiamo considerando, e, poste in relazione con la prima testimonianza del primo libro della Bibbia e con la prima testimonianza dell’ultimo libro della Bibbia, la luce riguardo alla relazione e all’opera delle tre persone della Deità risulta accresciuta.
«Il Padre non può essere descritto mediante le cose della terra. Il Padre è tutta la pienezza della Deità corporalmente, ed è invisibile alla vista mortale. Il Figlio è tutta la pienezza della Deità manifestata. La parola di Dio Lo dichiara “l’espressa immagine della Sua persona”. “Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Qui è mostrata la personalità del Padre. »
«Il Consolatore che Cristo promise di mandare dopo la Sua ascensione al cielo è lo Spirito in tutta la pienezza della Deità, che rende manifesta la potenza della grazia divina a tutti coloro che ricevono e credono in Cristo come Salvatore personale. Vi sono tre persone viventi del trio celeste. Nel nome di queste tre potenze — il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo — coloro che ricevono Cristo mediante una fede vivente sono battezzati, e queste potenze coopereranno con gli ubbidienti sudditi del cielo nei loro sforzi per vivere la nuova vita in Cristo.»
«Che cosa deve fare il peccatore? — Credere in Cristo. Egli è proprietà di Cristo, acquistato con il sangue del Figlio di Dio. Attraverso prova e tribolazione il Salvatore ha redento gli esseri umani dalla schiavitù del peccato. Che cosa dunque dobbiamo fare per essere salvati dal peccato? — Credere nel Signore Gesù Cristo come nel Salvatore che perdona il peccato. Colui che confessa il proprio peccato e umilia il proprio cuore riceverà perdono. Gesù è il Salvatore che perdona il peccato, così come l’unigenito Figlio dell’infinito Dio. Il peccatore perdonato è riconciliato con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Liberatore dal peccato. Perseverando nel sentiero della santità, egli è soggetto alla grazia di Dio. Gli sono recate piena salvezza, gioia e pace, e la vera sapienza che viene da Dio.»
“La fede nel sangue espiatorio di Gesù Cristo è la certezza del perdono. Cristo può purificare da ogni peccato. Una semplice fiducia in quella potenza, giorno dopo giorno, darà all’essere umano un acuto discernimento per riconoscere ciò che, in questi ultimi giorni, preserverà l’anima dalla schiavitù del peccato. Per fede e per preghiera, mediante la conoscenza di Cristo, egli deve compiere la propria salvezza.
«Lo Spirito Santo ci riconosce e ci guida in tutta la verità. Dio ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Cristo è il Salvatore del peccatore. La morte di Cristo ha redento il peccatore. Questa è la nostra unica speranza. Se facciamo una piena resa del nostro io e pratichiamo le virtù di Cristo, otterremo il premio della vita eterna. »
«Chi crede nel Figlio ha anche il Padre». Colui che ha una fede continua nel Padre e nel Figlio ha anche lo Spirito. Lo Spirito Santo è il suo consolatore, ed egli non si allontana mai dalla verità». Bible Training School, 1° marzo 1906.
Oltre alla luce aggiuntiva concernente l’opera e la relazione del trio celeste, l’identificazione del trio celeste nel passo fornisce una testimonianza del fatto che questi quattro capitoli devono essere posti in armonia con il messaggio che ora viene dissigillato dal Leone della tribù di Giuda.
La testimonianza nella storia dei discepoli di Emmaus rappresenta tre testimonianze che identificano il fatto che la delusione e il tempo di attesa che seguirono la croce rappresentano la delusione e il tempo di attesa che seguono la prima delusione. Vi è un’altra testimonianza che sostiene che la storia rappresentata nei quattro capitoli di Giovanni raffigura le circostanze della prima delusione.
L’ultimo versetto del racconto della creazione, che costituisce la prima verità menzionata nella Parola di Dio, si conclude con tre parole, e ciascuna di queste parole comincia con una delle tre lettere che formano la parola «verità», e lo fanno nell’ordine corretto. Il racconto della creazione in Genesi comincia con le parole: «In principio», e si conclude con le tre parole «Dio creò e fece».
La prima lettera di quelle tre parole, quando viene combinata, forma la parola verità. Il racconto della creazione inizia con il «principio» e termina con la parola simbolicamente rappresentata dalle lettere che rappresentano l’Alfa e l’Omega. Così pure, nel passo introduttivo dell’ultimo libro della Bibbia, Gesù è identificato due volte come l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, il primo e l’ultimo. Quelle tre lettere che rappresentano l’Alfa e l’Omega forniscono ancora un’altra testimonianza del fatto che il passo di Giovanni deve essere accostato alla linea profetica all’inizio della Genesi e alla linea profetica all’inizio dell’Apocalisse. Tale testimonianza è riconosciuta nella descrizione dell’opera del Consolatore. L’opera del Consolatore è l’opera in tre fasi rappresentata da quelle stesse tre lettere ebraiche. La firma dell’Alfa e dell’Omega ci permette di collocare questi quattro capitoli nel contesto del messaggio della Rivelazione di Gesù Cristo che viene disigillata poco prima che si chiuda il tempo di grazia.
I sette tuoni rappresentano quattro specifici punti di riferimento profetici (punti nel tempo) e tre specifici periodi di tempo che hanno inizio con il punto di riferimento della discesa di un angelo che deve illuminare la terra con la Sua gloria. Quel punto di riferimento era un punto nel tempo. Il secondo punto di riferimento (punto nel tempo) è la prima delusione, che introduce il periodo del tempo dell’attesa. Il tempo dell’attesa conduce al terzo punto di riferimento (punto nel tempo), in cui una verità viene dissigillata, e ciò produce un movimento. Il movimento si conclude al quarto punto di riferimento (punto nel tempo), rappresentato come giudizio. Quei quattro punti di riferimento e i tre periodi di tempo rappresentano ciascuno un tuono, per un totale di sette tuoni. Essi rappresentano anche una combinazione quattro-tre.
Negli articoli precedenti abbiamo individuato che la comprensione pionieristica delle sette chiese, dei sette sigilli e delle sette trombe riconosce una «combinazione di quattro e tre». Le prime quattro chiese, i primi quattro sigilli e le prime quattro trombe sono distinti dalle ultime tre chiese, dagli ultimi tre sigilli e dalle ultime tre trombe. I sette tuoni rappresentano quattro waymarks, ma all’interno di quei quattro waymarks vi sono tre periodi di tempo. La combinazione divina di «quattro e tre» che nel libro dell’Apocalisse è stabilita sulla testimonianza di tre testimoni (chiese, sigilli e trombe), e tali testimoni attestano la validità della combinazione di «quattro e tre» dei sette tuoni del libro dell’Apocalisse.
Eppure, all’interno della linea della storia rappresentata dai sette tuoni, è incorporata un’altra linea di profezia nascosta e distinta, la quale possiede tre waymarks distinti dal simbolo rappresentato come sette tuoni. Pertanto, quando consideriamo la relazione profetica dei sette tuoni con la storia nascosta che ora viene dissigillata, troviamo che i sette tuoni presentano quattro waymarks (punti nel tempo) e la storia nascosta presenta tre waymarks (punti nel tempo). Al pari delle chiese, dei sigilli, delle trombe e dei tuoni, la storia nascosta rappresenta tre waymarks che sono connessi con i quattro waymarks dei sette tuoni. Anche la storia nascosta possiede una combinazione tre-quattro.
Nella storia nascosta che è racchiusa entro i sette tuoni, vi sono tre distinti waymark, ciascuno dei quali è un «punto nel tempo», e il primo e l’ultimo di questi tre waymark rappresentano una delusione. Vi è un distinto «periodo di tempo» tra il primo e il secondo waymark e un distinto «periodo di tempo» tra il secondo e il terzo punto nel tempo. La parola «delusione» si è sviluppata dal concetto di un appuntamento mancato e reca nella sua definizione l’enfasi di un punto nel tempo. Anche la mezzanotte è un tempo specifico. La storia nascosta è raffigurata da tre punti nel tempo separati da due periodi di tempo: il tempo dell’attesa e il movimento del settimo mese.
Il primo waymark della storia nascosta identifica una delusione, e anche l’ultimo waymark identifica una delusione. Pertanto, dalla prima delusione fino all’ultima delusione vi è una linea profetica nascosta che possiede gli stessi tre passi che caratterizzano tutte le linee di riforma. Essa possiede altresì la firma dell’Alfa e dell’Omega, poiché le tre lettere che formano «verità» corrispondono ai tre waymark che iniziano e terminano con una delusione. Quella storia nascosta entro i sette tuoni è la verità che il Leone della tribù di Giuda sta attualmente dissuggellando.
Il passo di Giovanni che stiamo considerando è introdotto nel capitolo precedente con l’Ultima Cena, sottolineando che il messaggio di questi quattro capitoli dev’essere mangiato. Questi quattro capitoli si concludono con il cammino verso il Getsemani. La narrazione si svolge nel movimento che va dal mangiare fino all’inizio della crisi della croce. Profeticamente, l’ambientazione di questi quattro capitoli definisce l’ultimo messaggio che dev’essere mangiato prima del giudizio. Il messaggio che conduce alla chiusura del giudizio è il messaggio che viene dissigillato nel libro dell’Apocalisse, appena prima che il giudizio si chiuda.
I discepoli e Gesù si trovano nel punto della storia profetica in cui viene loro comunicato il tempo del ritardo. Nella storia millerita il Signore ritirò la Sua mano per produrre la comprensione del messaggio del Grido di Mezzanotte, ma la comprensione che produsse il messaggio di Samuel Snow informò altresì i Milleriti che essi si trovavano nel tempo del ritardo delle dieci vergini. I discepoli avevano appena consumato l’Ultima Cena e, mentre andavano assimilando il messaggio, Cristo spiegò il tempo del ritardo nei quattro capitoli di Giovanni.
La comprensione di Samuel Snow può essere documentata come una serie di articoli che svilupparono la comprensione finale rappresentata come il messaggio del Grido di Mezzanotte. Mentre il suo messaggio si andava sviluppando, egli presentò il messaggio anche in una serie di riunioni campestri. La serie di articoli che condusse alle riunioni campestri lo portò infine alla riunione campestre di Exeter, che durò sei giorni. Profeticamente, il messaggio del Grido di Mezzanotte si sviluppa progressivamente nel corso di un periodo di tempo. I quattro capitoli di Giovanni si collocano nella storia profetica in cui il messaggio viene sviluppato.
Nei quattro capitoli di Giovanni, l’opera dello Spirito Santo è definita in tre fasi: convinzione di peccato, giustizia e giudizio. Queste tre fasi sono anche i tre segnavia della storia nascosta incorporata nei sette tuoni.
Nondimeno, io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, il Consolatore non verrà a voi; ma, se me ne vado, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio: quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché io vado al Padre mio e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è giudicato. Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata. Ma quando sarà venuto lui, lo Spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità; perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Giovanni 16:7–14.
Nella storia millerita, Gesù non ritornò per porre fine al tempo dell’attesa al Grido di Mezzanotte. Egli ritirò la Sua mano e riversò, o inviò, lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, rappresentato come il Consolatore, venne per dissipare la delusione. Egli venne per recare conforto a coloro che erano stati scelti, ma che erano rimasti perplessi a causa della delusione di una predizione fallita.
Abbiamo precedentemente fatto notare che l’apostolo Giovanni, Ezechiele e Geremia sono tutti raffigurati mentre mangiano il piccolo libro, dolce come il miele in bocca. Vi è una distinzione intenzionale tra questi tre profeti, che spesso sfugge.
Ezechiele è usato per illustrare coloro che mangiarono il piccolo libro e ai quali è affidato un messaggio da portare alla chiesa apostata di Dio. Ezechiele rappresenta il fatto che il libro che viene mangiato identifica l’opera che deve poi essere compiuta. Egli rappresenta il messaggio rivolto all’antico popolo eletto di Dio. Il suo messaggio è ciò che lega l’antico popolo eletto in fasci destinati al fuoco. Nei quattro capitoli di Giovanni, Gesù identifica lo scopo dell’opera di Ezechiele.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Il servo non è maggiore del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma vi faranno tutte queste cose a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno alcuna scusa per il loro peccato. Chi odia me odia anche il Padre mio. Se non avessi fatto fra loro le opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ma ora hanno veduto e hanno odiato tanto me quanto il Padre mio. Ma questo avviene affinché si adempia la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato senza cagione. Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli renderà testimonianza di me. Giovanni 15:20–26.
L’opera di Ezechiele, che ebbe inizio quando egli mangiò il libro, rappresenta la presentazione di un messaggio che sarà respinto; ma il rifiuto costituisce la prova che essi odiano Dio e hanno pienamente colmato la misura del loro tempo di prova.
Ed egli mi disse: «Figlio d’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una nazione ribelle che si è ribellata contro di me; essi e i loro padri hanno trasgredito contro di me fino a questo stesso giorno. Poiché sono figli impudenti e di cuore ostinato. Io ti mando a loro; e tu dirai loro: Così dice il Signore, Dio. Ed essi, sia che ascoltino, sia che si astengano, (poiché sono una casa ribelle,) tuttavia sapranno che vi è stato un profeta in mezzo a loro. Ezechiele 2:3–5.»
L’opera di Ezechiele fu una testimonianza contro il popolo dell’antico patto, così come Cristo lo fu nei confronti dei Giudei cavillosi; e pertanto il messaggio di Ezechiele è il messaggio finale di avvertimento che lega il popolo dell’antico patto come zizzanie in un fascio, destinato al fuoco della distruzione.
«Vidi poi il terzo angelo. Il mio angelo accompagnatore disse: “Terribile è la sua opera. Solenne è la sua missione. Egli è l’angelo che deve separare il grano dalla zizzania e sigillare, o legare, il grano per il granaio celeste. Queste cose dovrebbero assorbire tutta la mente, tutta l’attenzione”». Early Writings, 118.
L’opera rappresentata dal mangiare il libretto comincia quando l’angelo potente discende con un libretto in mano. Nella storia del primo angelo ciò ebbe luogo l’11 agosto 1840, e nella storia del terzo angelo ebbe luogo l’11 settembre 2001. Entrambe queste date rappresentano adempimenti di profezie associate rispettivamente all’Islam del secondo guaio o all’Islam del terzo guaio. Per questo Isaia, nel capitolo ventidue, nel descrivere la crisi nella valle della visione per i Filadelfiesi e per i Laodicesi, identifica che i Laodicesi, i quali erano il popolo eletto del Protestantesimo nel 1840 e l’Avventismo, che era il popolo eletto nel 2001, erano “legati dagli arcieri”. Gli arcieri della profezia biblica sono l’Islam, e quando la visione dell’Islam si adempì nel 1840 e nel 2001, il precedente popolo eletto respinse la profezia dell’Islam così come veniva presentata da coloro che sono rappresentati da Ezechiele. Essi furono allora e là legati come zizzania. L’opera di Ezechiele consisteva nel rimuovere il “mantello” che copriva “il loro peccato”, il quale è rappresentato da Gesù come odio verso Dio.
Oracolo sulla valle della visione. Che hai ora, che sei salita tutta quanta sui tetti? Tu, piena di clamori, città tumultuosa, città gaudente: i tuoi uccisi non sono uccisi di spada, né morti in battaglia. Tutti i tuoi capi sono fuggiti insieme, sono stati fatti prigionieri dagli arcieri; tutti quelli che sono stati trovati in te sono stati fatti prigionieri insieme, benché fossero fuggiti lontano. Isaia 22:1–3.
E Dio fu con il fanciullo [Ismaele]; ed egli crebbe, dimorò nel deserto e divenne un arciere. Genesi 21:20.
Dove non c’è visione, il popolo perisce; ma beato è colui che osserva la legge. Proverbi 29:18.
Geremia rappresenta coloro che mangiarono il libro quando il potente angelo discese per illuminare la terra con la sua gloria, ma che sperimentarono la delusione della previsione fallita del 1843. Geremia considera profeticamente se Dio avesse mentito. Tale riferimento collega Geremia con Habacuc due.
Io starò al mio posto di guardia, mi porrò sulla torre e starò attento per vedere ciò che egli mi dirà e che cosa dovrò rispondere quando sarò ripreso. E il Signore mi rispose e disse: Scrivi la visione e incidila chiaramente su tavole, perché la si possa leggere correndo. Poiché la visione è ancora per un tempo stabilito, ma alla fine parlerà e non mentirà; se indugia, aspettala, perché certamente verrà, non tarderà. Ecco, l’anima sua, che si innalza, non è retta in lui; ma il giusto vivrà per la sua fede. Habakkuk 2:1–4.
Giovanni fu impiegato per simboleggiare coloro che sperimentarono la dolcezza e l’amara delusione, rappresentando l’intera storia dall’11 agosto 1840 fino al 22 ottobre 1844.
E andai dall’angelo e gli dissi: Dammi il libretto. Ed egli mi disse: Prendilo e divoralo; esso ti renderà amaro il ventre, ma nella tua bocca sarà dolce come il miele. E presi il libretto dalla mano dell’angelo e lo divorai; ed esso fu nella mia bocca dolce come il miele; e appena l’ebbi mangiato, il mio ventre divenne amaro. Apocalisse 10:9, 10.
Ezechiele rappresenta l’opera di presentazione del messaggio profetico che esclude il precedente popolo eletto, iniziata quando l’angelo discese l’11 agosto 1840 e l’11 settembre 2001.
Ma tu, figlio d’uomo, ascolta ciò che ti dico; non essere ribelle come quella casa ribelle: apri la tua bocca, e mangia ciò che io ti do. E quando guardai, ecco, una mano mi fu stesa; ed ecco, vi era in essa un rotolo di libro; ed egli lo spiegò davanti a me; ed era scritto di dentro e di fuori: e vi erano scritti lamenti, cordoglio e guai. Inoltre egli mi disse: Figlio d’uomo, mangia ciò che trovi; mangia questo rotolo, e va’, parla alla casa d’Israele. Così io apersi la mia bocca, ed egli mi fece mangiare quel rotolo. Ed egli mi disse: Figlio d’uomo, fa’ mangiare il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che io ti do. Allora lo mangiai; ed esso fu nella mia bocca dolce come il miele. Ezechiele 2:8–3:3.
Geremia rappresenta la storia dell’11 agosto 1840 fino a poco prima del Grido di Mezzanotte.
Le tue parole sono state trovate, e io le ho mangiate; e la tua parola è stata per me la gioia e l’esultanza del mio cuore; poiché io sono chiamato con il tuo nome, o Signore, Dio degli eserciti. Io non mi sono seduto nell’assemblea dei beffardi, né mi sono rallegrato; sono rimasto solo a causa della tua mano, poiché mi hai riempito d’indignazione. Perché il mio dolore è perpetuo e la mia piaga incurabile, che rifiuta di guarire? Sarai tu per me come un ruscello fallace, come acque che vengono meno? Perciò così dice il Signore: Se tu ritorni, io ti ricondurrò, e tu starai davanti a me; e se separerai ciò che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca; siano essi a tornare a te, ma tu non tornare a loro. E io ti renderò per questo popolo come un muro fortificato di bronzo; essi combatteranno contro di te, ma non prevarranno contro di te; perché io sono con te per salvarti e per liberarti, dice il Signore. E io ti libererò dalla mano dei malvagi, e ti riscatterò dalla mano dei terribili. Geremia 15:16–21.
Geremia rappresenta la nostra storia e il nostro messaggio attuali. Il messaggio attuale è il messaggio del Grido di Mezzanotte, che viene progressivamente sviluppato nel momento in cui il popolo di Dio, rappresentato da Geremia, è stato «riempito» di «indignazione», pensando che il proprio «dolore» dovesse essere «perpetuo» e la propria «ferita» incurabile, una ferita che non sarebbe mai stata guarita. Esso si è separato dall’«assemblea degli schernitori». Non «si rallegra» più come si era rallegrato quando dapprima aveva mangiato il libro ed esso era stato la «gioia del» suo «cuore».
Ma vi è consiglio per coloro che si trovano in tale condizione. «Se tu ritorni» e anche «se separi ciò che è prezioso da ciò che è vile», allora Dio ritornerà a loro. Nell’ebraico, «ti ricondurrò» nel passo significa: Dio ritornerà a loro, se essi ritorneranno a Lui.
Sottomettetevi dunque a Dio. Resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi. Purificate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo. Siate afflitti, fate cordoglio e piangete; il vostro riso sia convertito in cordoglio, e la vostra gioia in tristezza. Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed egli vi innalzerà. Giacomo 4:7–10.
Se si accosteranno a Dio, Egli si accosterà a loro. Se faranno queste cose, allora «staranno davanti» al Signore e saranno la «bocca» di Dio. Inoltre Egli istruisce Geremia (noi) che farà del Suo popolo un «muro di bronzo fortificato» contro gli «empi» e, in seguito, i «terribili» muoveranno guerra contro coloro che sono rappresentati da Geremia. Gli «empi» sono la rappresentazione, in Daniele, delle vergini stolte di Matteo. I «terribili» rappresentano la triplice unione della Babilonia moderna durante la crisi della legge domenicale.
Le testimonianze dei tre profeti si riferiscono tutte alla stessa storia, ma trattano tre diversi aspetti della medesima storia. Geremia rappresenta coloro che hanno appena sperimentato la prima delusione, ma non hanno ancora raggiunto il waymark del Grido di Mezzanotte. È qui che ci troviamo dal 18 luglio 2020. La domanda è se ritorneremo. Se lo faremo, “parleremo” per il Signore proprio nel tempo in cui gli Stati Uniti “parlano” come un dragone.
La storia che Geremia sta illustrando è la nostra storia attuale, ed è la storia rappresentata dai tre waymarks nascosti entro i sette tuoni. È anche la storia nella quale il passo di Giovanni è posto profeticamente, poiché l’enfasi dei quattro capitoli di Giovanni è l’opera dello Spirito Santo nel confortare Geremia, il quale si domanda se abbia creduto a una menzogna e se il messaggio che aveva un sapore così dolce fosse in realtà acque fallaci.
Geremia rappresenta pertanto la storia dall’11 settembre 2001 in poi fino al 18 luglio 2020, quando ebbe inizio il tempo dell’indugio, come rappresentato dai tre giorni e mezzo simbolici successivi. Quando dico «simbolici», non mi riferisco a una predizione temporale. Intendo dire che il 18 luglio 2020 è il momento in cui i due testimoni, la Bibbia e lo Spirito di Profezia, furono uccisi e i loro cadaveri furono lasciati sulla strada per tre giorni e mezzo in Apocalisse undici.
E darò potere ai miei due testimoni, ed essi profetizzeranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di sacco. Questi sono i due ulivi e i due candelabri che stanno davanti al Dio della terra. E se alcuno vorrà far loro del male, uscirà fuoco dalla loro bocca e divorerà i loro nemici; e se alcuno vorrà far loro del male, bisogna che sia ucciso in questa maniera. Costoro hanno potere di chiudere il cielo, affinché non cada pioggia nei giorni della loro profezia; e hanno potere sopra le acque di mutarle in sangue, e di percuotere la terra con ogni sorta di piaga, ogni volta che vorranno. E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. E i loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signore nostro fu crocifisso. E uomini dei popoli e delle tribù e delle lingue e delle nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo, e non permetteranno che i loro cadaveri siano posti in sepolcri. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro, faranno festa e si manderanno doni gli uni agli altri; perché questi due profeti tormentavano gli abitanti della terra. Apocalisse 11:3–10.
La testimonianza presentata dalla condizione di Geremia si colloca dopo la delusione, ma prima del Grido di Mezzanotte. Geremia doveva ritornare prima di poter essere la voce del messaggio del Grido di Mezzanotte. Questa è la nostra condizione oggi. È anche il contesto storico dei quattro capitoli di Giovanni che stiamo considerando, ed è anche la storia rappresentata dalla storia nascosta entro i sette tuoni.
Se consideriamo la luce connessa con il «Consolatore» nella testimonianza in quattro capitoli di Giovanni, troviamo abbondanti prove per riconoscere che il racconto riguarda il 18 luglio 2020, la delusione e il tempo di attesa, il messaggio del Grido di Mezzanotte che è disigillato, e il giudizio imminente della legge domenicale. I capitoli si fondano sulla struttura profetica della storia nascosta.
Se dobbiamo essere come la bocca di Dio nella crisi di prossima venuta, la nostra opera ora consiste nel «trarre il prezioso dal vile»; oppure, come Giacomo identifica la medesima opera, dobbiamo «purificare» le nostre «mani, o peccatori; e purificare i vostri cuori, o doppi d’animo. Siate afflitti, fate cordoglio e piangete; il vostro riso sia convertito in cordoglio, e la vostra gioia in tristezza. Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed egli vi innalzerà» come un vessillo nel futuro ormai vicinissimo.
Ed egli eleverà un vessillo per le nazioni, raccoglierà i profughi d’Israele e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Isaia 11:12.
Concluderemo nel prossimo articolo il nostro esame di questi quattro capitoli.